Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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  Editoriale Numero 6, Marzo 2003   
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Lo Strapotere dei Rossi


 I tempi cambiano e con questi anche i gusti e le preferenze della gente. I tempi cambiano e con questi anche le mode e i costumi. Con il passare del tempo anche il vino risente di questi cambiamenti e necessariamente è costretto ad adattarsi ai gusti e alle preferenze della gente. Fino a poco meno di dieci anni fa, i vini bianchi erano quelli che incontravano, in termini generali, il gusto della gente, prima l'esplosione dello Chardonnay, poi è arrivato il turno del Sauvignon Blanc, quindi il Pinot Grigio, un moderato ritorno allo Chardonnay e poi, stranamente, l'interesse verso i vini bianchi è calato in modo considerevole. Adesso, se si parla di vino, in modo quasi implicito si fa riferimento al vino rosso. Anche le signore, che generalmente gradiscono i vini bianchi, aromatici e profumati, sono passati alla sponda più robusta e imponente dei vini rossi.


 

 I produttori di vino, sia perché hanno spinto questo tipo di vino, sia per adattarsi alle nuove preferenze dei consumatori e quindi per non rimanere fuori dal mercato, hanno introdotto nelle loro produzioni quantità rilevanti di vino rosso; anche quelli che storicamente erano legati alla produzione di vino bianco si sono adattati e hanno iniziato a produrre vino rosso. Ci avete fatto caso? Quando un'azienda vinicola annuncia l'uscita di un nuovo vino sul mercato, nella maggioranza dei casi si tratta di vino rosso. Anche nelle varie guide enologiche i vini che risultano essere migliori e ottengono i punteggi più alti sono generalmente vini rossi.

 Anche nei ristoranti si registra più o meno la stessa tendenza: uno sguardo alle carte dei vini spesso ci fa rendere conto che il rapporto delle quantità fra i vini bianchi e i vini rossi è il più delle volte a favore dei rossi. Che sia dovuto ad esigenze enogastronomiche e che le pietanze della cucina o della ristorazione moderna richiedono l'abbinamento con i vini rossi? Apparentemente non sembra essere questa la causa. Anche perché se si considerano i ristoranti dove viene servita esclusivamente cucina di pesce, notoriamente abbinata, prevalentemente per abitudine e per luogo comune, con i vini bianchi, dovrebbe farci convincere che questa non è la vera ragione. Di certo va notato che anche in alcuni ristoranti di cucina di pesce cominciano ad apparire in carta, anche se in quantità modeste, vini rossi, probabilmente per ragioni commerciali ma, forse, anche perché in certe preparazioni a base di pesce il vino rosso felicemente ben si accompagna con questi piatti.

 Una visita nelle enoteche, e nei negozi in cui si vende vino, conferma inoltre questa generale e nuova tendenza. Uno sguardo sommario agli scaffali del negozio e ci si accorge che il vino rosso è quello presente in quantità maggiore. Ma è proprio in declino la preferenza dei vini bianchi? Il mercato sembrerebbe confermare questa ipotesi. Se guardiamo poi l'abitudine, o forse la naturale tendenza di affinare il vino rosso in botte, conferendo aromi di legno più o meno accentuati, è curioso vedere che negli ultimi dieci anni siano stati creati vini bianchi dove l'aroma del legno è praticamente l'unico odore percepibile. Che sia un tentativo per fare apparire il vino bianco alla stregua di quello rosso e renderlo quindi più vendibile? Magari i consumatori non sono più attratti dai freschi aromi di frutta e fiori tipici dei vini bianchi? Magari è semplicemente una questione di gusto e il tipico sapore fresco di un vino bianco non è più gradito? Va comunque osservato che, generalmente, il vino rosso ha un prezzo superiore al vino bianco, spesso il confronto è quasi improponibile, che sia allora una questione di mercato dettata da ragioni puramente speculative e di opportunità? Ad onore del vero, la produzione del vino rosso, soprattutto quando viene fatto uso delle botti che notoriamente hanno un incidenza sui costi piuttosto rilevante, richiede generalmente investimenti maggiori e pertanto viene venduto a prezzi più alti.

 Esistono così tanti vini bianchi, così profumati, aromatici, di grande classe e raffinatezza, meravigliosamente gradevoli, che possono, in molti casi, risultare di primaria grandezza anche difronte ad una nutrita schiera di vini rossi. Eppure è il vino rosso che in questo momento è quello più venduto e quello che suscita maggiore interesse. Che il vino rosso sia generalmente più buono del vino bianco o che sia difficile fare vini bianchi veramente buoni e interessanti? Senza considerare le preferenze soggettive del gusto, difronte alle quali ogni altra ipotesi non trova nessun genere di conforto, è piuttosto azzardato dire che il vino rosso sia più buono di quello bianco o viceversa. Forse la ragione più probabile è che tutto questo non sia altro che il frutto di una moda, carica di pregiudizi e di speculazioni, che lasciano spazio sulla scena solamente ai vini rossi, in particolare a quelli corposi e robusti, quelli che generalmente si definiscono “importanti”. Forse è proprio l'uso frequente di questo aggettivo associato ai vini rossi che fa apparire quelli bianchi di minore pregio e meno interessanti. Forse, più semplicemente, si tratta dell'ennesima moda che circonda il mondo del vino e che sarà demolita e sostituita con un'altra, non appena ci si accorgerà della necessità di creare qualcosa di nuovo per mantenere vivo l'interesse per questa bevanda. Magari sarà quello il motivo che farà tornare, ancora una volta, il successo dei vini bianchi.

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione.

 

In una bottiglia di spumante che ho recentemente bevuto, ho notato nell'etichetta la scritta “Metodo Charmat”. Che cosa significa?
Luisa Giarrone -- Palermo (Italia)
Si tratta di un metodo più rapido e meno costoso, rispetto al metodo classico, per la produzione di vini spumanti. Si ritiene che il metodo sia stato ideato dal Francese Eugène Charmat nel 1910 circa, tuttavia è probabile che si sia basato sul sistema ideato dall'Italiano Federico Martinotti. Il metodo prevede l'utilizzo di grandi contenitori pressurizzati (autoclavi) nei quali viene fatto fermentare il vino con lo scopo di trattenere l'anidride carbonica. Tutte le fasi del processo, dalla fermentazione all'imbottigliamento, vengono condotte sotto pressione. I vini spumanti prodotti in questo modo risultano in genere meno eleganti e complessi di quelli prodotti con il metodo classico, tuttavia non mancano buoni esempi di “Metodo Charmat” anche se la complessità e la qualità di quelli prodotti con il “metodo classico” è certamente superiore.



Ho sentito dire che nel vino Châteauneuf-du-Pape vengono utilizzati 13 tipi di uve diverse. È vero?
Manfred Weninger -- Eisenstadt (Austria)
Châteauneuf-du-Pape è un'importante zona di produzione, appartenente alla Valle del Rodano, che si trova nelle vicinanze di Avignone di cui il vino più celebre è senz'altro quello rosso. Nella zona si producono, seppure in quantità modeste, anche vini bianchi. Il disciplinare di produzione di Châteauneuf-du-Pape AC prevede l'uso di 13 uve diverse e precisamente, per le uve a bacca rossa, Grenache, Cinsaut, Counoise, Mourvèdre, Muscardine, Syrah, Terret Noir e Vaccarese, e per le uve a bacca bianca, Bourboulenc, Clairette, Picardan, Roussanne e Picpoul. Tutte queste uve possono essere, almeno in teoria, utilizzate per la produzione dei vini della zona, uve bianche per la produzione dei vini bianchi, uve rosse e bianche per i vini rossi. La maggior parte dei vini rossi di Châteauneuf-du-Pape sono in realtà prodotti con Grenache e talvolta con aggiunta di Mourvèdre e Syrah. Esistono comunque produttori che coltivano tutte e tredici le specie di uve permesse e con le quali producono vini rossi.



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