![]() Cultura e Informazione Enologica dal 2002 - Anno XXIV |
|
Numero 256, Dicembre 2025 |
Sommario |
|
|
Vino, Esportazione, Dazi e Stati Uniti d'America |
|
C'era da aspettarselo, purtroppo. Con le premesse e condizioni, fosche e incerte oltremodo, che da mesi accompagnano le vicende dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti d'America, non potevano che condurre a un esito simile. Se fino a qualche mese fa si poteva considerare come uno dei principali alleati commerciali, non solo per il vino, i nuovi dati e risultati conseguiti con le esportazioni, fanno retrocedere gli Stati Uniti d'America di molte posizioni. Le cause primarie che hanno portato a questa situazione – com'è ampiamente noto da mesi – sono riconducibili all'introduzione dei dazi da parte dell'amministrazione statunitense, con il conseguente e drastico calo degli ordini. Una condizione che è stata innegabilmente determinata anche dal cambio Euro - Dollaro USA e che ha chiaramente contribuito a questo risultato. Insomma, per i consumatori degli Stati Uniti d'America, il vino è diventato decisamente costoso e non solo quello. Una condizione che, in ogni caso, costringe i vari soggetti coinvolti ad adottare misure adeguate, dai produttori ai consumatori. L'analisi diffusa recentemente dall'Osservatorio del Vino UIV, relativa al bimestre luglio-agosto 2025, rileva – appunto – un drastico calo a valore dell'esportazione verso gli Stati Uniti d'America pari al -28%, un risultato piuttosto rilevante. Tutto questo, purtroppo, nonostante le misure adottate dai produttori italiani per limitare le difficoltà commerciali derivanti dall'introduzione dei dazi, come la diminuzione di circa il 17% dei prezzi di listino. Gli ordini del vino italiano negli Stati Uniti d'America sono drasticamente diminuiti, con evidente e comprensibile difficoltà a danno dei produttori italiani. Un calo progressivo che si è verificato nel corso del 2025, nonostante il buon risultato del primo trimestre, determinato prevalentemente dall'approvvigionamento delle scorte da parte degli importatori, in vista dell'applicazione dei dazi. Rispetto ai risultati del medesimo periodo 2024, a luglio si è registrato un calo del -26%, ulteriormente peggiorato ad agosto con -30%. In considerazione di questi risultati, le previsioni dell'Osservatorio del Vino UIV sono decisamente pessimistiche. A settembre, infatti, si suppone un ulteriore calo significativo. In accordo a quanto dichiarato da Lamberto Frescobaldi – presidente dell'Unione Italiana Vini – si tratta comunque di un risultato previsto, determinato proprio dall'effetto dei dazi e la debolezza del dollaro USA nei confronti dell'euro. Il presidente, inoltre, aggiunge «La situazione che vedeva i consumi statunitensi in calo e, allo stesso tempo, un aumento degli ordini per scorte, non poteva mantenersi a lungo e i dati del bimestre estivo lo confermano. Le imprese sono ora chiamate a guardare al medio-lungo periodo: da un lato sarà importante cogliere l'occasione per migliorare ulteriormente efficienza e managerialità; dall'altro rafforzare la presenza sui mercati esteri, a partire dagli Stati Uniti nella fase di stabilizzazione. In questo contesto sarà rilevante l'intervento delle istituzioni in materia di promozione e internazionalizzazione. Guardiamo quindi con attenzione alla prossima manovra, che dovrebbe destinare risorse aggiuntive alla promozione del vino attraverso Ice Agenzia». Secondo il rapporto di UIV, il saldo dell'esportazione verso i paesi extra-UE – su base dogane – registra cali superiori del 3% nei primi otto mesi, corrispondenti a una diminuzione del 4% di volume. Nello specifico, la Cina ha fatto registrare -27%, Russia -26%, Giappone -5%, Svizzera e Regno Unito -3% e -2,5% rispettivamente. In controtendenza Canada, il quale fa registrare un aumento del 10,5%. Dalla valutazione delle esportazioni nei primi otto mesi del 2025, il risultato migliore è stato conseguito dagli spumanti, che hanno ottenuto un incremento del 3,7% in termini di volume e 1,3% in valore, nonostante la diminuzione media del prezzo del 2,2%. In controtendenza, invece, i vini fermi e frizzanti, i quali hanno fatto registrare una diminuzione del -5% in termini di volume e -4,9% in valore, con prezzi medi tutto sommato stabili e un incremento nella media dello 0,1%. Una situazione che, ovviamente, mette in difficoltà i produttori di vino italiano – e non solo loro, evidentemente – soprattutto quelli principalmente impegnati con l'esportazione. L'attuale situazione delle vendite del vino italiano, comprendendo quindi anche l'esportazione, è ulteriormente dettagliata dall'ultimo report Cantina Italia del 31 ottobre 2025 e diffuso dal Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari. Com'è noto, in questo documento sono riportate le quantità di vini e mosti in fermentazione giacenti nelle cantine italiane e determinati dalle risultanze dei registri telematici. Prima di considerare i dati riportati, è bene ricordare che nel periodo specifico al quale fa riferimento il documento – ottobre 2025 – è del tutto comprensibile e ovvio che le quantità sono fortemente determinate dai risultati della vendemmia, quindi dal mosto attualmente in fermentazione. Si tratta, comunque, di vino che sarà oggetto di commercializzazione nel 2026 e, in ogni caso, rappresenta una quota importante del totale delle giacenze. Non è ancora vino, ma lo sarà e, come tale, oggetto di vendita che si auspica avere successo nel mercato, interno o estero che sia, a partire dal prossimo anno. Il report rileva che, al 31 ottobre 2025, negli stabilimenti enologici italiani sono attualmente giacenti 44,5 milioni di ettolitri di vino, 14,3 milioni di ettolitri di mosti e 14,3 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (VNAIF). Rispetto al medesimo periodo del 2024, si registra un aumento delle giacenze di +5,2% per i vini, +6,9% per i mosti e +6,2% per i vini nuovi ancora in fermentazione. Un dato che era facilmente prevedibile, visto il grande successo della vendemmia 2025. Prendendo in esame la situazione rilevata il 30 settembre 2025, il confronto indica +23,8% per i vini, +67,4% per i mosti e +211,3% per i vini nuovi ancora in fermentazione. Per quanto concerne la distribuzione geografica, le regioni del nord detengono la quantità maggiore di vino – con il 62,1% – la maggioranza del quale si trova in Veneto. Inoltre, il 55,7% del vino attualmente giacente appartiene a Denominazioni d'Origine Protetta (DOP), il 25,3% a Indicazioni Geografiche Protette (IGP), mentre appena l'1,5% è costituito da vini varietali e il 17,6% ad altri vini. Di tutti i vini appartenenti alla classificazione Indicazione Geografica Protetta, la concentrazione è decisamente rilevante, poiché 20 denominazioni su 526 costituiscono il 58,9% del totale delle giacenze. Nel documento, come appena detto, si rileva la posizione rilevante del Veneto, nel quale è attualmente giacente il 26,6% del vino nazionale, in particolare nelle provincie di Treviso – con il 12,8% – e Verona con l'8,2%. Seguono poi Emilia-Romagna (12%), Toscana (11,5%), Puglia (9,4%), Piemonte (8,8%), Trentino-Alto Adige e Sicilia (entrambe 5,6%), Lombardia (5%), Friuli-Venezia Giulia (3,9), Abruzzo (3,7) e il restante 7,9% nelle altre regioni. Per quanto riguarda le tipologie di vini, nella classificazione Denominazione d'Origine Protetta (DOP) si registra un equilibrio fra bianchi e rossi – rispettivamente 48,7% e 48,2% – mentre nella Indicazione Geografica Protetta (IGP) è il rosso a prevalere con il 55,3%. Per quanto concerne i mosti, 14,3 milioni di ettolitri di mosti italiani sono detenuti nelle regioni del sud (45,9%) e del nord (38,2%). Tre regioni detengono il 66,3% dei mosti, nello specifico Puglia (36,2%), Emilia-Romagna (19,9%) e Piemonte (10,2%). Infine, nelle cantine italiane sono giacenti 14,3 milioni di ettolitri di vini nuovi ancora in fermentazione (VNAIF), dei quali il 58,8% al Nord, 18,8% al Sud, 12,4% al Centro e il rimanente 10% nelle Isole. Antonello Biancalana
|
||||
Contrasti di Brunello di Montalcino e BarbarescoDue grandi vini rossi dell'enologia italiana a confronto nei calici della degustazione per contrasto di questo mese. |
|
Sangiovese e Nebbiolo. Due grandissime uve italiane che già, semplicemente nominandole, evocano nell'immaginario degli appassionati vini di straordinaria eleganza e pregio. Fra le varietà più coltivate d'Italia – il Sangiovese, in particolare – queste due importanti uve si distinguono sempre per la personalità che riescono a conferire ai propri vini, anche quando utilizzate insieme ad altre varietà. Se la patria del Nebbiolo è il Piemonte – le Langhe, in particolare – e la Valtellina, in Lombardia, quella del Sangiovese è decisamente più ampia, nello specifico, il centro Italia e l'Emilia-Romagna, soprattutto nel versante orientale. La Toscana, innegabilmente, è la regione italiana che ha maggiormente legato il suo nome e successo enologico al Sangiovese ed è proprio in questa regione che si producono i vini più celebri e celebrati con questa varietà. La Toscana è comunque in buona compagnia, poiché anche in Emilia-Romagna, Umbria, Marche, così come in altre regioni d'Italia, si annoverano grandi vini prodotti con il Sangiovese. Brunello di Montalcino e Barbaresco – i due vini che prendiamo in esame nella degustazione per contrasto di questo mese – sono certamente fra i vini più rappresentativi prodotti rispettivamente con Sangiovese e Nebbiolo. Vini di grande personalità che raccontano pienamente il carattere delle uve con le quali sono prodotti, sebbene fortemente identificabili con i rispettivi territori. Va detto, infatti, che altri vini prodotti con le stesse uve ma in territori diversi, anche non molto distanti dal punto di vista geografico, esprimono dei caratteri distinti, tuttavia riconducili alle due varietà. Si pensi, per esempio, al Brunello di Montalcino e al Vino Nobile di Montepulciano o Chianti, nel caso siano prodotti con Sangiovese in purezza: stessa uva, vini completamente diversi. Lo stesso si può dire per il Barbaresco: messo a confronto con i vicini Barolo o Roero, oppure al più distante Valtellina, il calice restituisce vini completamente diversi, tuttavia uniti dal carattere del Nebbiolo.
|
|
Fra i principali e più rappresentativi vini di Toscana e d'Italia, il Brunello di Montalcino è anche uno dei più celebri fra quelli prodotti con l'uva Sangiovese. Riconosciuto dal sistema di qualità italiano come territorio a Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG), i vini che nascono nell'omonima area in provincia di Siena – Montalcino – vantano anche fra le storie più significative e di maggiore successo dell'intera enologia italiana del 1900. Brunello, notoriamente, è il nome locale con il quale si identifica il Sangiovese, più precisamente, il suo clone – uno dei tanti – cosiddetto Sangiovese Grosso. Questo particolare clone, che a Montepulciano è noto come Prugnolo Gentile, fu selezionato, intorno al 1850, dal chimico e farmacista Clemente Santi, il quale lo individuò notando il maggiore spessore della buccia. Questo clone fu inizialmente chiamato grosso, quindi bruno – a causa del colore scuro e intenso della buccia – infine brunello. Sarà poi il nipote Ferruccio Biondi - Santi a raccogliere l'eredità dell'importante lavoro di suo nonno Clemente, continuando a vinificare in purezza il clone grosso, dando quindi inizio all'incredibile successo del Brunello di Montalcino, prodotto per la prima volta con questo nome nel 1888. La vocazione vitivinicola del territorio di Montalcino vanta comunque una lunga storia: molte sono infatti le testimonianze e citazioni storiche che lodano la qualità dei vini prodotti in questo territorio. A tale proposito, va detto che in tempi passati – e prima della nascita del Brunello`– il territorio di Montalcino era famoso per il Moscadello, ancora oggi prodotto con l'uva Moscato Bianco. In accordo al disciplinare di produzione, il Brunello di Montalcino è prodotto esclusivamente con Sangiovese, quindi maturato e affinato per un minimo di cinque anni, dei quali almeno due in botte e quattro mesi in bottiglia. Il disciplinare prevede inoltre lo stile riserva, sempre prodotto con Sangiovese in purezza, maturato per un minimo di sei anni, dei quali almeno due in botte e sei mesi in bottiglia.
|
||||
|
Quando si pensa all'uva Nebbiolo, l'inevitabile associazione è prevalentemente a favore delle Langhe, in Piemonte, e ai suoi potenti vini prodotti con questa varietà. Ci sono, non da meno, anche i magnifici vini da Nebbiolo della Valtellina, ma è innegabile che è proprio con i vini delle Langhe che il Nebbiolo si è fatto principalmente conoscere agli appassionati. Fra questi, indubbiamente, il Barbaresco, celebre vino rosso di questa terra, particolare interprete del Nebbiolo, dalla forte identità ed espressione. I vini prodotti nel territorio di Barbaresco – in provincia di Cuneo – vantano una lunga storia, condivisa con quella di tutti i territori delle Langhe, compreso Barolo, con il quale condivide il primato di avere conseguito il riconoscimento della Denominazione d'Origine Controllata (DOC) nello stesso anno, nel 1966. I vini di Barbaresco ottengono poi il riconoscimento della Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG) nel 1980. I vini prodotti in questo territorio, come stabilito dal disciplinare di produzione, include l'intero territorio dei comuni di Barbaresco – che da il nome alla denominazione – Neive, Treiso e parte di San Rocco Seno d'Elvio, nel comune di Alba. Il Barbaresco è prodotto esclusivamente con uva Nebbiolo, prevedendo inoltre lo stile riserva, oltre a menzioni geografiche aggiuntive (MGA), cioè territori definiti e riconoscibili all'interno dei comuni che costituiscono la denominazione, le quali – inoltre – possono essere ulteriormente qualificate dal nome della vigna. In accordo al disciplinare di produzione, il Barbaresco – prima di essere commercializzato – deve maturare per un minimo di 26 mesi, dei quali almeno 9 in botte. Per lo stile riserva, il tempo minimo di maturazione deve essere di almeno 50 mesi, con un minimo di 9 mesi in botte. Per quanto concerne i contenitori di legno per la maturazione, i produttori ricorrono all'impiego sia della botte sia della barrique, tuttavia è la botte a essere maggiormente preferita.
|
Prima di iniziare la degustazione per contrasto di questo mese, provvediamo al reperimento delle due bottiglie che verseremo nei calici. Si tratta di vini ampiamente diffusi e disponibili in qualunque enoteca, non da meno e molto spesso, anche nei negozi e le catene della grande distribuzione. Rispetto a quanto è accaduto per molti vini proposti in passato, in entrambi i casi non dovremo fare attenzione alla composizione poiché – sia per il Brunello di Montalcino, sia il Barbaresco – il disciplinare prevede l'impiego esclusivo di una sola varietà, rispettivamente Sangiovese e Nebbiolo. Anche per quanto riguarda i tempi di maturazione, la scelta è fatta in favore di vini non riserva, quindi prodotti nei tempi minimi obbligatori stabiliti dai rispettivi disciplinari. Per quanto concerne l'annata, sceglieremo due bottiglie appartenenti alle annate più recenti disponibili nel mercato. Brunello di Montalcino e Barbaresco saranno serviti in calici da degustazione alla temperatura di 18 °C. Diamo inizio alla degustazione, procedendo con il primo esame dei consueti quattro previsti nell'analisi sensoriale di un vino – l'esame visivo – cioè come questo appare alla vista in termini di colore e trasparenza. Iniziamo quindi con la valutazione dell'aspetto del Brunello di Montalcino, inclinando il calice sopra una superficie bianca, operazione per la quale è sufficiente un semplice foglio di carta bianco. Osserviamo la base del calice: il celebre vino toscano mostra un colore rosso rubino brillante e la trasparenza – osservata ponendo un oggetto a contrasto fra il calice e la superficie bianca – è decisamente moderata. Osserviamo ora l'estremità del calice, verso l'apertura, dove il vino si fa più sottile, così da valutare la sfumatura. Il Brunello di Montalcino rivela, in questo aspetto, un colore rosso rubino tendente al granato. Passiamo ora alla valutazione dell'aspetto del Barbaresco. La base del calice ci mostra, anche in questo caso, un colore rosso rubino brillante e, come nel vino precedente, una trasparenza moderata. Anche la sfumatura conferma il colore rosso rubino, talvolta con accenni granati. I profili olfattivi del Brunello di Montalcino e Barbaresco rivelano al naso dei caratteri profondamente diversi, nonostante condividano riconoscimenti riconducibili a frutti rossi e fiori. In entrambi i casi, si fanno apprezzare per le notevoli caratteristiche di eleganza e finezza, qualità conferite certamente alle rispettive varietà con le quali sono prodotti – Sangiovese e Nebbiolo – ma anche le peculiarità dei rispettivi territori, non da meno, le tecniche enologiche. Nel caso specifico del Brunello di Montalcino e Barbaresco dovremo, infatti, considerare l'influsso della maturazione in legno, pertanto nei profili olfattivi di questi vini la percezione delle sensazioni terziarie, conferite dalla maturazione in legno e dal tempo, svolgono comunque un ruolo importante. Le personalità di Sangiovese e Nebbiolo, in ogni caso, sono decisamente imponenti e, quando le tecniche di maturazione siano state condotte in modo armonico ed equilibrato, riescono comunque a esprimere pienamente le loro qualità olfattive tipiche e identificative. Procediamo con l'analisi dei profili olfattivi dei vini della nostra degustazione per contrasto, iniziando – come nella fase precedente – dal Brunello di Montalcino. Manteniamo il calice in posizione verticale e, senza rotearlo, effettuiamo la prima olfazione così da valutare l'apertura, cioè i profumi primari e identificativi. Il celebre vino di Montalcino si fa riconoscere al naso per i suoi profumi di amarena, prugna e violetta, tre qualità olfattive tipiche nei vini prodotti con Sangiovese. Roteiamo ora il calice – operazione che favorisce lo sviluppo dei restanti profumi – e procediamo con la seconda olfazione. Il profilo olfattivo del Brunello di Montalcino si completa con mirtillo, lampone, talvolta la mora, oltre a sensazioni floreali che ricordano la rosa, anche appassita. Si percepiranno, inoltre, profumi riconducibili alla maturazione in legno, nello specifico vaniglia, tabacco, cacao, liquirizia e mentolo. Passiamo ora alla valutazione dell'apertura del Barbaresco, quindi, mantenendo il calice in posizione verticale, procediamo con la prima olfazione. Il Barbaresco si fa riconoscere al naso per i suoi profumi di ciliegia, lampone e prugna, oltre a violetta. Dopo avere roteato il calice, il profilo olfattivo si completa con fragola, talvolta mora, oltre a una sequenza di profumi terziari conferiti dal tempo e dal legno, in particolare vaniglia, tabacco, liquirizia, cioccolato, cannella e un piacevole profumo balsamico di mentolo. Passiamo ora alla valutazione dei profili gustativi del Brunello di Montalcino e Barbaresco, iniziando dal vino toscano. Prendiamo un sorso e analizziamo il suo attacco, cioè le sensazioni identificative che si percepiscono inizialmente in bocca. Il Brunello di Montalcino si fa riconoscere per la sua struttura robusta, tuttavia di estrema eleganza, con astringenza ben percettibile e che trova immediato equilibrio grazie all'effetto dell'alcol e moderata morbidezza, quest'ultima conferita dalla maturazione in legno. Si percepisce, inoltre, una piacevole freschezza, qualità specifica del Sangiovese. In bocca, inoltre, percepiamo i sapori di amarena, prugna e lampone. Passiamo ora alla valutazione dell'attacco del Barbaresco: in bocca percepiamo immediatamente la maggiore struttura con astringenza decisamente più intensa rispetto al Brunello di Montalcino. Anche in questo caso, il Barbaresco trova immediato equilibrio grazie all'effetto dell'alcol e moderata morbidezza conferita dalla maturazione in legno. Inoltre, si percepisce una netta sensazione di freschezza, contributo, anche in questo caso, dell'acidità del Nebbiolo, decisamente più intensa rispetto al vino toscano. Infine, in bocca si percepiscono i sapori di ciliegia, prugna, lampone e fragola. Concludiamo la degustazione per contrasto di questo mese e procediamo con la valutazione delle sensazioni finali che i due vini lasciano in bocca dopo la deglutizione, in particolare la persistenza gusto-olfattiva. Il finale del Brunello di Montalcino è decisamente lungo e persistente, lasciando in bocca una piacevole ed elegante sensazione di freschezza che si unisce alla percezione di struttura, oltre a piacevole astringenza che si equilibra ancora nell'effetto dell'alcol. In bocca, inoltre, si percepiscono sapori di amarena, prugna e lampone. Il finale del Barbaresco non è certamente da meno e, anche in questo caso, si rileva una persistenza decisamente lunga, con la sensazione di struttura piuttosto robusta che si unisce alla tipica astringenza del Nebbiolo, tuttavia di elevata eleganza, ben supportata da piacevole freschezza che trova equilibrio con l'effetto dell'alcol. In bocca, inoltre, si percepiscono nettamente i piacevoli sapori di ciliegia, prugna, lampone e fragola.
|
||||||||
I Vini del Mese |
|
|
|
Legenda dei punteggi I prezzi sono da considerarsi indicativi in quanto possono subire variazioni a seconda del paese e del luogo in cui vengono acquistati i vini |
|
|
Primitivo di Manduria San Gaetano 2022 |
|
| Cantine Due Palme (Puglia, Italia) | |
Primitivo | |
| Prezzo: € 9,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di amarena, mora
e prugna seguite da aromi di viola appassita, mirtillo, arancia rossa,
carruba, cioccolato, tabacco, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole morbidezza.
Finale persistente con ricordi di amarena, mora e prugna. Maturazione in barrique. |
|
Paste ripiene con carne, Carne alla griglia, Stufati di carne, Formaggi |
|
|
|
Salice Salentino Rosso Riserva Selvarossa 2020 |
|
| Cantine Due Palme (Puglia, Italia) | |
Negroamaro (80%), Malvasia Nera (20%) | |
| Prezzo: € 16,50 | Punteggio: |
Rosso rubino cupo e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
prugna, mora e amarena seguite da aromi di viola appassita, mirtillo,
lampone, carruba, cioccolato, liquirizia, cipria, tabacco, macis, vaniglia
e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo
pieno, sapori intensi, piacevole morbidezza.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di prugna, mora e amarena. 10 mesi in barrique. |
|
Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne con funghi, Formaggi stagionati |
|
|
|
Trento Brut Nature Zell |
|
| Cantina Sociale di Trento (Trentino, Italia) | |
Pinot Nero | |
| Prezzo: € 23,50 | Punteggio: |
Giallo paglierino brillante e sfumature giallo paglierino, molto
trasparente, perlage fine e persistente.
Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di mela, susina e
crosta di pane seguite da aromi di biancospino, pompelmo, mela, mandarino,
kiwi, pera e marzapane.
Attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di mela, susina e pompelmo. Rifermentazione in bottiglia e affinamento sui propri lieviti per circa
36 mesi.
|
|
Paste ripiene con pesce, Pesce arrosto, Carne bianca stufata con funghi, Zuppe di funghi, Latticini |
|
|
|
Trento Rosé Brut Zell |
|
| Cantina Sociale di Trento (Trentino, Italia) | |
Pinot Nero | |
| Prezzo: € 23,50 | Punteggio: |
Rosa ciliegia chiaro e sfumature rosa ciliegia, trasparente, perlage
fine e persistente.
Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di ciliegia,
fragola e crosta di pane seguite da aromi di ciclamino, mandarino, lampone,
pompelmo rosa, mela, susina e marzapane.
Attacco effervescente e fresco, comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, fragola e mandarino. Rifermentazione in bottiglia e affinamento sui propri lieviti per circa
30 mesi.
|
|
Paste ripiene con pesce, Pesce arrosto, Carne bianca stufata con funghi, Zuppe di funghi, Latticini |
|
|
|
Aglianico del Vulture Il Rosso di Carmine 2022 |
|
| Tenuta I Gelsi (Basilicata, Italia) | |
Aglianico | |
| Prezzo: € 21,50 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di prugna,
amarena e mora seguite da aromi di viola appassita, mirtillo, cacao,
tabacco, macis, ginepro, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di prugna, amarena e mora. 12 mesi in botte. |
|
Carne alla griglia, Carne arrosto, Stufati di carne con funghi, Formaggi |
|
|
|
Aglianico del Vulture Superiore Riserva Calaturi 2017 |
|
| Tenuta I Gelsi (Basilicata, Italia) | |
Aglianico | |
| Prezzo: € 28,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
prugna, mora e viola appassita seguite da aromi di iris, amarena, mirtillo,
cacao, liquirizia, macis, tabacco, china, cuoio, timo, sottobosco, grafite,
vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo
pieno, sapori intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di prugna, mora e amarena. 24 mesi in botte, 24 mesi in bottiglia. |
|
Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne con funghi, Formaggi stagionati |
|
|
|
Tre Mal Ve Quartocolore 2021 |
|
| Cantine Mecella (Marche, Italia) | |
Verdicchio (50%), Malvasia Bianca (25%), Trebbiano Toscano (25%) | |
| Prezzo: € 20,00 - 50cl | Punteggio: |
Giallo ambra brillante e sfumature giallo ambra, trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di uva
passa, albicocca secca e litchi seguite da aromi di ginestra, dattero,
canditi, mela cotogna, susina, scorza di agrume, nespola, miele, sandalo,
zenzero, mallo di noce, zafferano, cardamomo e mandorla.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, corpo pieno, sapori
intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di uva passa, albicocca
secca e litchi.
Prodotto da lunga macerazione del mosto sulle bucce. Fermentazione in
botte di cemento, 4 mesi in barrique.
|
|
Carne bianca arrosto, Stufati di carne bianca con funghi, Formaggi |
|
|
|
Verdicchio di Matelica Riserva Godenzia 2021 |
|
| Cantine Mecella (Marche, Italia) | |
Verdicchio | |
| Prezzo: € 24,00 | Punteggio: |
Giallo paglierino intenso e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
susina, mela e biancospino seguite da aromi di ginestra, camomilla, pera,
pompelmo, ananas, mango, anice, miele, mandorla, pietra focaia e vaniglia.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di susina, mela e mandorla. Maturazione in barrique. |
|
Paste ripiene con pesce e funghi, Stufati di pesce, Stufati di carne bianca, Zuppe di funghi |
|
|
|
Barolo Undicicomuni 2021 |
|
| Arnaldo Rivera (Piemonte, Italia) | |
Nebbiolo | |
| Prezzo: € 38,00 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso granato, abbastanza
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
ciliegia, prugna e violetta seguite da aromi di rosa, lampone, fragola,
cioccolato, tabacco, cannella, liquirizia, cuoio, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo
pieno, sapori intensi, piacevole freschezza.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, prugna e lampone. 26 mesi in botte, 6 mesi in vasche di cemento. |
|
Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne con funghi, Formaggi stagionati |
|
|
|
Fiano di Avellino Riserva Desmos 2022 |
|
| Antica Hirpinia (Campania, Italia) | |
Fiano | |
| Prezzo: € 15,00 | Punteggio: |
Giallo paglierino intenso e sfumature giallo dorato, molto trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
susina, mela e ananas seguite da aromi di biancospino, ginestra, pera,
pesca, pompelmo, cedro, mango, miele, nocciola, mandorla, finocchio e
vaniglia.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di susina, mela e ananas. 6 mesi in barrique, almeno 6 mesi in bottiglia. |
|
Paste ripiene con pesce e funghi, Stufati di carne bianca, Stufati di pesce, Zuppe di funghi |
|
|
|
Taurasi Riserva 2014 |
|
| Antica Hirpinia (Campania, Italia) | |
Aglianico | |
| Prezzo: € 34,00 | Punteggio: |
Rosso rubino intenso e sfumature rosso granato, poco trasparente. Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
prugna, mora e amarena seguite da aromi di viola appassita, mirtillo,
cacao, carruba, tabacco, tamarindo, liquirizia, cuoio, macis, chiodo di
garofano, vaniglia e mentolo.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, corpo
pieno, sapori intensi, piacevole freschezza.
Finale molto persistente con lunghi ricordi di prugna, mora e amarena. Circa 24 mesi in botte e barrique. |
|
Selvaggina, Carne arrosto, Stufati e brasati di carne con funghi, Formaggi stagionati |
|
|
|
Valle d'Aosta Mayolet Coin Noble 2023 |
|
| Cave des Onze Communes (Valle d'Aosta, Italia) | |
Mayolet | |
| Prezzo: € 17,00 | Punteggio: |
Rosso rubino brillante e sfumature rosso rubino, abbastanza
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di ciliegia,
fragola e lampone seguite da aromi di garofano, ciclamino, melagrana,
corbezzolo, mirtillo e prugna.
Attacco giustamente tannico e comunque equilibrato dall'alcol, buon
corpo, sapori intensi, piacevole freschezza.
Finale persistente con ricordi di ciliegia, fragola e lampone. 10 mesi in vasche d'acciaio. |
|
Pasta con carne, Salumi, Carne saltata con funghi, Zuppe di legumi, Zuppe di funghi |
|
|
|
Valle d'Aosta Petite Arvine Miniera 2022 |
|
| Cave des Onze Communes (Valle d'Aosta, Italia) | |
Petite Arvine | |
| Prezzo: € 35,00 | Punteggio: |
Giallo paglierino brillante e sfumature giallo paglierino, molto
trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di
mela, susina e ananas seguite da aromi di biancospino, ginestra, cedro,
pera, pesca, pompelmo, nespola, melone bianco, miele e minerale.
Attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori
intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di mela, susina e ananas. 10 mesi in botti di granito del Monte Bianco, 10 mesi in bottiglia. |
|
Pasta con pesce e crostacei, Pesce saltato, Carne bianca saltata, Zuppe di funghi, Sformati di verdure, Latticini |
|
Notiziario |
|
In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.
|
Etna Verso la DOCG, il Consorzio Accelera |
||||
«Il territorio Etna – ha aggiunto il consigliere del Consorzio di Tutela Etna DOC Marco Nicolosi – è caratterizzato da tantissime micro-produzioni diffuse e conferimenti frazionati. Come consorzio abbiamo già la superficie minima per poter richiedere la DOCG, ma adesso l'obiettivo è ambizioso: coinvolgere i piccoli agricoltori, informarli, raccogliere i documenti e inviare tutto al Ministero entro il 2025, per riuscire a centrare l'obiettivo per la prossima vendemmia». La DOCG implica controlli in produzione più stringenti e quindi denota un livello di qualità superiore: analisi chimico-fisiche e sensoriali eseguite da una commissione ministeriale, un numero di serie sul sigillo di Stato per ogni bottiglia. Tutto ciò determina la possibilità di assicurare una qualità eccellente e costante; una valorizzazione strategica, con benefici economici e d'immagine: un passo importante verso l'eccellenza, da raggiungere con una regia unica e un sistema integrato che coinvolga amministrazioni, imprese e Università. Fondamentale, dunque, la presenza durante il focus del mondo accademico con il direttore del Di3A Unict Mario D'Amico e il rettore dell'Università di Catania Enrico Foti. «Stiamo creando la Fondazione dell'Ateneo che coinvolgerà diversi privati – ha dichiarato il Magnifico – e quindi ci occuperemo di formazione professionalizzante, cioè di tutti quei percorsi formativi che richiederanno in aula la presenza di specialisti e non solo di docenti universitari. Sarà uno strumento più snello dal punto di vista formale, ma con il marchio Unict che rappresenta garanzia e qualità dell'attività didattica erogata». Per valorizzare il patrimonio vitivinicolo dell'Etna, non potevano mancare coloro che governano i comuni ai piedi del Vulcano. Pensiero comune dei sindaci etnei: fare rete. «È importante essere insieme per poter sviluppare interventi strategici che possano risolvere i problemi urgenti e ambire così ad obiettivi di eccellenza che il contesto territoriale dell'Etna merita», ha dichiarato il primo cittadino di Sant'Alfio Alfio La Spina. «In questi primi 5 mesi di mandato – ha aggiunto il sindaco di Castiglione di Sicilia Concetto Stagnitti – ho lavorato estendendomi fuori dal territorio e trovando una sinergia con i comuni vicini». Lo stesso tenore ha avuto l'intervento del sindaco di Linguaglossa Luca Stagnitta, seppur con un punto di domanda condiviso dalla platea: serve una governance unitaria per costruire un Etna Wine System ancora più solido e infrastrutturato, guardando ai grandi obiettivi internazionali, ma cercando prima di risolvere le piccole criticità territoriali: dai rifiuti alle risorse idriche, passando per l'organizzazione di eventi non circoscritti al singolo comune, ma dai confini più estesi. Il focus – organizzato da Mada Vinea, rappresentata da Daniele Cianciolo – ha visto un susseguirsi di personalità che hanno trattato il brand Etna, come docenti quali il professore dell'Università di Bologna Corrado Caruso e i professori dell'Università di Catania Bruno Caruso e Salvatore Barbagallo – già assessore all'Agricoltura Regione Siciliana – e il presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri. L'architetto Filippo Bricolo ha poi evidenziato il rapporto strategico tra architettura e vino: «Pensare la cantina come progetto architettonico significa narrare come il vino dialoga con il territorio: una direzione che molte cantine in Italia stanno abbracciando». Il convegno si è concluso con una tavola rotonda con esperti e personalità che ha messo in evidenza l'apertura a Mascalucia di una sede etnea dell'Istituto regionale dell'Olio e del Vino; la possibilità di esplorare con i nostri vini il mercato Brasiliano – ancora vergine – grazie al ponte con il Consolato generale d'Italia a Porto Alegre (in collegamento il Console Valerio Caruso); la necessità di valorizzare le figure professionali che ruotano intorno alla filiera vitivinicola (partendo da chi sta in campo); e il ruolo centrale dell'assessorato regionale per accelerare i programmi di sviluppo. |
||||
Il Vino Rosso dei Colli Diventa Solo Colli Euganei DOC |
| I grandi vini rossi dei Colli Euganei si chiameranno Colli Euganei DOC, senza
nessun'altra specificazione. Lo ha deciso venerdì 31 ottobre l'Assemblea dei Soci del
Consorzio di Tutela Vini Colli Euganei, riunita nella sede consortile di Vo'. «Con questa decisione – spiega il presidente del Consorzio, Gianluca Carraro – si è compiuta un'ulteriore fondamentale semplificazione del nostro disciplinare di produzione, dopo quella già adottata per il Serprino sul finire dello scorso anno. Nel caso del Serprino, decidemmo di enfatizzare soprattutto il nome di questa storica varietà di uva presente nel nostro territorio, adottando la dicitura Serprino dei Colli Euganei DOC. Adesso, invece, per i nostri vini rossi ottenuti da quelle uve di origine bordolese che si sono perfettamente acclimatate in zona fin dalla metà dell'Ottocento, si è scelto di porre un fortissimo accento proprio sul nome del territorio, così come avviene in tutte le grandi denominazioni nazionali ed estere. Se fino ad ora si parlava di Cabernet o di Merlot prodotti sui Colli Euganei, sottolineando in tal modo la varietà dell'uva rispetto al territorio, d'ora in poi quando berremo un Colli Euganei Doc esalteremo il territorio d'origine, senza necessità di dare rilievo al vitigno. Come avevamo previsto nel piano strategico adottato a luglio 2024, il Colli Euganei DOC diventerà così il riferimento dell'espressione vocazionale del territorio e quindi della denominazione di origine. In questo modo intendiamo rimarcare la nostra identità di luogo storico del vino rosso italiano da uve bordolesi». I produttori che ne avessero necessità potranno continuare ad aggiungere l'indicazione della varietà di uva utilizzata (Cabernet, Merlot, Carmenère), ma in tal caso il nome del vitigno dovrà essere stampato più piccolo rispetto alla menzione Colli Euganei, che avrà invece il massimo rilievo. Più in dettaglio, il nuovo disciplinare della DOC Colli Euganei, che per essere esecutivo dovrà ora passare al vaglio della Regione Veneto e del Comitato Nazionale Vini, emanazione del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), prevede che nell'etichettatura dei vini rossi dei Colli Euganei l'eventuale indicazione delle uve Cabernet Franc, Carmenère, Cabernet Sauvignon e Merlot debba comunque seguire quello della denominazione e sia riportato al di sotto della menzione denominazione di origine controllata o della sigla DOC. Inoltre, i caratteri di stampa dell'eventuale nome del vitigno dovranno avere un'altezza massima pari alla metà di quella dei caratteri che compongono la denominazione Colli Euganei e usare lo stesso carattere tipografico, stile grafico, spaziatura, evidenza, colore e intensità di colore, in modo che l'enfasi sia sempre e comunque sul nome geografico dei Colli Euganei. «Con il nuovo anno – preannuncia Carraro – ci ripromettiamo di consultare la filiera produttiva in merito a eventuali iniziative concernenti i vini bianchi locali, così come in futuro saranno oggetto di approfondita valutazione le prospettive della DOCG del Fior d'Arancio, alla luce dei cambiamenti in essere sui mercati internazionali». |
Valtellina Vendemmia 2025: Si Preannuncia un'Annata Positiva |
| Si è conclusa da qualche settimana quella che sembra prospettarsi una raccolta
promettente: uva molto buona con equilibrio in termini di zuccheri, acidità e struttura
tannica. L'andamento climatico ha favorito un risveglio vegetativo della vite tipico di
queste zone nonostante alcune nevicate tardive in quota e condizioni di pioggia e freddo
che hanno interessato i nuovi germogli. Con il mese di giugno, si sono registrate
temperature insolite per il periodo e un andamento del meteo piuttosto irregolare e
altalenante. Successivamente, a luglio, il clima è stato più freddo e piovoso per poi
proseguire ad agosto con condizioni nella media stagionale e precipitazioni contenute. L'invaiatura di quest'anno ha avuto un inizio particolarmente precoce e, di conseguenza, l'inizio di raccolta non è andata oltre la metà di settembre: i grappoli destinati allo Sforzato di Valtellina DOCG hanno presentato livelli di zucchero ideali e un corredo polifenolico di eccellente qualità. Per il Rosso di Valtellina DOC e il Valtellina Superiore DOCG si è partiti a fine settembre con i vigneti situati alle quote altimetriche più basse, con una sospensione negli ultimi giorni del mese a causa di precipitazioni piovose, salvo poi terminare a ottobre con giornate calde e soleggiate e notti fredde, e con un marcato contrasto termico che ha contribuito in modo decisivo a regalare un prodotto di buona qualità. Andrea Gandossini, Direttore del Consorzio, dichiara: «Il meteo di quest'anno ha sicuramente contribuito in modo positivo a portare in cantina un'uva di qualità. Qui in Valtellina la vendemmia è interamente manuale: ciò permette un'accurata selezione dei grappoli e valorizza al meglio il prodotto delle nostre denominazioni. Quest'anno la resa per ettaro è stata inferiore del 15% rispetto alle medie degli scorsi anni». Prosegue: «Dai primi assaggi, si preannuncia un'annata promettente: un Nebbiolo dal rosso intenso, tannini vibranti e una nota acida ben presente fondamentale ad ammorbidire i toni appena terminata la malolattica. Grazie a questa maturazione estrema, frutto di un clima altrettanto estremo, per questo 2025 si avranno prodotti con tenori alcolici medi di circa 13 gradi, acidità naturali fresche e acide» e conclude «per lo Sforzato, si può affermare che ci troviamo di fronte a una delle annate migliori degli ultimi anni con un appassimento che si sta svolgendo in condizioni ideali grazie ai venti freddi e secchi delle Alpi». Commenta e conclude il Presidente Mamete Prevostini: Nonostante la complessità di questa vendemmia, grazie alla forza del terroir e la dedizione dei produttori, la Valtellina è riuscita a confermare ancora una volta la sua straordinaria identità vitivinicola, riuscendo a trasformare una stagione difficile in un'opportunità per valorizzare al meglio le caratteristiche uniche di questa area di montagna». |
AquavitaeRassegna di Grappe, Distillati e Acqueviti |
|
|
||||||||||||
Wine Guide ParadeSettembre 2025
|
| |||||||
Informativa sulla Riservatezza | |||||||

| Copyright © 2002-2026 Antonello Biancalana, DiWineTaste - Tutti i diritti riservati |
| Tutti i diritti riservati in accordo alle convenzioni internazionali sul copyright e sul diritto d'autore. Nessuna parte di questa pubblicazione e di questo sito WEB
può essere riprodotta o utilizzata in qualsiasi forma e in nessun modo, elettronico o meccanico, senza il consenso scritto di DiWineTaste. |
| ♦ DiWineTaste è composto con LATEX2ε dal 2002 ♦ |