|
Si potrebbe dire era tutto previsto e, purtroppo, la previsione è stata
confermata dai risultati delle ultime indagini diffuse dall'Istituto Nazionale di
Statistica (ISTAT). Continuo – idealmente – a trattare l'argomento
dell'editoriale dello scorso mese, nel quale accennavo la previsione negativa che
si attendeva con i risultati di settembre 2025. Il vino, com'è tristemente noto
da diverso tempo oramai, non sta certamente attraversando il suo momento
migliore. I consumi sono da tempo in diminuzione, anche a causa della nuova
cultura che sta emergendo in merito al consumo di bevande alcoliche, senza
nessuna distinzione e che – a mio avviso – considera ingiustamente allo stesso
modo qualunque bevanda senza considerarne il volume alcolico. È un po' come
equiparare una miccetta alla bomba atomica: entrambe esplodono se
innescate, quindi pericolose e devastanti nella stessa misura. Potere della
generalizzazione, che miete ciecamente vittime senza distinzione ed eccezione
alcuna.
La tendenza verso il basso delle esportazioni, evidentemente e principalmente
determinate dalle attuali relazioni e condizioni commerciali esistenti fra i vari
paesi, non aiuta certamente ad attraversare questo periodo sfavorevole. Una
tendenza confermata dai risultati conseguiti dall'esportazione del vino e
rilevati alla fine settembre 2025, le quali restituiscono valori negativi, anche
in relazione al 2024. Confronto che, non da meno, certifica la difficoltà delle
cantine nella vendita di vino oltre i confini nazionali e che oramai si verifica
da qualche anno. Inoltre, si deve considerare che, per le cantine, le vendite e
le esportazioni di vino effettuate in settembre assumono un significato e valore
importante, poiché si riferiscono al mercato che riguarda le festività di fine
anno. In altre parole, quello che si vende a settembre si stappa durante
le festività del periodo natalizio e di capodanno. Si tratta, com'è ben intuibile
e comprensibile, di periodi significativi poiché, ovunque nel mondo, nel periodo
che di fine anno saltano con più frequenza e facilità i tappi delle bottiglie di
vino.
I nuovi risultati e le stime delle recenti indagini condotte dall'ISTAT,
restituiscono – ancora e purtroppo – un momento di difficoltà per il vino
italiano. Non siamo gli unici, ovviamente, poiché anche altri paesi vitivinicoli
stanno attraversando periodi non semplici, sia in termini di mercato sia
gestionali. I nuovi risultati aggiornati a settembre 2025, decretano un ulteriore
arretramento rispetto allo stesso periodo del 2024. Nei primi nove mesi del 2025,
l'esportazione di vino italiano nel mondo fa segnare un risultato in valore di
5,7 miliardi di euro, con una diminuzione del -2,2% rispetto allo stesso periodo
del 2024. Non vanno meglio le cose in Francia, dove si registra un calo del -5%
a settembre e -3% a ottobre, con un calo globale nel 2025 del -2,5%. Il calo
delle esportazioni non è determinato solamente dalle condizioni di mercato che si
stanno verificando da tempo con gli Stati Uniti d'America, nonostante questi
siano decisamente importanti, soprattutto se confrontati con gli anni passati.
Questi risultati, inoltre, sono ulteriormente aggravati dalle giacenze
attualmente detenute nelle cantine, le quali – anche considerando l'aumento
derivante dall'ultima vendemmia – dovrebbero comunque fare riflettere su una
condizione di sovrapproduzione rispetto alle reali necessità del nuovo
mercato. Si deve inoltre osservare che, se è vero l'esportazione sta
attraversando un momento non esattamente positivo, lo stesso si rileva anche
nelle vendite del mercato interno, soprattutto nei canali della grande
distribuzione. Un ulteriore segnale relativamente ai cambiamenti sociali e
culturali che si stanno verificando nel nostro Paese, con il consumo di vino in
calo, una tendenza che – comunque – riguarda anche le bevande alcoliche in
generale. Nulla è per sempre e tutto certamente cambia, tuttavia fa
sorridere il fatto che un paese come l'Italia – nelle parole fortemente e
fieramente legata alle proprie tradizioni, soprattutto quando si tratta di cibo e
bevande – stia evidentemente rinnegando il vino, cioè la principale e più
tradizionale delle bevande che, storicamente, ha sempre contraddistinto la
cultura italiana.
Tornando ai dati relativi all'esportazione del vino italiano e rilevati a
settembre 2025, si evince che il risultato negativo non è unicamente determinato
dalle vendite effettuate negli Stati Uniti d'America, nonostante rappresenti
comunque una quota importante. Anche le esportazioni verso il Regno Unito,
Germania e Canada – infatti – fanno segnare un risultato negativo. Per quanto
riguarda nello specifico la situazione degli Stati Uniti d'America, è bene
osservare che il risultato conseguito nel settembre 2024 è stato ampiamente
determinato dai timori relativi all'introduzione dazi. Questo, infatti, ha
favorito l'approvvigionamento e la costituzione di cospicue scorte così da
soddisfare il mercato con prezzi più vantaggiosi. Questo spiega il confronto
negativo con settembre 2025, poiché – mancando la necessità di costituire scorte
con il timore di imminenti dazi – questo ha, per così dire, riportato la
condizione di mercato a regime normale. Nonostante questa attenuante,
il risultato delle esportazioni per i primi nove mesi del 2025 si conferma
comunque all'insegna del segno negativo.
Guardando i dati nello specifico, nei primi nove mesi del 2025 e rispetto allo
stesso periodo del 2024, gli Stati Uniti d'America fanno segnare un -2% in
termini di volume e -4% in valore, con un calo di 30 milioni di euro. La
Germania segna un -8% in termini di volume e -2% in valore, mentre il Regno
Unito -1% in volume e -2% in valore. Risultati negativi anche dalla Svizzera,
dove si registra -4% sia in termini di valore sia di volume. Segnali positivi
giungono invece dalla Francia, facendo segnare un +8% in termini di volume e
+2% in valore. Restando in Europa, il Belgio fa registrare +2% in volume con un
calo del -2% in valore, la Svezia con -4% in volume e 1% in valore. Oltre i
confini europei, il Canada fa segnare -5% in termini di valore, mentre la Russia
fa segnare un -32% in volume e -23% in valore. Il mercato asiatico vede la Cina
con calo del -20% in volume e -25% in valore, il Giappone con -6% in volume e
-8% in valore. In America Latina, il Brasile fa registrare -8% in termini di
volume con un valore praticamente stabile.
A complicare la situazione del vino italiano, si aggiungono anche le giacenze
detenute nelle cantine e che, al 30 novembre 2025, fanno registrare un aumento
dell'8,6% rispetto al 2024, nello specifico oltre 53,4 milioni di ettolitri di
vino, 9,5 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione e 9,7
milioni di mosti. Non cambia la distribuzione geografica del paese, con il 60,7%
dei vini detenuti nelle regioni del nord, in particolare il Veneto. Il 54,6%
appartiene alla categoria Denominazione d'Origine Protetta (DOP) e il 26,5% di
Indicazione Geografica Protetta (IGP), il 17,3% di altri vini e l'1,7% di vini
varietali. In conclusione, qualora ci fosse ancora bisogno di conferme, la
rilevazione dei consumi e del mercato del vino italiano fa emergere una
situazione critica e che, almeno per il momento, non sembra dare cenni di
miglioramento. Compreso il progressivo aumento delle giacenze che certamente
renderà ulteriormente critica la condizione di questo nuovo 2026. Con un mercato
in continuo calo e i consumi che non danno segnali di ripresa, pare inevitabile
ripensare e ridimensionare la produzione di vino per i prossimi anni. Una misura
comprensibilmente dolorosa, tuttavia indispensabile, soprattutto per evitare
conseguenze ben peggiori. Una situazione che potrebbe risultare anche utile per
rilanciare il vino in un mondo che, evidentemente, sta cambiando in modo radicale
le proprie abitudini e priorità. Soprattutto che vede nel vino qualcosa di
evidentemente diverso rispetto al passato e a tutto quello che significa e ha
significato.
Antonello Biancalana
|