Cultura e Informazione Enologica dal 2002 - Anno XXIV
×
Prima Pagina Eventi Guida dei Vini Vino del Giorno Aquavitae Guida ai Luoghi del Vino Podcast Sondaggi EnoGiochi EnoForum Il Servizio del Vino Alcol Test
DiWineTaste in Twitter DiWineTaste in Instagram DiWineTaste Mobile per Android DiWineTaste Mobile per iOS Diventa Utente Registrato Abbonati alla Mailing List Segnala DiWineTaste a un Amico Scarica la DiWineTaste Card
Chi Siamo Scrivici Arretrati Pubblicità Indice Generale
Informativa sulla Riservatezza
 
☰ Menu


   Condividi questo articolo     Sommario della rubrica Editoriale Gusto DiVino 
  Editoriale Numero 256, Dicembre 2025   
Vino, Esportazione, Dazi e Stati Uniti d'AmericaVino, Esportazione, Dazi e Stati Uniti d'America  Sommario 
Numero 255, Novembre 2025 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

Vino, Esportazione, Dazi e Stati Uniti d'America


 C'era da aspettarselo, purtroppo. Con le premesse e condizioni, fosche e incerte oltremodo, che da mesi accompagnano le vicende dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti d'America, non potevano che condurre a un esito simile. Se fino a qualche mese fa si poteva considerare come uno dei principali alleati commerciali, non solo per il vino, i nuovi dati e risultati conseguiti con le esportazioni, fanno retrocedere gli Stati Uniti d'America di molte posizioni. Le cause primarie che hanno portato a questa situazione – com'è ampiamente noto da mesi – sono riconducibili all'introduzione dei dazi da parte dell'amministrazione statunitense, con il conseguente e drastico calo degli ordini. Una condizione che è stata innegabilmente determinata anche dal cambio Euro - Dollaro USA e che ha chiaramente contribuito a questo risultato. Insomma, per i consumatori degli Stati Uniti d'America, il vino è diventato decisamente costoso e non solo quello. Una condizione che, in ogni caso, costringe i vari soggetti coinvolti ad adottare misure adeguate, dai produttori ai consumatori.


 

 L'analisi diffusa recentemente dall'Osservatorio del Vino UIV, relativa al bimestre luglio-agosto 2025, rileva – appunto – un drastico calo a valore dell'esportazione verso gli Stati Uniti d'America pari al -28%, un risultato piuttosto rilevante. Tutto questo, purtroppo, nonostante le misure adottate dai produttori italiani per limitare le difficoltà commerciali derivanti dall'introduzione dei dazi, come la diminuzione di circa il 17% dei prezzi di listino. Gli ordini del vino italiano negli Stati Uniti d'America sono drasticamente diminuiti, con evidente e comprensibile difficoltà a danno dei produttori italiani. Un calo progressivo che si è verificato nel corso del 2025, nonostante il buon risultato del primo trimestre, determinato prevalentemente dall'approvvigionamento delle scorte da parte degli importatori, in vista dell'applicazione dei dazi. Rispetto ai risultati del medesimo periodo 2024, a luglio si è registrato un calo del -26%, ulteriormente peggiorato ad agosto con -30%.

 In considerazione di questi risultati, le previsioni dell'Osservatorio del Vino UIV sono decisamente pessimistiche. A settembre, infatti, si suppone un ulteriore calo significativo. In accordo a quanto dichiarato da Lamberto Frescobaldi – presidente dell'Unione Italiana Vini – si tratta comunque di un risultato previsto, determinato proprio dall'effetto dei dazi e la debolezza del dollaro USA nei confronti dell'euro. Il presidente, inoltre, aggiunge «La situazione che vedeva i consumi statunitensi in calo e, allo stesso tempo, un aumento degli ordini per scorte, non poteva mantenersi a lungo e i dati del bimestre estivo lo confermano. Le imprese sono ora chiamate a guardare al medio-lungo periodo: da un lato sarà importante cogliere l'occasione per migliorare ulteriormente efficienza e managerialità; dall'altro rafforzare la presenza sui mercati esteri, a partire dagli Stati Uniti nella fase di stabilizzazione. In questo contesto sarà rilevante l'intervento delle istituzioni in materia di promozione e internazionalizzazione. Guardiamo quindi con attenzione alla prossima manovra, che dovrebbe destinare risorse aggiuntive alla promozione del vino attraverso Ice Agenzia».

 Secondo il rapporto di UIV, il saldo dell'esportazione verso i paesi extra-UE – su base dogane – registra cali superiori del 3% nei primi otto mesi, corrispondenti a una diminuzione del 4% di volume. Nello specifico, la Cina ha fatto registrare -27%, Russia -26%, Giappone -5%, Svizzera e Regno Unito -3% e -2,5% rispettivamente. In controtendenza Canada, il quale fa registrare un aumento del 10,5%. Dalla valutazione delle esportazioni nei primi otto mesi del 2025, il risultato migliore è stato conseguito dagli spumanti, che hanno ottenuto un incremento del 3,7% in termini di volume e 1,3% in valore, nonostante la diminuzione media del prezzo del 2,2%. In controtendenza, invece, i vini fermi e frizzanti, i quali hanno fatto registrare una diminuzione del -5% in termini di volume e -4,9% in valore, con prezzi medi tutto sommato stabili e un incremento nella media dello 0,1%. Una situazione che, ovviamente, mette in difficoltà i produttori di vino italiano – e non solo loro, evidentemente – soprattutto quelli principalmente impegnati con l'esportazione.

 L'attuale situazione delle vendite del vino italiano, comprendendo quindi anche l'esportazione, è ulteriormente dettagliata dall'ultimo report Cantina Italia del 31 ottobre 2025 e diffuso dal Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari. Com'è noto, in questo documento sono riportate le quantità di vini e mosti in fermentazione giacenti nelle cantine italiane e determinati dalle risultanze dei registri telematici. Prima di considerare i dati riportati, è bene ricordare che nel periodo specifico al quale fa riferimento il documento – ottobre 2025 – è del tutto comprensibile e ovvio che le quantità sono fortemente determinate dai risultati della vendemmia, quindi dal mosto attualmente in fermentazione. Si tratta, comunque, di vino che sarà oggetto di commercializzazione nel 2026 e, in ogni caso, rappresenta una quota importante del totale delle giacenze. Non è ancora vino, ma lo sarà e, come tale, oggetto di vendita che si auspica avere successo nel mercato, interno o estero che sia, a partire dal prossimo anno.

 Il report rileva che, al 31 ottobre 2025, negli stabilimenti enologici italiani sono attualmente giacenti 44,5 milioni di ettolitri di vino, 14,3 milioni di ettolitri di mosti e 14,3 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (VNAIF). Rispetto al medesimo periodo del 2024, si registra un aumento delle giacenze di +5,2% per i vini, +6,9% per i mosti e +6,2% per i vini nuovi ancora in fermentazione. Un dato che era facilmente prevedibile, visto il “grande successo” della vendemmia 2025. Prendendo in esame la situazione rilevata il 30 settembre 2025, il confronto indica +23,8% per i vini, +67,4% per i mosti e +211,3% per i vini nuovi ancora in fermentazione. Per quanto concerne la distribuzione geografica, le regioni del nord detengono la quantità maggiore di vino – con il 62,1% – la maggioranza del quale si trova in Veneto. Inoltre, il 55,7% del vino attualmente giacente appartiene a Denominazioni d'Origine Protetta (DOP), il 25,3% a Indicazioni Geografiche Protette (IGP), mentre appena l'1,5% è costituito da vini varietali e il 17,6% ad altri vini.

 Di tutti i vini appartenenti alla classificazione “Indicazione Geografica Protetta”, la concentrazione è decisamente rilevante, poiché 20 denominazioni su 526 costituiscono il 58,9% del totale delle giacenze. Nel documento, come appena detto, si rileva la posizione rilevante del Veneto, nel quale è attualmente giacente il 26,6% del vino nazionale, in particolare nelle provincie di Treviso – con il 12,8% – e Verona con l'8,2%. Seguono poi Emilia-Romagna (12%), Toscana (11,5%), Puglia (9,4%), Piemonte (8,8%), Trentino-Alto Adige e Sicilia (entrambe 5,6%), Lombardia (5%), Friuli-Venezia Giulia (3,9), Abruzzo (3,7) e il restante 7,9% nelle altre regioni. Per quanto riguarda le tipologie di vini, nella classificazione Denominazione d'Origine Protetta (DOP) si registra un equilibrio fra bianchi e rossi – rispettivamente 48,7% e 48,2% – mentre nella Indicazione Geografica Protetta (IGP) è il rosso a prevalere con il 55,3%. Per quanto concerne i mosti, 14,3 milioni di ettolitri di mosti italiani sono detenuti nelle regioni del sud (45,9%) e del nord (38,2%). Tre regioni detengono il 66,3% dei mosti, nello specifico Puglia (36,2%), Emilia-Romagna (19,9%) e Piemonte (10,2%). Infine, nelle cantine italiane sono giacenti 14,3 milioni di ettolitri di vini nuovi ancora in fermentazione (VNAIF), dei quali il 58,8% al Nord, 18,8% al Sud, 12,4% al Centro e il rimanente 10% nelle Isole.

Antonello Biancalana



   Condividi questo articolo     Sommario della rubrica Editoriale Gusto DiVino 
  Editoriale Numero 256, Dicembre 2025   
Vino, Esportazione, Dazi e Stati Uniti d'AmericaVino, Esportazione, Dazi e Stati Uniti d'America  Sommario 
I Sondaggi di DiWineTaste
Quale tipo di vino preferisci consumare nel mese di Dicembre?


Risultato   Altri Sondaggi

 Condividi questo sondaggio   
Nella scelta di un vino, quant'è importante la denominazione?


Risultato   Altri Sondaggi

 Condividi questo sondaggio   
Dove preferisci acquistare il vino?


Risultato   Altri Sondaggi

 Condividi questo sondaggio   


☰ Menu

Informativa sulla Riservatezza

Scarica la tua DiWineTaste Card gratuita  :  Controlla il tuo Tasso Alcolemico  :  Segui DiWineTaste Segui DiWineTaste su Twitter Segui DiWineTaste su Instagram

Scarica DiWineTaste
Copyright © 2002-2025 Antonello Biancalana, DiWineTaste - Tutti i diritti riservati
Tutti i diritti riservati in accordo alle convenzioni internazionali sul copyright e sul diritto d'autore. Nessuna parte di questa pubblicazione e di questo sito WEB può essere riprodotta o utilizzata in qualsiasi forma e in nessun modo, elettronico o meccanico, senza il consenso scritto di DiWineTaste.
♦ DiWineTaste è composto con 2ε dal 2002 ♦