Cultura e Informazione Enologica - Anno XVI
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  Eventi Numero 54, Estate 2007   
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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Il Gran Premio Noè assegnato a Marco Felluga


 
Edizione rinnovata per il 42° Gran Premio Noè, svoltosi recentemente a Gradisca d'Isonzo, antica cittadina del Friuli Venezia Giulia. Un premio ormai storico, nato nel 1965 contemporaneamente all'Enoteca regionale Serenissima, e che ha negli anni una rilevanza nazionale, intendendo premiare figure di primo piano dell'enologia, della ristorazione e del costume nazionale. Una sorta di Oscar dell'enologia, riportato ai fasti del passato grazie alla cooperazione sinergica della Regione Friuli Venezia Giulia con Turismo FVG, dell'amministrazione comunale di Gradisca d'Isonzo e dei gestori dell'Enoteca, affidata alla Delegazione regionale dell'Associazione Italiana Sommeliers.
Il riconoscimento è stato attribuito al gradiscano Marco Felluga, fondatore del gruppo che porta il suo nome, portabandiera della migliore enologia italiana. Personaggio di spicco del mondo enologico nazionale, Marco Felluga ha alle spalle una tradizione familiare più che centenaria nella storia della vitivinicoltura friulana. Una tradizione iniziata, per volere del bisnonno, alla metà dell'800 in Istria, terra d'origine di quella che si può considerare una vera dinastia di viticoltori, che - trasferitasi nel Collio goriziano - ha saputo valorizzare le potenzialità di alcune uve e la vocazione di territori nati per ospitare vitigni speciali. L'amore per il vino e per la sua terra hanno portato Marco Felluga a realizzare importanti progetti nel mondo vitivinicolo italiano. Innovazione e ricerca per raggiungere risultati qualitativi sempre più marcati e interessanti: questa è la filosofia seguita fin dall'inizio ed intensificata circa vent'anni fa attraverso la collaborazione con i Dipartimenti di Agronomia e centri universitari di Torino, Milano, Udine e con l'ERSA (Ente Regionale per la Promozione e lo Sviluppo dell'Agricoltura del Friuli Venezia Giulia), che ha portato anche ad avviare esperimenti unici in Italia di quello che si può definire il “progetto Marco Felluga”. Un progetto che si sta realizzando attraverso accurati studi sui terreni aziendali, per ottenere negli anni prodotti di qualità da uve sempre più selezionate e che ora è portato avanti dai figli Roberto (che segue la Marco Felluga a Gradisca d'Isonzo, Gorizia e Russiz Superiore a Capriva del Friuli, Gorizia) e Alessandra (che si occupa di Castello di Buttrio a Buttrio, Udine). Oltre a queste tre aziende friulane, il Gruppo ne possiede una quarta in Toscana, San Nicolò a Pisignano a San Casciano Val di Pesa (Firenze), nella zona del Chianti Classico.
Presiedente per 6 anni del Consorzio Tutela dei Vini del Collio, una delle zone più prestigiose al mondo per la produzione dei vini bianchi, Marco Felluga è oggi Presidente onorario del gruppo che ha fondato. Continua a operare, dice «nella consapevolezza che il vino è un prodotto della terra (verso la quale ci vuole umiltà e rispetto) e, soprattutto, del lavoro dell'uomo. Lavoro, dunque, ma anche passione e amore, come condizioni indispensabili al raggiungimento di quella qualità che deve essere l'obiettivo unico di ogni produttore.»
Proprio nella storia personale e nella passione,esperienza e lungimiranza che contraddistinguono la figura di Marco Felluga, le motivazioni del Premio. La giuria, infatti, ha voluto premiarlo “a riconoscimento della straordinaria opera svolta nell'arco dell'intera carriera professionale nel mondo del vino, attraverso la realizzazione di una produzione di eccellenza che ha contribuito a rendere noto a livello internazionale il nome del Collio goriziano”.

Un Riconoscimento Internazionale per Moncaro

La qualità dei vini italiani è riconosciuta in tutto il mondo, ma la qualità del vino è solo uno dei fattori di successo dei vigneti. Sempre più importanza acquista, infatti, oggi l'integrità e la qualità della supply chain per la distribuzione nei supermercati e nei rivenditori nel mondo, e il servizio che essi ricevono dai fornitori. Per questo motivo la vittoria di Terre Cortesi Moncaro nella competizione internazionale per la prima edizione del “JF Hillebrand SCM Supply Chain Partner of the Year Award 2007” è un riconoscimento che da prestigio al vigneto marchigiano e all'Italia tutta. Il premio è stato ideato per evidenziare l'importanza della supply chain nell'industria del vino e riconosce quei partners all'interno della Supply Chain che forniscono il più alto livello di servizio nell'aiutare i propri clienti a evitare lo stock out e “scaffali vuoti”. La vittoria di Moncaro è da ricercarsi nell'impegno e nel coinvolgimento attivo dell'azienda e nella continua verifica dell'alto livello di performance nel rifornimento dell'inglese “Waitrose” e di “Thresher Group”. Incredibilmente delle diecimila casse spedite ai clienti da Moncaro nel 2006, con il coinvolgimento del management di JF Hillebrand Supply Chain Management, non una singola cassa è arrivata in ritardo.
«Siamo veramente felici di ricevere questo premio. » una conferma del duro lavoro effettuato dal nostro team e a tutto il nostro impegno in questo innovativo progetto di SCM» - commenta Stefano Tombesi, Marketing and Sales Manager di Moncaro. «Il premio conferma ciò in cui noi crediamo fermamente, e cioè che la logistica è importante tanto quanto la qualità del vino stesso. Questa vittoria è stata resa possibile soprattutto grazie a una forte coesione aziendale e a quel senso di appartenenza a una grande famiglia che ci caratterizza. Il premio è sicuramente uno stimolo in più per migliorare il nostro lavoro.»
Moncaro ha dimostrato un'eccellente performance nei fattori chiave del lavoro: team work, flessibilità, affidabilità, efficacia e comunicazione. L'azienda ha saputo utilizzare al meglio gli strumenti della supply chain e ha mostrato un'efficace strategia nell'assicurarsi che le informazioni sulla produzione e i rifornimenti fossero disponibili per tutti i clienti. Abbracciando a pieno il progetto SMC, Moncaro ha saputo migliorare le relazioni con i clienti e ottimizzare la programmazione della produzione. Fondata e sviluppatasi nelle Marche, Moncaro è un'azienda italiana produttrice di vini con una storia di oltre 40 anni. L'azienda è stata scelta tra oltre 450 candidati provenienti da tutto il mondo. Reh Kenderman, produttore di vini tedeschi, e Cellarmaster, dall'Australia, si sono aggiudicati il secondo posto, dopo essere stati applauditi per la loro partecipazione al progetto di “JF Hillebrand Supply Chain Management”.
Oltre all'alto riconoscimento per sé, un assegno di € 1.500 da donare in beneficenza è stato offerto a Moncaro da Turvey, Direttore Generale di JF Hillebrand Supply Chain Management durante la “London International Wine and Spirits Fair” tenutasi questa settimana a Londra. L'assegno verrà donato all'Associazione Italiana Carlo Urbani, fondata in nome del dott. Carlo Urbani, originario della regione Marche, primo medico a individuare la Sindrome Respiratoria Acuta (SARS) e sfortunatamente rimasto vittima della stessa.
«Quando JF Hillebrand per primo ha lanciato il suo modello di Supply Chain Management, molti fornitori erano leggermente preoccupati che il livello di informazione richiesto e la condivisione dell'informazione stessa avrebbe potuto portare loro uno svantaggio commerciale» spiega Rob Turvey. «Ad ogni modo oggi i fornitori hanno compreso che i benefici sono reciproci e l'alto numero di partecipazioni al nostro premio dimostra come effettivamente le soluzioni proposte per la gestione della supply chain hanno trasformato positivamente il modo di gestire le relazioni tra fornitori e clienti.»

2ª Edizione di “Una Mairano da Bere”

Lunedì 27 agosto 2007 seconda edizione di “Una Mairano da Bere” organizzata dall'Associazione Amici di Mairano in collaborazione con il gruppo di produttori “Inoltre”. Come nella precedente edizione, il coordinatore della manifestazione è Paolo Massone, il quale credendo fortemente nelle potenzialità del territorio oltrepadano, con “Una Mairano da Bere”, intende presentare, nella cornice storica dell'abitato di Mairano, i prodotti e i produttori più significativi, non solo vitivinicoli, che credono soprattutto in questa “filosofia qualitativa”.
L'iniziativa, che si svolgerà nella piccola piazza antistante la chiesa, proprio a Mairano, storica frazione di Casteggio (Pavia), ospiterà una vetrina di prodotti d'eccellenza della produzione vitivinicola oltrepadana e non solo. Saranno presenti anche alcuni piccoli produttori di salumi, formaggi, miele e altri prodotti tipici dell'Oltrepo Pavese e delle zone limitrofe. Un momento amichevole per incontrare e conoscere ogni singolo produttore che sarà ben lieto di presentarvi la propria produzione. “Una Mairano da Bere”, un piccolo expo-quality fra i migliori spumanti e vini che l'Oltrepo vitivinicola sa esprimere, un evento che possiamo annoverare, per la sua logica di rivalutazione e presentazione dei prodotti di qualità del territorio, fra le manifestazioni che faranno grande l'Oltrepo Pavese. Una serata unica a cui è praticamente impossibile mancare. Il programma prevede l'apertura della manifestazione alle ore 16.00 di lunedi 27 agosto 2007 e che si protrarrà sino a notte tarda. Per tutto il tempo sarà possibile degustare i vini delle aziende nonché i prodotti esposti e alcune varietà di risotto cucinati da noti Chef della zona. L'ingresso è gratuito, l'unica spesa sarà l'acquisto del bicchiere per la degustazione.

10ª Edizione del Festival “Jazz & Wine in Montalcino”

Il “Jazz & Wine in Montalcino”, con questa edizione 2007, festeggia i suoi “primi” 10 anni di ininterrotta attività. Un traguardo importante e lusinghiero che sottolinea il crescente successo, di pubblico e critica, di un festival Jazz fortemente voluto dall'azienda vinicola Banfi, in collaborazione con il Comune di Montalcino e con l'associazione Jazz & Image di Roma. Per celebrare degnamente il “Decimo Anno” saranno presenti alcuni fra i principali artisti che si sono esibiti nelle passate edizioni, oltre a importanti nomi, italiani ed internazionali, che per la prima volta saliranno sul palco di Montalcino.
Mercoledì 11 luglio il concerto di apertura, all'interno delle suggestive mura di Castello Banfi, sarà affidato - esattamente come avvenne 10 anni fa - al trombone di Marcello Rosa e al suo quintetto. Dal 12 luglio il Festival si sposterà, invece, nella splendida Fortezza trecentesca di Montalcino con il gradito ritorno del Roberto Gatto Quartet (con Flavio Boltro alla tromba) cui farà seguito, il 13 luglio, Jeremy Pelt, tromba tra le più interessanti dell'ultima generazione e “rising star”, per ben due anni consecutivi, dell'autorevole magazine Down Beat. Sabato 14 luglio sarà poi la volta dell'interessante progetto musicale di Ionata/Amato Hammond Quartet. La prima settimana si chiuderà il 15 luglio con un altro “ritorno” a Montalcino, quello del grande sassofonista Maurizio Giammarco e dei suoi Megatones.
Si riprenderà mercoledì 18 luglio con Biseo-Saint Just Quartet, di nuovo nella storica corte di Castello Banfi. Il 19 luglio si torna definitivamente in Fortezza a Montalcino con un concerto assolutamente straordinario che vedrà esibirsi Mike Mainieri, mito vivente della musica jazz e fusion, e gli Steps Ahead in occasione del loro “30th Anniversary Tour Europe”. Una vera chicca per veri appassionati jazz! Venerdì 20 luglio ci sarà poi il grande ritorno, anche qui a dieci anni di distanza, del sassofonista argentino Javier Girotto accompagnato dagli Aires Tango. Sabato 21 luglio avremo poi il piacere di ospitare uno più assidui frequentatori del festival montalcinese, il grandissimo Enrico Rava con il progetto New Generation (featuring Mauro Negri). Si chiuderà in bellezza, domenica 22 luglio, con un altro gradito ritorno, ovvero lo straordinario sax di Rosario Giuliani e del suo Quartetto. La grande musica jazz ed il grande vino di qualità si incontrano per il decimo anno consecutivo nella città simbolo del Brunello per celebrare, con sempre maggiore successo, l'incontro inebriante tra due piaceri così intimi ed intensi.

Vitivinicoltura Salentina tra Presente e Futuro

I vini del Salento (estrema punta sud-orientale della penisola italiana, coincidente quasi interamente con la provincia di Lecce) sono stati argomento del Convegno “Il Comparto Vitivinicolo salentino tra presente e futuro”, organizzato dall'Accademia Italiana della Vite e del Vino. Particolarmente originale la formula dell'evento: la prima parte dei lavori si è svolta nella mattinata di venerdì 1° giugno, a Galatina (Le), presso la sede dell'Azienda Santri Dimitri, mentre la seconda ha avuto luogo nel pomeriggio dello stesso giorno presso l'azienda Candido, a San Donaci (Br).
Numerosi e di grande spessore gli interventi, tutti tenuti da Accademici: dall'analisi dei vitigni rossi tradizionali del Salento ai nuovi indirizzi produttivi, dalla selezione clonale e sanitaria di vitigni salentini, compresi i fattori predisposti alla contaminazione da ocratrossine agli aspetti economici, con un'analisi della struttura e delle prospettive del comparto vitivinicolo meridionale e l'illustrazione delle leve di marketing nella valorizzazione dei vini del Salento. «Il Convegno ha costituito un importante momento di approfondimento» - ha dichiarato Antonio Calò, presidente dell'Accademia - «in quanto ha offerto una possibilità pressoché unica di analizzare in modo completo e documentato i tradizionali vitigni rossi del Salento, patrimonio da conoscere, con uno sguardo particolare alla cultura del territorio. Per anni, infatti, nella regione si è puntato più sulla quantità che sulla qualità, mentre negli anni più recenti questa tendenza si è invertita. I produttori del Salentini hanno avviato la valorizzazione della viticoltura locale, con numerosi investimenti volti a rimodernare tecniche di produzione e reparti di imbottigliamento. Nel Salento, la coltivazione della vite trova condizioni ottimali per esaltare le caratteristiche dei vini.»
Ma grandi protagonisti della tornata salentina, organizzata dalla più prestigiosa istituzione italiana in campo vitivinicolo (fu istituita nel 1949 da Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica Italiana, e riunisce tutte le più eminenti personalità del settore) sono stati anche e soprattutto i vini e i vitigni della regione. Uno su tutti: il Negroamaro, vero vitigno di bandiera dell'enologia locale, destinato a un luminoso futuro sul mercato italiano e internazionale. Vitigno vigoroso e ricco, ha l'adattabilità dei forti: viene vinificato in rosso o in rosato, in purezza o abbinato a vitigni autoctoni (Malvasia Nera, Aglianico, Uva di Troia), italiani (Sangiovese, Montepulciano) e internazionali (Merlot, Cabernet), apportando sempre le sue caratteristiche di fruttato, sia nel fresco bouquet che nel gusto, che riempie gradevolmente il palato.

 


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