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Previsioni per la Vendemmia 2025


 L'estate sta per terminare e ci avviamo verso l'autunno, periodo durante il quale – in condizioni normali – si svolgono generalmente le operazioni della vendemmia in questa parte di mondo. Con la consueta eccezione, ovviamente, delle zone meridionali, così come in quelle dedite alla produzione di spumanti, nelle quali, in realtà, la vendemmia si è già conclusa in molte di queste mentre, in altre, si stanno per concludere. Com'è noto, la vendemmia è un evento di primaria importanza per chiunque produca vino, il risultato del lavoro dei mesi precedenti, compreso quello determinato dalle condizioni meteorologiche. Un periodo, questo, che costruisce il futuro e le speranze dei produttori, soprattutto in questi ultimi anni, non esattamente i migliori – per quanto riguarda il vino in generale – che si possano ricordare. Puntuali, come sempre, in questo periodo iniziano a essere diffuse le prime stime dei raccolti, sia da parte di coloro i quali hanno già concluso la vendemmia, sia quelli che si apprestano a entrare in vigna a raccogliere i grappoli d'uva.


 

 Le prime stime, diffuse nel corso dell'estate, lasciano ben sperare – in Italia – a un raccolto di buona, perfino ottima qualità, nonostante le difficoltà causate, in certe zone, dalla siccità. La stima della vendemmia Italia – secondo quanto dichiarato da Coldiretti – sembrerebbe attestarsi a 45 milioni di ettolitri. L'inizio della vendemmia, oramai una consuetudine per le ultime annate, è iniziata in anticipo rispetto alla media di quelle precedenti, nemmeno a dirlo, a causa delle elevate temperature che hanno anticipato la maturazione dei grappoli. Si registrano, in alcuni territori, inconvenienti causati dalla siccità e dal maltempo, fenomeni che comunque non pregiudicano la qualità complessiva del raccolto. Anche i problemi causati dalla peronospora e oidio sono risultati decisamente inferiori rispetto alle previsioni, esattamente come quelli dovuti a parassiti. Si tratta, quindi, di previsioni decisamente positive, confidando – nel frattempo – non si verifichino inconvenienti provocati nelle prossime settimane, in particolare quelli conseguenti a eventuali condizioni meteorologiche sfavorevoli.

 Per quanto riguarda, nello specifico, le previsioni delle singole regioni, in Abruzzo di prevede una buona vendemmia e con abbondanti raccolti, nonostante i danni causati dalla grandine e che hanno interessato alcuni vigneti in provincia di Chieti. Previsione positiva anche per la Basilicata, nella quale si prevede un raccolto poco sopra la media rispetto agli ultimi cinque anni. Vendemmia positiva anche in Calabria, dove si prevede un aumento di produzione fra il 10% e 15%, con l'eccezione della provincia di Crotone a causa delle gelate che potrebbero avere compromesso addirittura un quinto del raccolto. Buone notizie anche dalla Campania dove è prevista una vendemmia con quantità probabilmente superiori al 2024, sebbene i fenomeni di siccità potrebbero influire negativamente sul raccolto. Previsione positiva anche per il Molise, così come in Puglia dove, rispetto al 2024, si prevede un aumento di produzione di circa il 20%, nonostante gli episodi di siccità che pare non abbiano comunque compromesso il raccolto. Per quanto riguarda le due principali isole italiane – Sicilia e Sardegna – non si prevedono variazioni rispetto alla media, condizione determinata soprattutto dai fenomeni di siccità, quindi dalla mancanza d'acqua per l'irrigazione.

 Risalendo lo “stivale”, nel Lazio si prevede una leggera diminuzione, mentre nelle Marche si temono le conseguenze della siccità che ha riguardato, soprattutto, i territori fra le provincie di Pesaro e Ancona, tuttavia la stima è all'insegna del segno positivo. In Umbria si prevede un buon risultato dalla vendemmia, nonostante alcune difficoltà legate alla presenza della peronospora e dalle elevate temperature estive. Nella vicina Toscana è atteso un raccolto di elevata qualità, con quantità nella media, grazie anche all'assenza di fattori critici tali da compromettere la vendemmia. Raccolto nella media anche in Emilia-Romagna, dove si segnalano pochi – ma non critici – problemi causati dalla peronospora e dalle elevate temperature della stagione. Raccolto previsto nella media anche in Liguria, mentre in Piemonte si prevede un aumento dei raccolti, in particolare nelle provincie di Asti, Alessandria e Cuneo, nonostante siano ancora da valutare le conseguenze dei danni provocati da alcuni parassiti.

 Anche in Valle d'Aosta si attende una vendemmia con raccolti nella media, mentre in Lombardia è previsto un lieve aumento della produzione, con l'eccezione del territorio di Pavia, nel quale si stanno ancora valutando le eventuali conseguenze subite dai grappoli di uva a causa della peronospora e avvenuti lo scorso anno. Produzione in aumento anche nel Trentino-Alto Adige, dove è atteso un incremento fra il 5 e 10% rispetto al 2024. Nel Veneto è prevista una vendemmia che conferma il raccolto dello scorso anno, mentre nel Friuli-Venezia Giulia la situazione sembra essere più complessa e variabile a seconda delle zone, le varietà di uve e la possibilità dell'irrigazione. Si prevede, comunque, una vendemmia con raccolti nella media, tuttavia con stime in leggera diminuzione nelle aree collinari, in particolare nei vigneti di Pinot Grigio e Friulano. In accordo a quanto diffuso da Coldiretti – quindi – in Italia, per la vendemmia 2025, si prevede ottima qualità delle uve e raccolti che si attestano nella media degli ultimi anni.

 Se da un lato si può essere certamente ottimisti e contenti per le buone previsioni relative alla vendemmia 2025, lo si è decisamente meno per la situazione che da tempo riguarda le cantine italiane, in particolare, le elevate giacenze. Una condizione certamente preoccupante che, non da meno, è ulteriormente gravata dall'incognita dei mercati, compresi gli incerti e imprevedibili dazi imposti dagli Stati Uniti d'America. Un problema non da poco, quello delle giacenze, soprattutto in questo periodo della vendemmia che, inevitabilmente, porta altra uva in cantina, la quale necessita di spazio per essere lavorata e conservata, prima della vendita quando sarà vino. Una situazione che desta preoccupazione anche ai consorzi delle denominazioni d'origine italiane, tanto che, alcuni questi, hanno già deliberato delle diminuzioni nelle rese per ettaro. Queste misure – già adottate da diversi consorzi italiani per la vendemmia 2025 – hanno infatti lo scopo dichiarato di limitare gli effetti delle attuali e incerte condizioni di mercato, comprese le giacenze eccessive oltre al diffuso calo di vendite.

 Una misura che, evidentemente, cerca di ristabilire l'equilibrio fra la domanda e l'offerta, viste le condizioni attuali dei mercati, delle esportazioni e vendite, sembra essere l'unica soluzione concreta attuabile dai consorzi. Non è chiaro, tuttavia, quale sia la destinazione delle uve adesso considerate in eccesso, poiché quello che oramai la pianta ha generato non scompare, come per magia, per effetto di una decisione amministrativa. Si possono infatti immaginare molte destinazioni alternative e soluzioni creative, tuttavia – molto più seriamente – si tratta di una scelta obbligata con effetti immediati nel breve termine. Breve, appunto. Qualora non dovessero cambiare le condizioni di mercato nei prossimi mesi, è evidente che si dovrà affrontare lo stesso problema anche nella vendemmia 2026. Considerando, inoltre, che queste misure possono aiutare le cantine attualmente in difficoltà di giacenze e mercato, questo non significa tuttavia che sia vero per tutte le cantine, penalizzando – di fatto – quelle che sarebbero state ben contente di vinificare tutta l'uva dei loro vigneti per le denominazioni di competenza. Certo, qualcosa va fatto e, come ben si sa, nessuna soluzione può accontentare tutti allo stesso modo. I prossimi mesi ci faranno certamente comprendere il futuro in modo più chiaro, compresa la qualità della vendemmia 2025 che, nelle premesse, sembrerebbe essere decisamente positiva. Quanto meno avremo nei calici qualcosa per cui essere veramente contenti e che, magari, ci farà dimenticare – almeno per un po' – questi momenti di incertezza.

Antonello Biancalana



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