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Numero 42, Giugno 2006
Sommario


Editoriale    
 Il Rito del Vino
Da un punto di vista culturale, il vino è una bevanda carica di elementi rituali, non solo quelli attribuiti da alcune religioni, ma anche quelli di rilevanza sociale e tradizionale. Il vino ha sempre svolto un ruolo importante… [continua]
 La Posta dei Lettori



ABC Vino    
 Côte d'Or, Côte de Beaune, Côte de Nuits
La C\^ote d'Or
Cuore dell'eccellenza enologica della Borgogna, la Côte d'Or è la patria indiscussa di eleganti e straordinari vini da Pinot Nero e di prestigiosi Chardonnay… [continua]



Gusto DiVino    
 Cabernet Sauvignon a Confronto
I tre Cabernet Sauvignon della nostra degustazione comparativa
Una delle uve rosse internazionali più diffuse, coltivata in ogni paese vinicolo del mondo e presente in numerosi vini, è la protagonista della degustazione comparativa di questo mese… [continua]
 I Vini del Mese
San Leonardo 2001, Tenuta San Leonardo (Trentino, Italia)
San Leonardo 2001, Sagrantino di Montefalco Collepiano 2003, Villa Gresti 2001, Roero Superiore Valmaggiore 2001, Barolo Riserva Vigna Rionda Riserva 2000, Barolo Parafada 2002, Barbera d'Alba Bric Loira 2003… [continua]



Produttori    
 Guido Berlucchi
L'ingresso alle cantine Guido Berlucchi
La storia dello spumante italiano passa per Borgonato di Cortefranca, luogo dove nasce anche l'affascinante storia della Franciacorta e delle sue bollicine di qualità… [continua]
 Giornale di Cantina


Eventi    
 Notiziario



Il Cavatappi    
 La Cucina Cinese e il Vino
La zuppa è fra i piatti più importanti della cucina cinese
Fra le arti culinarie più antiche del mondo, la cucina cinese rappresenta una ricchezza di aromi e gusti, spesso basata su elementi contrapposti e che si può abbinare al vino… [continua]



 Il Rabarbaro
Rizomi di rabarbaro
Una pianta singolare: il fusto viene usato in cucina per la preparazione di marmellate e torte, le radici vengono usate come medicinale e le foglie sono tossiche… [continua]
 Aquavitae
Acquavite di Uve di Sardegna Selezione Speciale, Lucrezio R. (Sardegna, Italia)
Rassegna di Grappe, Distillati e Acqueviti, Acquavite di Uve di Sardegna Selezione Speciale, Liquore di Mirto Collezione Privata, Grappa Morsi di Luce, Grappa Duca Enrico… [continua]
 Wine Parade



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  Editoriale Numero 42, Giugno 2006   
Il Rito del VinoIl Rito del Vino La Posta dei LettoriLa Posta dei Lettori  Sommario 
Numero 41, Maggio 2006 Numero 43, Estate 2006

Il Rito del Vino


 Da un punto di vista culturale, il vino è una bevanda carica di elementi rituali, non solo quelli attribuiti da alcune religioni, ma anche quelli di rilevanza sociale e tradizionale. Il vino ha sempre svolto un ruolo importante nelle culture nelle quali è presente: si può dire che la caratteristica rituale del vino sia nata con la sua “scoperta”. Ogni aspetto legato al vino ha avuto - e continua ad avere - i suoi momenti e significati rituali, a partire dalla raccolta dell'uva. Per molti aspetti, la vendemmia assume ancora oggi un momento rituale, ha un significato sociale e di comunione piuttosto forte, nel quale uomini e donne si riuniscono e insieme lavorano per il medesimo obiettivo. Il ruolo rituale e sociale della vendemmia è stato ancor più forte nei decenni scorsi - e lo stesso si può affermare per qualunque altra attività agricola legata ai raccolti - quando nei vigneti si riunivano amici, parenti e vicini di casa, tutti insieme a lavorare per poi festeggiare con un ricco banchetto, fatto di piatti speciali che in genere non venivano consumati durante l'anno. Alla fine della giornata, la stessa comitiva continuava a festeggiare il momento di socialità con danze e musica, nelle quali il vino non mancava mai.

 Oggi, significati religiosi a parte, i momenti rituali legati al vino e praticati da qualunque appassionato, vedono nel momento dell'apertura della bottiglia e del suo servizio la massima espressione. Questo è evidente a partire dal momento nel quale la bottiglia è presentata e tutti si attendono - con una cerimonia più o meno formale - la rimozione del tappo che precede la libagione. È proprio l'estrazione del tappo il momento più suggestivo, quello che lascia i presenti quasi con il fiato sospeso nell'attesa di avere la conferma che, per esempio, non sia alterato dal “temibile” odore di tappo, evenienza che lascia tutti delusi e scontenti. Ma quando invece, dopo avere estratto il tappo dalla bottiglia e giudicato in buone condizioni, nei visi dei presenti si nota subito un sorriso di sollievo e tutto è pronto per dare inizio alla cerimonia della libagione, spesso, con tanto di brindisi. Sembra paradossale, eppure l'esito di questo “delicato” rito è legato a un piccolo cilindro di sughero, alla sua estrazione e al modo con il quale si procede alla sua rimozione, compresi gli strumenti e le tecniche utilizzate.

 

 Il rito dell'apertura della bottiglia, così come del suo servizio, sono così importanti nella cultura del vino, che si sono creati per questi due aspetti vaste e ricche produzioni di accessori, dai cavatappi ai calici, dai taglia capsule fino ai dischi da infilare nella bottiglia in modo da evitare inopportune e accidentali “gocce”. Anche i tappi hanno subito dei cambiamenti nel corso degli ultimi dieci anni, infatti il dominio pressoché assoluto del sughero comincia a vacillare. Da anni si vedono nelle bottiglie tappi sintetici di colori e materiali diversi, non sempre accettati di buon grado dai consumatori, anzi, spesso considerati - ingiustamente - come il segnale di vini di qualità discutibile. A questi, in tempi recenti, si sono aggiunti anche i tappi in vetro, che esattamente come quelli sintetici, evitano i rischi del famigerato ”odore di tappo”, motivo di delusione di tante bottiglie aperte. L'introduzione di questi nuovi tappi nel mondo del vino - compresi quelli a vite e a corona - è stato motivo di scetticismo da parte dei consumatori, probabilmente per il fatto che i classici riti legati all'apertura e al servizio del vino abbiano, in un certo senso, perso un po' della loro dignità.

 Se i tappi sintetici consentono ancora la cerimonia rituale dell'apertura della bottiglia, con tanto di cavatappi più o meno tecnologico, per i tappi di vetro, a corona e a vite, questo storico accessorio sembra non avere più spazio: un semplice gesto e la bottiglia è aperta, pronta per essere servita. Con questo genere di tappi, apparentemente, tutto il rito dell'apertura sembra essere un'inutile perdita di tempo, compreso il “rituale” controllo del tappo di sughero dopo la sua estrazione per assicurarsi della sua integrità e dell'assenza della fastidiosa presenza del tricloroanisolo. Con i tappi sintetici, compresi quelli a vite, a corona e di vetro, questo controllo sembra essere inopportuno e inutile, anche se si nota spesso - più per abitudine che per reale necessità - dopo l'apertura di una bottiglia con un tappo sintetico si procede ad annusarlo, proprio come richiede il rituale. Ma è veramente necessario tutto questo rituale per potere apprezzare un buon vino? Probabilmente no, ma vista la naturale predilezione degli esseri umani verso la tradizione, questo aspetto sembra assumere un ruolo di primaria importanza.

 E che dire - infine - di alcuni produttori che hanno deciso di vendere alcuni dei loro vini in lattina, esattamente come si fa per la birra o le bevande gasate? Con le lattine, il rituale e la cerimonia dell'apertura, così come del servizio, sembra essere seriamente compromesso. Se con i tappi sintetici gran parte del rituale dell'apertura sembra essere assicurato - a parte il controllo finale del tappo - con gli altri tipi di tappi, questo suggestivo momento sembra passare in secondo piano. In realtà, non tutto è proprio perso. Anche se con i vini venduti in bottiglie con i tappi a corona o di vetro il rituale sembra essere semplice e immediato, con i tappi a vite si può comunque adottare una cerimonia tale da attirare l'attenzione dei presenti. Esistono infatti diversi metodi rituali per l'apertura di una bottiglia con tappo a vite, ovvio, nessuno di questi prevede l'uso di cavatappi e di lunghe procedure. La più comune, quella che sembra avere guadagnato il maggiore consenso fra gli appassionati di vino, prende in “prestito” parte delle tecnica prevista per l'apertura di uno spumante.

 Si afferra la base della bottiglia con la mano destra, mentre con la mano sinistra si tiene fermo il tappo. A questo punto si ruota la bottiglia con la mano destra - esattamente come per una bottiglia di spumante - in modo da sbloccare il tappo e il suo sigillo, confermato dal tipico rumore di rottura. Mantenendo la bottiglia con la mano destra, si appoggia ora il tappo sull'avambraccio sinistro e lo si fa scorrere fino alla mano, in modo da svitare il tappo che dovrà rimanere libero esattamente nel palmo della mano sinistra lasciando quindi la bottiglia aperta. Ora si può procedere con il servizio, opzionalmente, se proprio non se ne può fare a meno, annusare il tappo e verificare che sia in buone condizioni. Certo, un rituale diverso da quello più lungo e complesso riservato al tappo di sughero, ma pur sempre formale. Riti e tradizioni evolvono, cambiano con i tempi e si adattano alle nuove mode della società, e probabilmente anche il vino dovrà adeguarsi, esattamente come tanti altri aspetti legati alla vita degli esseri umani. In fin dei conti, quante altre tradizioni legate al vino sono oramai tramontate e sostituite da altre forme, probabilmente più adatte ai nostri tempi? E infine, non è forse la qualità e il piacere del vino che si verserà nei calici l'aspetto più importante? A cosa serve un rituale suggestivo e formale senza la qualità del vino contenuto nella bottiglia? Sicuramente si può rinunciare volentieri a questi aspetti, a patto che le nuove soluzioni offerte dalla tecnologia garantiscano sempre e comunque una migliore qualità e integrità del vino. Alla salute!

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione oppure utilizzare l'apposito modulo disponibile nel nostro sito.

 

Leggo spesso che per contrastare gli effetti della fillossera, la vitis vinifera è innestata su radici di specie americane. Di quali varietà si tratta esattamente?
Andrew Lewis -- San Diego, California (USA)
A causa del ridotto spessore della corteccia delle radici della specie vitis vinifera, gli attacchi della fillossera risultano efficaci indebolendo quindi la pianta. Un apparato radicale più forte, in particolare con una corteccia più spessa, rende vani gli attacchi di questo parassita. Le specie che offrono una maggiore resistenza agli attacchi della fillossera risultano essere la vitis riparia, la vitis rupestris e la vitis berlandieri, i quali apparati radicali sono solitamente innestati su piantine di vitis vinifera. Sono inoltre diffusi alcuni ibridi di origine europea, fra questi il celebre AXR 1 - noto anche come Aramon Rupestris - un ibrido prodotto con vitis vinifera e vitis rupestris.



Qual è la differenza fra il Riesling e il Welschriesling (Riesling Italico)?
Annette Klöcker -- Colonia (Germania)
Nonostante il nome, il Riesling Italico (Welschriesling) non ha nessun legame con il Riesling Renano, cioè con l'uva spesso definita semplicemente come Riesling. Le origini del Riesling Italico non sono molto chiare, tuttavia è un'uva che ben si adatta al clima dell'Europa centrale, zona dove è principalmente coltivata. L'uva è conosciuta con i nomi Wälschriesling in Austria, Vlassky Riesling nelle Repubblica Ceca e in Slovacchia, Olaszriesling in Ungheria, Grasevina o Laskriesling nei Balcani e Riesling Italico in Italia. Quest'uva è conosciuta per le sue alte rese nei vigneti e per questo motivo - se non è opportunamente coltivata - tende a produrre vini leggeri. Coltivato e vinificato con criteri di qualità, il Riesling Italico produce vini con pronunciati aromi di fiori, pur tuttavia completamente diversi da quelli prodotti con il Riesling Renano.



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  ABC Vino Numero 42, Giugno 2006   
Côte d'Or, Côte de Beaune, Côte de NuitsCôte d'Or, Côte de Beaune, Côte de Nuits  Sommario 
Numero 41, Maggio 2006 Numero 43, Estate 2006

Côte d'Or, Côte de Beaune, Côte de Nuits

Cuore dell'eccellenza enologica della Borgogna, la Côte d'Or è la patria indiscussa di eleganti e straordinari vini da Pinot Nero e di prestigiosi Chardonnay

 Se state pensando al Pinot Nero o allo Chardonnay, allora è inevitabile non collegare queste due uve con una zona precisa della Borgogna, con un nome carico di promesse e di buon auspicio: la Côte d'Or. Nonostante la sua traduzione letterale sia Costa d'Oro, il suo nome è in realtà l'abbreviazione di Côte d'Orient, cioè Costa Orientale. La Côte d'Or comprende quattro aree vinicole, delle quali le più importanti e famose sono la Côte de Nuits e la Côte de Beaune. Nonostante queste due aree siano famose per i loro vini da uve Chardonnay e Pinot Nero, la Côte de Nuits, nella parte settentrionale della Côte d'Or, è principalmente famosa per i suoi Pinot Nero, mentre la Côte de Beaune, nella parte meridionale, è conosciuta prevalentemente per i suoi Chardonnay, anche se è bene ricordare che in questa zona si producono anche eccellenti Pinot Nero. Nella Côte d'Or sono inoltre definite altre due aree vinicole: Châtillon - a nord della Côte de Nuits - le e Hautes-Côtes, definite sia per l'area di Beaune sia per l'area di Nuits.

 La Côte d'Or, nonostante le sue piccole dimensioni che coprono una stretta fascia di territorio lunga appena 50 chilometri, è la zona vinicola più celebre della Borgogna e fra le più conosciute della Francia. La coltivazione della vite e la produzione di vino in queste terre risale a tempi molto antichi. Quando gli antichi romani arrivarono nella Borgogna nel 51 AC, il territorio era già occupato dai Celti che praticavano la viticoltura e quindi la produzione di vino. Ricerche archeologiche condotte nella zona, suggeriscono tuttavia che la produzione di vino nella Borgogna era già praticata nel 200 AC. Il vino era comunque un elemento importante già a quei tempi poiché, oltre al ritrovamento di anfore vinarie “locali”, scavi archeologici hanno consentito di ritrovare antiche anfore etrusche, segno dell'attività commerciale dell'antico popolo del centro Italia in queste terre. Le prime testimonianze scritte sul vino della Borgogna risalgono al 312 DC.

La C\^ote d'Or
La Côte d'Or

 Si parla del vino della Borgogna e della sua qualità nel 591 DC, per opera di Gregorio di Tours che nella sua “Storia dei Franchi”, il quale racconta che nelle colline a ovest Digione si producevano vini nobili tanto da essere comparati con il Falerno, uno dei vini dell'epoca più decantati e celebri. Durante il dominio dell'imperatore Carlo Magno, la viticoltura e la produzione di vino nella Côte d'Or vissero alti periodi di splendore, in particolare grazie all'attività dei monaci Benedettini. Nonostante la vite fosse coltivata ovunque, le privilegiate condizioni produttive dei monasteri, in particolare la disponibilità di cantine sotterranee adatte alla conservazione, consentiva ai monaci di eccellere, in modo sistematico e metodico, nella produzione di vino: il loro contributo per l'enologia, qui come altrove, è stato fondamentale. I primi monaci ad acquistare vigneti furono i Benedettini Cluniacensi. Con la costruzione dell'abbazia di Cluny nel 910 DC, l'ordine monastico di estese nei principali paesi europei, e l'interesse per la vite e il vino era sempre una caratteristica che li accompagnava.

 Grazie ai lasciti e donazioni di nobili e benestanti, nel 1273 l'abbazia di Cluny possedeva tutti i vigneti intorno a Gevrey. Un'altra abbazia che poteva vantare il possesso di celebri vigneti era quella di St.-Vivant. Nel 1232 la duchessa di Borgogna concesse a questa abbazia i celebri vigneti di Romanée-Conti. La Romanée, La Tâche, Richebourg e Romanée-St-Vivant: vigneti ancora oggi considerati fra i più prestigiosi della Côte d'Or. L'abbazia di St.-Vivant possedeva inoltre vigneti a Pommard, Auxery e Santenay. Un altro ordine monastico che svolgerà un ruolo fondamentale nella viticoltura e nell'enologia della Borgogna è quello dei Cistercensi, fondato nella città di Cîteaux, non molto distante a est di Nuits-St-George. Il loro primo vigneto fu acquisito nel 1098 grazie alla donazione del duca di Borgogna e, nonostante l'ordine praticasse l'austerità e l'ascetismo, ben presto iniziarono ad acquistare vigneti. Nel 1336 i Cistercensi possedevano estesi vigneti nelle aree di Vougeot, Beaune, Chambolle, Fixin e Pommard. In particolare, costruirono un muro intorno al loro vigneto di Vougeot, dando così origine al celebre Clos de Vougeot.

 

 Grazie al lavoro dei monaci Cistercensi - condotto con una scrupolosa opera di sperimentazione e comparazione - si arrivò al concetto di terroir, così caro ai viticoltori francesi, e allo studio delle differenze fra i diversi cru. Fino al quindicesimo secolo, a causa delle difficoltà legate al trasporto, che da queste zone si poteva svolgere solo attraverso terra, i vini più celebri della Côte d'Or - e della Borgogna - erano quelli della zona di Beaune. I vini che sembravano avere maggiore successo erano quelli prodotti nelle zone adiacenti ai fiumi: la facilità con la quale potevano essere trasportati in altre zone costituiva un enorme vantaggio. La notorietà dei vini della Côte d'Or e della Borgogna crebbe nel dodicesimo secolo, quando papa Clemente V trasferì la corte papale ad Avignone. La richiesta per i vini di Beaune - cioè della Borgogna - aumentò e con essa anche il prestigio, tanto da essere considerati come “secondi a nessuno”. Un altro evento importante che contribuì ad accrescere il pregio dei vini di questa regione, fu la loro predilezione da parte dei duchi di Borgogna. Proprio a questo periodo risale la prima citazione scritta del Pinot Nero, a quei tempi chiamato Noirien.

 Con molta probabilità, i vini bianchi di quei tempi in Borgogna erano prodotti con l'uva Formenteau, una varietà oggi considerata la progenitrice del Pinot Grigio. Lo Chardonnay - che è oggi l'uva bianca più rappresentativa e diffusa della Borgogna - farà il suo ingresso nella scena enologica della regione solamente durante il medio evo. Da notare anche che a quei tempi, i vini si consumavano generalmente entro l'anno successivo dalla vendemmia, pertanto non esisteva la pratica di fare maturare i vini. La fama dei vini rossi della Côte de Nuits era già ben consolidata nel 1728, come citato dall'opera di Claude Arnoux “Dissertazione sulla situazione della Borgogna”, nel quale si citano anche i vini rosati di Volnay, mentre si parla brevemente dei bianchi della Côte de Beaune. La notorietà della Côte d'Or subì un arresto nel 1878, quando arrivò nei vigneti la fillossera. Nel 1855, il Dott. Lavalle pubblicò la sua “Storia e statistica della Côte d'Or” nella quale era inclusa una classificazione informale dei migliori vigneti. Il suo lavoro fu formalizzato nel 1861 portando alla classificazione dei vigneti in tre categorie. Infine, nel 1930, con l'introduzione del sistema dell'Appellation Côntrolée, si giungerà all'attuale classificazione dei vini della Borgogna e della Côte d'Or.

 

Classificazione della Côte d'Or

 I vini della Côte d'Or, esattamente come quelli della Borgogna, sono classificati secondo il sistema francese dell'Appellation Côntrolée. A differenza della regione vinicola di Bordeaux, dove la qualità è stabilita in accordo al prestigio storico e tradizionale dei vari châteaux, nella Borgogna la classificazione si basa sulla qualità riconosciuta alle regioni, villaggi e ai singoli vigneti. Il livello più basso è riservato alle denominazioni regionali, come ad esempio Bourgogne AC, Beaujolais AC o Chablis AC. Il livello di qualità successivo è riservato ai villaggi, cioè riservato a zone comprese all'interno del territorio di comuni o località circoscritte, come ad esempio Pommard, Volnay, Gevrey-Chambertin o Meursalt. I due livelli successivi riguardano le classi di maggiore qualità e sono entrambi destinati a singoli vigneti con qualità storicamente documentata e provata. Il primo di questi due livelli è il Premier Cru seguito dal livello più elevato di qualità Grand Cru, riservato a pochissimi vigneti della Borgogna dai quali provengono tradizionalmente vini di eccezionale qualità.

 I vini appartenenti a questa classe riportano in etichetta solamente il nome del vigneto e la dicitura Grand Cru. Tutti i vigneti classificati come Grand Cru della Borgogna si trovano nella Côte d'Or e a Chablis. Esattamente come in tutti gli altri sistemi di classificazione dei vini vigenti nei diversi paesi, non sempre il livello più elevato garantisce la migliore qualità e i Grand Cru della Borgogna non fanno eccezione. A causa delle vicende storiche e delle leggi francesi sulla successione dei terreni, molti dei Grand Cru appartengono in realtà a diversi proprietari - ognuno dei quali possiede pochi ettari - producendo livelli di qualità molto diversi fra loro. Per questo motivo, è sempre opportuno considerare la qualità in funzione del produttore piuttosto che alla categoria di appartenenza: non è raro, infatti, trovare dei Premier Cru di qualità superiore a certi Grand Cru. I villaggi della Côte de Nuits nei quali sono definiti vigneti Grand Cru sono: Gevrey-Chambertin, Morey St.-Denis, Chambolle-Musigny, Vougeot, Flagey-Echézeaux e Vosne-Romanée. Quelli della Côte de Beaune sono definiti nei villaggi di Pernand-Vergelesses, Ladoix-Serrigny, Aloxe-Corton, Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet.

 

Aree di Produzione

 La Côte d'Or si trova nella parte settentrionale della Borgogna, poco a sud di Digione, e si estende per circa 50 chilometri, fino nelle vicinanze di Santenay, in una fascia di territorio piuttosto stretta. La parte settentrionale è definita Côte de Nuits, dal nome della città Nuits-St.-George, e nella quale si producono quasi esclusivamente vini rossi, mentre quella meridionale è la Côtes de Beaune, dalla città di Beaune, e nella quale si producono sia vini bianchi sia vini rossi. Le uve principali della Côte d'Or sono lo Chardonnay e il Pinot Nero, tuttavia nella zona sono presenti anche le uve Aligoté e Gamay. La composizione del suolo della Côte d'Or è prevalentemente di tipo calcareo, particolarmente adatto alla coltivazione delle varietà Chardonnay e Pinot Nero. Le aree dalle quali provengono i vini Premier Cru e Grand Crus si trovano ad altitudini comprese fra i 250 e i 300 metri, mentre ad altitudini superiori si producono vini più leggeri, generalmente appartenenti alle village appellation.

 

Côte de Beaune

 Nella Côte de Beaune si producono sia vini bianchi, da uve Chardonnay, sia vini rossi, da uve Pinot Nero. L'area è comunque celebre per i suoi vini bianchi ed è dalla Coôte de Beaune che provengono i migliori Chardonnay della Borgogna. Si trovano infatti in quest'area i celebri Grand Cru di Montrachet, Bâtard-Montrachet, Bienvenue-Bâtard-Montrachet, Chevalier-Montrachet, Corton-Charlemagne e Criots-Bâtard-Montrachet. Anche i vini rossi della Côte de Beaune sono di elevata qualità - in particolare quelli di Corton - tuttavia considerati meno pregiati di quelli della Côte de Nuits. Rispetto ai vini rossi della Côte de Nuits, quelli della Côte de Beaune sono caratterizzati da una maggiore morbidezza e qualità organolettiche più “immediate”. Fra le aree più celebri della Côte de Beaune nelle quali si producono vini rossi si ricordano Aloxe-Corton, Beaune, Volnay e Pommard. I bianchi della Côte de Beaune sono caratterizzati da una sorprendente ricchezza organolettica e struttura, con aromi che spesso ricordano miele, nocciola, vaniglia e - talvolta - tartufo.

 

Côte de Nuits

 La Côte de Nuits è indiscutibilmente la patria mondiale dei migliori vini rossi da Pinot Nero. In quest'area si produce inoltre una piccola quantità di vini bianchi da uve Chardonnay, Pinot Grigio e Pinot Bianco. I vini rossi della Côte de Nuits possiedono una maggiore struttura e complessità organolettica rispetto a quelli della Côte de Beaune e sono considerati i migliori Pinot Nero della Borgogna e del mondo. Si trovano infatti in questa zona i celebri Grand Cru Bonnes Mares, Le Chambertin, Chambertin Clos-de-Bèze, Clos de La Roche, Clos de Vougeot, Grands Echézeaux, Le Musigny, Richebourg, Romanée-Conti e Lâ Tache. Nonostante la Côte de Nuits sia un territorio piuttosto ristretto, la diversità dei suoi terroirs è vasta e ricca. A questo si aggiungono anche le tecniche di vinificazione adottate dai produttori con lo scopo di aumentare la struttura e la complessità dei lori vini rossi, come per esempio la torchiatura e, in particolare, la filosofia in materia di maturazione adottata da ogni produttore. Recentemente si è introdotta anche la macerazione a freddo delle uve prima della fermentazione, una pratica che è seguita da molti produttori e che tuttavia trova accesi detrattori fra quelli che sostengono una produzione più vicina al modello tradizionale. Nonostante queste “piccole” diatribe fra i produttori, ciò che rimane indiscutibile della Côte de Nuits, e che qui si producono i migliori Pinot Nero del mondo.

 




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  Gusto DiVino Numero 42, Giugno 2006   
Cabernet Sauvignon a ConfrontoCabernet Sauvignon a Confronto I Vini del MeseI Vini del Mese  Sommario 
Numero 41, Maggio 2006 Numero 43, Estate 2006

Cabernet Sauvignon a Confronto

Una delle uve rosse internazionali più diffuse, coltivata in ogni paese vinicolo del mondo e presente in numerosi vini, è la protagonista della degustazione comparativa di questo mese

 Fra le tante uve che da Bordeaux si sono diffuse in tutto il mondo, il Cabernet Sauvignon è fra le più conosciute. Protagonista di vini complessi e di grande struttura, il Cabernet Sauvignon ha facilmente conquistato i vigneti della quasi totalità dei paesi del mondo, spesso sostituendosi alle tradizionali uve locali. In molti casi, il Cabernet Sauvignon è diventato in breve tempo l'alleato più frequente delle uve locali dando origine a nuovi vini di “taglio” piuttosto internazionale. Questo è il caso dell'Italia, e comunque molto frequente anche in altri paesi vinicoli del mondo, nel quale il Cabernet Sauvignon è spesso aggiunto alle tradizionali uve autoctone, come Sangiovese, Nero d'Avola e Montepulciano, tanto per citare alcuni esempi. Spesso il Cabernet Sauvignon è aggiunto con lo scopo di aumentare la struttura e la complessità organolettica, tuttavia è evidente che il suo uso è dettato anche da motivi commerciali e di tendenza, esattamente come accade per il Merlot, l'altra celebre uva rossa di Bordeaux.

 Oltre al suo prestigio e alla sua innegabile reputazione, il Cabernet Sauvignon attira i produttori di vino anche a causa della sua elevata capacità colorante, tanto da conferire ai vini colori intensi e scuri, l'elevato contenuto di polifenoli, capaci di assicurare una buona struttura, e le piacevoli qualità organolettiche, una ricchezza di frutti che ben si sposa con l'uso della barrique. Seguendo la tradizione enologica di Bordeaux, il Cabernet Sauvignon è utilizzato nel mondo per la produzione di vini che si rifanno fortemente al modello della celebre regione francese e che prevedono anche l'uso di Merlot e Cabernet Franc - più raramente anche Malbec e Petit Verdot - come suggerito dalla “ricetta” nota come uvaggio bordolese alla quale si aggiunge la barrique. Il fattore legno è infatti una qualità praticamente indivisibile dal Cabernet Sauvignon, non solo per una questione di moda, ma anche per rendere più “morbidi” gli astringenti tannini di questa celebre uva rossa. Raramente, il Cabernet Sauvignon è vinificato in vasche inerti, come acciaio o cemento.

 

I Vini della Degustazione

 Quando coltivato e vinificato seguendo criteri di qualità, il Cabernet Sauvignon produce vini di elevata struttura e concentrazione, vini robusti e complessi tuttavia piacevoli ed eleganti. Caratterizzato da pronunciati aromi di frutti di bosco - ribes e amarena su tutti - il Cabernet Sauvignon è un'uva che ben si sposa con le qualità organolettiche cedute dal legno durante la maturazione. Il tipo di botte che più frequentemente è impiegato per la fermentazione e la maturazione del Cabernet Sauvignon è la barrique - come detta la tradizione di Bordeaux - raramente la botte grande. I contenitori inerti, come acciaio o cemento, sono in genere esclusi dal processo di vinificazione di quest'uva, tranne che in rarissimi casi e per precise scelte enologiche dettate anche dalle caratteristiche viticolturali dell'uva. Lo scopo della nostra degustazione sarà rappresentato anche dallo studio dell'impatto del legno nelle qualità organolettiche del Cabernet Sauvignon, un fattore presente nei tre vini selezionati.

I tre Cabernet Sauvignon della nostra degustazione comparativa
I tre Cabernet Sauvignon della nostra degustazione comparativa

 I tre vini selezionati per la nostra degustazione comparativa sono tutti prodotti con Cabernet Sauvignon in purezza, fermentati e maturati in barrique e provenienti da tre diverse zone vinicole dell'Italia. Il primo vino selezionato è l'Alto Adige Cabernet Sauvignon Castel Schwanburg della cantina Castel Schwanburg, maturato per 18 mesi in barrique. Il secondo vino è l'Akronte di Boccadigabbia, un Cabernet Sauvignon in purezza delle Marche e maturato per circa 20 mesi in barrique. L'ultimo vino è il Val di Cornia Suvereto Cabernet Sauvignon Federico Primo, prodotto in Toscana dalla cantina Gualdo del Re e maturato per circa 14 mesi in barrique. Con lo scopo di esaltare correttamente le qualità organolettiche dei tre vini - sia quelle aromatiche, sia quelle gustative - si utilizzerà una temperatura di servizio di 18° C. La degustazione comparativa sarà svolta utilizzando tre calici ISO, scegliendo per tutti e tre i vini le ultime annate disponibili in commercio.

 

Esame Visivo

 Il Cabernet Sauvignon è un'uva ricca di sostanze coloranti, pertanto i suoi vini tenderanno in genere ad avere colori piuttosto intensi e ricchi, con trasparenza piuttosto ridotta, tanto da non consentire talvolta il passaggio della luce. I colori che si possono osservare nei vini prodotti con Cabernet Sauvignon - grazie anche alla loro eccellente capacità di evoluzione - variano dal rosso porpora, tipico della gioventù, fino al rosso granato o aranciato, tipico dell'apice della maturazione. Il colore che tuttavia è maggiormente osservabile nei Cabernet Sauvignon è il rosso rubino, con intensità piuttosto elevate, un colore che sarà presente anche dopo molti anni di affinamento. Esattamente come accade per ogni altra uva rossa, l'intensità e la concentrazione del colore varia fortemente in funzione della qualità delle uve e, non da ultimo, dalle pratiche enologiche utilizzate durante la vinificazione. Nei vini prodotti con uve coltivate con criteri di rese elevate, il colore del Cabernet Sauvignon mantiene comunque il suo caratteristico rosso rubino, tuttavia la trasparenza sarà piuttosto evidente.

 Il primo vino del quale prenderemo in esame l'aspetto è l'Alto Adige Cabernet Sauvignon di Castel Schwanburg. Dopo avere versato il vino nel calice, si osserverà la tonalità e l'intensità del suo colore. Si noterà un colore rosso rubino intenso e brillante con una trasparenza piuttosto ridotta. Dopo avere inclinato il calice su una superficie bianca, si osserveranno sfumature rosso rubino. Si passerà ora all'esame del secondo vino, l'Akronte di Boccadigabbia. Il colore di questo Cabernet Sauvignon è rosso rubino intenso e, come nel caso precedente, si osserverà una trasparenza piuttosto ridotta. Inclinando il calice, si noterà una sfumatura che tende al rosso granato. Si proceda infine con la valutazione dell'aspetto dell'ultimo vino, il Val di Cornia Suvereto Cabernet Sauvignon Federico Primo di Gualdo del Re. L'analogia con il vino precedente è piuttosto evidente, il vino ha infatti un colore rosso rubino intenso e sfumature che tendono al rosso granato, tuttavia la trasparenza risulterà ancora più ridotta rispetto all'Akronte.

 

Esame Olfattivo

 Le qualità aromatiche del Cabernet Sauvignon sono piuttosto ricche e piacevoli, a partire dagli intensi aromi di frutta - in particolare frutti di bosco - ai quali si uniscono gli aromi terziari derivati dalla maturazione in barrique, la pratica enologica più diffusa per questa uva. Il Cabernet Sauvignon, quando coltivato in zone a clima freddo o quando raccolto non perfettamente maturo, tende a sviluppare anche aromi di tipo vegetale, fra tutti quelle di peperone e di peperone verde, una caratteristica che si ritrova anche nel Cabernet Franc e, talvolta, nel Merlot. Grazie alla sua capacità di sostenere lunghi periodi di maturazione, lo sviluppo aromatico del Cabernet Sauvignon è molto interessante. Il tempo conferisce infatti a quest'uva aromi di estrema complessità, come tabacco, liquirizia, caffè e scatola di sigari. Spesso nei vini Cabernet Sauvignon maturati in barrique, si possono percepire aromi balsamici di mentolo ed eucalipto. Fra gli aromi di frutta più caratteristici di quest'uva, si ricordano ribes nero - decisamente il più tipico - amarena, prugna e mirtillo.

 

 Inizieremo la valutazione olfattiva dall'Alto Adige Cabernet Sauvignon di Castel Schwanburg. Mantenendo il calice fermo e in posizione verticale, si effettuerà la prima olfazione con lo scopo di determinare gli aromi di apertura. Si percepiranno aromi intensi di prugna e ribes - qualità tipiche del Cabernet Sauvignon - oltre all'inconfondibile aroma di vaniglia, testimone dei 18 mesi di maturazione in barrique. Dopo avere roteato il calice in modo da favorire l'ossigenazione del vino, si procederà con la seconda olfazione che consentirà la percezione di aromi di amarena, mora e violetta ai quali si affiancheranno aromi di liquirizia, tabacco, cannella, cioccolato, noce moscata e una piacevole sensazione balsamica che ricorda l'eucalipto. Si noti, infine, anche il piacevole aroma di peperone verde, una qualità che è tipica in molti Cabernet Sauvignon. Passeremo ora alla valutazione degli aromi del secondo vino della nostra degustazione comparativa: l'Akronte di Boccadigabbia.

 Mantenendo il calice verticale e senza rotearlo, si valuteranno gli aromi di apertura che saranno caratterizzati da amarena, prugna e ribes, tutti aromi di frutti tipici del Cabernet Sauvignon. La seconda olfazione, eseguita dopo avere roteato il calice, consentirà la percezione degli aromi di mirtillo e violetta, oltre a vaniglia, liquirizia, tabacco, cacao e cannella. Si noterà inoltre anche un piacevole e lieve aroma di pepe nero, mentre le qualità balsamiche saranno in questo vino più simili al mentolo piuttosto che all'eucalipto. Si noti, infine, un lieve e piacevole aroma di lavanda e il consueto aroma di peperone. Passiamo ora alla valutazione del terzo vino, il Val di Cornia Suvereto Cabernet Sauvignon Federico Primo di Gualdo del Re. Gli aromi di apertura offrono note di amarena, prugne e ribes, esattamente come nell'Akronte di Boccadigabbia. Dopo avere roteato il calice, la sequenza si completerà con aromi di mirtillo, violetta, vaniglia, tabacco, liquirizia, cacao, chiodo di garofano, macis e pepe nero, oltre al consueto aroma balsamico di eucalipto.

 

Esame Gustativo

 Il Cabernet Sauvignon è un'uva i quali vini sono in genere caratterizzati da una buona struttura, spesso anche robusta. Grazie al suo importante contenuto di polifenoli, responsabili anche della struttura, i vini Cabernet Sauvignon possiedono in genere un'astringenza piuttosto pronunciata. Da notare che l'intensità dell'astringenza, varia in funzione alla qualità delle uve, dai criteri colturali e dalle pratiche enologiche, in particolare l'uso della barrique e del grado di tostatura del legno. Il Cabernet Sauvignon è un'uva che riesce a integrarsi bene con le qualità organolettiche del legno, fattore che spesso svolge anche un'azione di “ammorbidimento” nei confronti dei tannini ruvidi di quest'uva. I vini prodotti con Cabernet Sauvignon sono generalmente caratterizzati da volumi alcolici piuttosto elevati - arrivando talvolta anche a 14 gradi - una qualità particolarmente utile a migliorare l'equilibrio con la ricchezza dei tannini e la bassa acidità.

 Il primo vino che valuteremo è l'Alto Adige Cabernet Sauvignon di Castel Schwanburg. Già dal primo sorso, l'astringenza dei tannini sarà ben percettibile, pur tuttavia non risultando eccessivamente aggressiva grazie anche all'alcol e alla piacevole morbidezza conferita dalla maturazione. Il Cabernet Sauvignon è un'uva con un contenuto piuttosto limitato di sostanze acide: notare infatti come l'acidità del vino sia piuttosto contenuta. La struttura sarà invece piuttosto robusta, come ci si aspetterebbe in genere da un vino di questo tipo. Il secondo vino che valuteremo è l'Akronte di Boccadigabbia. L'attacco di questo vino sarà caratterizzato da una decisa tannicità e una struttura robusta e piena, tuttavia si noti come il vino risulti equilibrato grazie al contributo dell'alcol e della morbidezza. Passiamo ora al Val di Cornia Suvereto Cabernet Sauvignon Federico Primo di Gualdo del Re. Anche in questo caso l'attacco sarà piuttosto tannico con una struttura decisamente robusta, tuttavia ben equilibrato sia dall'alcol sia dalla piacevole morbidezza. Si noti in tutti e tre i vini l'ottima corrispondenza con il naso, in particolare i sapori di ribes, prugna e amarena.

 

Considerazioni Finali

 I tre vini della nostra degustazione comparativa esprimo pienamente le qualità organolettiche del Cabernet Sauvignon, in particolare la struttura robusta e l'astringenza dei tannini, oltre ai tipici aromi e sapori di ribes, amarena e prugna. Il finale dell'Alto Adige Cabernet Sauvignon di Castel Schwanburg è persistente e caratterizzato dai tipici sapori di prugna, amarena e ribes. Anche il finale dell'Akronte di Boccadigabbia sarà persistente con evidenti ricordi di ribes, amarena, prugna e mirtillo. Il finale del terzo vino, il Val di Cornia Suvereto Cabernet Sauvignon Federico Primo di Gualdo del Re, non delude certamente le aspettative, confermando un'eccellente persistenza gusto-olfattiva con intensi ricordi di ribes, amarena e prugna. Si noti in particolare l'influsso della maturazione in barrique sulle qualità organolettiche dei tre vini: oltre a conferire i tipici aromi terziari e balsamici, il passaggio in legno consente di arrotondare le asperità tipiche dei tannini ruvidi del Cabernet Sauvignon, rendendo il vino più morbido ed equilibrato.

 






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Numero 41, Maggio 2006 Numero 43, Estate 2006

I Vini del Mese


 

Legenda dei punteggi

Sufficiente    Abbastanza Buono    Buono
Ottimo    Eccellente
Vino eccellente nella sua categoria
Vino con buon rapporto qualità/prezzo
I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese
e del luogo in cui vengono acquistati i vini




Barolo Parafada 2002, Massolino (Piemonte, Italia)
Barolo Parafada 2002
Massolino (Piemonte, Italia)
Uvaggio: Nebbiolo
Prezzo: € 31,00 Punteggio:
Questo Barolo si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso aranciato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ciliegia, violetta e lampone seguite da aromi di prugna, mirtillo, vaniglia, tabacco, cannella, liquirizia, pepe rosa, rabarbaro, cacao, cuoio e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, lampone e prugna. Un vino ben fatto. Barolo Parafada matura per 24 mesi in barrique a cui seguono almeno 12 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati



Barolo Riserva Vigna Rionda Riserva 2000, Massolino (Piemonte, Italia)
Barolo Riserva Vigna Rionda Riserva 2000
Massolino (Piemonte, Italia)
Uvaggio: Nebbiolo
Prezzo: € 46,00 Punteggio:
Barolo Riserva Vigna Rionda si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso aranciato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ciliegia e violetta seguite da aromi di mora, lampone, prugna, rosa, vaniglia, tabacco, liquirizia, cannella, cacao, pepe rosa e un accenno di mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, prugna e lampone. Un vino ben fatto. Questo Barolo matura 36 mesi in botte seguiti da 24 mesi in bottiglia.
Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati



Orvieto Classico Superiore Soana 2005, Cantina Monrubio (Umbria, Italia)
Orvieto Classico Superiore Soana 2005
Cantina Monrubio (Umbria, Italia)
Uvaggio: Trebbiano Toscano (30%), Grechetto (30%), Verdello (10%), Drupeggio (5%), Malvasia Bianca (5%), Sauvignon Blanc (20%)
Prezzo: € 7,50 Punteggio:
Questo Orvieto Classico Superiore si presenta con un colore giallo verdolino brillante e sfumature giallo verdolino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti e gradevoli che si aprono con note di pera, mela e ginestra seguite da aromi di biancospino, kiwi, susina e pesca. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di mela e pera. Questo vino matura in vasche d'acciaio.
Abbinamento: Pasta e risotto con pesce, Pesce saltato, Carne bianca saltata



Palaia 2003, Cantina Monrubio (Umbria, Italia)
Palaia 2003
Cantina Monrubio (Umbria, Italia)
Uvaggio: Pinot Nero (34%), Merlot (33%), Cabernet Sauvignon (33%)
Prezzo: € 16,00 Punteggio:
Palaia si presenta con un colore rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguiti da aromi di mirtillo, violetta, vaniglia, tabacco, cacao, cuoio e accenni di eucalipto. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Palaia matura per 12 mesi in barrique a cui seguono 12 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati



Vajasindi Làvico 2003, Duca di Salaparuta (Sicilia, Italia)
Vajasindi Làvico 2003
Duca di Salaparuta (Sicilia, Italia)
Uvaggio: Nerello Mascalese (90%), Merlot (10%)
Prezzo: € 8,00 Punteggio:
Alla vista si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso aranciato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di ciliegia, tamarindo e vaniglia seguite da aromi di fragola, lampone, prugna e ciclamino. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, lampone e prugna. Vajasindi Làvico matura per 12 mesi in barrique a cui seguono almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Paste ripiene con funghi, Stufati di carne con funghi



SuorMarchesa Passo delle Mule 2003, Duca di Salaparuta (Sicilia, Italia)
SuorMarchesa Passo delle Mule 2003
Duca di Salaparuta (Sicilia, Italia)
Uvaggio: Nero d'Avola
Prezzo: € 8,50 Punteggio:
Questo vino si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di prugna e amarena seguite da aromi di mora, carruba, violetta, vaniglia, tabacco, macis e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di prugna, amarena e mora. Passo delle Mule matura per 10 mesi in barrique a cui seguono 6-8 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Carne alla griglia, Stufati di carne con funghi, Formaggi stagionati



Barbera d'Alba Bric Loira 2003, Cascina Chicco (Piemonte, Italia)
Barbera d'Alba Bric Loira 2003
Cascina Chicco (Piemonte, Italia)
Uvaggio: Barbera
Prezzo: € 15,00 Punteggio:
Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso porpora, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, mora e prugna seguite da aromi di mirtillo, violetta, vaniglia, tabacco, liquirizia, cannella, cacao, macis, pepe rosa e menta. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di mora, amarena e prugna. Un vino ben fatto. Questa Barbera matura per 12 mesi in barrique.
Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati



Roero Superiore Valmaggiore 2001, Cascina Chicco (Piemonte, Italia)
Roero Superiore Valmaggiore 2001
Cascina Chicco (Piemonte, Italia)
Uvaggio: Nebbiolo
Prezzo: € 15,00 Punteggio:
Questo Roero si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ciliegia, lampone e violetta seguite da aromi di prugna, ciclamino, rosa, vaniglia, tabacco, cacao, cannella, liquirizia, mentolo e un accenno di cuoio. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, prugna e lampone. Un vino ben fatto. Roero Valmaggiore matura per 24 mesi in barrique a cui seguono 12 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati



Villa Gresti 2001, Tenuta San Leonardo (Trentino, Italia)
Villa Gresti 2001
Tenuta San Leonardo (Trentino, Italia)
Uvaggio: Merlot (90%), Carmenère (10%)
Prezzo: € 37,50 Punteggio:
Villa Gresti si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ribes, amarena e prugna seguite da aromi di mirtillo, vaniglia, violetta, tabacco, cioccolato, liquirizia, macis, cioccolato e peperone. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevoli. Il finale è persistente con ricordi di ribes, prugna e amarena. Un vino ben fatto. Villa Gresti matura per circa 14 mesi in barrique a cui seguono almeno 12 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati



San Leonardo 2001, Tenuta San Leonardo (Trentino, Italia)
San Leonardo 2001
Tenuta San Leonardo (Trentino, Italia)
Uvaggio: Cabernet Sauvignon (60%), Cabernet Franc (30%), Merlot (10%)
Prezzo: € 43,00 Punteggio:
San Leonardo si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ribes, amarena e prugna seguite da aromi di violetta, vaniglia, tabacco, liquirizia, cioccolato, scatola di sigari, chiodo di garofano, eucalipto, macis e un accenno di pepe nero. In bocca ha ottima corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque ben equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, molto piacevole. Il finale è molto persistente con lunghi ricordi di ribes, amarena e prugna. Un grande vino ben fatto. San Leonardo matura per 24 mesi in barrique a cui seguono almeno 12 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati



Grechetto dei Colli Martani Grecante 2005, Arnaldo Caprai (Umbria, Italia)
Grechetto dei Colli Martani Grecante 2005
Arnaldo Caprai (Umbria, Italia)
Uvaggio: Grechetto
Prezzo: € 7,00 Punteggio:
Grecante si presenta con un colore giallo verdolino intenso e sfumature giallo verdolino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di pera, pesca e nocciola seguite da aromi di mela, biancospino, ginestra e ananas. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di pera, pesca e ananas. Grecante matura per 3 mesi in vasche d'acciaio a cui seguono 2 mesi di affinamento in bottiglia.
Abbinamento: Pasta con pesce e crostacei, Pesce saltato, Carne bianca saltata



Sagrantino di Montefalco Collepiano 2003, Arnaldo Caprai (Umbria, Italia)
Sagrantino di Montefalco Collepiano 2003
Arnaldo Caprai (Umbria, Italia)
Uvaggio: Sagrantino
Prezzo: € 27,00 Punteggio:
Questo Sagrantino di Montefalco si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di prugna, mora e amarena seguite da aromi di violetta, mirtillo, vaniglia, cioccolato, liquirizia, tabacco, macis e caffè. In bocca ha ottima corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è molto persistente con ricordi di mora, amarena e prugna. Un vino ben fatto. Sagrantino Collepiano matura in barrique per 22 mesi.
Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati






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Guido BerlucchiGuido Berlucchi Giornale di CantinaGiornale di Cantina  Sommario 
Numero 41, Maggio 2006 Numero 43, Estate 2006

Guido Berlucchi

La storia dello spumante italiano passa per Borgonato di Cortefranca, luogo dove nasce anche l'affascinante storia della Franciacorta e delle sue bollicine di qualità

 La storia e la realizzazione delle grandi cose inizia spesso con un sogno. Ed è proprio con un sogno che inizia la storia della Franciacorta - oggi solida realtà spumantistica italiana ai vertici dell'enologia mondiale - e il desiderio di confrontarsi con uno storico mito partendo da quello che la propria terra era capace di offrire. La storia della Guido Berlucchi, oggi uno dei più affermati produttori di bollicine italiane, inizia verso la metà degli anni 1950, quando nelle sue cantine si cominciano a creare le basi per la realizzazione del sogno di un giovane enologo, Franco Ziliani, desideroso di confrontarsi con le bollicine per eccellenza - quelle della Champagne - un mito che per secoli ha affascinato e fatto sognare ogni appassionato di vino. La sfida è tuttavia difficile e ambiziosa, poiché a quei tempi mancavano le attrezzature, i materiali e l'esperienza fondamentale per potersi confrontare con un vino e una zona che vantava secoli di tradizione nella creazione di vini con rifermentazione in bottiglia - un sistema oggi conosciuto come Méthode Champenoise - che nella Champagne si utilizzava proficuamente già alla fine del 1600.

L'ingresso alle cantine Guido Berlucchi
L'ingresso alle cantine Guido Berlucchi

 Guido Berlucchi era un gentiluomo di campagna che negli anni 1950 produceva nella sua cantina - a Borgonato in provincia di Brescia - un vino da tavola che chiamava “Pinot del Castello”, poiché i vigneti erano coltivati sui fianchi della piccola collina sulla quale sorge il castello di Borgonato. Quel vino, prodotto con passione, aveva tuttavia un problema di stabilità, poiché dopo l'imbottigliamento tendeva a intorbidire. Guido Berlucchi cercò quindi l'aiuto di un enologo capace di risolvere questo problema, e fu così che nel 1954 conobbe Franco Ziliani, un giovane intraprendente e pieno di entusiasmo da poco diplomato all'Istituto di Enologia di Alba. Franco Ziliani risolve il problema della stabilità del “Pinot del Castello” e comincia a esporre a Guido Berlucchi il suo ambizioso sogno: produrre nella Franciacorta un vino spumante di grande qualità capace di reggere il confronto con lo Champagne. Fu così che alla fine degli anni 1950, grazie anche all'aiuto di Giorgio Lanciani - amico e collega di Guido Berlucchi - si iniziò a costruire le basi per la produzione spumantistica in Franciacorta.

 Saranno necessari molti tentativi prima di arrivare nel 1961 alla creazione delle prime 3.000 bottiglie di spumante con le qualità che Franco Ziliani ricercava in quel vino. All'epoca, furono in pochi ad avere la possibilità di assaggiarlo e quei pochi giudicarono quello spumante eccellente, impressionati dalla qualità e dall'eleganza di quelle bollicine. Franco Ziliani decide di chiamare quel vino “Pinot di Franciacorta”, un'intuizione che si rivelerà da subito vincente: è la prima volta che il nome Franciacorta è riportato in una bottiglia di vino. Il successo di quel vino è travolgente e le richieste cominciano subito ad arrivare alla Guido Berlucchi: da quelle iniziali 3.000 bottiglie, si passerà molto presto a 20.000, poi 100.000, quindi diverse centinaia di migliaia; il mito della Franciacorta era appena iniziato. Nel suo sogno, oramai realizzato, Franco Ziliani desiderava produrre uno spumante che avesse qualità tali da potere essere apprezzato da tutti e che si poteva facilmente reperire ovunque a un prezzo accessibile.

Una veduta del vigneto
Castello
Una veduta del vigneto Castello

 Allo stesso tempo, contava di ottenere i giusti profitti che gli consentissero di migliorare gli investimenti in cantina con lo scopo di continuare lo sviluppo della qualità dei suoi vini spumanti. Non aveva interesse a creare un vino elitario riservato a pochi e venduto a prezzi elevati. La filosofia di Franco Ziliani era quella di offrire agli italiani uno spumante che fosse apprezzato per le sue qualità e che avesse anche un buon rapporto qualità/prezzo, insomma un vino che tenesse alto il nome dello spumante italiano. Oggi, la Guido Berlucchi è fra le aziende vinicole italiane più conosciute nel mondo, leader di mercato in Italia per la produzione di spumanti metodo classico, produttore delle bollicine più apprezzate e ricercate dagli italiani. La filosofia produttiva della Guido Berlucchi è ancora oggi basata su questi principi. Nonostante si riconosca alla Guido Berlucchi di essere stata la prima cantina a produrre spumanti metodo classico in Franciacorta, questo non è tuttavia sufficiente per garantire un successo duraturo nel tempo.

 Per questo motivo, la filosofia della Guido Berlucchi è ulteriormente rafforzata dalla convinzione che sia inoltre necessario confrontarsi con il progresso delle tecnologie vitivinicole e con l'evoluzione dei consumi. La qualità dei vini è pertanto costantemente migliorata, operando anche ampliamenti e rinnovamenti nella selezione dei vini prodotti. La storia della Guida Berlucchi è, in questo senso, un brillante esempio di adattamento e di innovazione al passo con i tempi, adottando le più moderne tecnologie e adattandole all'esperienza maturata in oltre 40 anni di produzione spumantistica. Con questi presupposti, la Guido Berlucchi è riuscita a raggiungere nel tempo l'ambita posizione dominante di mercato con il suo più celebre prodotto: la Cuvée Imperiale Berlucchi. Negli ultimi dieci anni, la Guido Berlucchi ha vissuto cambiamenti particolarmente significativi e che hanno coinciso con un sostanziale rilancio e rinnovamento dell'azienda, la proposta di nuovi prodotti di qualità, l'ammodernamento delle attrezzature tecniche e l'acquisizione di nuove realtà vinicole.

 

 La nuova generazione della Guido Berlucchi è oggi rappresentata dai figli di Franco Ziliani - Cristina, Arturo e Paolo - sempre più profondamente integrati nella vita e nella conduzione dell'azienda. La Guido Berlucchi è oggi una realtà vitivinicola con una produzione di circa 5.000.000 di bottiglie, senza per questo pregiudicare la qualità dei propri vini. Fra gli spumanti celebri si ricorda la storica Cuvée Imperiale Berlucchi - prodotta nelle versioni Brut, Vintage, Max Rosé, Pas Dosé e Brut Extrême - e gli affermati Cellarius Brut Millesimato e il Cellarius Rosé Millesimato, prodotto per la prima volta nel 2001. Recentemente, la Guido Berlucchi da deciso di dare vita a due filosofie produttive distinte, con lo scopo di offrire sempre la migliore qualità ai consumatori. La prima filosofia produttiva riguarda le classiche Cuvée Imperiali, prodotte dall'unione di vini provenienti dalle tre zone spumantistiche più vocate d'Italia: la Franciacorta, l'Oltrepò Pavese e il Trentino Alto Adige; la seconda si concentra esclusivamente sul Franciacorta DOCG, rappresentato dalla Cuvée Storica, un vino capace di esprimere le caratteristiche e la tipicità del territorio franciacortino, il cuore di quella terra dove la Guido Berlucchi è nata.

 




Legenda dei punteggi

Sufficiente    Abbastanza Buono    Buono
Ottimo    Eccellente
Vino eccellente nella sua categoria
Vino con buon rapporto qualità/prezzo
I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese
e del luogo in cui vengono acquistati i vini




Cuvée Imperiale Brut, Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Cuvée Imperiale Brut
Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Uvaggio: Chardonnay (65%), Pinot Nero (30%), Pinot Bianco (5%)
Prezzo: € 12,00 Punteggio:
Alla vista si presenta con un colore giallo verdolino brillante e sfumature giallo verdolino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di banana, ananas e lievito seguite da aromi di crosta di pane, acacia, biancospino, pera, mela, nocciola e pompelmo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di banana, ananas e mela. Cuvée Imperiale Brut è prodotta con il metodo classico e matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 18 mesi.
Abbinamento: Antipasti di crostacei e pesce, Pasta e risotti di pesce e crostacei



Cuvée Imperiale Pas Dosé, Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Cuvée Imperiale Pas Dosé
Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Uvaggio: Chardonnay (65%), Pinot Nero (30%), Pinot Bianco (5%)
Prezzo: € 13,00 Punteggio:
Questo vino si presenta con un colore giallo paglierino chiaro e sfumature giallo verdolino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di crosta di pane, lievito e pompelmo seguite da aromi di ananas, banana, biancospino, minerale, nocciola, mela e susina. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di susina, pompelmo e ananas. Cuvée Imperiale Pas Dosé è prodotta con il metodo classico e matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 18 mesi.
Abbinamento: Aperitivi, Antipasti di pesce e crostacei, Pasta e risotti con pesce e crostacei



Cuvée Imperiale Max Rosé, Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Cuvée Imperiale Max Rosé
Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Uvaggio: Chardonnay (45%), Pinot Nero (50%), Pinot Bianco (5%)
Prezzo: € 15,00 Punteggio:
Alla vista si presenta con un colore rosa buccia di cipolla chiaro e sfumature rosa buccia di cipolla, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli raffinati ed eleganti che si aprono con note di lampone, ciliegia e fragola seguite da aromi di lievito, crosta di pane, mirtillo, nocciola, pompelmo rosa, mela e susina. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di lampone, ciliegia e susina. Cuvée Imperiale Max Rosé è prodotta con il metodo classico e matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 18 mesi.
Abbinamento: Paste ripiene, Pesce arrosto, Crostacei alla griglia, Carne bianca arrosto



Cellarius Brut 2002, Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Cellarius Brut 2002
Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Uvaggio: Chardonnay (80%), Pinot Nero (15%), Pinot Bianco (5%)
Prezzo: € 19,00 Punteggio:
Cellarius Brut si presenta con un colore giallo verdolino intenso e sfumature giallo verdolino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di agrumi, crosta di pane e pompelmo seguite da aromi di banana, lievito, ananas, acacia, burro, mela, nocciola e pera. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di banana, nocciola e pompelmo. Una piccola parte del vino base è vinificato in barrique. Cellarius Brut è prodotto con il metodo classico e matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 30 mesi.
Abbinamento: Pasta e risotto con pesce e crostacei, Pesce stufato e alla griglia, Carne bianca saltata



Cellarius Rosé 2002, Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Cellarius Rosé 2002
Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Uvaggio: Chardonnay (45%), Pinot Nero (55%)
Prezzo: € 21,00 Punteggio:
Cellarius Rosé si presenta con colore rosa tenue brillante e sfumature rosa tenue, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso denota aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di lampone, ciliegia e lievito seguite da aromi di corbezzolo, crosta di pane, banana, ananas, fragola, pera e mandarino. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di lampone, ciliegia e ananas. Cellarius Rosé è prodotto con il metodo classico e matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 30 mesi.
Abbinamento: Salumi, Pasta e risotto con carne e pesce, Pesce e crostacei alla griglia



Franciacorta Brut Cuvée Storica, Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Franciacorta Brut Cuvée Storica
Guido Berlucchi (Lombardia, Italia)
Uvaggio: Chardonnay (95%), Pinot Nero (5%)
Prezzo: € 19,00 Punteggio:
Questo Franciacorta si presenta con un colore giallo verdolino brillante e sfumature giallo verdolino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di crosta di pane, lievito e banana seguite da aromi di acacia, agrumi, ananas, susina, minerale, nocciola e pera. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di mela, banana e susina. Una piccola parte dello Chardonnay e tutto il Pinot Nero utilizzato per il vino base fermenta in barrique. Franciacorta Brut Cuvée Storica matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 24 mesi.
Abbinamento: Pasta e risotto con pesce e carne, Pesce alla griglia, Carne bianca saltata



Guido Berlucchi - Piazza Duranti, 4 - 25040, Borgonato (Brescia) - Tel. 030 984381 Fax. 030 984293 - Enologo: Ferdinando dell'Aquila, Arturo Ziliani - Anno fondazione: 1961 - Produzione: 5.000.000 bottiglie - E-Mail: info@berlucchi.it - WEB: www.berlucchi.it


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 Questa rubrica è riservata ai produttori di vino che intendono rendere note particolari attività produttive, annunciare nuovi prodotti o semplicemente comunicare alla clientela informazioni e promozioni sulla propria attività e i propri prodotti. Inviare le notizie da pubblicare al nostro indirizzo e-mail.

 

Cesarini Sforza Brinda alle Auto d'Epoca


 
La Cesarini Sforza Spumanti brinderà agli equipaggi vincitori della 19ª rievocazione storica per auto d'epoca “Bologna - Passo della Raticosa”, in programma per le giornate del 3 e 4 giugno 2006. La “Bologna - Passo della Raticosa” ha segnato un'autentica pagina di storia dell'automobilismo sportivo italiano: è stata infatti la gara di velocità in salita più importante organizzata dall'Automobile Club di Bologna dal 1950 al 1954, e poi dal 1962 al 1969. È rimasta celebre perché è stata una delle più impegnative e affascinanti fra le cronoscalate italiane ed europee. A partire dal 1988 il CAMEBO (Club Auto e Moto d'Epoca di Bologna) ha riproposto la mitica corsa in salita come gara di regolarità non competitiva, iscritta al calendario ufficiale dell'ASI (Automotoclub Storico Italiano). Aperta a veicoli sottoposti a una rigorosa selezione, la rievocazione è sempre stata confortata dalla grande attenzione dei mezzi di comunicazione locali e nazionali e dai sempre maggiori consensi dei partecipanti e dello stesso pubblico che, per un week-end, si trova proiettato in altre epoche grazie al fascino delle auto d'epoca.
La rievocazione storica “Bologna - Passo della Raticosa” ha conquistato nel tempo diverse edizioni della “Manovella d'Oro ASI”, il massimo dei riconoscimenti italiani del motorismo d'epoca. La 19ª edizione della “Bologna - Passo della Raticosa” vedrà i concorrenti a bordo delle auto d'epoca misurarsi sul tradizionale percorso storico, da Bologna ai 968 metri del Passo appenninico della Raticosa, attraverso i paesi di Rastignano, Pian di Macina, Pianoro, Zula, Livergnano, Loiano, Monghidoro e La Posta. Con la sua presenza alla rievocazione, la Cesarini Sforza Spumanti intende celebrare una delle più affascinanti cronoscalate storiche italiane, e unire il proprio nome a uno dei momenti più alti della tradizione motoristica del nostro Paese, fedele al proprio claim di sempre che unisce indissolubilmente qualità, immagine e cultura.

Il Vino del Presidente di Triacca

Triacca, azienda vinicola della Valtellina, nota per la ricerca e per l'innovazione nei metodi di coltivazione, ha varato l'edizione “uno” di “MiWine”, con uno dei suoi vini più ricercati: il moscato rosa “Vino del presidente”. Nel 2004, il Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi venne in visita con la moglie in Valtellina. In quell'occasione, durante la cena istituzionale, fu servito, un vino dolce, sperimentale, privo ancora dell'etichetta, prodotto dalla Casa Vinicola Triacca. Quel vino, elogiato da tutti, entusiasmò la Signora Ciampi che propose di chiamarlo “Vino del Presidente”. Oggi il “Vino del Presidente”, proprio nell'ultimo giorno di carica del Presidente Ciampi, ha dato il battesimo al Mi Wine, Fiera vinicola commerciale che avrà luogo a Milano dal 12 al 14 giugno e che si propone di diventare la regina delle fiere europee di settore.
La natura esclusiva del “Vino del Presidente”, concluso il suo periodo di sperimentazione, avrà origine da un ettaro di vigneto “d'istinto” impiantato nel 2005, che, nel 2008, produrrà circa 3.000 bottiglie. Fino ad allora il vigneto sperimentale continuerà a produrre 30 bottiglie all'anno, personalizzate dal 2004 con un'etichetta elegante e presidenziale. Il “Vino del Presidente” è un vino passito grandioso per le sue caratteristiche uniche ed eccezionali. È gentile, ma di carattere. Evoca un territorio, una cultura, quella della Valtellina, con i suoi meravigliosi profumi. Il moscato rosa rappresenta in modo perfetto “Triacca vino d'istinto”, per la personalità, per la capacità di creare situazioni, non un semplice prodotto ma un lifestyle. Per essere sempre, solo e semplicemente “d'istinto”.

 



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