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Numero 7, Aprile 2003 |
Sommario |
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La Guerra delle Bollicine |
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La vastità dei prodotti disponibili nel mercato del vino è spesso oggetto di discussioni e, come in tutte le cose in cui prende parte la soggettività degli esseri umani, si arriva alla costituzione di veri e propri schieramenti con lo scopo di sostenere le proprie opinioni rispetto a quelle di chi la pensa in modo diverso. Uno dei vini che ha praticamente da sempre diviso i suoi consumatori è certamente il vino spumante, non solo fra coloro che lo definiscono semplicemente dolce o secco, ma anche fra quelli che prediligono la tipologia più comune, cioè gli spumanti secchi, spostando la contesa sulle zone e le metodologie di produzione. Il re incontrastato, spesso vincitore di qualunque guerra che riguarda i vini spumanti, è certamente lo Champagne, grande, anzi grandissimo vino spumante, simbolo dell'eccellenza del mondo delle bollicine. Eppure in questo vasto mondo non esiste solamente lo Champagne. Ciò che rende speciale lo Champagne, e di certo questo vino è speciale nel suo genere, è tutta quella serie di luoghi comuni e di tradizioni che fanno pensare, ogni volta che si apre una bottiglia di Champagne, indipendentemente dalla marca o dalla sua reale qualità, ci si trovi difronte ad un momento speciale, di gran classe, uno di quei momenti da ricordare. Vogliamo premettere subito che la nostra non è una guerra contro lo Champagne, lo ripetiamo, lo Champagne è un vino spumante grandioso e di grande classe, quando è fatto bene, e di certo non tutto lo Champagne si può definire in questo modo. Esistono anche altri vini spumanti e praticamente ogni paese che produce vino offre anche vini spumanti. Italia, Spagna, Stati Uniti d'America, Germania, Australia e Sud Africa sono solamente alcuni degli esempi di paesi che si possono citare e di certo non sono gli unici. Lo spumante Italiano, tanto per fare un esempio, offre una vasta scelta di vini e di zone, certamente non tutti possono essere definiti straordinari, anzi, molti sono semplicemente ordinari, eppure ci sono delle zone in Italia capaci di offrire degli spumanti di grande classe. Lo stesso si può dire anche per gli altri paesi produttori di vini spumanti. Certo, ogni volta che si assaggia un vino spumante, indipendentemente dalla sua zona di origine o dalla sua tipologia, il confronto con lo Champagne pare quasi sempre inevitabile. La zona della Champagne ha caratteristiche uniche e straordinarie, dal terreno alle uve, dal clima alla serietà di certi produttori, e ciò che si trova nei grandi Champagne è, e sempre sarà, impossibile da trovare in altri spumanti prodotti in altre zone, ed è allo stesso modo impossibile trovare nello Champagne ciò che si trova in altri spumanti, nel bene e nel male, prodotti in altre zone. Per fare un ulteriore esempio, nei Franciacorta Italiani, da considerarsi certamente come prodotti eccellenti e non tutti i Franciacorta sono eccellenti, e come nello Champagne, troviamo caratteristiche che sono assenti negli Champagne e vice versa, nonostante siano prodotti seguendo le stesse metodologie di spumantizzazione. Crediamo che alla fine questa guerra produca tante vittime, tanti sconfitti e nessun vincitore. Se si aggiunge poi anche il fatto che gli spumanti, fra tutti i vini prodotti nel mondo, soffrono anche di una stagionalità di consumo, in certi paesi lo spumante è tradizionalmente consumato in occasione di specifiche festività, in particolare il Natale, Capodanno e Pasqua, oltre ad essere stappato in rare occasioni e nei momenti di festa o di celebrazione, questo rappresenta un ulteriore ostacolo che riguarda ogni produttore di vino spumante. Crediamo che la vera guerra delle bollicine non debba essere la concorrenza fra i vari spumanti, la vera sfida è quella di migliorare la cultura del consumo di questi vini e di farli uscire da quel ruolo che si è loro imposto a causa di tradizioni, pregiudizi e opportunità commerciali. Crediamo che questa, più che essere una guerra, debba essere una sfida che coinvolga principalmente i produttori, gli enogastronomi e, non da ultimo, i consumatori. Perché, allora, non pensare a stappare una buona bottiglia di spumante e di abbinarla ad un buon pasto? È un'idea che sembra bizzarra? Eppure lo spumante offre nuove ed eccellenti possibilità enogastronomiche. Del resto esistono così tanti spumanti disponibili sul mercato, prodotti con uve diverse, in zone diverse e con metodologie diverse, da quelli più leggeri e delicati fino a quelli più robusti e complessi, come nel caso di spumanti millesimati prodotti con metodo classico, da quelli secchi a quelli dolci, capaci pertanto di soddisfare un'ampia possibilità d'uso nell'abbinamento con il cibo. Dall'aperitivo al dolce, si possono trovare eccellenti risposte negli spumanti prodotti nei vari paesi del mondo. Crediamo che questa sia la vera sfida alla quale ci si dovrebbe dedicare in modo serio e concreto: i produttori, che dovrebbero iniziare ad investire di più nella promozione e nella cultura dei loro spumanti anche in periodi e in occasioni diverse dell'anno e non solamente per sfruttare le opportunità commerciali di certi periodi, gli enogastronomi che dovrebbero imparare ad osare di più e, infine, gli stessi consumatori che dovrebbero essere più curiosi e intraprendenti e provare qualcosa di nuovo e, ne siamo certi, l'esperienza non li deluderà. La prossima volta che si pensa a celebrare o a festeggiare qualcosa di importante, apriamo certamente una buona bottiglia di spumante, ma ricordiamoci anche di rendere questi vini più presenti nelle nostre tavole, insieme a tutti gli altri, perché in fondo, sempre di vino si tratta, anzi, di buon vino con le bollicine.
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La Posta dei Lettori |
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In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti
o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere
alla redazione.
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| Sono un appassionato di vino Chianti e ho notato che in alcune etichette si legge Chianti Classico e in altre semplicemente Chianti. Qual'è la differenza? Esistono due metodi di produzione distinti? |
| Seymour Cutler -- Tacoma, Washington (USA) |
| Le denominazione Chianti e Chianti Classico sono utilizzate per identificare la zone di provenienza di questo famoso vino della Toscana. Il Chianti Classico proviene dalla zona storicamente tradizionale e si estende da nord di Siena fino a sud di Firenze. Le bottiglie di Chianti Classico sono solitamente riconoscibili grazie all'etichetta Gallo Nero, solitamente applicata sul collo della bottiglia. Il Chianti è invece prodotto in una zona molto più estesa e prevede attualmente sette zone di produzione: Colli Fiorentini, Rufina, Montalbano, Montespertoli, Colli Senesi, Colli Aretini e Colline Pisane. Le uve con cui si producono questi vini sono in genere le stesse, tradizionalmente Sangiovese, Canaiolo Nero, Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca, tuttavia la maggioranza della produzione è basata in prevalenza sull'uva Sangiovese, spesso in purezza, oppure con l'aggiunta di altre uve, non tradizionali per la zona del Chianti, come il Cabernet Sauvignon o il Merlot. |
| Ho letto che con le uve rosse è possibile fare vino bianco. Com'è possibile visto che il vino prodotto con queste uve è generalmente rosso e spesso piuttosto scuro? |
| Sylvie Feuillerat -- Saint-Jean de Duras (Francia) |
| Produrre vini bianchi con uve rosse è perfettamente possibile. Questa tecnica, applicabile a qualunque tipologia di vino, è principalmente utilizzata per la produzione di vini spumanti, come per esempio lo Champagne. Il colore dei vini rossi è principalmente determinato dalle sostanze coloranti presenti nelle bucce dell'uva e che vengono cedute al mosto durante la macerazione o la fermentazione. Nel caso in cui il mosto delle uve rosse viene immediatamente separato dalle bucce dopo la pigiatura, il vino risultante sarà bianco, proprio come se fosse stato prodotto da uve bianche. In genere i vini prodotti in questo modo prendono il nome di blanc de noirs. |
CileBeneficiato da un clima praticamente di tipo mediterraneo, il paese è prevalentemente orientato alla produzione di vini varietali prodotti con uve internazionali |
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Il Cile, oltre ad essere considerato il più importante paese vinicolo del Sud America, è anche storicamente considerato fra i primi paesi dell'emisfero meridionale dove si è iniziata coltivazione dell'uva. Dopo un lungo periodo di decadenza, il Cile ha orientato la propria produzione vinicola sulle varietà cosiddette internazionali riuscendo a creare con queste uve vini che presentano caratteristiche tali da essere considerati tipici. Una curiosa caratteristica del Cile è l'assenza di certe malattie della vite, che in altre parti del mondo hanno commesso veri e propri scempi, come la temibile fillossera e la peronospora. La ragione di questa immunità, pare sia dovuta all'ottima e naturale barriera offerta dalla catena montuosa delle Ande e dall'Oceano Pacifico, condizioni che hanno impedito a questi flagelli di penetrare all'interno del paese.
La coltivazione della vite e la produzione di vino nel Cile furono introdotti dai missionari Spagnoli nel 1550 circa. Si ritiene che le piante o i semi della vite provenissero dal Perù oppure dal Messico, tuttavia si trattava di specie di uva introdotta precedentemente dagli Spagnoli in quei paesi. Il motivo per il quale la vite e il vino venivano introdotti nei paesi dell'America Latina è praticamente lo stesso per il quale si diffuse la vite in Europa. Il vino era un elemento essenziale per la celebrazione delle liturgie Cristiane e pertanto i missionari erano soliti portare con loro la vite con la quale produrre vino. Con molta probabilità, l'uva introdotta dai missionari Spagnoli in Cile era il Pais, un'uva a bacca rossa ancora diffuso nel paese e con il quale si producono vini rossi piuttosto ordinari, probabilmente riconducibile all'uva Mission introdotta dai missionari sia in California sia in altri paesi dell'America del Sud. La coltivazione della vite in Cile non ebbe vita facile, i vigneti furono inizialmente devastati dalle popolazioni native, tuttavia si riuscì ad avviare una solida attività vitivinicola nell'area di Santiago e per più di quattro secoli e fino ai giorni nostri rappresenta la zona principale del Cile. Nel XVII secolo gli Spagnoli, con lo scopo di tutelare i loro interessi commerciali relativi all'esportazione del vino in America Latina, vietarono l'impianto di nuovi vitigni, tuttavia l'iniziativa non ebbe effetti determinanti per lo sviluppo dell'enologia locale. Questo divieto diede luogo a veri e propri incoraggiamenti da parte delle autorità locali in modo da favorire la coltivazione della vite, e quindi la produzione di vino, con il risultato di avviare numerose attività che avevano l'esplicito scopo di produrre vino. Nonostante la presenza di numerose estancias, cioè di fattorie, la fama del vino Cileno era nota per la loro ingente quantità e per il loro basso prezzo piuttosto che per la qualità. Lo slancio verso la produzione di qualità fu avviato per opera del Francese Claudio Gay che convinse il governo Cileno di realizzare la Quinta Normal, una serra sperimentale per la coltivazione di esemplari di piante esotiche e di Vitis Vinifera, la vite Europea dalla quale si produce vino. Era il 1830. Questo evento rappresenta di per sé un fatto di eccezionale importanza storica, perché costituisce la prova che in Cile furono introdotte specie di viti Europee prima della comparsa dell'oidio e della fillossera che, com'è noto, produssero ingenti danni in tutto il vecchio continente. Il fatto è eccezionale perché il Cile è l'unico paese vinicolo del mondo in cui né l'oidio né la fillossera sono mai comparsi, pertanto gli esemplari Cileni, che non necessitano di un piede americano immune alla fillossera, com'è invece necessario in Europa, sono da considerarsi come rari esemplari integri della vite originale. Il vero impulso verso il cambiamento dell'enologia Cilena si verificò dopo l'indipendenza dalla Spagna, quando nel Cile cominciarono ad arrivare i vini Europei, nettamente diversi da quelli prodotti nel paese, e che suscitarono un vivido interesse nei produttori tanto da cercare di produrre vini simili. In particolare, fu Ochagavía Echazarreta che nel 1851 importò personalmente in Cile diversi esemplari di viti dalla Francia e convinse un'enologo Francese a seguirlo nel suo paese e ad aiutarlo a produrre vino da quelle uve. Fu un evento fondamentale perché costituì di fatto l'avviamento dell'enologia moderna Cilena fortemente basata sulle cosiddette uve internazionali. Il florido e fortunato periodo dell'enologia Cilena iniziò con il declino e la disgrazia dei paesi produttori di vino dell'Europa, devastati dalla fillossera e pertanto incapaci di produrre vino, il Cile era praticamente l'unico paese al mondo che poteva produrre vino grazie alla totale assenza di questo parassita. Il periodo fortunato ebbe termine quando in Europa si adottarono misure preventive contro la fillossera e si riprese a produrre vino di qualità. Un periodo di declino che si è protratto fino agli anni '80 del secolo scorso anche a causa del regime politico del paese. Il ritorno della democrazia in Cile fece emergere la strategica importanza economica e commerciale del vino e negli anni che seguirono il 1987 si verificò una vero e proprio rilancio dell'enologia Cilena; furono piantati nuovi vigneti con il chiaro scopo di produrre vini di qualità, un obiettivo che sembra essere sempre più concretamente perseguito dal Cile e brillantemente testimoniato dai suoi vini, oramai esportati in tutto il mondo.
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Sul sistema di qualità del vino Cileno, ad onore del vero, non c'è molto da dire, nel senso che, come gli Stati Uniti d'America, non ha un sistema rigido di leggi che stabiliscono, per esempio, quali varietà di uve possono essere coltivate in determinate zone o le modalità di vendemmia e di vinificazione. Tuttavia nel 1995 furono introdotte nuove leggi che principalmente riguardano la definizione di regioni vitivinicole e delle loro sotto zone, così come norme da seguire nell'etichettatura delle bottiglie. Il sistema fu sviluppato dal Ministero dell'Agricoltura in collaborazione con i produttori. In particolare il sistema stabilisce quanto segue:
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La produzione enologica del Cile si basa essenzialmente sulle cosiddette uve internazionali e la coltivazione è prevalentemente sviluppata nelle valli che si estendono dalla Valparaiso fino a Bío-Bío. Grazie agli effetti dell'oceano Pacifico e della catena montuosa delle Ande, il clima Cileno è piuttosto mite e le temperature raramente salgono al di sopra dei 32 gradi e le notti di estate sono fresche. Le varietà di uve a bacca bianca prevalentemente coltivate nel paese sono lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc e il Sauvignon Vert, noto anche con il nome di Sauvignonnasse, mentre le uve a bacca rossa includono il Cabernet Sauvignon, il Carmenère, il Merlot e il Pais, la prima uva ad essere coltivata in Cile e usata per la produzione di vini ordinari. Le zone principali di produzione sono da individuarsi, a nord, nelle valli di Aconcagua e Casablanca, mentre nel centro troviamo le valli di Maipo, Rapel, Curicó e Maule, che insieme formano la cosiddetta Valle Centrale. Al sud troviamo due valli, Bío-Bío e Itata, di minore importanza rispetto alle precedenti, dove si producono generalmente vini di largo consumo. La zona più famosa e importante del Cile è certamente la valle di Maipo, nelle vicinanze di Santiago, una delle più antiche regioni vinicole del paese. Una zona che recentemente sta dimostrando pregevoli qualità è la Valle di Casablanca, in prossimità dell'oceano Pacifico, questa zona sembra possedere eccellenti qualità tanto da essere considerata come una delle zone che in futuro sarà probabilmente il riferimento dell'enologia Cilena, in particolare per i vini bianchi a base di Chardonnay e Sauvignon Blanc. A nord della Valle di Casablanca si trova la Valle di Aconcagua, caratterizzata da un clima piuttosto caldo, che si sta rivelando piuttosto interessante per la produzione di vini a base di Merlot e Cabernet Sauvignon. Uno degli aspetti positivi per la viticoltura Cilena è la considerevole disponibilità di acqua, in pratica si tratta di neve che si scioglie dalle cime della Ande per poi scaricarsi nell'oceano Pacifico, e che rappresenta una preziosa risorsa per l'irrigazione dei vigneti. Tuttavia questa enorme quantità di acqua, che consentirebbe di ottenere ricchi e cospicui raccolti, e quindi uve di discreta qualità, necessita di una sistematica e concreta canalizzazione in modo da evitare eccessive irrigazioni che potrebbero favorire la sovrapproduzione delle viti. Per questa ragione molti produttori di qualità hanno installato nei propri vigneti dei sistemi di irrigazione a goccia controllati in modo da evitare i rischi di un raccolto di notevoli quantità ma di scarsa qualità. I migliori vini prodotti in Cile sono probabilmente quelli a base di Cabernet Sauvignon, disponibili in diverse fasce di prezzo, da quelli più correnti e poco costosi, fino a quelli eleganti e raffinati con prezzi decisamente più alti. Fra i vini bianchi spicca certamente lo Chardonnay, prevalentemente per la grande quantità che si produce rispetto agli altri vini bianchi, tuttavia si possono trovare dei buoni vini fatti con questa uva. Di recente stanno emergendo anche i bianchi prodotti con Sauvignon Blanc, anche se, ad onore del vero, non tutti i Sauvignon Blanc prodotti in Cile sono fatti con quest'uva. Spesso si tratta Sauvignon Vert, o Savignonnasse, purtroppo mai o raramente indicato in etichetta. Anche i vini prodotti con uve Merlot, in crescita dal punto di vista qualitativo, nascondono la stessa insidia perché talvolta si tratta di Carmenère e, come per il Sauvignon Blanc, questo non viene riportato in etichetta. Va comunque osservato che molti produttori stanno cercando di fare chiarezza su questi aspetti conducendo indagini sul DNA delle proprie uve in modo da identificare esattamente la varietà e riportarla chiaramente in etichetta.
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I DifettiLa qualità di un vino si determina anche grazie all'assenza di difetti, una condizione essenziale per tutti i grandi vini |
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Anche se oramai la tecnologia enologica consente di produrre vini di qualità, talvolta si possono incontrare difetti che possono compromettere in modo determinante sia la valutazione, sia la qualità. Parlare di difetti, anche gravi, nei vini sembra essere oggi un argomento piuttosto inconsueto in quanto il verificarsi di queste condizioni sono sempre più rare, tuttavia un degustatore di vini dovrebbe essere capace di riconoscere i vari difetti, almeno quelli più frequenti, e conseguentemente stabilire la qualità del vino. La qualità del vino, com'è fin troppo ovvio ed evidente, si esprime anche attraverso l'assenza di difetti e, in particolare, con la presenza di requisiti che favoriscono la qualità.
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Trovare un vino che presenti dei difetti nell'aspetto è oramai piuttosto raro. Grazie alle corrette e moderne pratiche enologiche, i vini prodotti sono limpidi e cristallini, con una totale assenza di sostanze o condizioni tali da pregiudicarne l'aspetto. Si può affermare che certi difetti e certe malattie che compromettevano l'aspetto e la gradevolezza estetica del vino sono praticamente scomparse, la loro presenza in un vino, oltre a costituire un fatto piuttosto eccezionale, sono anche il segno di una vinificazione approssimativa e grossolana. Un vino, che può considerarsi di qualità almeno nel suo aspetto, deve essere sempre limpido e la presenza di sostanze in sospensione è sempre e comunque un fattore negativo che compromette la sua qualità. Tuttavia è necessario sottolineare che talvolta la presenza di particelle in sospensione, nella bottiglia, mai nel bicchiere, sono da considerarsi normali e non pregiudicano la qualità del vino. Può talvolta accadere che nella bottiglia si sviluppi sul fondo uno strato di sedimenti e che in genere sono da considerarsi come una naturale conseguenza o reazione in relazione a specifici eventi. Nei vini rossi, soprattutto in quelli che sono destinati a lunghi affinamenti e ricchi di tannini e di estratti, è piuttosto normale che si formi sul fondo uno strato di sedimenti che in realtà sono costituiti da tannini polimerizzati, e diventando più pesanti e meno solubili, si depositano sul fondo. Questo non può essere considerato come difetto perché, oltre ad essere assolutamente una naturale conseguenza dell'affinamento di questi vini, una opportuna decantazione restituisce un vino perfettamente limpido. Un altro fenomeno che può generare sedimenti è relativo alla precipitazione dei cosiddetti tartrati, riscontrabile prevalentemente nei bianchi e nei rosati, è provocato da uno shock termico a seguito di un repentino e prolungato raffreddamento del vino. Il deposito di tartrati si riconosce dalla presenza di cristalli trasparenti sul fondo della bottiglia, piuttosto pesanti, e difficilmente si troveranno in sospensione nel vino. Pur essendo un difetto perdonabile, la precipitazione dei tartrati è pur sempre un fattore che pregiudica la gradevolezza estetica del vino e va pertanto evitata. Cause che invece pregiudicano realmente l'aspetto del vino, in modo specifico la sua limpidezza, riguardano tutti eventi legati alla scarsa stabilizzazione del vino o da rifermentazioni avvenute in bottiglia. Il fenomeno, in verità, è oramai piuttosto raro, tuttavia ci sono casi in cui può essere ancora rilevato. Questo intorbidimento è dovuto principalmente da due cause distinte: rifermentazione alcolica e rifermentazione malolattica, entrambe avvenute in bottiglia. La rifermentazione alcolica in bottiglia si verifica quando il vino viene imbottigliato non perfettamente stabilizzato e quanto contiene ancora zucchero non fermentato. La rifermentazione malolattica è invece causata dalla presenza di microrganismi che trasformano l'acido malico in acido lattico. Entrambi i fenomeni possono dare luogo ad intorbidimento del vino in quanto, nel caso della rifermentazione alcolica, i saccaromiceti trasformano lo zucchero in alcol, e come sottoprodotto, anidride carbonica, mentre nel caso della rifermentazione malolattica, i batteri lattici trasformano l'acido malico in acido lattico e, come sottoprodotto, anidride carbonica. In entrambi i casi, al termine della rifermentazione, i microrganismi muoiono e si depositano nel fondo della bottiglia presentandosi come uno strato farinoso e sabbioso, intorbidendo il vino. In entrambi i casi il vino, oltre ad essere velato o torbido, a seconda dell'entità del fenomeno, risultano essere anche leggermente frizzanti. Esistono anche altre cause che pregiudicano l'aspetto visivo del vino, come le cosiddette casse (rotture) e altre malattie, come la fioretta, che sono oramai rare e pertanto estremamente, se non impossibile, difficili da incontrare. Un altro difetto che può essere rilevato nell'aspetto del vino è l'atipicità del suo colore, tendenti al marrone sia per i vini bianchi, sia per i vini rossi, segno di una forte ossidazione oppure di una condizione di vita del vino che ha oltrepassato ogni stato di bevibilità, in altre parole, un vino che è decrepito e vecchio. La causa di questo difetto è da ricercarsi nella cattiva pratica di conservazione delle bottiglie oppure nell'eccessivo prolungamento della maturazione in bottiglia. In questo caso specifico è molto probabile che il vino, oltre ad essere poco gradevole alla vista, risulti anche sgradevole al gusto e talvolta anche al naso. Si deve inoltre osservare che l'ossidazione, quando viene rilevata in vini giovani, è un difetto grave da attribuire alla scarsa cura del produttore.
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A differenza dei difetti visivi, quelli olfattivi sono più frequenti e, quando sono presenti, pregiudicano in modo determinante la qualità del vino. Fra i principali e più temuti difetti che colpiscono gli aromi di un vino, troviamo il cosiddetto odore di tappo, un difetto che colpisce circa il 5-7% di tutto il vino messo in commercio e riguarda unicamente le bottiglie chiuse con tappi di sughero. Questo difetto si sviluppa a causa del 2,4,6--tricloroanisolo, o semplicemente tricloroanisolo, abbreviato con 246--TCA o TCA, che si manifesta nel sughero in conseguenza di cause difficilmente prevedibili. Descrivere l'odore di tappo è piuttosto difficile, tuttavia una volta che si incontra difficilmente si dimentica. L'odore di questo difetto può essere descritto come un insieme di odori che ricordano muffa, cartone o giornali bagnati e sostanze organiche in putrefazione. L'odore di tappo è certamente il difetto olfattivo più comune e noto, tuttavia esistono anche altri difetti, a direi il vero non molto comuni anche grazie alle moderne pratiche enologiche, ed è comunque importante saperli riconoscere quando questi sono presenti nel vino. L'origine di questi difetti è pertinente alla chimica organica e pertanto la spiegazione dei fenomeni chimici responsabili di questi odori viene volutamente omessa in questo articolo. Va comunque osservato che certi odori sgradevoli, e quindi difetti olfattivi, quando sono presenti in minime quantità possono risultare gradevoli a certi individui e, in questo caso specifico, è proprio il caso di ricordare il celebre detto dei Latini De Gustibus Non Est Disputandum (Sui gusti non si discute). Va inoltre ricordato che la percezione di tutti gli odori, e quindi anche dei difetti, è soggettiva e dipende anche dalla soglia minima di percezione di ogni individuo. L'elenco che segue riporta i difetti olfattivi più comuni, unitamente alle cause che li generano e le caratteristiche che ne permettono il riconoscimento.
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I difetti che si riscontrano al gusto sono in genere anticipati dall'analisi olfattiva: un vino che presenta degli aromi sgradevoli, con molta probabilità avrà anche un cattivo sapore. Questo diventa molto evidente con tutti quei odori sgradevoli, come per esempio lo spunto, che sono facilmente confermati in bocca. Va comunque osservato che un vino che risulti essere troppo tannico o con una tendenza ai sapori amari non sarà in nessun caso anticipato dal naso o dal suo aspetto. Va ricordato che, soprattutto nel caso dei tannini, questa può essere una caratteristica voluta dal produttore e che ha previsto per quel vino un lungo periodo di affinamento prima di essere consumato. In questo caso specifico è improprio parlare di difetto, piuttosto si deve considerare quel vino aperto con troppo anticipo e pertanto acerbo. Un'ulteriore permanenza di qualche anno in bottiglia renderà certamente lo stesso vino meno aggressivo e più equilibrato. La massiccia presenza di tannini, o di qualunque altro elemento gustativo, come per esempio l'acidità o l'alcolicità, influisce direttamente sulla determinazione dell'equilibrio; un vino con scarso equilibrio può a tutti gli effetti considerarsi come difettoso, cioè carente di un aspetto fondamentale per la qualità. Anche la persistenza, cioè la quantità di tempo in cui le sensazioni gusto-olfattive del vino sono percettibili dopo la sua deglutizione, può essere considerata un difetto quando questa non è sufficientemente lunga e si consuma nell'arco di pochi secondi. Va osservato che questa caratteristica è da considerarsi una carenza di qualità piuttosto che un difetto vero e proprio, quello che è certo è che un vino corto, cioè carente in persistenza, risulta essere deludente e pertanto può essere considerato come un difetto anche se di minore entità. Un vino che risulti essere corto non significa che questo sia stato fatto con metodologie enologiche di discutibile o scarsa qualità, è pur vero che la persistenza viene, per così dire, costruita sia in vigna che in cantina, si deve però ricordare che la quantità di tempo in cui un vino rimane chiaramente percettibile in bocca dopo la sua deglutizione dipende anche dalle varietà di uve utilizzate e dalle condizioni meteorologiche dell'anno, non da ultimo, dalle rese per ettaro prodotte durante la vendemmia.
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I Vini del Mese |
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Colli Piacentini Ortrugo Paolo III Farnese 2002 |
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| Testa (Italia) | |
| Uvaggio: Ortrugo | |
| Prezzo: € 5,00 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un bel colore giallo paglierino scarico e sfumature giallo verdolino, molto trasparente ed evidente effervescenza. Gradevole profilo olfattivo prevalentemente fruttato, con intensi e piacevoli aromi su cui domina la banana. Si percepiscono inoltre buoni aromi di acacia, ginestra, litchi, mela verde, pera e pesca. In bocca rivela una piacevole effervescenza e buona corrispondenza con il naso. Fresco e intenso, questo vino è piacevole ed equilibrato. Il finale è persistente con piacevoli ricordi di banana, pera e mela verde. | |
| Abbinamento: Aperitivi, Risotti e paste di pesce o verdure | |
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Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetić 2000 |
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| Masciarelli (Italia) | |
| Uvaggio: Trebbiano d'Abruzzo | |
| Prezzo: € 25,00 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un colore giallo dorato e sfumature giallo paglierino, molto trasparente. Al naso denota un'evidente impronta di legno che lascia comunque spazio anche alla percezione degli altri aromi. Si riconoscono buoni e intensi aromi, prevalentemente di frutta, fra cui la banana, biancospino, mela, nocciola, pera, tostato e vaniglia. In bocca rivela una buona corrispondenza con il naso e un ottimo equilibrio. L'alcol, presente in buona quantità, è ben bilanciato dall'acidità del vino. Il finale è molto persistente con lunghi ricordi di aromi di legno, pera e banana. Un vino ben fatto, fermentato in barrique e affinato per 22 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Carne bianca arrosto, formaggi freschi, paste ripiene | |
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Critone 2002 |
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| Librandi (Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay (90%), Sauvignon Blanc (10%) | |
| Prezzo: € 6,00 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un colore giallo paglierino e sfumature di giallo paglierino, molto trasparente. Al naso rivela eleganza, raffinatezza e personalità con un netto e intenso aroma di banana a cui seguono intensi e buoni aromi di acacia, albicocca, kiwi, litchi, mela, pera e pesca. In bocca è ottimamente corrispondente al naso, molto equilibrato con alcol bel bilanciato dall'acidità e sapori intensi. Il finale è persistente con piacevoli ricordi di banana, kiwi, pera e pesca. Un vino veramente ben fatto. Critone viene prodotto con fermentazione a temperatura controllata. | |
| Abbinamento: Crostacei, Pasta e risotto di pesce, pesce alla griglia o arrosto | |
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Valtellina Superiore Prestigio 1999 |
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| Triacca (Italia) | |
| Uvaggio: Nebbiolo | |
| Prezzo: € 23,00 - 30,00 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Il naso presenta aromi intensi e puliti con una prevalenza di violetta a cui seguono aromi di amarena, confettura di fragole, lampone, liquirizia, mirtillo e un lieve accenno di pepe. In bocca rivela una buona corrispondenza con il naso e un attacco leggermente alcolico tuttavia ben equilibrato dai tannini. Il finale è persistente con piacevoli ricordi di violetta, amarena e confettura di fragole. Un vino ben fatto prodotto con uve Nebbiolo lasciate appassire sulla vite per 25-30 giorni ed è affinato in barrique nuove per 12 mesi e per 8 mesi in bottiglia. | |
| Abbinamento: Formaggi stagionati, Arrosti di carne, Brasati, Stufati, Selvaggina | |
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Valtellina Sforzato 1999 |
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| Triacca (Italia) | |
| Uvaggio: Nebbiolo | |
| Prezzo: € 22,00 - 28,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso rivela aromi puliti, netti e intensi di violetta e amarena a cui seguono confettura di fragole, lampone, mirtillo e mora. In bocca si presenta con un attacco leggermente alcolico ma comunque equilibrato dai tannini, buona corrispondenza con il naso, di buon corpo e sapori intensi. Il finale è persistente con netti e puliti ricordi di violetta, mora e mirtillo. Questo vino è prodotto con uve Nebbiolo appassite e viene affinato in botte per 18 mesi e in bottiglia per 3 mesi. | |
| Abbinamento: Formaggi stagionati, Arrosti di carne, Brasati, Selvaggina | |
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Controguerra Rosso Lumen 1999 |
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| Dino Illuminati (Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano (70%), Cabernet Sauvignon (30%) | |
| Prezzo: n.d. | Punteggio: |
| Il vino ha un un intenso colore rosso rubino e sfumature di rosso rubino, poco trasparente. Al naso rivela buona personalità con intensi, eleganti e puliti aromi di amarena, cacao, finocchio, fragola, lampone, liquirizia, mora, noce di cocco, prugna e vaniglia su un lieve tocco di menta. In bocca è molto equilibrato e molto corrispondente al naso, di buon corpo e con sapori intensi e puliti. Il finale è persistente con piacevoli e puliti sapori di mora, prugna e amarena. Un vino ben fatto prodotto con macerazione sulle bucce per 15 giorni e un affinamento in barrique per circa 18 mesi a cui segue un affinamento per 12-14 mesi in bottiglia. | |
| Abbinamento: Brasati o stufati con funghi, Selvaggina, Arrosti di carne, Formaggi stagionati | |
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Montepulciano d'Abruzzo Zanna 1998 |
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| Dino Illuminati (Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano | |
| Prezzo: n.d. | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un colore rosso rubino senza cedimenti, abbastanza trasparente. Al naso rivela personalità e aromi puliti e intensi di amarena, ciliegia, lampone, mirtillo, prugna, vaniglia e violetta. In bocca è molto equilibrato con un'ottima corrispondenza con il naso. Di buon corpo, i tannini sono ben bilanciati dall'alcol, con intensi e buoni sapori. Il finale è persistente con ricordi di prugna, amarena e mirtillo. Un vino ben fatto che viene prodotto con fermentazione in acciaio a temperatura controllata a cui segue un affinamento in botte per 24-26 mesi. | |
| Abbinamento: Brasati o stufati con funghi, Selvaggina, Arrosti di carne, Formaggi stagionati | |
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Aglianico del Vulture Carato Venusio 1999 |
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| Cantina di Venosa (Italia) | |
| Uvaggio: Aglianico | |
| Prezzo: € 13,00 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature di rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso si percepiscono aromi puliti e in prevalenza di frutta come amarena, mirtillo, mora, prugna e violetta. In bocca rivela una buona corrispondenza con il naso, buon corpo e buon equilibrio. Il finale è persistente con ricordi di amarena, mora e prugna. Carato Venusio è affinato in botte per 12-18 mesi a cui segue un affinamento in bottiglia per 6 mesi. | |
| Abbinamento: Carne con funghi, Formaggi stagionati, Carne arrosto, Carne alla griglia | |
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Gravello 1999 |
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| Librandi (Italia) | |
| Uvaggio: Gaglioppo (60%), Cabernet Sauvignon (40%) | |
| Prezzo: € 18,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino e sfumature di rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso rivela un'elegante personalità con aromi intensi e puliti di amarena, carruba, cioccolato, confettura di mirtilli, fragola, liquirizia, prugna e vaniglia sun un piacevole fondo di pepe e mentolo. In bocca esprime una piacevole struttura e piacevoli sapori, molto corrispondenti al naso, eccellente equilibrio e buon corpo con tannini ben bilanciati dall'alcol. Il finale è persistente con piacevoli e puliti ricordi di amarena, prugna e fragola. Un vino ben fatto. Questo vino è prodotto con macerazione delle bucce per 10-15 giorni ed è affinato in barrique per 12 mesi e per 6 mesi in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Formaggi stagionati e piccanti, Carne arrosto, Brasati | |
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Montepulciano d'Abruzzo Marina Cvetić 1999 |
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| Masciarelli (Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano | |
| Prezzo: € 15,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature di rosso rubino, poco trasparente. Al naso rivela sicura personalità con aromi intensi, netti, puliti ed eleganti. Si riconoscono aromi di amarena, cioccolato, confettura di prugne, lampone, liquirizia, mora, pepe, ribes e vaniglia. In bocca mostra subito il suo spessore e la sua struttura, un attacco lievemente tannico prontamente bilanciato dall'alcol, presente in buona quantità. Molto corrispondente al naso con sapori intensi e puliti. Il finale è molto persistente e lungo con piacevoli e netti ricordi di confettura di prugne, ribes, amarena e mora. Un grande vino ben fatto. Questo vino è prodotto con macerazione delle bucce per 20-30 giorni e una fermentazione in botte per circa 15-20 giorni. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Brasati, Stufati, Formaggi stagionati | |
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Rosso La Fabriseria 2000 |
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| Tedeschi (Italia) | |
| Uvaggio: Corvina (30%), Corvinone (30%), Rondinella (30%), Cabernet Sauvignon (5%) Molinara, Rossignola, Oseleta, Negrara, Dindarella (5%) | |
| Prezzo: € 20,00 | Punteggio: |
| Il vino presenta un intenso colore rosso rubino con sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Il naso rivela grande personalità con aromi puliti, eleganti ed intensi. Si percepiscono aromi di cacao, cioccolato, confettura di amarene, confettura di mirtilli, confettura di prugne, cuoio, liquirizia, mirtillo, mora, vaniglia e viola appassita. In bocca si presenta con un attacco alcolico e tannico ma comunque ben equilibrato e con un'ottima corrispondenza con il naso. Grande struttura e sapori molto intensi. Il finale è molto persistente con lunghi e piacevoli ricordi di confettura di prugne, confettura di amarene, confettura di more e cacao. Un grande vino. La Fabriseria è affinato in barrique per 1 anno e per 6 mesi in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Formaggi stagionati, Carni arrosto, Brasati, Stufati | |
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Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 1999 |
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| Tedeschi (Italia) | |
| Uvaggio: Corvina (30%), Corvinone (30%), Rondinella (30%), Molinara, Rossignola, Oseleta, Negrara, Dindarella, Croatina, Forselina (10%) | |
| Prezzo: € 36,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un intenso colore rosso rubino e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso denota una grandissima personalità con aromi eleganti, netti e puliti. Si percepiscono intensi e buoni aromi di cacao, carruba, confettura di amarene, confettura di lamponi, confettura di prugne, cuoio, liquirizia, vaniglia e violetta. In bocca si presenta con un attacco alcolico e tannico ma comunque ben equilibrato e con un'eccellente corrispondenza al naso. Un vino di grande struttura e con sapori molti intensi. Il finale è molto persistente e lungo con netti e piacevoli ricordi di confettura di amarene, prugne e cacao. Un grandissimo vino. Questo Amarone è affinato in barrique per 2 anni e per 6 mesi in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Formaggi stagionati, Carni arrosto, Brasati, Stufati | |
ArgiolasIn Sardegna, affascinante isola del Tirreno, in una terra ricca di storia, arte e tradizioni, si producono grandi vini frutto della terra e espressione del territorio |
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Lasciata Cagliari, ci si addentra nel morbido entroterra mediterraneo e dopo circa venti chilometri si incontra il territorio di Serdiana, il cui antico nome pare essere Xerdiani, una località ricca di cedri, la cui essenza profumava i riti religiosi dei monaci greci. Le felici condizioni climatiche, la fertilità della terra e l'abbondanza della acque resero questa contrada molto favorevole all'insediamento umano fin dai tempi della preistoria. A tre chilometri dall'abitato, circondata da vigneti e olivi secolari, sorge l'antica chiesa di Santa Maria di Sibiola, eretta nella prima metà del XII secolo dai Vittorini di Marsiglia, la dove prosperava un centro agricolo guidato dall'attiva presenza dei Monaci Benedettini e che ancora, l'8 settembre di ogni anno, si anima per l'occasione di una suggestiva festa campestre. Proprio in questi luoghi, a Serdiana, sessanta anni fa Antonio Argiolas creò le aziende che oggi i figli Franco e Giuseppe seguono con la medesima passione paterna e una visione moderna della viticoltura e dell'enologia. Antonio Argiolas diede vita alla sua passione ricollegandosi, nella coltivazione della vite e dell'olivo, alle antiche tradizioni della civiltà mediterranea, cantate da Plinio il Vecchio, Columella e Orazio.
Oggi le cantine Argiolas, gestite e condotte con estrema professionalità si prefiggono come obiettivo principale la qualità. Nella cantina di Serdiana, dotata di moderne attrezzature per la vinificazione, conservazione e maturazione in barrique per i suoi rossi più pregiati, vengono inviate le uve prodotte nei vigneti situate nelle vicinanze e nei territori di Selegas, Siurgus Donigala e Guamaggiore. A Senorbì, centro della Trexenta, una regione anticamente molto popolosa tanto da contare trecento villaggi, si raggiunge la tenuta Is Arais, in agro di Siurgus. Nel settore meridionale di questa zona sorgono invece le tenute Turriga, Is Argiolas e Unghera. Proprio in queste terre più di sessanta anni fa Antonio Argiolas, oggi novantaseienne, inizia a percorrere quella strada, continuata dai figli Franco e Giuseppe, e che porterà la sua cantina ad occupare oggi il secondo posto nel panorama enologico e vitivinicolo della Sardegna. Il vero slancio dell'azienda si ha all'inizio degli anni '80 dello scorso secolo, in un periodo in cui la Comunità Europea invitava all'espianto e alla riconversione dei vigneti, Antonio Argiolas coinvolge i suoi figli nell'azienda e, mentre le altre aziende vitivinicole si dedicano ad altre colture, gli Argiolas, con determinazione, decidono di continuare l'opera del padre e di puntare decisamente verso la qualità. Uno sforzo che oggi li ripaga ampiamente e i loro vini sono la chiara testimonianza che avevano ragione. Decidono quindi di operare ingenti investimenti economici concentrandosi sulla riqualificazione dell'azienda, adottano nuovi processi di produzione, pur sempre nel rispetto delle tradizioni e delle potenzialità del territorio, ristrutturano la cantina, adottano le più moderne tecnologie e chiamano a collaborare con la loro azienda uno dei più grandi enologi Italiani, e certamente anche del mondo, Giacomo Tachis. Il cammino è stato avviato e ci sono tutte le premesse per una produzione di qualità. In quei anni gli Argiolas investono anche sulla coltivazione sperimentale di uve internazionali e nazionali, e poco più tardi, decidono di dedicarsi esclusivamente alle varietà di uve autoctone della Sardegna con lo scopo di valorizzare pienamente le loro eccelse qualità. Riescono anche a recuperare il Bovale Sardo, o Bovaleddu, un'uva a bacca rossa che era probabilmente destinata a scomparire e che oggi è utilizzata con successo nei due vini rossi di punta dell'azienda: il Turriga e il Korem. Oggi l'azienda sta nuovamente puntando su un altro vitigno locale e che ha già dimostrato buone potenzialità in questo territorio: il Carignano, un'uva a bacca rossa che si affianca alla politica aziendale della rivalutazione delle uve autoctone. La qualità per Argiolas ha inizio in vigna e, successivamente, con la vendemmia, condotta con le più scrupolose attenzioni, le uve vengono raccolte e subito inviate in cantina, dotata delle più moderne tecnologie enologiche. Qui, grazie all'opera dell'enologo Mariano Murru e alla consulenza di Giacomo Tachis, nascono i grandi vini di Argiolas. La ricca tradizione Sarda si rispecchia anche nei nomi dei vini scelti dagli Argiolas: Turriga, Korem, Cerdeña, Angialis, S'elegas, sono solo alcuni esempi di nomi che identificano le zone di produzione, o che sono comunque legati ad aspetti tradizionali, culturali e storici della zona. Parlare di Argiolas significa parlare in primis del loro più celebre vino, il Turriga, certamente non l'unico prodotto che degnamente rappresenta la cantina. Questo vino è prodotto con le uve raccolte nel vigneto Turriga, da cui il nome del vino, nella zona di Selgias. In questo vino si ritrova l'essenza delle uve Sarde in quanto non sono presenti varietà internazionali, a testimonianza che anche le uve autoctone, vero patrimonio di ogni territorio, sono capaci di creare dei e veri e propri fuoriclasse. Cannonau, Carignano, Bovale Sardo e Malvasia nera, con una produzione di circa 1 Kg per ceppo, danno vita a questo importante e interessante vino rosso. Il mosto viene fatto macerare sulle bucce per 16-18 giorni e l'affinamento viene svolto in barrique nuove di rovere francese (Tronçais e Allier) per circa 18 mesi. Un altro vino di casa Argiolas di sicuro interesse e di sicura personalità, è l'ultimo vino prodotto in cantina, il Cerdeña, un bianco prodotto con uva Vermentino alla quale si aggiungono piccole quantità di altre uve locali. Il vino, che porta il nome dell'isola nella lingua Catalana, si ottiene da pressatura soffice delle uve e il mosto fiore svolge la fermentazione primaria e secondaria in botti di rovere Francese a cui segue un affinamento, sempre in barrique, per 6-8 mesi oltre ad un affinamento in bottiglia per altri 6-8 mesi.
Turriga e Cerdeña non sono gli unici vini di rilievo di Argiolas. Un altro rosso di rilievo è il Korem, un vino che sta riscuotendo sempre più chiari successi e che fu servito nell'estate dello scorso anno per il brindisi in occasione del quarantennale della Costa Smeralda. Korem è prodotto in prevalenza con Bovale Sardo e Carignano e una piccola quantità di Cannonau. Il mosto viene fatto macerare nelle bucce per circa 10-12 giorni e fermentato in vasi vinari di cemento a cui segue un affinamento di 10-12 mesi in barrique. Completa la maturazione in bottiglia per circa 6 mesi e quindi è pronto per essere immesso nel mercato. Un altro vino, che esalta le qualità di un'uva locale, il Nasco, è Angialis. Si tratta di una eccellente vendemmia tardiva prodotta con Nasco, un'uva a bacca bianca, e piccole aggiunte di Malvasia di Cagliari, entrambe portate a surmaturazione. La fermentazione di questo vino, a causa dell'alta densità del mosto, è lenta e difficoltosa. Il vino viene fatto successivamente decantato e affinato in barrique per alcuni mesi. La produzione della cantina Argiolas si completa, per i bianchi, con S'elegas, prodotto con uva Nuragus, Costamolino prodotto con Vermentino, Argiolas Bianco prodotto con Vermentino e altre piccole aggiunte di uve locali a bacca bianca, mentre per i rossi troviamo Costera prodotto con Cannonau e Perdera prodotto con uva Monica. Anche i vini rosati sono rappresentati in Argiolas con il vino SerraLori prodotto con Cannonau, Monica, Carignano e Bovale Sardo. Infine, con le vinacce del Turriga, si produce una grappa che porta lo stesso nome. I vini di Argiolas sono oramai affermati in ogni angolo del mondo e sono presenti in ogni continente. L'Europa è stato il primo mercato estero, in particolare la Svizzera, e oggi i vini Argiolas sono anche presenti in Germania, Olanda, Russia e Norvegia, in America li troviamo in Canada, negli Stati Uniti d'America e in Brasile, in Asia sono presenti in Israele, Giappone, Cina e Thailandia, in Oceania si trovano in Australia e in Nuova Zelanda. Il 40% circa della produzione totale è comunque destinato al mercato Italiano.
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Cerdeña 2001 |
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| Argiolas (Italia) | |
| Uvaggio: Vermentino (95%), Nasco (5%) | |
| Prezzo: € 25,20 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un colore giallo dorato chiaro e sfumature di giallo paglierino, molto trasparente. Il naso rivela personalità con aromi puliti ed eleganti. Si riconoscono buoni e intensi aromi di acacia, ananas, banana, biancospino, ginestra, kiwi, litchi, mela, nocciola, pane tostato e vaniglia su un fondo si aromi di tostatura del legno. In bocca denota una decisa morbidezza comunque bilanciata, con ottima corrispondenza con il naso, sapori intensi e struttura oltre ad una piacevole eleganza. Il finale è persistente con piacevoli e intensi ricordi di nocciola, kiwi, banana e vaniglia. Un vino ben fatto. Cerdeña è fermentato in botte ed è affinato in barrique per 6-8 mesi a cui segue un ulteriore affinamento in bottiglie per 6-8 mesi. | |
| Abbinamento: Carne saltata, Formaggi freschi, Paste ripiene, Pesce arrosto | |
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Angialis 1999 |
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| Argiolas (Italia) | |
| Uvaggio: Nasco (95%), Malvasia di Cagliari (5%) | |
| Prezzo: € 18,50 (500ml) | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un bel colore giallo ambrato brillante e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Al naso esprime una grande personalità con aromi puliti, intensi, eleganti e raffinati di albicocca secca, canditi, caramello, confettura di pesche, fico secco, litchi, miele, scorza di agrumi e vaniglia. In bocca rivela un'eccellente corrispondenza con il naso, una dolcezza molto equilibrata e sapori intensi. Il finale è molto persistente con lunghi e piacevoli ricordi di miele, albicocca secca, litchi e confettura di pesche. Un grande vino. Angialis è affinato in barrique per qualche mese. | |
| Abbinamento: Formaggi stagionati e piccanti, pasticceria secca, crostate di confettura | |
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Korem 2000 |
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| Argiolas (Italia) | |
| Uvaggio: Bovale (55%), Carignano (35%), Cannonau (10%) | |
| Prezzo: € 16,00 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature di rosso granato, abbastanza trasparente. Il naso rivela una grande personalità con aromi molto eleganti, puliti, intensi e persistenti. Si riconoscono aromi di amarena, cacao, ciliegia sotto spirito, confettura di amarene, confettura di more, lampone, liquirizia, mirtillo, prugna, ribes, vaniglia e violetta. In bocca denota un eccellente corrispondenza con il naso e un equilibrio eccellente. Un vino di grande struttura e con sapori intensi. Il finale è molto persistente e lungo con piacevoli e netti ricordi di amarena, mora, prugna e ribes. Un grande vino. Korem è affinato in barrique per 10-12 mesi a cui segue un ulteriore affinamento in bottiglia per 6 mesi. | |
| Abbinamento: Carne arrosti, Selvaggina, Formaggi stagionati, Brasati, Stufati | |
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Turriga 1998 |
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| Argiolas (Italia) | |
| Uvaggio: Cannonau (80%), Carignano (10%), Bovale Sardo e Malvasia Nera (10%) | |
| Prezzo: € 28,85 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un bel colore rosso rubino intenso e sfumature di rosso granato, abbastanza trasparente. Il naso rivela grande personalità con aromi puliti ed eleganti. Si percepiscono intensi e buoni aromi di amarena, cioccolato, confettura di mirtilli, confettura di more, confettura di prugne, liquirizia, vaniglia, viola appassita su un piacevole fondo di pepe. In bocca denota un eccellente corrispondenza con il naso e un equilibrio impeccabile, grande struttura e sapori intensi. Il finale è molto persistente e lungo con piacevoli ricordi di confettura di more, amarena e prugna. Un grande vino. Turriga è affinato per 18 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Carne arrosti, Selvaggina, Formaggi stagionati, Brasati, Stufati | |
| Argiolas - Via Roma, 56/58 - 09040 Serdiana (Cagliari) Tel. 070 740606 Fax 070 743264 - Enologo: Mariano Murru con la consulenza di Giacomo Tachis - Anno fondazione: 1937 - Produzione: 2.400.000 bottiglie - E-Mail: argiolaspa@tin.it - WEB: www.cantine-argiolas.com |
Giornale di Cantina |
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Questa rubrica è riservata ai produttori di vino che intendono rendere note particolari attività produttive, annunciare nuovi prodotti o semplicemente comunicare alla clientela informazioni e promozioni sulla propria attività e i propri prodotti. Inviare le notizie da pubblicare al nostro indirizzo e-mail.
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Presentato Bardiglio, il nuovo vino delle Cantine Miali |
| Si chiama Bardiglio, ed è un blend di Negroamaro (60%) e Malvasia Nera (40%)
della vendemmia 2001. Bardiglio nasce da un'accurata selezione di uve prodotte
da vecchi vigneti allevati ad alberello, sistema di allevamento che garantisce
da una bassa resa di uva per ettaro coltivato (70/80 q.li), e quindi accentuate
caratteristiche organolettiche. Il lungo affinamento in vasche scavate nella roccia, prima, e in bottiglia, poi, origina un vino ideale per la pronta beva ma che ben si presta ad un invecchiamento anche di 5-6 anni. Di colore rosso rubino vivo con riflessi violacei, ha un profumo complesso armonico con sentori di prugna, amarena e chiodi di garofano e un gusto pieno, strutturato e molto equilibrato. È un ideale accompagnamento ad arrosti e brasati. Bardiglio, in vendita dal 1° Aprile, sarà un vino commercializzato unicamente nel canale HO.RE.CA. (HOtels, REstaurants and CAtering) posizionandosi in una fascia di mercato alta di gamma. Gli invitati sono stati ricevuti nella cantina di invecchiamento di recente ristrutturata, nei sotterranei dello stabilimento vinicolo, dove oltre alla degustazione del Bardiglio 2001 sono state illustrate le strategie di sviluppo dell'azienda e le politiche di vendita che verranno intraprese. Prossimi appuntamenti, saranno la presentazione di Bardiglio al Prowein di Dusseldorf in Germania a fine Marzo e al Vinitaly di Verona a metà Aprile per quanto riguarda il mercato Europeo e del Nord-Italia, mentre si dovrà aspettare Luglio per l'esordio sul mercato Americano in occasione del Summer International Fancy Food di New York. |
Notiziario |
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In questa rubrica verranno pubblicate notizie e informazioni relativamente ad eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione al nostro indirizzo e-mail.
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Castelli Aperti in Primavera in Friuli Venezia Giulia |
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Sabato 12 aprile e domenica 13 aprile 2003 (h.10.00-20.00) i castelli di
Strassoldo (Udine, 3 km dal casello autostradale di Palmanova) apriranno gli
antichi battenti per la 6ª edizione dell'affascinante manifestazione In
Primavera: Fiori, Acque e Castelli - Un magico Intreccio tra Storia, Fantasia,
Creatività ed Ambiente Naturale. L'evento è organizzato dalle proprietarie
dei castelli, in collaborazione con la Pro Loco di Strassoldo, sotto l'egida
del Consorzio dei Castelli del Friuli Venezia Giulia e con il contributo delle
Assicurazioni Generali, della Provincia di Udine e della CCIAA di Udine. Oltre a poter visitare gli interni dei manieri (solitamente non aperti al pubblico), sarà possibile ammirare le nuove ed originali proposte di oltre 70 espositori selezionati (artigiani, antiquari, artisti, decoratori, commercianti e hobbisti), che saranno collocati nelle sale, lungo un filo magico, tra arredi antichi e quadri d'antenati. Nelle aree verdi del castello di Sopra saranno presenti anche vivaisti particolari. Temi della manifestazione saranno la primavera ed i fiori, con riferimenti alle festività pasquali. Situati a pochi passi dalla fortezza di Palmanova e dall'antica colonia romana di Aquileia, i castelli di Strassoldo di Sopra e di Sotto sono adiacenti e coevi, tra i più antichi della Regione e da sempre abitati dalla stessa famiglia che li fece edificare più di mille anni fa. Incastonati tra terra e cielo in un ambiente naturale di rara bellezza, essi sono racchiusi in un borgo medievale ed immersi in rigogliosi parchi secolari di risorgiva e si caratterizzano come castelli d'acqua della Zona delle Risorgive della Bassa Friulana. Volto alla valorizzazione del ricco patrimonio castrense regionale ed alla ricerca di un turismo integrato che coinvolga anche le numerose realtà meritevoli di visita che si trovano nei pressi dei castelli, l'evento funge altresì da vetrina esclusiva per talenti vecchi e nuovi, al fine di tramandare la conoscenza d'antiche arti e mestieri e a promuovere nuove proposte creative. Ingresso manifestazione € 8,00 (interni dei 2 castelli, Foledôr c. di Sotto e Cancelleria C. di Sopra) Per informazioni: Ufficio Valorizzazione e Turismo, Via dei Castelli, 25, 33050 Strassoldo (UD) - Tel 0431-93217 - fax 0431-93229 www.castellodistrassoldo.it - E-mail: info@castellodistrassoldo.it |
La Conservazione Casalinga del VinoLa cantina personale è il sogno di ogni appassionato di vino, tuttavia non tutti si possono permettere di possederla. Ecco alcune semplici regole per conservare in casa le bottiglie di vino |
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Una delle preoccupazioni più frequenti di ogni appassionato di vino è il dilemma della conservazione delle bottiglie non appena queste vengono acquistate, e il pensiero che queste possano rovinarsi a causa di una cattiva conservazione è un'eventualità che ognuno desidera evitare. La perfetta conservazione del vino, così com'è ampiamente risaputo, necessiterebbe di un apposito locale, una cantina appunto, fornita di condizioni favorevoli tali da non compromettere il prezioso contenuto delle bottiglie e di consentire loro di evolversi propriamente nel corso del tempo. La cattiva notizia è che non tutti possono permettersi un locale di questo tipo, la buona notizia, anzi le buone notizie, sono che seguendo poche e semplici regole si possono fare sopravvivere le bottiglie per qualche anno anche senza una cantina, e la seconda è che la maggioranza del vino posto in commercio è pronto per essere bevuto ed apprezzato al momento del suo rilascio, in particolare i vini bianchi. Tuttavia non si può non considerare che certi vini vengono immessi nel mercato ancora giovani e il loro affinamento è delegato all'acquirente, aprirli subito o poco dopo l'acquisto significherebbe semplicemente privarsi di una migliore opportunità che solo il tempo sarebbe capace di regalare. Mentre la quasi totalità dei vini bianchi può essere apprezzata subito dopo l'acquisto, quando sono ancora freschi, profumati e fruttati, per i vini rossi, o meglio, per una certa quantità di vini rossi, le cose migliorano certamente con un prolungato affinamento in bottiglia. Va comunque osservato che la convinzione comune che il vino migliora con il tempo non è sempre vera, certamente alcuni vini migliorano con il tempo, ma non proprio tutti e per questa ragione spesso si finisce con il bere certe bottiglie solamente quando è tardi, o peggio ancora, troppo tardi, invece che nel suo momento migliore quando esprimono ancora le migliori qualità. La maggioranza dei vini bianchi, per esempio, perde il suo carattere di freschezza e di fruttato, nonché la sua attraente aromaticità, già appena dopo sei mesi dal suo rilascio nel mercato. Come fare allora per riconoscere quali sono i vini che potrebbero migliorare con un ulteriore affinamento in bottiglia? Alcuni produttori, purtroppo non molti, indicano sulla retro etichetta la stima di vita del vino, va da sé, in caso sia conservato in buone condizioni, altri invece ignorano completamente questo importante aspetto per il consumatore. Inoltre, ci sono altri produttori che aggiungono consigli espliciti sulla necessità di aspettare qualche mese in bottiglia prima di aprire la bottiglia. Del resto, chi meglio del produttore può conoscere questo genere di informazioni e, sia per cortesia, sia per correttezza, potrebbe segnalarle ai propri clienti? Una regola generale, anzi, molto generale, è che i vini più costosi, e questo è più frequente per i rossi piuttosto che per i bianchi, sono quelli più adatti all'affinamento in bottiglia dopo il loro acquisto e non andrebbero quindi aperti subito dopo l'acquisto. In genere, i vini rossi che presentano dei sedimenti o hanno un corpo robusto, andrebbero lasciati ad affinare per qualche anno prima di aprirli. Nel caso in cui si decida invece di aprire una bottiglia appena acquistata, sarebbe bene rimandare l'apertura dopo qualche giorno, meglio ancora una settimana o dieci giorni, in modo da consentire al vino di stabilizzarsi e di riprendersi dal trauma dello spostamento. Questo accorgimento è molto utile soprattutto per i vini rossi in quanto consente ai sedimenti di depositarsi sul fondo della bottiglia.
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Uno dei problemi principali per la conservazione del vino è la possibilità dell'ossidazione, un rischio che può verificarsi quando il vino si trova in contatto, e per un lungo tempo, con l'ossigeno. Anche se la bottiglia si presenta in buone condizioni, si deve ricordare che il tappo di sughero, un materiale poroso ed elastico, può modificare le sue caratteristiche fisiche e meccaniche in funzione di determinate condizioni. Il rischio più frequente, e che provoca l'ossidazione del vino, è il restringimento del tappo, a causa di una scarsa umidità, e questo restringimento favorirà l'ingresso di ossigeno all'interno della bottiglia. Uno dei metodi più pratici per evitare questa condizione è di mantenere la bottiglia in posizione orizzontale in modo da permettere al vino di rimanere in contatto con il sughero e quindi di mantenerlo bagnato evitando quindi il restringimento. Il nemico numero due della conservazione è la temperatura e questa può influire anche sull'ossidazione e sulla quantità d'aria che può entrare all'interno della bottiglia. La temperatura, com'è noto, ha la proprietà di fare dilatare, con il calore, o restringere, con il freddo, certe sostanze, fra queste l'acqua e quindi anche il vino. Con l'aumentare della temperatura, la massa liquida si espande spingendo l'aria presente nella bottiglia verso il sughero e, per effetto della pressione, uscirà fra le pareti del collo e del tappo. Con il raffreddamento del liquido si verifica esattamente l'effetto contrario, il liquido si contrae e quindi crea una depressione che avrà l'effetto di aspirare aria, e quindi introdurre ossigeno nella bottiglia, attraverso il collo e il sughero. Si deve comunque ricordare che, sempre per effetto della temperatura, quando la massa si espande, potrebbe uscire dalla bottiglia, non solo aria, ma anche vino e questo lascerà uno spazio maggiore che sarà occupato dall'aria quando il vino si contrarrà per effetto del raffreddamento. La ripetizione di questi fenomeni, oltre a diminuire il contenuto del vino nella bottiglia, provoca l'ossidazione del vino. Recentemente si è introdotta una nuova teoria sul modo di mantenere la bottiglia durante il suo periodo di maturazione. Sembrerebbe che mantenere la bottiglia obliqua, e non orizzontale, in modo da fare emergere la bolla d'aria verso il tappo, e facendo in modo che comunque anche il vino sia |