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Numero 43, Estate 2006 |
Sommario |
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La Stagione del Bianco e delle Bollicine |
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La primavera è finita, l'inverno è oramai un freddo ricordo, giugno è stato un po' pazzerello e imprevedibile - tanto da fare ricordare nel suo principio gennaio, il mese con la sua stessa iniziale - e siamo finalmente arrivati all'estate. La calda stagione dell'anno vede puntualmente mettere da parte i grandi e appariscenti calici, per fare spazio a quelli più piccoli e snelli, ai secchielli con il ghiaccio e alle bottiglie con i colori decisamente più chiari, almeno se viste in trasparenza. La ciclica moda del vino si ripete continuamente: in questo periodo dell'anno si mettono da parte i rossi corposi e densi per lasciare la scena ai protagonisti dell'estate, i vini bianchi e rosati, gli spumanti e i vini frizzanti. Non solo un'abitudine legata al fatto che questi vini si servono solitamente a temperature più basse - quindi più adatti al caldo estivo - ma anche perché considerati più leggeri e quindi più appropriati per l'estate. Se è vero che per gran parte dell'anno sono i vini rossi a essere principalmente preferiti dai consumatori, con l'arrivo dell'estate, i vini bianchi, rosati e gli spumanti si riprendono la loro rivincita. Infatti, proprio nella stagione estiva, questi tipi di vini conoscono un largo consenso da parte dei consumatori, non solo per quanto riguarda il consumo durante i pasti, ma anche per l'impiego in molte bevande a base di vino - i cosiddetti wine drinks - e come aperitivi. In modo particolare gli spumanti, che stanno riscuotendo negli ultimi mesi un rinnovato interesse che va oltre il suo tipico ruolo di sempre, cioè di vino speciale da aprire solo in occasione delle festività o in momenti particolari. Sono infatti in crescita gli appassionati che conoscono il piacere di accompagnare i loro pasti con una buona bottiglia di spumante, soprattutto nelle stagioni durante le quali il caldo si fa maggiormente sentire. Ed è anche vero che questo rinnovato interesse è iniziato da diversi anni, quando anche nei banchetti e nei ricevimenti formali si sono ripresentati gli spumanti serviti come aperitivi. È stato certamente un passo significativo che ha consentito agli spumanti di ricominciare a uscire fuori dalle cantine anche prima dell'arrivo di Natale o Capodanno. Una tendenza simile si sta registrando anche per i vini rosati che, con molta fatica, stanno lentamente cercando di farsi notare dal pubblico dei consumatori. Questo grazie anche a opportune iniziative che hanno saputo attrarre l'attenzione dei consumatori verso questo piacevole tipo di vino, unitamente allo sforzo compiuto dai produttori con lo scopo di aumentare la qualità dei loro vini rosati. Probabilmente quei tempi bui e poco dignitosi sono oramai un lontano ricordo - seppure recente - quando i vini rosati erano principalmente prodotti con criteri qualitativi piuttosto discutibili e la preferenza dei consumatori si rivolgeva ad altro, non trovando nei rosati né qualità né piacevolezza. Tuttavia i vini rosati sono prodotti di notevole piacevolezza e si possono servire a basse temperature, quasi quanto i bianchi, pertanto adatti alle stagioni calde. Inoltre, dal punto di vista enogastronomico, quando un bianco è poco e un rosso è troppo, nella maggioranza dei casi la soluzione è rappresentata da un vino rosato. I vini bianchi invece hanno sempre avuto la loro nutrita schiera di sostenitori - pur registrando negli anni delle significative oscillazioni sia sui consumi, sia sulle preferenze verso certe uve - e in particolare le donne che, generalmente, preferiscono i bianchi ai rossi, possibilmente prodotti con uve aromatiche, come Gewürztraminer, Müller Thurgau e Moscato Bianco. Le donne non sono le uniche a mostrare la preferenza per le uve aromatiche: sovente anche gli uomini non disdegnano i piacevoli aromi di queste uve che si sviluppano nei calici. Il vino bianco ha rappresentato una moda piuttosto significativa nel passato, riuscendo perfino a fare perdere l'interesse dei consumatori per il vino rosso, creando un'alternanza che ha reso celebri certe uve in determinati periodi. Se è vero che oggi è lo Chardonnay a rappresentare l'uva più apprezzata dai consumatori, così come quella più utilizzata in cantina, in passato era il Pinot Grigio a riscuotere i maggiori successi. Ma si sa, le mode vanno e vengono come le stagioni - e a volte quindi ritornano - e pertanto anche il Pinot Grigio ha vissuto il suo momento di gloria per poi lasciare il testimone ad altre uve, compreso l'irruento ritorno dei vini rossi. Nella stagione calda, i rossi nettari di Bacco vengono da molti lasciati in cantina e nei calici si preferiscono i vini bianchi. Questi vini - come dicevamo - sono certamente in buona compagnia poiché affiancati sempre più spesso dai vini rosati e dagli spumanti, sia metodo Charmat, sia metodo classico. E fra i vini bianchi, quelli maggiormente preferiti nella stagione estiva, sono quelli che generalmente hanno una buona freschezza e aromaticità, magari leggeri di alcol - come certi vini prodotti con Sauvignon Blanc o Riesling - insomma un vino da bere a una temperatura fresca e adatta all'arsura delle giornate estive. In questo rinnovato interesse stagionale per i vini bianchi, anche le uve autoctone riscuotono larghi consensi, soprattutto in quei luoghi affollati dai turisti che, con l'occasione di una vacanza, soddisfano anche la curiosità di apprezzare le uve bianche locali trasformate in vino. In un paese come l'Italia, dove ogni regione dello stivale può vantare le proprie uve tradizionali, la scelta dei vini cosiddetti autoctoni è ricca di sorprese e, non da ultimo, di buoni prodotti. La preferenza per i vini bianchi, gli spumanti e i vini rosati nelle stagioni più calde è infine giustificato anche dalle pietanze che solitamente caratterizzano i pasti dell'estate. Cibi più leggeri, spesso crudi e poco conditi, pesce, crostacei, riso e pasta con salse delicate e leggere: le opulente e ricche preparazioni della stagione invernale, che ben si accompagnano ai vini rossi, trovano in questo periodo un minore gradimento. Ecco quindi che un fresco e piacevole vino bianco, ma anche un buon rosato o uno spumante, oltre che a rinfrescare il palato, consente il migliore abbinamento enogastronomico con le pietanze estive. E se per un breve periodo dell'anno i vini rossi sono messi da parte e si fanno riposare per le future stagioni fredde, non si offendano coloro che preferiscono e consumano prevalentemente questo tipo di vino. Dopo tutto, anche la diversità e la curiosità di cambiare, di scoprire - o riscoprire - cose nuove, fa parte del piacevole aspetto organolettico e sensoriale che vede nel vino, e non da ultimo, nel suo consumo consapevole e moderato, uno dei tanti sorprendenti aspetti della bevanda di Bacco. E se un buon calice fresco di vino bianco apprezzato durante una notte d'estate vi fa venire voglia di berne subito un altro e un altro ancora, ricordatevi che non è nella quantità che si esprime il piacere del vino. Buone vacanze a tutti e arrivederci a settembre!
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La Posta dei Lettori |
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In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti
o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere
alla redazione oppure
utilizzare l'apposito modulo disponibile nel
nostro sito.
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| Qual è la differenza fra Asti Spumante e Moscato d'Asti? |
| Antonio Ricciardelli -- Firenze (Italia) |
| Secondo il sistema di qualità italiano, l'Asti Spumante e il Moscato d'Asti appartengono alla classificazione dei vini a Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG). Entrambi i vini sono prodotti con uva Moscato Bianco in purezza e la differenza consiste nella produzione. Il Moscato d'Asti è prodotto dalla parziale fermentazione del mosto. Questa procedura consente di conservare parte degli zuccheri che conferiranno dolcezza al vino, oltre a un'apprezzabile quantità di anidride carbonica responsabile dell'effervescenza. L'interruzione della fermentazione ha inoltre un effetto sul volume alcolico effettivo, che deve essere compreso fra il 4,5% e il 6,5%. L'Asti Spumante è invece prodotto con la tecnica della spumantizzazione in autoclave (metodo Charmat o Martinotti) o della rifermentazione in bottiglia. Anche in questo caso la spumantizzazione è svolta in modo tale da conservare una parte degli zuccheri che conferiranno la tipica dolcezza allo spumante, evitando quindi la completa fermentazione, con una produzione minore di alcol effettivo, comunque compreso fra il 7% e il 9,5%. |
| Nella vostra rivista ho letto che la decantazione di un vino va fatta solamente quando presenta sedimenti. Perché allora è una pratica così diffusa nei ristoranti, dove è usata anche per i vini giovani? |
| Françoise Courtois -- Parigi (Francia) |
| La decantazione è un processo che ha come finalità la separazione di un liquido dalle parti solide eventualmente disperse o sedimentate. La sedimentazione è un fenomeno che nei vini si osserva prevalentemente in quelli rossi molto maturi e prodotti con uve ricche di polifenoli. Con lo scopo di rendere gradevole sia l'aspetto sia la degustazione di questi vini, è opportuno separare la parte liquida dai sedimenti. Durante il processo di decantazione, il vino - a causa dell'ampia superficie di contatto che si crea durante l'operazione - riceve una quantità eccessiva di ossigeno provocando una rapida e repentina ossigenazione, una condizione che potrebbe essere molto negativa per vini molto maturi e che hanno trascorso molti anni in bottiglia. In questi casi, i complessi aromi che si sono pazientemente sviluppati nel corso del tempo, si perdono in pochi secondi. Per questo motivo la decantazione si rende necessaria unicamente se il vino presenta sedimenti e che richiedono la loro separazione. Se si ricorre alla decantazione con lo scopo di ossigenare un vino, è sempre preferibile evitare questa operazione e ricorrere a un più pratico e funzionale calice di ampie dimensioni: sarà sufficiente roteare il calice per pochi secondi ottenendo, fra l'altro, un risultato migliore. |
ToscanaChianti, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano: tre grandi vini rossi che hanno reso celebre la Toscana in tutto il mondo, una delle regioni simbolo dell'enologia italiana |
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Fra le prime regioni alle quali si pensa quando si parla del vino italiano, la Toscana è certamente una delle prime. Famosa principalmente per i vini rossi prodotti con uve Sangiovese - fra questi Chianti, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano - la Toscana si fa ben apprezzare anche per i vini rossi prodotti con le principali uve internazionali, come Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero. Nonostante siano meno celebri, in Toscana si producono anche alcuni interessanti vini bianchi, ed esattamente come per i vini rossi, la produzione riguarda sia uve autoctone - come nel caso della Vernaccia di San Gimignano - sia uve internazionali, in particolare Chardonnay. La Toscana è inoltre conosciuta per la produzione del Vin Santo, certamente non l'unica regione d'Italia dove si produce questo particolare vino dolce con uve passite, ma certamente fra le regioni più rappresentative. Le origini dell'enologia in Toscana risalgono ai tempi degli etruschi, l'antico e affascinante popolo che si stabilì in Italia centrale, le cui origini sono ancora oggi per molti aspetti poco chiare. Nonostante alcuni antichi autori abbiano citato i vini prodotti dagli etruschi, nessuno di questi era considerato di elevata qualità al pari di altri celebri vini di quei tempi, come per esempio il Falerno. Questo conferma il ruolo marginale del vino nella cultura degli etruschi, un ruolo che diveniva tuttavia importante negli aspetti commerciali. Il ritrovamento di anfore etrusche risalenti al VII secolo avanti Cristo, addirittura in territori molto distanti dall'antica Etruria, come il sud della Francia, dimostrano che gli etruschi si occupavano del vino come merce di scambio per i loro commerci con altri popoli, pur non essendo né grandi consumatori né eccellenti produttori di vino. Forse è anche per la poca importanza che gli etruschi davano al vino nella loro cultura - e quindi al modo di produrlo - se non si troveranno citazioni sul vino toscano di qualità per molti secoli a venire.
Dei vini della Toscana si inizia a scrivere diffusamente solo in epoca medioevale, non per motivi legati alla qualità, ma piuttosto per il prestigio che la regione - in particolare le città di Firenze e Siena - avevano acquisito sul piano politico e commerciale. Il vino era diventato quindi un elemento strategico per il commercio, ed è grazie a questo se oggi esistono ancora citazioni sul vino Toscano per opera di mercanti. Si hanno notizie certe sul commercio del vino in Toscana a partire dal 1079, quando il vino della regione era principalmente venduto e commercializzato al Mercato Vecchio di Firenze. Il commercio del vino assunse presto un'importanza strategica, tanto da arrivare, nel 1282, alla fondazione della corporazione dell'Arte dei Vinattieri. Fu un periodo durante il quale la viticoltura e la produzione di vino conobbero un fiorente sviluppo, pur non registrando particolari sviluppi nella qualità. Nel 1385 Giovanni di Piero Antinori entra a fare parte della corporazione dell'Arte dei Vinattieri, dando inizio a una delle più antiche dinastie ancora in attività e dedita alla produzione del vino, una continua e importante storia lunga 26 generazioni che ancora oggi svolge un ruolo primario nell'enologia della Toscana e d'Italia. Nel 1398 che si parlerà per la prima volta del vino Chianti, tuttavia è curioso notare che la citazione era riferita al vino bianco e non a quello rosso, cioè al tipo di vino che oggi contraddistingue la celebre e storica zona della Toscana. La zona del Chianti è definita per la prima volta in un documento della seconda metà del XII secolo, dove si identificano le colline fra Baliaccia e Monte Luco come Monti del Chianti. Il termine Chianti - probabilmente dal nome etrusco Clante - fu successivamente aggiunto ai nomi delle località Castellina, Radda e Gaiole, le quali formarono la Lega del Chianti, sotto la giurisdizione di Firenze. In occasione della definizione del suo statuto, la Lega del Chianti scelse come proprio emblema il celebre gallo nero su sfondo oro, ancora oggi utilizzato per contraddistinguere i vini del Chianti Classico. Nell'area del Chianti il vino ha avuto sempre un ruolo di primaria e strategica importanza commerciale. Molti sono infatti gli editti e le leggi appositamente emanate per la tutela dei vigneti, le tecniche di coltivazione della vite e di produzione dei vini proprio con lo scopo di garantire la qualità e quindi la commerciabilità. Il Chianti vanta inoltre un importante primato storico mondiale, quello di essere stata la prima zona vinicola delimitata e definita per legge. Nel 1716 il Granduca Cosimo III, con un apposito bando, delimita infatti i confini della zona di produzione vinicola del vino Chianti «Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre Terzi, cioè Radda, Gaiole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena». A quei tempi il colore del vino nel Chianti era cambiato già da molto tempo, e l'antica testimonianza dei vini bianchi riportata nel documento del 1398 è oramai sostituita dal vino rosso detto Vermihlio (Vermiglio). A parlare delle uve utilizzate a quei tempi per la produzione del Chianti è Cosimo Villifranchi, il quale nel 1773 scrive che questo vino era prevalentemente prodotto con Canaiolo Nero al quale si aggiungeva una piccola quantità di Sangiovese, Mammolo e Marzemino. È curioso notare che Cosimo Villifranchi citò anche l'uso delle uve bianche Trebbiano e San Colombano. Nel 1872 il celebre Barone Bettino Ricasoli, dopo decenni trascorsi a sperimentare la produzione del Chianti, formulò la sua celebre ricetta ancora oggi utilizzata da molti produttori. Il Barone Bettino Ricasoli suggerì di usare prevalentemente l'uva Sangiovese, in modo da conferire al Chianti vigore e aromi, con l'aggiunta di Canaiolo Nero, così da ammorbidire l'acidità e l'astringenza del Sangiovese. Suggerì inoltre l'utilizzo della Malvasia Bianca solamente nei vini da consumare giovani e ne scoraggiava invece l'uso per i vini da invecchiamento. Il Barone Bettino Ricasoli non parlò quindi del Trebbiano Toscano, erroneamente considerato parte della sua ricetta. L'introduzione del Trebbiano - che insieme alla Malvasia Bianca arriva anche al 30% - è probabilmente dettata dall'abitudine dei produttori di quei tempi che avevano come scopo la produzione di ingenti quantità di vino e che poteva maturare in fretta e quindi venduto prima. Verso gli anni 1960, per contrastare la decadente immagine dei vini del Chianti, alcuni produttori - primo fra tutti il Marchese Mario Incisa della Rocchetta - decisero di dare un nuovo slancio all'enologia toscana creando vini di corpo basati sul modello internazionale, prodotti con uve di origine francese e maturazione in barrique. Questi vini, che inizialmente vennero classificati come vini da tavola, presero presto il nome di Supertuscans e anche altri produttori iniziarono a produrli, affiancando ai celebri Cabernet Sauvignon e Merlot, il locale Sangiovese: una combinazione oggi frequente in numerosi vini della Toscana.
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Esattamente come tutte le altre regioni d'Italia, la Toscana è classificata in accordo al sistema di qualità in vigore nel paese e che prevede, dal livello più basso a quello più alto, Vini da Tavola, Indicazione Geografica Tipica (IGT), Denominazione d'Origine Controllata (DOC) e Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG). Nonostante in Toscana siano definite molte aree DOC e DOCG, di particolare interesse sono i vini classificati come IGT, categoria alla quale appartengono la maggioranza dei cosiddetti Supertuscans, vini di particolare corpo e prodotti secondo il modello internazionale. In Toscana sono definite 6 aree DOCG e precisamente: Brunello di Montalcino, Carmignano, Chianti, Chianti Classico, Vernaccia di San Gimignano e Vino Nobile di Montepulciano. Le DOC definite in Toscana sono 35: Ansonica Costa dell'Argentario, Barco Reale di Carmignano, Bianco della Valdinievole, Bianco dell'Empolese, Bianco di Pitigliano, Bianco Pisano di San Torpé, Bolgheri, Candia dei Colli Apuani, Capalbio, Colli dell'Etruria Centrale, Colli di Luni, Colline Lucchesi, Cortona, Elba, Montecarlo, Montecucco, Monteregio di Massa Marittima, Montescudaio, Morellino di Scansano, Moscadello di Montalcino, Orcia, Parrina, Pietraviva, Pomino, Rosso di Montalcino, Rosso di Montepulciano, San Gimignano, Sant'Antimo, Sovana, Val d'Arbia, Valdichiana, Val di Cornia, Vin Santo del Chianti, Vin Santo del Chianti Classico e Vin Santo di Montepulciano.
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La produzione di vino in Toscana riguarda l'intero territorio, da nord fino a sud, il susseguirsi di colline ha come fattore comune il vigneto. In questa regione si producono prevalentemente vini rossi con uva Sangiovese, presente ovunque in Toscana e utilizzata da sola oppure insieme ad altre uve, anche internazionali. L'uva bianca più diffusa in Toscana è il Trebbiano Toscano seguito dalla Malvasia Bianca, presenti in molti vini bianchi della regione e, come detta la tradizione, in molti Chianti. Altra uva bianca molto diffusa in Toscana è lo Chardonnay, con la quale si producono vini bianchi secondo il modello internazionale al quale si aggiunge sovente la barrique. La diffusione e la notorietà dei cosiddetti Supertuscans ha introdotto in Toscana molte uve rosse internazionali - di cui le principali sono il Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero e Syrah - alle quali si aggiunge il Sangiovese, tanto per conservare un tocco di tradizione toscana. La diffusione di queste uve in Toscana è stata tale che oggi molte di queste sono previste nei disciplinari di produzione di molti vini DOC, compreso il tradizionale Chianti, nel quale si usano sempre più spesso, oltre al Sangiovese, anche il Cabernet Sauvignon e il Merlot.
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Uno dei vini più celebri della Toscana, praticamente conosciuto da ogni appassionato e che anche chi non si interessa di vino ne ha sentito parlare almeno una volta, è certamente il Brunello di Montalcino. Il vino prende il nome dall'uva con la quale è prodotto - il Brunello - nome con il quale si chiama a Montalcino l'uva Sangiovese Grosso. I vini di Montalcino - che si trova a sud di Siena - devono la loro notorietà a un personaggio oramai entrato nella storia dell'enologia toscana e italiana: Ferruccio Biondi Santi. L'uva Brunello, tradizionalmente presente in Montalcino, grazie alle intuizioni di Ferruccio Biondi Santi, unitamente all'esperienza di suo nonno Clemente Santi, si trasformò in un vino che presto fece parlare di sé ovunque nel mondo. Era il 1888: la storia del Brunello di Montalcino era appena iniziata. Questo celebre vino, riconosciuto dal sistema di qualità italiano come DOCG, è prodotto unicamente con Sangiovese Grosso - localmente detto Brunello - e può essere immesso al consumo solo dopo 5 anni dalla vendemmia (6 per la riserva), con un periodo minimo di maturazione in botte di due anni.
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Il Chianti è un altro di quei nomi - e di quei vini - che hanno reso celebre la Toscana nel mondo. In accordo al sistema di qualità in vigore in Italia - che riconosce a tutte le denominazioni Chianti la classe DOCG - i celebri vini di queste aree si suddividono in diverse denominazioni, tutte diverse fra loro sotto ogni aspetto. Il Chianti Classico - cioè la zona di produzione più antica e tradizionale - si produce nel territorio classico che va da sud di Firenze fino a nord di Siena, ed è da questa area che provengono i Chianti più celebri. L'area di produzione Chianti - che prevede anche la generica denominazione Chianti - comprende sette zone e precisamente: Colli Aretini, Colli Senesi, Colli Fiorentini, Colline Pisane, Rufina, Montalbano e Montespertoli. In accordo al disciplinare, i Chianti sono prodotti prevalentemente con Sangiovese e Canaiolo Nero, una piccola parte di Malvasia Bianca e Trebbiano Toscano, oltre ad altre uve previste dal disciplinare, solitamente Cabernet Sauvignon e Merlot. Nonostante l'invasione delle uve internazionali nel Chianti assuma progressivamente un ruolo determinante, va tuttavia osservato che sono ancora molti i produttori che preferiscono usare esclusivamente le uve tradizionali del Chianti.
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Delle sei aree DOCG della Toscana in provincia di Siena, quella del Vino Nobile di Montepulciano è certamente fra le più conosciute. Questo vino è prodotto prevalentemente con l'uva Prugnolo Gentile - nome con il quale a Montepulciano si chiama il Sangiovese Grosso - al quale si aggiunge il Canaiolo Nero e, in minore percentuale, il Mammolo e il Colorino, oltre alle altre uve permesse dal disciplinare di produzione. Il Vino Nobile di Montepulciano può essere immesso al commercio dopo almeno due anni di maturazione in cantina. Vino robusto e complesso, il Nobile di Montepulciano può essere affinato per molti anni, sviluppando con il tempo qualità molto complesse e piacevoli. Vino dalle lunghe tradizioni, il Nobile di Montepulciano era noto già nel 1500 per la sua qualità, vino apprezzato e celebrato dalla nobiltà dell'epoca, fu anche ampiamente decantato da Sante Lancerio. Dopo un lungo periodo di decadenza, i primi tentativi di ripresa si registrarono dopo il 1900 e in particolare negli anni 1960, quando i produttori cominciarono a interessarsi nuovamente al Nobile piuttosto che al Chianti, un processo che porterà al completo risveglio nel 1980, quando il Vino Nobile di Montepulciano fu riconosciuto come DOCG.
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Parlare di tutte le aree vinicole della Toscana riconosciute dal sistema di qualità italiano, richiederebbe certamente un'esposizione più approfondita. Tuttavia è opportuno citare quelle aree e quei vini che in tempi recenti si stanno facendo notare al pubblico degli enoappassionati. In questo senso, di sicuro interesse sono le altre due DOCG della Toscana: Carmignano e la Vernaccia di San Gimignano. Carmignano, altra celebre zona vinicola che può vantare storia e tradizione e che si trova in provincia di Prato, produce esclusivamente vini rossi da uve Sangiovese, Canaiolo Nero, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La Vernaccia di San Gimignano - che si produce nel territorio della celebre città delle torri in provincia di Siena - è un pregevole vino bianco prodotto con l'omonima uva. Fra le aree DOC più interessanti, si ricorda il Morellino di Scansano, prodotto prevalentemente con uva Sangiovese, localmente detto Morellino. Il Morellino di Scansano è un vino rosso che da tempo è entrato a fare parte dei grandi di Toscana, grazie anche all'impegno dei produttori che hanno saputo dimostrare le enormi potenzialità del loro territorio e del loro vino. Fra i tanti vini, una menzione spetta certamente al Vin Santo che, nonostante sia un vino la cui tradizione è condivisa anche con altre regioni d'Italia, in Toscana è riconosciuto in alcune zone come DOC, come nel caso del Vin Santo del Chianti, Vin Santo del Chianti Classico e Vin Santo di Montepulciano. Il Vin Santo in Toscana è generalmente prodotto con le uve Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca, tuttavia esiste anche una versione prodotto con uva Sangiovese e che prende il nome di Occhio di Pernice. Fra le altre zone DOC della Toscana di sicuro interesse si ricordano: Bolgheri, Cortona, Orcia, Parrina, Pomino, Rosso di Montalcino, Rosso di Montepulciano, San Gimignano e Sant'Antimo. Una menzione speciale spetta infine alla grande famiglia dei cosiddetti Supertuscans, vini robusti e complessi prodotti in prevalenza con uve internazionali - in particolare Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero - alle quali si unisce spesso la locale uva Sangiovese. I vini Supertuscans appartengono generalmente alla categoria IGT (Indicazione Geografica Tipica), una classificazione nella quale è possibile trovare vini di grande interesse, non solo in Toscana.
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Gewürztraminer dell'Alto Adige a ConfrontoImportante rappresentante della famiglia delle uve aromatiche, il Gewürztraminer è un'esplosione di aromi e sapori, capace di produrre vini molto eleganti e raffinati |
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Il Gewürztraminer è un'uva speciale sotto molto punti di vista. La sua presenza nei vini è facilmente riconoscibile da chiunque ed è proprio il Gewürztraminer la prima uva aromatica generalmente incontrata dagli appassionati neofiti di vino. Capace di produrre vini bianchi di notevole struttura, dal caratteristico colore giallo oro, la sua irruenza aromatica - che ricorda non solo l'uva, ma anche spezie, fiori e frutta tropicale - difficilmente lascia indifferenti. La notevole personalità del Gewürztraminer è infatti così forte che spesso risulta perfino esagerata, soprattutto quando è utilizzato insieme ad altre uve, ma che comunque conferisce sempre a ogni vino un tocco di eleganza e raffinatezza come poche altre uve. Presentato in questo modo, sembrerebbe che per fare un buon vino con il Gewürztraminer basti davvero poco e che sia sufficiente affidarsi completamente alle sue magie. Ovviamente non è così. Produrre un vino Gewürztraminer eccellente è un'arte riservata a pochi, trasformarlo in un vino ordinario accade invece troppo spesso. Nonostante il Gewürztraminer sia considerato un'uva internazionale, a differenza di tante sue altre famose colleghe, non ha origini francesi, eppure ha un legame molto forte con la Francia e precisamente con l'Alsazia, regione dalla quale provengono eccellenti vini prodotti con quest'uva. Si ritiene che il Gewürztraminer - spesso scritto anche Gewurztraminer o Traminer Aromatico - derivi dal Traminer, un'uva originaria di Termeno, nell'Alto Adige, e di cui esistono testimonianze scritte a partire dall'anno 1000. Gli acini del Gewürztraminer, a differenza del progenitore Traminer, hanno un colore tendente al rosa e una qualità aromatica molto spiccata: non a caso in tedesco, il termine gewürz significa appunto speziato e, in questo caso specifico, il suo significato più appropriato è aromatico. Da notare l'esistenza di una certa confusione fra l'uso dei nomi Traminer e Gewürztraminer: nonostante si tratti di due uve distinte, spesso il Gewürztraminer è semplicemente definito con il nome Traminer.
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I vini prodotti con il Gewürztraminer hanno generalmente una struttura maggiore rispetto agli altri vini bianchi, una spiccata e tipica aromaticità e, infine, un volume alcolico piuttosto elevato, spesso anche superiore al 13%. Grazie alle sue qualità, il Gewürztraminer è un'uva utilizzata per la produzione di diversi stili di vino, da quelli secchi fino a quelli dolci e passiti, compresi gli icewines. La tecnica più tipica di vinificazione prevede l'impiego di contenitori inerti, come acciaio e cemento, mentre la fermentazione e la maturazione in botti e barrique è una pratica piuttosto limitata, poiché se svolta in modo invasivo può compromettere l'apprezzabilità dell'aromaticità, la caratteristica principale del Gewürztraminer. La notevole quantità di alcol può in certi casi rendere l'acidità insufficiente rendendo il vino poco equilibrato, un problema che tiene impegnati i produttori. Il Gewürztraminer non è un'uva facile per coloro che decidono di coltivarla e di utilizzarla per la produzione di vino, tuttavia, con le giuste condizioni e i corretti criteri di qualità, è capace di produrre vini che sorprendono sempre e comunque.
Concentreremo la nostra degustazione comparativa su una delle zone più interessanti e vocate d'Italia per il Gewürztraminer: l'Alto Adige. Non solo la regione dalla quale quest'uva ha avuto origine, ma anche una zona estremamente interessante per la produzione di vini bianchi, di cui il Gewürztraminer è un ottimo rappresentante. Il primo vino selezionato per la nostra comparativa è l'Alto Adige Gewürztraminer Lunare della Cantina Terlano, il secondo è l'Alto Adige Gewürztraminer Kolbenhof di Hofstätter, mentre il terzo è l'Alto Adige Gewürztraminer Nussbaumer dei Produttori Termeno. Tre eccellenti esempi di Gewürztraminer dell'Alto Adige, dei quali solo il Lunare della Cantina Terlano matura per circa 12 mesi in botte, mentre gli altri due sono vinificati in vasche d'acciaio, dove rimangono a maturare per alcuni mesi per poi continuare con un breve affinamento in bottiglia. I tre vini saranno serviti a una temperatura di 10° C, sufficiente per lo sviluppo dell'esuberante aromaticità dell'uva e per l'apprezzamento delle altre qualità organolettiche. La degustazione comparativa sarà svolta utilizzando tre calici da degustazione ISO.
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Rispetto alla maggioranza dei vini bianchi - nei quali si noteranno generalmente colori che variano dal giallo verdolino al giallo paglierino - nel Gewürztraminer le tonalità saranno decisamente più cariche e intense, giallo paglierino intenso, spesso tendente al giallo dorato, anche in gioventù. La ragione di questa maggiore intensità nella tonalità dei colori è principalmente dovuta alla buccia del Gewürztraminer, che con il suo colore rosa, conferisce maggiore colore al vino. Poiché i vini prodotti con quest'uva hanno generalmente gradazioni alcoliche piuttosto elevate - anche superiori al 13% - i vini da Gewürztraminer possono maturare per alcuni anni in bottiglia. Con l'affinamento il colore tenderà ad assumere intensità giallo oro più cariche, fino anche a mostrare evidenti sfumature giallo ambra, una caratteristica che è sempre presente, per esempio, nei vini dolci prodotti con il Gewürztraminer. Il primo vino del quale prenderemo in esame l'aspetto visivo è l'Alto Adige Gewürztraminer Lunare della Cantina Terlano, l'unico dei tre vini fermentato e maturato in botte. Mantenendo il calice in posizione verticale, si osserverà la base della massa liquida, dove sarà possibile notare un colore giallo dorato brillante. Inclinando il calice sopra a una superficie bianca e osservando il bordo della massa liquida, si osserveranno delle sfumature dello stesso colore. Il secondo vino che prenderemo in esame è l'Alto Adige Gewürztraminer Kolbenhof di Hofstätter. Il colore di questo vino è leggermente più chiaro rispetto al precedente: qui si noterà infatti un colore giallo paglierino intenso, quasi dorato, con sfumature sempre giallo paglierino. L'ultimo vino del quale valuteremo l'aspetto è l'Alto Adige Gewürztraminer Nussbaumer dei Produttori Termeno, maturato in vasche d'acciaio. Il colore di questo vino è giallo dorato intenso e - inclinando il calice sopra una superficie bianca - si osserveranno delle sfumature dello stesso colore. Com'era prevedibile, l'effetto della maturazione in botte ha conferito al Gewürztraminer Lunare della Cantina Terlano tonalità più scure rispetto agli altri due vini.
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La valutazione degli aromi del Gewürztraminer - dei vini Gewürztraminer di qualità, ben s'intende - rappresenta sempre un'esperienza esaltante per ogni degustatore. Non solo un ricco mondo fatto dell'esuberante e quasi esagerato aroma di uva, ma soprattutto un universo di decine di aromi, nei quali si trovano, fra i tanti, fiori, frutta - anche tropicale - spezie ed erbe aromatiche. Nei Gewürztraminer prodotti con uve appassite, il quadro si completa anche con aromi di frutta secca e confetture, insomma, l'analisi olfattiva di quest'uva è da considerarsi un'esperienza altamente formativa per ogni degustatore: non è un caso che i vini prodotti con Gewürztraminer siano spesso utilizzati per scopi didattici nei corsi di degustazione sensoriale. Grazie all'alcol - che nel Gewürztraminer spesso è superiore al 13% - i vini prodotti con quest'uva ben sopportano alcuni anni di affinamento in bottiglia, un processo che consente ai suoi esuberanti aromi di evolversi e restituendo - soprattutto nei vini dolci - veri e propri nettari caratterizzati da aromi complessi e intensi. Inizieremo la valutazione olfattiva dei nostri vini dall'Alto Adige Gewürztraminer Kolbenhof di Hofstätter. Mantenendo il calice fermo e in posizione verticale, si valuteranno gli aromi di apertura. Si percepirà immediatamente un forte aroma di uva - qualità che classifica il Gewürztraminer nella famiglia delle uve aromatiche - e nel complesso un profilo molto elegante e raffinato. Dopo avere roteato il calice, si provvederà alla seconda olfazione che consentirà di percepire aromi di pesca, litchi, banana, ananas, frutto della passione, albicocca, ginestra, pera, kiwi e miele. Si noti infine un piacevole aroma di salvia, una delle tante erbe aromatiche che si possono incontrare nella valutazione olfattiva dei vini Gewürztraminer. Si noti inoltre che, nonostante l'aromaticità del vino sia piuttosto forte, gli altri aromi si esprimono in modo molto equilibrato e armonico. Passeremo ora alla valutazione del secondo vino, l'Alto Adige Gewürztraminer Nussbaumer dei Produttori Termeno. Mantenendo il calice fermo e in posizione verticale, si procederà con la valutazione degli aromi di apertura. Dal calice emergerà il tipico aroma di uva affiancato da pesca, litchi e miele. La seconda olfazione - eseguita dopo avere roteato il calice - rivelerà aromi di banana, frutto della passione, ananas, albicocca, pera e arancio, oltre a piacevoli e bilanciati aromi di fiori come acacia, giglio e rosa bianca, quest'ultima tipica del Gewürztraminer. Si noti infine la presenza dell'aroma di salvia, esattamente come nel vino precedente. Passeremo ora alla valutazione olfattiva dell'ultimo vino, l'Alto Adige Gewürztraminer Lunare della Cantina Terlano, l'unico dei tre fermentato e maturato in botte. La prima olfazione rivelerà aromi di apertura di uva, litchi, rosa gialla e miele, mentre nella seconda olfazione - dopo avere roteato il calice - consentirà di percepire aromi di banana, pesca, uva spina, albicocca e ginestra oltre a salvia. Si noti anche la presenza di un aroma di vaniglia e di legno tostato, segno del passaggio in botte, che tuttavia non disturba l'equilibrio e la percezione degli altri aromi.
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La valutazione gustativa dei vini Gewürztraminer secchi nasconde spesso un'insidia al degustatore neofita. A causa dell'alto contenuto di alcol e dell'acidità contenuta, i vini secchi prodotti con quest'uva risultano spesso piuttosto morbidi, una rotondità certamente piacevole. Questa caratteristica, per quanto piacevole, può essere talvolta confusa con la sensazione organolettica della dolcezza. Questa falsa percezione sarà evidente anche nei tre Gewürztraminer della nostra degustazione comparativa, tre vini che sono da considerarsi assolutamente secchi. I vini Gewürztraminer sono inoltre caratterizzati da una struttura piuttosto elevata, probabilmente fra i bianchi più strutturati. Esattamente come ci si aspetterebbe da ogni uva aromatica, nel Gewürztraminer la corrispondenza olfattiva con il gusto è sempre molto buona, la persistenza in bocca dei migliori vini si può misurare ben oltre i 15 secondi, lasciando sempre un piacevole e netto sapore di uva. Il primo vino che prenderemo in esame è l'Alto Adige Gewürztraminer Kolbenhof di Hofstätter. Già dal primo sorso sarà possibile percepire l'alto volume alcolico e la struttura, una sensazione che difficilmente può essere percepita con altri vini bianchi. Si noti subito la netta corrispondenza con il naso - qualcosa che si verificherà anche con gli altri vini - e il forte sapore di uva. Anche l'acidità sarà ben equilibrata con le altre qualità organolettiche del vino. Passiamo ora al secondo vino, l'Alto Adige Gewürztraminer Nussbaumer dei Produttori Termeno. Anche in questo caso l'attacco mette in evidenza il volume alcolico e la struttura, una buona acidità, molto ben equilibrata, e l'immancabile sapore di uva, molto elegante e raffinato. L'ultimo vino che prenderemo in esame è l'Alto Adige Gewürztraminer Lunare della Cantina Terlano, fermentato e maturato in botte. L'attacco non è diverso dai vini precedenti, e si noterà anche in questo caso il volume alcolico e la struttura, ancor più elevata rispetto ai due vini precedenti, ma pur sempre equilibrata dalla buona acidità. Si noti infine come le qualità organolettiche del legno non influiscano negativamente sulla personalità e la tipicità del Gewürztraminer.
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Nella fase finale della nostra degustazione comparativa, scopriremo anche un'altra piacevole caratteristica del Gewürztraminer: la lunga persistenza. Nei vini di qualità prodotti con quest'uva - come nel caso dei nostri tre vini - la persistenza gusto-olfattiva è sempre molto lunga, spesso oltre i 15 secondi. Nel lungo finale dell'Alto Adige Gewürztraminer Kolbenhof di Hofstätter sarà possibile percepire ricordi di uva, pesca, banana, pera, kiwi, miele e litchi, mentre nell'Alto Adige Gewürztraminer Nussbaumer dei Produttori Termeno al sapore dell'uva si affiancheranno quelli di pesca, miele, litchi e banana. Anche nell'ultimo vino, l'Alto Adige Gewürztraminer Lunare della Cantina Terlano, la persistenza è molto lunga e si potranno percepire ricordi di uva, pesca, albicocca, litchi, miele e pera. Come si può notare, tre finali piuttosto simili e che confermano la tipicità del Gewürztraminer, un'uva che difficilmente lascia indifferenti, dal suo dorato aspetto fino ai lunghi ricordi lasciati in bocca al termine della degustazione.
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I Vini del Mese |
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Amarone della Valpolicella Valpantena Villa Arvedi 2002 |
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| Bertani (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Corvina (70%), Rondinella (25%), Molinara (5%) | |
| Prezzo: € 25,20 | Punteggio: |
| Questo Amarone si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso arancio, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di mora, prugna e amarena seguite da aromi di viola appassita, tabacco, vaniglia, liquirizia, cioccolato, cannella, macis e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di prugna, amarena e mora. Questo Amarone matura in botte. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Villa Novare Albion 2001 |
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| Bertani (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon | |
| Prezzo: € 18,90 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, viola appassita, vaniglia, liquirizia, cacao, tabacco, pepe rosa, macis ed eucalipto. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Un vino ben fatto. Villa Novare Albion matura per 14 mesi in barrique a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Moscato di Siracusa Pollio 2002 |
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| Pupillo (Sicilia, Italia) | |
| Uvaggio: Moscato Bianco | |
| Prezzo: € 24,00 | Punteggio: |
| Moscato di Siracusa Pollio si presenta con un colore giallo paglierino chiaro e sfumature giallo paglierino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di uva, pesca e zucchero a velo seguite da aromi di canditi, mela, litchi, agrumi, biancospino, pera, miele, salvia e rosmarino. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco dolce e piacevole morbidezza, comunque equilibrato, corpo intenso, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di uva, pesca, litchi e miele. Questo vino matura in vasche d'acciaio. | |
| Abbinamento: Dessert, Crostate di frutta e crema | |
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Moscato di Siracusa Solacium 2002 |
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| Pupillo (Sicilia, Italia) | |
| Uvaggio: Moscato Bianco | |
| Prezzo: € 24,00 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore giallo paglierino brillante e sfumature giallo paglierino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di uva, pesca e canditi seguite da aromi di litchi, mandorla, anice, agrumi, miele, pera, mela, rosa bianca e salvia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco dolce e piacevole morbidezza, comunque equilibrato, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di uva, pesca, miele e canditi. Un vino ben fatto. Moscato di Siracusa Solacium matura in vasche d'acciaio. | |
| Abbinamento: Dessert, Crostate di frutta secca, Formaggi stagionati | |
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Alto Adige Gewürztraminer Castel Turmhof 2005 |
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| Tiefenbrunner (Alto Adige, Italia) | |
| Uvaggio: Gewürztraminer | |
| Prezzo: € 12,90 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore giallo dorato brillante e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Al naso denota aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di uva, pesca e litchi seguite da aromi di rosa gialla, ananas, frutto della passione, mango, mela, miele e pera. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di uva, pesca e litchi. Gewürztraminer Castel Turmhof matura per 6 mesi in vasche d'acciaio. | |
| Abbinamento: Pesce arrosto, Crostacei alla griglia, Pesce stufato | |
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Alto Adige Cabernet Merlot Cuvée Linticlarus 2002 |
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| Tiefenbrunner (Alto Adige, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon (55%), Merlot (45%) | |
| Prezzo: € 15,00 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, viola appassita, vaniglia, cannella, liquirizia, tabacco, macis, peperone e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Un vino ben fatto. Cuvée Linticlarus matura per 18 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Brunello di Montalcino 2001 |
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| Tenute Silvio Nardi (Toscana, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese | |
| Prezzo: € 30,00 | Punteggio: |
| Questo Brunello di Montalcino si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, mirtillo e prugna seguite da aromi di violetta, carruba, liquirizia, vaniglia, cannella, tabacco, macis e un accenno di mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Questo Brunello di Montalcino matura per 12 mesi in barrique a cui seguono 12 mesi di maturazione in botte e almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Brasati e stufati di carne, Carne arrosto, Formaggi stagionati | |
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Amarone della Valpolicella 2003 |
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| Ca' Rugate (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Corvina (40%), Rondinella (30%), Corvinone (30%) | |
| Prezzo: € 38,00 | Punteggio: |
| Questo Amarone si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di mora, amarena e prugna seguite da aromi di violetta, vaniglia, tabacco, liquirizia, cannella, cioccolato, macis, pepe rosa e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di mora, amarena e prugna. Un vino ben fatto. Questo Amarone della Valpolicella è prodotto con uve appassite per 4-5 mesi e matura in botte per 25-30 mesi. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Soave Classico Monte Alto 2004 |
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| Ca' Rugate (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Garganega | |
| Prezzo: € 19,00 | Punteggio: |
| Soave Classico Monte Alto si presenta con un colore giallo dorato intenso e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di mela, miele e vaniglia seguite da aromi di mandorla, ginestra, pera, pesca, susina, pompelmo, nespola, biancospino e lievito. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è molto persistente con lunghi ricordi di susina, mela e mandorla. Un vino molto ben fatto. Monte Alto fermenta e matura per 6-8 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Pasta con funghi, Zuppe di funghi, Pesce arrosto e stufato, Carne bianca arrosto | |
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Al Poggio 2004 |
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| Castello di Ama (Toscana, Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay (80%), Malvasia Bianca (15%), Pinot Grigio (5%) | |
| Prezzo: € 16,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore giallo dorato brillante e sfumature giallo paglierino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di mela, pera e ananas seguite da aromi di biancospino, lievito, susina e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di mela, susina e pera. Al Poggio matura per 8 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Paste ripiene, Carne bianca arrosto, Pesce arrosto | |
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Chianti Classico Castello di Ama 2003 |
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| Castello di Ama (Toscana, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese (80%), Canaiolo Nero (8%), Malvasia Nera, Merlot (12%) | |
| Prezzo: € 25,00 | Punteggio: |
| Questo Chianti Classico si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di prugna e amarena seguite da aromi di violetta, mirtillo, mora, vaniglia, cioccolato, liquirizia, pepe rosa e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di prugna e amarena. Questo Chianti Classico matura in barrique. | |
| Abbinamento: Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Campoleone 2004 |
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| Lamborghini (Umbria, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese (50%), Merlot (50%) | |
| Prezzo: € 30,00 | Punteggio: |
| Campoleone si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena e prugna seguite da aromi di ribes, mora, mirtillo, violetta, cannella, cioccolato, vaniglia, tabacco, macis, mentolo e un accenno di lavanda. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Un vino ben fatto. Campoleone matura per 12 mesi in barrique a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Torami 2003 |
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| Lamborghini (Umbria, Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano | |
| Prezzo: € 20,00 | Punteggio: |
| Torami si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, mora, violetta, vaniglia, tabacco, liquirizia, cannella, cacao, eucalipto e macis. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Un vino ben fatto. Torami matura per 10 mesi in barrique a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Montecucco Rosso Riserva Colle Massari 2003 |
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| Collemassari (Toscana, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese (80%), Ciliegiolo (10%), Cabernet Sauvignon (10%) | |
| Prezzo: € 14,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e mirtillo seguite da aromi di vaniglia, ribes, cioccolato, cannella, anice, eucalipto, tabacco, macis e pepe rosa. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e mirtillo. Questo vino matura per 18 mesi in barrique a cui seguono almeno 12 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Bolgheri Rosso Superiore Grattamacco 2003 |
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| Collemassari (Toscana, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon (65%), Merlot (20%), Sangiovese (15%) | |
| Prezzo: € 45,00 | Punteggio: |
| Grattamacco si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, violetta, vaniglia, sottobosco, ciclamino, carruba, tabacco, pepe rosa, eucalipto e un accenno di peperone. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di prugna, amarena e ribes. Un vino ben fatto. Grattamacco matura per 18 mesi in barrique a cui seguono almeno 12 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
Il MosnelFra le aziende franciacortine più antiche, il Mosnel, di proprietà della famiglia Barboglio dal 1836, è oggi una delle più affermate cantine per la produzione delle preziose bollicine di Franciacorta |
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Fra le tante cantine della Franciacorta che hanno saputo dimostrare la qualità delle bollicine di questo territorio, troviamo la storica azienda agricola Il Mosnel, con sede a Camignone di Passirano. Il nome di questa prestigiosa cantina della Franciacorta deriva da un antico toponimo dialettale di origine celtica, il cui significato è pietraia - un cumulo di sassi - che ben fa immaginare le condizioni di queste terre in tempi antichi. La bonifica di questo territorio si deve opera del monaci cistercensi dell'abbazia di Cluny, in Borgogna, che nel borgo di Ridengo - non distante da Il Mosnel - edificarono la loro magnifica abbazia e introdussero la coltivazione della vite. Grazie a questo, la località di Camignone divenne rapidamente famosa per la qualità dei suoi vini, come testimoniato da un certificato del Catastico bresciano del 1609, ai tempi della Repubblica Veneta, nel quale si legge che a Camignone «…li terreni sono buoni de quali si cava perfettissimi vini…In questo contesto di lunga storia e tradizione, nasce l'azienda agricola Il Mosnel - che conserva ancora oggi nella sua parte più antica le vecchie cantine del 1500 - inizialmente proprietà della potente famiglia Cacciamatta e dal 1836 acquisita dalla famiglia Barboglio.
Quando in azienda fece il suo arrivo Rosina Rosa Cacciamatta, ultima discendente dei Cacciamatta di Camignone e che sposò Pietro Barboglio, la storia imprenditoriale de Il Mosnel era stata sempre caratterizzata dal ruolo chiave delle donne della famiglia. La tradizione della conduzione al femminile giunse fino agli anni 1950, quando Emanuela Barboglio, in seguito alla morte del padre e appena diciottenne, si prese carico della gestione dell'azienda. Emanuela Barboglio, istruita e guidata dalla nonna materna Nina, dovette affrontare gli anni difficili di quel periodo, quando la gente fuggiva in massa dalle campagne per preferire la più agiata vita della città. Emanuela Barboglio decise invece di percorrere il cammino inverso, e dalla città si trasferì a Camignone, contribuendo alla formazione della vocazione vitivinicola de Il Mosnel. Si impiantarono quindi i primi vigneti e nel 1968 l'azienda adottò per i propri vini la neonata DOC Franciacorta. In tempi recenti, Emanuela Barboglio è stata affiancata nella conduzione de Il Mosnel dai figli Giulio Barzanò - responsabile del settore tecnico, commerciale e produttivo - e Lucia Barzanò, responsabile dell'amministrazione, commercializzazione dei vini, pubbliche relazioni e contatti con la stampa. Il complesso che ospita la cantina Il Mosnel è ancora oggi composto dalle antiche strutture del 1500, opportunamente restaurate e sistemate per la produzione di vino, offrono un'atmosfera assolutamente particolare nella quale si unisce l'antica tradizione alle moderne tecnologie di produzione. Il nome Il Mosnel fu utilizzato per la prima volta nelle etichette dei vini prodotti dall'azienda nel 1976, sostituendo la precedente menzione azienda agricola Barzanò Barboglio, e la cantina franciacortina è stata una delle prime della zona a impiegare per la vinificazione le vasche d'acciaio, impianti di refrigerazione e presse automatiche. Le presse utilizzate da Il Mosnel consentono di trasferire il mosto prodotto in ogni fase in vasche d'acciaio specifiche, suddivise non solo per tipo di varietà, ma anche in base al vitigno di provenienza. Nella cantina de Il Mosnel, oltre alle vasche d'acciaio inox, trovano posto anche le botti per la la maturazione dei vini, sistemate in appositi ambienti nei quali la temperatura e l'umidità sono costantemente controllate.
Le botti sono realizzate con rovere ungherese e francese, proveniente dal Massiccio Centrale, e sono principalmente utilizzate per la fermentazione e la maturazione, a contatto con i lieviti, dei vini base che diventeranno poi pregiati Franciacorta, conferendo maggiore complessità e stabilità di colore. La filosofia produttiva de Il Mosnel crede nell'uso intelligente e misurato del legno nella produzione del vino, impiegando botti anche vecchie di dieci anni, riservate unicamente ai vini di particolare concentrazione e qualità. A tale scopo, la cantina svolge un'accurata selezione delle migliori tonnellerie, con il giusto grado di maturazione e tostatura dei legni, variando il tempo di affinamento in relazione al tipo di vino da produrre. Non tutti i vini de Il Mosnel sono prodotti interamente in legno, infatti solamente per tre di questi è prevista la maturazione dell'intero vino in barrique nuove: Sulif, Passito e Pinot Nero. Per gli altri vini, come per esempio il Rosso Fontecolo e i Franciacorta, solamente una parte è fatta maturare in barrique, spesso di secondo o terzo passaggio. Operando nel rispetto dell'ambiente, i 40 ettari dei vigneti de Il Mosnel sono coltivati con logiche produttive caratterizzate da alte densità di viti per ettaro e basse rese d'uva. Gli otto vigneti della cantina si trovano in terreni ubicati nei pressi della struttura aziendale, consentendo una migliore e tempestiva cura nelle pratiche colturali e uno scrupoloso controllo sui tempi di inizio della vendemmia. La vendemmia è svolta manualmente e le uve sono poste in piccole cassette che giungono rapidamente la cantina, quindi, dopo un'opportuna scelta, si provvede alla pigiatura. Il mosto fermenta a temperatura controllata in botti di rovere o in vasche d'acciaio, in accordo al tipo di vino da produrre. In primavera, dopo scrupolose degustazioni, i vini ottenuti con le uve Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero e provenienti dai diversi vigneti di proprietà, sono assemblati in percentuali diverse e in accordo al tipo di Franciacorta da produrre, quindi avviati al processo della rifermentazione in bottiglia. Negli antichi locali della cantina, le bottiglie maturano per almeno due anni a contatto con i lieviti, restituendo alla fine le preziose bollicine di Franciacorta. I vini prodotti da Il Mosnel sono distribuiti su tutto il territorio dell'Italia e in diversi paesi stranieri, compresi Stati Uniti d'America, Giappone, Corea, Germania, Lussemburgo e Svizzera. L'attività de Il Mosnel - guidata da Emanuela Barboglio insieme ai figli Giulio e Lucia Barzanò - oltre alla produzione di vino svolge anche attività ricettiva con lo scopo di accogliere gli appassionati di vino e condurli alla scoperta dei propri vini. Recentemente la struttura si è infatti arricchita di un apposito luogo - costruito sopra i locali della cantina - nel quale ha preso vita, nel 2003, lo spazio Quelli che il Vino…, un'iniziativa dedicata a tutti gli enoturisti. Un luogo dove si incontra e si parla di vino, lo si degusta e lo si celebra, Quelli che il Vino… offre all'appassionato della bevanda di Bacco eventi di enologia, degustazione sensoriale ed enogastronomia. Nell'interessante produzione di bollicine de Il Mosnel, si segnalano, per le loro ottime qualità e caratteristiche, il Franciacorta Pas Dosé, dagli aromi complessi e di ottima struttura, e l'esclusivo Franciacorta Rosé Pas Dosé Millesimato Parosé.
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Franciacorta Brut |
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| Il Mosnel (Lombardia, Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay (60%), Pinot Bianco (30%), Pinot Nero (10%) | |
| Prezzo: € 15,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore giallo dorato brillante e sfumature giallo paglierino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di banana e acacia seguite da aromi di ananas, crosta di pane, biancospino, lievito, pera e nocciola. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ananas e pera. Una parte dello Chardonnay utilizzato per la cuvée fermenta in barrique. Questo Franciacorta matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 25 mesi. | |
| Abbinamento: Antipasti di pesce e crostacei, Pasta e risotto con crostacei, Pesce saltato | |
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Franciacorta Brut Millesimato 2000 |
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| Il Mosnel (Lombardia, Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay (60%), Pinot Bianco (30%), Pinot Nero (10%) | |
| Prezzo: € 22,50 | Punteggio: |
| Questo Franciacorta si presenta con un colore giallo dorato brillante e sfumature giallo dorato, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di banana e crosta di pane seguite da aromi di acacia, biancospino, lievito, mela, nocciola, pralina, pera e un accenno di vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di mela, banana e nocciola. Una parte dello Chardonnay utilizzato per la cuvée fermenta in barrique. Questo Franciacorta matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 4 anni. | |
| Abbinamento: Paste ripiene con funghi, Pesce arrosto, Carne bianca arrosto, Pesce stufato | |
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Franciacorta Brut Satèn 2001 |
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| Il Mosnel (Lombardia, Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay | |
| Prezzo: € 21,00 | Punteggio: |
| Questo Franciacorta si presenta con un colore giallo dorato intenso e sfumature giallo paglierino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso denota aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di crosta di pane, pralina e banana seguite da aromi di lievito, susina, burro di cacao, biancospino, mela, pompelmo, nocciola e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di mela, banana e susina. Una parte dello Chardonnay utilizzato per la cuvée fermenta in barrique. Questo Franciacorta matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 36 mesi. | |
| Abbinamento: Antipasti di pesce e crostacei, Pasta e risotto con crostacei e verdure, Pesce saltato | |
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Franciacorta Pas Dosé Millesimato Parosé 2002 |
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| Il Mosnel (Lombardia, Italia) | |
| Uvaggio: Pinot Nero (70%), Chardonnay (30%) | |
| Prezzo: € 27,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosa buccia di cipolla brillante e sfumature rosa buccia di cipolla, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di ciliegia, lampone e mandarino seguite da aromi di crosta di pane, biancospino, lievito, mela, pompelmo rosa, susina e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di lampone, ciliegia e mela. La cuvée fermenta in barrique. Questo Franciacorta matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 3 anni. | |
| Abbinamento: Carne bianca arrosto, Pesce arrosto, Zuppe di pesce, Pesce alla griglia | |
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Franciacorta Pas Dosé |
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| Il Mosnel (Lombardia, Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay (60%), Pinot Bianco (30%), Pinot Nero (10%) | |
| Prezzo: € 15,50 | Punteggio: |
| Questo Franciacorta si presenta con un colore giallo dorato brillante e sfumature giallo paglierino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di crosta di pane, lievito e banana seguite da aromi di acacia, biancospino, pera, nocciola, pompelmo, pralina, uva spina, mela, susina e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di banana, pompelmo e nocciola. Una parte dello Chardonnay utilizzato per la cuvée fermenta in barrique. Questo Franciacorta matura in bottiglia sui propri lieviti per almeno 36 mesi. | |
| Abbinamento: Pasta e risotto con pesce e crostacei, Pesce arrosto, Crostacei alla griglia | |
| Il Mosnel - Via Barboglio, 14 - 25040, Camignone di Passirano (Brescia) - Tel. 030 653117 Fax. 030 654236 - Enologo: Alberto Musatti, Luigi Biemmi, Flavio Poleghi - Anno fondazione: 1836 - Produzione: 250.000 bottiglie - E-Mail: info@ilmosnel.com - WEB: www.ilmosnel.com |
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