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  Editoriale Numero 227, Aprile 2023   
Elogio del Merlot e ChardonnayElogio del Merlot e Chardonnay  Sommario 
Numero 226, Marzo 2023 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 228, Maggio 2023

Elogio del Merlot e Chardonnay


 Già immagino molti di voi, cari lettori, alla semplice lettura del titolo di questo editoriale, abbiano fatto un'espressione di disappunto, chiedendosi – addirittura – per quale motivo Merlot e Chardonnay possano essere veramente meritevoli di un elogio. Immagino, non da meno, altri lettori che, leggendo lo stesso titolo, siano d'accordo con me e pensino – ebbene sì – Merlot e Chardonnay siano entrambi meritevoli di un elogio. Queste due varietà – a onor del vero, non le uniche – sono infatti fra le più divisive nelle discussioni e preferenze degli appassionati di vino. C'è infatti chi le vede come il male assoluto dell'enologia, a causa della loro tendenza enologica a “omologare” le qualità sensoriali di un vino, chi invece riconosce loro straordinaria eleganza e finezza. Una cosa è certa: Merlot e Chardonnay si contraddistinguono per la loro enorme personalità, tale da non passare mai inosservata quando sono parte della composizione di un vino, da sole o miscelate ad altre uve.


 

 In fin dei conti, non è certamente una colpa quella di essere dotati di grande personalità, piuttosto la responsabilità è di quelli che le associano a uve, per così dire, più timide e modeste. ╚ evidente che, in questi sciagurati casi, Merlot e Chardonnay prevalgono inequivocabilmente senza concedere spazio alcuno – al limite, molto poco – agli sventurati compagni di miscela. Per quello che mi riguarda, Merlot e Chardonnay sono due grandissime varietà, capaci di produrre vini di magnifica classe ed eleganza. Questo non accade sempre, ovviamente, poiché queste due varietà – esattamente come tutte le altre – per raggiungere livelli di eccellenza richiedono l'esistenza e l'adozione scrupolosa di altrettante condizioni di eccellenza. Quando non si verifica, Merlot e Chardonnay sono capaci di creare vini banali, ordinari, perfino noiosi e senza alcuna emozione, salvo il fatto di farsi comunque riconoscere per alcune caratteristiche sensoriali che li accompagnano sempre e comunque. Più che dare la colpa a Merlot e Chardonnay, eventualmente, è più saggio attribuire la responsabilità a chi le ha usate in modo così inappropriato.

 Perché, riconosciamolo, per anni, anzi, decenni, ovunque nel mondo si è ricorso a queste due varietà con la speranza di compiere un miracolo enologico, come se fossero dotate di chissà quali magiche proprietà tali da trasformare qualunque vino in oro. Un vino è troppo esile? Senza carattere e personalità? Poco profumato? Troppo spigoloso? Nessun problema: basta aggiungere Merlot o Chardonnay – in accordo allo stile – ed è tutto risolto. Questo è accaduto – e continua ad accadere – in ogni paese vitivinicolo del mondo, anche in quelli nei quali il clima e il territorio non sono palesemente adatti alla coltivazione qualitativa di Merlot e Chardonnay. ╚ vero che queste due varietà hanno una capacità di adattamento sorprendente e che, nel bene e nel male, la loro presenza in un vino difficilmente passa inosservata. Questo non significa che il loro apporto sia sempre positivo o risolutivo. In certi casi, calice alla mano, oltre a essere deludente, è perfino “ridicolo” e inappropriato.

 Quest'ultimo e sciagurato caso, non solo è ricorrente in molti vini prodotti con Merlot e Chardonnay, ma è anche evidentemente la causa dell'insofferenza verso queste due varietà. A tale proposito, si potrebbe fare una lista pressoché infinita di vini nei quali troviamo Merlot e Chardonnay – da soli o uniti ad altre varietà – con risultati decisamente “banali” e invadono il panorama vitivinicolo di ogni paese del mondo con risultati che non rendono onore né al Merlot né allo Chardonnay, tanto meno ai loro territori e produttori. Un fenomeno che inizia agli albori del 1900 – al di fuori della Francia, ovviamente – quando furono introdotte in molti paesi vitivinicoli del mondo quelle che poi sono state definite varietà internazionali e, fra queste, Merlot e Chardonnay, ovviamente. In Italia, fino a pochi decenni fa, si definivano addirittura “varietà migliorative”, con la ferma convinzione che la loro presenza fosse sufficiente a trasformare, per meglio dire, migliorare, qualsiasi vino grazie a una magia di straordinaria eccellenza.

 Quando si coltivano con criteri qualitativi elevati, in condizioni ambientali e climatiche adeguate, vinificati con non meno elevata qualità enologica – signore e signori, giù il cappello – Merlot e Chardonnay sono assolutamente e ineccepibilmente capaci di creare monumenti enologici di assoluta classe, finezza ed eleganza. Se, in questo momento, state immaginando che io stia, in qualche modo, alludendo, per esempio, a Bordeaux e Borgogna, ebbene sì, certamente e ineccepibilmente sì, avete immaginato benissimo. Non intendo dire che questi due territori siano gli unici nei quali Merlot e Chardonnay riescano a produrre grandissimi vini, poiché ci sono molti territori vitivinicoli del mondo nei quali queste due varietà – grazie anche alle giuste condizioni ambientali e tecnologiche – hanno ampiamente dimostrato vette di altissima eccellenza. Sarà forse un caso, comunque, che ovunque si coltivi Merlot e Chardonnay, con l'intento di farne vino, si guardi sempre e inevitabilmente a Bordeaux e Borgogna come esempi e riferimenti da “imitare”?

 La versatilità enologica di queste due uve è poi indiscutibile. Entrambe consentono di ottenere ottimi risultati enologici sia nella vinificazione in contenitori inerti sia – e ancor meglio – in quelli di legno, con particolare predilezione per le dimensioni modeste, come la barrique. Nei contenitori di legno, poi, sono capaci di grandi cose anche con la fermentazione e non solo con la maturazione. Inoltre, lo Chardonnay è ineccepibile interprete di spumanti metodo classico, sempre generoso di classe sopraffina, finezza ed eleganza. Anche in questo caso, se avete immaginato a una mia allusione ai Blanc de Blancs della Champagne, avete indovinato. Da parte mia, immagino alcuni di voi potrebbero obiettare sostenendo che, sia Merlot sia Chardonnay, tendono ad ammorbidire i loro vini in modo eccessivo, contribuendo quindi a una fastidiosa e noiosa omologazione sensoriale dei loro vini e di quelli dove sono impiegati insieme ad altre uve. Vero. Del resto è innegabile non riconoscere, poiché palese ed evidente, che queste due uve abbiano anche un carattere decisamente morbido.

 Ma sono anche molto più della loro morbidezza, soprattutto quando si considerano e si rispettano tutte le altre qualità organolettiche di cui sono dotati, qualora si coltivassero nei luoghi adatti e, soprattutto, vendemmiati al momento giusto. Nemmeno a dirlo, vinificati correttamente. Perché va detto – ebbene sì – sia Merlot sia Chardonnay, oltre alla morbidezza, hanno pure acidità e qualunque vino, indipendentemente dallo stile, che dovesse peccare in freschezza, risulterebbe sempre e comunque squilibrato e di certo poco piacevole. Anzi, assolutamente sgradevole. Del resto, se lo Chardonnay fosse solo morbidezza, sarebbe del tutto improbabile il suo impiego – e con enorme successo planetario – in così tanti vini spumanti metodo classico. Si può certamente disquisire sul modo, o meglio, i modi, utilizzati in vigna e in cantina con Chardonnay e Merlot, molto spesso discutibili. Questo è qualcosa che, innegabilmente, vale non solo per queste due varietà, ma per tutte. Pretendere, poi, che il solo impiego di due uve, e non solo Chardonnay e Merlot, possa in qualche modo e senza ulteriore fatica portare alla creazione di un vino di qualità, non solo è altamente opinabile ma anche la prova della discutibile capacità viticolturale ed enologica di chi ci crede e ne è perfino convinto. Questo, comunque e in ogni caso, non lede minimamente la reale reputazione e grandezza del Merlot e dello Chardonnay. Due grandi uve e madri di grandissimi vini, esempi magnifici di classe, eleganza e bellezza enologica.

Antonello Biancalana



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