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  ABC Vino Numero 47, Dicembre 2006   
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Numero 46, Novembre 2006 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 48, Gennaio 2007

Marche

Dagli appennini al mare, le Marche sono un variegato vigneto capace di offrire interessanti vini bianchi e rossi, una sfida enologica ricominciata dal grande Verdicchio

 Il cambiamento, per meglio dire il progresso, dell'enologia e del vino italiano negli ultimi venti anni è stato davvero notevole. La qualità dei vini di ogni regione ha mostrato notevoli progressi; un processo di rinnovamento della qualità che, forse, pochi avrebbero potuto immaginare. Il patrimonio ampelografico dell'Italia, si sa, è notevole, ricco e variegato: ogni regione dispone di uve tipiche così da rendere ogni zona unica non solo per le caratteristiche ambientali e climatiche. Sono infatti molte le regioni d'Italia che, nella scia di questo rinnovamento, si sono affidate alle tante uve presenti nei propri territori, cominciando così a cambiare il volto dell'enologia italiana e riprendendo la via della qualità, per troppi anni dimenticata in nome della quantità. Fra le regioni che si sono affidate prevalentemente alle uve del proprio territorio, troviamo le Marche che si è affidata alla valorizzazione della loro più celebre uva, il Verdicchio, oggi uno dei più celebri vini bianchi d'Italia. Un successo che ha poi riguardato anche i rossi della regione, come il Rosso Conero, Rosso Piceno, Vernaccia di Serrapetrona e la Lacrima di Morro d'Alba.


Le principali aree vinicole della Marche
Le principali aree vinicole della Marche

 Le origini della viticoltura e della produzione di vino nelle Marche si fanno risalire all'epoca etrusca, fra il decimo e l'ottavo secolo a.C., quando si diffuse il caratteristico sistema colturale della vite maritata - nelle Marche chiamato anche “a folignata” - che consisteva nell'utilizzare un albero ad alto fusto sul quale fare arrampicare la vite. La presenza della vite nell'antichità è inoltre testimoniata dal ritrovamento di una tomba di un guerriero e risalente all'VIII secolo a.C., all'interno della quale si trovava un bacile in bronzo contenente oltre 200 vinaccioli di vitis vinifera. Nonostante Plinio il Vecchio avesse scritto dei vini delle Marche nella sua importante opera Naturalis Historia - descrivendo i vini di questa terra come generosi - sarà solo verso la fine del 1500 che le uve e i vini delle Marche saranno descritti in modo approfondito. Andrea Bacci - filosofo, medico e scrittore nato a Sant'Elpidio, nelle Marche - pubblicò nel 1595 la sua monumentale e importante opera De Naturali Vinorum Historia (Storia Naturale dei Vini).

 Nel quinto libro “Vini delle varie parti d'Italia”, Andrea Bacci descrive le diverse zone delle Marche, identificando ben venti territori diversi, nonché le tecniche di coltivazione e di vinificazione tipiche della regione. Andrea Bacci si sofferma particolarmente sulle uve bianche trebulane e malvasie, le uve moscatelle bianche e nere con le quali si producevano vini dolci, citando inoltre la Lacrima, l'uva che oggi sta riscuotendo un rinnovato successo con i suoi vini. La viticoltura e la produzione di vino erano diffusi nelle Marche molto prima dei tempi di Andrea Bacci, una diffusione iniziata nel 1200 e che già a quei tempi era regolata da specifici editti e regole su come e cosa si dovesse piantare nei vigneti. A quell'epoca non mancano nemmeno leggi per la tutela della genuinità del vino, punendo severamente coloro che lo adulteravano o, per esempio, lo allungavano con l'acqua prima di venderlo. Nel 1579, in un documento che obbligava il tipo di viti da piantare in un vigneto, si cita per la prima volta l'uva Verdicchio riferita al territorio di Matelica.


 

 All'inizio del 1800 l'agricoltura delle Marche era prevalentemente caratterizzata dalla coltivazione di cereali e i campi erano attraversati da filari di viti, una convivenza colturale che consentiva di ottenere dallo stesso terreno i due beni principali per il sostentamento della gente: pane e vino. A quei tempi le uve bianche più coltivate - e considerate anche le migliori - erano Verdicchio, Trebbiano, Moscatello Bianco e Uva Bianca della Maddalena; fra le uve rosse, le migliori erano Balsamina, Vernaccia e Moscatello Aleatico. Sempre nel 1800 si trovano testimonianze sulla difficoltà di conservare i vini, e pertanto se ne suggeriva di cuocere il mosto così da produrre il cosiddetto “vino cotto”, una tradizione ancora oggi in uso nel territorio del Piceno e che si ritrova anche in Abruzzo. Un evento che contribuì al cambiamento e allo sviluppo, non solo della viticoltura nelle Marche, ma anche all'agricoltura della regione, fu l'istituzione alla fine del 1800 - ad opera dell'abate Rinaldi - delle “Cattedre Ambulanti per l'Agricoltura”, in particolare a Jesi, Osimo e Ascoli Piceno, svolgendo una fondamentale opera culturale per quello che sarà il nuovo sviluppo dell'agricoltura delle Marche.

 Il 1900 vede ancora confermata l'importanza dell'area del Piceno come maggiore produttore di vini della regione, in particolare di quelli prodotti con le uve Sangiovese e Montepulciano, mentre nella parte settentrionale la produzione riguardava prevalentemente vini bianchi da uve Verdicchio, Trebbiano e Malvasia. Sarà solo negli anni 1950 che si registrerà il primo evento significativo ai fini commerciali per la vendita del vino della regione. La famiglia Angelini, proprietaria della Fazi Battaglia, bandì un concorso che aveva come scopo la realizzazione di una bottiglia che avrebbe caratterizzato la commercializzazione del Verdicchio. Nel 1953, l'architetto milanese Antonio Maiocchi disegnò quella che diventerà ben presto la bottiglia a forma di anfora e che ancora oggi è associata al Verdicchio. La forma ad anfora fu scelta in ricordo dei recipienti tipicamente usati dagli etruschi e anche l'etichetta riportava caratteri che ricordavano la scrittura etrusca, sottolineando la volontà di mantenere il legame di questo vino con la sua storia. Era appena nata una delle prime e più significative operazioni commerciali legate al vino: nel 1970 saranno vendute in tutto il mondo un milione e mezzo di anfore di Verdicchio.

 La celebrità dell'anfora svolgerà un ruolo importante per la rivalutazione e lo sviluppo del Verdicchio, oggi fra le più interessanti uve autoctone a bacca bianca d'Italia. Che il Verdicchio sia una grande uva capace di grandi vini non è più una novità - spesso capace di vini talmente robusti da essere definiti come vini rossi dal colore bianco - tuttavia, nonostante la notorietà di quest'uva, nelle Marche si trovano anche altre interessanti uve autoctone che in tempi recenti hanno saputo guadagnarsi la ribalta della scena internazionale. Fra queste la Lacrima di Morro d'Alba e, in particolare, la Vernaccia Nera di Serrapetrona, i vini di quest'ultima hanno recentemente ottenuto la Denominazione di Origine Controllate e Garantita (DOCG), insieme all'altra celebrità dei vini rossi marchigiani: il Rosso Conero. Fra gli altri vini che stanno emergendo in tempi recenti, va ricordato anche l'eccellente Rosso Piceno che - esattamente come il Rosso Conero - è prodotto con Montepulciano e Sangiovese. Di particolare interesse, infine, la vasta produzione di vini a Indicazione Geografica Tipica (IGT) che, per molti aspetti, sta segnando un nuovo corso nella storia dei vini di qualità delle Marche.

 

Classificazione delle Marche

 I vini delle Marche sono classificati in accordo al sistema di qualità in vigore in Italia e che prevede Vini da Tavola, Indicazione Geografica Tipica (IGT), Denominazione d'Origine Controllata (DOC) e Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG). Nel 2004 le Marche hanno ottenuto il riconoscimento della Denominazione d'Origine Controllata e Garantita di due vini: la Vernaccia di Serrapetrona - prodotto con l'omonima uva nelle versioni secco, dolce e spumante - e il Conero Rosso Riserva, prodotto da uve Montepulciano e Sangiovese. Nelle Marche, oltre alle due DOCG, sono definite 14 aree a Denominazione d'Origine Controllata (DOC): Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, Falerio dei Colli Ascolani o Falerio, I Terreni di Sanseverino, Lacrima di Morro o Lacrima di Morro d'Alba, Offida, Pergola, Rosso Conero, Rosso Piceno, Serrapetrona, Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica.

 

Zone di Produzione

 Il territorio delle Marche offre una variabilità di paesaggio piuttosto ampia. La parte occidentale della regione è caratterizzata dagli appennini e procedendo verso est, dopo avere attraversato territori di tipo collinare divisi da valli, si raggiunge il mare Adriatico. La coltivazione della vite nelle Marche riguarda prevalentemente le aree collinari e le varietà principalmente presenti nei vigneti sono Verdicchio, Trebbiano Toscano, Montepulciano e Sangiovese. In tempi recenti si sta registrando una maggiore presenza nei vigneti delle cosiddette uve internazionali, spesso utilizzate per la produzione di vini miscelate alle altre uve locali. Le uve a bacca bianca prevalentemente coltivate nelle Marche sono Verdicchio, Trebbiano Toscano, Bianchello, Maceratino, Pecorino e Passerina; mentre le uve rosse più tipiche includono Montepulciano, Sangiovese, Vernaccia Nera e Lacrima, queste ultime due quasi esclusivamente e rispettivamente presenti nei territori di Serrapetrona e di Morro d'Alba. Fra le varietà internazionali si rilevano Chardonnay, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Pinot Nero.

 

Verdicchio dei Castelli di Jesi e Matelica

 Una delle uve più celebri delle Marche, quella che ha contribuito più di altre all'affermazione dell'enologia di questa regione, è certamente il Verdicchio. Questa celebre uva bianca è la protagonista assoluta di due zone a Denominazione d'Origine Controllata delle Marche: i Castelli di Jesi e Matelica. Due modi diversi di interpretare il Verdicchio: difficile dire quale dei due sia il migliore poiché entrambi ottimi. Dei due, il più celebre è certamente quello dei Castelli di Jesi e che prevede la definizione della zona classica, cioè quella più tipica e tradizionale, e più recentemente l'indicazione Riserva che, insieme al Verdicchio di Matelica, è fra i pochi vini bianchi Italiani a prevederla. Il Verdicchio è un'uva estremamente versatile e oltre alla produzione di vini secchi, è utilizzata anche per vini passiti e spumanti. Le caratteristiche dei vini prodotti con Verdicchio sono piuttosto varie, da vini leggeri e freschi, fino a vini robusti e strutturati, il quale corpo può essere ulteriormente aumentato dalla maturazione in botte.

 

Rosso Conero e Piceno

 I vini rossi delle Marche sono prevalentemente prodotti con Montepulciano e Sangiovese, dei quali i più celebri rappresentanti sono il Rosso Conero - che dal 2004 ha ottenuto la Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG) nella versione riserva - e il Rosso Piceno, prodotto in una zona piuttosto vasta che dalla parte meridionale della regione giunge fino ai confini della provincia di Pesaro. L'uva principale in entrambi i vini è il Montepulciano - presente per almeno l'85% - al quale si aggiunge talvolta il Sangiovese. Dei due vini, il Rosso Conero è quello più celebre, prodotto nel promontorio del Conero - dal quale prende il nome - nei pressi della città di Ancona. Nonostante i due vini siano prodotti con le stesse uve, in realtà il Rosso Conero e il Rosso Piceno esprimono caratteri molto diversi fra loro. Il Rosso Conero beneficia infatti di un microclima assolutamente particolare a causa della sua posizione a ridosso del mare Adriatico: l'influsso delle brezze marine, unitamente alla composizione calcarea del suolo, consentono di ottenere un vino rosso unico nel suo genere.

 

Vernaccia di Serrapetrona

 La Vernaccia di Serrapetrona - in provincia di Macerata - dopo essere stata per anni sottovalutata e poco considerata dalla scena enologica italiana, è stata la prima area delle Marche a ottenere il riconoscimento della Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG). La produzione di questo vino è piuttosto limitata, infatti la superficie totale dei vigneti è di appena 45 ettari. La Vernaccia di Serrapetrona rappresenta un caso molto speciale nel panorama enologico italiano, poiché si tratta di uno spumante rosso prodotto nelle versioni secco e dolce. La produzione di questo spumante è piuttosto particolare. Dopo la vendemmia, una parte delle uve sono vinificate secondo i criteri della vinificazione in rosso, mentre una parte viene lasciata ad appassire all'aria così da concentrare la quantità di zuccheri. Le uve appassite sono quindi pigiate e il mosto si aggiunge al primo vino, provocando una seconda fermentazione. La produzione della Vernaccia di Serrapetrona si conclude con l'avviamento della procedura di spumantizzazione che donerà al vino la caratteristica spuma rosa e i suoi aromi inconfondibili.

 

Altre Zone di Produzione

 Fra gli altri vini e zone celebri delle Marche, una particolare menzione spetta alla Lacrima di Morro d'Alba, un vino rosso che sta riscuotendo in tempi recenti molto successo da parte dei consumatori. Ottenuto dalla vinificazione dell'uva Lacrima, questo vino rosso è prodotto in due versioni. La prima consiste nell'imbottigliare il vino precocemente così da ottenere un rosso vivace e da consumarsi giovane, la seconda è prodotta in accordo al tradizionale metodo della vinificazione in rosso. Fra gli altri vini della Marche si ricordano il Bianchello del Metauro - prodotto nella provincia di Pesaro con l'uva Bianchello o Biancame - e il Falerio dei Colli Ascolani. Altre zone interessanti sono inoltre quelle di Offida e di Esino, dove si producono vini bianchi, rossi e spumanti. Fra i bianchi delle Marche, particolarmente interessanti sono quelli prodotti con l'uva Pecorino e Passerina - vinificati insieme oppure in purezza - e Maceratino, con il quale si producono vini bianchi del Colli Maceratesi.

 




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