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  Editoriale Numero 57, Novembre 2007   
Il Tocai Friulano Ricomincia dall'ItaliaIl Tocai Friulano Ricomincia dall'Italia  Sommario 
Numero 55, Settembre 2007 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 58, Dicembre 2007

Il Tocai Friulano Ricomincia dall'Italia


 Negli ultimi mesi si è spesso parlato, suo malgrado, di un'uva italiana che - secondo le rigide e spesso illogiche regole della burocrazia - era destinata a “scomparire” dal panorama enologico, almeno nel suo nome. Parliamo, ovviamente, del Tocai Friulano, la gloriosa uva del Friuli Venezia Giulia da diversi mesi al centro dell'attenzione a causa di una “diatriba” giudiziaria con il mondo enologico ungherese. Il finale della storia è noto a tutti. Il 12 maggio 2005, la Corte Europea stabilì che dopo il 31 marzo 2007 - come stabilito nel 1993 in un accordo fra l'Ungheria e l'Unione Europea - era fatto divieto di utilizzare la dicitura “Tocai” per alcuni vini italiani e, ovviamente, europei. La perdita d'identità per il Tocai Friulano, un'uva e un vino così chiamati e riconosciuti da secoli non solo in Italia, è certamente evidente. Per molti aspetti, è un po' come ricominciare a scrivere da capo un'intera storia con conseguenze non solo dal punto di vista dell'immagine, ma anche da quello commerciale.


 

 Dopo le pressoché infinite discussioni che sono emerse a seguito della decisione della Corte Europea, molte sono state le manifestazioni a supporto della nobile uva italiana, compresa la celebrazione - in chiave goliardica, ben s'intende - del presunto funerale del Tocai Friulano. In tutto questo tempo, tante sono state le proposte per ottemperare alla decisione della Corte Europea - di fatto, cambiare il nome dell'uva - e molte sono state le alternative per procedere al nuovo “battesimo” della gloriosa uva friulana. Molti furono i nomi proposti e i più probabili furono Toccai (da notare, scritto con due “c”, in onore del omonimo torrente che scorre nella regione e dal quale si suppone derivi il nome dell'uva), Tai Friulano (Tai significa bicchiere nella lingua locale) e Friulano, il nome che alla fine sembrava essere il vincitore. Tutti erano quindi pronti a celebrare il battesimo del Friulano - con la sua prima vendemmia del 2007 - quando, improvvisamente, arriva il colpo di scena degno dei più avvincenti racconti.

 La burocrazia, si sa, è sempre piena di regole spesso in contrapposizione fra loro: quando una legge stabilisce qualcosa, molto spesso ci si accorge che un'altra la smentisce in tutto o in parte. Proprio quando tutto era pronto per iniziare la vendemmia e a dare il benvenuto al “Friulano 2007”, lasciando alle spalle il Tocai Friulano, qualcuno continua a lavorare sulla tutela del nome della gloriosa uva bianca. Prima del 31 marzo 2007, c'era chi aveva fatto notare che l'accordo del 1993 sul quale si basa la sentenza della Corte Europea, era di fatto sostituito dall'accordo TRIPS firmato nell'ambito WTO (World Trade Organization) nel 1994 a Marrakech. Il paragrafo 6 dell'articolo 24 di questo accordo attribuisce infatti agli stati firmatari la facoltà di riconoscere le omonimie tra i vini nazionali e le denominazioni geografiche di altri stati. Questa facoltà è concessa anche alle regioni, poiché competenti esclusive in materia di agricoltura nei rapporti internazionali e con l'Unione Europea, anche nei casi di eventuale contrasto con le norme dello Stato.

 Lo scorso 25 settembre, non senza polemiche e pareri contrari, il Consiglio della regione Friuli Venezia Giulia, avvalendosi di quanto stabilito dall'accordo TRIPS, ha approvato una legge a testo unico che prolunga la “vita” del Tocai Friulano. Nel testo della nuova legge 235 è infatti stabilito che «Ai sensi dell'art. 117 quinto comma della Costituzione, in attuazione dell'art. 24 par. 6 dell'Accordo relativo agli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (Accordo TRIPS), ratificato in Italia con legge 29 dicembre 1994, n. 747, la denominazione “Tocai Friulano”, patrimonio della vitivinicoltura regionale ormai da secoli, può continuare ad essere utilizzata dai produttori vitivinicoli della Regione Friuli Venezia Giulia, anche dopo il 31 marzo 2007, per designare il vino, derivante dall'omonimo vitigno, che viene commercializzato all'interno del territorio italiano.»

 Secondo il testo di questa legge il Tocai Friulano sarebbe quindi “salvo” solamente in Italia ma non negli altri paesi, poiché è espressamente stabilito che la celebre e storica uva del Friuli Venezia Giulia potrà essere chiamata in questo modo solamente nella natia patria. Una soluzione che - alla fine - potrebbe accontentare tutti, probabilmente anche gli stessi viticoltori locali poiché la maggioranza del vino Tocai Friulano è commercializzato in Italia. Anche se questa legge sembrerebbe riaccendere delle speranze per il mantenimento del nome e della storia del Tocai Friulano - nel solo territorio italiano - molti sono i pareri scettici sull'efficacia di questo provvedimento. Nonostante la maggioranza abbia approvato questa legge, alcuni sostengono che questa legge regionale non sarà accolta in sede Europea e che pertanto non servirà a molto per salvare le sorti del Tocai Friulano, anche se limitatamente al mercato italiano.

 Certamente la storia e la tradizione della celebre uva del Friuli Venezia Giulia sono valori che si devono tutelare anche nel rispetto di un nome che da sempre ha identificato l'uva e il vino con il loro territorio. Ma è anche vero che un provvedimento di questo genere può essere causa di confusione, poiché lo stesso vino sarebbe commercializzato, conosciuto e riconosciuto in Italia con il suo storico nome “Tocai Friulano”, mentre la produzione destinata ai mercati esteri sarebbe contraddistinta da un nome diverso, presumibilmente “Friulano”. Nonostante i lodevoli sforzi delle istituzioni Friulane, forse un provvedimento di questo tipo potrebbe favorire unicamente la confusione sulla reale identità del Tocai Friulano. E poi resta sempre l'incognita di come la Commissione Europea accoglierà la legge emanata dalla regione Friuli Venezia Giulia. La partita è stata certamente riaperta e forse avrà bisogno ancora di altri colpi di scena prima di potere scrivere la parola “fine”. Non resta che augurarsi un lieto fine.

 




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