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Seguo sempre con interesse le ricerche e i sondaggi condotti sul vino, non da
ultimo, anche per la mia passione per i numeri e la matematica in generale. Un
numero, così come un insieme di numeri legati, in qualche modo, da un criterio o
relazione comune, possono raccontare molto. Ultimamente, lo ammetto, in questo
senso il mondo del vino mi sta dando moltissime soddisfazioni. Il susseguirsi di
sondaggi e ricerche degli ultimi mesi, infatti, attraggono la mia attenzione, se
non altro per i risultati che, spesso, sembrano contraddire studi analoghi, anche
in modo sostanziale. Questo è vero, ovviamente, per gli studi statistici, con
risultati notoriamente determinati dal gruppo e modello di riferimento oltre al
metodo di indagine. Per niente vero, invece, quando si tratta di un riepilogo di
numeri che fanno riferimento a quantità ed entità finite e determinate, pur
tuttavia ammettendo – anche in quel caso – l'eventuale opinabilità del metodo
di conteggio e dell'inclusione degli elementi che costituiscono il totale.
Negli ultimi mesi si sono susseguiti studi e indagini statistiche in merito al
mercato e consumo del vino, con risultati a volte contraddittori e che certamente
non aiutano a comprendere la reale condizione dell'oggetto di riferimento dello
studio. Le vendite del vino sono in deciso aumento, ma subito dopo si
registra un netto calo delle vendite. La tale categoria di consumatori adora
follemente il vino e non riesce a vivere senza, acquistandolo e consumandolo in
modo ossessivo e compulsivo, ma subito dopo La tale categoria apprezza sì il
vino, ma non così tanto, anzi, ne acquista in quantità decisamente marginali e lo
consuma, a volte, per puro caso, negando perfino di averlo fatto. A parte
l'ironia, qualunque risultato è sempre in funzione del gruppo di riferimento
utilizzato per la rilevazione, pertanto i risultati potrebbero anche essere
contrastanti. Pur concedendo questa eccezione, resta comunque il fatto che
non sempre è semplice farsi un'idea di cosa stia realmente accadendo nel mondo
del vino.
Procediamo con ordine. Il Dipartimento dell'Ispettorato Centrale della Tutela
della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF) ha
recentemente pubblicato il rapporto 5/2025 Cantina Italia con dati aggiornati
al 30 aprile 2025 e relativi ai vini e mosti giacenti nelle cantine italiane.
Secondo quanto è stato rilevato dal registro telematico, si registra un calo delle
giacenze, pur tuttavia rappresentando un valore decisamente elevato, molto
superiore alla quantità prodotta in una vendemmia media. Il rapporto segnala che
al 30 aprile 2025, negli stabilimenti enologici italiani sono giacenti 49,7
milioni di ettolitri di vino, 3,5 milioni di ettolitri di mosti e 116.749
ettolitri di vini nuovi ancora in fermentazione. Rispetto a un anno fa, le
giacenze dei vini risultano essere inferiori del -0,5% e -14,1% per i mosti,
mentre i vini nuovi ancora in fermentazione +82,9%. Rispetto al 31 marzo 2025,
le giacenze dei vini sono calate del 5,9%, -13,5% di mosti e -23,5% per i vini
nuovi ancora in fermentazione.
Per quanto concerne la distribuzione, il 58,5% è giacente nelle cantine del Nord
Italia, in modo particolare in Veneto. Il 55,2% del vino è DOP (Denominazione
d'Origine Protetta), il 25,9% è IGP (Indicazione Geografica Protetta) i vini
varietali costituiscono l'1,4% del totale, mentre il 17,5% è costituito da
altri vini. Significativo, inoltre, è il dato relativo ai vini a Indicazione
Geografica, per i quali si registra una concentrazione di giacenze in appena 20
denominazioni su 526, rappresentando – da sole – il 57,6% del totale. Nello
specifico, per quanto concerne i vini DOP/IGP, il Veneto detiene il 28,6% delle
giacenze, seguito dalla Toscana con 13,6%, Puglia 8,9%, Piemonte 8,3%,
Emilia-Romagna 7,3%, Sicilia 5,9%, Trentino-Alto Adige 5,3%, Abruzzo 4,7%,
Lombardia 4,4% e Friuli-Venezia Giulia 3,9%. In termini di quantità, per quanto
concerne i vini DOP, in Italia sono giacenti 27.436.351 di ettolitri (27.757.628
nel 2024, con un calo del -1,2%), 12.896.504 di ettolitri di vini IGP
(12.851.268 nel 2024, +0,4%), 680.255 ettolitri di vini varietali (648.710 nel
2024, +4,9%) e 8.705.541 ettolitri di altri vini (8.689.766 nel 2024, +0,2%).
In questo periodo sono stati inoltre diffusi due studi inerenti l'andamento del
mercato del vino. Il primo di questi è stato condotto dall'Osservatorio
dell'Unione Italiana Vini (UIV), il quale – addirittura – segnala una
recessione dei consumi e nel mercato del vino. In accordo a quanto diffuso da
UIV, nel primo trimestre 2025 si è registrato un netto calo, nonostante
l'illusione prodotta dall'incremento delle scorte negli Stati Uniti
d'America, in risposta ai dazi recentemente introdotti da quel paese. Secondo
l'UIV, l'esportazione verso i paesi extraeuropei ha registrato, nel primo
trimestre, un calo di circa il 9% (con una contrazione del -0,1% in valore)
nonostante il +4% registrato negli Stati Uniti d'America. Qualora non si fosse
verificato questo incremento, il calo complessivo delle esportazioni sarebbe poco
meno del -17%. Per quanto concerne i primi tre mercati della grande
distribuzione (Stati Uniti d'America, Germania e Regno Unito) si registrano cali
dell'8%, corrispondente a -5,5% del valore. Nello specifico, Stati Uniti
d'America -5,4%, Germania -11,8% e Regno Unito -6,4%. Tutte le principali
denominazioni italiane, a eccezione del Prosecco, registrano cali nella grande
distribuzione di circa il 4%, prevedendo decrementi ben maggiori nel settore
della ristorazione.
A fare eco allo studio della UIV, c'è quello della Coldiretti, nel quale si
sottolinea che, nel primo trimestre, l'export agroalimentare italiano è
cresciuto, facendo registrare un incremento del 6%, nonostante l'incognita dei
dazi attuati dagli Stati Uniti d'America. A trainare questo successo, sempre
secondo le stime della Coldiretti, sulla base dei dati Istat, sarebbe il
risultato conseguito, nello specifico, negli Stati Uniti d'America, registrando
un +11%. Secondo queste previsioni, si stima che l'agroalimentare italiano
segnerà un nuovo primato nel 2025, superando quindi i 69,1 miliardi di euro
registrati nel 2024. Insomma, se per UIV l'esportazione del vino non sta vivendo
il suo migliore momento, per Coldiretti l'agroalimentare naviga a gonfie vele
verso nuovi successi, sottolineando che il +6% corrisponde al doppio rispetto al
dato generali di tutti i settori. Insomma, nonostante la non semplice
condizione economica di questi tempi, c'è – quanto meno – chi può festeggiare
grandi successi. Non solo, addirittura prevedendo di raggiungere 100 miliardi di
euro di valore nel 2030, condizioni e ostacoli commerciali permettendo.
Da tempo sappiamo che le sorti del mercato del vino non dipendono unicamente da
congiunture economiche, dazi compresi, piuttosto da fattori culturali e nuove
tendenze che vedono la progressiva scalata di altre bevande e che, da tempo, lo
hanno fatto retrocedere il vino dalle preferenze dei consumatori. Questo,
inevitabilmente, si riflette anche sulle vendite in senso generale, esportazioni
comprese. Se aggiungiamo poi il recente atteggiamento denigratorio nei confronti
del consumo delle bevande alcoliche, vino compreso, il futuro è difficile da
prevedere. La salute è importante – questo è fuori discussione – e l'abuso,
delle bevande alcoliche è comunque deplorevole, non solo oggi, ma da sempre.
L'abuso, appunto, non il consumo consapevole. Sarà il tempo a raccontarci il
futuro del vino, probabilmente passerà anche questo periodo di incertezza,
nonostante il susseguirsi di nuove indagini e ricerche, nella consueta alternanza
di risultati clamorosi e disastrosi, continuando a dare – e in questo caso mi
sembra assolutamente adatto alla situazione – un colpo al cerchio e uno
alla botte.
Antonello Biancalana
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