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Numero 50, Marzo 2007 |
Sommario |
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A Cosa Servono le Denominazioni? |
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Le denominazioni servono. Il punto è capire a cosa servono effettivamente, o per meglio dire, capire se la loro funzione è quella di tutelare la tradizione e la tipicità di un vino - non da ultimo la sua qualità - oppure hanno una funzione puramente commerciale e speculativa. Probabilmente si tratta di entrambe le cose. Nella loro forma essenziale, le denominazioni sono leggi che stabiliscono e regolano la produzione di un determinato vino, definendo il territorio nel quale può essere prodotto, le pratiche viticolturali e le uve consentite o ammesse, le pratiche enologiche e le qualità organolettiche che il vino deve avere per potere appartenere a quella denominazione. In altre parole, si tratta di un tentativo di definire un prodotto in termini legali. La pretesa di definire la qualità secondo leggi e vincoli è un po' utopistica, poiché - prima di tutto - la qualità è una precisa scelta produttiva e che richiede criteri precisi che vanno ben oltre le imposizioni, seppure necessarie, di una legge. Se si guarda invece ai disciplinari di produzione come uno strumento utile alla tutela e alla salvaguardia dei prodotti tipici nella loro definizione, allora l'utilità di una legge sembra più appropriata. La tutela dei prodotti tipici di un territorio - qualunque territorio - è legittima ed è giusto che siano salvaguardati contro eventuali frodi o contraffazioni. Č pertanto auspicabile che ci siano delle apposite leggi - disciplinari - che abbiano il fine di regolare la produzione di un prodotto tipico, come il vino, e che stabiliscano dei criteri tali da assicurarne la riconoscibilità e l'appartenenza a quello specifico prodotto. Anche se è fin troppo evidente che un determinato prodotto, con le sue specifiche e uniche qualità, può essere prodotto esclusivamente in un determinato territorio, la tentazione di produrre altrove qualcosa di simile, soprattutto quando un prodotto diviene famoso e ricercato, è qualcosa che si verifica spesso e con l'unico scopo di trarre un profitto, non certo per amore della qualità. Le denominazioni servono anche a conquistare nuove quote di mercato, a conservare e consolidare quelle attuali e ad evitare di perderle. A questo potrebbe infatti fare pensare la decisione di Francia e Spagna circa l'imminente approvazione di denominazioni nazionali e che saranno riconoscibili dalle indicazioni Vignobles de France per i vini francesi e Viņedos de Espaņa per quelli spagnoli. In entrambi i casi, la finalità puramente commerciale è evidente. Si tratta di due misure preventive che dovrebbero aiutare i vini di Francia e di Spagna a guadagnare nuove quote di mercato e allo stesso tempo di riprendere quelle perse, puntando tutto sul nome Francia e Spagna per la promozione e la diffusione dei loro vini. Per quanto riguarda la denominazione Vignobles de France, l'intento di usare questa nuova denominazione come strumento di mercato è stato palesemente dichiarato. I produttori francesi ritengono infatti che grazie a questa nuova denominazione nazionale sarà possibile competere con i produttori del nuovo mondo. La decisione ha avuto comunque accesi detrattori, ma anche convinti sostenitori. I sostenitori di questa denominazione asseriscono infatti che sarà utile a fare meglio comprendere i vini francesi nel mondo e consentirà ai produttori di adattare i loro prodotti in funzione dei diversi gusti dei consumatori. Questo, secondo l'opinione dei sostenitori di questo provvedimento, dovrebbe essere sufficiente a convincere nuovamente i consumatori degli altri paesi al vino francese, soprattutto in quei paesi dove la Francia ha perso quote di mercato. La nuova denominazione Vignobles de France consentirà ai produttori - per la prima volta - di miscelare i vini appartenenti alla denominazione vin de pays provenienti da diverse regioni e di venderli con la generica denominazione Francia. Nell'etichetta di questi vini si dovranno indicare le qualità delle uve utilizzate per la produzione e che possono essere raccolte nelle 64 aree vinicole della Francia, con l'esclusione dell'Alsazia e della Champagne, aree nelle quali si producono solamente vini AOC (Appellation d'Origine Contrôlée). Anche la nuova denominazione nazionale istituita in Spagna - Viņedos de Espaņa - ha suscitato pareri piuttosto negativi da parte dei produttori delle principali aree vinicole del paese. Fra i più accesi detrattori di questa nuova denominazione spicca la posizione de La Rioja, una delle principali zone vinicole della Spagna e che, più di altre, contribuisce all'identificazione del vino spagnolo nel mondo. I produttori de La Rioja sostengono infatti che la denominazione nazionale Viņedos de Espaņa può essere lesiva nei confronti dei vini di qualità spagnoli, poiché in questo modo sarà possibile commercializzare vini di qualità mediocre ottenendo vantaggi dal marchio Spagna. Tutto questo - secondo i produttori de La Rioja - recherà un danno ai vini appartenenti alle attuali denominazioni di qualità dell'intero paese. I sostenitori di questa nuova denominazione asseriscono, a loro volta, che questa sarà utile a costruire un modello di qualità nazionale riconoscibile. Impresa che pare piuttosto difficile senza il supporto dei produttori delle aree vinicole più importanti della Spagna. Ma cosa pensano i consumatori del ruolo e dell'utilità delle denominazioni? Nei mesi scorsi abbiamo chiesto ai nostri lettori la loro opinione su alcuni aspetti legati alle denominazioni, sulla loro importanza nella produzione e nella scelta dei vini. Secondo i nostri sondaggi, emerge che per i consumatori il ruolo delle denominazioni è piuttosto importante. Queste sono importanti per la tutela della qualità e influiscono nelle loro scelte al momento dell'acquisto. In un sondaggio dove si chiedeva ai nostri lettori quale fosse la migliore denominazione italiana in accordo all'effettiva qualità dei suoi vini, un'ampia maggioranza ha risposto che i migliori vini italiani sono quelli appartenenti alla DOCG, cioè il livello più alto del sistema. Questo dovrebbe fare riflettere i legislatori. Se è vero che le denominazioni sono percepite come importanti dai consumatori, è anche vero che queste devono poi garantire effettivamente un alto grado di qualità. In altre parole, una denominazione, in quanto tale, non è sufficiente ad attrarre l'interesse dei consumatori. Ci vuole anche la qualità. Singolare è il caso dell'IGT: nonostante questa sia inferiore - almeno in teoria - alla DOC, nel nostro sondaggio emerge che i consumatori gli riconoscono una qualità quasi analoga alla DOC. Le denominazioni sono importanti, ma da sole non bastano a convincere i consumatori, poiché - prima di tutto - i consumatori chiedono la qualità espressa nei fatti, non solo stabilita per legge o per motivi di speculazione commerciale.
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La Posta dei Lettori |
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In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti
o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere
alla redazione oppure
utilizzare l'apposito modulo disponibile nel
nostro sito.
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| Ho notato che all'inizio di molti vigneti si piantano delle rose o alberi da frutto - come le ciliegie - così come piante di frutti di bosco o alberi di olivo. A cosa servono? Svolgono una funzione specifica nella coltivazione della vite? |
| Danilo Cussolotto -- Verona (Italia) |
| La consuetudine di piantare una rosa all'inizio di ogni filare del vigneto non svolge nessuna funzione essenziale nella coltivazione della vite, tuttavia essa svolge il ruolo di sentinella contro la comparsa di eventuali malattie o parassiti. Poiché la rosa è più sensibile della vite, nel caso in cui si dovessero manifestare le condizioni per la propagazione di una malattia, la rosa sarebbe colpita in anticipo rispetto alla vite, consentendo quindi di attuare le opportune misure preventive prima che la malattia colpisca la vite. |
| Esistono sul mercato vini prodotti senza l'utilizzo di solfiti? Se sì, potreste indicarmi dei produttori che non ricorrono all'uso di questi conservanti? |
| Andrea Ossi -- Formignana, Ferrara (Italia) |
| L'uso di solfiti in enologia - in modo specifico di anidride solforosa - è considerato fondamentale per garantire la stabilità dei vini evitando alterazioni tali da compromettere le qualità organolettiche. Nelle sue varie forme - bruciando micce o dischi di zolfo, metabisolfito di potassio, bombole spray o soluzioni liquide - l'anidride solforosa è praticamente utilizzata in ogni fase della vinificazione, dal mosto fino all'imbottigliamento. Anche nella produzione di vino da agricoltura biologica - nonostante i limiti siano decisamente inferiori rispetto all'enologia convenzionale - si prevede l'uso di anidride solforosa così da assicurare al vino una migliore stabilità e protezione contro eventuali malattie e difetti. Non ci risultano produttori che non ricorrono all'uso di solfiti - qualcosa che probabilmente escludiamo anche per le ragioni sopra descritte - tuttavia è noto che molti di questi dichiarano di utilizzare quantità di anidride solforosa decisamente inferiori rispetto a quelle fissate per legge. |
ProvenzaFamosa per i suoi suggestivi paesaggi e la cucina fortemente influenzata dalle tradizioni mediterranee, la Provenza è la patria indiscussa dei vini rosati della Francia |
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La Provenza francese è un luogo ricco di fascino. Un paesaggio suggestivo, da sempre meta di pittori e artisti che si sono ispirati all'atmosfera di questa regione della Francia che si affaccia sul bacino mediterraneo. Ad attirare i turisti nella Provenza, oltre al paesaggio e alle bellezze naturali, c'è anche la cucina, che in questa parte della Francia diventa carica dei colori e dei profumi tipici della cucina mediterranea. Nella Provenza si coltivano infatti olivi per la produzione dell'olio e nei boschi si trovano erbe aromatiche in abbondanza. La vicinanza con il mare introduce nella cucina il pesce, che si incontra quindi con le tipiche erbe aromatiche e i tanti ortaggi e verdure coltivate nella regione. E poi c'è l'aglio, un ingrediente fondamentale che - insieme all'olio d'oliva - si ritrova praticamente ovunque. Proprio con l'aglio si produce la salsa più famosa della Provenza - l'aïoli - utilizzata per accompagnare le tante ricette a base di pesce e di verdure.
La Provenza non è solo paesaggi e buona cucina. In Provenza si producono anche vini e qui la bevanda di Bacco si colora prevalentemente di rosa, l'area più prolifica di vini rosati della Francia e, ovviamente, il tipo di vino più consumato in Provenza. In tempi passati, la qualità dei vini della Provenza era spesso messa in discussione da molti - forse anche per i tanti pregiudizi che riguardano da sempre i vini rosati - tuttavia in tempi recenti l'enologia della regione ha avviato un percorso mirato al miglioramento della qualità dei vini, un processo che ha fatto emergere anche gli altri vini prodotti in Provenza. Non solo vini rosati, quindi. In Provenza si producono anche vini rossi - dei quali i più rappresentativi sono quelli di Bandol - e vini bianchi, dei quali i più famosi sono quelli di Cassis. I rosati rimangono comunque i vini più tipici della Provenza francese e sono i vini che maggiormente si abbinano con la cucina locale, pesce compreso. L'influsso dell'area mediterranea si fa sentire sulla Provenza: la regione beneficia di ben 3.000 ore all'anno di sole e la temperatura delle stagioni estive arriva anche a 40° C. Le condizioni ambientali che si verificano nella Provenza sono positive per la coltivazione della vite, a partire dal vento di Mistral e dalla brezza marina, entrambi essenziali per mitigare gli effetti dell'aria troppo secca. Secondo il sistema di qualità francese, la Provenza include anche la Corsica, la suggestiva isola a nord della Sardegna, che si può definire come una montagna sul mare. Si ritiene che la vite sia stata introdotta in Corsica dagli antichi greci, pertanto l'enologia dell'isola vanta una tradizione più che millenaria. Anche i vigneti della Corsica beneficiano della presenza del sole, rinfrescati dagli effetti delle correnti marine e dell'altitudine. Nella Corsica si coltivano varietà di origine francese, tuttavia qui si trovano anche varietà italiane, come il Vermentino e il Sangiovese, qui conosciuto con il nome di Nielluccio. La Provenza è fra le zone più antiche della Francia dove si è iniziata la coltivazione della vite e la produzione di vino: si suppone - anche se non esistono prove certe in questo senso - che queste attività iniziarono in queste terre prima che a Narbonne, nella Languedoc. Il periodo esatto nel quale la viticoltura fu introdotta nella Provenza è infatti incerto e oggetto di controversie. Sembra comunque opinione comune che quando i focesi arrivarono in queste terre nel 600 aC e fondarono Phokaia - che più tardi prenderà il nome di Massilia, oggi Marsiglia - la vite non fosse presente. Con molta probabilità, i rinomati vini di Massilia di quei tempi erano in realtà importati dalla Grecia oppure dall'Italia, in particolare dalla Sicilia. Notizie certe sulla coltivazione della vite e sulla produzione dei vini in questa regione cominciano ai tempi dei galli, grazie anche all'influsso della cultura e della tradizione enologica degli antichi Romani. Nel corso della sua storia, la Provenza è stato oggetto di contesa per il suo dominio, subendo così l'influsso dei saraceni, carolingi, del Sacro Romano Impero, dei conti di Tolosa, dei catalani, di René d'Anjou e - infine - dei Savoia. Durante questi periodi si suppone che anche la viticoltura abbia risentito delle tradizioni e delle culture che si sono succedute e, con questo, anche la produzione di vino. Per gran parte del 1800, la Provenza appartenne al Regno di Sardegna, periodo durante il quale furono introdotte diverse varietà di uve italiane, ancora oggi presenti nella regione. Alla fine del XIX secolo nella regione - esattamente come in altre aree vinicole dell'Europa - fece la sua comparsa la fillossera, devastando i vigneti e segnando un brusco arresto per la viticoltura e la produzione di vino. Nonostante la viticoltura fu ripristinata dopo il periodo della fillossera, i vini della Provenza non hanno mai attratto in modo significativo l'attenzione degli appassionati, anche a causa della non sempre lodevole qualità che si trovava fino a qualche anno fa nei vini di questa regione. Il susseguirsi dei diversi domini in questo territorio hanno contribuito alla ricchezza culturale della Provenza, coinvolgendo molti degli aspetti attuali della regione, vino compreso. Dal punto di vista enologico, i vini della Provenza risentono dell'influsso delle tradizioni italiane e francesi. Nella Provenza si coltivano infatti sia varietà di uve di chiara origine italiana sia uve di origine francese. L'influsso delle varietà italiane è evidente anche in Corsica, dove l'influsso della vicina Sardegna è piuttosto forte, in particolare per le varietà di uve che si coltivano nell'isola. Nonostante la forte vocazione turistica della Provenza, poca attenzione è stata rivolta ai suoi vini, spesso offuscati dalla cucina e dalle bellezze naturali che si trovano in questo territorio. I vini della Provenza hanno quindi subito il peso delle altre attrazioni della regione e solo negli ultimi anni - anche grazie a un radicale cambiamento delle strategie produttive, finalmente dedite alla qualità - i vini della Provenza cominciano ad emergere nel panorama vinicolo Francese, non solo per l'ampia varietà di vini rosati, ma anche per i vini rossi e bianchi.
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I vini della Provenza sono classificati in accordo al sistema di qualità in vigore in Francia. Il livello più basso del sistema è riservato ai Vin de Table, ai quali segue la classificazione Vin de Pays, quindi Vin Délimité de Qualité Supérieure - abbreviato in VDQS e poco utilizzata in Francia - e infine Appellation d'Origine Contrôlée, abbreviato in AOC. Le aree vinicole definite come Appellation d'Origine Contrôlée della Provenza sono otto e precisamente: Bandol, Bellet, Cassis, Coteaux d'Aix-En-Provence et Les Baux-De-Provence, Coteaux Varois, Côtes de Provence, Palette e Vin de Corse. Di queste denominazioni, le più rappresentative sono: Bandol, Cassis, Coteaux d'Aix-En-Provence et Les Baux-De-Provence e Côtes de Provence. La denominazione Vin de Corse prevede cinque denominazioni locali (Vin de Corse - Cap Corse, Calvi, Sartène, Figari e Porto-Vecchio) due denominazioni comunali (Ajaccio e Patrimonio) e un Vin Doux Naturel: Muscat du Cap Corse.
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La Provenza si trova nella parte sud-orientale della Francia, lungo la costa del mare Mediterraneo, una posizione che ha introdotto nella regione abitudini e culture tipiche del bacino mediterraneo, a partire dalla cucina. Solo recentemente i vini della Provenza stanno guadagnando i consensi degli appassionati, dopo che nella regione si è iniziato un cambiamento radicale verso la produzione di qualità. La Provenza è famosa per i suoi vini rosati - lo stile di vino maggiormente prodotto in questa regione e che tipicamente accompagna la variegata cucina locale - tuttavia non mancano interessanti esempi di vini rossi e bianchi, prodotti con uve di origine francese e italiana. Le principali varietà di uve a bacca bianca coltivate in Provenza sono: Bourboulenc, Chardonnay, Clairette, Grenache Blanc, Marsanne, Sauvignon Blanc, Sémillon, Ugni Blanc - conosciuto in italia come Trebbiano Toscano - e Vermentino, qui conosciuto con il nome di Rolle. Le principali varietà a bacca rossa della Provenza sono: Braquet - noto in Italia come Brachetto - Cabernet Sauvignon, Calitor, Carignan, Cinsaut, Folle Noir, Grenache Noir, Mourvèdre, Syrah, Tibouren, Sciacarello e Nielluccio, nome con il quale si identifica il Sangiovese in Corsica.
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Fra le denominazioni della Provenza, Bandol è quella che attualmente sta riscuotendo il maggiore consenso a livello mondiale. Bandol è un'area vinicola relativamente piccola - appena 600 ettari - e si trova a circa 50 chilometri a est di Marsiglia, lungo la costa che si affaccia sul mare Mediterraneo. Nonostante in questa zona si produca una notevole quantità di vini rosati - come in tutta la Provenza, del resto - Bandol è prevalentemente nota nel mondo per i suoi vini rossi. L'uva principale utilizzata per la produzione dei vini di Bandol, sia rosati sia rossi, è il Mourvèdre, che in quest'area si esprime ottimamente. I vini rossi di Bandol prevedono almeno il 50% di Mourvèdre, mentre la restante parte è costituita da Grenache Noir e Cinsaut. Va comunque ricordato che molti dei vini rossi di Bandol sono prodotti con Mourvèdre in purezza. Le stesse uve sono utilizzate anche per la produzione dei vini rosati, spesso maturati in botte per circa otto mesi. I vini bianchi di Bandol, prodotti in minime quantità, sono prevalentemente costituiti da Clairette, Bourboulenc e Ugni Blanc.
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Se Bandol è famosa per i vini rossi, Cassis lo è per i vini bianchi, lo stile di vino principalmente prodotto in quest'area, mentre la produzione di vini rossi e rosati è piuttosto marginale. Cassis si trova a pochi chilometri ad est di Marsiglia, lungo la costa del mare Mediterraneo. I vini bianchi - nei quali si trovano spesso aromi di erbe aromatiche, fra tutti il rosmarino - sono prevalentemente prodotti con le uve Clairette e Marsanne. Talvolta, nella composizione dei vini bianchi di Cassis, possono essere utilizzate anche le uve Ugni Blanc e qualche aggiunta di Sauvignon Blanc. I vini bianchi di Cassis sono piuttosto secchi e leggeri, solitamente consumati con le pietanze a base di frutti di mare tipiche della cucina della Provenza. I vini rossi e rosati di Cassis si producono prevalentemente con le uve Grenache Noir, Cinsaut e Mourvèdre.
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La città di Aix è una delle località turistiche principali della Provenza e a nord e a sud di questa antica città si estende l'area di produzione vinicola di Coteaux d'Aix-En-Provence. All'interno di quest'area si trova una sotto denominazione e nella quale si producono ottimi vini rossi: Les Baux de Provence. Il suolo che si trova in queste terre - unito al clima - è infatti piuttosto adatto alla coltivazione delle varietà a bacca rossa, prevalentemente Cabernet Sauvignon, Syrah, Cinsaut, Mourvèdre e Grenache Noir. In quest'area si produce anche una piccola quantità di vini bianchi - solitamente con uve Viognier, Chardonnay, Sauvignon Blanc e Sémillon - oltre a vini rosati. I vini rosati di Coteaux d'Aix-En-Provence sono generalmente prodotti con la tecnica del salasso - che in Francia prende il nome di saignée - durante la produzione dei vini rossi. I vini rossi di questa denominazione sono solitamente fatti maturare in botte per almeno 12 mesi.
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La Côtes de Provence è la denominazione più estesa della Provenza - con una superficie di circa 18.000 ettari - ed è qui che si trovano oltre l'80% dei vigneti della regione. Il territorio di questa denominazione inizia subito dopo la città di Tolone e si estende fino alla città di Sanit-Tropez, lungo la costa e nell'entroterra. I vigneti sono sparsi nell'intero territorio, spesso distanti l'uno dall'altro per diversi chilometri, pertanto la qualità e le caratteristiche dei vini della Côtes de Provence sono piuttosto variabili, sia a causa delle diversità del suolo, sia a causa delle differenze climatiche. Circa i tre quarti della produzione di questa denominazione riguarda vini rosati, generalmente ottenuti dalle uve Grenache Noir, Cinsaut e Tibouren. Nella Côtes de Provence si producono anche vini rossi - generalmente da uve Cabernet Sauvignon, Cinsaut, Grenache Noir, Mourvèdre, Syrah e Tibouren - oltre a una piccola quantità di vini bianchi, generalmente prodotti con le uve Clairette, Rolle - nome con il quale si conosce in Provenza il Vermentino - Sémillon e Ugni Blanc, noto in Italia come Trebbiano Toscano.
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Verdicchio dei Castelli di Jesi a ConfrontoRegina indiscussa delle uve bianche delle Marche, il Verdicchio è fra le più interessanti uve bianche d'Italia e protagonista di eccellenti vini famosi in tutto il mondo |
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Nello scenario enologico delle Marche - la bella regione del centro Italia che dagli appennini si estende fino al mare Adriatico - c'è un'uva che più di altre contraddistingue i vini della regione, un'uva che ha contribuito in modo fondamentale alla rinascita dei vini delle Marche: il Verdicchio. Fra le uve bianche più apprezzate d'Italia, il Verdicchio è capace di produrre vini di grande struttura dimostrando un'interessante versatilità enologica. Nonostante lo stile di vini più comune prodotto con il Verdicchio sia quello secco, con quest'uva si producono anche ottimi vini dolci e passiti, oltre che spumanti, anche metodo classico. Prima di arrivare alla produzione di grandi vini bianchi, il Verdicchio ha dovuto percorrere molta strada, un cammino iniziato 50 anni fa, quando alla celebre uva bianca delle Marche fu affidato il compito di rilanciare i vini della regione. Insieme al Verdicchio fu anche lanciata la classica bottiglia ad anfora: un'accoppiata indissolubile che ha contraddistinto i vini prodotti con quest'uva a livello mondiale. Uva autoctona delle Marche e diffusa da secoli in tutto il territorio della regione, il Verdicchio è citato per la prima volta nel 1579 in un documento che imponeva la coltivazione di quest'uva nel territorio di Matelica. Nonostante il Verdicchio sia diffuso in tutto il territorio delle Marche, due sono le aree che prevalentemente si identificano con quest'uva bianca: Matelica, in provincia di Macerata, e i Castelli di Jesi, in provincia di Ancona. Dire quale delle due zone produca i migliori Verdicchio è piuttosto difficile, poiché sia a Matelica sia a Jesi si producono con quest'uva eccellenti esempi di vini bianchi negli stili secco, passito e spumante. Nonostante l'uva Verdicchio sia principalmente diffusa nelle Marche - sua regione d'origine - quest'uva bianca si ritrova, in minime quantità, anche in Umbria e in Lazio, in entrambi i casi utilizzata insieme ad altre uve nella produzione di alcuni vini a Denominazione d'Origine Controllata.
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Il Verdicchio è un'uva estremamente versatile e con la quale si possono produrre diversi stili di vini. Fra le qualità più interessanti del Verdicchio va certamente ricordata la buona struttura dei suoi vini, una qualità che consente ai bianchi vini prodotti con la celebre uva bianca delle Marche di sostenere diversi anni di affinamento in bottiglia. Per la sua struttura, spesso il Verdicchio è definito come un vino rosso travestito da bianco: alcune ricerche scientifiche condotte in questo senso, sostengono che il Verdicchio è fra le uve bianche con il più alto contenuto di polifenoli. Un'altra caratteristica dei vini prodotti con il Verdicchio - e che ritroviamo anche nei vini prodotti con altre uve bianche - è il caratteristico aroma di mandorla, una qualità che emerge sin dai primi momenti della degustazione, molto corrispondente anche in bocca, e che continua ad essere chiaramente percepito anche dopo avere deglutito il vino.
La degustazione comparativa di questo mese ha come finalità lo studio delle qualità dell'uva Verdicchio attraverso la valutazione di tre vini prodotti con tecniche enologiche diverse. Con lo scopo di semplificare la valutazione, la degustazione prenderà in esame tre vini prodotti con uva Verdicchio in purezza e provenienti dalla medesima area - i Castelli di Jesi - la più vasta e famosa area per la produzione di quest'uva. Il primo vino della nostra degustazione comparativa è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Podium di Garofoli, maturato per 15 mesi in vasche d'acciaio. Il secondo vino è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Balciana di Sartarelli, prodotto con uve da vendemmia tardiva, mentre il terzo vino è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Plenio di Umani Ronchi, parzialmente fermentato in barrique e maturato in vasche di cemento. Per il Verdicchio di Garofoli si sceglierà una temperatura di 10° C, mentre gli altri due vini saranno serviti a una temperatura di 12° C. La degustazione comparativa, come di consueto, sarà eseguita con tre calici da degustazione ISO.
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Esattamente come per qualunque vino, indipendentemente dallo stile, anche il colore dei vini prodotti con Verdicchio varia in funzione delle pratiche di vinificazione, della qualità delle uve e dalla maturazione. Il colore che maggiormente si osserva nel Verdicchio fermentato e maturato in contenitori inerti - come le vasche d'acciaio o di cemento - è giallo paglierino più o meno intenso, raramente con tonalità chiare o che tendono al giallo verdolino. Grazie alle sue caratteristiche, i vini prodotti con uva Verdicchio possono sostenere diversi anni di affinamento in bottiglia, periodo durante il quale il colore assumerà colori giallo dorato carico intenso. Lo stesso colore si osserva generalmente nei vini prodotti con uve surmature e nei vini passiti, nei quali si arriva facilmente al giallo ambra. Il Verdicchio è utilizzato anche per la produzione di vini fermentati o maturati in botte, una pratica enologica che conferisce al Verdicchio colori giallo dorato intenso. Il primo vino del quale valuteremo l'aspetto è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Podium di Garofoli. Mantenendo il calice inclinato sopra una superficie bianca - è sufficiente un foglio di carta - alla base della massa liquida si osserverà un colore giallo paglierino brillante, mentre la sfumatura, osservata all'estremità della massa liquida, verso l'apertura del calice, sarà caratterizzata da un colore giallo verdolino. Il secondo vino che prenderemo in esame è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Balciana di Sartarelli. Il colore di questo vino è giallo paglierino intenso con delle sfumature giallo dorato, segno dell'impiego di uve surmature per la sua produzione. Passiamo ora al terzo vino della nostra degustazione comparativa: Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Plenio di Umani Ronchi, l'unico dei tre vini ad essere parzialmente fermentato e maturato in botte. Il colore di questo vino è giallo dorato brillante e la sfumatura mostrerà lo stesso colore.
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Il Verdicchio è raramente utilizzato con altre uve per la produzione di vini, nella maggioranza dei casi si tratta di vini in purezza. Gli aromi più caratteristici del Verdicchio ricordano la frutta e i fiori, talvolta si possono percepire anche aromi che ricordano la frutta tropicale. Uno degli aromi caratteristici e identificati del Verdicchio è certamente la mandorla, una qualità che si ritrova anche nei suoi sapori. Fra gli aromi di frutta più caratteristici del Verdicchio si ricordano pera, mela, pesca, susina e agrumi, mentre fra i frutti tropicali spicca l'ananas e - più raramente - il litchi. Fra gli aromi di fiori più frequenti nel Verdicchio si trovano biancospino e ginestra, ma anche camomilla e tiglio, più raramente acacia e gelsomino. La fermentazione e la maturazione in botte conferisce al Verdicchio aromi di vaniglia e legno tostato, qualità che si accentuano con l'uso della barrique. Nei vini maturi è molto frequente percepire aromi di miele e confetture di frutta gialla. Non mancano nemmeno gli aromi di erbe aromatiche, dei quali i più comuni sono timo e salvia. Il primo vino del quale prenderemo in esame gli aromi è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Podium di Garofoli. Mantenendo il calice in posizione verticale e senza rotearlo, valuteremo gli aromi di apertura, cioè gli aromi composti da molecole leggere e che necessitano poco ossigeno per volatilizzarsi. La prima olfazione consentirà di percepire gli aromi di gelsomino, mela e pera, molto gradevoli e puliti. Dopo avere roteato opportunamente il calice, così da consentire la volatilizzazione degli aromi composti da molecole pesanti e che necessitano cioè una maggiore quantità di ossigeno per potersi esprimere, procederemo con la seconda olfazione. Si percepiranno aromi di mandorla - una qualità molto identificativa nel Verdicchio - oltre ad ananas, biancospino, ginestra, miele, agrumi e susina. Si notino anche i delicati aromi di tiglio e di pesca, di intensità minore rispetto agli altri, tuttavia ben equilibrati con il quadro aromatico del vino. Passiamo ora al secondo vino della nostra degustazione comparativa: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Balciana di Sartarelli, prodotto con uve surmature. Gli aromi di apertura di questo vino saranno caratterizzati da miele, biancospino e albicocca: un'apertura completamente diversa dal vino precedente. Dopo avere roteato il calice, procediamo con la seconda olfazione che consentirà la percezione degli aromi di ananas, camomilla, mela cotogna, nocciola, pera, pesca, pompelmo e mandorla, oltre a un accenno dell'inconfondibile aroma di muffa nobile. Passiamo ora alla valutazione dell'ultimo vino, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Plenio di Umani Ronchi, l'unico dei tre ad essere fermentato e maturato - seppure parzialmente - in barrique. Gli aromi di apertura di questo vino saranno caratterizzati da pera, mela e mandorla, aromi tipici del Verdicchio. Dopo avere roteato il calice, procederemo con la seconda olfazione che consentirà di percepire aromi di vaniglia - segno del passaggio in barrique - miele, confettura di pesche, agrumi, ananas, biancospino, nocciola e susina, oltre a un piacevole accenno di minerale.
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Una delle qualità gustative che principalmente caratterizza i vini prodotti con il Verdicchio è la struttura. Nei vini prodotti con quest'uva la struttura è decisamente più robusta rispetto alla maggioranza dei vini bianchi. Il Verdicchio è fra le uve bianche con il maggiore contenuto di polifenoli, una caratteristica per la quale è spesso considerato un vino rosso travestito da bianco. Nei vini secchi prodotti con Verdicchio, alla notevole struttura si unisce anche un'acidità piuttosto evidente, due qualità che richiedono la presenza di un'appropriata quantità di alcol in modo da rendere il vino equilibrato. Il grado alcolico dei vini prodotti con Verdicchio può infatti raggiungere anche il 13-14,5%. Le qualità aromatiche primarie del Verdicchio si ritrovano generalmente anche al gusto, in particolare l'aroma di mandorla - uno dei più caratteristici - soprattutto dopo la deglutizione del vino e durante le fasi della valutazione della persistenza gusto-olfattiva. Inizieremo la valutazione gustativa partendo dal Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Podium di Garofoli. L'attacco di questo Verdicchio si fa notare per la sua buona acidità e per la buona struttura - un corpo decisamente superiore rispetto alla maggioranza dei bianchi - ben equilibrato dall'apporto dell'alcol. Si noti anche l'ottima corrispondenza con il naso. Passiamo ora alla degustazione del secondo vino, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Balciana di Sartarelli, prodotto con uve surmature. L'attacco di questo vino è caratterizzato da una piacevole morbidezza e rotondità, nella quale si percepisce un'ottima freschezza ben equilibrata dall'alcol. Come ci si poteva aspettare, rispetto al vino precedente, la struttura del Balciana è decisamente maggiore. Passiamo ora all'ultimo dei tre vini: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Plenio di Umani Ronchi. Anche l'attacco di questo vino è caratterizzato da un'elevata struttura - in questo caso conferita anche dalla barrique - e una piacevole morbidezza unita a una buona freschezza, tutto ben equilibrato dall'alcol.
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Dopo avere valutato i tre aspetti organolettici dei nostri tre vini, è giunto ora il momento di esaminare le sensazioni finali, quelle che si ottengono dopo avere deglutito il vino. Il finale del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Podium di Garofoli è caratterizzato da una lunga persistenza, nella quale si potranno percepire - evidenti e puliti - i sapori di susina, mela e pera, oltre al tipico sapore di mandorla. Anche il finale del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Balciana di Sartarelli è molto persistente con ricordi di pera, miele e mandorla, oltre ad un piacevole ricordo di camomilla: un finale molto piacevole e pulito. Il finale del terzo vino, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Plenio di Umani Ronchi, è, come nei vini precedenti, molto persistente, lasciando in bocca lunghi ricordi di mela, susina e l'immancabile mandorla. Il Verdicchio è un'uva capace di esprimere grandi potenzialità in campo enologico e, grazie alla sua versatilità, riesce sempre a sorprendere il degustatore in ogni tipo di stile, dai vini secchi a quelli passiti.
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I Vini del Mese |
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Pianetta di Cagnore 2003 |
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| Antico Terreno Ottavi (Marche, Italia) | |
| Uvaggio: Vernaccia Nera | |
| Prezzo: € 12,76 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, ribes e prugna seguite da aromi di carruba, violetta, vaniglia e pepe nero. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, ribes e prugna. Pianetta di Cagnore matura in barrique per 16-18 mesi. | |
| Abbinamento: Carne alla griglia, Stufati di carne con funghi, Paste ripiene | |
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Ribballa di Cagnore 2003 |
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| Antico Terreno Ottavi (Marche, Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano | |
| Prezzo: € 12,76 | Punteggio: |
| Il vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di confettura di prugne e confettura di amarena seguite da aromi di viola appassita, vaniglia, tabacco, carruba e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di confettura di prugne e confettura di amarene. Ribballa di Cagnore matura per 16-18 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Carne alla griglia | |
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Cabernet Sauvignon 2003 |
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| Casale del Giglio (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon | |
| Prezzo: € 14,40 | Punteggio: |
| Questo Cabernet Sauvignon si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di violetta, mirtillo, vaniglia, tabacco, peperone, cannella e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Un vino ben fatto. Questo Cabernet Sauvignon matura per 18-20 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Mater Matuta 2003 |
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| Casale del Giglio (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Syrah (85%), Petit Verdot (15%) | |
| Prezzo: € 24,00 | Punteggio: |
| Mater Matuta si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di vaniglia, violetta, mirtillo, pepe nero, cioccolato, tabacco, liquirizia, macis ed eucalipto. In bocca ha ottima corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è molto persistente con lunghi ricordi di amarena, ribes e prugna. Un vino ben fatto. Mater Matuta matura per 22-24 mesi in barrique a cui seguono 6-8 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne con funghi, Formaggi stagionati | |
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Colli Perugini Rosso 2003 |
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| Chiorri (Umbria, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese (50%), Merlot (30%), Cabernet Sauvignon (20%) | |
| Prezzo: € 8,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti e gradevoli che si aprono con note di amarena, prugna e lampone seguite da aromi di mora, violetta e ciclamino. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è abbastanza persistente con ricordi di prugna e amarena. Questo Colli Perugini Rosso matura per 10 mesi in vasche d'acciaio a cui seguono 18 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Pasta con carne e funghi, Carne alla griglia, Carne saltata | |
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Colli Perugini Rosso Saliato 2003 |
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| Chiorri (Umbria, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese (50%), Merlot (30%), Cabernet Sauvignon (20%) | |
| Prezzo: € 10,00 | Punteggio: |
| Colli Perugini Rosso Saliato si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, mora e prugna seguite da aromi di vaniglia, mirtillo, tabacco e carruba. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di prugna e mora. Questo vino matura matura in barrique a cui segue un affinamento di 18 mesi in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Prosecco di Valdobbiadene Vigneti del Fol 2005 |
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| Bisol (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Prosecco | |
| Prezzo: € 18,50 | Punteggio: |
| Prosecco di Valdobbiadene Vigneti del Fol si presenta con un colore giallo verdolino brillante e sfumature giallo verdolino, molto trasparente, buona effervescenza, perlage fine e persistente. Al naso denota aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di mela, pera e glicine seguite da aromi di acacia, biancospino, ginestra, pesca e litchi. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco ed effervescente, comunque equilibrato dall'alcol, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di pera, mela e litchi. | |
| Abbinamento: Antipasti di pesce e crostacei, Risotti con crostacei e verdure | |
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Duca di Dolle |
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| Bisol (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Prosecco | |
| Prezzo: € 30,00 - 375ml | Punteggio: |
| Duca di Dolle si presenta con un colore giallo ambra brillante e sfumature giallo ambra, trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di fico secco, albicocca secca e mandorla seguite da aromi di canditi, dattero, miele d'acacia, confettura di mele cotogne, lavanda, vaniglia, scorza d'agrume e smalto. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco dolce e morbido, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di dattero, albicocca secca e canditi. Duca di Dolle è stato imbottigliato nel 2006 ed è prodotto dall'assemblaggio di 14 annate diverse, dal 1991 al 2005. | |
| Abbinamento: Pasticceria secca, Torte di mandorle, Formaggi stagionati | |
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Barbera d'Alba Superiore Funtanì 2004 |
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| Cordero di Montezemolo (Piemonte, Italia) | |
| Uvaggio: Barbera | |
| Prezzo: € 20,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di ciliegia, violetta e prugna seguite da aromi di mirtillo, vaniglia, tabacco, pepe rosa, liquirizia, cioccolato e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, prugna e mirtillo. Barbera d'Alba Superiore Funtanì matura in botte per 15 mesi a cui seguono almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne con funghi | |
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Barolo Monfalletto 2001 |
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| Cordero di Montezemolo (Piemonte, Italia) | |
| Uvaggio: Nebbiolo | |
| Prezzo: € 28,00 | Punteggio: |
| Questo Barolo si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso aranciato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ciliegia, prugna e violetta seguite da aromi di lampone, fragola, vaniglia, rosa, tabacco, cacao, liquirizia, cannella, cuoio e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, prugna e lampone. Un vino ben fatto. Barolo Monfalletto matura per 18-22 mesi in botte. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Cori Rosso Capolemole 2005 |
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| Marco Carpineti (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano, Nero Buono, Cesanese | |
| Prezzo: € 9,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti e gradevoli che si aprono con note di amarena e prugna seguite da aromi di mirtillo, ciclamino, tabacco e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Questo vino matura per 6-8 mesi in botte. | |
| Abbinamento: Carne alla griglia, Stufati di carne, Carne arrosto | |
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Dithyrambus 2003 |
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| Marco Carpineti (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano (60%), Nero Buono (40%) | |
| Prezzo: € 16,00 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e mora seguite da aromi di violetta, vaniglia, tabacco, ciclamino, carruba, macis e cuoio. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon pieno, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e mora. Dithyrambus matura per 24 mesi in botte. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Cesanese del Piglio 2005 |
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| Casale della Ioria (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cesanese di Affile (55%), Cesanese (45%) | |
| Prezzo: € 6,40 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti e gradevoli che si aprono con note di ciliegia, mirtillo e prugna seguite da aromi di lampone, mora e violetta. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia e lampone. Questo vino matura per 4-5 mesi in botte a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne saltata, Zuppe di legumi, Stufati di carne | |
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Cesanese del Piglio Torre del Piano 2004 |
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| Casale della Ioria (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cesanese di Affile | |
| Prezzo: € 10,33 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di ciliegia, lampone e prugna seguite da aromi di ciclamino, vaniglia, mirtillo, pepe rosa, mentolo, carruba e macis. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, lampone e prugna. Cesanese del Piglio Torre del Piano matura per 8 mesi in botte a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne saltata con funghi, Carne alla griglia, Stufati di carne | |
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Focore 2002 |
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| Caprigliano (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese (50%), Merlot (40%), Morone (10%) | |
| Prezzo: € 5,50 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugne e mirtillo seguite da aromi di violetta, carruba, tabacco e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Focore matura per 6 mesi in barrique a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Stufati di carne con funghi, Paste ripiene, Carne arrosto | |
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Musalè 2001 |
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| Caprigliano (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon | |
| Prezzo: € 5,50 | Punteggio: |
| Musalè si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso denota aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, mirtillo e ribes seguite da aromi di prugna, violetta, lampone, vaniglia, pepe rosa, ciclamino e carruba. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, ribes e lampone. Musalè matura per 12 mesi in vasche d'acciaio, 12 mesi in botte e 6 mesi in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Syrah Costa dei Sauri 2003 |
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| Marco Donati (Trentino, Italia) | |
| Uvaggio: Syrah | |
| Prezzo: € 11,00 | Punteggio: |
| Syrah Costa dei Sauri si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena e prugna seguite da aromi di mirtillo, violetta, vaniglia, tabacco e carruba. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e mirtillo. Syrah Costa dei Sauri matura in barrique. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati di carne, Carne alla griglia, Formaggi | |
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Teroldego Rotaliano Sangue di Drago 2003 |
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| Marco Donati (Trentino, Italia) | |
| Uvaggio: Teroldego | |
| Prezzo: € 20,00 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e mirtillo seguite da aromi di lampone, ciclamino, violetta, vaniglia, tabacco, carruba e macis. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di amarena, mirtillo e prugna. Teroldego Rotaliano Sangue di Drago matura per 16-18 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Brasati e stufati di carne con funghi, Formaggi stagionati | |
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Barbera d'Alba Quass 2004 |
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| Pecchenino (Piemonte, Italia) | |
| Uvaggio: Barbera | |
| Prezzo: € 10,80 | Punteggio: |
| Barbera d'Alba Quass si presenta con un colore rosso rubino cupo e sfumature roso porpora, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ciliegia, prugna e mirtillo seguite da aromi di lampone, fragola, violetta, mora, ciclamino, cacao, pepe rosa e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, prugna e mirtillo. Un vino ben fatto. Barbera d'Alba Quass matura per 12 mesi in botte. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Brasati e stufati di carne con funghi, Formaggi stagionati | |
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Dolcetto di Dogliani Siri d'Jermu 2005 |
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| Pecchenino (Piemonte, Italia) | |
| Uvaggio: Dolcetto | |
| Prezzo: € 9,60 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso porpora, abbastanza trasparente. Al naso denota aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ciliegia, mirtillo e mora seguite da aromi di lampone, fragola, prugna, ciclamino, violetta, ribes, mentolo e pesca. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, mirtillo e prugna. Un vino ben fatto. Dolcetto di Dogliani Siri d'Jermu matura in vasche d'acciaio per 6 mesi. | |
| Abbinamento: Carne alla griglia, Stufati di carne | |
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Montepulciano d'Abruzzo Vigna Sant'Angelo 2003 |
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| Valori (Abruzzo, Italia) | |
| Uvaggio: montepulciano | |
| Prezzo: € 25,20 | Punteggio: |
| Questo Montepulciano d'Abruzzo si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e mora seguite da aromi di mirtillo, violetta, vaniglia, pepe rosa, cannella, carruba, macis e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e mora. Un vino ben fatto. Montepulciano d'Abruzzo Vigna Sant'Angelo matura per 12 mesi in barrique a cui seguono 12 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne alla griglia, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne | |
MasciarelliIn poco più di venti anni Gianni Masciarelli è riuscito a portare i vini dell'Abruzzo ai massimi vertici dell'enologia italiana, un successo mondiale ottenuto insieme alla moglie Marina Cvetić |
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Montepulciano e Trebbiano: due uve un tempo ignote e poco considerate, oggi due grandezze del firmamento dell'enologia italiana. Le due uve sono infatti i protagonisti del successo dei vini dell'Abruzzo, un legame stretto e significativo, in modo particolare con il Montepulciano, la celebre uva rossa che in questa regione si esprime ai massimi livelli. E pensare che un tempo il Montepulciano era definito come un'uva neutra, non certo per le sue qualità, ma piuttosto per il discutibile impiego che ne veniva fatto per la produzione di vino. Tempi lontani - per fortuna - e oggi il Montepulciano d'Abruzzo è fra i vini rossi più importanti d'Italia, un successo ottenuto grazie alla tenacia di quei produttori che hanno creduto nelle risorse e nelle potenzialità della loro regione e nelle uve che da sempre si coltivavano nelle loro terre. Spesso andando anche controcorrente, introducendo - nello scetticismo generale - nuove tecnologie enologiche, nuove pratiche moderne che hanno consentito al Montepulciano, e certamente anche al Trebbiano, di raggiungere i massimi livelli in tutto il mondo.
Fra i protagonisti assoluti di questo fondamentale cambiamento spicca la figura di Gianni Masciarelli, che eredita dal nonno paterno Giovanni la passione per la vigna e per il vino. Ed è proprio nella vecchia cantina del nonno che Gianni Masciarelli inizia a creare i suoi vini. I primi vini prodotti da Gianni Masciarelli risalgono al 1978, quando il vino era solo una passione, e sarà solo nel 1981 che si dedicherà completamente al vino facendone un'attività commerciale. La svolta avviene dopo un soggiorno in Francia e al ritorno Masciarelli decide di iniziare a produrre vini e a venderli. Di quell'annata saranno prodotte circa 2000 bottiglie: 700 di Montepulciano e 1300 di Trebbiano. Negli anni successivi Gianni Masciarelli affitta alcuni terreni e poco dopo acquista un ettaro nei pressi di San Martino sulla Marrucina - in provincia di Chieti - e nel 1983 la sua produzione era salita a 9000 bottiglie. Nella sua terra, Gianni Masciarelli applica i concetti di vitivinicoltura appresi in Francia, criticato da tutto e da tutti, poiché il modo di coltivare, potare le viti e produrre vino, erano in evidente contrasto con quello che dettava la tradizione e il concetto enologico di quei tempi in Abruzzo e in Italia. Tutti ritenevano che quel giovane - poco più che ventenne - stesse in realtà gettando il suo tempo e il suo denaro, in realtà stava gettando le basi per un'enologia di alta qualità nella sua regione. Nel 1987, durante una visita a una cantina sociale in Croazia, Gianni Masciarelli incontra Marina Cvetić, all'epoca studentessa di ingegneria chimica con indirizzo alimentare all'università di Belgrado. Da quell'incontro nacque un legame privato e professionale e i due si sposano nel 1989. Dinamica, tenace e con le idee ben chiare, Marina Cvetić ben presto imprime la sua personalità nell'azienda vinicola del marito, dando origine a uno dei marchi più rappresentativi della Masciarelli e che porta il suo nome.
Un altro importante momento è stato il 1984, quando Gianni Masciarelli crea il suo vino più prestigioso e ambizioso: il Montepulciano d'Abruzzo Villa Gemma. Per l'occasione introduce metodi di vinificazione moderni e pratiche enologiche fino a quel momento poco diffuse in Abruzzo, scegliendo di fare maturare il suo nuovo vino per un lungo periodo in barrique. Scelse le uve del suo migliore vigneto di San Martino sulla Marrucina - che secondo Gianni Masciarelli è fra i migliori 50 cru del mondo - e il risultato fu un vino che ancora oggi è considerato fra i migliori d'Italia. Fu subito un grande successo. Un altro momento importante arriva nel 1991, quando viene creato il primo vino che porta il nome della moglie di Gianni Masciarelli: il Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetić. Anche per la produzione di questo vino sono utilizzate tecniche enologiche moderne e si sceglie di farlo maturare in barrique: un altro grande successo che ancora oggi contraddistingue l'eccellente produzione di Gianni Masciarelli. Nonostante la cantina di Gianni Masciarelli sia piuttosto giovane, in poco più di venti anni è stata capace di raggiungere i massimi livelli, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La cantina si trova a San Martino sulla Marrucina, in provincia di Chieti, a 410 metri di altitudine e a soli 20 chilometri dal mare Adriatico e a 20 dalla Maiella. Le condizioni ambientali e climatiche esistenti a San Martino sulla Marrucina si sono rivelate molto adatte alla produzione di vini di qualità, una caratteristica che è ampiamente dimostrata dai vini di Masciarelli. Dai 2,5 ettari iniziali, la cantina possiede oggi circa 220 ettari in ogni provincia dell'Abruzzo, di cui 194 coltivati a vigneto. L'uva che principalmente si coltiva nei vigneti di Masciarelli è il Montepulciano - che rappresenta circa il 70% della produzione - oltre a Trebbiano d'Abruzzo, per circa il 20%, e il 10% di Chardonnay e Cococciola, un'uva bianca autoctona dell'Abruzzo. Attualmente la produzione annuale della cantina di Gianni Masciarelli è di oltre un milione e mezzo di bottiglie, suddivise nelle tre linee aziendali: Masciarelli Classico, Villa Gemma e Marina Cvetić. Recentemente la produzione di Masciarelli si è arricchita di un nuovo vino, prodotto dall'azienda Marina Cvetić appartenente al gruppo Masciarelli. Il nome di questo nuovo vino è Iskra, termine slavo che significa scintilla, disponibile alla sua prima uscita con l'annata 2003. Iskra rappresenta l'ulteriore testimonianza della filosofia produttiva di Masciarelli. Esattamente come per gli altri vini, l'obiettivo è quello di vinificare il Montepulciano in purezza cercando di conferire un carattere proprio, derivato dalle qualità specifiche del territorio. Nella filosofia produttiva di Masciarelli grande importanza è riconosciuta al territorio, che influisce per il 50% sul risultato finale. Anche la varietà dell'uva ricopre certamente una notevole importanza, tuttavia ciò che contribuisce alla personalità di un vino è il risultato ottenuto da diversi fattori, come l'intervento dell'uomo, le qualità specifiche del territorio, la varietà dell'uva e, infine, la cultura e la tradizione enologica del luogo.
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Villa Gemma Bianco 2006 |
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| Masciarelli (Abruzzo, Italia) | |
| Uvaggio: Trebbiano d'Abruzzo (80%), Cococciola (15%), Chardonnay (5%) | |
| Prezzo: € 6,00 | Punteggio: |
| Villa Gemma Bianco si presenta con un colore giallo paglierino chiaro e sfumature giallo verdolino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di mela, pera e pesca seguite da aromi di ananas, biancospino e ginestra. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di pera, pesca e ananas. Villa Gemma Bianco matura per 5 mesi in vasche d'acciaio. | |
| Abbinamento: Pasta e risotto con pesce e crostacei, Pesce alla griglia, Pesce fritto | |
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Chardonnay Marina Cvetić 2004 |
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| Masciarelli (Abruzzo, Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay | |
| Prezzo: € 25,20 | Punteggio: |
| Questo Chardonnay si presenta con un colore giallo dorato brillante e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di mela, susina e tostato seguite da aromi di banana, biancospino, vaniglia, pera, nocciola, pompelmo e torrone. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di mela, susina e pompelmo. Chardonnay Marina Cvetić matura per 23 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Paste ripiene, Pesce arrosto, Zuppe di funghi, Carne bianca arrosto | |
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Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetić 2004 |
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| Masciarelli (Abruzzo, Italia) | |
| Uvaggio: Trebbiano d'Abruzzo | |
| Prezzo: € 25,20 | Punteggio: |
| Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetić si presenta con un colore giallo dorato brillante e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di mela, susina e biancospino seguite da aromi di tostato, ginestra, ananas, lavanda, miele, nocciola, pesca matura, pera e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di mela, susina e pera. Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetić matura per 22 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Pesce arrosto, Carne bianca arrosto, Paste ripiene, Zuppe di funghi | |
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Iskra 2003 |
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| Masciarelli (Abruzzo, Italia) | |
| Uvaggio: Montepulciano | |
| Prezzo: € 28,80 | Punteggio: |
| Iskra si presenta con un colore rosso rubino cupo e sfumature rosso rubino, impenetrabile alla luce. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di violetta, vaniglia, tabacco, liquirizia, cannella, eucalipto, cacao, pepe rosa e macis. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Un vino ben fatto. Iskra matura per 12 mesi in barrique a cui seguono 24 mesi di affinamento in bottiglia | |