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Numero 53, Giugno 2007 |
Sommario |
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La Cultura della Moderazione |
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Ogni volta che aumenta la frequenza degli incidenti stradali nei quali sono coinvolti i giovani, la cosa più semplice che si crede di potere fare è quella di scaricare unicamente la colpa verso alcune abitudini e comportamenti. Una delle cause più frequenti negli incidenti stradali, così dicono le statistiche, riguarda il consumo - ma sarebbe meglio dire, l'abuso - dell'alcol. Certamente è un problema serio, anzi, serissimo. E ogni volta la cosa più semplice che si crede di potere fare per risolvere il problema sia reprimere certi comportamenti, sperando che una misura così estrema serva veramente a cambiare le cose. Nonostante i ripetuti provvedimenti restrittivi e punitivi adottati, gli incidenti continuano a verificarsi, e ci sono persone - e non solo giovani - che dopo avere consumato eccessivamente bevande alcoliche, si mettono alla guida di un veicolo. I rischi e le conseguenze derivanti da comportamenti simili sono innegabilmente inaccettabili, soprattutto per le conseguenze che comportamenti simili procurano agli altri, unicamente colpevoli di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il problema è serio, di primaria importanza e si deve certamente fare qualcosa. Ma sarebbe bene anche riflettere sull'utilità delle misure punitive, e soprattutto sulla mancanza di adeguate misure di tipo culturale. La natura degli esseri umani, si sa, è piuttosto ribelle, e quando una cosa è vietata, non appena si presenta la possibilità, si trasgredisce la regola, anche per la semplice - seppur stupida - soddisfazione di fare quello che non si può. È un po' come accade nei bambini, quando la madre vieta di fare qualcosa, non appena questa volta le spalle, c'è da stare sicuri, il bambino fa esattamente quello che gli era stato vietato di fare. In questo, bambini e adulti sono molto simili, entrambi confermano la natura degli esseri umani. Pur condividendo pienamente, e senza dubbio alcuno, che sia necessario fare qualcosa per evitare che la gente si metta alla guida dopo avere bevuto troppo - o comunque che si abusi delle bevande alcoliche - riteniamo che si debba fare anche dell'altro, oltre che limitarsi a punire e reprimere. Le regole sono certamente necessarie: contribuiscono al buon svolgimento della vita sociale nel rispetto di principi condivisi, nel rispetto degli altri e, non da ultimo, di sé stessi. Fino a quando la società e le istituzioni si limiteranno unicamente a reprimere determinati comportamenti senza preoccuparsi di fare comprendere i motivi per i quali quella regola esiste, probabilmente si tratta di una regola poco utile. Per quanto riguarda i criteri usati per la determinazione del consumo legale di bevande alcoliche, fissare una misura oggettiva non è probabilmente corretto, poiché ogni soggetto ha capacità proprie di metabolizzare l'alcol e la stessa quantità di alcol consumata da soggetti diversi non produce esattamente gli stessi effetti e comportamenti. Ci sono persone che già dopo un bicchiere di vino accusano alterazioni sostanziali nel comportamento, mentre altri, con la stessa quantità, sono assolutamente sobri. La scienza e la medicina insegnano che la capacità di metabolizzare - o per meglio dire, degradare - l'alcol è svolta da un enzima, l'alcol deidrogenasi, presente in quantità diverse in ognuno di noi. Sempre la scienza ha dimostrato che le donne possiedono una quantità minore di questo enzima rispetto agli uomini: questo spiega il motivo per il quale le donne tollerano meno l'assunzione di alcol. Nella maggioranza dei paesi, il Tasso Alcolemico - cioè la quantità in grammi di alcol per ogni litro di sangue - è fissato a 0,5, superato il quale si è considerati legalmente inadatti alla guida di un veicolo. Una regola è necessaria, certo, ma poiché la fisiologia di ogni essere umano è diversa da quella di qualunque altro, una regola di questo tipo potrebbe risultare inadatta per molti, sia in eccesso, sia in difetto. Tuttavia non è nostra intenzione mettere in discussione questa legge: quello che ci sembra meno condivisibile è che raramente si pensa a trovare soluzioni diverse da questa. È anche vero che il compito della legge è unicamente di stabilire le regole della società così da farne un riferimento comune per tutti e di farle rispettare. Tuttavia riteniamo che fino a quando si continuerà unicamente a confidare nell'efficacia di misure come queste, la gente continuerà ad abusare delle bevande alcoliche e non cambierà mai niente, si continuerà a contare i morti degli incidenti stradali e a biasimare i disdicevoli comportamenti di chi alza troppo il gomito. Riteniamo che il problema vada affrontato in modo diverso. L'alcol è una sostanza tossica e questo è indiscutibile, tuttavia la sua tossicità si manifesta solo quando lo si assume in quantità elevate, una quantità che è innegabilmente soggettiva per ognuno di noi. L'alcolismo e l'abuso di alcol sono certamente due seri problemi sociali e personali, anche nelle società dove il consumo di bevande alcoliche è socialmente accettabile poiché parte integrante della cultura e delle tradizioni di un paese, come l'Italia. Riteniamo, anzi, siamo assolutamente convinti, che la differenza fra moderazione e abuso sia unicamente rappresentata dalla cultura. Fino a quando la società e le istituzioni non capiranno l'importanza e il valore della sensibilizzazione, della diffusione della cultura della moderazione, cominciando a criticare fortemente determinati modelli sociali che costruiscono tutta la loro stupidità dietro la falsità dell'apparenza - e solo per l'interesse di pochi - crediamo sia piuttosto difficile cambiare veramente le cose. E questo è qualcosa che si deve fare prima possibile, cominciando dai bambini nelle scuole e non facendo solo prediche a persone adulte che hanno già comportamenti propri e formati, difficili da cambiare. Il consumo intelligente e moderato delle bevande alcoliche - anche del vino, ovviamente - è un fatto di cultura: la scelta consapevole di chi cerca in questo genere di bevande il piacere che si esprime con i sensi, nel rispetto di sé stessi e nel rispetto di tutto ciò che quella bevanda rappresenta come cultura, tradizione e come espressione dell'ingegno umano e della natura. Anche l'abuso delle bevande alcoliche è certamente una cultura, che spesso si manifesta nell'inutilità di perdersi altrove sperando di ritrovarsi diversi da come ci si sente e ci si vede realmente. È necessario fare comprendere le conseguenze dell'abuso, ma allo stesso tempo, i piaceri e la ricchezza - la medicina insegna che ci sono anche benefici per la salute - che una bevanda alcolica può regalare fino a quando la si rispetta e si rispetta sé stessi nella moderazione. Da parte nostra, riteniamo doveroso fare qualcosa per questo problema utilizzando le nostre pagine e il nostro sito. Non sarà un contributo determinante o essenziale, ma probabilmente è sempre meglio di niente. Per questo motivo abbiamo pensato di offrire ai nostri lettori un pratico etilometro tale da fornire una misura indicativa secondo i termini di legge così da evitare eventuali brutte sorprese. Ci auguriamo questo nuovo servizio sia utile e apprezzato come gli altri: è il nostro piccolo contributo al bere saggio e alla cultura della moderazione. Ricordiamo che il nostro etilometro si deve considerare unicamente come uno strumento per la valutazione indicativa del Tasso Alcolemico e che la rilevazione effettiva è unicamente possibile attraverso l'analisi del sangue, del respiro e dell'urina. Il nostro etilometro è inoltre disponibile anche in DiWineTaste Mobile - quindi utilizzabile dal telefono cellulare - dopo avere trascorso una serata in compagnia di amici e si desidera avere un'indicazione del proprio Tasso Alcolemico. Alla salute, ma sempre con moderazione!
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La Posta dei Lettori |
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In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti
o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere
alla redazione oppure
utilizzare l'apposito modulo disponibile nel
nostro sito.
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| In commercio esistono tanti tipi di cavatappi e tutti sembrano promettere prestazioni eccezionali. Ma è davvero così importante il cavatappi? In fin dei conti si tratta semplicemente di togliere un sughero dalla bottiglia! |
| Melanie Edwards -- Houston, Texas (USA) |
| L'apertura di una bottiglia di vino, nella sua semplicità, è in realtà un'operazione da svolgere con attenzione e cautela, in particolare nel caso di bottiglie contenenti vino affinato per molti anni. Il sughero è un materiale organico che con il tempo perde la sua elasticità e le sue qualità meccaniche, diventando quindi fragile anche a causa del prolungato contatto con il vino. In questi casi specifici, la qualità del cavatappi è certamente importante, poiché è indispensabile che questo non danneggi il sughero. Elemento molto importante di un cavatappi è il cosiddetto verme - cioè la spirale che penetra nel sughero - che dovrà avere un bassissimo attrito facilitando quindi la penetrazione nel sughero senza spaccarlo. Un'ottima soluzione è rappresentata dai vermi in teflon. Anche l'impugnatura e il punto di leva sono importanti poiché consentono di usare la giusta forza evitando eccessivi sforzi, soprattutto con i sugheri che, per effetto del tempo, tendono a saldarsi al collo della bottiglia. In commercio sono oramai disponibili diversi modelli di cavatappi, da quelli classici e sempre validi a leva fino a soluzioni tecnologiche che consentono l'estrazione del sughero dalla bottiglia con il minimo sforzo. Nell'acquisto di un cavatappi si dovrà comunque fare attenzione alla qualità del verme, alla sua ergonomia e alla praticità d'uso, nonché alla sua capacità di mantenere integro il sughero durante l'estrazione. |
| Che cos'è il Vin de Paille? |
| Wayne Davidson -- Tullamore (Irlanda) |
| I Vin de Paille - letteralmente Vini di Paglia - sono vini dolci prodotti nella Jura francese e sono gli equivalenti dei vini passiti prodotti in Italia. Le uve, dopo il raccolto, sono disposte su graticci e lasciate appassire così da favorire la perdita di acqua, consentendo quindi la concentrazione degli zuccheri e del succo. Al termine dell'appassimento, le uve sono pigiate e si ottiene un mosto denso e ricco, che sarà quindi fermentato. Il risultato è un vino ricco, dolce e concentrato. In accordo alla classificazione dei vini francesi, i Vin de Paille appartengono alla categoria dei Vin Liquoreux. |
LiguriaNonostante sia fra le più piccole regioni d'Italia, la Liguria è una terra ricca di arte, storia, tradizione e cultura, di eccellenti vini baciati dalla brezza del mare |
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La Liguria è certamente una delle regioni italiane con i paesaggi più suggestivi del paese, una caratteristica che ha influenzato fortemente la cultura enogastronomica di questa terra e, in particolare, la viticoltura e la produzione di vino. Un paesaggio che non ha vie di mezzo: di fronte il mare - che bagna l'intera parte meridionale della regione - e dietro i monti: due condizioni che hanno fortemente segnato la cultura gastronomica della regione. Com'è prevedibile, nelle aree bagnate dal mare la cucina si basa quasi esclusivamente sul pesce, mentre nelle aree più interne sono i tanti prodotti della terra e la carne a svolgere la parte del protagonista a tavola. Questa differenza si ritrova anche nei vini della Liguria, dove i vigneti esposti alla brezza marina, spesso coltivati in scoscesi dirupi che degradano verso il mare, producono vini con una salinità tutta personale e particolare, difficilmente presente nei vini prodotti altrove.
Terra certamente affascinante per innumerevoli aspetti, ma anche difficile a causa del suo territorio, non sempre facile da gestire, soprattutto dal punto di vista viticolturale. La coltivazione della vite in Liguria può essere infatti definita, in molte zone di questa regione, come eroica. Spesso i vigneti - in particolare quelli nella zona delle Cinque Terre - sono coltivati in terreni ripidi e scoscesi, spesso privi di strade di accesso, pertanto l'unico modo per raggiungerli è a piedi. In queste zone la vendemmia è svolta rigorosamente a mano e l'uva è trasportata fuori dal vigneto dai vendemmiatori che caricano sulle spalle i cesti. Per quanto romantico e affascinante possa sembrare, di fatto, questo è l'unico modo - un modo obbligato - per coltivare e raccogliere l'uva in certe zone della Liguria. Tanto sforzo e tanta dedizione sono comunque premiati dal risultato della cantina, vini che, nonostante siano prodotti in piccole quantità, si distinguono sempre nel panorama enologico italiano. Le caratteristiche del territorio ligure hanno determinato fortemente lo sviluppo della viticoltura e della produzione del vino sin dai tempi antichi. Scavi archeologici condotti a Luni - l'antica colonia romana fondata nel 177 a.C. e oggi appartenente alla provincia di La Spezia, vicino al confine con la Toscana - hanno tuttavia consentito il rinvenimento di coppe e anfore, segno che anticamente il vino era comunque presente nella zona orientale della Liguria. Che la produzione di vino non fosse praticata ai tempi della fondazione di Luni è testimoniato dallo storico Diodoro Siculo che nel I secolo a.C. scrisse che «in Liguria né olivo, né vite, ma foreste… terra inaccessibile a Cerere e Bacco». Il vino era comunque prodotto ai tempi di Strabone - il celebre geografo greco vissuto negli ultimi anni del I secolo a.C. - il quale nel suo trattato di geografia scrisse che «i Liguri vivono di latte e di bevande a base di orzo, comperano a Genova olio e vino e il poco vino che essi producono è resinoso e aspro». L'enologia ligure sembra assumere qualità e meriti ben diversi con Plinio il Vecchio, il quale - nella sua monumentale Naturalis Historia - ricorda che «…i vini di Luni detengono la palma dell'Etruria» e anche Marziale elogiò i vini prodotti in Liguria. Non esistono prove evidenti e certe di come e quando la vite sia arrivata in Liguria, molti ritengono che sia stata introdotta dai greci, mentre per altri la coltivazione della vite era già praticata dagli etruschi. Si dovrà attendere il medioevo per cominciare ad avere notizie attendibili sulla viticoltura e sulla produzione di vino in Liguria, quando testimonianze scritte raccontano di vigneti nella Riviera di Ponente, nell'odierno territorio di La Spezia e nelle Cinque Terre. L'importanza del vino e della viticoltura aumenterà con lo sviluppo e il prestigio di Genova: dal porto della potente Repubblica Marinara venivano infatti imbarcati merci di ogni genere e fra questi il vino. L'ampelografia della Liguria si è probabilmente arricchita prima del periodo della Repubblica di Genova, quando i marinai, tornando a terra, coltivavano piccoli appezzamenti di terreno nei quali piantavano barbatelle di viti raccolte durante i loro viaggi nei tanti luoghi del Mediterraneo. Il sistema viticolturale adottato in Liguria - di fatto, l'unica possibilità offerta dal territorio - con i suoi vigneti verticali, piantati negli scoscesi pendii che degradano verso il mare, ha suscitato l'interesse e la curiosità di molti, anche in tempi passati. In particolare Andrea Bacci - filosofo, medico e scrittore vissuto nel 1500 - parlando nel suo libro De Naturalis Vinorum Historia dei suggestivi vigneti della Cinque Terre, scrisse che le uve di questa terra «sono di maggiore pregio poiché, a causa delle asperità dei luoghi, poiché prodotte in quantità ridotte e sono prive di ogni eccessiva umidità». Andrea Bacci si sofferma in particolare su due vini prodotti nelle Cinque Terre, il prezioso amabile - prodotto con l'uva Albarola - e il più comune razzese, entrambi prodotti interrompendo la fermentazione dopo pochi giorni, quindi versati in piccole botti all'interno di navi che prendevano poi la via del mare e, grazie al movimento e al viaggio, al loro ritorno erano migliori di quando erano partiti. Un contributo fondamentale alla storia e alle varietà presenti in Liguria e i vini prodotti in questa regione, fu dato dall'importante opera del conte Giorgio Gallesio La Pomona Italiana, pubblicato a Pisa nel 1817 e nel quale si trova, per la prima volta, un dettagliato repertorio delle uve presenti in Liguria e corredate da dettagliate illustrazioni a colori. Il lavoro del conte Gallesio è ancora oggi considerato un punto di riferimento essenziale per lo studio storico dell'ampelografia e dell'enologia della Liguria. Ne La Pomona Italiana si parla ampiamente del Vermentino, dell'Albarola (che a Genova è conosciuta come Bianchetta) e dell'oramai raro Rossese Bianco. La produzione del vino e lo sviluppo della viticoltura in Liguria sarà fortemente determinata dalle condizioni ambientali e del territorio che, date le sue caratteristiche, non consente coltivazioni estese ma piuttosto ristrette e difficoltose. Per questo motivo, ancora oggi la realtà vitivinicola della Liguria, nonostante sia di eccellente qualità, è costituita prevalentemente da piccole cantine e con produzioni piuttosto limitate.
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La classificazione dei vini della Liguria è regolata dal sistema di qualità in vigore in Italia per effetto del D.P.R. n° 930 del 12 febbraio 1963 e della successiva legge 192 del 1992. Il sistema prevede quattro categorie di qualità classificate, dal livello più basso a quello più alto, come Vini da Tavola, IGT (Indicazione Geografica Tipica), DOC (Denominazione d'Origine Controllata), DOCG (Denominazione d'Origine Controllata e Garantita) e, infine DOCG con indicazione di sottozona. In Liguria sono attualmente definite 8 zone a Denominazione d'Origine Controllata, mentre non sono sono definite zone DOCG. Le aree DOC della Liguria sono: Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà, Colli di Luni, Colline di Levanto, Golfo del Tigullio, Riviera Ligure di Ponente, Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua Rossese, Val Polcevera - che prevede la sotto denominazione Val Polcevera Coronata - e Pornassio o Ormeasco di Pornassio.
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La produzione vitivinicola in Liguria è svolta lungo tutta la costa che si affaccia sul mare e in gran parte delle aree interne della regione. In Liguria si produce prevalentemente vino bianco, in particolare nell'area centrale e orientale, mentre la produzione di vino rosso è inferiore e riguarda prevalentemente la parte occidentale della regione. L'uva più importante della Liguria è certamente il Vermentino, presente nella maggioranza dei vini bianchi, mentre l'uva rossa più diffusa nella regione è il Rossese, un tempo definito come il Nebbiolo della Liguria a causa della sua bassa quantità di sostanze coloranti - caratteristica tipica anche del Nebbiolo delle Langhe piemontesi - e della capacità, quando vinificato con criteri di qualità, di produrre vini di buona struttura. Le principali uve bianche coltivate in Liguria sono Vermentino, Pigato, Bosco e Albarola, mentre le principali uve rosse della regione sono Rossese, Dolcetto - qui conosciuto con il nome di Ormeasco - Ciliegiolo, Sangiovese e Barbera.
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Le Cinque Terre prendono il proprio nome dalle cinque località costiere che si affacciano sul mar Ligure, nella parte orientale della regione in provincia di La Spezia. I vini di questa Denominazione d'Origine Controllata sono prodotti dalle uve raccolte nei vigneti coltivati nelle vicinanze delle città di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarolo e Riomaggiore. Il paesaggio viticolo delle Cinque Terre è fra i più suggestivi che si possano osservare: vigneti piantati in ripidi e scoscesi pendii, su terrazzamenti che degradano verso il mare. La vendemmia è resa difficoltosa anche dalle ridotte possibilità di accesso ai vigneti, che possono essere raggiunti solo da stretti sentieri e quindi solamente a piedi, pertanto le uve, dopo il raccolto, sono caricate sulle spalle dei lavoranti e trasportate al punto di raccolta. Questo metodo di vendemmia, nonostante sia ancora praticato in queste aree, è stato recentemente sostituito in alcuni vigneti con l'introduzione di monorotaie sulle quali scorrono dei carrelli e che consentono un trasporto più agevole dell'uva. I vini delle Cinque Terre sono prodotti con le uve Bosco, Albarola e Vermentino, dalle quali si ottengono vini bianchi secchi e lo speciale, oltre che raro, Sciacchetrà. Dal punto di vista vitivinicolo, la località più rappresentativa delle Cinque Terre è certamente Riomaggiore, dove sono definite le tre sottozone di Costa de Campu, Costa dà Posa e Costa de Sèra. I vini bianchi secchi delle Cinque Terre sono di medio corpo, caratterizzati da una buona freschezza e una personalissima salinità conferita dalla vicinanza con il Mare. Il re delle Cinque Terre è lo Sciacchetrà, un raro ed eccellente vino dolce prodotto con uve appassite. Lo Sciacchetrà - localmente e storicamente detto rinforzato, o refursà in dialetto - è prodotto con uve sovrammature lasciate appassire in locali aerati, così da favorire la perdita di acqua e la concentrazione del succo. L'uva è quindi pigiata e vinificata, e dopo la fermentazione, si ottiene un vino dolce di rara eleganza. Lo Sciacchetrà deve maturare per almeno un anno prima della commercializzazione, tre anni per la versione riserva. Lo Sciacchetrà rappresenta uno dei vini dolci italiani più rari e, oltre ad essere magnificamente consumato in meditazione, è un eccellente abbinamento per dessert, in particolare di mandorle e frutta secca, o con formaggi piccanti e stagionati.
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Nel panorama dell'enologia ligure - prevalentemente composta da vini e uve bianche - si distinguono tre uve rosse e dalle quali si producono interessanti vini: Rossese, Ormeasco - nome con il quale si definisce il Dolcetto - e il Ciliegiolo. In particolare il Rossese, un'uva considerata oggi autoctona della Liguria ma probabilmente introdotta dalla Francia, è la protagonista assoluta dei vini di Dolceacqua. Anticamente detto Nebbiolo della Liguria, certamente non per una presunta analogia genetica con la celebre uva delle Langhe, il Rossese produce vini rossi nei quali si evidenziano maggiormente aromi e sapori di frutti di bosco e tannini poco aggressivi. L'0rmeasco trova invece il suo principale rappresentante nella recente area DOC di Pornassio, dove si produce, con la stessa uva, anche l'Ormeasco Sciac-trà, un vino dal colore rosso chiaro da non confondere con lo Sciacchetrà delle Cinque Terre. Il Ciliegiolo è prevalentemente diffuso nella aree centrali e orientali della Liguria e con il quale si producono i rossi delle aree DOC Colli di Luni, Colline di Levanto, Golfo del Tigullio e Val Polcevera. Le uve bianche più caratteristiche della Liguria sono certamente il Vermentino e il Pigato, spesso utilizzate in purezza per la produzione di vini da tavola. Sia il Vermentino, sia il Pigato, offrono ottimi esempi di vini nell'area a Denominazione d'Origine Controllata della Riviera di Ponente, in particolare nelle zone comprese fra le città di Savona e Imperia. Per quanto concerne il Pigato, celebre è quello che si produce ad Albenga, in provincia di Imperia. Recentemente si stanno registrando lodevoli iniziative nelle aree DOC di Val Polcevera e Tigullio per la rivalutazione della Bianchetta Genovese, nome con il quale è nota la bianca Albarola. Un'area ligure di sicuro interesse enologico è quella dei Colli di Luni, dove si producono sia vini bianchi, sia rossi. In quest'area - che si estende fino alle zone settentrionali della provincia di Massa Carrara, in Toscana - l'uva a bacca bianca più diffusa è il Vermentino, utilizzato sia in purezza sia per la produzione del Colli di Luni Bianco, al quale si aggiunge Trebbiano Toscano e altre uve a bacca bianca. Il Colli di Luni Rosso, un vino interessante nelle migliori interpretazioni, è invece prodotto con Sangiovese, Canaiolo Nero, Ciliegiolo, Pollera Nera e Cabernet Sauvignon.
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Amarone a ConfrontoRicco, potente e concentrato tuttavia morbido ed elegante, il grande vino della Valpolicella è da anni uno dei protagonisti indiscussi dell'enologia italiana nel mondo |
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Dici Amarone della Valpolicella e subito pensi a un grande vino, un vino importante ricco di fascino ed eleganza, potente eppure garbato nella sua vellutata morbidezza. Oramai considerato un vino di culto, l'Amarone della Valpolicella - o semplicemente Amarone - appartiene da anni alla categoria dei cosiddetti vini importanti, uno di quei vini che vantano innumerevoli appassionati nel mondo, ricercato e apprezzato ovunque. Il segreto del successo dell'Amarone - oltre all'insostituibile ruolo della Valpolicella, delle uve con le quali è prodotto e della particolare tecnica di vinificazione - è certamente rappresentato dalle sue qualità organolettiche, un vino robusto e potente, ma di classe ed eleganza unica, carezzevole quanto basta, irruente e potente quanto basta. L'Amarone della Valpolicella è una sorprendente scoperta sensoriale sotto ogni aspetto: intenso nei colori, spesso impenetrabile alla luce, un'esplosione di aromi e sapori che con il tempo assumono una notevole complessità. La scoperta dell'Amarone è piuttosto recente, poiché si tratta di una derivazione del tradizionale Recioto della Valpolicella. Se è vero che la storia del Recioto della Valpolicella è lunga di molti secoli, quella dell'Amarone della Valpolicella è molto più recente. Il Recioto, com'è noto, è un vino dolce prodotto con uve appassite. Nella Valpolicella si racconta che l'Amarone non è altro che un Recioto scapà, cioè scappato dal controllo del cantiniere e che completa la sua fermentazione, con il risultato di ottenere un vino secco - cioè amaro - senza alcuna traccia di dolcezza. Nessuna dolcezza, ma tuttavia tanta morbidezza che si unisce all'esuberanza dei tannini e dell'imponente struttura: un vino che difficilmente passa inosservato quando lo si versa nei calici. Con il tempo l'Amarone si impone sul Recioto, probabilmente anche a causa del cambiamento dei gusti dei nostri tempi, diventando oggi il vino più rappresentativo e famoso della Valpolicella.
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L'Amarone della Valpolicella è prevalentemente prodotto con le uve Corvina, Rondinella e Molinara - alle quali spesso si unisce il Corvinone - opportunamente appassite e quindi vinificate. Secondo il disciplinare di produzione, l'Amarone deve maturare per almeno due anni, anche se spesso i produttori lasciano maturare i loro vini per periodi molto più lunghi. L'uva principale dell'Amarone della Valpolicella è certamente la Corvina, responsabile della potenza e della notevole struttura del vino, accentuata anche dalla concentrazione ottenuta mediante l'appassimento. Le altre due uve ufficiali dell'Amarone sono la Rondinella e la Molinara, anche se in genere partecipano alla composizione del vino in modo relativamente marginale, lasciando la parte del protagonista alla robusta Corvina che può essere presente anche per il 70%. Un ruolo importante è inoltre svolto dal Corvinone, fra l'altro oggetto di proposta di revisione dell'attuale disciplinare di produzione, nel quale si chiede l'ufficializzazione dell'uso del Corvinone e l'eliminazione dell'obbligatorietà d'uso della Rondinella e della Molinara.
Lo scopo della nostra degustazione comparativa è quello di comprendere le qualità organolettiche dell'Amarone e i tre vini scelti, dal punto di vista produttivo ed enologico, si possono considerare simili. I tre Amarone selezionati per la nostra degustazione comparativa - nonostante ognuno di questi esprima una personalità assolutamente propria - sono principalmente prodotti con le stesse uve e tutti e tre seguono un periodo di maturazione in botte. Il primo vino della nostra degustazione è l'Amarone della Valpolicella di Ca' Rugate, prodotto con uve Corvina, Corvinone e Rondinella, maturato in botte per circa 30 mesi. Il secondo vino è l'Amarone della Valpolicella Classico di Allegrini, prodotto con la classica ricetta di Corvina, Rondinella e Molinara, maturato in botte per 19 mesi. Il terzo vino della nostra degustazione comparativa è l'Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe di Masi, anche in questo caso prodotto con Corvina, Rondinella e Molinara, maturato in botte per 3 anni. I tre vini saranno serviti a una temperatura di 18° C e per la valutazione sensoriale si useranno, come di consueto, tre calici da degustazione ISO.
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L'Amarone della Valpolicella è un vino complesso, ricco e intenso non solo negli aromi e nei sapori, ma anche nei colori. La produzione dell'Amarone prevede l'impiego di uve appassite e il procedimento di appassimento, oltre a concentrare il succo, concentra anche il colore. Per questo motivo, l'Amarone della Valpolicella è generalmente caratterizzato da colori piuttosto cupi e densi nei quali si osserva il rosso rubino intenso, spesso rosso granato, quest'ultimo visibile anche nelle sfumature. La trasparenza dell'Amarone della Valpolicella è piuttosto ridotta, spesso impenetrabile alla luce, una qualità anche questa derivante dalla concentrazione del mosto e dalla successiva macerazione con le bucce durante la fermentazione. Con il tempo, la trasparenza dell'Amarone continuerà ad essere piuttosto ridotta, nonostante si possano osservare anche degli evidenti depositi sul fondo, e il colore tenderà ad assumere evidenti tonalità rosso granato e sfumature rosso arancio. Il primo vino del quale prenderemo in esame l'aspetto è l'Amarone della Valpolicella di Ca' Rugate. Mantenendo il calice inclinato sopra una superficie bianca - è sufficiente un foglio di carta pulito - valuteremo il colore alla base della massa liquida. Si noterà un colore rosso rubino intenso e una trasparenza piuttosto ridotta, quasi impenetrabile alla luce. Osservando l'estremità del vino, verso l'apertura del calice, si noteranno sfumature rosso granato. Passiamo ora alla valutazione dell'aspetto del secondo vino: Amarone della Valpolicella Classico di Allegrini. Mantenendo il calice inclinato, si osserverà un colore rosso rubino intenso, tuttavia più cupo rispetto al vino precedente, e sfumature rosso granato. La trasparenza di questo Amarone è inferiore a quella del vino precedente, in questo caso non si osserva alcun passaggio di luce. L'aspetto dell'ultimo vino - l'Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe di Masi - non differisce di molto rispetto ai vini precedenti. Il suo colore è infatti rosso rubino cupo con sfumature rosso granato, e la trasparenza piuttosto ridotta, quasi impenetrabile alla luce.
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Il profilo olfattivo dell'Amarone della Valpolicella è, al naso del degustatore, un'esperienza ricca e molto formativa. In questo vino si trovano infatti aromi appartenenti a diverse famiglie, dagli aromi di fiori e frutta, agli aromi empireumatici e balsamici. Poiché l'Amarone sostiene lunghi periodi di affinamento in bottiglia - grazie ai polifenoli e all'alcol può maturare anche per alcune decine di anni - gli aromi sviluppano con il tempo qualità estremamente complesse. Fra le qualità aromatiche primarie dell'Amarone spiccano certamente quelle di fiori e frutta. La violetta e la rosa sono gli aromi floreali più tipici dell'Amarone, mentre nel regno della frutta si distinguono prevalentemente mora, amarena e prugna, anche in confettura. Frequenti sono anche gli aromi balsamici, in particolare quello di mentolo ed eucalipto. Fra gli aromi complessi solitamente percepiti nell'Amarone sono frequenti quelli di vaniglia, cioccolato e cacao, mentre con un adeguato periodo di affinamento, emergeranno anche aromi più complessi di tabacco, liquirizia, cuoio, cannella, chiodo di garofano, pepe nero, macis e rabarbaro. Come di consueto, la valutazione olfattiva dei vini sarà suddivisa in due fasi distinte: nella prima si valuteranno gli aromi di apertura, cioè quelli che richiedono una quantità minore di ossigeno per volatilizzare, mentre nella seconda si valuteranno gli altri aromi, cioè quelli composti da molecole più pesanti e che richiedono quindi una quantità maggiore di ossigeno per rivelarsi. Inizieremo la valutazione degli aromi dall'Amarone della Valpolicella di Ca' Rugate. Mantenendo il calice in posizione verticale e senza rotearlo, procediamo con la prima olfazione che consentirà la valutazione degli aromi di apertura. Dal calice si percepiranno aromi di mora, amarena e prugna, la tipica apertura dell'Amarone della Valpolicella. Dopo avere roteato il calice, procederemo con la seconda olfazione che consentirà la percezione di un quadro aromatico piuttosto ricco e nel quale si riconosceranno violetta, mirtillo, vaniglia, liquirizia, cannella, tabacco, cioccolato, macis, pepe rosa e mentolo, oltre a una piacevole nota di smalto. Passiamo ora alla valutazione dell'Amarone della Valpolicella Classico di Allegrini. Mantenendo il calice verticale e senza rotearlo, procediamo con la prima olfazione così da valutare gli aromi di apertura. Dal calice emergeranno aromi puliti e intensi di confettura di more, confettura di amarene e prugna, anche in questo caso un'apertura tipica dell'Amarone, anche se - rispetto al vino precedente - cominciano ad emergere aromi più maturi. La seconda olfazione, dopo avere roteato il calice, completerà il profilo olfattivo del vino con aromi di viola appassita, mirtillo, liquirizia, vaniglia, tabacco, cannella e cacao, oltre a piacevoli accenni di china e smalto. Anche l'apertura dell'ultimo vino - l'Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe di Masi - offre un'apertura molto tipica: mora, amarena e prugna. La seconda olfazione, dopo avere roteato il calice, farà emergere aromi di viola appassita, mirtillo, liquirizia, tabacco, vaniglia, pepe rosa, cacao, cannella e macis, oltre a un piacevole aroma di smalto e quello più complesso del cuoio.
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Dal punto di vista gustativo, l'Amarone della Valpolicella è un vino piuttosto ricco e denso, con astringenza piuttosto marcata, comunque equilibrata sia dalla dalla spiccata morbidezza sia dal notevole volume alcolico. Anche l'acidità - nonostante sia piuttosto coperta dalla morbidezza e dall'alcol - è piacevolmente percettibile nell'Amarone della Valpolicella, contribuendo all'armonia e all'equilibrio. L'attacco dell'Amarone è tipicamente astringente e alcolico, al quale si unisce l'evidente sensazione di corpo pieno, decisamente robusto. La struttura dell'Amarone è ovviamente determinata anche dal tipo di botte utilizzato per la maturazione e dal suo volume. Poiché si tratta di un vino prodotto con uve appassite, il volume alcolico dell'Amarone è considerevole, con una media di 14,5% e non è raro trovare vini con volumi superiori. La presenza dell'alcol contribuisce tuttavia a mitigare l'effetto dell'astringenza e a rendere il vino più morbido e carezzevole, qualità che rende l'Amarone particolarmente gradevole. Il primo vino del quale prenderemo in esame le qualità gustative è l'Amarone della Valpolicella di Ca' Rugate. L'attacco di questo Amarone è tannico e subito si fa notare per la sua robusta struttura, seguita dalla sensazione pseudo calorica dell'alcol. Notare l'ottima corrispondenza con il naso, in particolare il sapore di mora. Si noti inoltre, la piacevole e ottima morbidezza, una qualità tipica dell'Amarone e determinante - unitamente all'alcol - per l'equilibrio dei tannini. Passiamo ora al secondo vino: Amarone della Valpolicella Classico di Allegrini. L'attacco è ancora una volta tannico, tuttavia con un'astringenza meno aggressiva rispetto all'Amarone precedente, con tannini più maturi equilibrati sia dall'alcol, sia dalla morbidezza. Anche l'attacco dell'ultimo vino - l'Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe di Masi - è tannico, dimostrando subito al primo sorso una notevole struttura. Anche in questo caso, l'equilibrio è ottimamente ottenuto sia dall'alcol sia dalla morbidezza, con tannini levigati e piacevoli in bocca. Si noti, infine, l'ottima corrispondenza con il naso di tutti e tre i vini, in particolare il sapore di mora e prugna.
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Grazie alla particolare tecnica di produzione, nella quale si usano uve appassite, un processo che porta alla concentrazione del succo e delle sue qualità organolettiche, l'Amarone è generalmente caratterizzato da persistenze gusto olfattive piuttosto lunghe, come nel caso dei vini della nostra degustazione comparativa. Il finale dell'Amarone della Valpolicella di Ca' Rugate è molto persistente, lasciando in bocca puliti ricordi di mora, amarena e prugna: una chiusura tipica dell'Amarone. Un finale analogo - molto persistente e pulito - si percepisce anche nell'Amarone della Valpolicella Classico di Allegrini, con intensi ricordi di mora, amarena e prugna. L'ulteriore conferma è offerta dall'Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe di Masi: lunghissima persistenza e pulizia nei sapori di mora, amarena e prugna. Nelle fasi conclusive della degustazione, è inoltre interessante la valutazione dell'influsso svolto dai diversi periodi di maturazione in botte sul gusto, in tutti e tre i casi molto equilibrato e per nulla invadente.
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I Vini del Mese |
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Voira 2005 |
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| Cantine Cipressi (Molise, Italia) | |
| Uvaggio: Chardonnay (75%), Trebbiano Toscano (15%) | |
| Prezzo: € 7,50 | Punteggio: |
| Voira si presenta con un colore giallo paglierino intenso e sfumature giallo paglierino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di mela, susina e mandorla seguite da aromi di biancospino, nespola, pera e pompelmo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di susina, mela e mandorla. Voira matura per alcuni mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Zuppe di funghi, Pasta e risotto con verdure e pesce, Pesce saltato | |
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Molise Tintilia Macchiarossa 2004 |
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| Cantine Cipressi (Molise, Italia) | |
| Uvaggio: Tintilia | |
| Prezzo: € 16,00 | Punteggio: |
| Molise Tintilia Macchiarossa si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena e prugna seguite da aromi di mirtillo, mora, ciclamino, violetta, pepe nero, vaniglia e carruba. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Molise Tintilia Macchiarossa matura per circa 12 mesi in botte. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Vermentino di Gallura Superiore Arakena 2005 |
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| Cantina del Vermentino (Sardegna, Italia) | |
| Uvaggio: Vermentino | |
| Prezzo: € 18,00 | Punteggio: |
| Vermentino di Gallura Superiore Arakena si presenta con un colore giallo paglierino chiaro e sfumature giallo verdolino, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di pera, mela e ananas seguite da aromi di mandorla, biancospino, pesca, ginestra, rosmarino, susina e vaniglia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di mela, susina e ananas. Questo vino fermenta in botte. | |
| Abbinamento: Pasta e risotto con pesce e crostacei, Pesce alla griglia, Pesce stufato | |
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Galana 2000 |
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| Cantina del Vermentino (Sardegna, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon (20%), Sangiovese (20%), Carignano (20%), Cagnulari (20%), Bovale (20%) | |
| Prezzo: € 18,00 | Punteggio: |
| Galana si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e geranio seguite da aromi di lampone, violetta, vaniglia, tabacco, pepe rosa, mentolo e cannella. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e lampone. Galana matura per 13 mesi in botte a cui seguono almeno 10-15 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Alicante 2004 |
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| Durin (Liguria, Italia) | |
| Uvaggio: Alicante | |
| Prezzo: € 13,50 | Punteggio: |
| Questo Alicante si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena e prugna seguite da aromi di rosa, mora, vaniglia, carruba e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Questo vino matura per 10-12 mesi in barrique a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Pornassio Ormeasco Passito 2005 |
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| Durin (Liguria, Italia) | |
| Uvaggio: Ormeasco | |
| Prezzo: € 15,00 - 0,375l | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di fragola, ciliegia e lampone seguite da aromi di rosa, prugna, viola appassita, vaniglia e cannella. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco dolce e leggermente tannico, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole. Il finale è persistente con ricordi di fragola, ciliegia e prugna. Pornassio Ormeasco Passito matura in piccole botti di rovere. | |
| Abbinamento: Crostate di frutta, Pasticceria secca | |
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Rosa Rosae 2006 |
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| Guerrieri Rizzardi (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Corvina (65%), Rondinella (20%), Sangiovese (10%), Marcobona (5%) | |
| Prezzo: € 9,80 | Punteggio: |
| Rosa Rosae si presenta con un colore rosa buccia di cipolla brillante e sfumature rosa tenue, trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di ciliegia, lampone e fragola seguite da aromi di ciclamino, pesca, rosa e susina. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di ciliegia, lampone e fragola. Rosa Rosae matura per 3 mesi in vasche di acciaio e cemento. | |
| Abbinamento: Paste ripiene, Pesce arrosto, Zuppe di pesce, Carne bianca saltata | |
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Valpolicella Classico Superiore Ripasso Pojega 2005 |
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| Guerrieri Rizzardi (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Corvina, Corvinone (85%), Rindonella, Molinara (15%) | |
| Prezzo: € 9,80 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di prugna, amarena e mora seguite da aromi di lampone, violetta, vaniglia e pepe rosa. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Valpolicella Classico Superiore Ripasso Pojega matura per almeno 12 mesi in botte. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Merlot di San Leonardo 2004 |
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| Tenuta San Leonardo (Trentino, Italia) | |
| Uvaggio: Merlot | |
| Prezzo: € 14,00 | Punteggio: |
| Merlot di San Leonardo si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, macis, vaniglia ed eucalipto. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Questo Merlot matura per 18 mesi in botte a cui seguono almeno 4 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Paste ripiene, Carne saltata con funghi, Carne alla griglia | |
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Villa Gresti 2003 |
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| Tenuta San Leonardo (Trentino, Italia) | |
| Uvaggio: Merlot (90%), Carmenère (10%) | |
| Prezzo: € 33,00 | Punteggio: |
| Villa Gresti si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di ribes, prugna e amarena seguite da aromi di mirtillo, vaniglia, cioccolato, fagiolino, peperone, liquirizia, tabacco, cioccolato, pepe rosa ed eucalipto. In bocca ha ottima corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole morbidezza, comunque ben equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi. Il finale è molto persistente con lunghi ricordi di amarena, ribes e amarena. Un vino ben fatto. Villa Gresti matura per 12-14 mesi in barrique a cui seguono 12 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Carmenere Più 2005 |
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| Inama (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Carmenère (60%), Merlot (30%), Raboso Veronese (10%) | |
| Prezzo: € 13,00 | Punteggio: |
| Carmenere Più si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, peperone, vaniglia, violetta, cacao e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Carmenere Più matura per 12 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Carne alla griglia, Stufati di carne | |
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Bradisismo 2003 |
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| Inama (Veneto, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon (70%), Carmenère (20%), Merlot (10%) | |
| Prezzo: € 28,00 | Punteggio: |
| Bradisismo si presenta con un colore rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mora, violetta, peperone, vaniglia, tabacco, liquirizia, cacao, cannella, macis ed eucalipto. In bocca ha ottima corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è molto persistente con lunghi ricordi di ribes, amarena e prugna. Un vino ben fatto. Bradisismo matura per 15 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Magone 2004 |
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| Sergio Mottura (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Pinot Nero | |
| Prezzo: € 18,00 | Punteggio: |
| Magone si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti e gradevoli che si aprono con note di ciliegia e prugna seguite da aromi di lampone, mirtillo, ciclamino e cannella. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco leggermente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di prugna e ciliegia. Magone matura per 12 mesi in botte a cui seguono 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Paste ripiene, Stufati di carne, Carne arrosto | |
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Nenfro 2003 |
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| Sergio Mottura (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Merlot (60%), Montepulciano (40%) | |
| Prezzo: € 16,70 | Punteggio: |
| Nenfro si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, violetta, vaniglia, tabacco, cioccolato e macis. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Nenfro matura per 12 mesi in barrique a cui seguono 12 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Soleggio 2004 |
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| Principe Pallavicini (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cabernet Sauvignon | |
| Prezzo: € 10,80 | Punteggio: |
| Soleggio si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena e mirtillo seguite da aromi di ribes, prugna, violetta, vaniglia e carruba. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e mirtillo. Soleggio matura per 12 mesi in barrique. | |
| Abbinamento: Stufati di carne con funghi, Carne alla griglia, Carne arrosto | |
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Moroello 2004 |
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| Principe Pallavicini (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Sangiovese Grosso, Merlot | |
| Prezzo: € 19,80 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e ribes seguite da aromi di mirtillo, cannella, peperone, violetta, tabacco, vaniglia, cioccolato e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Moroello matura in botte. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Brasati e stufati di carne, Formaggi stagionati | |
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Sottoilcielodelduemiladue 2002 |
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| Vigneti Massimi Berucci (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cesanese d'Affile (70%), Aglianico (30%) | |
| Prezzo: € 10,60 | Punteggio: |
| Questo vino si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso denota aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di prugna e mirtillo seguite da aromi di amarena, viola appassita, vaniglia, tabacco, carruba e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. Questo vino matura in botte. | |
| Abbinamento: Salumi, Carne stufata con funghi, Carne arrosto | |
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Cesanese del Piglio Vigne Nuove 2003 |
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| Vigneti Massimi Berucci (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cesanese d'Affile | |
| Prezzo: € 18,00 | Punteggio: |
| Cesanese del Piglio Vigne Nuove si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con aromi di amarena e mirtillo seguite da aromi di mora, prugna, violetta, vaniglia, tabacco, cannella e carruba. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di mirtillo e prugna. Cesanese del Piglio Vigne Nuove matura in botte per 12 mesi a cui seguono 8 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi stagionati | |
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Quaranta/Sessanta 2005 |
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| L'Olivella (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Syrah (40%), Cesanese (60%) | |
| Prezzo: € 6,90 | Punteggio: |
| Alla vista si presenta con un colore rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti e gradevoli che si aprono con note di amarena, prugna e mora seguite da aromi di lampone, fragola, pepe nero e violetta. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di amarena e prugna. | |
| Abbinamento: Pasta ripiene con carne, Stufati di carne, Carne alla griglia | |
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Cesanese Maggiore 2003 |
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| L'Olivella (Lazio, Italia) | |
| Uvaggio: Cesanese | |
| Prezzo: € 16,20 | Punteggio: |
| Cesanese Maggiore si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di amarena, prugna e mirtillo seguite da aromi di violetta, tabacco, vaniglia, liquirizia, cioccolato, macis e mentolo. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di amarena, prugna e mirtillo. Cesanese Maggiore matura per 12 mesi in botte. | |
| Abbinamento: Carne arrosto, Stufati di carne con funghi, Formaggi stagionati | |
FlorioFondata nel 1832 da Vincenzo Florio, la prestigiosa cantina di Marsala è ancora oggi protagonista di importanti pagine di storia e di grandi vini, come il recente Marsala Superiore Riserva Donna Franca |
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La storia del vino di Marsala è fra le più affascinanti che si conoscano, non solo perché si tratta di un vino nato come conseguenza di un episodio non programmato dal suo inventore, ma soprattuto per il fatto di essere uno dei più grandi vini italiani. In tempi passati, il Marsala è stato capace di confrontarsi e vincere la sfida con quelli che erano considerati a quei tempi i migliori vini del mondo. Dopo vicende alterne di prestigio e decadenza, oggi il Marsala sta vivendo una nuova e sfolgorante esistenza, dove finalmente la qualità è tornata ad essere la protagonista principale, lasciando alle spalle - e si spera per sempre - gli errori e le leggerezze commesse dai tanti produttori per troppi anni. Nel corso degli ultimi venti anni lo sforzo dei produttori è stato considerevole per restituire, finalmente, la dignità che questo grande vino merita, ponendo maggiore attenzione sulle pratiche di produzione e sulla qualità. Oggi si può infatti affermare che il celebre victory wine, così caro all'ammiraglio Orazio Nelson, è finalmente tornato.
La storia del Marsala, nonostante sia oramai nota a molti, è sempre meritevole di essere ricordata, una storia che vede fra i suoi protagonisti anche Vincenzo Florio, il primo italiano che fondò uno stabilimento dedicato alla produzione di questo vino. La storia racconta che nel 1773, a causa di una tempesta, il mercante inglese John Woodhouse fu costretto ad approdare nel porto di Marsala anziché in quello di Mazara del Vallo, dove era diretto per affari. Sceso a terra, entrò in una bettola per cercare ristoro e qui ebbe l'opportunità di assaggiare il vino locale. Gli fu infatti servito il perpetuum, il vino che tradizionalmente si produceva a Marsala. Il perpetuum - o perpetuo - si produceva riempendo la botte con il vino dell'ultima vendemmia e quindi prelevato quando necessario, per poi riempire nuovamente la botte - che contiene ancora il vino delle annate precedenti - con vino nuovo. Un vino che pertanto subisce una naturale ossidazione con il progressivo svuotamento e riprende nuova vita con l'aggiunta del vino della nuova vendemmia. Woodhouse trovò particolarmente buono quel vino, anche perché gli ricordava i celebri vini di Madeira e Jerez, tanto apprezzati nella sua patria. Da bravo commerciante quale egli era, decise di spedire una partita di quel vino in Inghilterra sperando di avviare un florido commercio. Poiché Woodhouse era consapevole delle avverse condizioni alle quali il vino era sottoposto nelle stive delle navi, decise di aggiungere dell'alcol ad ogni botte così da assicurare una migliore conservazione. Woodhouse tornò quindi in Inghilterra con il suo prezioso carico e, giunto a destinazione, si accorse che quel vino rinforzato era diventato migliore di quando era partito: fu un grande successo. Woodhouse tornò quindi in Sicilia e fondò il suo stabilimento per la produzione di vino: in pochi anni il suo Marsala si affermò in Inghilterra e divenne presto il vino principalmente consumato nelle navi della flotta di Sua Maestà Britannica. Si dice che Orazio Nelson - grande appassionato di Marsala - fosse solito festeggiare le vittorie delle sue battaglie con questo vino, tanto che fu chiamato victory wine, il vino della vittoria.
All'inizio del 1800, altri due inglesi, incoraggiati dai successi di Woodhouse, entrano nella storia del Marsala: Benjamin Ingham e il nipote John Whitaker che fondarono lo stabilimento Ingham a poca distanza da quello di Woodhouse. Grazie alle loro competenze, la qualità e la produzione del Marsala si sviluppò notevolmente. Si dovrà attendere il 1832 per vedere entrare nella scena del Marsala un italiano. Si tratta di Vincenzo Florio - abile commerciante originario di Bagnara Calabra, già affermato mercante di spezie e discendente di una delle famiglie più prestigiose e ricche dell'Italia di quei tempi - che decide di fondare il proprio baglio proprio in mezzo a quelli di Woodhouse e Ingham. Il contributo di Vincenzo Florio per lo sviluppo e l'immagine del Marsala fu notevole. Ben presto, da vino destinato ai marinai delle flotte inglesi, divenne un vino apprezzato e ricercato dalle corti nobili di tutta Europa. L'abilità e il successo dei Florio e dei loro vini sembrano inarrestabili e nel 1904 fondano, insieme ad altri imprenditori di Marsala, la S.A.V.I (Società Anonima Vinicola Italiana) che in pochi anni acquisisce gli stabilimenti di Woodhouse e di Ingham-Whitaker. Nel 1924, a causa della mancanza di eredi maschi, i Florio decidono di vendere la cantina di Marsala alla Cinzano, altra importante famiglia nella storia del vino italiano. Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, a causa dei bombardamenti delle aviazioni alleate, le cantine Florio furono gravemente danneggiate, tanto che la ricostruzione dello stabilimento richiese un lunghissimo periodo, e sarà solo nel 1984 che la ristrutturazione sarà completata. Nel gennaio 1998 il controllo delle cantine Florio passa alla ILLVA Saronno Holding, che già nel 1987 possedeva il 50% della società, iniziando quindi un nuovo e importante capitolo di questa storica azienda vinicola. Si introducono infatti importanti e fondamentali cambiamenti nella gestione aziendale e commerciale, affidando la direzione della produzione all'enologo Carlo Casavecchia. Grazie alle sue competenze e capacità, Carlo Casavecchia contribuirà in modo fondamentale alla rinascita del Marsala Florio - e all'immagine qualitativa del Marsala in generale - operando scrupolose selezioni in ogni fase della produzione e introducendo criteri produttivi di indiscussa qualità. Il risultato del lavoro di Carlo Casavecchia e della Florio sono oggi incontestabili: il Marsala è tornato a splendere come ai gloriosi fasti di un tempo e il nome Florio è ovunque nel mondo sinonimo di Marsala di qualità. L'attuale produzione delle cantine Florio si divide fra eccellenti Marsala e vini dolci, come la Malvasia delle Lipari, Passito di Pantelleria, Grecale e l'eccellente Morsi di Luce, un ottimo vino prodotto con Moscato d'Alessandria, conosciuto in Sicilia come Zibibbo. Attualmente Florio produce cinque stili diversi di Marsala: Marsala Superiore Vecchioflorio - con eccellente rapporto qualità-prezzo - Marsala Superiore Riserva Targa, Marsala Vergine Terre Arse, l'eccellente Marsala Vergine Baglio Florio e, l'ultimo nato, Marsala Superiore Riserva Donna Franca, un omaggio a Donna Franca Florio, figura di spicco della belle epoque, oltre che donna di raffinata classe e bellezza. Marsala Superiore Riserva Donna Franca è infatti l'ultima magia uscita dal cilindro dell'enologo Carlo Casavecchia, frutto di anni di ricerche e studi, fino ad arrivare alla creazione di questo vino affascinante e suadente che saprà certamente soddisfare i sensi degli appassionati più esigenti. Donna Franca è infatti un Marsala Superiore Riserva di innegabile classe ed eleganza, una continua scoperta fatta di aromi ed emozioni, la conferma della qualità che il Marsala Florio ha saputo dimostrare nel corso della sua lunga e prestigiosa storia.
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Marsala Superiore Riserva Targa Riserva 1840 1997 |
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| Florio (Sicilia, Italia) | |
| Uvaggio: Grillo | |
| Prezzo: € 11,00 | Punteggio: |
| Marsala Superiore Riserva Targa Riserva 1840 si presenta con un colore giallo ambra scuro e sfumature giallo ambra, trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di confettura di fichi, caramello e mandorla seguite da aromi di rancio, confettura di albicocche, vaniglia, miele, marmellata d'arance, dattero, liquirizia e cuoio. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco alcolico e dolce, comunque equilibrato, corpo pieno, sapori intensi, piacevole morbidezza. Il finale è persistente con ricordi di confettura di fichi, dattero e mandorla. Marsala Superiore Riserva Targa Riserva 1840 matura per almeno 6 anni in botte a cui seguono almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Pasticceria secca, Dolci alle mandorle, Formaggi stagionati e piccanti | |
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Marsala Vergine Terre Arse 1998 |
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| Florio (Sicilia, Italia) | |
| Uvaggio: Grillo | |
| Prezzo: € 15,50 | Punteggio: |
| Marsala Vergine Terre Arse si presenta con un colore giallo ambra brillante e sfumature giallo ambra, molto trasparente. Al naso esprime aromi intensi, puliti, gradevoli e raffinati che si aprono con note di rancio, fico secco e mandorla seguite da aromi di mallo di noce, vaniglia, scorza d'agrume, smalto, uva passa, miele, dattero e liquirizia. In bocca ha buona corrispondenza con il naso, un attacco alcolico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato, corpo pieno, sapori intensi. Il finale è persistente con ricordi di fico secco, mandorla e miele. Marsala Vergine Terre Arse matura per almeno 8 anni in botte a cui seguono almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Pesce affumicato, Carne arrosto, Formaggi stagionati | |
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Marsala Vergine Baglio Florio 1993 |
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| Florio (Sicilia, Italia) | |
| Uvaggio: Grillo | |
| Prezzo: € 18,00 - 50cl | Punteggio: |
| Marsala Vergine Baglio Florio si presenta con un colore giallo ambra brillante e sfumature giallo ambra, molto trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di rancio, fico secco e mandorla seguite da aromi di mallo di noce, miele, vaniglia, liquirizia, confettura di albicocche, smalto, tabacco, uva passa, scorza d'agrume e cuoio. In bocca ha ottima corrispondenza con il naso, un attacco alcolico e piacevole morbidezza, comunque equilibrato, corpo pieno, sapori intensi. Il finale è molto persistente con lunghi ricordi di fico secco, mandorla e miele. Un vino ben fatto. Marsala Vergine Baglio Florio matura per oltre 10 anni in botte a cui segue almeno un anno di affinamento in bottiglia. | |
| Abbinamento: Pesce affumicato, Carne arrosto, Formaggi stagionati | |
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Marsala Superiore Riserva Semisecco Ambra Donna Franca |
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| Florio (Sicilia, Italia) | |
| Uvaggio: Grillo | |
| Prezzo: € 25,00 - 50cl | Punteggio: |
| Marsala Superiore Riserva Donna Franca si presenta con un colore giallo ambra intenso e sfumature giallo ambra, trasparente. Al naso rivela aromi intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di albic | |