![]() Cultura e Informazione Enologica dal 2002 - Anno XXIV |
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Numero 252, Estate 2025 |
Sommario |
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La Cultura del Vino |
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Il vino è cultura. Questa è certamente l'affermazione con la quale, per così dire, sono cresciuto all'interno del mondo del vino e della degustazione sensoriale. Un pensiero che ho condiviso e sostenuto sin dall'inizio del mio percorso e, ancora oggi, ne sono assolutamente convinto. Il vino è cultura. Certamente è anche tanto altro ma, innegabilmente – almeno per me – rappresenta e costituisce profondamente un'espressione culturale, oltre che nobilissima. La storia e le vicende di ogni paese nel quale si è sempre prodotto vino, raccontano un legame profondissimo con la bevanda di Bacco e l'uomo, in ogni ambito e contesto sociale. Dal sacro al profano, è pressoché impossibile citare e contare tutte le opere – non solo letterarie – dedicate al vino e il rapporto che gli uomini hanno con questa millenaria bevanda. È cultura, storia, evoluzione, arte, filosofia, poesia, musica, espressione del genio e del pensiero umano e dei suoi sentimenti, nella bellezza della gioia di vivere e condividerla con gli altri. Come dicevo, da quando ho iniziato a interessarmi al vino, prima per puro diletto, poi in modo professionale, ho sentito molto spesso ripetere il vino è cultura. Questa affermazione non era comunque qualcosa che si diceva tanto per dire, come se fosse una frase fatta e ripetuta perché, a quei tempi, si usava dire così. Era sempre supportata da fatti, storie e circostanze inequivocabilmente legate ad aspetti culturali. Spesso si finiva anche per parlare di tecnica, proprio perché – inevitabilmente – il vino è anche il risultato della tecnica e la sua applicazione. A tale proposito, a coloro i quali associano la tecnica a qualcosa di freddo, metodico e privo, per così dire, di sentimento, mi permetto di ricordare che questa parola deriva dal greco τέχνη, cioè tékhnē, dall'ampio significato – dipendente dal contesto – ma generalmente traducibile in arte. Quindi la tecnica, così come la tecnologia, è arte, quindi cultura. Personalmente sono convinto il vino rappresenti ed esprima diverse culture, non solamente una e direttamente legata a esso. Ci sono tante culture, ognuna espressione significativa del contesto nel quale nasce e cresce, sebbene tutte siano indissolubilmente legate al vino. Cambiano le culture, per esempio, in funzione dei paesi e contesti sociali nei quali si esprimono. Tutte, innegabilmente, riconoscono al vino profonda identità e dignità, con un rispetto che, a volte, arriva perfino alla venerazione, come nei contesti religiosi e sacri. Ma anche in quelli, per così dire profani, come nel mondo contadino del passato, dove il vino era rispettato come qualcosa di sacro e sprecarlo era considerato un sacrilegio, non da ultimo, equiparato ad alimento corroborante, pertanto prezioso dono della vigna e della terra per il sostentamento e la vita. Certo, non mancavano i casi – come oggi – nei quali si abusava del consumo di vino, una deplorevole abitudine di ieri esattamente come lo è oggi. Inoltre, la cultura che si è sviluppata durante il corso dei millenni della sua storia e che ha riconosciuto al vino – indipendentemente dal contesto sociale – una precisa dignità e identità, non da ultimo, un elevato valore sociale oltre che commerciale. Chiunque riconosca e comprenda la cultura del vino lo tratta sempre e comunque con rispetto, qualcosa che si esprime anche con la moderazione, proprio perché elemento prezioso e dignitoso. Forse ho avuto la buona sorte di avere sempre frequentato persone che, in questo senso, hanno condiviso la mia e nostra idea di cultura del vino, visto che – a distanza di tutti questi anni – sono ancora convinto che la cultura è imprescindibile dal vino. Forse anche la buona sorte che, in ogni contesto nel quale si parlava e si degustava di vino, non mancavano mai riferimenti di tipo storico e culturale. Immagino, tuttavia, questo potrebbe essere considerato noioso e serioso per alcuni, di certo non lo è per me. Non da ultimo, era, ed è, anche un buon metodo per studiare e ripassare quella materia che – mi par di vedere – è pressoché dimenticata e per nulla studiata nei nostri tempi civili e moderni: la geografia. Ogni vino, oltre alla cultura, era anche, per così dire, un viaggio nella sua terra di origine, qualcosa che costringeva comunque a studiare, conoscere e ricordare, appunto, la geografia dei luoghi, le loro caratteristiche morfologiche – più precisamente, geomorfologiche – idrologiche, ambientali e climatiche, la composizione dei suoli e, visto che il tema principale era il vino, anche l'ampelografia. Tutto legato al vino, nello specifico, quello che si aveva nel calice in quel momento – o i diversi versati nei calici, come molto spesso accadeva – e il risultato che tutti questi fattori permettevano di creare il vino, quel vino, comprese le tecniche, capacità e visioni di chi lo aveva prodotto. La cultura del vino, inoltre, e non meno importante, era un fattore concreto e determinante che, innegabilmente, aiutava e supportava la sua vendita. Da molto tempo mi chiedo cosa sia la cultura del vino oggi. A mio parere, è stata fortemente ridimensionata, sminuita e limitata, probabilmente messa da parte anche per la recente condizione del mercato, non esattamente florida come qualche anno fa. Visto che, secondo alcuni, la cultura non fa vendere, probabilmente anche per il fatto che, nella nostra società così attratta dalla superficialità e spensieratezza, non interessa più. O forse, il mondo del vino si è convinto che non interessi più. Per esempio, negli ultimi anni, tutti cercano di conquistare il favore delle giovani generazioni, continuando a ripetere che è necessario cambiare, per esempio, il linguaggio del vino e renderlo più accessibile ai giovani. Come se questi fossero dei soggetti dalle incerte capacità intellettive, pertanto da trattare come poveri stolti e con i quali si deve dialogare in modo semplice, banale e subdolamente persuasivo, esattamente come si fa con gli ignoranti quando si vogliono manipolare a proprio vantaggio. Tutti a correre dietro al salvifico mito del hic et nunc, cioè qui e ora, basta che comperino il vino e lo consumino senza tanti pensieri, con buona pace per la cultura. L'ho detto in altre occasioni e lo ripeto anche questa volta: il processo di banalizzazione e semplificazione del vino, spogliandolo della sua cultura e identità, lo ha portato esattamente al livello, senza offesa per nessuno, di una comune, insignificante e anonima bevanda. Qualcosa che si dovrebbe bere tanto per bere con buona pace per tutto il resto. Questo ha forse portato dei benefici nell'immediato, con cantine che, per soddisfare questo principio, negli ultimi anni si sono prodigate nel creare vini che, francamente, non hanno nulla da condividere con quello che solitamente producono e la loro storia. Probabilmente avrà consentito di ottenere un profitto economico immediato, tuttavia oggi si pagano le conseguenze per avere fatto la concorrenza a prodotti che, in quei settori, sono praticamente imbattibili. Comprendo, non da meno, il profitto è fondamentale per la salute di qualunque attività commerciale, tuttavia il vecchio detto meglio un uovo oggi che una gallina domani, non è sempre vincente o vero. Evidentemente non lo è per domani, appunto, perché spesso è bene vivere e pensare a oggi in funzione di un domani migliore. Resto fermamente convinto che sia indispensabile tornare a parlare di cultura del vino e non solo quando si cerca di educare al consumo moderato e consapevole che – intendiamoci – è sempre indiscutibilmente condivisibile e fondamentale. Intendo la cultura vera, non quella delle solite, ingenue, spesso ipocrite favolette tanto care e di moda nel mondo del vino moderno, dette unicamente con lo scopo di vendere l'illusione del momento. La cultura del vino è essenziale per la sua comprensione, apprezzamento e rispetto, anche verso chi lo consuma perché essenziale a costruire un rapporto sano. Se la cultura non si racconta in modo onesto e leale, proponendo invece immagini e concetti superficiali, non si possono poi colpevolizzare i giovani se sono stati educati a considerare il vino come una bevanda da consumare in modo spensierato e superficiale. Senza poi considerare che, in questo modo, non si pone nemmeno attenzione a quello che si ha nel calice e lo si dimentica ancor prima di portarlo alle labbra, visto che il naso, figuriamoci, non è minimamente coinvolto. La cultura è fondamentale – e non solo per il vino – poiché è l'elemento essenziale e identificativo che consente una migliore conoscenza e consapevolezza. Auspico davvero si possa tornare a parlare della cultura del vino, restituendogli quell'identità e dignità acquisita in secoli di storia, perché il vino è cultura e, senza cultura, il vino non è più vino. Antonello Biancalana
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Contrasti di Greco di Tufo Spumante Brut e Alta Langa BrutLe bollicine del Greco di Tufo a confronto con le primarie uve utilizzate nella produzione di vini spumanti metodo classico, nell'interpretazione dell'Alta Langa. |
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Il Greco, la celeberrima uva bianca con la quale si producono straordinari vini, soprattutto in Campania, è innegabilmente caratterizzata da enorme versatilità enologica. Non sono da meno, evidentemente, Chardonnay e Pinot Nero, le quali, oltre a produrre rispettivamente strepitosi bianchi e rossi, sono da sempre le principali varietà utilizzate per la creazione di spumanti metodo classico. Una lunghissima storia che nasce nella Champagne francese e che ha conquistato il mondo, con bollicine raffinatissime e da sempre riferimento per qualunque altro territorio o produttore dedito alla produzione di spumanti con il metodo della rifermentazione in bottiglia. Non è un caso, evidentemente, se i principali e più affermati vini spumanti metodo classico nel mondo sono prodotti principalmente con Chardonnay e Pinot Nero, qualcosa che è evidentemente vero anche in Italia, come per esempio nei territori della Franciacorta e Trento. Non fanno eccezione gli spumanti metodo classico prodotti in Alta Langa – uno dei vini che prendiamo in esame questo mese nella nostra degustazione – prodotti in modo prevalente, spesso esclusivo, con Chardonnay e Pinot Nero. Questo vino, fra gli spumanti metodo classico emergenti del panorama enologico italiano, sarà confrontato con uno prodotto con il Greco, nello specifico proveniente dalla celebrata denominazione Greco di Tufo. Un confronto che, innegabilmente, consente di evidenziare le profonde differenze sensoriali esistenti fra i due vini, con l'unico fattore comune rappresentato dalla tecnica di produzione della rifermentazione in bottiglia. Le uve utilizzate rispettivamente per la produzione dei due vini, infatti, evidenziano profonde differenze anche nelle interpretazioni di vini fermi da tavola, pertanto il confronto delle versioni spumante offrono interessanti elementi di studio e comprensione.
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Il Greco di Tufo è certamente una delle terre da vino più significative della Campania e d'Italia. Com'è noto, il vino prende il suo nome dalla varietà con la quale si produce – il Greco – unito a quello della località di riferimento, cioè Tufo in provincia di Avellino. Varietà dalle antichissime origini, è da sempre celebrata per la finezza e la qualità dei suoi vini, come ampiamente noto e testimoniato sin dall'antichità. Sono molti, infatti, ad avere raccontato le qualità dell'uva Greco e dei suoi vini, compresi Plinio il Vecchio, Virgilio, Catone, Varrone e Columella. La sua fama e il suo pregio in tempi antichi sono testimoniati da un affresco risalente al I secolo a.C. e ritrovato a Pompei, nel quale si cita esplicitamente il vino Greco. Questo affresco, inoltre, testimonia che la coltivazione di quest'uva era a quei tempi diffusa nei pressi del Vesuvio e solo più tardi giungerà in Irpinia, il territorio corrispondente all'attuale provincia di Avellino. Riconosciuto nel 2003 come territorio a Denominazione d'Origine Controllata e Garantita, il Greco di Tufo è principalmente conosciuto per lo stile da tavola e secco, cioè quello maggiormente prodotto nell'intera denominazione. Il disciplinare di produzione prevede inoltre lo stile spumante metodo classico, anche in questo caso ottenuto con uva Greco per almeno l'85% e l'eventuale restante parte di Coda di Volpe. A tale proposito, va detto che la maggioranza dei produttori, per tutti gli stili previsti dal disciplinare, utilizza esclusivamente la varietà Greco. Per quanto riguarda lo spumante – lo stile che prendiamo in esame nella degustazione di questo mese – si produce esclusivamente con il metodo classico. Sempre in accordo al disciplinare, il Greco di Tufo Spumante deve essere affinato in bottiglia sui propri lieviti per almeno 18 mesi, mentre per lo stile riserva questo periodo non può essere inferiore a 36 mesi.
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Quando si parla delle Langhe, in Piemonte, la prima associazione che qualunque appassionato di vini immagina è certamente l'uva Nebbiolo e i suoi primari protagonisti enologici: Barolo e Barbaresco. Questo importante territorio vitivinicolo è anche molto altro rispetto al Nebbiolo e ai suoi vini, poiché in queste terre si coltivano anche altre varietà e si producono altri vini, tutti parimenti interessanti. Compresi gli spumanti metodo classico, produzione che negli ultimi anni si sta affermando nella denominazione dell'Alta Langa, un vasto territorio che si estende nelle provincie di Cuneo, Alessandria e Asti. Dal punto di vista storico, la produzione di vini spumanti in queste terre – e nel Piemonte – inizia verso la fine del 1800 e, a quei tempi, è certa la presenza del Pinot Nero, introdotto decenni prima. La produzione spumantistica di quei tempi si avvaleva del metodo classico. Non sarà comunque la rifermentazione in bottiglia a contraddistinguere gli spumanti piemontesi, notoriamente e ampiamente rappresentati oggi dalla rifermentazione in autoclave – metodo ideato da Federico Martinotti – e con uva Moscato Bianco. L'Alta Langa riprende tuttavia la primaria tradizione spumantistica del territorio, quando si producevano appunto vini con il metodo classico. Il territorio è stato riconosciuto nel 2011 come Denominazione d'Origine Controllata e Garantita, prevedendo – per la sua produzione – l'impiego di Chardonnay e Pinot Nero, da sole o congiuntamente, per un minimo del 90%. L'eventuale restante quota può essere costituita da varietà non aromatiche coltivate in Piemonte. Il disciplinare, inoltre, prevede gli stili bianco e rosato, oltre alla riserva per entrambi gli stili. Per quanto concerne i periodi di rifermentazione e affinamento in bottiglia, per l'Alta Langa è previsto un tempo minimo di 30 mesi, divenendo 36 per lo stile riserva. Nonostante il disciplinare di produzione preveda una quota minima di varietà diverse da Chardonnay e Pinot Nero, si deve osservare che la maggioranza dei produttori impiega esclusivamente queste due varietà, sia da sole sia insieme, in accordo al tipo di vino e stile da produrre.
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Iniziamo con il reperire le due bottiglie che verseremo nei calici della nostra degustazione per contrasto: Greco di Tufo Spumante Brut e Alta Langa Brut. Dei due, probabilmente il più difficile da reperire e lo spumante campano, poiché, rispetto allo stile dominante secco da tavola, è prodotto in quantità decisamente minori. L'Alta Langa Brut è certamente più diffuso, nonostante – va detto – si tratta di uno spumante che sta conquistando una crescente notorietà, non sempre è semplice reperirlo negli scaffali dei negozi. Come al solito, entrambi i vini sono reperibili in qualunque buona enoteca, facendo attenzione ad acquistare due bottiglie appartenenti alle annate più recenti. Per quanto riguarda la composizione, ci assicureremo che il Greco di Tufo Spumante Brut sia prodotto esclusivamente con l'omonima varietà, mentre per l'Alta Langa Brut sceglieremo una bottiglia prodotta con prevalenza di Pinot Nero e la restante parte Chardonnay. Faremo inoltre attenzione alla quantità di zuccheri presenti nei vini, scegliendo per entrambi gli stili Brut. Greco di Tufo Spumante Brut e Alta Langa Brut sono versati nei rispettivi calice da degustazione alla temperatura di 10 °C. Versiamo i nostri vini nei rispettivi calici e diamo finalmente inizio alla degustazione per contrasto di questo mese. Procederemo con la valutazione dell'aspetto, iniziando dal Greco di Tufo Spumante Brut. Manteniamo il calice in posizione verticale e, senza rotearlo, osserviamo dall'alto la disposizione della corona, ben presente e ricca al bordo del calice. Guardando invece di lato, osserviamo lo sviluppo del perlage, composto da catene numerose di bollicine dalla dimensione decisamente finissima. Incliniamo ora il calice sopra una superficie bianca e osserviamo la base, dove rileviamo un colore giallo paglierino intenso e di elevata trasparenza. Ponendo ora lo sguardo verso l'apertura del calice, dove lo spessore del vino si fa più sottile, il colore che qui rileviamo è giallo dorato. Passiamo ora alla valutazione dell'aspetto dell'Alta Langa Brut, iniziando dall'esame della corona e del perlage. Anche in questo caso, osservando dall'alto, la corona è ben presente nel bordo del calice e, guardando di lato, il perlage è decisamente ottimo, con numerose catene di bollicine e dimensione finissima. Il colore è giallo paglierino intenso, in genere più chiaro rispetto al Greco di Tufo Spumante, con una sfumatura del medesimo colore. I profili olfattivi di Greco di Tufo Spumante Brut e Alta Langa Brut sono decisamente diversi, pur avendo in comune le qualità che normalmente sono conferite dalla rifermentazione in bottiglia. Le caratteristiche riconducibili dalle uve sono evidentemente diverse, considerando tuttavia l'evoluzione che il vino subisce durante l'affinamento a contatto con i propri lieviti – compresa la loro autolisi – altera le qualità olfattive delle uve anche in modo sostanziale. Al naso, il Greco di Tufo Spumante Brut esprime – a parte le qualità conferite dalla rifermentazione in bottiglia – le tipiche sensazioni della varietà Greco, in modo particolare mela, pera, pesca e susina con percezioni floreali che ricordano il biancospino e la ginestra, oltre a un piacevole profumo di mandorla e, spesso, la nocciola. Ben diverso il profilo olfattivo dell'Alta Langa Brut. In questo vino sono gli aromi di Chardonnay e Pinot Nero – dipendentemente dalle rispettive percentuali – a dominare il quadro olfattivo. Dal calice possiamo percepire profumi di banana, pompelmo, lampone, mela con riconoscimenti floreali di biancospino e acacia. Riprendiamo la nostra degustazione per contrasto e procediamo con la valutazione dei profili olfattivi del Greco di Tufo Spumante Brut e Alta Langa Brut, iniziando – come nella fase precedente – dallo spumante campano. Manteniamo il calice in posizione verticale e, senza rotearlo, procediamo con la prima olfazione così da apprezzare l'apertura del vino. Dal calice di percepiscono profumi intensi e puliti di mela, susina e crosta di pane, alle quali si aggiunge il biancospino. Dopo avere roteato il calice, operazione che favorisce lo sviluppo delle qualità olfattive, provvediamo alla seconda olfazione. Il profilo del Greco di Tufo Spumante Brut si completa con pera, pesca, ananas, cedro, nespola, oltre a mandorla e nocciola. Procediamo ora con la valutazione del profilo olfattivo dell'Alta Langa Brut, iniziando con l'apertura. Dal calice si percepiscono, intensi e puliti, i profumi di banana, mela, lampone e crosta di pane, con riconoscimenti floreali di acacia e biancospino. Dopo avere roteato il calice e provveduto alla seconda olfazione, il profilo olfattivo dello spumante piemontese di completa con pompelmo, mandarino e pera. In entrambi i casi si percepiscono i profumi tipici degli spumanti metodo classico, come la crosta di pane e, spesso, burro e miele. Passiamo ora alla valutazione dei profili gustativi dei due vini, iniziando anche in questo caso dal Greco di Tufo Spumante Brut. Iniziamo con la valutazione dell'attacco, cioè le sensazioni primarie percepite in bocca al primo sorso. Il vino si fa riconoscere subito per la spiccata effervescenza e piacevole freschezza conferita dall'acidità, trovando immediato equilibrio con l'effetto dell'alcol e, non da meno, la sensazione di lieve dolcezza dello stile Brut, unitamente a buona morbidezza. In bocca si percepiscono i sapori di mela, susina, pera, cedro e ananas, pertanto ottima corrispondenza con il naso. Passiamo ora alla valutazione del profilo gustativo dell'Alta Langa Brut, iniziando dal suo attacco. Prendiamo quindi un sorso dello spumante piemontese: in bocca percepiamo subito l'intensa effervescenza conferita dall'anidride carbonica unita alla freschezza dell'acidità. Anche in questo caso il vino raggiunge il perfetto equilibrio grazie all'effetto dell'alcol e all'accenno di dolcezza tipico degli spumanti Brut, oltre alla piacevole morbidezza, in questo caso conferita non solo dal tempo ma anche dallo Chardonnay. In bocca si percepiscono i sapori di banana, mela, lampone e pompelmo, con ottima corrispondenza con il naso. Siamo giunti alla fase conclusiva della degustazione per contrasto di questo mese, pertanto procediamo con l'analisi delle sensazioni finali che i vini lasciano in bocca, in modo particolare la persistenza gusto-olfattiva. Dopo avere deglutito il Greco di Tufo Spumante Brut, in bocca si percepiscono ancora le sensazioni di freschezza, buon corpo e piacevole morbidezza, con una persistenza decisamente buona. Inoltre, in bocca percepiamo i sapori di mela, susina, cedro e ananas ai quali si unisce il piacevole accenno amarognolo della mandorla. Passiamo ora alla valutazione del finale dell'Alta Langa Brut. Anche in questo caso in bocca percepiamo nettamente i ricordi di freschezza oltre a piacevole morbidezza e buon corpo, unitamente a ottima persistenza gusto-olfattiva. Si percepiscono inoltre i sapori di banana, mela, lampone e pompelmo. Prima di concludere, procediamo con l'ultima olfazione dai calici dei due vini, prima il Greco di Tufo Spumante Brut e poi Alta Langa Brut. Entrambi i vini esprimono le caratteristiche tipiche degli spumanti metodo classico, tuttavia ognuno mantiene chiaramente la propria identità conferita dalle rispettive uve utilizzate per la produzione.
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I Vini del Mese |
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Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
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Aglianico del Vulture Gesualdo da Venosa 2020 |
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| Cantina di Venosa (Basilicata, Italia) | |
Aglianico | |
| Prezzo: € 16,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
amarena, mora e prugna seguite da aromi di viola appassita, rosa appassita,
mirtillo, cacao, tabacco, carruba, liquirizia, cuoio, macis, vaniglia e
mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo
pieno, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di amarena, mora e prugna. 9 mesi in botte, almeno 4 mesi in bottiglia. |
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Selvaggina, Stufati e brasati di carne, Carne arrosto, Formaggi stagionati |
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Aglianico del Vulture Superiore Carato Venusio 2017 |
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| Cantina di Venosa (Basilicata, Italia) | |
Aglianico | |
| Prezzo: € 26,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
prugna, mora e viola appassita seguite da aromi di amarena, mirtillo,
cacao, cannella, tabacco, liquirizia, cuoio, macis, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo
pieno, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di prugna, mora e amarena. 18 mesi in barrique, 12 mesi in bottiglia. |
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Selvaggina, Brasati e stufati di carne, Carne arrosto, Formaggi stagionati |
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Alto Adige Pinot Nero Riserva St. Daniel 2022 |
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| Cantina Colterenzio (Alto Adige, Italia) | |
Pinot Nero | |
| Prezzo: € 19,90 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ciliegia, lampone e prugna seguite da aromi di rosa, fragola, mirtillo
corbezzolo, cioccolato, tabacco, cannella, macis, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, lampone e prugna. 12 mesi in botte e barrique, 12 mesi in bottiglia. |
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Paste ripiene con funghi, Carne arrosto, Stufati di carne con funghi |
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Alto Adige Sauvignon Lafoa 2023 |
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| Cantina Colterenzio (Alto Adige, Italia) | |
Sauvignon Blanc | |
| Prezzo: € 27,90 | Punteggio: |
Giallo paglierino brillante e sfumature giallo paglierino, molto
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di uva
spina, sambuco e pesca seguite da aromi di ginestra, rosa gialla, fiore di
bosso, mela, pera, ananas, pompelmo, ortica, foglia di pomodoro, peperone
verde, zenzero, minerale e un accenno di vaniglia.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di uva spina, pesca e pompelmo. Parte del vino è fermentato in barrique. Maturazione per 8 mesi. |
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Pasta con pesce, Carne bianca saltata, Pesce stufato, Zuppe di funghi, Pesce fritto, Latticini |
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Montebruno 2020 |
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| Castello Poggiarello (Toscana, Italia) | |
Cabernet Sauvignon | |
| Prezzo: € 35,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ribes, amarena e prugna seguite da aromi di violetta, iris, mirtillo,
cioccolato, cipria, tabacco, liquirizia, macis, cuoio, vaniglia ed
eucalipto.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole morbidezza.
Finale persistente con ricordi di ribes, amarena e prugna. 24 mesi in barrique, 12 mesi in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Stufati di carne con funghi, Carne arrosto, Formaggi |
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Montechiaro 2019 |
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| Castello Poggiarello (Toscana, Italia) | |
Cabernet Franc | |
| Prezzo: € 35,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ribes, amarena e prugna seguite da aromi di viola appassita, mirtillo,
cioccolato, tabacco, foglia di pomodoro, peperone, cuoio, sottobosco,
liquirizia, ginepro, macis, vaniglia ed eucalipto.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di ribes, amarena e prugna. 24 mesi in barrique, 18 mesi in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati di carne con funghi, Formaggi |
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Antico Olmetto 2020 |
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| La Nuova Bellaria (Lombardia, Italia) | |
Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot | |
| Prezzo: € 30,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di confettura di
prugne, confettura di amarene e viola appassita seguite da aromi di
confettura di mirtilli, cacao, tabacco, liquirizia, cuoio, catrame,
vaniglia ed eucalipto.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole morbidezza.
Finale persistente con ricordi di confettura di prugne, confettura di
amarene e confettura di mirtilli.
10 mesi in barrique. |
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Carne alla griglia, Stufati di carne con funghi, Carne arrosto, Formaggi |
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Vermentino di Gallura Spera 2023 |
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| Siddura (Sardegna, Italia) | |
Vermentino | |
| Prezzo: € 13,95 | Punteggio: |
Giallo paglierino brillante e sfumature giallo paglierino, molto
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
mela, pera e susina seguite da aromi di biancospino, ginestra, pesca,
pompelmo, ananas, frutto della passione, mandarino, rosmarino, mandorla e
minerale.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di mela, pera e mandorla. Maturazione in vasche d'acciaio. |
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Pasta con pesce e crostacei, Pesce fritto, Pesce saltato, Latticini |
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Vermentino di Gallura Superiore Beru 2022 |
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| Siddura (Sardegna, Italia) | |
Vermentino | |
| Prezzo: € 35,50 | Punteggio: |
Giallo paglierino intenso e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
mela, susina e biancospino seguite da aromi di pera, mango, ananas, frutto
della passione, burro, brioche, timo, miele, mandorla, vaniglia e pietra
focaia.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori
intensi, piacevole morbidezza.
Finale persistente con ricordi di mela, susina e mandorla. Fermentazione e maturazione in barrique. |
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Paste ripiene con pesce e funghi, Pesce arrosto, Carne bianca arrosto, Pesce stufato, Stufati di carne bianca |
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La Gioia 2020 |
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| Riecine (Toscana, Italia) | |
Sangiovese (80%), Merlot (20%) | |
| Prezzo: € 80,00 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
amarena, prugna e ribes seguite da aromi di violetta, mirtillo, arancia
rossa, cioccolato, cipria, tabacco, cuoio, liquirizia, macis, origano,
vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di amarena, prugna e ribes. 24 mesi in botte, 6 mesi in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati di carne, Formaggi |
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Chianti Classico Gran Selezione Vigna Gittori 2020 |
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| Riecine (Toscana, Italia) | |
Sangiovese | |
| Prezzo: € 100,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
amarena, prugna e viola appassita seguite da aromi di rosa appassita,
garofano, mirtillo, lampone, melagrana, mora, cioccolato, tabacco,
cannella, ginepro, liquirizia, macis, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di amarena, prugna e
mirtillo.
24 mesi in botte, 6 mesi in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Stufati di carne con funghi, Carne arrosto, Formaggi |
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Etna Rosso Akraton 2018 |
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| Giovi (Sicilia, Italia) | |
Nerello Mascalese (90%), Nerello Cappuccio (10%) | |
| Prezzo: € 25,00 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di ciliegia,
lampone e viola appassita seguite da aromi di prugna, mirtillo, carruba,
tabacco, liquirizia, grafite, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, lampone e prugna. 24 mesi in botte. |
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Paste ripiene con funghi, Carne alla griglia, Stufati di carne, Formaggi |
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Barolo del Comune di Serralunga d'Alba 2021 |
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| Boasso Franco Gabutti (Piemonte, Italia) | |
Nebbiolo | |
| Prezzo: € 45,00 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ciliegia, prugna e violetta seguite da aromi di rosa, lampone, mirtillo,
cacao, cannella, tabacco, macis, liquirizia, alloro, vaniglia e mentolo.
Attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori
intensi, piacevole freschezza.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, prugna e lampone. 24 mesi in botte, 12 mesi in bottiglia. |
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Selvaggina, Stufati e brasati di carne con funghi, Carne arrosto, Formaggi stagionati |
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Barolo Gabutti 2021 |
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| Boasso Franco Gabutti (Piemonte, Italia) | |
Nebbiolo | |
| Prezzo: € 65,00 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ciliegia, prugna e violetta seguite da aromi di rosa appassita, lampone,
cioccolato, tabacco, liquirizia, cuoio, cannella, catrame, timo, vaniglia e
mentolo.
Attacco tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori
intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, prugna e lampone. 18 in botti di rovere. |
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Selvaggina, Stufati e brasati di carne con funghi, Carne arrosto, Formaggi stagionati |
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Bianchello del Metauro Superiore Tenuta Campioli 2024 |
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| Fiorini (Marche, Italia) | |
Biancame | |
| Prezzo: € 8,00 | Punteggio: |
Giallo paglierino brillante e sfumature giallo verdolino, molto
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
mela, pera e ginestra seguite da aromi di biancospino, rosa gialla, pesca,
susina, pompelmo, ananas, cedro, nespola, tiglio, salvia e minerale.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di mela, pera e pesca. 5 mesi in vasche di cemento. |
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Antipasti di pesce e crostacei, Pasta e risotto con crostacei, Crostacei stufati con funghi, Uova, Sformati di verdure |
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Colli Pesaresi Sangiovese Riserva Luigi Fiorini 2020 |
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| Fiorini (Marche, Italia) | |
Sangiovese | |
| Prezzo: € 18,00 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
amarena, prugna e violetta seguite da aromi di rosa, lampone, mirtillo,
cioccolato, tabacco, liquirizia, macis, cuoio, grafite, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di amarena, prugna e lampone. 36 mesi in botte, 12 mesi in bottiglia. |
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Carne alla griglia, Stufati di carne con funghi, Carne arrosto, Formaggi |
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Notiziario |
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In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.
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25 Anni di Consorzio Montecucco: Radici Profonde, Sostenibilità e Sguardo al Futuro |
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Ad aprire la giornata, i saluti del Presidente del Consorzio Montecucco Giovan Battista Basile, che ha sottolineato come questo anniversario non rappresenti solo una tappa celebrativa, ma anche un punto di riflessione strategica per il futuro della denominazione, tra sfide sempre più urgenti poste dal cambiamento climatico. «L'innalzamento delle temperature – ha spiegato – ci impone scelte coraggiose. Per questo il Consorzio ha già avviato l'iter per una modifica ordinaria del disciplinare, con l'obiettivo di estendere l'area di produzione verso le quote vitabili più alte del Monte Amiata». Il Presidente ha inoltre ribadito l'importanza di restare fedeli all'identità del Montecucco e ai suoi capisaldi, quali sostenibilità ed enoturismo (si ricorda che oltre il 90% della produzione è certificata biologica, mentre il 100% delle aziende del territorio è attrezzato per l'accoglienza), ma al contempo saper evolvere, sia a livello produttivo che culturale, per affrontare con competenza le trasformazioni del mercato e della società. Tra i saluti istituzionali, quello dell'Assessore all'economia e al turismo della Regione Toscana, Leonardo Marras, che ha messo in luce il valore sistemico della denominazione per l'intera area grossetana. «Ho seguito da vicino, fin dall'inizio, il percorso di costruzione della DOC Montecucco e ne ho sempre apprezzato la capacità di fare rete. Questo è un territorio che ha saputo legare il vino alla sua vocazione turistica, investendo su qualità, accoglienza e comunicazione. La sfida oggi è proseguire su questa strada, rendendo il turismo una leva stabile di crescita e sviluppo». I lavori si sono quindi aperti, con l'intervento del moderatore Stefano Quaglierini, enologo e wine communicator, che ha offerto una riflessione sulla trasformazione del linguaggio del vino nel contesto contemporaneo. «Occorre raccontare valori e visione e uno dei driver principali è senza dubbio la sostenibilità». Quaglierini ha evidenziato come i canali digitali stiano ridefinendo il rapporto tra giovani e vino, con oltre il 30% delle vendite premium online: un'opportunità che il Montecucco può cogliere grazie alla forza del suo racconto territoriale. Leonardo Salustri, tra i promotori della nascita della DOC Montecucco, ha offerto un racconto intenso e appassionato delle origini della Denominazione. Negli anni '90, assieme a un piccolo gruppo di viticoltori, avviò un percorso coraggioso per costruire un'identità riconoscibile e protetta per un'area ancora poco valorizzata, ma con un potenziale straordinario. Centrale fu la collaborazione con il professor Giancarlo Scalabrelli – grande perdita per la comunità scientifica – dell'Università di Pisa, il cui contributo ha lasciato un segno indelebile. Proprio grazie a questa sinergia nacque il vigneto sperimentale dell'azienda Salustri, con oltre 400 biotipi di Sangiovese e altre varietà autoctone, ancora oggi punto di riferimento per la ricerca genetica in ambito viticolo. Salustri ha ricordato anche la scelta innovativa di inserire il Vermentino nel disciplinare della DOC Montecucco, in tempi ancora non sospetti per l'areale maremmano: «Una scommessa che ha dato frutti: il Vermentino della provincia di Grosseto, oggi apprezzato, è nato proprio qui, sulle nostre colline». E conclude: «A distanza di 25 anni credo ancora fermamente in ciò che mi ha spinto a iniziare». Anche Stefano Alessandri, primo Presidente del Consorzio (2000-2006), ha tracciato le tappe salienti della nascita e dei primi anni dell'organizzazione. «Il riconoscimento della DOC nel 1998 fu solo l'inizio – ha spiegato – Il passo successivo, necessario, era creare un organismo in grado di tutelare, promuovere e far crescere la nostra denominazione». Il Consorzio nacque ufficialmente nel 2000, con 22 soci fondatori e una prima sede condivisa con Le Strade del Vino. Fu poi nel 2005 che trovò stabilmente casa a Poggi del Sasso, nelle ex scuole restaurate con il contributo decisivo di Claudio Tipa, oggi sede operativa e simbolo della comunità produttiva locale. Durante la sua presidenza e negli anni a seguire, Alessandri ha sempre accompagnato il Consorzio nel consolidamento della propria identità, gettando le basi per i successivi traguardi: dall'ottenimento della DOCG Montecucco Sangiovese nel 2011, fino al riconoscimento dell'incarico erga omnes nel 2015. Un percorso fatto di passione, dialogo e visione condivisa che ha portato alle 68 aziende associate e ai 500 ettari rivendicati per oltre 1 milione di bottiglie confezionate di oggi: «Abbiamo lavorato per creare qualcosa che potesse durare nel tempo e oggi vedere un Consorzio solido, dinamico e rispettato è la conferma che quello spirito originario è ancora vivo». Grande spazio è stato riservato all'identità viticola del Montecucco e al suo stretto legame con la ricerca scientifica che dagli anni '90 è arrivata al Montecucco come oggi lo conosciamo. Giuliano Guerrini, agronomo ColleMassari e voce storica del territorio, ha ripercorso l'evoluzione viticola del territorio del Montecucco a partire dal contributo decisivo di Leonardo Salustri e del professor Giancarlo Scalabrelli nello studio dei biotipi autoctoni e nell'impostazione scientifica della viticoltura dell'areale. Guerrini ha sottolineato il valore della ricerca condivisa come base per una viticoltura di qualità, ricordando come progetti come la Selezione Poggi del Sasso (da viti centenarie e franche di piede), sviluppata con il supporto della Fondazione Bertarelli, abbiano permesso di valorizzare le peculiarità genetiche e selezionare cloni di Sangiovese capaci di esprimere al meglio il carattere del territorio amiatino. «Il nostro lavoro – ha spiegato – è sempre stato orientato a rafforzare l'identità della denominazione. Il Sangiovese del Montecucco ha un'anima propria, fatta di resilienza, coerenza e legame profondo con il suolo e il clima». Claudio D'Onofrio, docente all'Università di Pisa, ha poi ribadito il legame storico tra Montecucco e ricerca scientifica e come gli studi sui cloni di Sangiovese abbiano rafforzato l'identità territoriale. Con dati alla mano illustrati al pubblico, ha posto l'accento sull'importanza di guardare al futuro, suggerendo di estendere la zona di produzione alle quote più alte del Monte Amiata per rispondere agli impatti del cambiamento climatico. «Questa strategia – ha spiegato – è fondamentale per valorizzare la viticoltura di montagna e mantenere la qualità distintiva dei vini Montecucco». Apprezzati anche gli interventi di Tommaso Furzi (Spevis), che ha illustrato le nuove frontiere della viticoltura biologica di qualità, e di Patrizia Chiari di Tenuta l'Impostino, che ha presentato il progetto Biopass per la valorizzazione della biodiversità nel territorio del Montecucco, realizzato insieme al gruppo Agronomi SATA e in collaborazione con centri di studio e di ricerca italiani quali il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano e la Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige. Biopass analizza l'equilibrio dei vigneti e l'impatto ambientale con dati certificati e tracciabili. Questo approccio scientifico aiuta a preservare l'identità e la salute del territorio in modo responsabile e misurabile. Non è mancato il racconto delle aziende che oggi stanno scegliendo di investire in quota, come nel caso di Silvio Mendini (Podere Montale), testimone di una viticoltura che sta ritrovando nuove energie sulle pendici dell'Amiata. A chiudere la giornata, Francesco Benedetti (ColleMassari), Presidente del Biodistretto del Montecucco, ha sottolineato come questo territorio abbia saputo trasformare la sostenibilità in una leva di coesione sociale ed economica. «Il distretto biologico non è solo un marchio: è un patto tra aziende, istituzioni e cittadini per costruire un futuro condiviso, nel rispetto delle nostre radici». |
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A Santa Massenza Risuonano le Note di Grappa |
| Torna nel borgo della Valle dei Laghi, simbolo della grappa artigianale trentina,
l'evento che ha debuttato con successo l'anno scorso: una serata davvero unica per
scoprire i cinque produttori del paese e gustare i cocktail realizzati con i loro
distillati, accompagnati dalle suggestioni della musica jazz, soul e folk. Una serata speciale tra buona musica dal vivo, assaggi gourmet, divertimento e degustazioni di inediti cocktail a base di grappa realizzati nel segno della freschezza e leggerezza: gli ingredienti per vivere un sogno di una notte di mezza estate ci sono tutti. Compresa naturalmente la location: Santa Massenza, culla della grappa artigianale trentina, piccola comunità della suggestiva Valle dei Laghi, nota per i suoi meravigliosi specchi d'acqua che la costeggiano e il clima mediterraneo che accompagna chi la percorre verso il lago di Garda. Il prossimo 1° agosto torna Note di Grappa, l'evento nato lo scorso anno sulla scorta del successo de La Notte degli alambicchi accesi, la grande manifestazione che a dicembre celebra il borgo e la sua lunga tradizione distillatoria. A organizzare questa seconda edizione è, come sempre, l'Associazione Santa Massenza Piccola Nizza de Trent, con il supporto dell'Istituto Tutela Grappa del Trentino e di Garda Trentino e la partecipazione di Slow Food Trentino Valle dell'Adige e Alto Garda. La serata che apre il mese d'agosto sarà dunque un'occasione davvero speciale per immergersi nell'atmosfera di Santa Massenza. Ognuna delle cinque distillerie del piccolo centro – Casimiro, Francesco, Giovanni Poli, Giulio & Mauro e Maxentia – ospiterà un barman professionista, chiamato a realizzare un cocktail ideato proprio per mostrare un utilizzo diverso e insolito del prezioso distillato. Ad affiancarli nella miscelazione, un gruppo di giovani distillatori, a conferma di un passaggio generazionale che sta portando nuova linfa al futuro della grappa artigianale trentina. Naturalmente si tratta di piccole degustazioni, pensate in un'ottica di consumo responsabile, accompagnate da piccoli assaggi finger food di qualità. E per chi desiderasse una pausa di gusto tra una tappa e l'altra, a disposizione del pubblico il food truck di Paolo Betti, Cuoco dell'Alleanza Slow Food, con le sue proposte gastronomiche pensate per arricchire e rendere ancora più sfizioso l'evento. E per dare un ulteriore tocco magico alla serata, suggestive esibizioni di musica live, con un variegato programma di performance jazz, soul e folk a seconda delle distillerie. Per un viaggio musicale tra diverse sonorità e ritmi. |
Il Lambrusco Che Non Ti Aspetti: un Nuovo Patto di Qualità, Territorio e Futuro |
| Nel mondo del vino qualcosa si muove, e questa volta il cambiamento parte dall'Emilia.
Non si tratta di una moda passeggera, né dell'ennesimo vitigno da riscoprire, ma di
un'idea collettiva che prende forma da chi il vino lo fa davvero, ogni giorno. Un gruppo
di produttori ha scelto di unire le forze per custodire, proteggere e soprattutto
rilanciare il Lambrusco, con uno sguardo che tiene salde le radici ma si muove con
decisione verso il futuro. È nato così il progetto dei Custodi del Lambrusco: ventisette
realtà, tra piccole aziende e cantine più strutturate, che condividono una visione
chiara: fare (ri)scoprire la grandezza del Lambrusco. A suggellare la loro unione c'è un Manifesto, una dichiarazione d'intenti che guida il gruppo come un patto condiviso, in cui i Custodi parlano al presente, e lo declinano al plurale. Lo fanno con l'energia di chi non ha bisogno di rivendicare, ma di raccontare. Con una voce nuova, inclusiva, contemporanea. Siamo custodi dell'essenza più pura del Lambrusco. Questa frase scandisce il ritmo del loro Manifesto e si ripete come un mantra. In quel siamo c'è la forza del gruppo, l'appartenenza agli stessi ideali, la volontà di svelare i valori, la missione e la visione che li guidano. Non vogliono semplicemente conservare un'identità, ma trasformare la percezione di un vino troppo spesso sottovalutato: il Lambrusco non è un vino banale. Può essere certamente leggero e spensierato, grazie anche al suo basso tenore alcolico, ma mai superficiale. È un vino che sa essere fresco, diretto e versatile, ma anche sorprendentemente complesso. In un tempo in cui il consumatore cerca autenticità, passione e responsabilità, la risposta dei Custodi è una proposta fondata sulla qualità, sul lavoro in vigna, su una filiera che parte dalla terra e arriva in bottiglia. Ma soprattutto su una cultura del vino che non teme il cambiamento, anzi lo cerca, lo coltiva, lo interpreta. «Siamo nati da un sogno: raccontare la migliore manifestazione del Lambrusco. Vogliamo essere avanguardia e professionalità, qualità estrema e pura artigianalità». Modena e Reggio Emilia, territori ricchi di storia, cultura e vocazione vitivinicola. Qui i Custodi coltivano la loro passione, rispettando il legame profondo con il territorio. E si riconoscono nella pluralità di espressioni del Lambrusco, guardando oltre le denominazioni. Custodiscono il mestiere, il sapere, la curiosità, la voglia di sperimentare. Credono nella forza del confronto e nella ricchezza della diversità, convinti che ogni nome conti, ogni visione sia parte integrante di un progetto più ampio: «Siamo un gruppo che si nutre delle differenze del singolo e siamo singoli produttori che diventano forti in un gruppo». E ancora: «Il Lambrusco è un vino in cui storia e futuro si uniscono nel presente. Crediamo nella tradizione, nella ricerca, nella cultura, nel passato, nella capacità di visione: tutti insieme». Perché se si parla di vino, si parla anche di cultura e di identità. E in questo caso di volontà di cambiare il racconto, e non per renderlo più patinato, ma semplicemente più vero. Il Lambrusco raccontato dai Custodi non chiede il permesso di essere grande: semplicemente lo è, quando viene trattato con rispetto, cura e intelligenza. L'associazione è nata da pochi mesi, ma è già attiva. Dopo la conferenza stampa dello scorso 31 marzo, i Custodi hanno iniziato a lavorare a una rete fatta di relazioni, incontri, visioni che si intrecciano. Vogliono portare il Lambrusco fuori dai suoi confini abituali, per raccontarlo con nuovi strumenti e farlo conoscere come un vino contemporaneo, inclusivo e pronto a parlare al mondo, anche e soprattutto a chi finora lo ha sottovalutato: «Siamo Custodi di un cambiamento culturale. Questa è la nostra piccola rivoluzione gentile. Quella in cui diciamo al mondo intero, e senza filtri, che il lambrusco non è un vino banale. Il Lambrusco è tante storie belle e possibili, non fermiamoci alla prima». |
Vino Nobile di Montepulciano: Andrea Rossi Confermato alla Presidenza |
| Andrea Rossi sarà il Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano per il
terzo mandato consecutivo. A nominarlo il nuovo Consiglio di amministrazione del
Consorzio, eletto dall'assemblea lo scorso 30 maggio, che si è riunito per la prima volta
nella serata di venerdì 6 giugno. Il Consiglio ha voluto confermare, anche in questo caso
per il terzo triennio consecutivo, anche i due Vicepresidenti, Susanna Crociani (Azienda
Crociani) e Luca Tiberini (Azienda Tiberini). «Questa conferma unanime per tutta la
presidenza non riguarda solo quanto svolto dalla Giunta, ma l'operato di un lavoro di
squadra che ha coinvolto tutta la base sociale del Consorzio che in questi anni grazie a
un confronto proficuo ha portato a risultati importanti, tra tutti la certificazione di
sostenibilità e soprattutto il progetto della terza tipologia di Vino Nobile di
Montepulciano, con l'arrivo delle Pievi – le prime parole del riconfermato presidente
del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – questo nuovo corso spero
possa consolidare quanto fatto guardando alle sfide future del nostro settore che
riguarderanno il consolidamento dei mercati, ma anche una nuova visione del vino pensata
per i consumatori di domani». Andrea Rossi, classe 1971, è stato eletto presidente come membro della Vecchia Cantina, alla guida della quale è stato da poco riconfermato per il terzo mandato. Diplomato al Liceo Classico A. Poliziano di Montepulciano si è poi laureato in Scienze Economiche e Bancarie all'Università degli studi di Siena. Da sempre al fianco della famiglia nell'azienda agricola socia di Vecchia Cantina da oltre trent'anni. Rossi può vantare una lunga esperienza sia politica che come amministratore locale. Nel 2009 e nel 2014 è stato eletto sindaco del Comune di Montepulciano, carica che ha ricoperto fino al 2019. È della sua legislatura la nascita del cosiddetto Sistema Montepulciano, un modello di governance basato sul coordinamento congiunto delle principali forze economiche e attrattive della città in un progetto di promozione premiato in Italia e nel mondo. Dal 2023 Andrea Rossi è presidente di Intesa, società a controllo pubblico che opera nel settore dei servizi pubblici delle provincie di Siena, Arezzo e Grosseto. Dalla certificazione di sostenibilità secondo lo standard Equalitas che il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, primo in Italia, ha ottenuto nel 2021, alla approvazione a livello comunitario del nuovo disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano Pieve. Passando dall'inserimento di Toscana in etichetta, progetto di modifica ai disciplinari di produzione che anche in questo caso ha visto il Vino Nobile di Montepulciano fare da apripista ad altre denominazioni regionali. I primi due mandati della presidenza Rossi sono stati all'insegna di una denominazione moderna, con l'obiettivo di promuovere la prima DOCG d'Italia nei mercati internazionali con progetti mirati agli Stati Uniti, mercato dove negli ultimi sei anni il Vino Nobile è cresciuto dal 18% al 29% dell'export complessivo, ma anche di conferme come nel caso della Germania e la Svizzera con uno sguardo all'Oriente. Senza mai perdere di vista il mercato interno dove la denominazione è tornata a crescere (+10% rispetto al 2019) soprattutto grazie a uno sviluppo dell'enoturismo. «Nel corso dell'assemblea elettiva è stata votata all'unanimità una mozione importante, ovvero l'aumento del costo della fascetta che abbiamo proposto per creare un plafond aggiuntivo da utilizzare in progetti di promozione – spiega il presidente Rossi – uno sforzo che ogni azienda ha condiviso e accettato per continuare a investire in maniera costante in un momento in cui farlo con le risorse comunitarie è diventato più complesso e faticoso in mercati dove il costo dei servizi è in certi casi raddoppiato». Non solo. «Grazie a questo impegno il nostro obiettivo è quello di aumentare la presenza delle aziende a eventi consortili, a partire da quello di punta, l'Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano che contiamo di arrivare a fare con la totalità dei soci presenti attraverso una riduzione o addirittura azzeramento della quota di partecipazione», prosegue Andrea Rossi. Tra le iniziative in programma anche la seconda edizione del Solstizio d'Estate, l'evento che nel 2024 ha illuminato l'attenzione alla denominazione nel cuore della città di Montepulciano, Piazza Grande. Nelle prossime sedute saranno nominati anche i referenti delle commissioni interne (Qualità, Sostenibilità e Promozione). Il Consiglio di amministrazione del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, oltre che dal Presidente Andrea Rossi (Vecchia Cantina), dai Vicepresidenti Susanna Crociani e Luca Tiberini, è composto dai consiglieri eletti dall'assemblea lo scorso 30 maggio: Luca De Ferrari (Boscarelli), Pietro Riccobono (Tenuta Trerose - Bertani Domains), Marta Capucci (La Braccesca/Antinori) Antonio Donato (Tenute del Cerro), Luigi Frangiosa (La Ciarliana). Per Vecchia Cantina di Montepulciano sono stati eletti nel CdA oltre al Presidente, Ilaria Chiasserini, Vinicio Del Toro, Rino Fontana e Filippo Neri. Il Collegio sindacale è composto dal presidente Roberta Coveri e dai Componenti Giancarlo Vittori e Matteo Giustiniani (Avignonesi). Il 2024 è stato un anno positivo in valore per il mercato del Vino Nobile di Montepulciano. Per quanto riguarda l'export lo scorso anno ha rappresentato il 65,5% (nel 2023 era stato il 66%), mentre il restante 34,5% viene commercializzato in Italia. Continua la tendenza di crescita degli ultimi anni la vendita diretta in azienda che nel 2024 ha ormai superato il 35%. Per quanto riguarda il mercato nazionale, inoltre, le principali vendite sono registrate in centro Italia (62%) e in particolare in Toscana per il 42%. Al nord viene venduto il 33% e al Sud il 5,30%. Per quanto riguarda l'estero si assiste a una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. In America (tra Nord e Sud) va il 35% dell'export, in Europa (esclusa Italia) il 29,2%. La Germania continua a essere il primo mercato del Nobile con il 37% della quota esportazioni. In crescita continua, anche rispetto al 2023, è quello degli Stati Uniti arrivando a rappresentare il 28% dell'export del Vino Nobile di Montepulciano. Continua la tendenza di crescita del Canada che da solo vale circa il 5% delle esportazioni. Un dato davvero significativo è la fetta di mercato del Vino Nobile di Montepulciano a marchio bio che nel panorama italiano vale il 44,7% delle vendite, mentre a livello internazionale rappresenta oltre il 50% delle vendite complessive. |
Cambio di Direttivo per il Consorzio Vini Valle d'Aosta |
| A segnare l'importante svolta generazionale è Nicolas Bovard (Cave Mont Blanc),
neoeletto Presidente, classe 1996, affiancato dal Vicepresidente André Gerbore (Cave des
Onzes Communes), classe 1989. Una scelta che testimonia la fiducia del settore nei
giovani protagonisti della viticoltura valdostana. A completare il direttivo, il nuovo
consiglio composto da Hervé Grosjean (Grosjean Vins), Patrick Ronzani (Institut Agricole
Régional), Matteo Barmaz (Di Barrò), Elio Chatrian (Crotta di Vegneron), Luciano Zoppo
Ronzero (Pianta Grossa), Vincent Grosjean (Soc. Agricola Les Ecules), Marco Martin (Lo
Triolet). Tra le priorità del nuovo consiglio, un manifesto chiaro e ben focalizzato su alcuni punti: definire e rafforzare l'identità della denominazione Vallée d'Aoste DOC, vigilare sul corretto utilizzo della denominazione d'origine, collaborare con gli enti di ricerca per promuovere lo sviluppo della viticoltura di montagna e lavorare a stretto contatto con l'amministrazione regionale per la valorizzazione della DOC, sia sul territorio che oltre i confini regionali. Il nuovo direttivo esprime sincera gratitudine al Presidente uscente Vincent Grosjean, insieme a Giulio Corti, Alessandro Jans ed Ermes Pavese per l'impegno, la dedizione e la passione per il lavoro svolto, ringraziando tutti i viticoltori per la fiducia accordata. Si apre ora un nuovo capitolo, animato dal desiderio di unire le forze e proseguire, con la partecipazione di tutti i Vignerons, alla costruzione di un futuro solido e promettente per la viticoltura valdostana, fatto di collaborazione, identità e amore per il territorio. Costituitosi formalmente nel marzo del 2022 – il Consorzio nasce dopo molti anni di lavoro di Vival – Associazione Viticoltori Valdostani – che fino a quel momento ha promosso e tutelato i vini DOC della Valle d'Aosta. Oggi questa realtà – che associa 48 aziende del territorio – svolge un ruolo fondamentale nel promuovere e tutelare la produzione vinicola regionale: le circa 1,8 milioni di bottiglie prodotte annualmente rappresentano circa il 97% della produzione regionale di vino DOC. |
Nasce Ufficialmente Generazione Next, il Gruppo di Assovini Sicilia dei Giovani Under 40 |
| Giovani, dinamici, con la passione per la Sicilia e la voglia di fare conoscere l'isola
e di comunicare il mondo vitivinicolo con un linguaggio nuovo. È Generazione Next, la
nuova generazione di Assovini Sicilia, un gruppo di produttori under 40, membri già
operativi delle aziende familiari, che ha deciso di continuare sul solco dello spirito e
dei valori dell'associazionismo di Assovini Sicilia, con lo scopo di valorizzare il
territorio e la produzione vitivinicola siciliana. Il gruppo, nato all'interno dell'associazione, ad oggi conta ventisei iscritti, e ha appena eletto Gabriella Favara come presidente, insieme a Enrica Spadafora, vicepresidente, e sei consiglieri del Consiglio direttivo: Costante Planeta, Serena Costanzo, Pietro Pollara, Cristina Madaudo, Pierfilippo Marchello. «Generazione Next è futuro, unione, continuità. Mi emoziona vedere come passo dopo passo questa squadra sta prendendo forma, con l'entusiasmo sempre maggiore di contribuire tutti insieme al successo del nostro settore e della nostra Sicilia-continente» – ha dichiarato Gabriella Favara, presidente di Generazione Next. Nuove forme di comunicazione, coinvolgimento della generazione Z, formazione interna, valorizzazione del territorio, sono i principali elementi principali del Manifesto della Generazione Next. «Vogliamo accendere nei giovani la scintilla della curiosità per il vino, raccontando storie autentiche e creando momenti di condivisione che parlano di passione, territorio e futuro con un linguaggio semplice e coinvolgente. Il nostro obiettivo è ispirarli a vedere nel vino non solo un prodotto, ma un viaggio ricco di cultura, emozioni e bellezza, profondamente legato alla nostra Sicilia. Grande attenzione verrà posta anche sulla formazione, un aspetto essenziale per scambiare nel gruppo le nostre esperienze, accrescerle con il supporto di specialisti esterni e condividerle non solo con i collaboratori delle nostre aziende» – ha continuato Gabriella Favara. E se Next generation è il termine utilizzato, in generale, per indicare il fisiologico passaggio generazionale che le aziende di ogni settore vivono con l'arrivo delle nuove generazioni, Generazione Next di Assovini Sicilia, si riferisce ad un gruppo di giovani produttori, curiosi e vogliosi di scoprire, studiare, legati dal grande amore per la Sicilia del vino e dal desiderio di portarla nel mondo attraverso la formula vincente dell'associazionismo e del lavoro di squadra. «Sono davvero emozionata e onorata di ricoprire il ruolo di vicepresidente all'interno di questo gruppo di giovani così talentuosi e determinati. Far parte di una squadra così dinamica e preparata è per me una grande responsabilità, ma soprattutto una bellissima opportunità. Non vediamo l'ora di iniziare a lavorare tutti insieme e trasformare le tante idee in bellissimi progetti concreti» – ha aggiunto Enrica Spadafora, vicepresidente di Generazione Next. Diverse le tematiche e le azioni in programma che il gruppo vuole attuare e che coinvolgono diversi settori come management, hospitality, produzione, degustazione, enoturismo, comunicazione e marketing, coaching, team building. «Assovini Sicilia ha promosso e supportato la nascita del gruppo Generazione Next perché non solo rappresenta il futuro della nostra associazione ma anche perché si fonda sugli stessi valori e principi che stanno alla base dell'associazionismo vincente di Assovini Sicilia. È nato un gruppo dinamico, vivace, che sono sicura continuerà a promuovere il mondo vitivinicolo con un linguaggio nuovo, capace di intercettare i cambiamenti in corso» – ha commentato Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia. |
Consorzio Morellino di Scansano: Territorio, Visione e Confronto al Centro di Rosso Morellino 2025 |
| Il Morellino di Scansano è un vino identitario, frutto di una visione comune dei
produttori e di una ricerca della qualità che lo rendono sempre più apprezzato sia in
Italia che all'estero. Questo è quello che è emerso in occasione della nuova edizione di
Rosso Morellino, evento organizzato dal Consorzio Morellino di Scansano per mettere in
connessione la stampa specializzata, i produttori e partner istituzionali, con l'obiettivo
di raccontare il presente della denominazione e condividere la visione futura di uno dei
Sangiovese più autentici d'Italia: quello che nasce in un territorio unico, lungo la
costa della Maremma toscana. «Rosso Morellino è molto più di un evento promozionale – afferma Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio – è un'occasione di ascolto e confronto, un'esperienza viva all'interno della denominazione per comprenderne tutti i caratteri che si ritrovano poi nei nostri vini. Il Morellino di Scansano infatti è frutto di una visione condivisa tra i produttori e di un impegno concreto nella ricerca costante della qualità; è un vino di struttura e carattere, contraddistinto al tempo stesso da morbidi tannini e da una nota sapida che gli donano una sorprendente freschezza. Condividere dunque ciò che siamo oggi, e ciò che stiamo diventando consolida il nostro percorso di riconoscibilità e ci permette di lavorare molto bene nei mercati italiani e di aprire numerosi canali internazionali». A rafforzare questa crescita e consapevolezza c'è la recente approvazione da parte dell'Assemblea della nuova menzione Superiore, attualmente al vaglio delle autorità competenti, che si aggiunge alle già presenti Annata e Riserva. Si tratta di un importante passaggio normativo e simbolico, che avvalora ancora di più il posizionamento qualitativo della denominazione ed è sinonimo di una sempre maggiore selezione, cura e rispetto nella produzione vitivinicola dei soci. «In un contesto mondiale che resta complesso e in continuo cambiamento, il nostro auspicio è quello di continuare a crescere con coerenza e visione, rimanendo fedeli alla nostra matrice territoriale ma capaci di parlare un linguaggio contemporaneo. La forza del Morellino sta proprio in questa sintesi: essere rispettoso della tradizione, profondamente identitario e, al contempo, in grado di dialogare con il mondo» conclude Bernardo Guicciardini Calamai. |
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