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  Editoriale Numero 251, Giugno 2025   
Vino, Giacenze e MercatoVino, Giacenze e Mercato  Sommario 
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Vino, Giacenze e Mercato


 Seguo sempre con interesse le ricerche e i sondaggi condotti sul vino, non da ultimo, anche per la mia passione per i numeri e la matematica in generale. Un numero, così come un insieme di numeri legati, in qualche modo, da un criterio o relazione comune, possono raccontare molto. Ultimamente, lo ammetto, in questo senso il mondo del vino mi sta dando moltissime soddisfazioni. Il susseguirsi di sondaggi e ricerche degli ultimi mesi, infatti, attraggono la mia attenzione, se non altro per i risultati che, spesso, sembrano contraddire studi analoghi, anche in modo sostanziale. Questo è vero, ovviamente, per gli studi statistici, con risultati notoriamente determinati dal gruppo e modello di riferimento oltre al metodo di indagine. Per niente vero, invece, quando si tratta di un riepilogo di numeri che fanno riferimento a quantità ed entità finite e determinate, pur tuttavia ammettendo – anche in quel caso – l'eventuale opinabilità del metodo di conteggio e dell'inclusione degli elementi che costituiscono il totale.


 

 Negli ultimi mesi si sono susseguiti studi e indagini statistiche in merito al mercato e consumo del vino, con risultati a volte contraddittori e che certamente non aiutano a comprendere la reale condizione dell'oggetto di riferimento dello studio. “Le vendite del vino sono in deciso aumento”, ma subito dopo “si registra un netto calo delle vendite”. “La tale categoria di consumatori adora follemente il vino e non riesce a vivere senza, acquistandolo e consumandolo in modo ossessivo e compulsivo”, ma subito dopo “La tale categoria apprezza sì il vino, ma non così tanto, anzi, ne acquista in quantità decisamente marginali e lo consuma, a volte, per puro caso, negando perfino di averlo fatto”. A parte l'ironia, qualunque risultato è sempre in funzione del gruppo di riferimento utilizzato per la rilevazione, pertanto i risultati potrebbero anche essere contrastanti. Pur concedendo questa eccezione, resta comunque il fatto che non sempre è semplice farsi un'idea di cosa stia realmente accadendo nel mondo del vino.

 Procediamo con ordine. Il Dipartimento dell'Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF) ha recentemente pubblicato il rapporto 5/2025 “Cantina Italia” con dati aggiornati al 30 aprile 2025 e relativi ai vini e mosti giacenti nelle cantine italiane. Secondo quanto è stato rilevato dal registro telematico, si registra un calo delle giacenze, pur tuttavia rappresentando un valore decisamente elevato, molto superiore alla quantità prodotta in una vendemmia media. Il rapporto segnala che al 30 aprile 2025, negli stabilimenti enologici italiani sono giacenti 49,7 milioni di ettolitri di vino, 3,5 milioni di ettolitri di mosti e 116.749 ettolitri di vini nuovi ancora in fermentazione. Rispetto a un anno fa, le giacenze dei vini risultano essere inferiori del -0,5% e -14,1% per i mosti, mentre i vini nuovi ancora in fermentazione +82,9%. Rispetto al 31 marzo 2025, le giacenze dei vini sono calate del 5,9%, -13,5% di mosti e -23,5% per i vini nuovi ancora in fermentazione.

 Per quanto concerne la distribuzione, il 58,5% è giacente nelle cantine del Nord Italia, in modo particolare in Veneto. Il 55,2% del vino è DOP (Denominazione d'Origine Protetta), il 25,9% è IGP (Indicazione Geografica Protetta) i vini varietali costituiscono l'1,4% del totale, mentre il 17,5% è costituito da altri vini. Significativo, inoltre, è il dato relativo ai vini a Indicazione Geografica, per i quali si registra una concentrazione di giacenze in appena 20 denominazioni su 526, rappresentando – da sole – il 57,6% del totale. Nello specifico, per quanto concerne i vini DOP/IGP, il Veneto detiene il 28,6% delle giacenze, seguito dalla Toscana con 13,6%, Puglia 8,9%, Piemonte 8,3%, Emilia-Romagna 7,3%, Sicilia 5,9%, Trentino-Alto Adige 5,3%, Abruzzo 4,7%, Lombardia 4,4% e Friuli-Venezia Giulia 3,9%. In termini di quantità, per quanto concerne i vini DOP, in Italia sono giacenti 27.436.351 di ettolitri (27.757.628 nel 2024, con un calo del -1,2%), 12.896.504 di ettolitri di vini IGP (12.851.268 nel 2024, +0,4%), 680.255 ettolitri di vini varietali (648.710 nel 2024, +4,9%) e 8.705.541 ettolitri di altri vini (8.689.766 nel 2024, +0,2%).

 In questo periodo sono stati inoltre diffusi due studi inerenti l'andamento del mercato del vino. Il primo di questi è stato condotto dall'Osservatorio dell'Unione Italiana Vini (UIV), il quale – addirittura – segnala una recessione dei consumi e nel mercato del vino. In accordo a quanto diffuso da UIV, nel primo trimestre 2025 si è registrato un netto calo, nonostante l'illusione prodotta dall'incremento delle scorte negli Stati Uniti d'America, in risposta ai dazi recentemente introdotti da quel paese. Secondo l'UIV, l'esportazione verso i paesi extraeuropei ha registrato, nel primo trimestre, un calo di circa il 9% (con una contrazione del -0,1% in valore) nonostante il +4% registrato negli Stati Uniti d'America. Qualora non si fosse verificato questo incremento, il calo complessivo delle esportazioni sarebbe poco meno del -17%. Per quanto concerne i primi tre mercati della grande distribuzione (Stati Uniti d'America, Germania e Regno Unito) si registrano cali dell'8%, corrispondente a -5,5% del valore. Nello specifico, Stati Uniti d'America -5,4%, Germania -11,8% e Regno Unito -6,4%. Tutte le principali denominazioni italiane, a eccezione del Prosecco, registrano cali nella grande distribuzione di circa il 4%, prevedendo decrementi ben maggiori nel settore della ristorazione.

 A fare eco allo studio della UIV, c'è quello della Coldiretti, nel quale si sottolinea che, nel primo trimestre, l'export agroalimentare italiano è cresciuto, facendo registrare un incremento del 6%, nonostante l'incognita dei dazi attuati dagli Stati Uniti d'America. A trainare questo successo, sempre secondo le stime della Coldiretti, sulla base dei dati Istat, sarebbe il risultato conseguito, nello specifico, negli Stati Uniti d'America, registrando un +11%. Secondo queste previsioni, si stima che l'agroalimentare italiano segnerà un nuovo primato nel 2025, superando quindi i 69,1 miliardi di euro registrati nel 2024. Insomma, se per UIV l'esportazione del vino non sta vivendo il suo migliore momento, per Coldiretti l'agroalimentare naviga a gonfie vele verso nuovi successi, sottolineando che il +6% corrisponde al doppio rispetto al dato generali di tutti i settori. Insomma, nonostante la non semplice condizione economica di questi tempi, c'è – quanto meno – chi può festeggiare grandi successi. Non solo, addirittura prevedendo di raggiungere 100 miliardi di euro di valore nel 2030, condizioni e ostacoli commerciali permettendo.

 Da tempo sappiamo che le sorti del mercato del vino non dipendono unicamente da congiunture economiche, dazi compresi, piuttosto da fattori culturali e nuove tendenze che vedono la progressiva scalata di altre bevande e che, da tempo, lo hanno fatto retrocedere il vino dalle preferenze dei consumatori. Questo, inevitabilmente, si riflette anche sulle vendite in senso generale, esportazioni comprese. Se aggiungiamo poi il recente atteggiamento denigratorio nei confronti del consumo delle bevande alcoliche, vino compreso, il futuro è difficile da prevedere. La salute è importante – questo è fuori discussione – e l'abuso, delle bevande alcoliche è comunque deplorevole, non solo oggi, ma da sempre. L'abuso, appunto, non il consumo consapevole. Sarà il tempo a raccontarci il futuro del vino, probabilmente passerà anche questo periodo di incertezza, nonostante il susseguirsi di nuove indagini e ricerche, nella consueta alternanza di risultati clamorosi e disastrosi, continuando a dare – e in questo caso mi sembra assolutamente adatto alla situazione – un colpo al cerchio e uno alla botte.

Antonello Biancalana



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