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Il vino non sta attraversando un periodo esattamente favorevole, questo lo
sappiamo tutti e da diversi mesi. Da lungo tempo, infatti, le statistiche e
i risultati relativi alla produzione e commercializzazione del vino, in
particolare in Europa, restituiscono – per così dire – un quadro a tinte fosche
e caratterizzato da importanti segnali di crisi o recessione. Una condizione che
era stata già evidenziata nei mesi scorsi dal rapporto di breve termine
pubblicato dalla Commissione Europea e nel quale si evidenziava, appunto, un
futuro non esattamente favorevole per il vino. Sicuramente determinato dalle
condizioni economiche degli ultimi anni, non da meno, dal cambiamento di certe
abitudini e preferenze dei consumatori, certamente condizionato anche dalle
politiche intraprese in ambito comunitario sulla sensibilizzazione al consumo
delle bevande alcoliche. Inoltre, in conseguenza dell'orientamento dell'Unione
Europea, i rapporti pubblicati sull'andamento e la previsione della produzione
enologica sembrerebbero, per così dire, scontati, con risultati che,
forse, erano non da meno auspicati.
Lo scorso 11 dicembre, la Direzione Generale dell'Agricoltura e dello Sviluppo
Rurale della Commissione Europea ha pubblicato un documento di previsione per il
prossimo decennio e riguardante l'intero comparto agricolo e produttivo, vino
compreso. Ciò che emerge da questo documento – e come già anticipato la scorsa
primavera – è il lento ma inarrestabile declino del vino, sia in termini di
consumo e produzione, sia nella commercializzazione. Il rapporto, che, a vedere
l'andamento attuale del comparto vitivinicolo in Europa, è certamente verosimile,
prevede un declino continuo e inesorabile fino al 2035, con cali diffusi sia in
termini di consumo sia di produzione e di mercato. Fra le cause principali del
declino, il rapporto della Commissione Europea indica l'abitudine dei giovani al
minore consumo di bevande alcoliche e il loro presunto orientamento a
comportamenti più salutistici, maggiormente interessati a bevande con poco o
senza alcol.
Inoltre, il rapporto segnala anche il netto cambiamento delle abitudini e
occasioni di consumo del vino, il quale è sempre meno consumato a casa e, quando
accade, lo si fa in contesti di socializzazione, come nei ristoranti e locali
di mescita di vino. Questa abitudine non riguarda solamente i consumatori giovani
ma anche quelli adulti e anziani, poiché si tratta – per così dire – di un
cambiamento sociale e culturale, un fenomeno che riguarda praticamente tutti i
i principali paesi europei produttori di vino. A questo proposito, è interessante
notare l'aumento dei consumi, seppure marginale, da parte dei consumatori di
alcuni paesi non tradizionalmente legati al consumo di vino, come Repubblica
Ceca, Polonia e Svezia. Per il prossimo decennio, inoltre, si prevede un netto
cambiamento di preferenze da parte dei consumatori, con un calo generale dei vini
rossi e la conseguente crescita di vini giovani e di facile comsumo, in
modo particolare i frizzanti e gli spumanti. Si prevede, inoltre, un crescente
aumento di bevande a base di vino, in particolare quelle create con i vini
dealcolizzati, sebbene con un volume di produzione decisamente marginale.
Nel corso del prossimo decennio, quindi, si prevede un declino nei consumi di
vino nella misura di -1% all'anno con un consumo pro capite annuo di circa 19,8
litri, contro i 22,3 del periodo 2020-2024. Non si prevedono sostanziali
cambiamenti per quanto riguarda gli altri ambiti di impiego del vino – come per
esempio la distillazione e la trasformazione in altri prodotti – stimati in
circa 30 milioni di ettolitri annui. La contrazione dei consumi in Europa, così
come dell'esportazione, alla quale si unisce la concorrenza di altri paesi,
determinerà un calo di produzione dello 0,7% all'anno fino ad arrivare nel 2035
a 140 milioni di ettolitri. Queste stime – come indicato nel rapporto –
suppongono condizioni meteorologiche e climatiche stabili, tuttavia potrebbero
variare in funzione delle condizioni specifiche di ogni singolo territorio. A
tale proposito, va detto che – in termini generali – i produttori europei hanno
già dimostrato ottima capacità di adattamento in conseguenza del
cambiamento climatico di questi anni, pertanto non è escluso che riescano
a fare lo stesso anche nei prossimi anni.
Come già detto, le previsioni del rapporto pubblicato dalla Commissione Europea,
tracciano un futuro decisamente negativo anche per le esportazioni e importazioni
di vino. A tale proposito, va ricordato che questi due ambiti della
commercializzazione soffrono già da qualche anno una situazione non esattamente
positiva. Com'è noto, immediatamente dopo il periodo della pandemia da COVID-19,
le esportazioni di vino hanno beneficiato di un rilancio sostanziale fino al
2022. Negli ultimi due anni, complice anche il cambiamento nelle abitudini dei
consumatori e la concomitante condizione di eccesso di scorte giacenti nelle
cantine, i livelli di esportazione sono attualmente in calo e, secondo questo
rapporto, la tendenza sarà confermata nei prossimi anni. L'eccesso di scorte
influirà inevitabilmente anche sull'importazione di vino, anch'esso previsto in
calo. Pertanto, per il prossimo decennio, il rapporto della Commissione Europea
prevede un calo delle esportazioni dell'1,2% annuo e del 2,7% delle
importazioni.
Lo stesso rapporto, inoltre, segnala un futuro incerto anche per l'intero
comparto agroalimentare, prevedendo le maggiori criticità legate al cambiamento
climatico, la disponibilità e consumo di risorse naturali essenziali, come acqua
e suolo. Si prevede che questi fattori limiteranno lo sviluppo e le rese dei
raccolti, mentre il cambiamento climatico potrebbe spostare le attività
agroalimentari verso il nord Europa, con inevitabili conseguenze negative per le
attuali zone dedite a questa attività. Questi cambiamenti, inevitabilmente,
costringeranno lo studio e adozione di nuove pratiche colturali, oltre alla
selezione delle colture. Anche la viticoltura, inevitabilmente, sarà coinvolta in
questi cambiamenti, oltre alla diffusa e progressiva diminuzione dei consumi. I
prossimi dieci anni – a quanto pare – saranno certamente difficili e complicati
per tutto il comparto agroalimentare europeo, prevedendo, non da meno, un declino
inesorabile del vino sotto ogni aspetto.
La situazione attuale fa certamente pensare alla necessità di un cambiamento o,
per meglio dire, dell'adattamento del ciclo produttivo e commerciale che, forse,
porterà inevitabilmente a cambiare radicalmente il vino rispetto a come lo
conosciamo oggi e, aggiungerei, da sempre. Il primo di questi, anche in
considerazione dell'attuale orientamento dei giovani consumatori – cioè quelli
che determineranno il mercato anche nei prossimi anni – è il volume alcolico dei
vini che, molto probabilmente, sarà destinato a diminuire proprio per incontrare
le nuove necessità di mercato, fino a divenire totalmente dealcolizzato. Una
prospettiva, questa, che certamente non mi entusiasma, auspicando si avrà almeno
la decenza e il buon gusto di non chiamarlo vino. Se aggiungiamo poi i
provvedimenti di legge che progressivamente si stanno introducendo e che – di
fatto – scoraggiano il consumo di vino, i produttori saranno inevitabilmente
costretti a creare prodotti privi di alcol anche per contrastare la crescente
concorrenza delle bevande alternative e che già riscuotono un discreto
successo. Forse i produttori, esasperati dalle continue restrizioni di tipo
legale e dalle crescenti condizioni critiche di produzione e commercializzazione,
fra dieci anni avranno tutti riconvertito la propria attività alla produzione di
altro. E sempre fra dieci anni, chissà, ripenseremo con affetto e nostalgia a
questi tempi quando ancora esisteva il vino, sorseggiando un salutare bicchiere
d'acqua. Confidando che, fra dieci anni, ce ne sia ancora da potere bere.
Antonello Biancalana
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