Cultura e Informazione Enologica dal 2002 - Anno XXIV
×
Prima Pagina Eventi Guida dei Vini Vino del Giorno Aquavitae Guida ai Luoghi del Vino Podcast Sondaggi EnoGiochi EnoForum Il Servizio del Vino Alcol Test
DiWineTaste in Twitter DiWineTaste in Instagram DiWineTaste Mobile per Android DiWineTaste Mobile per iOS Diventa Utente Registrato Abbonati alla Mailing List Segnala DiWineTaste a un Amico Scarica la DiWineTaste Card
Chi Siamo Scrivici Arretrati Pubblicità Indice Generale
Informativa sulla Riservatezza
 
☰ Menu


   Condividi questo articolo     Sommario della rubrica Editoriale Gusto DiVino 
  Editoriale Numero 254, Ottobre 2025   
Campioni del Mondo!Campioni del Mondo!  Sommario 
Numero 253, Settembre 2025 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 255, Novembre 2025

Campioni del Mondo!


 Tranquilli. Qualora, leggendo il titolo di questo editoriale, vi foste chiesti se stavate sfogliando DiWineTaste e non un periodico di notizie sportive, vi rassicuro subito. Parliamo di vino, evidentemente, e della notizia di questi giorni relativamente all'ennesimo primato mondiale vinto – anzi, stravinto – dall'Italia. Si tratta delle prime stime, ora più concrete rispetto a un mese fa, in merito alla vendemmia 2025 e la quantità di vino prodotto, una stima che – a questo punto – si può considerare un risultato effettivamente conseguito. Inoltre, anche la stima sull'ottima qualità della vendemmia 2025 è ampiamente confermata ovunque in Italia e questa, indubbiamente, è un'ottima notizia. Per quanto riguarda la quantità, invece, da più parti si sentono commenti trionfalistici – non da meno, colmi di orgoglio – per il fatto che l'Italia, con la vendemmia 2025, guadagna il gradino più alto del prestigioso podio del principale produttore del vino al mondo, definendola addirittura una vendemmia da record e stimata in 47,4 milioni di ettolitri di vino. Questa è, infatti, la stima recentemente diffusa da Assoenologi, Unione italiana vini (Uiv) e Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA), con il contributo dell'Ufficio competente del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf).


 

 Il mio pensiero, ritengo del tutto lecito e, permettetemi la presunzione, decisamente serio: di questi tempi, con le attuali condizioni di mercato del vino non esattamente positive, con i consumi in palese contrazione, a cosa serve avere conseguito una vendemmia da record? L'uva raccolta, evidentemente, sarà trasformata in vino, imbottigliato e poi immesso nel mercato. Molto più banalmente, si tratta di vino che, nella naturale logica imprenditoriale e produttiva, si auspica possa essere venduto. In un mondo ideale ed esatto, sarebbe molto bello se tutto potesse andare secondo i nostri piani e desideri, tuttavia in quello reale e attuale, con le premesse già dette, pare impresa decisamente complessa e difficilmente realizzabile. Non finisce qui, purtroppo. È risaputo, infatti, che nelle cantine italiane sono attualmente giacenti quantità non trascurabili di vino – a vario titolo e condizione – che si aggiungono a quello della magnifica “vendemmia da record”.

 Secondo quanto riportato nel report numero 8/2025 diffuso dall'Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF), nelle cantine italiane, al 31 luglio 2025, sono giacenti 39,8 milioni di ettolitri di vino, 2,3 milioni di ettolitri di mosti e 58.747 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione. Il report, inoltre, segnala che, rispetto al 31 luglio 2024, si registra un aumento di giacenze per i vini dello 0,5% e 58,4% per i vini ancora in fermentazione, oltre a una diminuzione dell'8,5% di mosti. Rispetto al 30 giugno 2025, si è registrato una diminuzione di giacenze di vini pari a -8,8%, -14,5% di mosti e -8,1% di vini nuovi ancora in fermentazione. La maggioranza è detenuta nelle regioni settentrionali del Paese, in prevalenza nel Veneto. A titolo di completezza, il 56,3% del totale appartiene a vini DOP, il 25,2% IGP, 1,5% di vini varietali e il restante 17% da altri tipi di vino. Infine, il 58,6% dei vini IGP è costituito da appena 20 denominazioni delle 526 totali.

 Si tratta – molto banalmente – di vino pronto o in attesa di completare la vinificazione e destinato alla vendita, al quale, evidentemente, si aggiungerà anche quello della nostra vendemmia da record di quest'anno. Vale a dire, 47,4 milioni di ettolitri, più o meno. Una quantità – sempre in accordo alle stime recentemente dichiarate – che segna, in termini quantitativi, +8% rispetto allo scorso anno e +2% sulla media 2024-2025. Tutti sottolineano che si tratta di una vendemmia eccellente dal punto di vista qualitativo, altri gongolano per l'ennesimo e stupefacente primato mondiale conseguito dall'Italia enologica, con qualche voce – in verità – che si preoccupa invece su cosa fare di questo nuovo vino che si aggiunge a quello attualmente giacente nelle cantine. Perché, è bene ricordare, se il margine attuale derivante dalla vendita del vino italiano è decisamente critico – considerato nel suo complesso, al quale si aggiungono le ben note vicende legate ai dazi imposti dagli Stati Uniti d'America – questa nuova condizione, evidentemente, introduce ulteriori e preoccupanti criticità.

 Se confrontiamo il nostro straordinario primato con gli altri storici “concorrenti”, in particolare la Francia, il principale rivale dell'annuale contesa su chi debba salire sul gradino più alto del podio, quest'anno abbiamo fatto le cose in grande, distaccandoli clamorosamente di ben 10 milioni di ettolitri. Nelle notizie di questi giorni, infatti, le stime per la vendemmia 2025 in Francia prevedono una produzione di circa 37,4 milioni di ettolitri, di poco sopra al terzo produttore europeo – la Spagna – che prevede di produrre 36,9 milioni di ettolitri. Per quanto riguarda la Francia, va detto che non è il primo anno nel quale si registra un calo della produzione di vino. Già lo scorso anno, infatti, si è verificato un notevole arretramento nella produzione di vino. I francesi sono impazziti in questi ultimi anni? A mio modesto parere, direi proprio di no. Con la condizione di mercato di questi ultimi anni, pare molto sensato diminuire la produzione di vino, considerando – non da ultimo – il netto arretramento dei consumi che si registra nel mondo.

 Qualcuno potrebbe obiettare dicendo, giustamente, che il calo della produzione francese è comunque “supportato” dal fatto che – da sempre – nei mercati del mondo le bottiglie d'oltralpe hanno un valore ben maggiore di quelle italiane. Vero e, innegabilmente, da sempre. I francesi diminuiscono la produzione di vino tuttavia, in ogni caso, il profitto è sostenuto dal maggiore valore di mercato. Va comunque detto, com'è notoriamente parafrasato dall'Aristodemo di Vincenzo Monti, ”Se Atene piange, Sparta non ride”. La Francia, evidentemente, si deve confrontare con il medesimo mercato e le stesse condizioni, magari riesce – forse – a ricavare un migliore profitto grazie al riconosciuto valore delle sue bottiglie, ma, inevitabilmente, deve affrontare il generale calo dei consumi e delle vendite. Esattamente come l'Italia. Ora, considerando la non trascurabile quantità di vino giacente nelle cantine italiane, al quale va aggiunto quello della vendemmia 2025, è evidente questo determina il peggioramento di una condizione che è già notoriamente critica, soprattutto in termini di margine di profitto, per altro già critico.

 Come ricorda il celebre adagio latino, Cui prodest? Siamo i primi produttori per quantità del mondo, con sommo gaudio per alcuni, un po' meno per altri, ma ora, in buona sostanza, cosa ne facciamo di tutto questo vino? Come e dove lo vendiamo? A chi? In uno scenario di consumi in netto calo, condizioni di mercato critiche – aggiungendo pure quello che sta accadendo negli Stati Uniti d'America, uno dei primari mercati esteri per l'Italia – com'è possibile vendere tutto questo vino se non letteralmente svendendolo? Con il risultato, fin troppo semplice da prevedere, che ben presto si verificherà la rinnovata e inevitabile difficoltà dei produttori che, magari, chiederanno interventi di ristoro o compensazione economica per la mancata vendita. Tutto questo, a meno che non si ponga efficace rimedio, con misure concrete e ragionevoli, fra un anno, grosso modo, le cantine saranno ulteriormente “riempite” con l'uva della vendemmia 2026, quindi, il conseguente vino. Ed è anche piuttosto improbabile che, nell'arco di un anno, le condizioni di mercato e consumi possano cambiare in modo significativo, tanto da rivedere i “calici colmi” come qualche anno fa. Forse, anche in Italia, è opportuno rivedere seriamente il ruolo e la produzione del nostro amato vino (certamente e indubbiamente amato!) non solo con le parole, ma anche e soprattutto con i fatti?

Antonello Biancalana



   Condividi questo articolo     Sommario della rubrica Editoriale Gusto DiVino 
  Editoriale Numero 254, Ottobre 2025   
Campioni del Mondo!Campioni del Mondo!  Sommario 
I Sondaggi di DiWineTaste
Quale tipo di vino preferisci consumare nel mese di Febbraio?


Risultato   Altri Sondaggi

 Condividi questo sondaggio   
Nella scelta di un vino, quant'è importante la denominazione?


Risultato   Altri Sondaggi

 Condividi questo sondaggio   
Dove preferisci acquistare il vino?


Risultato   Altri Sondaggi

 Condividi questo sondaggio   


☰ Menu

Informativa sulla Riservatezza

Scarica la tua DiWineTaste Card gratuita  :  Controlla il tuo Tasso Alcolemico  :  Segui DiWineTaste Segui DiWineTaste su Twitter Segui DiWineTaste su Instagram

Scarica DiWineTaste
Copyright © 2002-2026 Antonello Biancalana, DiWineTaste - Tutti i diritti riservati
Tutti i diritti riservati in accordo alle convenzioni internazionali sul copyright e sul diritto d'autore. Nessuna parte di questa pubblicazione e di questo sito WEB può essere riprodotta o utilizzata in qualsiasi forma e in nessun modo, elettronico o meccanico, senza il consenso scritto di DiWineTaste.
♦ DiWineTaste è composto con 2ε dal 2002 ♦