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  ABC Vino Numero 37, Gennaio 2006   
BaroloBarolo  Sommario 
Numero 36, Dicembre 2005 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 38, Febbraio 2006

Barolo

Notoriamente definito come “il re dei vini, il vino dei re”, il Barolo è oggi fra le massime espressioni dell'enologia italiana, un vino robusto e complesso, maestosa espressione del Nebbiolo

 Chi potrebbe mai pensare che il passato del maestoso Barolo era ben lontano dallo splendore dei nostri tempi e che fino al 1800 era addirittura un vino dolce? Probabilmente pochi, se non pochissimi. Eppure la storia di questo grandissimo vino - maestosa espressione della nobile uva Nebbiolo - è piuttosto recente, un monumento dell'enologia mondiale nato e cresciuto grazie all'applicazione di metodi appropriati. Oggi, il Barolo è ovunque sinonimo di eccellenza enologica, un vino che occupa - con pieno merito - le più alte posizioni di prestigio in ogni Paese del mondo, un vino forte e complesso capace di meravigliare i palati dei più esigenti degustatori. Fra i tanti responsabili della grande magia che prende il nome di Barolo, un posto d'onore spetta all'uva con la quale si produce: il Nebbiolo. Quest'uva è ricca di polifenoli, capaci di assicurare una grande struttura al vino, ma anche generosa di acidità, una qualità che rende il Barolo unico nel panorama dei grandi vini, e che insieme consentono longevità di decine di anni.

 Il Barolo non è solo Nebbiolo. Nonostante quest'uva sia largamente responsabile per le qualità di questo grande vino, il Barolo è anche - e soprattutto - il risultato di condizioni ambientali, climatiche e produttive assolutamente uniche. Il Barolo è il primo dei tanti figli della Langhe, la celebre area che si trova nella parte meridionale del Piemonte - nei pressi di Alba, in provincia di Cuneo - le quali terre danno origine a grandi vini ed eccellenti bontà gastronomiche, fra questi il pregiato tartufo bianco. Il Barolo è fra i vini più longevi: grazie alle qualità dell'uva Nebbiolo - acidità e tannini - unitamente all'alto volume alcolico, questo vino è capace di maturare ed evolversi in bottiglie per decine di anni, migliorando le sue qualità organolettiche e la complessità dei suoi aromi. Per gli appassionati di vino - così come per gli stessi produttori - il Barolo è oggetto di accese discussioni: c'è chi lo ama e chi non lo apprezza, chi lo vuole produrre secondo i sistemi tradizionali, chi invece lo interpreta secondo una visione più moderna.


I comuni di produzione del Barolo
I comuni di produzione del Barolo

 Il Barolo è sempre stato un vino che ha fatto parlare di sé, anche quando era praticamente sconosciuto e ben lontano da quell'immagine di grande vino al quale siamo abituati oggi. Le prime notizie storiche che si possono collegare al Barolo si riferiscono non al vino ma all'uva con la quale è prodotto: il Nebbiolo. Le prime notizie su quest'uva risalgono al 1268, in un documento del castello di Rivoli, nel quale si cita il Nebbiolo. Le prime notizie di vini prodotti con quest'uva risalgono all'era medioevale. La storia del Barolo - che prende il nome dall'omonima località delle Langhe - cioè del vino secco conosciuto così come lo conosciamo oggi, inizia ai primi del 1800. Prima di quei tempi, il vino di Barolo era caratterizzato da un gusto dolciastro causato dalla presenza di zuccheri residui che - per effetto della bassa temperatura di quei luoghi - non riuscivano a essere fermentati. La temperatura non era l'unico responsabile di questo inconveniente. Il Nebbiolo è un'uva che matura tardivamente - in genere verso la fine di ottobre - quando la temperatura delle Langhe comincia ad abbassarsi tanto da inibire il lavoro dei lieviti.

 A quei tempi il vino di Barolo era ben distante dalla grandezza che gli riconosciamo oggi, tanto che nelle tavole dei nobili e delle classi più ricche erano prevalentemente presenti vini di origine francese. Il vino di Barolo prodotto a quei tempi era consumato anche localmente - spesso anche esportato - ma nessuno gli riconosceva la nobiltà che lo renderà celebre un secolo più tardi. Lo sviluppo del Barolo si deve essenzialmente a Giulia Vittorina Colbert de Maulévrier - nata il 26 giugno 1786 nel castello di Maulévrier in Vandea, Francia -, che nel 1806 sposa a Parigi il marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo, divenendo così la celebre marchesa Falletti di Barolo. Figura di grande spicco, la marchesa Falletti di Barolo si trasferisce a Torino e si dedica al miglioramento delle condizioni sociali dei poveri e dei malati, si interessa alle condizioni delle donne detenute nelle carceri, fonda istituti educativi e assistenziali, un ospedale per bambini e organizzazioni per il recupero, l'educazione e il sostentamento dei bisognosi.


 

 A quell'epoca, il fascino dei vini francesi - e in particolare quelli di Bordeaux e di Borgogna - era tale che in molte aree si cercava di imitarne il modello in modo da migliorare la qualità dei vini del luogo, una tendenza ancora oggi in voga. Nel 1843, il conte Camillo Benso di Cavour - all'epoca sindaco di Grinzane - chiamò nelle sue tenute l'enologo francese conte Louis Oudart, affidandogli l'incarico della produzione di vini nelle cantine del castello di Grinzane. Grazie all'amicizia con il conte Cavour, la marchesa Falletti di Barolo chiese consiglio all'enologo francese su come migliorare i vini della sua Cantina, nell'auspicio di renderli simili a quelli francesi. Louis Oudart individuò nella bassa temperatura le cause che conferivano al vino di Barolo la sua dolcezza e suggerì l'uso di lieviti specifici: il grande Barolo stava per nascere. La marchesa Falletti di Barolo decise quindi di rivoluzionare completamente il sistema di produzione dei suoi vini, adottando completamente i sistemi suggeriti da Oudart, introducendo tecnologie enologiche francesi che trasformarono per sempre il Barolo da vino dolce a grande vino secco, il vino dei re, il re de vini. La storia era cambiata e questa volta per sempre.

 Il successo fu clamoroso, tanto che anche il conte Cavour decise di convertire le cantine del suo castello di Grinzane alla produzione di questo “nuovo vino”. In poco tempo, anche i vini di Cavour si assicurarono la fama, tanto da potere competere con i migliori prodotti di Francia e contribuendo in modo sostanziale al miglioramento e alla diffusione del Barolo. Il nuovo Barolo contagiò perfino Carlo Alberto che - incuriosito dalla fama che oramai contraddistingueva il vino della marchesa Falletti di Barolo - le chiese di farglielo assaggiare. Fu così che la marchesa inviò ben 325 carrà di Barolo - una botte piatta e lunga tipica di quelle zone con una capacità di 500 litri - al palazzo reale. L'entusiasmo di Carlo Alberto fu tale che decise di acquistare il castello di Verduno e le sue tenute, le tenute di Pollenzo e Santa Vittoria d'Alba con lo scopo di impiantare vigneti di Nebbiolo e avviare la produzione di Barolo. Perfino il re Vittorio Emanuele II mostrò un forte interesse ed entusiasmo per il Barolo, tanto da convertire le sue tenute, nei pressi della casa di caccia a Serralunga d'Alba, alla produzione del celebre vino con l'uva Nebbiolo dei suoi vigneti.

 La prima concreta diffusione del Barolo nei Paesi di tutto il mondo fu opera del commendatore Pietro Emilio Abbona, che nel 1895 iniziò la sua attività nelle cantine paterne di Barolo. Acquistò anche i vigneti e le cantine un tempo appartenuti alla marchesa Falletti di Barolo, continuando idealmente la sua opera per questo celebre vino. Una figura di notevole importanza per lo sviluppo e il miglioramento qualitativo del Barolo è stato Renato Ratti. Oltre a introdurre concetti rivoluzionari e nuove tecnologie nella produzione del Barolo, egli effettua scrupolose ricerche sul territorio, sui vigneti e sui cru, uno studio che gli consentirà - negli anni 1980 - di creare la mappa delle sottozone storiche del Barolo e del Barbaresco. La produzione del Barolo si sviluppa negli anni recenti grazie all'impegno dei tanti produttori, spesso con diversi - se non opposti - modi di interpretare il grande vino delle Langhe. Alcuni di questi sostengono infatti la produzione secondo i metodi tradizionali della maturazione in botte grande, altri invece vedono il Barolo creato secondo criteri enologici più moderni, utilizzando la barrique. Un dibattito che vede tradizionalisti e modernisti contrapposti in due fazioni opposte, due modi di interpretare il Barolo che trovano sostenitori e oppositori anche fra i consumatori.

 

Classificazione del Barolo

 Il Barolo è classificato secondo il sistema di qualità in vigore in Italia come DOCG (Denominazione d'Origine Controllata e Garantita), riconosciuta nel 1980. L'area di produzione del Barolo fu delimitata per la prima volta nel 1908, in seguito al successo ottenuto in Europa e che fece emergere la necessità di tutelare sia la zona sia il vino. Nel 1934 nasce il “Consorzio di Tutela del Barolo e del Barbaresco” e nel 1966 il Barolo è riconosciuto come vino DOC (Denominazione d'Origine Controllata). Secondo il disciplinare di produzione, il Barolo deve essere prodotto esclusivamente con uva Nebbiolo nelle sottovarietà Michet, Lampia e Rosè in tutto il territorio dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d'Alba e in alcune zone dei comuni di Cherasco, Diano d'Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d'Alba, Novello, Roddi e Verduno. La produzione massima per ettaro è di 80 quintali, equivalenti a 52 ettolitri di vino.

 Il Barolo deve maturare per almeno 3 anni, dei quali almeno 2 in botti di legno di castagno o di rovere, a partire dall'1 gennaio successivo alla raccolta delle uve. Il volume alcolico minimo del Barolo è del 13%, una caratteristica che si rivela inoltre utile per l'equilibrio di questo vino, poiché l'uva Nebbiolo è ricca di polifenoli e produce vino dall'apprezzabile acidità. Per questo motivo, è piuttosto frequente trovare nel Barolo gradazioni alcoliche superiori a 14°. Il Barolo maturato per un periodo di almeno 5 anni in cantina può essere classificato come riserva. Nonostante siano le zone di Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba e Monforte d'Alba quelle che contraddistinguono prevalentemente la produzione di Barolo, il disciplinare non prevede la menzione in etichetta del comune di provenienza o della sottozona, tuttavia è piuttosto frequente l'indicazione del cru di provenienza.

 

Barolo: il Re dei Vini, il Vino dei Re

 Il Barolo è un vino che, in un modo o nell'altro, ha sempre fatto parlare di sé. Ricco, complesso, capace di lunghi affinamenti - spesso di decine di anni - il Barolo non è un vino adatto alle persone distratte. Il Barolo - quello buono - richiede sempre tutta l'attenzione del degustatore in ogni fase della valutazione. Dietro questo grande vino troviamo l'uva Nebbiolo, ricca di polifenoli e con un'apprezzabile acidità, tanto da conferire al Barolo - e agli altri vini prodotti con quest'uva - una robusta struttura e freschezza alle quali è necessario contrapporre un appropriato volume alcolico. Nonostante il Barolo può essere prodotto in parte dei territori nei comuni di Verduno, Grinzane Cavour, Diano d'Alba, Roddi, Cherasco e Novello, l'87% della produzione è concentrato nei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d'Alba e Monforte d'Alba. Il tipo di terreno - unitamente alle condizioni climatiche dei territori - determinano largamente lo stile di Barolo, la sua longevità e le sue qualità organolettiche.

 Il territorio di Barolo e La Morra è caratterizzato da un suolo calcareo e piuttosto fertile, restituisce vini più morbidi, con spiccati aromi di frutta, un colore rosso granato con sfumature rosso rubino e che maturano più rapidamente. Il territorio di Monforte d'Alba, Castiglione Falletto e Serralunga d'Alba è caratterizzato da un suolo sabbioso e meno fertile, restituendo dei vini più robusti e intensi, un colore rosso granato con sfumature rosso arancio e che maturano più lentamente. La classificazione dei vigneti e delle sottozone di Barolo fu condotta da Renato Ratti, che negli anni 1980 - dopo studi e ricerche storiche - giunse alla creazione di una mappa dei cru, un vero punto di riferimento per ogni appassionato del grande vino delle Langhe. Fra i più celebri cru si ricordano: Cannubi, Sarmazza e Brunate nel comune di Barolo; Rocche, Cerequio e Brunate (condiviso con il comune di Barolo) nei territori di La Morra; Rocche, Villero e Monprivato a Castiglione Falletto; Lazzarito e Vigna Rionda a Serralunga d'Alba; Bussia, Ginestra e Santo Stefano di Perno a Monforte d'Alba.

 Il Barolo si contraddistingue da sempre per la sua potente struttura, della quale sono responsabili i tannini dell'uva Nebbiolo. Questa caratteristica impone ai produttori un'attenta procedura di vinificazione, poiché un'eccessiva estrazione dei polifenoli, così come un'eccessiva maturazione in botte, può essere causa di vini troppo tannici e dal gusto amarognolo. Proprio l'uso della botte e dei tempi di macerazione ha dato origine alle due scuole di pensiero che da anni si contrappongono: i tradizionalisti che ritengono opportuno adottare lunghi periodi di macerazione e lunghi periodi di maturazione in botte grande; i modernisti che sono invece a favore di macerazioni più brevi e maturazioni di breve periodo in barrique. Tradizionalisti e modernisti a parte, il Barolo è un vino unico nel suo genere, potente nella struttura, fresco e alcolico, comunque sempre entusiasmante nei suoi complessi aromi conferiti dal paziente lavoro del tempo. Nell'accesa diatriba tra modernisti e tradizionalisti, il Barolo esce sempre e comunque vincitore, poiché in entrambi i casi non mancano vini capaci di confermare le ragioni e l'eccellenza dell'una e dell'altra parte. Anche in questo il Barolo riesce a sorprendere sempre.

 




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