![]() Cultura e Informazione Enologica dal 2002 - Anno XXIV |
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Numero 247, Febbraio 2025 |
Sommario |
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Sulla Qualità dei Vini |
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A volte, quando trovo nel mio calice un vino che non ho mai degustato in passato, mi soffermo a pensare come la qualità – o meglio, il concetto di qualità – sia cambiato nel corso dei miei trenta anni di degustazioni e assaggi. Questo non accade quando degusto un vino che conosco già, penso di conoscere o riconoscere, perché, in quei casi, è un po' come incontrare un vecchio amico e scambiare due chiacchiere sul tempo che, nel frattempo, è passato. In quei casi mi soffermo a pensare come quel vino sia cambiato rispetto all'ultima volta che l'ho degustato, considerazioni che – inevitabilmente – coinvolgono molti fattori, per esempio l'annata, il suo andamento, l'agronomo che curava o cura la vigna e l'enologo. Inoltre, considero certamente anche la qualità, ma in modo diverso, cioè confrontandola con quella delle annate passate, confidando nei ricordi della mia memoria. Spesso il cambiamento di qualità è evidente – nel bene e nel male – in fin dei conti questo accade anche per i vecchi amici, visto che con il tempo tutti cresciamo e, inevitabilmente, cambiamo. La qualità del vino. Concetto spesso soggettivo, mutevole nel tempo, nonostante i diversi tentativi di definizione oggettiva e condivisibile, unicamente accettabile nell'ambito e nel contesto nel quale si crea, si sviluppa e si condivide. Questo vale per qualunque contesto e ambito, non solo per il vino. C'è poi la qualità fatta unicamente di tante belle parole – e nel vino è frequentissima – che se non la capisci o non la sostieni, è perché del vino non capisci nulla e sei inesorabilmente considerato incompetente, evidentemente addormentato seguace di chissà quale setta occulta e cospiratoria. Un fenomeno, questo, sempre più frequente negli ultimi anni, grazie anche al crescente numero di esperti tuttologi che spuntano come funghi e guai a contraddirli. Un tempo, ammetto, in questi casi ero solito sostenere la mia idea di qualità – con l'irrinunciabile condizione del dialogo civile e costruttivo – oggi lo sono molto meno. In fin dei conti, se uno è felice del suo concetto di qualità enologica e apprezza i vini che la esprimono, mi sta bene e non obietto: se quei vini non finiscono nel mio calice, va benissimo così, siamo tutti felici e contenti. Durante tutti questi anni trascorsi a degustare e assaggiare vini – sia in contesti rigorosi, sia in quelli informali, amichevoli e rilassati – il concetto di qualità enologica è cambiato diverse volte. In certi casi, non da meno, contraddicendo o modificando radicalmente quello che fino a qualche anno prima era considerato indiscutibile. Quando ho iniziato a occuparmi del vino, per così dire, in modo più consapevole e intraprendente – era l'inizio degli anni 1990 – l'Italia era da poco uscita dal gravissimo scandalo del vino al metanolo, una vicenda che, indubbiamente, ha segnato il sistema viticolturale ed enologico italiano e in modo decisamente profondo. Si stava ancora cercando di rimettere insieme le macerie di un sistema gravemente compromesso – almeno in termini di credibilità – e si guardava, con non celato disprezzo, qualunque vino che esprimesse una certa rozzezza tale da ricordare quelle tecniche enologiche superficiali, approssimative e palesemente incuranti. Venivano definiti con disprezzo – potrei dire, in modo unanime e condiviso – vini del contadino riferito – va chiarito – non come offesa al nobile lavoro di chi coltiva la terra, piuttosto a un prodotto disgraziatamente mediocre oltre che palesemente difettoso, risultato di pratiche enologiche innegabilmente grossolane o, non da meno, dubbie. Si trattava, a quei tempi, di un epiteto decisamente spregevole, qualcosa che faceva perfino sorridere per quei difetti così rozzi e grossolani, tuttavia fiduciosi del percorso che si stava costruendo verso una nuova qualità che consentisse a chiunque di evitare certe leggerezze enologiche. In effetti, quel percorso è stato molto efficace, tanto da consentire alla maggioranza dei produttori di creare vini di buona qualità, spesso eccelsa, privi di quei difetti così imbarazzanti, palese risultato di imperizia e incompetenza enologica. Con gli anni – direi, praticamente storia recente – il significato di quella definizione è drasticamente cambiato, tanto che oggi, per molti appassionati, la definizione di vino del contadino equivale esattamente alla più alta espressione di qualità enologica nonché di immacolata genuinità sotto ogni aspetto e non solo enologico. Come cambiano i tempi. Quei difetti così imbarazzanti e rozzi – per me, sono ancora questo – sono invece diventati gli indiscutibili pregi dell'ineccepibile qualità e della più pura espressione del territorio, delle uve e dell'onestà di chi lo produce. Come cambiano i tempi. Intendiamoci: vini di elevata qualità se ne producono davvero tanti e ovunque, tuttavia, rispetto a qualche anno fa, sono aumentati anche i vini con difetti che si immaginava non dovere più incontrare nel calice e, peggio, al naso. Una sorta di ritorno al passato e, si sa, una volta era tutto molto meglio e che fortuna i nostri nonni che hanno vissuto quei fantastici tempi migliori, comprese le relative condizioni di vita non esattamente agiate e floride. Verrebbe proprio da dire caro lei! Non ci sono più quei bei difetti di una volta!. Nulla è perduto: ci sono, eccome se ci sono e perfino anche di ben peggiori. Sulla non qualità del vino ho smesso di arrabbiarmi da tempo, tuttavia mi sorprendo sempre nel constatare che certi difetti, per me imbarazzanti, sono in realtà da molti considerati particolarissimi e strepitosi pregi. Ho smesso anche di interrogarmi se in realtà quello strano sono proprio io, visto che non riesco ad apprezzare certe raffinatezze qualitative. Cosa che non escludo, ovviamente. De gustibus non est disputandum, per meglio dire, non li discuto fino a quando quelle prelibatezze enologiche sono nel calice altrui e lontane dal mio. Continuo tuttavia a sorprendermi quando nel calice sono costretto a versare dei vini con dei difetti imbarazzanti e grossolani, che vanno ben oltre la velatura abbracciando inquietanti torbidezze, non da meno, sfoggiando, senza vergogna alcuna, degli odori che faccio enorme fatica a definire come difetti poiché l'unica definizione possibile è abominevole puzza. Dura la vita del degustatore. Ma quando si deve – ahimè – la professionalità prende il sopravvento, facendo malvolentieri buon viso a cattivo gioco. In quei casi, mi chiedo come sia possibile regredire così tanto in termini qualitativi ed enologici, dopo tutti questi anni nei quali tanto si è fatto per la qualità del vino, con una condivisione e diffusione delle tecniche e conoscenze enologiche praticamente accessibili a chiunque e come non è mai accaduto in passato. Anche a quelli che, pervicacemente, fanno vini osceni nell'apoteosi dei difetti più imbarazzanti, riuscendo perfino a esserne fieri e orgogliosi. Continuo a pensare, anche dopo tutti questi anni passati a studiare e degustare il vino, che Émile Peynaud – il celebre enologo francese, indiscutibile padre della qualità enologica moderna – aveva ragione e continua ad avere ragione. Un suo celebre pensiero mi ha sempre accompagnato e, ancora oggi, trovo che sia assolutamente vero e attuale: «Siete voi (consumatori) che in un certo senso fate la qualità. Se ci sono vini cattivi è proprio perché ci sono dei cattivi bevitori. Il gusto è conforme alla rozzezza dell'intelletto: ognuno beve il vino che merita». Antonello Biancalana
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Contrasti di Cesanese del Piglio e Montepulciano d'AbruzzoLazio e Abruzzo a confronto nei nostri calici con vini prodotti con le due più importanti varietà a bacca rossa delle rispettive regioni. Vini diversi e di spiccata personalità, dal carattere di frutti rossi e neri. |
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Lazio e Abruzzo, due importanti regioni del centro Italia, oltre ad avere territori confinanti, condividono anche alcune uve con le quali si producono vini. Non molte, in verità, considerando che – appunto – i vigneti delle rispettive regioni sono prevalentemente coltivati con varietà autoctone e non presenti nell'altra. Ci sono evidentemente delle eccezioni, poiché in entrambe troviamo comunque varietà in comune. Si tratta, non da meno, anche di varietà cosiddette internazionali, utilizzate spesso in unione alle uve locali così come per la produzione di vini monovarietali, rientrando – inoltre – nella composizione di vini a Denominazione d'Origine Controllata. Lazio e Abruzzo si caratterizzano per un'interessante varietà di vini bianchi e rossi, con uno sviluppo qualitativo evidente e significativo che si è prevalentemente verificato negli ultimi decenni. Si deve infatti notare che, sia nel Lazio, sia in Abruzzo, la produzione enologica era in passato prevalentemente caratterizzata da vini che rispondevano a criteri di ampia produzione, vini di largo consumo, dai caratteri immediati e modesti. Il cambiamento, per entrambe le regioni, inizia negli anni 1990, ponendo maggiore attenzione sulla produzione di qualità, una tendenza che ha riguardato progressivamente i rispettivi territori e denominazioni, permettendo a Lazio e Abruzzo di emergere con vini di eccellente pregio e interesse enologico. Il cambiamento è iniziato, sia in Lazio sia in Abruzzo, con la rivalutazione e la migliore gestione viticolturale ed enologica delle varietà locali, oggi, non solo capisaldi dell'enologia nelle due regioni, ma anche importanti rappresentanti di quella italiana. La degustazione per contrasto di questo mese prenderà in esame due uve rosse di primaria importanza nel panorama dei vini rossi nelle rispettive regioni: il Cesanese per il Lazio, Montepulciano per l'Abruzzo.
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Il Cesanese del Piglio – o semplicemente, Piglio – è l'unico vino rosso a Denominazione d'Origine Controllata e Garantita del Lazio. Prodotto nell'omonimo comune in provincia di Frosinone – quindi nella parte meridionale della regione – il Piglio è certamente il vino più famoso prodotto con l'uva Cesanese. Si deve infatti notare che, oltre al Piglio, nel Lazio sono definiti altri due territori a Denominazione d'Origine Controllata nei quali si producono vini a base di Cesanese: Cesanese di Affile e Cesanese di Olevano Romano, entrambi in provincia di Roma. Per quanto concerne l'uva utilizzata per la produzione di questo vino, si deve osservare che esistono due varietà riferibili allo stesso nome: Cesanese Comune, tipico della provincia di Frosinone e da sempre identificato con la località di Anagni, e il Cesanese d'Affile, originario dell'omonimo comune in provincia di Roma. In accordo al disciplinare di produzione, il Piglio è prodotto con entrambe le varietà – da sole o insieme – per un minimo del 90% e la restante eventuale quota rappresentata da uve a bacca rossa ammesse nella regione Lazio. Sia il Cesanese Comune sia quello di Affile si ritengono varietà autoctone del Lazio e si suppone fossero già utilizzate per la produzione di vino già ai tempi degli antichi romani. Il territorio del Piglio ha un lungo legame con la viticoltura – probabilmente già in epoca dell'antica Roma – e gli Statuti della Terra di Piglio, emanati il 30 maggio 1479, fanno riferimento a molti capitoli di zone da destinare alla coltivazione della vigna, oltre a stabilire il periodo della vendemmia e le norme di commercializzazione del vino. Il Cesanese del Piglio è stato riconosciuto a Denominazione d'Origine Controllata nel 1973, mentre nel 2008 è riconosciuto come DOCG, Denominazione d'Origine Controllata e Garantita. Il disciplinare prevede tre stili di rosso, definiti come base, superiore e riserva, quest'ultima per i soli vini con una maturazione di almeno 20 mesi, dei quali 6 in bottiglia. Per quanto concerne la maturazione, il disciplinare non impone procedure o contenitori specifici, ammettendo comunque l'impiego di botti di legno, pratica – quest'ultima – fra le più utilizzate per la produzione del Cesanese del Piglio.
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Il Montepulciano – l'uva e il vino che se ne produce è innegabilmente il primario ambasciatore dell'enologia abruzzese. Uva rossa di spiccata personalità, dal carattere ribelle e scontroso, decisamente vinoso, richiede la massima attenzione e competenza per produrre grandissimi vini, un risultato che in Abruzzo è solidamente confermato dalle tante e bellissime bottiglie prodotte con quest'uva. In passato, oramai lontano, il Montepulciano era principalmente utilizzato come uva da taglio, adatto a produrre vini prevalentemente destinati a conferire colore e struttura a quelli più deboli, e non solo in Abruzzo. Grazie all'attenta rivalutazione e valorizzazione enologica, non da meno, il lavoro di caparbi e visionari produttori, il Montepulciano oggi è innegabilmente fra le grandezze dell'enologia italiana e abruzzese, capace di creare vini di notevole qualità e non solo in questa regione. Il Montepulciano d'Abruzzo è oggi riconosciuto vino a Denominazione d'Origine Controllata, comprendendo – inoltre – le sottozone Terre dei Vestini, Alto Tirino, Terre dei Peligni, Teate, Colline Pescaresi, Terre Aquilane o Terre de L'Aquila, San Martino sulla Marrucina e Terre di Chieti. A queste si aggiunge il Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane, oggi riconosciuto come territorio a Denominazione d'Origine Controllata e Garantita, esattamente come Casauria, un tempo sottozona della DOC. I vini appartenenti alla denominazione Montepulciano d'Abruzzo, in accordo al suo disciplinare di produzione, si producono con l'omonima uva per almeno l'85% e l'eventuale restante quota rappresentata da uve ammesse alla coltivazione in Abruzzo. Il disciplinare, inoltre, non impone pratiche specifiche per la maturazione, salvo negli stili riserva, per i quali è obbligatorio l'uso di botti. La tendenza dei produttori del Montepulciano d'Abruzzo – quindi non lo stile riserva – è comunque quella di condurre la maturazione in botte, non mancando, in ogni caso, vini maturati in contenitori inerti.
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Le bottiglie che verseremo nei calici della nostra degustazione per contrasto non dovrebbero presentare particolari difficoltà nel reperimento. Il Montepulciano d'Abruzzo è certamente quello più facile da reperire, anche nella grande distribuzione. Il Cesanese del Piglio, sebbene sia sempre più frequente negli scaffali dei negozi di vino, potrebbe presentare una certa difficoltà e, probabilmente, più difficile da trovare nella grande distribuzione. Come sempre, affidandoci a un'enoteca ben fornita, sarà possibile reperire sia il Montepulciano d'Abruzzo sia il Cesanese del Piglio. Per entrambi i vini, poiché i relativi disciplinari di produzione prevedono l'impiego di più uve, ci assicureremo che siano entrambi costituiti esclusivamente dalle rispettive uve primarie. Per il Cesanese del Piglio, si preferirà una bottiglia prodotta prevalentemente o esclusivamente con Cesanese d'Affile. Per quanto riguarda la maturazione, e considerando la scelta più ricorrente della maggioranza dei produttori, sceglieremo vini maturati in botte grande e appartenenti all'annata più recente disponibile. I vini sono versati in calici da degustazione alla temperatura di 18 °C. Versiamo finalmente Cesanese del Piglio e Montepulciano d'Abruzzo nei rispettivi calici e diamo inizio alla degustazione per contrasto di questo mese, iniziando con l'esame dell'aspetto del vino laziale. Poniamo il calice inclinato sopra una superficie bianca – è sufficiente un foglio di carta e adeguata illuminazione – quindi osserviamo la base. Il colore del Cesanese del Piglio è rosso rubino intenso e, ponendo un oggetto a contrasto fra il calice e la superficie bianca, possiamo osservare una trasparenza ridotta. Spostiamo ora la nostra attenzione verso l'apertura del calice – dove lo spessore del vino è sottile – e osserviamo il colore della sfumatura. Anche in questo caso si rileva un colore rosso rubino con accenni porpora. Passiamo ora alla valutazione dell'aspetto del Montepulciano d'Abruzzo e osserviamo la base del calice inclinato sopra la superficie bianca. Il colore è rosso rubino con una bassa trasparenza, senza grandi differenze rispetto al vino laziale. Lo stesso colore, rosso rubino, si osserva nella sua sfumatura. I profumi di Cesanese del Piglio e Montepulciano d'Abruzzo si caratterizzano prevalentemente con sensazioni che ricordano i frutti a polpa rossa e nera, oltre a profumi che riconducono al mondo dei fiori. I vini prodotti con le uve Cesanese Comune e Cesanese d'Affile, si fanno apprezzare al naso per i profumi di amarena, oltre che ciliegia, prugna, mirtillo e lampone, così come profumi di violetta e ciclamino per quanto riguarda i riconoscimenti riconducibili al mondo dei fiori. Il profilo olfattivo dei vini prodotti con Montepulciano – quindi anche quello d'Abruzzo – è decisamente più vinoso e al naso si possono apprezzare riconoscimenti di amarena, mirtillo e prugna, mentre per i fiori, i principali profumi sono quelli della violetta e, talvolta, la rosa. Nel caso specifico dei vini della nostra degustazione per contrasto – Cesanese del Piglio e Montepulciano d'Abruzzo – considerando la tendenza comune della maturazione in botte, al calice si percepiranno anche profumi che il legno e il tempo normalmente conferiscono ai vini. Non solo la vaniglia, il più frequente dei profumi, ma anche spezie più pungenti, come per esempio il pepe nero, più frequente nel Cesanese. Riprendiamo la degustazione per contrasto di questo mese e procediamo con l'analisi dei profili olfattivi di Cesanese del Piglio e Montepulciano d'Abruzzo, iniziando – come nella fase precedente – dal vino laziale. Manteniamo il calice in posizione verticale e, senza rotearlo, effettuiamo la prima olfazione così da valutare l'apertura del vino, cioè i suoi profumi primari e identificativi. Dal calice si percepiscono sensazioni intense e piacevoli di amarena, ciliegia, prugna e lampone, unitamente al profumo floreale della violetta. Roteiamo ora il calice, operazione che favorisce lo sviluppo dei restanti aromi, ed effettuiamo la seconda olfazione. Il profilo olfattivo del Cesanese del Piglio si completa con mirtillo, mora, rosa e ciclamino, oltre ai profumi riconducibili alla maturazione in legno. Passiamo ora all'analisi dell'apertura del Montepulciano d'Abruzzo ed effettuiamo la prima olfazione. Dal calice si apprezzano, intensi e puliti, i profumi di amarena, prugna e mirtillo, oltre alla violetta, con un carattere un po' più vinoso rispetto al Cesanese del Piglio. Dopo avere roteato il calice ed effettuato la seconda olfazione, il profilo del vino abruzzese si completa con mora, lampone e rosa, oltre ai profumi tipici della maturazione in legno. Passiamo ora alla valutazione dei profili gustativi dei nostri vini, iniziando, come nelle fasi precedenti, dal Cesanese del Piglio. Iniziamo valutando l'attacco del vino, cioè le sensazioni gustative primarie che si percepiscono in bocca dopo il primo sorso. Il Cesanese del Piglio si fa riconoscere in bocca per un'astringenza ben percettibile tuttavia non eccessiva, equilibrato sia dall'effetto dell'alcol sia dalla maturazione in legno, oltre alla freschezza, conferita dall'acidità, decisamente modesta. In bocca si percepiscono i sapori di ciliegia, prugna e lampone, oltre a buona struttura. Passiamo ora alla valutazione dell'attacco del Montepulciano d'Abruzzo, quindi prendiamo un sorso di questo vino. In bocca si fa apprezzare per la buona astringenza dei tannini – non molto diversa da quella del Cesanese – subito equilibrata dall'effetto dell'alcol e della maturazione in legno, con una freschezza spesso più accentuata rispetto al Cesanese, anche in questo caso di buona struttura. In bocca, inoltre, si percepiscono i sapori di amarena, mirtillo e prugna. Siamo giusti alla fase conclusiva della nostra degustazione per contrasto, quindi, dopo avere deglutito i vini, procediamo con la valutazione della loro persistenza gusto-olfattiva. Il finale del Cesanese del Piglio è persistente, lasciando in bocca netti ricordi di ciliegia – così come amarena – prugna e lampone, con buona piacevolezza ben sostenuta da giusta struttura. Si continua a percepire anche una moderata astringenza, trovando ancora equilibrio con l'effetto dell'alcol e della maturazione. Il finale del Montepulciano d'Abruzzo è parimenti persistente, lasciando in bocca intensi sapori di amarena, mirtillo e prugna, oltre al suo tipico carattere vinoso che si unisce alla piacevolezza complessiva. In bocca si continua inoltre a percepire la piacevole e giusta astringenza equilibrata dall'alcol, oltre a una moderata sensazione di freschezza conferita dall'acidità, più intensa del Cesanese. Procediamo con l'ultima olfazione dei due vini, prima il Cesanese del Piglio e poi il Montepulciano d'Abruzzo: le differenze olfattive – sebbene con alcune qualità in comune – risultano ancora distanti e distinte.
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I Vini del Mese |
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Monferrato Rosso Ancura Na Vota 2023 |
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| Carussin (Piemonte, Italia) | |
Barbera | |
| Prezzo: € 23,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso porpora, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di ciliegia,
lampone e mora seguite da aromi di violetta, ciclamino, prugna, mirtillo e
grafite.
Attacco giustamente tannico e fresco, comunque equilibrato dall'alcol,
buon corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, lampone e mora. Prodotto per macerazione carbonica. |
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Pasta con carne e funghi, Carne saltata, Stufati di carne con funghi,
Zuppe di funghi
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Barbera d'Asti Lia Vì 2022 |
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| Carussin (Piemonte, Italia) | |
Barbera | |
| Prezzo: € 25,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso porpora, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di ciliegia,
prugna e mora seguite da aromi di violetta, ciclamino, lampone e mirtillo.
Attacco giustamente tannico e fresco, comunque equilibrato dall'alcol,
buon corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, prugna e mora. 9 mesi in vasche di cemento. |
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Paste ripiene con carne e funghi, Carne bianca arrosto, Stufati di
carne con funghi
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Morellino di Scansano Riserva 2020 |
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| Moris Farms (Toscana, Italia) | |
Sangiovese (90%), Cabernet Sauvignon, Merlot (10%) | |
| Prezzo: € 23,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di amarena,
prugna e violetta seguite da aromi di geranio, mirtillo, mora, cioccolato,
tabacco, macis e vaniglia.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di amarena, prugna e mirtillo. 12 mesi in barrique, almeno 6 mesi in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati di carne con funghi,
Formaggi stagionati
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Maremma Toscana Sangiovese Barbaspinosa 2019 |
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| Moris Farms (Toscana, Italia) | |
Sangiovese (90%), Cabernet Sauvignon (10%) | |
| Prezzo: € 14,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
amarena, prugna e violetta seguite da aromi di garofano, ribes, mirtillo,
mora, lampone, cioccolato, tabacco, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. 12 mesi in barrique. |
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Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne con
funghi, Formaggi stagionati
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Rosso Orvietano 2022 |
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| Tenuta Vitalonga (Umbria, Italia) | |
Sangiovese (60%), Cabernet Sauvignon (40%) | |
| Prezzo: € 30,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di amarena,
prugna e ribes seguite da aromi di violetta, peonia, mirtillo, mora,
cioccolato, macis, tabacco e vaniglia.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di amarena, prugna e ribes. Maturazione in barrique, almeno un anno in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati di carne con funghi,
Formaggi
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Phiculle 2021 |
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| Tenuta Vitalonga (Umbria, Italia) | |
Cabernet Sauvignon (70%), Sangiovese (30%) | |
| Prezzo: € 22,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ribes, amarena e violetta seguite da aromi di prugna, mirtillo, mora,
cioccolato, tabacco, cipria, macis, liquirizia, vaniglia ed eucalipto.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di ribes, amarena e prugna. 15 mesi in barrique, almeno 12 mesi in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati di carne con funghi,
Formaggi stagionati
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Cilento Fiano Crai 2023 |
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| Cobellis (Campania, Italia) | |
Fiano | |
| Prezzo: € 18,00 | Punteggio: |
Giallo paglierino chiaro e sfumature giallo verdolino, molto
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di mela, pesca e
ananas seguite da aromi di biancospino, ginestra, camomilla, agrumi, pera,
susina, tiglio e nocciola.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di mela, pesca e ananas. 5 mesi in vasche d'acciaio, 2 mesi in bottiglia. |
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Pasta con pesce, Carne bianca saltata, Pesce saltato, Zuppe di funghi,
Sformati di verdure
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Cilento Aglianico Vigna dei Russi 2016 |
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| Cobellis (Campania, Italia) | |
Aglianico | |
| Prezzo: € 25,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
amarena, prugna e viola appassita seguite da aromi di mora, mirtillo,
cacao, tabacco, cuoio, liquirizia, sottobosco, macis, grafite, vaniglia e
mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo
pieno, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di amarena, prugna e mora. 6 mesi in vasche d'acciaio, 18 mesi in barrique, almeno 12 mesi in
bottiglia.
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Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne, Formaggi
stagionati
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Alto Adige Sauvignon Lafoa 2022 |
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| Cantina Colterenzio (Alto Adige, Italia) | |
Sauvignon Blanc | |
| Prezzo: € 27,90 | Punteggio: |
Giallo paglierino brillante e sfumature giallo verdolino, molto
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di uva
spina, pesca e sambuco seguite da aromi di acacia, biancospino, ortica,
fiore di bosso, pompelmo, frutto della passione, pera, mela, ananas, foglia
di pomodoro, peperone verde, salvia, minerale e un accenno di vaniglia.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di uva spina, pesca e
pompelmo.
Parte del vino è fermentato in barrique. Maturazione per 8 mesi. |
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Pasta con pesce, Carne bianca saltata, Pesce stufato, Zuppe di funghi,
Pesce fritto, Latticini
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Alto Adige Pinot Nero Riserva Lafoa 2021 |
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| Cantina Colterenzio (Alto Adige, Italia) | |
Pinot Nero | |
| Prezzo: € 38,90 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ciliegia, prugna e rosa seguite da aromi di ciclamino, lampone, fragola,
corbezzolo, mirtillo, cioccolato, cannella, tabacco, pepe rosa, macis,
vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole freschezza.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di ciliegia, prugna e
lampone.
Fermentazione in botte. 16 mesi in barrique. |
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Paste ripiene con carne e funghi, Carne bianca arrosto, Stufati di
carne con funghi
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Notiziario |
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In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.
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Alcol e Vino: un Rapporto da Ripensare |
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La relazione di Gerbi parte dalla recente allerta dell'Oms sulle implicazioni tra vino e salute pubblica. Un appello alla consapevolezza. «Recenti indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) – scrive Gerbi – hanno messo in guardia contro il consumo di alcol: non c'è un consumo moderato e nessuna quantità è sicura per la salute. Questa posizione è stata sostenuta dal capo operativo della Sanità americana, Vivek Murthy, che ha evidenziato una correlazione diretta tra l'alcol e almeno sette tipi di cancro, tra cui quelli al seno e al colon. Murthy ha chiesto l'introduzione di etichette sanitarie sulle bottiglie di alcolici, un passo che potrebbe segnare un cambiamento significativo nella consapevolezza pubblica riguardo ai rischi associati al consumo di alcol». La Tradizione del Vino e le Nuove Prospettive Contrariamente a questa visione, continua la ricerca, esiste un segmento del mondo medico che sostiene l'idea di un consumo moderato di vino, considerato da secoli una bevanda complessa e ricca di componenti vegetali benefici. La famosa affermazione di Ippocrate, secondo cui il vino è cosa meravigliosamente appropriata all'uomo, trova ancora risonanza tra coloro che vedono nel vino non solo una bevanda, ma un elemento culturale fondamentale. Perché si beve vino? Commenta Gerbi: «professionisti e appassionati di vino si trovano ora a dover riflettere sulle implicazioni etiche e sociali del loro operato. È evidente che, mentre ci sono persone che godono di una vita sana consumando vino con moderazione, ci sono anche casi di abuso che portano a gravi danni alla salute. La questione centrale diventa quindi: perché beviamo vino? È per il suo effetto inebriante o per l'apprezzamento delle sue sfumature gustative?». La composizione del vino: una riflessione necessaria. Dall'analisi della composizione del vino, si legge nella relazione di Gerbi, emerge che l'alcol rappresenta solo una frazione del totale. Con l'83-84% di acqua e circa il 13-14% di alcol, il restante 3% è composto da componenti come polifenoli e aromi, che conferiscono al vino le sue caratteristiche uniche. Gli intenditori non si concentrano sul grado alcolico, ma piuttosto sulla complessità dei sapori e degli aromi che ogni varietà e ogni territorio conferisco al vino. Chi conosce i vini soffre nel sentirne parlare come di una qualunque bevanda alcolica, bevuta distrattamente, scelta per sfruttare il suo contenuto in alcol e ottenerne un effetto euforizzante e disinibente. Il vino è invece l'accompagnamento ideale del cibo in uno stile di vita tipico delle popolazioni mediterranee. Con l'emergere dei vini dealcolizzati, i produttori stanno esplorando la possibilità di offrire bevande con ridotto o nullo contenuto alcolico, mantenendo però le proprietà benefiche dell'uva. Tuttavia, questa pratica solleva interrogativi sulla qualità e sul profilo gustativo dei vini, specialmente per quanto riguarda l'equilibrio tra dolcezza, tannicità e acidità. Educazione e consapevolezza: la chiave per un consumo responsabile. Il crescente numero di casi di coma etilico tra i giovani solleva preoccupazioni riguardo al consumo irresponsabile di alcol. L'educazione alimentare risulta cruciale per promuovere una maggiore consapevolezza tra i giovani e i loro genitori. È fondamentale che i messaggi sui rischi legati all'alcol siano chiari e completi, evitando semplificazioni eccessive. A partire dalla vendemmia 2024, sarà obbligatorio indicare in etichetta le informazioni nutrizionali e gli ingredienti utilizzati nella vinificazione. Questo rappresenta un passo importante verso la trasparenza, ma è essenziale che i consumatori siano in grado di interpretare correttamente queste informazioni. Occorre rinunciare al vino? Se l'alcol è un pericoloso cancerogeno, qualunque sia la bevanda che lo contiene e indipendentemente dalla dose assunta, allora il bevitore di vino, saggio e moderato, dovrà considerare l'alcol del vino come un possibile danno collaterale, un pericolo da tenere presente, senza però indurlo a rinunciare al piacere sensoriale di questa fantastica e millenaria bevanda. In un contesto in cui il dibattito sul consumo di alcol è più acceso che mai, la scelta di bere vino deve essere accompagnata da una consapevolezza critica. Se il vino viene consumato con moderazione e apprezzato per le sue qualità intrinseche, può rimanere una parte significativa della cultura gastronomica. La sfida per il futuro sarà quella di educare i consumatori a fare scelte informate, garantendo al contempo la sostenibilità dell'industria vitivinicola. |
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DOC Delle Venezie: Il Pinot Grigio Traina il Mercato |
| Il Consorzio DOC Delle Venezie chiude il 2024 con un bilancio positivo,
confermandosi un punto di riferimento per il Pinot Grigio nel panorama enologico
internazionale. In un contesto di mercato mondiale che vede i consumi di vino in
tendenziale calo, la denominazione d'origine Delle Venezie – oggi il più grande
modello di integrazione interregionale che include in un'unica denominazione
d'origine le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di
Trento – continua a distinguersi con performance in controtendenza grazie alla
qualità, al sistema di controllo finalizzato alla certificazione e allo stile
fresco e moderatamente alcolico del suo prodotto di punta. Rispetto al volume imbottigliato, il 2024 ha segnato un incremento del +3% in confronto al periodo gennaio-dicembre 2023, con un totale di 1.706.466 ettolitri confezionati e, rispetto al totale, un incremento della domanda di Pinot Grigio DOC Delle Venezie ottenuto nell'ultima annata. «Se analizziamo i dati degli ultimi anni solari dalla nascita della DOC, il 2024 si colloca al terzo posto per performance, escludendo chiaramente i due anni di forte crescita legati al periodo della pandemia che vide un'eccezionale richiesta di DOC Delle Venezie da parte del mercato – sottolinea Stefano Sequino, Direttore del Consorzio DOC Delle Venezie e continua – I numeri riflettono lo stato di salute della DOC Delle Venezie e in particolare la crescita del prodotto imbottigliato è un risultato che parla da sé, dimostrando come il Pinot Grigio Delle Venezie sia in grado di rispondere alle esigenze dei consumatori». Il 2024 segna anche un incremento significativo anche sul fronte delle certificazioni: il totale è cresciuto del +8% rispetto al 2023, con dicembre 2024 che ha visto un picco straordinario del +16% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Secondo i dati forniti da Triveneta Certificazioni, la media mensile delle certificazioni è aumentata da 134.420 ettolitri/mese nel 2023 a 146.112 ettolitri/mese nel 2024, confermando un buon utilizzo del sistema da parte dei produttori. «Questo incremento nelle certificazioni e nell'impiego di prodotto ottenuto nell'ultima vendemmia è significativo di una domanda di mercato che si mantiene stabile e vivace. Inoltre, il passaggio da una media mensile di 134.420 ettolitri certificati nel 2023 a 146.112 ettolitri nel 2024 evidenzia non solo un buon utilizzo del sistema di certificazione ma anche una pianificazione produttiva efficace da parte dei nostri associati. Occorre qui sottolineare – ha concluso Stefano Sequino – come sia di fondamentale importanza l'applicazione delle misure di gestione dell'offerta promosse dal Consorzio, strumenti che concorrono a mantenere una condizione di stabilità che rappresenta un grande valore per i nostri mercati». L'attività di controllo, affidata a Triveneta Certificazioni, si conferma centrale per il successo della DOC Delle Venezie. Grazie a un rigoroso sistema di verifica dei requisiti di conformità al disciplinare di produzione e all'impiego del contrassegno di Stato apposto sull'intera produzione annua, pari a circa 230 milioni di bottiglie, i vini certificati Delle Venezie assicurano alti standard di conformità e di tracciabilità a garanzia dei consumatori e degli operatori commerciali. |
2 e 3 Febbraio: Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano |
| Pronta a tornare in scena la prima Docg d'Italia, il Vino Nobile di
Montepulciano, e lo farà dal 2 al 3 febbraio con la trentunesima edizione
dell'Anteprima del Vino Nobile, in programma nell'antica Fortezza di
Montepulciano con un ricco programma di degustazioni aperte agli appassionati e
agli operatori. Sui circa 40 banchi d'assaggio delle rispettive aziende
partecipanti le nuove annate in commercio dal 2025: il Vino Nobile 2022 e la
Riserva 2021. Una passerella internazionale che coinvolge l'intera comunità di
Montepulciano che per due giorni sarà presa d'assalto dai tanti appassionati
provenienti da tutta Italia. «Un periodo particolare per il vino italiano, che tuttavia si conferma il prodotto di bandiera per il made in Italy nel mondo, ma anche in Italia rappresenta una forte attrazione per i turisti che scelgono la nostra città anche per l'offerta enogastronomica» – commenta il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – in particolare con questa edizione vogliamo puntare a far scoprire il nostro nuovo progetto, quello delle Pievi che proprio sul legame con la storia e con il territorio basa la sua costruzione». L'Anteprima del Vino Nobile si aprirà ufficialmente domenica 2 febbraio con la giornata aperta anche agli appassionati, e si chiuderà lunedì 3 febbraio. Dalle 11 alle 19, oltre alla degustazione al banco dei produttori, sarà possibile conoscere il territorio attraverso i tanti partner che danno vita a questo che è l'evento di spicco della denominazione nel proprio territorio. Le modalità di accesso alla Fortezza, così come il programma e l'elenco delle aziende partecipanti, sono consultabili sul portale ufficiale www.anteprimavinonobile.it con la possibilità di acquistare in prevendita i biglietti di ingresso e accreditarsi da operatore alla manifestazione. Il programma dell'Anteprima poi riprenderà nelle giornate del 15 e 16 febbraio in esclusiva per la stampa accreditata con la proclamazione delle stelle (il rating all'annata con un giudizio da 1 a 5 stelle) per la vendemmia 2022 in commercio da quest'anno. L'Anteprima per tanti appassionati sarà la possibilità per regalarsi un fine settimana alla scoperta di una delle città più belle al mondo e d'Italia. In questi giorni infatti i ristoranti, i negozi del centro storico, come naturalmente i musei, saranno aperti al pubblico con una veste di festa per celebrare il loro prodotto d'eccellenza. Per l'occasione anche la Strada del Vino Nobile e dei Sapori della Valdichiana promuoverà dei pacchetti speciali per scoprire il territorio del Vino Nobile di Montepulciano e le vetrine dei negozi parteciperanno al concorso Belle Vetrine con allestimenti a tema vino. Giunta alla ventunesima edizione, questo evento nell'evento è promosso dalla Pro Loco, e vedrà la premiazione domenica 2 febbraio, alle 16, nella Fortezza. Il tema assegnato quest'anno riguarda Il Museo Civico scrigno del patrimonio artistico culturale della comunità. L'Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano rientra nella Settimana delle Anteprime di Toscana, l'evento promosso da Regione Toscana con Camera di Commercio di Firenze, PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana. |
Assovini Sicilia Presenta il Progetto InnoNDA sul Nero d'Avola |
| L'associazione viticoltori Assovini Sicilia e l'Università degli Studi di Milano
hanno annunciato l'avvio di una ricerca pionieristica nella produzione del vino,
con gli obiettivi di diversificare la produzione enologica, valutare la diversità
del vitigno Nero d'Avola e ridurre il contenuto di alcol mantenendo la qualità
sensoriale dei prodotti. La conferenza stampa di presentazione del progetto
InnoNDA si è svolta martedì 21 gennaio, a Palermo, presso la sede di Assovini
Sicilia. Il progetto InnoNDA, al quale partecipano Assovini Sicilia, capofila del progetto, l'Università degli Studi di Milano, i laboratori ISVEA e le aziende vitivinicole Dimore di Giurfo (CT), Feudi del Pisciotto (CL), Tenute Lombardo (CL), Tenuta Rapitalà (PA), tecnici e professionisti di settore, tra cui l'Innovation Broker Dott. Enol. Leonardo La Corte, segna un importante passo avanti nello studio delle caratteristiche dei vini. Il progetto InnoNDA, originato grazie alla sinergia tra l'Università degli Studi di Milano e Assovini Sicilia, è finalizzato all'indagine delle tecniche agronomiche ed enologiche che permettono di ottenere vini con una gradazione alcolica più bassa, mantenendo al contempo l'intensità aromatica e il gusto distintivo che caratterizza la varietà Nero d'Avola, il più celebre tra i vitigni autoctoni siciliani a bacca rossa. Non solo, il progetto InnoNDA include attività volte alla diversificazione della produzione mediante l'impiego di anfore di terracotta e alla valutazione delle diversità del vitigno Nero d'Avola nel territorio siciliano. La ricerca, avviata nell'aprile 2024, è basata su un approccio scientifico che prevede l'utilizzo di tecnologie e strategie fermentative non applicate in precedenza per la vinificazione dell'uva Nero d'Avola. La differenziazione della produzione è un aspetto di crescente interesse per rispondere alle esigenze degli stakeholder e dei consumatori. Seppur la vinificazione in anfora sia un approccio antico, l'evoluzione del vino Nero d'Avola prodotto e affinato in tali vasi vinari non è stato indagato in precedenza. Il terroir e l'età del vigneto possono svolgere un ruolo importante sulle caratteristiche dell'uva e, di conseguenza del vino. Inoltre, vigneti più vecchi potrebbero essere più resilienti agli stress climatici, un aspetto che richiede ulteriori indagini specifiche anche in Sicilia. Pertanto, InnoNDA apre la strada a un futuro dove la qualità del vino è correlata alla complessità e all'espressione del terroir, nonché all'esaltazione delle caratteristiche varietali. L'abbassamento del tenore alcolico dei vini, il cui grado è condizionato da vari fattori tra cui il clima, è un obiettivo richiesto da un crescente numero di consumatori. Allo stesso tempo, le caratteristiche sensoriali devono rispondere delle attese. Il progetto InnoNDA contribuisce a questa esigenza permettendo di godere pienamente del piacere del vino. La sinergia tra l'Università degli Studi di Milano e Assovini Sicilia rappresenta un modello di collaborazione tra il mondo accademico e il settore privato, unendo ricerca e innovazione in un settore vitale dell'economia italiana. Questo progetto è reso possibile grazie all'impegno di ricercatori, viticoltori e professionisti, che condividono il loro sapere per raggiungere un obiettivo comune: raccogliere le sfide moderne senza tradire la qualità e l'autenticità. «I cambiamenti climatici e le legittime attese dei consumatori e delle autorità, stimolano le aziende di Assovini Sicilia ad approfondire le tecniche agronomiche e di produzione vinicola – afferma Lilly Fazio, vicepresidente di Assovini Sicilia – in particolare del Nero d'Avola, il vitigno a bacca rossa più diffuso dell'isola. Questo studio innovativo compiuto in partnership con l'Università di Milano, e sostenuto grazie all'indispensabile aiuto dell'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, permette di comprendere il mondo, migliorare la qualità della vita, la sostenibilità produttiva e affrontare le sfide globali. Investire nella scienza significa credere nelle soluzioni che ancora non conosciamo, promuovendo una società più preparata per le generazioni a venire. Ringraziamo per il sostegno anche IRVO, Isvea e le nostre quattro aziende, Tenuta Rapitalà, Dimore di Giuro, Feudi Del Pisciotto e Tenute Lombardo». «Il progetto InnoNDA intende apportare innovazione mediante approcci e strategie di vinificazione non applicate in precedenza per il Nero d'Avola – dichiara la Prof. Daniela Fracassetti, dell'Università di Milano e responsabile scientifico del progetto – fornendo evidenze scientifiche atte a supportare i produttori per la crescita più consapevole del settore vitivinicolo». «Il laboratorio ISVEA, coinvolto in numerosi progetti nazionali e internazionali come laboratorio accreditato – afferma l'enologo Leonardo La Corte – ha sposato con grande interesse un progetto sulla riduzione del grado alcolico e sulla diversificazione della produzione per dare una nuova identità ad un vitigno simbolo del Made in Sicily in tutto il mondo». |
Una Nuova Missiva Dà Continuità alla Voce dei Produttori Vitivinicoli |
| Dopo la prima lettera inviata nel periodo dell'ultima vendemmia alle
istituzioni, a ogni associazione e organizzazione agricola arrivando fino alla
Commissione della Camera dei Deputati, una seconda missiva è stata inoltrata agli
stessi destinatari in questi giorni per dare continuità alla voce dei produttori
dei Sorì Eroici, delle associazioni Aroma di un territorio e Canelli DOCG. In particolare, si è voluto condividere i dati ottenuti in seguito alla pubblicazione del precedente testo sulla piattaforma Change.org, dove la petizione titolata Considerazioni e proposte vendemmia 2024 lanciata dai soggetti prima elencati ha raccolto la sottoscrizione di 58 persone: un risultato modesto che non sminuisce le reali preoccupazioni e i suggerimenti propositivi condivisi dai produttori dell'ambito viticolo e vitivinicolo piemontese – dice il coordinatore del comitato Sorì Eroici e vicepresidente della Associazione Comuni del Moscato, Luca Luigi Tosa – l'auspicato avvio di una strategia allargata tra istituzioni, associazioni, consorzi e rappresentanze della filiera, si vuole continuare a pensare che porti alle soluzioni che la vitivinicoltura piemontese propone e attende. Questa nuova lettera intende quindi ribadire e ricordare necessità importanti – aggiunge il presidente Pietro Cirio – argomenti che sono stati dettagliati nel primo testo e che verranno certamente riproposti se non si avranno riscontri, perché ognuna delle criticità conosciute e riportate hanno la capacità di decidere il futuro delle nostre aziende, e quindi della nostra terra. |
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