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  ABC Vino Numero 16, Febbraio 2004   
PiemontePiemonte  Sommario 
Numero 15, Gennaio 2004 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 17, Marzo 2004

Piemonte

La prestigiosa terra da vino Italiana è spesso identificata con i grandi vini rossi, tuttavia il Piemonte stupisce anche per la produzione di vino bianco e, non da ultimo, anche di spumanti

 Il Piemonte, prestigiosa regione vinicola dell'Italia, è quasi esclusivamente identificato con la produzione di grandi vini rossi, tuttavia spesso si dimentica che in questa regione si producono anche eccellenti vini bianchi e celebri vini spumanti. Innegabilmente il ruolo del Piemonte nello sviluppo della moderna enologia Italiana è, ed è stato, fondamentale: è proprio in questa regione che, di fatto, ha avuto inizio quella straordinaria rivoluzione che ha riportato l'Italia ai vertici della produzione di alta qualità. Nomi come Barolo, Barbaresco, Nebbiolo e Barbera sono solamente alcuni esempi di vini e uve che evocano in ogni appassionato pensieri legati alla qualità e all'eccellenza enologica. Eppure il patrimonio del Piemonte è ricco anche di vini e uve bianche piacevoli e aromatiche, non solo il Moscato Bianco utilizzato per il celebre Asti, ma anche Arneis, Favorita, Cortese ed Erbaluce, tanto per citare alcune delle più celebri uve della regione.

 Dal punto di vista enologico, il Piemonte, se confrontato con le altre regioni d'Italia, rappresenta una sorta di eccezione: qui i vini sono per la maggior parte mono varietali, cioè prodotti con un'unica uva, e i vini prodotti con più uve, nonostante siano frequenti in diverse zone della regione, rappresentano la minoranza della produzione. Inoltre la vitivinicoltura del Piemonte si basa spesso sul concetto di terroir e di cru: uno specifico vino è prodotto esclusivamente con uve provenienti da vigneti diversi il cui nome viene anche utilizzato per la definizione del vino stesso. Celebre è l'esempio offerto da due grandi vini Piemontesi, il Barolo e il Barbaresco, che rispecchiano fedelmente questo concetto produttivo. Nomi come Bussia, Lazzarito, Cerequio, Rocche e Brunate sono alcuni esempi di cru di Barolo, così come Rabajà, Asili e Montestefano lo sono per il Barbaresco. Le aree di Barolo e Barbaresco offrono inoltre esempi per il concetto del terroir usato in Piemonte. In queste due aree sono state individuate delle località e dei comuni con caratteristiche peculiari e che conferiscono ai vini la loro personalità. Località come La Morra, Barolo, Serralunga d'Alba, Monforte d'Alba e Castiglion Falletto sono le zone “elette” del Barolo, mentre Barbaresco, Treiso e Neive lo sono per il Barbaresco.


La regione del Piemonte
La regione del Piemonte

 Il rinascimento dell'enologia Piemontese, evento che ha, di fatto, rilanciato l'enologia Italiana nel mondo, inizia verso la metà del XIX secolo con la rivoluzione introdotta nella produzione del Barolo. Fino a quel momento la produzione dei vini Piemontesi era prevalentemente dolce: una tradizione che si ritiene dettata da motivi prevalentemente commerciali, quando la zona delle Langhe, da cui proviene il Barolo, era il maggiore fornitore di vini della potente repubblica marinara di Genova. Dalla città Ligure i vini prendevano la via del mare; pertanto un vino dolce riusciva a sopportare meglio le insidie dei lunghi viaggi marittimi assicurando una migliore conservazione. Esiste inoltre un'ulteriore spiegazione sul fatto che i vini di Barolo fossero dolci e la causa era dovuta al Nebbiolo, la grande uva con cui si produce questo celebre vino. Il Nebbiolo ha una maturazione piuttosto tardiva e pertanto il freddo che si sviluppava nelle cantine Piemontesi durante i mesi di Novembre e Dicembre, unitamente alla non disponibilità di specifici lieviti, interrompeva il processo di fermentazione lasciando quindi nel vino una certa quantità di zuccheri residui. Il drastico cambiamento di questo vino fu opera di un enologo Francese: Louis Oudart. La Marchesa di Barolo, Giulietta Falletti, chiese a Oudart di migliorare i vini prodotti nella sua cantina. Dopo una preliminare ricerca, Louis Oudart capì immediatamente le enormi potenzialità dell'uva Nebbiolo e intuì anche il motivo per il quale non si riusciva a produrre un buon vino: l'interruzione della fermentazione e l'eccessiva presenza di zuccheri residui. Grazie alla sua opera nacque così il vino Barolo e fu un successo strepitoso in tutta la zona: Camillo Benso conte di Cavour, che fino a quel momento non gradiva i vini Piemontesi, fu talmente colpito dal nuovo vino che decise di convertire le cantine della sua tenuta di Grinzane per la produzione del nuovo Barolo. Lo stesso fece il Re Vittorio Emanuele II nei vigneti della sua tenuta di caccia di Fontanafredda a Serralunga d'Alba. La storia di un grande mito era appena iniziata.

 La produzione vinicola del Piemonte si sviluppa prevalentemente nella zona sud-orientale della regione e nella parte settentrionale. La zona più celebre del Piemonte sono le Langhe, una zona che si estende intorno alla città di Alba, a sud di Torino, patria dei vini Barolo e Barbaresco. Il Piemonte è particolarmente associato alla produzione di grandi vini rossi, tuttavia in questa regione si producono anche interessanti vini bianchi oltre a vini spumanti, sia dolci sia secchi. I vini della regione sono prevalentemente prodotti con uve autoctone, spesso vinificate in purezza, e la presenza di uve internazionali è piuttosto modesta e sono solitamente utilizzate insieme alle uve locali. Fra le uve a bacca bianca troviamo il Moscato Bianco, Arneis, Cortese, Favorita e Erbaluce, oltre alle meno famose, ma comunque interessanti, Timorasso e Nas-cetta. Fra le uve a bacca rossa spicca il possente Nebbiolo, oltre a Barbera, l'uva più coltivata della regione, Dolcetto, Brachetto, Freisa e Grignolino. A queste uve si aggiungono anche le meno note, ma comunque interessanti, Vespolina, Bonarda, Uva Rara, Ruchè, Malvasia di Schierano, Malvasia di Casorzo e Pelaverga.

 

La Classificazione dei Vini del Piemonte

 I vini prodotti in Piemonte vengono classificati con il sistema di qualità in vigore in Italia, un sistema unico adottato in tutte le regioni. Le categorie in vigore nel sistema Italiano sono, dalla più bassa alla più elevata, Vini da tavola, IGT (Indicazione Geografica Tipica), DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Nella categoria DOCG è prevista l'indicazione del vigneto, della località di produzione o della sotto zona - di fatto rappresenta un livello di qualità superiore - una caratteristica spesso presente nei vini Piemontesi DOCG, in particolare nel Barolo e nel Barbaresco. Va comunque ricordato che il sistema di qualità Italiano certifica l'area di provenienza di un vino e il rispetto dei criteri stabiliti dal disciplinare; la qualità reale, come sempre, è un presupposto e un principio che il produttore adotta per i suoi vini e in cui crede.

 I vini DOCG prodotti in Piemonte sono (fra parentesi la tipologia e le uve utilizzate per la produzione): Barolo (rosso; Nebbiolo), Barbaresco (rosso; Nebbiolo), Gavi (bianco e spumante; Cortese), Asti o Moscato d'Asti (bianco e spumante; Moscato Bianco), Brachetto d'Acqui (rosso e spumante; Brachetto), Gattinara (rosso; Nebbiolo, Vespolina, Bonarda) e Ghemme (rosso; Nebbiolo, Vespolina, Uva Rara). Il numero dei zone del Piemonte riconosciute come DOC sono oltre 40 e la produzione riguarda sia vini bianchi sia rossi. Innumerevoli anche i vini prodotti come IGT, una categoria di qualità, qui in Piemonte come nelle altre regioni d'Italia, che merita notevole attenzione: nonostante rappresenti solamente il secondo livello di qualità del sistema Italiano, in questa categoria sono presenti centinaia di vini con qualità elevate, spesso comparabili, e talvolta anche superiori, ai migliori vini DOC e DOCG.

 

Barolo


 

 Il Barolo è certamente fra i vini più famosi d'Italia e per decine di anni ha avuto il compito di portare alto il nome dell'enologia Italiana nel mondo. Questo vino è prodotto con uva Nebbiolo e deve il suo nome all'omonima cittadina che si trova a circa 15 chilometri a sud di Alba. L'area di produzione del Barolo è storicamente condivisa da cinque celebri località che costituiscono anche le sue zone di elezione: Barolo, Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d'Alba e Monforte d'Alba, da cui proviene la maggior parte della produzione totale. L'impatto del terroir di queste zone sui vini è piuttosto evidente e i vini prodotti nelle cinque località hanno caratteristiche diverse e personali. La composizione del terreno delle località di Barolo e La Morra conferiscono al vino un carattere più morbido, aromatico e decisamente fruttato e che in genere matura più rapidamente. Il terreno delle località di Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba e Monforte d'Alba, meno compatto e meno fertile delle altre due località, produce vini più robusti e intensi e che maturano più lentamente. I vini prodotti in queste località si differenziano inoltre, in termini generali, anche nel colore: quelli prodotti a La Morra e a Barolo tendono ad avere colori rosso rubino, mentre quelli prodotti nelle altre località tendono a colori più granati e aranciati.

 Una caratteristica tipica dei Barolo è la spiccata tannicità, una peculiarità che in genere richiede alcuni anni, in genere almeno cinque, prima di assumere un carattere più rotondo e meno aggressivo. Questa caratteristica ha inoltre dato vita alla costituzione di due “fazioni” di produttori: quelli che ritengono la produzione del Barolo debba rispettare i canoni tradizionali, con il risultato di un vino più aggressivo e tipico, e quelli che invece interpretano il Barolo come un vino più morbido, moderno e immediato, spesso ricorrendo all'uso della barrique invece della botte grande, e diminuendo i tempi di fermentazione e di macerazione. Entrambi gli stili di Barolo hanno i loro sostenitori e spesso questa caratteristica produttiva è motivo di discussione sia fra i produttori sia fra gli stessi appassionati. Indipendentemente da questi fattori “tradizionali” o “moderni”, rimane comunque indiscutibile la grandezza del Barolo. Fra i cru più celebri del Barolo vanno ricordati: Cannubi, Sarmazza e Brunate a Barolo; Rocche, Cerequio e Brunate a La Morra (Brunate è condiviso dalle località di Barolo e La Morra); Rocche, Villero e Monprivato a Castiglione Falletto; Lazzarito e Vigna Rionda a Serralunga d'Alba; Bussia, Ginestra e Santo Stefano di Perno a Monforte d'Alba.

 

Barbaresco

 Considerato per anni come il “fratello minore” del Barolo, a causa dell'uva Nebbiolo con cui vengono entrambi prodotti, il Barbaresco è uno straordinario vino che deve il suo nome all'omonima città in cui si produce, non lontano da Barolo. La fama del Barbaresco è certamente più recente del Barolo, tuttavia anche la storia di questo vino è piuttosto antica. Seguendo il lavoro svolto dall'enologo Louis Oudart a Barolo, verso la metà degli anni 1890 il professor Domizio Cavazza, docente della Scuola di Enologia di Alba e direttore della Cantina Cooperativa di Barbaresco, riuscì a fare completare la fermentazione producendo quindi un vino secco. Il Barbaresco inizia la sua strada verso la notorietà negli anni 1960 grazie agli sforzi commerciali di Giovanni Gaja e Bruno Giacosa. Sarà dieci anni più tardi che il Barbaresco diventerà uno dei vini più ricercati del mondo grazie all'intuito e alla caparbietà di Angelo Gaja, che contro tutto e contro tutti, inizierà a produrre il suo vino secondo i principi appresi in Francia. Se il Barbaresco è oggi ammirato e conosciuto ovunque, se finalmente ha assunto una sua dignità e identità propria, lo si deve proprio ad Angelo Gaja che ha avuto il coraggio di avviare un nuovo processo e stile di produzione, una vera e propria rivoluzione, non solo produttiva ma anche culturale, alla quale poi molti altri produttori si sono uniti.

 Il Barbaresco è prodotto con uva Nebbiolo ed è in genere considerato più elegante e raffinato del vicino Barolo. Questo vino si produce nelle località di Barbaresco, Treiso e Neive, ognuna delle quali, grazie alle tipicità della zona, conferisce specifiche caratteristiche al vino, in particolare in quelli prodotti in certe aree di Neive che, per certi aspetti, ricordano il Barolo e per questo motivo si dicono che baroleggiano. Fra i cru più celebri del Barbaresco vanno ricordati: Asili, Montefico, Montestefano e Rabajà a Barbaresco; Albesani e Gallina a Neive; Pajorè a Treiso.

 

Le Langhe e il Roero

 Le Langhe, importante area vinicola situata nei pressi della città di Alba alla sinistra del fiume Tanaro, non sono solamente la patria degli eccellenti Barolo e Barbaresco. L'uva Nebbiolo è certamente la più importante e celebre, tuttavia in questa antica terra da vino si coltivano altre uve con le quali si producono interessanti vini. Il Dolcetto e la Barbera rappresentano certamente due uve di primaria importanza della zona. Fra le zone più importanti per la produzione di Dolcetto vanno ricordate Dogliani e Diano d'Alba, quest'ultima, addirittura, riconosce l'esistenza di ben 77 cru diversi all'interno del suo territorio. Il Dolcetto produce vini con una spiccata caratteristica fruttata, molto gradevoli e piacevoli, con buona tannicità ma bassa acidità, una caratteristica che non consente lunghi periodi di maturazione. La Barbera è un'uva che solo recentemente è riuscita ad ottenere alti riconoscimenti grazie ad una vinificazione attenta e di qualità: fino a qualche decina di anni fa era considerata l'uva più adatta per la produzione di vini correnti e di largo consumo. Oggi la Barbera, capace di produrre vini con una piacevole acidità, è giustamente considerata fra le grandi uve del Piemonte. Un'uva molto interessante delle Langhe, ma che ancora è poco conosciuta, è il Pelaverga, coltivata nel comune di Verduno, capace di produrre vini di notevole interesse. Fra le uve bianche coltivate nelle Langhe troviamo anche la Favorita e l'Arneis, quest'ultima presente anche nel Roero.

 Sulla riva destra del fiume Tanaro si trova un'altra zona vinicola, il Roero, che recentemente sta riscuotendo, giustamente, un notevole interesse. Anche qui l'uva a bacca rossa più diffusa è il Nebbiolo, tuttavia la notorietà iniziale della zona è dovuta ad un'uva a bacca bianca: l'Arneis. Quest'uva era utilizzata nella zona insieme al Nebbiolo proprio per conferire al vino un carattere meno aggressivo. I vini bianchi prodotti con Arneis offrono una piacevolezza aromatica e gustativa decisamente convincente. Fra i vini rossi del Roero troviamo la Barbera e il Nebbiolo, entrambi con caratteristiche piuttosto diverse da quelli prodotti nelle Langhe, ma comunque di estremo interesse e pregio. I risultati ottenuti nel Roero devono innegabilmente il loro successo ad un giovane vignaiolo che ha saputo portare la qualità di questa zona ai massimi livelli riuscendo a fare emergere l'identità del Roero: Matteo Correggia. Grazie alla sua infaticabile opera nella rivalutazione del patrimonio della sua terra, Matteo Correggia, purtroppo scomparso recentemente a causa di un incidente, è stato capace di lasciare un segno indelebile nella vitivinicoltura del Roero, una testimonianza espressa nei suoi vini.

 

Il Monferrato e L'Astigiano

 In queste due importanti zone vinicole del Piemonte, situate nella parte sud-orientale della regione, l'uva rossa che domina non è il Nebbiolo ma la Barbera. Mentre nel Monferrato si tende a produrre una Barbera mossa o leggermente frizzante, nella zona di Asti si preferisce produrre questo vino secco e più corposo. Un'altra uva di primario interesse del Monferrato è il Grignolino con la quale si producono vini dai colori generalmente chiari, molto piacevoli e gradevoli. Un'altra uva tipica del Monferrato è la Freisa, presente in molti vini di questa zona. Nel Monferrato è inoltre presente un'uva rossa di cui si parla poco e che invece meriterebbe ben altri successi, il Ruchè, un patrimonio esclusivo di Castagnole Monferrato. In queste zone troviamo anche il celebre Brachetto d'Acqui, prodotto sia frizzante sia spumante, un vino che affascina per la sua spiccata aromaticità e per la sua piacevolezza. Un altro vino che caratterizza la zona è il Gavi, un vino bianco DOCG, prodotto con uva Cortese, una delle nobili e pregiate uve bianche del Piemonte. Non distante da Gavi si trova una piccola località capace di produrre un vino interessante: Ovada. In questa località l'uva principe è il Dolcetto con la quale si produce un vino, purtroppo non disponibile in grandi quantità, ma che possiede caratteristiche uniche e interessantissime.

 Nella zona di Asti l'uva più celebre è il Moscato Bianco con il quale si produce il celeberrimo spumante che porta lo stesso nome dell'omonima città. Il successo dell'Asti Spumante, definito semplicemente Asti, ha una storia di oltre cento anni quando Carlo Gancia decise nel 1865 di produrre uno spumante utilizzando l'uva Moscato Bianco. Da allora questo gioioso e profumatissimo spumante si è diffuso ovunque nel mondo ed è uno dei simboli con cui si identifica l'enologia Italiana. L'Asti viene prodotto con il metodo della fermentazione in autoclave, un sistema che deve la sua nascita grazie all'opera di un'importante personaggio dell'enologia Italiana e purtroppo poco ricordato: Federico Martinotti. Fra i vini di questa zona prodotti con uva Moscato Bianco va certamente ricordato anche l'interessante Loazzolo. Vino rosso nell'Astigiano significa Barbera e se la Barbera è oggi considerata fra le uve e i vini importanti del Piemonte, questo lo si deve a Giacomo Bologna. Convinto delle capacità della Barbera, adotta sistemi di produzione fino a quel momento impensabili nella sua terra, fa tesoro dei suoi viaggi in Francia, in California e in Georgia e alla fine adotta la barrique per fare maturare la sua Barbera: da quel momento la “popolare” e “umile” uva prese un posto di rilievo fra i vini importanti.

 

Le Aree Settentrionali

 L'area settentrionale del Piemonte è generalmente meno conosciuta rispetto alla parte sud-orientale. Nonostante l'uva Nebbiolo sia largamente utilizzata in queste zone per la produzione di ottimi vini, il peso e la notorietà dei vini delle Langhe, Barolo e Barbaresco per primi, non consente loro di raggiungere una migliore diffusione. Eppure in passato i vini di queste zone erano addirittura considerati migliori degli altri, e nonostante la scarsa diffusione, ancora oggi conservano il loro fascino e il loro sicuro interesse. Fra le zone più celebri troviamo Ghemme e Gattinara, dove si producono gli omonimi vini DOCG, in cui l'uva Nebbiolo è unita ad altre uve tipiche, e il Carema, nella parte occidentale e in prossimità della Valle d'Aosta, prodotto con Nebbiolo in purezza. Fra i vini di questa zona prodotti con uva Nebbiolo, da solo o insieme ad altre varietà, vanno ricordati Lessona, Bramaterra, Boca, Sizzano e Fara. Un'interessante uva bianca che si trova in quest'area è l'Erbaluce con la quale si producono vini bianchi. Quest'uva è inoltre capace di produrre straordinari vini passiti, molto ricercati e apprezzati, tipici della città di Caluso.

 




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