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  Eventi Numero 256, Dicembre 2025   
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Numero 255, Novembre 2025 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Etna Verso la DOCG, il Consorzio Accelera


 
«I vini dell'Etna potrebbero avere la nuova denominazione DOCG (Denominazione d'Origine Controllata e Garantita) già in vigna nel 2026. Se il Ministero riceve le firme entro dicembre, l'avanzamento della procedura in tempi brevi è un obiettivo difficile ma non irrealizzabile». Queste le parole del vicecapo di Gabinetto MASAF Patrizio D'Andrea, ospite a Catania del convegno “Opportunità e strumenti per la crescita del sistema Etna Wine”, che si è svolto lo scorso 30 ottobre. «Per chiedere il passaggio da DOC a DOCG – ha continuato D'Andrea – è necessario che la richiesta sia sostenuta dal 51% dei produttori che rappresentino anche il 51% della superficie coinvolta». Una soglia che per essere raggiunta necessita ancora di un centinaio di firme, in considerazione che in poco più di dieci anni i viticoltori sono quasi raddoppiati: da 203 nel 2013 a 474 nel 2024.
«Il territorio “Etna” – ha aggiunto il consigliere del Consorzio di Tutela Etna DOC Marco Nicolosi – è caratterizzato da tantissime micro-produzioni diffuse e conferimenti frazionati. Come consorzio abbiamo già la superficie minima per poter richiedere la DOCG, ma adesso l'obiettivo è ambizioso: coinvolgere i piccoli agricoltori, informarli, raccogliere i documenti e inviare tutto al Ministero entro il 2025, per riuscire a centrare l'obiettivo per la prossima vendemmia». La DOCG implica controlli in produzione più stringenti e quindi denota un livello di qualità superiore: analisi chimico-fisiche e sensoriali eseguite da una commissione ministeriale, un numero di serie sul sigillo di Stato per ogni bottiglia. Tutto ciò determina la possibilità di assicurare una qualità eccellente e costante; una valorizzazione strategica, con benefici economici e d'immagine: un passo importante verso l'eccellenza, da raggiungere con una regia unica e un sistema integrato che coinvolga amministrazioni, imprese e Università. Fondamentale, dunque, la presenza durante il focus del mondo accademico con il direttore del Di3A Unict Mario D'Amico e il rettore dell'Università di Catania Enrico Foti. «Stiamo creando la Fondazione dell'Ateneo che coinvolgerà diversi privati – ha dichiarato il Magnifico – e quindi ci occuperemo di formazione professionalizzante, cioè di tutti quei percorsi formativi che richiederanno in aula la presenza di specialisti e non solo di docenti universitari. Sarà uno strumento più snello dal punto di vista formale, ma con il marchio Unict che rappresenta garanzia e qualità dell'attività didattica erogata».
Per valorizzare il patrimonio vitivinicolo dell'Etna, non potevano mancare coloro che governano i comuni ai piedi del Vulcano. Pensiero comune dei sindaci etnei: fare rete. «È importante essere insieme per poter sviluppare interventi strategici che possano risolvere i problemi urgenti e ambire così ad obiettivi di eccellenza che il contesto territoriale dell'Etna merita», ha dichiarato il primo cittadino di Sant'Alfio Alfio La Spina. «In questi primi 5 mesi di mandato – ha aggiunto il sindaco di Castiglione di Sicilia Concetto Stagnitti – ho lavorato estendendomi fuori dal territorio e trovando una sinergia con i comuni vicini». Lo stesso tenore ha avuto l'intervento del sindaco di Linguaglossa Luca Stagnitta, seppur con un punto di domanda condiviso dalla platea: serve una governance unitaria per costruire un Etna Wine System ancora più solido e infrastrutturato, guardando ai grandi obiettivi internazionali, ma cercando prima di risolvere le piccole criticità territoriali: dai rifiuti alle risorse idriche, passando per l'organizzazione di eventi non circoscritti al singolo comune, ma dai confini più estesi.
Il focus – organizzato da Mada Vinea, rappresentata da Daniele Cianciolo – ha visto un susseguirsi di personalità che hanno trattato il brand “Etna”, come docenti quali il professore dell'Università di Bologna Corrado Caruso e i professori dell'Università di Catania Bruno Caruso e Salvatore Barbagallo – già assessore all'Agricoltura Regione Siciliana – e il presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri. L'architetto Filippo Bricolo ha poi evidenziato il rapporto strategico tra architettura e vino: «Pensare la cantina come progetto architettonico significa narrare come il vino dialoga con il territorio: una direzione che molte cantine in Italia stanno abbracciando». Il convegno si è concluso con una tavola rotonda con esperti e personalità che ha messo in evidenza l'apertura a Mascalucia di una sede etnea dell'Istituto regionale dell'Olio e del Vino; la possibilità di esplorare con i nostri vini il mercato Brasiliano – ancora vergine – grazie al ponte con il Consolato generale d'Italia a Porto Alegre (in collegamento il Console Valerio Caruso); la necessità di valorizzare le figure professionali che ruotano intorno alla filiera vitivinicola (partendo da chi sta in campo); e il ruolo centrale dell'assessorato regionale per accelerare i programmi di sviluppo.

Il Vino Rosso dei Colli Diventa Solo Colli Euganei DOC

I grandi vini rossi dei Colli Euganei si chiameranno “Colli Euganei DOC”, senza nessun'altra specificazione. Lo ha deciso venerdì 31 ottobre l'Assemblea dei Soci del Consorzio di Tutela Vini Colli Euganei, riunita nella sede consortile di Vo'.
«Con questa decisione – spiega il presidente del Consorzio, Gianluca Carraro – si è compiuta un'ulteriore fondamentale semplificazione del nostro disciplinare di produzione, dopo quella già adottata per il Serprino sul finire dello scorso anno. Nel caso del Serprino, decidemmo di enfatizzare soprattutto il nome di questa storica varietà di uva presente nel nostro territorio, adottando la dicitura Serprino dei Colli Euganei DOC. Adesso, invece, per i nostri vini rossi ottenuti da quelle uve di origine bordolese che si sono perfettamente acclimatate in zona fin dalla metà dell'Ottocento, si è scelto di porre un fortissimo accento proprio sul nome del territorio, così come avviene in tutte le grandi denominazioni nazionali ed estere. Se fino ad ora si parlava di Cabernet o di Merlot prodotti sui Colli Euganei, sottolineando in tal modo la varietà dell'uva rispetto al territorio, d'ora in poi quando berremo un Colli Euganei Doc esalteremo il territorio d'origine, senza necessità di dare rilievo al vitigno. Come avevamo previsto nel piano strategico adottato a luglio 2024, il Colli Euganei DOC diventerà così il riferimento dell'espressione vocazionale del territorio e quindi della denominazione di origine. In questo modo intendiamo rimarcare la nostra identità di luogo storico del vino rosso italiano da uve bordolesi».
I produttori che ne avessero necessità potranno continuare ad aggiungere l'indicazione della varietà di uva utilizzata (Cabernet, Merlot, Carmenère), ma in tal caso il nome del vitigno dovrà essere stampato più piccolo rispetto alla menzione “Colli Euganei”, che avrà invece il massimo rilievo.
Più in dettaglio, il nuovo disciplinare della DOC Colli Euganei, che per essere esecutivo dovrà ora passare al vaglio della Regione Veneto e del Comitato Nazionale Vini, emanazione del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), prevede che nell'etichettatura dei vini rossi dei Colli Euganei l'eventuale indicazione delle uve Cabernet Franc, Carmenère, Cabernet Sauvignon e Merlot debba comunque seguire quello della denominazione e sia riportato al di sotto della menzione “denominazione di origine controllata” o della sigla “DOC”. Inoltre, i caratteri di stampa dell'eventuale nome del vitigno dovranno avere un'altezza massima pari alla metà di quella dei caratteri che compongono la denominazione “Colli Euganei” e usare lo stesso carattere tipografico, stile grafico, spaziatura, evidenza, colore e intensità di colore, in modo che l'enfasi sia sempre e comunque sul nome geografico dei Colli Euganei.
«Con il nuovo anno – preannuncia Carraro – ci ripromettiamo di consultare la filiera produttiva in merito a eventuali iniziative concernenti i vini bianchi locali, così come in futuro saranno oggetto di approfondita valutazione le prospettive della DOCG del Fior d'Arancio, alla luce dei cambiamenti in essere sui mercati internazionali».

Valtellina Vendemmia 2025: Si Preannuncia un'Annata Positiva

Si è conclusa da qualche settimana quella che sembra prospettarsi una raccolta promettente: uva molto buona con equilibrio in termini di zuccheri, acidità e struttura tannica. L'andamento climatico ha favorito un risveglio vegetativo della vite tipico di queste zone nonostante alcune nevicate tardive in quota e condizioni di pioggia e freddo che hanno interessato i nuovi germogli. Con il mese di giugno, si sono registrate temperature insolite per il periodo e un andamento del meteo piuttosto irregolare e altalenante. Successivamente, a luglio, il clima è stato più freddo e piovoso per poi proseguire ad agosto con condizioni nella media stagionale e precipitazioni contenute.
L'invaiatura di quest'anno ha avuto un inizio particolarmente precoce e, di conseguenza, l'inizio di raccolta non è andata oltre la metà di settembre: i grappoli destinati allo Sforzato di Valtellina DOCG hanno presentato livelli di zucchero ideali e un corredo polifenolico di eccellente qualità. Per il Rosso di Valtellina DOC e il Valtellina Superiore DOCG si è partiti a fine settembre con i vigneti situati alle quote altimetriche più basse, con una sospensione negli ultimi giorni del mese a causa di precipitazioni piovose, salvo poi terminare a ottobre con giornate calde e soleggiate e notti fredde, e con un marcato contrasto termico che ha contribuito in modo decisivo a regalare un prodotto di buona qualità.
Andrea Gandossini, Direttore del Consorzio, dichiara: «Il meteo di quest'anno ha sicuramente contribuito in modo positivo a portare in cantina un'uva di qualità. Qui in Valtellina la vendemmia è interamente manuale: ciò permette un'accurata selezione dei grappoli e valorizza al meglio il prodotto delle nostre denominazioni. Quest'anno la resa per ettaro è stata inferiore del 15% rispetto alle medie degli scorsi anni».
Prosegue: «Dai primi assaggi, si preannuncia un'annata promettente: un Nebbiolo dal rosso intenso, tannini vibranti e una nota acida ben presente fondamentale ad ammorbidire i toni appena terminata la malolattica. Grazie a questa maturazione “estrema”, frutto di un clima altrettanto “estremo”, per questo 2025 si avranno prodotti con tenori alcolici medi di circa 13 gradi, acidità naturali fresche e acide» e conclude «per lo Sforzato, si può affermare che ci troviamo di fronte a una delle annate migliori degli ultimi anni con un appassimento che si sta svolgendo in condizioni ideali grazie ai venti freddi e secchi delle Alpi».
Commenta e conclude il Presidente Mamete Prevostini: “Nonostante la complessità di questa vendemmia, grazie alla forza del terroir e la dedizione dei produttori, la Valtellina è riuscita a confermare ancora una volta la sua straordinaria identità vitivinicola, riuscendo a trasformare una stagione difficile in un'opportunità per valorizzare al meglio le caratteristiche uniche di questa area di montagna».

 


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