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Numero 1, Ottobre 2002 |
Sommario |
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Benvenuti! |
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Finalmente il vino sta vivendo un nuovo e straordinario momento, finalmente sta tornando a ricoprire quell'importante ruolo culturale che gli era proprio negli anni passati e sta suscitando nuovamente un crescente e intelligente consenso da parte dei consumatori. Nei decenni passati, il vino è stato ingiustamente considerato come prodotto marginale delle culture e delle tradizioni di quei paesi che storicamente lo producono da sempre, e come prodotto minore nei paesi, appartenenti al cosiddetto nuovo mondo, che da qualche decina di anni hanno investito nella vitivinicoltura ottenendo anche risultati di assoluto pregio. Insomma, per anni il vino è rimasto, complice anche la mediocre qualità di buona parte della produzione degli anni passati, un prodotto di nicchia ad appannaggio degli intenditori e di coloro che, animati da vera passione, andavano alla ricerca di buone bottiglie. La caparbietà, la determinazione dei produttori, il drastico e necessario cambiamento della produzione vitivinicola che ha visto finalmente la qualità prevalere sulla quantità e, non da ultimo, inutile nasconderlo o ignorarlo, i colossali interessi commerciali ed economici che ruotano intorno al mondo del vino, hanno dato origine al nuovo rilancio di questa millenaria bevanda. Il vino è oramai considerato una bevanda edonistica, passando da bevanda-alimento a superbo ed essenziale requisito della tavola e del buon vivere; parlare di vino è adesso una moda di tendenza e non più un argomento da ubriaconi o beoni, conoscere il vino e saperlo scegliere è considerato un segno di distinzione e di cultura. Il mondo del vino è certamente vasto, conoscerlo in tutti i suoi innumerevoli aspetti non è semplice, sia per la vastità dei prodotti disponibili sul mercato che costringe ad un costante e piacevole aggiornamento, sia per la mancanza di cultura, anche di base. La vastità e la ricchezza dell'argomento vino può essere causa di confusione nei consumatori che si lasciano spesso condizionare, non avendo altra o poca scelta, da ciò che sentono dire o vedono, senza preoccuparsi di farsi una cultura propria tale da consentirgli di scegliere autonomamente secondo i propri gusti e preferenze, e si affidano piuttosto a pareri altrui o a quelli di chi vuole che si preferiscano certi prodotti piuttosto che altri. L'azione di persuasione della pubblicità è spesso determinante per ogni prodotto commerciale e il vino non è certamente un'eccezione. Farsi una cultura è una questione di scelta e, non da ultimo, di volontà, di tempo e di giuste opportunità. Decidere di apprendere o conoscere qualcosa richiede una consapevole scelta: la volontà di intraprendere un percorso, anche difficile, che non porterà certo alla conoscenza assoluta, senz'altro utopistica, ma, probabilmente, ad una minore confusione e una maggiore e relativa cognizione di causa. Č certamente un pregevole risultato. La nostra pubblicazione non ha la pretesa di essere un faro in mezzo all'oceano del vino, piuttosto si propone come mezzo di cultura e di informazione enologica ed enogastronomica destinato a chi vuole saperne di più. Il nostro dichiarato obiettivo è quello di essere e di rimanere indipendenti: intendiamo parlare di vino e dei suoi innumerevoli aspetti consentendo ai nostri lettori di acquisire progressivamente una maggiore cultura che gli consenta di scegliere piuttosto che essere scelti. Ci proponiamo di trattare l'argomento vino nelle sue più variegate forme e ci proponiamo di farlo senza chiedere nulla ai nostri lettori, salvo il tempo e l'attenzione per leggere quanto scriviamo, sperando di suscitare e soddisfare il loro interesse. DiWineTaste è distribuito gratuitamente in formato elettronico attraverso la rete internet. In questo modo contiamo di raggiungere un maggior numero di lettori in tutto il mondo e ci proponiamo di farlo con due edizioni uguali nei contenuti ma diverse nelle lingue. DiWineTaste viene pubblicato ogni mese in italiano e in inglese. L'edizione in lingua italiana, oltre ad essere la nostra lingua madre, è destinata ai lettori che vivono in Italia, a tutti i nostri connazionali che vivono all'estero e alle tantissime persone di tutto il mondo che parlano italiano. L'edizione in lingua inglese, lingua che di fatto costituisce una lingua franca ovunque si vada, rappresenta la nostra edizione internazionale. Anche se il nostro dichiarato intento è quello di offrire ai nostri lettori una pubblicazione gratuita e indipendente, non possiamo non considerare che questo nostro obiettivo presuppone un ingente impegno sia in termini di tempo che in termini economici e che, come in qualunque altra iniziativa imprenditoriale, abbiamo bisogno di attività che producano profitti tali da consentire la realizzazione e la sopravvivenza del nostro lavoro. Siamo consapevoli che non possiamo sottrarci a questa regola. Nelle pagine di DiWineTaste troverete inserzioni pubblicitarie e grazie a queste contiamo di fare vivere la nostra pubblicazione. Offriamo in questo modo un mezzo di diffusione e di promozione a tutti coloro che riterranno opportuno e conveniente investire in pubblicità nella nostra iniziativa. Non da ultimo, consideriamo anche questo un servizio offerto ai nostri lettori e alle aziende che sono, in qualche modo, legate al mondo del vino dando loro la possibilità di fare conoscere i loro prodotti e la propria attività. Tuttavia non vogliamo essere fraintesi su questo aspetto e pertanto precisiamo che le recensioni di vini nella rubrica I Vini del Mese, gli articoli redazionali sulle cantine e i loro prodotti e tutto ciò che troverete scritto nelle pagine di DiWineTaste non costituisce e non costituiranno in nessun modo fonte di profitto economico in quanto non viene considerato da noi come pubblicità lucrativa. Non percepiamo denaro per questo tipo di attività proprio perché intendiamo essere obiettivi e onesti sia con i nostri lettori che con chi produce vino. DiWineTaste è diviso per rubriche tematiche tali da consentire al lettore la facile consultazione degli articoli di suo interesse. Inoltre, la scelta di distribuire la rivista in formato Adobe Acrobat® PDF, consente al lettore di stampare la rivista in completa libertà, scegliendo, per esempio, di stampare ogni volta solamente gli articoli che ritiene più interessanti e di conservarli proprio come una normale rivista, con il vantaggio di occupare un minore spazio. In questo modo il lettore può costituire una raccolta di articoli composta dai soli argomenti di suo interesse. Il formato elettronico consente infine di leggere la rivista sul video e di conservare tutti i numeri completi nel proprio computer e di averli a disposizione in ogni momento. Il nostro scopo è quello di promuovere l'informazione e la cultura del vino e intendiamo raggiungere questo obiettivo trattando in ogni numero argomenti che consentano al lettore di formarsi una cultura propria, una conoscenza della tecnica delle pratiche di degustazione, la presentazione di produttori e dei loro prodotti e di tutto ciò che, in qualche modo, ruota intorno al mondo del vino e che promuova la sua conoscere. Intendiamo anche dare spazio alle vostre opinioni e alle vostre preferenze in fatto di vino. Oltre ad una rubrica dedicata alle lettere dei nostri lettori, abbiamo pensato di raccogliere le vostre preferenze con lo scopo di costituire una classifica mensile dei primi 15 vini votati dai lettori e una rubrica riservata ai vostri annunci. La rubrica ABC Vino sarà dedicata agli argomenti relativi alla conoscenza e alla cultura generale del vino, come l'enografia e le caratteristiche dei vari paesi vitivinicoli, l'enologia, descrizione di determinati vini, vitigni, storia, aneddoti e leggende legate al mondo del vino. In Gusto DiVino verranno trattati argomenti riguardanti la tecnica di degustazione e la tecnica dell'abbinamento enogastronomico. In questa rubrica intendiamo fornire ai lettori gli elementi essenziali e tecnici per valutare autonomamente le qualità organolettiche di un vino, insomma contiamo, mese dopo mese, di avviare i nostri lettori a quella nobile e fine arte della degustazione. In questa rubrica troverà anche spazio I Vini del Mese, una rassegna di vini valutati secondo meriti qualitativi derivanti dalle analisi organolettiche condotte dalla nostra rivista. Un'apposita rubrica, Produttori, viene dedicata interamente alle aziende produttrici di vino. In questa rubrica verranno presentate le aziende, la loro storia e i loro prodotti. Verrà inoltre pubblicata in questa rubrica il Giornale di Cantina, una rassegna di notizie e di informazioni che riguardano direttamente le cantine. Nella rubrica Eventi verrà dato spazio agli avvenimenti riguardanti il mondo del vino in generale come, per esempio, manifestazioni, fiere e concorsi. Sempre in questa rubrica troveremo il Notiziario che conterrà una rassegna di brevi notizie riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia in generale. La conoscenza e la cultura del vino non sarebbe esprimibile e attuabile senza la conoscenza delle nozioni di servizio e di conservazione. La rubrica Il Cavatappi è dedicata alle pratiche di servizio e di cantina, alla conservazione del vino e agli accessori che consentono di attuare queste pratiche. Infine, nella rubrica Non Solo Vino troveranno spazio articoli di diversa natura, sempre legati al mondo del vino, come i distillati e le bevande spiritose e alcolate, la cucina, degna e insostituibile compagna del vino, prodotti alimentari e alimenti in genere. In questa rubrica troveranno spazio anche Wine Parade, la classifica dei primi 15 vini votati dai nostri lettori, e i vostri annunci. Abbiamo appena iniziato un viaggio che speriamo ci porterà lontano insieme ai nostri lettori e a tutti coloro che ci onoreranno della loro fiducia e della loro preferenza. Il grande filosofo Taoista cinese Lao Zi nel suo Dào Dé Jing scrisse che «un lungo viaggio inizia da un primo passo». Questo è il nostro primo passo. Buona lettura.
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La Posta dei Lettori |
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In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione.
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L'Italia |
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Parlare dell'Italia e dei suoi vini, significa, prima di tutto, intraprendere un lungo viaggio ricco di storia, cultura, uve, tantissime uve, millenarie tradizioni e una vastità di tipologie di vino come non si trova in nessun altro paese del mondo. Dalle Alpi fino alla Sicilia, in mezzo alle dolci colline dei meravigliosi panorami, è praticamente impossibile non scorgere, praticamente ovunque, la presenza della vite e di lunghe distese di vigneti. In Italia, la vite è coltivata ovunque; è praticamente presente in ogni regione e ognuna di queste possiede varietà di uve autoctone, spesso dimenticate o sottovalutate, in ogni regione si produce vino praticamente da sempre. Vedere questa sconfinata distesa di viti, fa inevitabilmente tornare in mente il nome con cui gli antichi greci chiamavano l'Italia, Enotria Tellus, vale a dire il paese delle viti sostenute da pali, segno che la vite e il vino erano già ben presenti in Italia sin dai tempi della colonizzazione greca.
Si ritiene che la vite sia stata introdotta in Italia dagli Etruschi, il mitico popolo che si stabilì in Italia centrale, tuttavia alcune evidenze storiche suggerirebbero che la vite in Italia era già presente prima della comparsa di questo popolo. Quello che è certo è che furono gli Etruschi a stabilire le prime forme di coltivazione della vite e della produzione di vino in Italia. Gli Etruschi compresero da subito l'importanza e le potenzialità della vite e del vino e, pur non essendo dei grandi consumatori, erano consapevoli delle sue enormi potenzialità commerciali e arrivarono a venderlo addirittura fino in Borgogna. Tuttavia gli Etruschi non introdussero in altri paesi la coltivazione della vite, probabilmente per non svelare il segreto del loro successo commerciale. La diffusione della viticoltura e del consumo del vino, e non solo in Italia, fu invece opera dei Romani che introducevano la vite e l'abitudine al consumo del vino ovunque andassero e in ogni luogo che conquistavano. Anche i Greci contribuirono enormemente alla diffusione della vite e del vino in Italia, non solo introducendo nuove tecniche enologiche e colturali, ma addirittura introducendo diverse specie di viti, molte delle quali sono ancora ampiamente diffuse e dalle quali si produce eccellente vino. A vedere l'enorme vastità di varietà e quantità di uve presente nel territorio, in Italia si contano più di 300 specie di uve diverse, sembra proprio che Madre Natura sia stata particolarmente generosa e abbia eletto l'Italia come paese del vino e dell'uva. Purtroppo, la ricchezza ampelografica dell'Italia non sembra riscuotere l'attenzione che meriterebbe da parte dei produttori locali, che spesso ignorano questa straordinaria risorsa e che solo in questo paese troviamo. Probabilmente, il fascino, l'immediatezza è la facilità con cui si possono vendere e consumare vini prodotti con le uve cosiddette internazionali, fanno passare in secondo piano, sia da parte dei produttori che dei consumatori, quei vini prodotti con uve locali che, probabilmente, si ritengono minori e poco attraenti ma che, senza ombra di dubbio, producono vini di una piacevolezza e qualità di sicuro interesse. La riscoperta e la valorizzazione delle uve autoctone dovrebbe essere in realtà un aspetto da non sottovalutare e da favorire nel paese; è, in definitiva, un esplicito invito ai produttori a riconsiderare e sfruttare le enormi ricchezze ampelografiche delle loro terre. L'enologia Italiana è stata protagonista negli ultimi venti anni di una vera e propria rivoluzione, favorita prevalentemente dal drastico cambiamento del consumo di vino e dalla crescente competizione degli altri paesi, passando da una produzione caratterizzata da forti quantità ad una produzione di qualità. La produzione di vino in Italia è storicamente un'attività molto diffusa in tutto il territorio; praticamente ogni attività agricola possedeva un vigneto e produceva vino. Il vino veniva visto come una risorsa indispensabile alla sopravvivenza delle persone, per molti secoli, il vino in Italia è stato considerato come un alimento vero e proprio, pertanto, più vino si produceva e meglio era. A parte alcuni storici tentativi, a volte anche molto rigidi, attuati in diverse zone d'Italia aventi lo scopo di stabilire norme di produzione di qualità, la produzione di vino in Italia si è praticamente sviluppata nel corso dei secoli senza avere vincoli specifici favorendo di fatto la produzione di quantità piuttosto che di qualità. Questo aspetto ha portato al decadimento del vino Italiano a livello internazionale favorendo invece il vino prodotto da altri paesi Europei che, a differenza degli Italiani, compresero da subito l'importanza commerciale di una produzione di qualità. La comprensione e la volontà di aumentare e promuovere la qualità del vino Italiano iniziò a farsi strada verso la seconda metà dell'Ottocento. Iniziò in quel periodo il rinnovamento dell'enologia Italiana che portò ad un lungo e sofferto processo che vide la qualità del vino conquistare, o per meglio dire, riconquistare, in modo crescente la scena mondiale affermando l'Italia come grande produttore di qualità. Dopo gli strepitosi fasti dei grandi e famosi vini dell'epoca Romana, celebri e richiesti ovunque, e dopo il desolante declino dell'enologia Italiana dei secoli scorsi, finalmente i vini Italiani, dopo un lento ma necessario processo, stanno riconquistando il mondo e i favori dei consumatori ovunque, facendosi largo nell'oramai complesso scenario del mercato enologico di tutto il mondo.
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I primi tentativi compiuti in Italia per disciplinare legalmente la produzione di qualità e tutelare le zone vitivinicole furono attuati sin dagli inizi del 1900. Il primo vero sistema che stabiliva norme legali per garantire la qualità dei vini e delle zone di provenienza, fu introdotto in Italia solo nel 1963, quando si dovette allineare alle direttive della CEE in fatto di produzione di vini di qualità e di denominazione di origine. Il D.P.R. n° 930 del 12 febbraio 1963 introduceva per la prima volta in Italia un sistema di denominazione che segnava una divisione netta fra i vini cosiddetti da tavola e quelli di maggiore qualità. Con questa legge l'Italia introduceva e recepiva anche la sigla contemplata dalla CEE di VQPRD (Vino di Qualità Prodotto in Regione Determinata) L'attuale sistema di qualità Italiano è regolamentato dalla legge 192 del 1992 che sostituisce la precedente legge del 1963. Oltre a tutelare le zone di produzione di qualità, la legge stabilisce anche i criteri di produzione e definisce i requisiti minimi per potere iscrivere un vino ad una determinata denominazione. Il sistema definisce principalmente la zona geografica della denominazione, le uve e le percentuali con cui il vino deve essere prodotto, le rese massime di raccolto per ettaro, la gradazione alcolica minima, le tipologie di vino contemplate dalla denominazione, il tempo minimo di affinamento prima di potere introdurre il vino nel mercato, le caratteristiche chimiche e fisiche del vino oltre alle sue qualità organolettiche. Il sistema è articolato in categorie di denominazione che stabiliscono classi di qualità distinte idealmente collocate in una piramide di qualità dove al vertice troviamo il livello qualitativo più alto. Le categorie, partendo dal livello di qualità più basso fino a quello più elevato, sono così definite:
Alcuni disciplinari di denominazione stabiliscono inoltre delle tipologie aggiuntive, attribuite ai vini che possiedono caratteristiche di produzione particolari e che vengono indicate nell'etichetta con i seguenti termini:
La categoria dei vini da tavola, definita come il livello qualitativo più basso del sistema, costituisce di fatto un paradosso perché spesso a questa categoria appartengono vini di qualità elevata pari, talvolta anche migliore, a quelli DOCG. La ragione di questo paradosso è dovuta dal fatto che alcuni produttori, non condividendo i criteri di qualità stabiliti dal sistema Italiano, decidono di produrre vini secondo i propri criteri di qualità e di produzione che di fatto non sono classificabili o riconducibili a nessuna categoria se non in quella più bassa. Il sistema di qualità Italiano, pur essendo rigido in molti aspetti, di fatto non garantisce la reale qualità dei vini appartenenti a determinate categorie; la maggiore garanzia offerta dal sistema è quella della zona di provenienza di un vino. In teoria, un produttore di vino che si trova all'interno di una zona di denominazione e soddisfa i requisiti minimi stabiliti dal disciplinare di quella zona, può, a pieno diritto e titolo, classificare i propri vini all'interno del sistema legale di qualità. Nonostante vengano costituite delle regolari commissioni di assaggio e di valutazione con il compito di analizzare i vini appartenenti alle denominazioni, è fin troppo evidente che la qualità all'interno di una stessa zona di denominazione di origine controllata cambia enormemente fra i singoli produttori. Tutto questo va a scapito di quei produttori di vino di reale qualità che, per ragioni legate alla tradizione o alle scelte aziendali, preferiscono iscrivere i propri vini ad una DOC o DOCG specifica. Senza ombra di dubbio, un vino di mediocre qualità appartenente ad una DOC o una DOCG, lede alla credibilità di tutta la denominazione. La categoria IGT, (Indicazione Geografica Tipica) definisce aree di produzione piuttosto vaste, nella maggior parte dei casi un'intera regione, e consente la produzione di vino con uve autorizzate e raccomandate nella zona, che spesso comprende una vasta scelta, lasciando di fatto al produttore, una maggiore libertà di produzione. Questa categoria, pur rappresentando il primo livello di qualità legalmente riconosciuto, comprende in realtà una notevole quantità di vini di alta qualità e non manca di piacevoli sorprese. Quello che è certo e che questa categoria dovrebbe essere considerata attentamente dai consumatori perché, di recente, i produttori di vini di qualità tendono ad utilizzarla per la classificazione dei propri vini. La categoria DOC, (Denominazione di Origine Controllata) definisce un'area, solitamente più ristretta rispetto ad una IGT, avente criteri di produzione più rigidi rispetto alla categoria precedente.
Nell'ultima categoria di qualità, posta nel livello più alto del sistema, la DOCG, (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) definisce aree di produzione molto limitate avente criteri di produzione e di valutazione più rigidi rispetto a tutte le altre. Le bottiglie di vino appartenenti a questa categoria devono essere contrassegnate, con lo scopo di garantire il contenuto della bottiglia e di prevenire eventuali contraffazioni, con degli appositi sigilli numerati ed emessi dallo Stato Italiano indicanti anche la denominazione di appartenenza. (Figura ) I sigilli di Stato hanno colori diversi a seconda della tipologia del vino DOCG: il colore rosa è riservato ai vini spumanti, il verde è utilizzato per i vini bianchi mentre il magenta identifica i vini rossi. Il sistema di denominazione prevede inoltre l'indicazione di una eventuale sotto zona, come per esempio il nome della vigna, del podere, della fattoria o della località, con lo scopo di restringere e tutelare maggiormente la qualità di una determinata area che possiede caratteristiche di qualità superiori rispetto all'intera denominazione, adottando in questo modo, il concetto di cru utilizzato in Francia. Il sistema Italiano prevede anche l'uso di particolari sigle che vengono utilizzate nelle etichette dei vini speciali di qualità, come vini spumanti o vini liquorosi, derivanti dalla sigla VQPRD (Vino di Qualità Prodotto in Regione Determinata) stabilita dalla CEE per la designazione dei vini di qualità. La sigla VQPRD, poco utilizzata in Italia, dovrebbe essere presente in tutti i vini DOC e DOCG. Le sigle specifiche per i vini speciali sono:
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L'Italia, grazie anche alla spiccata vocazione del suo territorio alla viticoltura, è ricca sia di uve che di vino. Il patrimonio ampelografico di cui dispone è estremamente vasto e ricco come in nessun altro paese del mondo, infatti, in Italia si contano più di 300 specie di uve da vino diverse. La diversità del territorio, in prevalenza collinare, contribuisce e favorisce ampiamente la coltivazione della vite e quindi alla produzione di vino. Insomma, tutto fa pensare, come i greci stessi avevano osservato, che l'Italia è il paese dell'uva e del vino; non a caso l'antico nome che i greci avevano attribuito all'Italia fu proprio Enotria Tellus, cioè il paese delle viti sostenute da pali, segno che la cultura del vino e la coltivazione della vite erano tradizioni radicate in questa terra da millenni e che da sempre hanno fatto parte della sua storia e della vita della sua gente. Se è vero che la qualità del vino Italiano subì un netto declino nei secoli scorsi, è anche vero che il gigantesco sforzo compiuto dai produttori Italiani negli ultimi 50 anni ha riportato la qualità del vino Italiano a livelli altissimi in tutto il mondo. La passione dei tanti produttori e la consapevolezza di dovere cambiare i sistemi di produzione a favore della qualità, necessità imposta dalla concorrenza degli altri paesi e dalle crescenti richieste interne, ha dato luogo ad un notevole cambiamento che si è verificato in tutto il territorio. A differenza di altri paesi, dove la coltivazione della vite e la produzione di vino sono limitate a poche zone rispetto alla superficie del paese, in ogni regione d'Italia la produzione di vino rappresenta una consolidata realtà e un importante aspetto delle economie locali. Ogni regione Italiana produce vino e ogni regione vanta i propri vini locali che non si trovano nelle altre; ogni regione, in pratica, ha i suoi vini e, soprattutto, le sue uve tipiche. Oltre alle uve autoctone di cui l'Italia è ricca, si coltivano anche molte specie di origine Francese, spesso definite internazionali, come lo Chardonnay e il Cabernet Sauvignon con le quali si producono eccellenti vini. La tendenza dei produttori Italiani, probabilmente per soddisfare il cosiddetto gusto internazionale omologato dei consumatori, è quello di utilizzare uve internazionali insieme alle uve locali, tendenza che, purtroppo, è sempre più seguita. Il grande vantaggio di cui dispone l'Italia, vale a dire di possedere specie di uve autoctone come in nessun altro paese del mondo, dovrebbe essere sfruttato in modo più accorto dai produttori in quanto, esistono già numerosi e straordinari esempi, da quelle uve si possono ricavare vini di qualità elevate e con caratteristiche di straordinaria finezza. Ogni regione d'Italia, dicevamo, produce vino e parlare in senso generale della produzione regionale darebbe solamente una confusa idea delle reali potenzialità di ognuna di esse. Vediamo quindi in dettaglio una panoramica delle principali caratteristiche ampelografiche ed enologiche di ogni regione. Dove previsto sono riportati anche i vini DOCG e, fra parentesi, le uve principali che li compongono.
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Questa straordinaria e suggestiva regione, dove la coltivazione della vite è limitata, vanta uno speciale primato in quanto qui si trovano, nei comuni di Morgex e La Salle a quota 1300 metri, i vigneti più alti d'Europa; praticamente ai limiti di sopravvivenza della vite. L'intera regione della Valle d'Aosta è considerata a Denominazione di Origine Controllata (DOC) e, in accordo alla legge sul bilinguismo, nelle etichette dei vini si trovano indicazioni sia in Italiano che in Francese. Anche se la produzione è maggiormente incentrata sui vini rossi, qui si producono eccellenti vini bianchi, prodotti in prevalenza con uve bianche autoctone, di rara eleganza e finezza. Ottimi esempi di vini bianchi di questa regione sono il Blanc de Morgex et La Salle, prodotto con uva Blanc de Morgex, e il Chambave Moscato prodotto anche in versione passito o Flétri. Fra le uve bianche della regione ricordiamo inoltre il Priè Blanc e la Petite Arvine. Fra quelle grigie il Priè Rouge o Premetta. Fra le uve a bacca rossa troviamo il Petit Rouge, Vien de Nus, Neyret, Dolcetto, Freisa, Nebbiolo, Pinot Nero, Gamay, Syrah, Fumin. Interessanti vini rossi tipici della regione sono: Enfer d'Arvier, Donnas, Torrette e Arnad Montjovet.
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Questa regione, generosa produttrice di grandi vini rossi e raffinati vini bianchi, offre un'ampia scelta di produzione e di uve; qui vengono prodotti vini di ogni tipologia, dai bianchi ai rossi, dai frizzanti fino agli spumanti. Questa è la patria di alcuni dei grandi vini d'Italia: Barolo, Barbaresco, Gavi, Gattinara, Ghemme e i celebri spumanti di Moscato e del Brachetto. Benché la regione sia prevalentemente conosciuta per i suoi vini rossi, qui troviamo anche interessanti vini bianchi prodotti con uve locali. Spiccano fra tutte l'uva Cortese da cui si produce il Gavi, l'interessante Arneis, la Favorita, l'Erbaluce da cui si ricavano eccellenti vini passiti, fino ad arrivare alle meno conosciute ma senz'altro interessanti uve Timorasso e Nas-cetta. Fra i vini più celebri della regione prodotti con uve bianche troviamo l'Asti Spumante e il Moscato d'Asti, famosi ovunque nel mondo per il loro inconfondibile aroma, prodotti con uva Moscato Bianco con la quale si produce anche l'eccellente Loazzolo. Fra le uve rosse, un posto di rilievo è occupato dal Nebbiolo, con cui si producono i celebri Barolo e Barbaresco e i meno conosciuti, ma certamente non meno interessanti, Gattinara e Ghemme. Una posizione di rilievo fra le uve rosse di questa regione spetta alla Barbera dalla quale si ricavano vini rossi strutturati e generosi. Fra le uve rosse vanno senz'altro ricordate il Dolcetto, la Bonarda, la Freisa, il Grignolino, il Pelaverga, il Ruchè, la Malvasia di Schierano, la Malvasia di Casorzo, la Vespolina e il Brachetto, uva con cui si produce il celebre Brachetto d'Acqui dal profumo di fragola e rosa.
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La regione è principalmente nota per la produzione di vini rossi e per l'eccellente produzione spumantistica. Nella Valtellina, al nord della regione, si producono eccellenti vini da uva Nebbiolo (localmente detta Chiavennasca) fra cui lo Sforzato, o Sfursat, un potente e corposo vino prodotto da uve Nebbiolo appassite. Di notevole rilievo è la produzione di vini della Franciacorta, molto apprezzata per i suoi spumanti, prodotti in diverse tipologie con il metodo classico da uve Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, oltre che per i suoi vini rossi. Di sicuro interesse è anche la zona dell'Oltrepò Pavese dove si producono vini da uve Cortese, Riesling, Pinot Nero, Barbera e Bonarda. Altre uve interessanti che troviamo in questa regione sono il Trebbiano di Lugana da cui si produce il Lugana, il Groppello, tipico della zona del Lago di Garda, e il raro e pregiato Moscato di Scanzo, un'uva da cui si produce l'omonimo vino che meriterebbe certamente maggiore attenzione.
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La regione, che vanta una eccellente tradizione vitivinicola, è fra le più produttive d'Italia. Qui si producono celebri vini come il Soave, il Bardolino, l'Amarone della Valpolicella e altri ancora. Il Veneto è ricco di buone uve autoctone sia bianche che rosse. Fra le uve bianche troviamo la Garganega, da cui si producono il Recioto di Soave, il Soave e il Recioto di Gambellara, e il Prosecco, l'uva con cui si produce il celebre vino spumante Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano. Fra le uve bianche, una menzione particolare spetta alla Vespaiola con la quale si produce il Torcolato, un vino passito di straordinaria eleganza e finezza. Fra le uve rosse, la Corvina, la Rondinella e la Molinara sono quelle più celebri e rinomate; sono le uve con cui si producono il Bardolino, il Valpolicella, il celebre Amarone e il Recioto della Valpolicella. Un'altra uva rossa che troviamo nella regione è il Raboso con il quale si producono interessanti vini rossi.
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Questa regione è sicuramente fra le più interessanti d'Italia in fatto di qualità e varietà. Nell'Alto Adige, troviamo prevalentemente uve di origine non Italiana e che in questo territorio si esprimono a livelli di eccellenza. Fra le uve bianche troviamo il Gewürztraminer, il Silvaner, il Müller Thurgau, il Riesling, il Kerner, il Veltliner, il Sauvignon Bianco, il Moscato Giallo e il Pinot Bianco. Fra le uve rosse troviamo il Pinot Nero, che in questa regione produce vini di altissimo livello, l'autoctono Lagrein, dal quale si ricavano dei vini di sicuro interesse, la Schiava Grossa e la Schiava Gentile. Con il Moscato Rosa, una particolare uva coltivata in questa regione, si produce uno straordinario vino da dessert che porta lo stesso nome e che è caratterizzato da netti e suadenti profumi di rosa. Il Trentino, che si trova più a sud dell'Alto Adige, produce eccellenti vini sia bianchi che rossi. Fra le uve bianche troviamo il Traminer, il Gewürztraminer, il Riesling, il Kerner, il Pinot Bianco e la Nosiola, un'interessante uva dalla quale si produce un raffinato Vinsanto. Fra le uve rosse troviamo il celebre Marzemino, che pare fosse particolarmente apprezzato dal celebre compositore Wolfgang Amadeus Mozart, il Teroldego e altre varietà internazionali. Nel Trentino si producono inoltre vini spumanti con il metodo classico da uve Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero e Pinot Meunier.
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La coltivazione della vite ha, in questa regione, radici antiche che risalgono a circa duemila anni fa e la produzione di vino è prevalentemente vocata ai bianchi. Il Friuli Venezia Giulia produce eccellenti vini bianchi sia con uve internazionali e, soprattutto, con uve locali. Fra le uve bianche troviamo il celebre Tocai Friulano, la Malvasia Istriana, la Ribolla Gialla, il Verduzzo Friulano, dal quale si producono eccellenti vini passiti, come il Ramandolo, e il raro quanto eccellente Picolit con il quale si produce uno straordinario e prezioso vino che porta lo stesso nome. Fra le uve rosse troviamo interessanti esempi come il Refosco dal Peduncolo Rosso, lo Schioppettino, il Pignolo, il Tazzelenghe e il Terrano.
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La coltivazione della vite in questa regione è particolarmente difficoltosa a causa della morfologia del terreno e la modesta quantità del raccolto è prodotto con sforzi elevati e ammirevoli. Tuttavia, la Liguria produce vini di qualità e con caratteristiche organolettiche particolari a causa dell'esposizione dei vigneti sul mare. Le uve bianche principali della regione sono il Vermentino, l'Albarola e il Bosco, dalle quali si produce il celebre vino Cinque Terre e con le stesse uve appassite si produce l'eccellente e raro Schiacchetrà. Tra le uve bianche troviamo anche il Pigato. Anche se la produzione dei vini rossi non è vasta, rimane comunque interessante. Le uve rosse principali della regione sono l'Ormeasco, nome con cui è noto in Liguria il Dolcetto, il Rossese e il Ciliegiolo.
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La vasta produzione di questa regione è divisa fra l'Emilia, la parte ad ovest, dove si preferiscono vini frizzanti, e la Romagna, la parte ad est, dove la preferenza cade sui vini tranquilli. Fra le uve bianche dell'Emilia troviamo l'Ortrugo, il Pignoletto e la Malvasia di Candia. Le uve rosse, con l'eccezione della Barbera e della Croatina utilizzate per la produzione del vino Gutturnio, appartengono in prevalenza alla grande famiglia del Lambrusco da cui si ottiene il celebre vino che porta lo stesso nome e che viene principalmente prodotto in versione frizzante. Concludono il quadro delle uve rosse la Fortana e l'Ancellotta, spesso utilizzate per la produzione di vino Lambrusco. Nella Romagna, dove i vini si preferiscono tranquilli, troviamo, fra le uve bianche, l'Albana, l'uva più celebre della zona, il Trebbiano Romagnolo e il Bombino Bianco che qui prende il nome di Pagadebit. Il Sangiovese è l'uva rossa principale della regione alla quale si affianca la Cagnina, nome con cui è noto in Romagna l'uva Terrano.
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La tradizione vitivinicola della regione risale all'epoca Etrusca e in questa regione troviamo prevalentemente una produzione vocata ai vini rossi. Il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Vino Nobile di Montepulciano, il Carmignano e il Morellino di Scansano sono solamente alcuni degli esempi di vini rossi Toscani. Anche la produzione dei vini bianchi è interessante ma viene spesso soffocata dalla fama e l'imponenza di quelli rossi. Fra le uve bianche che troviamo nella regione ricordiamo la Vernaccia di Sam Gimignano da cui si produce l'omonimo vino, il Trebbiano Toscano, la Malvasia Bianca, la Malvasia di Candia, il Vermentino e l'Ansonica, nome con cui è nota in Toscana l'uva Inzolia. Fra le uve rosse primeggia il Sangiovese, qui largamente diffuso e coltivato, il Sangiovese Grosso, il Canaiolo Nero e il Mammolo.
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Il cuore verde d'Italia, nome con il quale solitamente viene chiamata l'Umbria, da molti considerata, dal punto di vista enologico, come la Borgogna d'Italia, vanta tradizioni vitivinicole che risalgono all'epoca Etrusca ed i suoi vini erano già famosi sin da quell'epoca. Fra questi, il più noto e il più antico, è senz'altro l'Orvieto, un vino bianco che a distanza di secoli è ancora celebre in tutto il mondo. Fra le uve bianche della regione troviamo il Grechetto, un'uva di origini Umbre da cui si ricava l'omonimo vino, il Trebbiano Toscano, il Canaiolo Bianco, la Malvasia Bianca, la Malvasia di Candia e il Verdello. Fra le uve rosse, un posto di rilievo è occupato dal locale Sagrantino dal quale si producono, nella zona di Montefalco, vini di notevole interesse, strutturati e corposi. Anche il Sangiovese è molto diffuso in Umbria ed è presente in quasi tutti i vini rossi della regione, come, per esempio, nei celebri vini rossi di Torgiano. Nella regione troviamo anche la Barbera, il Canaiolo Nero, il Ciliegiolo, il Montepulciano e, nella zona del lago Trasimeno, fra i rari casi in Italia, troviamo il Gamay, che in questa zona produce vini di notevole interesse.
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La regione presenta interessanti e ricchi patrimoni enologici dove, fra i principali, troviamo i celebri vini bianchi Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Verdicchio di Matelica. Anche il panorama dei vini rossi è senz'altro degno di nota e sono degnamente rappresentati dal Rosso Conero e dal Rosso Piceno. Fra le uve bianche troviamo il Verdicchio, la Malvasia Bianca, la Passerina, il Biancame, il Trebbiano Toscano e il Pecorino. Fra le uve rosse, il Sangiovese e il Montepulciano sono le più importanti, entrambe utilizzate per la produzione del Rosso Conero e il Rosso Piceno. A queste si aggiungono la Vernaccia di Serrapetrona, dalla quale si ricava l'omonimo vino, e la Lacrima di Morro.
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I vini del Lazio erano celebri già dall'epoca Romana e qui la produzione è prevalentemente vocata per i vini bianchi. Il Frascati, I Castelli Romani e Est! Est!! Est!!! di Montefiascone sono solo alcuni esempi dei vini laziali bianchi più famosi. La regione è ricca di uve bianche che rappresentano anche la maggioranza del raccolto. Fra queste ricordiamo il Trebbiano Toscano, la Malvasia del Lazio, la Malvasia Bianca, la Malvasia Toscana, il Bellone, il Bombino Bianco, il Greco Bianco e il Trebbiano Giallo. Anche se la produzione dei vini rossi è più limitata, in questa regione si trovano buone quantità di uve rosse dove il locale Cesanese è ben affiancato dal Sangiovese, dal Montepulciano e dall'Aleatico.
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Come la gran parte delle regioni Italiane, anche l'Abruzzo vanta una tradizione vitivinicola che si perde nella notte dei tempi. I suoi vini erano molto famosi già in epoca Romana e la tradizione enologica è ancora ben rappresentata dalla produzione attuale. Due sono i vini che hanno reso celebre la regione: il Trebbiano d'Abruzzo e il Montepulciano d'Abruzzo. Il primo è prodotto con uva Bombino Bianco, che qui prende il nome di Trebbiano d'Abruzzo, mentre il secondo è prodotto con uva Montepulciano che in Abruzzo si esprime in modo eccellente. Fra le altre uve bianche della regione troviamo la Passerina, il Pecorino, il Biancame e la Cococciola, mentre nelle uve rosse sono presenti, seppure in minima parte, il Sangiovese, l'Aglianico e il Canaiolo Nero.
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La regione, estremamente vocata alla viticoltura grazie alla prevalenza di terreni collinari e ad un favorevole clima, non ha grosse produzioni di vino ma quel poco che produce è senz'altro degno e meritevole delle migliori attenzioni. Le uve bianche che si trovano nella regione sono la Falanghina, il Trebbiano Toscano, il Bombino Bianco, il Fiano, il Greco Bianco e il Moscato Reale, da cui si ricava un eccellente vino passito. Fra le uve rosse troviamo l'Aglianico, il Montepulciano e il Sangiovese.
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Il patrimonio enologico della Campania è estremamente ricco, forte anche dell'antica tradizione vitivinicola che l'ha vista protagonista in epoche remote, probabilmente molto prima della venuta dei Greci in Italia. La produzione è equamente divisa fra i vini bianchi e i vini rossi. Il celebre Greco di Tufo e il Taurasi sono solamente due dei tantissimi esempi che si potrebbero fare parlando dei vini campani. Il patrimonio ampelografico della regione è molto ricco e fra le uve bianche troviamo il Greco Bianco, la Falanghina, il Fiano, la Coda di Volpe, la Biancolella, l'Asprinio e la Forastera. Fra le uve rosse primeggia l'eccellente Aglianico, il Piedirosso, localmente detto Per' e Palummo, la Guarnaccia e lo Sciascinoso.
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La Puglia è fra le regioni d'Italia con la più alta produzione di uva a conferma della notevole vocazione vitivinicola. La produzione è prevalentemente orientata ai vini rossi, tuttavia non mancano buoni esempi di vini bianchi, fra i quali il celebre Locorotondo. Fra le uve bianche troviamo il Bianco d'Alessano, la Malvasia Bianca, il Verdeca, il Bombino Bianco, il Fiano e il Greco Bianco. Fra le uve rosse troviamo il Negroamaro, una straordinaria uva dalle notevoli potenzialità con la quale si producono i vini del Salento e in particolare il Salice Salentino, il Primitivo, altra eccellente uva della regione con la quale si produce il Primitivo di Manduria, la Malvasia Nera, il Montepulciano, l'Uva di Troia, l'Aglianico e l'Aleatico.
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La produzione della regione è pressoché incentrata alla produzione dell'unico grande vino della regione, l'Aglianico del Vulture, prodotto con uva Aglianico che in Basilicata, nella zona del Vulture, è capace di produrre vini di eccellente qualità e struttura. L'uva Aglianico è praticamente l'unica uva rossa che viene coltivata nella regione, mentre fra le uve bianche troviamo il Fiano, la Malvasia Bianca e il Greco Bianco.
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La Calabria vanta una tradizione enologica antichissima, probabilmente precedente a quella greca, e la produzione è prevalentemente orientata ai vini rossi. L'uva più coltivata della regione è il Gaglioppo, un'uva rossa di sicuro interesse e di sicure potenzialità, con la quale si producono i vini più celebri della Calabria: il Cirò Rosso e il Savuto. Fra le altre uve rosse troviamo il Magliocco Canino, il Nerello Cappuccio e l'Aglianico. Fra le uve bianche della regione, presenti in quantità minore, troviamo il Greco Bianco, con il quale si produce l'ottimo Greco di Bianco, la Malvasia Bianca e il Mantonico.
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La Sicilia, nobile regione ricca di cultura e di tradizioni, vanta una tradizione enologica molto prestigiosa ed è in quest'isola che troviamo uno dei vini più famosi e rappresentativi d'Italia: il Marsala. In Sicilia si producono vini bianchi e rossi, vini dolci e passiti, sicuro e prestigioso vanto dell'isola, oltre a vini liquorosi, fra cui l'eccellente Marsala. Fra le uve bianche troviamo l'Inzolia, il Catarratto, il Grillo, le tre uve dalle quali si produce anche il Marsala, il Moscato d'Alessandria, localmente chiamato Zibibbo e con il quale si produce l'eccellente Passito di Pantelleria, la Malvasia delle Lipari, con la quale, insieme all'uva Corinto Nero, si produce la celebre e eccellente Malvasia delle Lipari. Le uve rosse, ben presenti e coltivate nell'isola, sono capaci di produrre vini rossi strutturati e interessanti. Fra le principali uve rosse si ricordano il Nero d'Avola, il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio, il Frappato e il Perricone.
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La regione, ricchissima di culture e tradizioni, ha subito evidenti influssi da parte dei Fenici, dei Cartaginesi, dei Romani e degli Spagnoli che, oltre ad avere introdotto tecniche colturali nell'isola, hanno anche introdotto le proprie varietà di uve, oramai considerate a pieno titolo come patrimonio ampelografico autoctono dell'isola. In Sardegna si producono eccellenti vini bianchi e rossi, oltre a ottimi passiti. Una menzione speciale merita la straordinaria Vernaccia di Oristano, un eccellente vino prodotto con l'omonima uva, che meriterebbe una maggiore attenzione e consenso. Le principali uve bianche della regione sono il Vermentino, con il quale si produce il Vermentino di Gallura, la Vernaccia di Oristano, la Malvasia di Sardegna, il Nuragus, il Nasco, il Semidano e il Torbato. Fra le uve rosse troviamo il Cannonau, la più coltivata e celebre fra le uve rosse, il Carignano, il Bovale, la Monica, la Nieddera e il Girò.
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Nella panoramica delle regioni d'Italia non sono state volutamente menzionate le cosiddette uve internazionali, di prevalente origine Francese, con lo scopo di evidenziare particolarmente il patrimonio di uve autoctone che ogni regione possiede. Questo non significa, ovviamente, che le uve internazionali non siano coltivate in Italia, anzi, sono ampiamente e largamente presenti in tutto il territorio, ricoprono un'importanza elevata e rappresentano una larga maggioranza delle uve con cui si produce vino in Italia. Fra le uve bianche troviamo grandi produzioni di Chardonnay, al quale fanno seguito il Sauvignon Blanc, il Riesling, il Pinot Bianco e il Pinot Grigio. Fra le uve rosse troviamo notevoli quantità di Cabernet Sauvignon, seguite dal Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero e Syrah.
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Introduzione alla DegustazioneIniziamo con questo articolo ad apprendere l'arte della degustazione dei vini; un viaggio che proseguirà nei numeri successivi |
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Sapere apprezzare un buon vino significa, prima di tutto, sapere conoscere e riconoscere le sue qualità, il tutto, fattore indiscutibile, filtrato dalle proprie preferenze e gusti. Apprezzare un vino, pertanto, non significa degustare un vino. La degustazione è quella raffinata arte che consente la valutazione di un vino, o di un altro alimento, per quello che realmente è senza condizionamenti personali e soggettivi. Significa valutare analiticamente le sue singole proprietà organolettiche avvalendosi, requisito senz'altro determinante, della propria esperienza e della propria conoscenza maturata in tutte le degustazioni precedenti. La conoscenza si raggiunge, o, per meglio dire, si accresce, seppure a pari passo con l'ignoranza, attraverso la pratica e la valutazione analitica di vini diversi. Questa pratica costituisce il piacevole supplizio di ogni degustatore di vini.
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La degustazione del vino è una raffinata arte espressa in parte per mezzo del proprio talento e per buona parte dalla conoscenza della tecnica di degustazione e, infine, dall'esperienza e dalla memoria. Chiunque può diventare, previo allenamento e giusta pratica, un buon degustatore di vini. Ognuno possiede quelle capacità indispensabili per poter valutare la qualità di un vino: i sensi. La valutazione e la degustazione del vino si compie attraverso i propri sensi ed è grazie alla loro capacità di riconoscere sensazioni e di rispondere a determinati stimoli, cioè dalla loro buona efficienza e allenamento all'uso, che il nostro cervello, dopo avere effettuato l'elaborazione delle sensazioni percepite, ci consente di esprimere una valutazione. I sensi, nessuno escluso, e il loro buon uso, sono la porta d'ingresso che ci conducono alle meraviglie e alle sorprese di ogni degustazione. La valutazione del vino viene determinata dal degustatore secondo due criteri distinti: soggettivi o oggettivi. Queste due categorie determinano inoltre la tipologia del degustatore. Il criterio soggettivo è quello espresso da un individuo il cui fine della degustazione è quello di valutare se un determinato vino soddisfa o meno il proprio gusto e le proprie aspettative, cioè di valutare esclusivamente se un vino è apprezzabile per il proprio gusto. Il criterio oggettivo è espresso da un individuo il cui fine è quello di valutare la qualità e le caratteristiche reali di un vino, esprimendo un parere assolutamente neutrale dal proprio orientamento e gusto, cioè valutando un vino per quello che è realmente senza altri tipi di condizionamento. Questo è il lavoro che svolgono i sommeliers e i degustatori professionisti. Una valutazione oggettiva indiscutibile è rappresentata dall'analisi chimica, che ha lo scopo di determinare le componenti di un vino secondo dei sistemi di misura universalmente noti e accettati. Per quanto utile risulti essere l'analisi chimica, che di fatto ricopre nell'enologia un'importanza primaria, non potrà mai essere sostituita ai nostri sensi, i quali, ignorando l'aridità dei numeri e delle formule, ci comunicano direttamente il grado di piacevolezza di un vino. Il lavoro svolto dai sommeliers, dai degustatori professionisti e, non da ultimo, dai consumatori, anch'essi degustatori con finalità diverse, è di primaria importanza e altamente strategico per chi produce un vino, in quanto rappresenta il livello della sua capacità e il gradimento dei suoi prodotti. Non a caso, molti degustatori professionisti e sommeliers, trovano impiego e collaborano con i produttori di vino. Indipendentemente dal tipo di valutazione che si intende determinare dalla degustazione di un vino, il fattore principale e di fondamentale importanza è sapere come si degusta un vino. Prima di tutto, un vino si degusta con lo scopo di valutare la sua qualità e le sue caratteristiche organolettiche, cioè per valutare le caratteristiche percettibili ai sensi. Un vino si degusta anche per ragioni comparative, cioè per valutare se è migliore o peggiore di altri, o per valutare se presenta e possiede quelle caratteristiche tipiche della categoria a cui appartiene. Sapere riconoscere un buon vino e sapere riconoscere un vino che ci soddisfa, saperlo confrontare con gli altri, ci consente, prima di tutto, di potere scegliere dei buoni prodotti che soddisfano in pieno le nostre aspettative. Non è certamente cosa da poco. In un mondo che ci spinge costantemente al gusto dell'omologazione, sapere scegliere secondo il proprio gusto, e solo quello, è anche una scelta di libertà. Non è cosa da poco. Molto spesso si preferiscono e si consumano dei prodotti, e non solo vino, solo perché qualcuno che ha forti interessi economici dice di consumare quel prodotto. Questo denota ignoranza e scarsa cultura, non da ultimo, incapacità di scegliere dovuta a confusione. Sapere degustare un prodotto e saperlo valutare è una capacità che consente di scegliere ciò che si vuole secondo le reali preferenze e, non da ultimo, consente di premiare quei produttori che hanno saputo creare un prodotto tale da regalare un bel momento e delle belle sensazioni. Sapere valutare un vino significa anche sapere attribuire il giusto valore economico proprio perché, grazie all'esperienza e alla capacità di valutazione, ci si rende conto che esistono prodotti decisamente migliori e ad un prezzo inferiore.
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Le condizioni necessarie per la degustazione del vino dipendono dalle finalità della degustazione stessa. Principalmente ci sono due modi diversi di condurre una degustazione di vino: quella condotta da un singolo individuo la cui valutazione costituisce anche il risultato finale e quella svolta da un gruppo di degustatori, dove le singole valutazioni individuali vengono utilizzate per determinare il risultato finale. Indipendentemente dal modo in cui la degustazione viene svolta, è di primaria importanza la conoscenza e l'attuazione di norme che siano riconoscibili da chiunque si appresti a valutare un vino o deve interpretare il risultato della degustazione. L'uso e la conoscenza di termini e di un linguaggio comune è, per esempio, di primaria importanza per esprimere concetti in modo tale che siano facilmente comprensibili a qualunque altro degustatore o a chiunque deve determinare la qualità di un vino valutato da altri. L'analisi organolettica di un vino è principalmente espressa per mezzo delle capacità sensoriali proprie del degustatore e questo, talvolta, costituisce un problema di determinazione effettiva quando il suo parere viene confrontato con quello di altri. Ogni individuo è capace di valutare sensazioni attraverso i propri organi di senso ma questo è, indiscutibilmente, il risultato di un processo assolutamente soggettivo. Per esempio, un vino può risultare molto dolce per un individuo mentre per un altro potrebbe essere semplicemente dolce. Questa valutazione è dipendente da diversi fattori, come la soglia di percezione sensoriale e la tolleranza a determinati stimoli. Un individuo molto sensibile alla percezione del gusto dolce, tenderà a considerare un vino come molto dolce quando invece, secondo un parere più oggettivo o secondo la valutazione chimica della quantità di zuccheri, dovrebbe essere considerato dolce. Altri fattori che condizionano la percezione sensoriale sono lo stato d'animo, l'ambiente in cui ci si trova e il momento della giornata in cui si esegue la degustazione. Si ritiene che verso la fine del mattino, quando l'appetito e la sensazione di fame aumentano, le nostre capacità sensoriali siano più sensibili. Questo è, o meglio, sarebbe, il momento migliore per eseguire la degustazione. Resta comunque il problema di come unificare la valutazione sensoriale in relazione a determinati stimoli. Chi degusta a livello professionale sa che un vino viene considerato dolce quando è presente una determinata quantità di zuccheri e che è oggettivamente riscontrabile mediante un'analisi chimica. Le papille gustative disposte sulla superficie della lingua, bontà loro, possono comunicare l'intensità dello stimolo ricevuto ma, certamente, non possono comunicare la quantità esatta di zucchero contenuto nel vino che ha dato origine allo stimolo, se non per un fatto di pura esperienza del degustatore. Come si può quindi arrivare ad avere la capacità di esprimere un giudizio attendibile e confrontabile con il lavoro di altri? Ci sono quattro fattori determinanti e di estrema importanza per ogni degustatore di vino: memoria, esperienza, pratica e volontà di apprendere e studiare nuovi vini con umiltà e onestà, senza lasciarsi prendere dall'approssimazione. Ben presto ci si accorgerà che la memoria, soprattutto quella olfattiva, è una leale e affidabile compagna per il lavoro del degustatore. Mentre la formazione della memoria visiva, cioè sapere riconoscere i colori, e della memoria gustativa, cioè sapere riconoscere i sapori, è piuttosto semplice, la memoria olfattiva costituisce il lavoro più impegnativo per il degustatore. Sapere riconoscere i colori è un esercizio, seppure inconsapevole, che viene svolto continuamente; il riconoscimento dei colori del vino è in effetti l'analisi più semplice. Sapere riconoscere i sapori, oltre ad essere fondamentale per la stessa sopravvivenza, è un esercizio che viene svolto solamente mentre si mangia, non solo, il riconoscimento consapevole dei sapori viene svolto quando si mangia prestando attenzione agli stimoli delle papille gustative. La degustazione richiede quindi una concentrazione e una dedizione totale al lavoro di analisi, si deve essere attenti agli stimoli generati dai sensi perché, spesso, gli stimoli sono anche minimi e confusi in mezzo a tanti altri. Questo è particolarmente vero nel riconoscimento dei profumi e degli aromi. Tuttavia, durante il riconoscimento dei profumi, le cose si complicano perché, nonostante si sia concentrati su quello che si sta facendo, dopo un determinato periodo di tempo trascorso ad annusare e a rincorrere i profumi che si sprigionano dal bicchiere, i recettori delle sostanze odorose tendono ad assuefarsi e quindi, in un certo senso, filtrano quei profumi che per troppo tempo si sono annusati. Questo fenomeno è facilmente rilevabile quando ci si trova in un ambiente dove è presente un forte odore: all'inizio la percezione sarà ben definita e riconoscibile, dopo alcuni minuti l'odore sembrerà attenuarsi fino a non essere più rilevato, si è giunti cioè all'assuefazione e quindi ad ignorare lo stimolo. Ogni degustatore di vini è consapevole di questo rischio e quindi, dopo un'olfazione continua di due o tre minuti svolta sullo stesso campione, interrompe l'analisi dei profumi e si concede una pausa in modo da non essere assuefatto dalle sensazioni odorose. L'analisi olfattiva del vino rimane l'aspetto più complesso e impegnativo di tutta la valutazione. Questo esame, più di ogni altro, richiede una forte esperienza e un allenamento continuo, non da ultimo, l'analisi olfattiva di un vino, i suoi profumi e la sua finezza aromatica, costituiscono uno degli aspetti più piacevoli, interessanti e fondamentali della degustazione. La complessità di questo esame è principalmente legata a due aspetti: il primo, per quanto banale possa apparire, è che per potere riconoscere un odore è necessario conoscerlo e saperlo identificare, il secondo è che le comuni abitudini imposte dalla vita moderna hanno portato in genere ad ignorare le percezioni sensoriali, fra queste, la capacità, o per meglio dire, la poca attenzione che si pone ai profumi e agli odori che continuamente ci circondano. In entrambi i casi, la rieducazione dell'apparato olfattivo rimane l'unico rimedio proponibile e questo processo richiede un notevole impegno. Porre attenzione alle sensazioni odorose è un compito che richiede concentrazione e dedizione durante l'analisi olfattiva, insomma, con esercizio, pratica e volontà è relativamente semplice raggiungere a buoni risultati. Il vero ostacolo è sapere riconoscere gli odori: è impossibile identificare e classificare un profumo quando questo è completamente sconosciuto a chi lo annusa, si può, al limite, classificarlo come sconosciuto, di certo non risolve il problema, di sicuro, lo peggiora. Quando si descrive il profilo olfattivo di un vino, si fa uso di una terminologia comune tale da consentire a chiunque di comprendere o farsi un'idea sulla tipologia e la qualità degli aromi. Per semplificare la comprensione della descrizione olfattiva, non ci si riferisce alle sostanze chimiche che danno origine ai profumi, usate in genere solamente quando si devono descrivere difetti, ma si utilizzano, per analogia, gli oggetti e le cose alle quali comunemente si associa lo stesso profumo come, per esempio, la frutta e i fiori. Nonostante questa semplificazione, la capacità di sapere riconoscere un odore, seppure associabile a cose comuni, non è possibile se si conosce solamente l'esistenza di quella cosa senza conoscerne il profumo. Sicuramente tutti sanno che il gelsomino è un fiore, ma probabilmente non tutti conoscono il suo profumo, quindi dire che in un vino si percepisce il profumo del gelsomino, significa, prima di tutto saperlo riconoscere, e comunicarlo ad altri che non lo conoscono è come non avergli comunicato nulla. Le cose si complicano ulteriormente in quanto in un vino non si percepisce un solo odore, ma il suo profilo olfattivo è composto dall'insieme di tutti i suoi profumi. Se un determinato vino avesse un solo profumo, le cose sarebbero senz'altro semplici, perché il riconoscimento di quell'aroma giungerebbe al naso in modo netto ed inequivocabile. Quando ci si trova a valutare un insieme di odori, diventa necessario saperli individuare singolarmente cercando di isolarli rispetto a tutti gli altri. La degustazione del vino, quando viene eseguita a livello professionale, si svolge in apposite sale attrezzate con postazioni specifiche che consentono di effettuare l'analisi dei campioni in condizioni ambientali ottimali. Non sempre è possibile valutare un vino all'interno di una sala di degustazione, sia perché ci si trova in strutture dove occasionalmente viene degustato vino, sia perché talvolta le circostanze sono improvvisate; basti pensare, ad esempio, la visita ad una cantina o a un'enoteca e si deve esprimere un giudizio. Tuttavia, quando si valuta un vino, si dovrebbero avere sempre a disposizione gli strumenti essenziali che consentano di svolgere l'analisi, fra tutti, il più importante è il calice da degustazione ISO, uno speciale bicchiere avente una forma espressamente studiata per favorire lo sviluppo e la percezione degli aromi. Un altro strumento che può risultare utile per la degustazione, è il termometro a lettura rapida, facilmente reperibile nei negozi di enologia, che consente di valutare in poco tempo la temperatura del vino. La percezione degli aromi e del gusto del vino sono fortemente alterati dalla sua temperatura; un vino troppo caldo sarà completamente diverso rispetto a quando viene servito più freddo. Con l'esperienza si arriverà a rilevare la temperatura del vino con un buon grado di approssimazione anche senza l'ausilio di un termometro, ma certamente, quando si ha poca esperienza e si sta iniziando a scoprire l'arte della degustazione, l'aiuto di questo strumento risulterà utile. Nella valutazione dei colori sarà inoltre necessario disporre di una superficie bianca dove potere mettere in contrasto il contenuto del bicchiere e rilevare il colore del vino, le sue sfumature e la sua tonalità. In ogni caso, la degustazione del vino, per essere attendibile, dovrà essere svolta in un ambiente ben arieggiato, privo di odori e con una buona illuminazione. Degustare un vino all'interno di una cantina, fra le botti, la poca luce e gli odori tipici di questo luogo, non è in genere una buona idea. Se si degusta lo stesso vino, magari prelevato dalla stessa botte, in un locale diverso dalla cantina, il risultato della valutazione sarà diverso. Anche le condizioni personali influiranno notevolmente sul risultato della degustazione; è indispensabile che gli organi di senso siano in buone condizioni e non alterati da attività svolte precedentemente, come per esempio fumare o mangiare poco prima di effettuare l'analisi. Inoltre, la percezione sensoriale è molto più sensibile prima dei pasti, cioè quando lo stimolo della fame è maggiore, quindi è buona norma non svolgere degustazioni significative subito dopo un pasto.
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La degustazione di un vino è un processo che si suddivide in fasi distinte, dove ognuna di queste consente la valutazione delle singole caratteristiche organolettiche. La degustazione ha inizio con la preparazione degli strumenti e dei campioni da valutare. Il bicchiere da degustazione dovrà essere perfettamente pulito e privo di odori che potrebbero alterare la percezione degli aromi del vino, questo vale anche per gli odori lasciati da un lavaggio effettuato con sapone. Nei prossimi mesi parleremo in dettaglio sull'uso e la cura del bicchiere da degustazione, per il momento ci limitiamo a dire che lavare il proprio calice da degustazione con il sapone è fortemente sconsigliato. Il modo più sano per lavare il bicchiere da degustazione consiste in un accurato risciacquo in acqua tiepida, senza sapone, quindi niente lavastoviglie, e prontamente asciugato con un panno. Anche il luogo dove viene conservato il bicchiere è importante; se viene mantenuto in un luogo caratterizzato da odori, questi si trasferiranno nel bicchiere e saranno rilevati durante la valutazione olfattiva del vino. I campioni di vino da degustare dovranno essere preparati e portati alla giusta temperatura; ricordiamo ancora che la temperatura influisce fortemente sulla percezione delle sensazioni organolettiche. Anche di questo aspetto parleremo in dettaglio nei mesi successivi. Una volta che si avrà il campione del vino nel proprio bicchiere, il primo esame che viene svolto è quello visivo, cioè si procederà con la determinazione del colore, la sua intensità, le sue sfumature e la sua tonalità. L'esame visivo consente, oltre che stabilire la tipologia del vino e della sua età, anche la rilevazione di eventuali difetti di vinificazione o, addirittura, la presenza di malattie. L'esame successivo è quello olfattivo. In questa fase si determinerà l'intensità dei profumi, cioè la forza e la potenza dello stimolo, la sua durata e la finezza aromatica complessiva del vino. Dopo questo preliminare esame, si procederà con l'identificazione dei singoli profumi, descrivendo la qualità e la tipologia dei singoli aromi percepiti nel vino. Questa fase dell'esame olfattivo costituisce la parte più impegnativa in quanto, come abbiamo già detto, richiede una discreta esperienza e pratica. Il riconoscimento dei singoli aromi consente, prima di tutto, di rilevare gli eventuali difetti, inoltre spesso consente di individuare le uve con cui quel vino è stato prodotto così come la zona di provenienza, l'età del vino e perfino le condizioni e il grado di maturazione dell'uva al momento della vendemmia. L'esame olfattivo, seppure impegnativo nella sua fase descrittiva, costituisce uno dei primari piaceri sia dell'analisi che del consumo stesso del vino. Si procede quindi con l'esame gustativo, introducendo una piccola quantità di vino in bocca, valutando l'intensità e la qualità dei sapori primari (dolce, acido, salato, amaro) e, fattore legato alla qualità del vino, la finezza e la quantità di tempo che lo stimolo sensoriale continua ad essere percepito dopo che il vino è stato espulso o deglutito. Questo tempo, misurato in secondi, determina la persistenza di un vino, un fattore di innegabile qualità che è sempre apprezzato e apprezzabile. Anche questa fase consente la rilevazione di difetti e di malattie. Nell'ultima fase della degustazione si procede ad esprimere un giudizio complessivo determinato dalla qualità dei tre esami precedenti. Durante la valutazione di un vino è inoltre buona abitudine prendere appunti e scrivere le proprie considerazioni sul vino piuttosto che indicare solamente le caratteristiche previste dalla degustazione tecnica. La necessità di suddividere la degustazioni in fasi distinte, oltre ad essere una buona pratica, consente al degustatore di concentrarsi unicamente su una determinata fase senza considerare le qualità del vino pertinenti alle altre. Un'ultima considerazione deve essere fatta sulle degustazioni svolte da gruppi. In questi casi è di fondamentale importanza che ogni singolo degustatore svolga il proprio lavoro in completa autonomia, senza confrontarsi con gli altri membri del gruppo, in quanto i condizionamenti e i suggerimenti degli altri potrebbero indurre il degustatore a percepire degli stimoli che effettivamente non percepisce. L'obiettivo della degustazione svolta da un gruppo non è quella di favorire il confronto fra i membri durante l'analisi, ma di stabilire un risultato complessivo derivato dalle singole valutazioni. Spesso si noterà una concordanza nei singoli giudizi, indice di una caratteristica oggettiva del vino, e talvolta si noteranno anche giudizi discordanti fra loro. La finalità di una degustazione svolta da un gruppo è di stabilire quindi, basandosi sulle singole valutazioni, un giudizio il più oggettivo possibile, giudizio che, innegabilmente, è frutto di un insieme di giudizi più o meno soggettivi.
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I Vini del Mese |
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Colli di Faenza Sangiovese Renero 2001 |
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| TreRè | |
| Uvaggio: Sangiovese | |
| Prezzo: € 9,00 | Punteggio: |
| Di bel colore rosso rubino con tonalità rosso porpora, a conferma della sua giovane età, questo vino si presenta con un profilo aromatico prevalentemente fruttato dove si riconoscono nettamente aromi di amarena, ciliegia, fragola, frutti di bosco, mirtillo seguiti da una piacevole nota di vaniglia, ben integrata. In bocca il vino è equilibrato, con tannini ben presenti e comunque bilanciati, che lascia sperare ad un buon sviluppo nei prossimi anni. Il finale è persistente e lascia netti ricordi di amarena. Renero è prodotto con lunga macerazione sulle bucce e affinamento per 3-4 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Primi piatti di pasta strutturati, Carni saltate e stufate | |
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Sangiovese di Romagna Superiore |
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| TreRè | |
| Uvaggio: Sangiovese (85%), Cabernet Sauvignon e Merlot (15%) | |
| Prezzo: € 8,00 | Punteggio: |
| Alla vista il vino è rosso rubino intenso con evidenti tonalità porpora a conferma della sua giovane età. Presenta intensi e netti profumi di frutta fra cui si riconoscono mora, prugna, lampone, amarena, ciliegia, confettura di fragole seguiti da cioccolato e vaniglia. Nonostante la sua giovinezza, in bocca il vino presenta piacevoli tannini equilibrati e ben integrati, il tutto ben bilanciato dalle componenti morbide e da una buona alcolicità. Sapori intensi di frutta, in particolare la ciliegia, conferiscono buona piacevolezza al vino. Il finale è persistente coronato da un netto e intenso gusto di ciliegia. Il vino è prodotto da lunga macerazione sulle bucce a cui segue un affinamento in botti grandi per circa 6 mesi. | |
| Abbinamento: Primi piatti robusti, Carni bianche, Arrosti | |
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Sangiovese di Romagna Riserva |
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| TreRè | |
| Uvaggio: Sangiovese (85%), Cabernet Sauvignon (15%) | |
| Prezzo: € 10,00 | Punteggio: |
| Interessante interpretazione di Sangiovese di Romagna. Il vino si presenta con un bel colore rubino e al naso denota una buona varietà di intensi aromi fra i quali si possono cogliere amarena, lampone, mirtillo, carruba e frutti rossi oltre a liquirizia, tabacco, vaniglia e buona tostatura del legno, per niente invadente e certamente ben equilibrata con l'intero profilo olfattivo. In bocca si presenta equilibrato e di buon corpo, buon bilanciamento delle parti dure e morbide, piacevoli tannini e piacevole sapidità. Il finale è persistente con una piacevole e gradevole sensazione di frutta che pervade la bocca. Anche in bocca il legno è ben equilibrato e lascia presto il suo posto alle sensazioni di frutta già percepite al naso. Il vino è prodotto con lunga macerazione sulle bucce e subisce un affinamento di circa 2 anni in barriques. | |
| Abbinamento: Arrosti di carne, Brasati, Stufati, Carne alla griglia | |
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Chianti Leonardo 2001 |
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| Cantine Leonardo da Vinci | |
| Uvaggio: Sangiovese | |
| Prezzo: € 6,47 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino di tonalità rosso porpora. Al naso si rilevano aromi prevalentemente fruttati e di buona intensità. Un profilo olfattivo immediato e netto di fragola, lampone e amarena. In bocca rivela buona freschezza e buona tannicità molto equilibrata con le parti morbide. Il vino è persistente e conclude con un piacevole finale di amarena. Chianti Leonardo è prodotto da macerazione sulle bucce per 8 giorni e affina in vasche termocondizionate fino al mese di marzo. | |
| Abbinamento: Stufati, Brasati | |
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S.to Ippolito 2000 |
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| Cantine Leonardo da Vinci | |
| Uvaggio: Syrah (50%), Merlot (50%) | |
| Prezzo: € 15,96 | Punteggio: |
| L'aspetto di questo fino è quasi impenetrabile e di bel colore rosso rubino cupo con riflessi rosso porpora. Al naso è ricco, netto e carico di intensi aromi, tutti ben riconoscibili, distinti e per nulla cedevoli. L'orientamento di questo vino è disposto su pregevoli note fruttate dove si riconoscono amarena, mora, prugna, ribes e confettura di amarene, seguiti da aromi di peperone e pepe nero. Il quadro è completato da una piacevole nota di legno, di vaniglia e di noce di cocco. In bocca è robusto, intenso e di carattere, bella evidenza di tannini in ottimo equilibrio con il resto. Il legno si nota anche in bocca ma è ben controllato dalle ottime sensazioni fruttate. Il finale è persistente e fruttato: un vino che lascia un'ottimo ricordo di sé. S.to Ippolito è prodotto con macerazione sulle bucce per circa 20 giorni a cui segue un affinamento in barrique per 10 - 12 mesi, quindi un ulteriore affinamento in bottiglia per 8 mesi. | |
| Abbinamento: Formaggi stagionati, Grigliate di carne, Grandi arrosti di carne, Stufati, Brasati | |
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San Zio 2000 |
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| Cantine Leonardo da Vinci | |
| Uvaggio: Sangiovese | |
| Prezzo: € 11,76 | Punteggio: |
| Alla vista il vino si presenta con un bel colore rosso rubino cupo quasi impenetrabile. Al naso rivela una ricchezza aromatica piacevole, netta e persistente di notevoli aromi di frutta fra i quali si riconoscono amarena, ciliegia matura, mora, ribes, confettura di prugne e confettura di ciliegie, a cui segue un netto aroma di violetta. Il profilo olfattivo prosegue con aromi di cacao, cannella, liquirizia sullo sfondo di aromi di legno e vaniglia. Un naso estremamente elegante, raffinato e persistente di eccellente esecuzione. In bocca presenta una personalità robusta e intensa, tannini in evidenza e egregiamente equilibrati dalle altre componenti. Gli aromi di legno sono ben percepibili in bocca ma lasciano presto spazio alle ricche sensazioni di frutta e di confettura che si trovano anche nel finale ricco e persistente. Un vino veramente ben fatto. San Zio è prodotto con lunga macerazione sulle bucce e affinamento per 10-12 mesi in barrique a cui seguono 8 mesi di ulteriore affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Grandi arrosti di carne, Carni grigliate, Stufati, Brasati, Grandi formaggi stagionati | |
Terre de' TrinciLa dinamica cantina Umbra punta tutto sulla qualità e i risultati ottenuti ne sono la conferma. Incontriamo la cantina dove è nato il Sagrantino di Montefalco Secco |
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L'Umbria, questa incantevole regione considerata il cuore verde d'Italia e patria di Santi e di eroi, vanta un'antica tradizione enologica e ancora oggi, con i sui famosi vini, è annoverata fra i protagonisti dello scenario enologico italiano e mondiale. Uno dei tanti protagonisti dell'enologia Umbra è sicuramente la cantina Terra de' Trinci che, puntando sulla qualità dei suoi prodotti e delle fasi di lavorazione, ha raggiunto in breve tempo ottimi e crescenti risultati, senz'altro confermati dai suoi vini. Terre de' Trinci è stata la prima cantina Umbra e la seconda in Italia, ad ottenere e ad applicare il sistema di qualità certificata UNI EN ISO 9002.
Dopo avere attraversato le strade Umbre, da Perugia verso Assisi e quindi Foligno, meravigliati dallo spettacolo dei suggestivi panorami di questa verde regione, arriviamo alla sede di Terre de' Trinci, a Foligno, dove siamo accolti dal Dott. Lodovico Mattoni, presidente della cantina. Il Dott. Mattoni, persona di estrema disponibilità e cortesia, vanta una lunga esperienza nel mondo dell'enologia e prima di arrivare alla presidenza di Terre de' Trinci, è stato direttore dell'Enopolio di Foligno, la cantina da cui è sorta successivamente l'attuale azienda. Inoltre, è stato uno dei protagonisti della geniale intuizione di vinificare le uve di Sagrantino in secco anziché nella versione passito, come dettava la secolare tradizione della zona, dando origine ad uno dei principali successi che hanno contribuito a rilanciare la fiorente enologia Umbra e a collocarla ai vertici del mercato internazionale. Terre de' Trinci è una realtà piuttosto recente, nasce nel 1992 dall'Enopolio di Foligno e raggiunge in meno di dieci anni ottimi risultati, inizialmente a livello locale e nazionale per poi confermare il successo a livello internazionale. Il Dott. Mattoni ne traccia un significativo profilo aziendale: «Terre de' Trinci nasce nel 1992 per volontà di alcuni agricoltori interessati a produrre vino dalle loro uve. Attualmente si producono 15000 quintali di uva, tutte di proprietà, non si acquistano da terze parti né uve né vino, il nostro vino è esclusivamente prodotto con uve provenienti dai vigneti di nostra proprietà, circa 250 ettari, nella zona di Foligno, Bevagna, Montefalco e Gualdo Cattaneo. Terre de' Trinci produce principalmente Sagrantino di Montefalco, Rosso di Montefalco e Rosso di Montefalco Riserva, Colli Martani Grechetto e Grechetto IGT. Di recente abbiamo introdotto nel mercato due nuovi vini: il Cajo e il Luna. Il Cajo, prodotto da tre anni, è stato pensato per rilanciare la viticoltura al di fuori della zona DOC di Montefalco, particolarmente vocata alla coltivazione dell'uva e quindi alla produzione di vino. Il Cajo è prodotto con uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Sagrantino coltivato al di fuori della zona DOC di Montefalco. Dopo due anni di sperimentazione e visti gli incoraggianti risultati, il vino è stato presentato nel 1997 e ha avuto subito un notevole e crescente successo. Con la vendemmia di quest'anno, disponibile nel 2004, prevediamo una produzione di 100000 bottiglie, per poi arrivare negli anni successivi, secondo i nostri progetti, a 150000 bottiglie. Il Cajo viene affinato per 18 mesi, in parte in botti grandi e in parte in barrique, per poi subire un'ulteriore affinamento di 6 mesi in bottiglia. L'apporto del legno in questo vino è moderato, in linea con la filosofia aziendale. Nel 1996 abbiamo avuto il riconoscimento di qualità certificata UNI EN ISO 9002, e siamo stati la prima cantina in Umbria e la seconda in Italia ad ottenere questo riconoscimento. Tengo a precisare che Terre de' Trinci è un'azienda che punta esclusivamente alla qualità dei suoi vini tanto che la nostra produzione tende a diminuire proprio per favorire la qualità». Terre de' Trinci si trova a Foligno, vicino a Montefalco, patria del celebre Sagrantino, una straordinaria uva che è riuscita a confermarsi in tutto il mondo per la sue inconfondibili qualità, capace di produrre vini robusti e molto strutturati, sia in versione secca che in versione passito. Produrre Sagrantino e trovarsi nella zona DOC di Montefalco assume un ruolo strategico per la cantina come afferma il Dott. Mattoni. «La cantina si trova a Foligno, fuori dal territorio DOC di Montefalco, ma i vigneti sono collocati all'interno della DOC. Il Sagrantino ci ha dato la possibilità di fare nuovi investimenti, introdurre nuove tecnologie di produzione, modernizzare i sistemi di vinificazione e di conservazione. Negli ultimi quattro anni abbiamo investito un milione di euro in tecnologie proprio per favorire una produzione di qualità trainata appunto dal Sagrantino di Montefalco e dal Rosso di Montefalco»
Il Sagrantino, appunto, questa straordinaria uva che viene tradizionalmente vinificata dopo avere subito un appassimento sui graticci, che per secoli, come ancora oggi, è consumato e abbinato a pietanze robuste dagli abitanti della zona e di Montefalco. La storia del Sagrantino vinificato in secco è una realtà recente ed è proprio il Dott. Mattoni uno dei protagonisti di questa importante intuizione. Lui stesso ci racconta questa preziosa e importante testimonianza di una delle storie più significative dell'enologia locale: «Il Sagrantino era tradizionalmente prodotto in versione passito e in quantità ridotte ed era poco conosciuto al di fuori della zona di Montefalco. Il Sagrantino passito, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un vino da dessert, ma un vino robusto che nella tradizione locale si consumava prevalentemente a Pasqua con carne di agnello arrosto, con i grandi arrosti di carne, con formaggi stagionati e, non da ultimo, può essere considerato come un vino da meditazione. Il Sagrantino passito è abboccato, ha un piacevole gusto sapido e dolciastro e i suoi potenti tannini riescono a sgrassare la bocca e a lasciarla pulita anche dopo pietanze robuste; personalmente non condivido molto l'abbinamento del Sagrantino passito con i dolci. Nel periodo del 1970 il Sagrantino si produceva solamente passito e stava pressoché scomparendo. A quei tempi e precisamente nel 1972 ero appena laureato e fui assunto nell'Enopolio di Foligno, la cantina da cui è nata Terre dei Trinci, come direttore e insieme all'enologo Daniele Spinelli, il Dott. Marcello Tassi, agronomo e funzionario della Regione Umbria Ispettorato dell'Agricoltura, e il prof. Nestore Iacovone della Facoltà di Agraria dell'Università di Perugia, facemmo in questa cantina i primi esperimenti di Sagrantino vinificato in secco con uve non appassite. Le uve utilizzate provenivano dall'azienda agraria di Angelo Fongoli di Montefalco. Nella cantina conserviamo come memoria storica alcune bottiglie del 1972, 1973 e 1975 di Sagrantino vinificato in secco e testimoniano che questa cantina è stata la prima a produrre Sagrantino in questo modo. Il vero pioniere della vinificazione del Sagrantino in secco fu il Dott. Tassi, che a quei tempi cominciò a introdurre questa idea e dopo il primo risultato ottenuto nel 1972, si fece subito domanda di riconoscimento per la DOC, approvata poi nel 1979. Il primo testo del disciplinare di produzione | ||||||||||||||||