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  Editoriale Numero 172, Aprile 2018   
Pinot Nero: Spesso e Volentieri!Pinot Nero: Spesso e Volentieri!  Sommario 
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Pinot Nero: Spesso e Volentieri!


 Ogni volta che mi chiedono qual è l'uva o il vino che preferisco – lo ammetto – trovo sempre difficile dare una risposta. Di certo non per il fatto di non avere un'uva o un vino preferito, piuttosto per il semplice motivo che non si tratta solamente di uno solo. La preferenza, infatti, dipende da molteplici condizioni e fattori poiché, proprio per questa ragione, non sceglierei sempre la stessa uva o vino solo per il fatto che siano i miei preferiti. Ognuno di questi può essere preferito in una determinata occasione, un po' meno in certe occasioni, decisamente trascurabile in altre ancora. Ci sono – evidentemente – delle uve e dei vini che considero preferiti in senso assoluto, ma è comunque difficile, almeno per me, decidere quale di questi è in cima alle mie personali preferenze. Ho una passione enorme, per esempio, per Marsala, Jerez, Porto, Nebbiolo – in tutte le sue espressioni – Sagrantino, Verdicchio, Fiano e Pinot Nero. L'elenco è comunque, inevitabilmente e volutamente incompleto, certamente in forma ridottissima ed essenziale.


 

 In ogni caso, fra queste uve – e quindi vini – il Pinot Nero ha un posto molto speciale fra le mie preferenze. Elegante, raffinato, versatile e maestoso. Ma anche difficile, complicato, esigente e selettivo. Molto selettivo. Il Pinot Nero, infatti, è – per così dire – un'uva e un vino che non è alla portata di tutti e di tutto. Uva difficile, difficilissima, a cominciare dal territorio e dal clima, certamente il Pinot Nero non possiede la capacità di adattamento che invece è tipica di altre varietà. Coltivare il Pinot Nero in condizioni viticolturali e climatiche non “perfettamente adatte”, significa inevitabilmente ottenere un risultato mediocre e deludente, qualcosa che – purtroppo – si verifica spesso nei vini prodotti con quest'uva. Il Pinot Nero, nel suo essere rigorosamente esigente, non si accontenta solamente di condizioni ambientali e climatiche adatte. Richiede, non meno importante, di un grande interprete capace di “svelare” tutta la sua grandezza. Anche in questo, non è uva per tutti: il Pinot Nero è rigoroso, selettivo ed esigente. Molto esigente.

 Trovare, infatti, un vino prodotto con Pinot Nero – qualunque stile – capace di stupire e, per così dire, lasciare un segno indelebile, non è certamente semplice. Impresa notoriamente difficile, ma quando lo si trova, tutto il resto diviene all'improvviso insignificante e scompare dai propri pensieri. La magia del Pinot Nero è decisamente unica e si esprime in modi diversi in accordo a come si utilizza in cantina, qualcosa che – evidentemente – è vera per ogni uva. La rossa borgognona è capace di esprimere risultati di livello strepitoso e assoluto, in modo particolare in due stili di vini: rossi e spumanti metodo classico, cioè rifermentati in bottiglia. I primari riferimenti, in entrambi i casi, sono inevitabilmente francesi – patria del Pinot Nero – sia per i vini rossi, sia per gli spumanti metodo classico. Borgogna e Champagne sono infatti i territori di riferimento per i rispettivi stili, difficilmente eguagliabili in altre zone.

 Non si tratta solamente di una questione di gusti o patriottismo: certi Pinot Nero prodotti in Borgogna e Blanc de Noirs della Champagne, difficilmente trovano degni concorrenti di pari livello. Sono consapevole – per quanto ho appena espresso – molti non saranno d'accordo, accusandomi perfino di esterofilia. Per me – in ogni caso – il buono è comunque buono, non ha né bandiera né nazionalità. Se è buono e ha doti di qualità, questo mi basta per apprezzarlo. Questo – sempre per me – vale per il vino quanto per le persone, culture, cibo, arte e qualunque espressione dell'intelligenza e della cultura. In fin dei conti, la differenza è una grande ricchezza, quando si comprende l'opportunità di ascoltarla. Il Pinot Nero è – ed è sempre stata – fra le uve per le quali nutro maggiore interesse e passione. Sia che si tratti di vini rossi o spumanti metodo classico – possibilmente lungamente affinati in bottiglia sui propri lieviti – la rossa borgognona, nelle sue interpretazioni di rilievo, riesce sempre a regalare enorme piacere e soddisfazione.

 Il Pinot Nero è in ogni caso varietà bizzarra e che poco sopporta certe acrobazie enologiche estreme, su tutte, l'eccessivo uso di botte e barrique. Basta poco, infatti, per rovinare l'eleganza del Pinot Nero ricorrendo alla fermentazione e alla maturazione in botti dall'impatto eccessivo. Quello che si ottiene è un vino “pastoso” e decisamente troppo robusto per la grazia dei profumi e l'equilibrio dell'acidità del Pinot Nero. A patto, ovviamente, che si sia lavorato in modo opportuno in vigna, poiché tutto il buon vino – indipendentemente dalla varietà – nasce dalla vigna e da come l'uomo la coltiva. Il Pinot Nero è infatti uva molto esigente e se lo si costringe a crescere in un territorio inadatto, è così permaloso che si prende gioco di chi lo produce regalandogli un vino mediocre e privo di eleganza. Ovviamente non sto dicendo che il Pinot Nero non sia adatto alla maturazione in botte. La differenza, evidentemente, è come si usa e quale impatto si cerca di imporre al vino. La botte nel Pinot Nero, quando usata correttamente, serve e aumenta la sua eleganza, qualcosa che sanno bene in Borgogna.

 Per non parlare poi delle bollicine prodotte con Pinot Nero, ovviamente, quelle che nascono dal metodo classico, possibilmente con lungo affinamento in bottiglia prima della sboccatura. Non voglio certamente sminuire le altre uve, Chardonnay su tutte, ma il tocco di raffinatezza ed eleganza che il Pinot Nero conferisce agli spumanti metodo classico è strepitoso. Per non parlare poi della struttura: la presenza del Pinot Nero si fa ben notare anche in questo aspetto sensoriale. Grande uva, il Pinot Nero. Eleganza e complessità di profumi, acidità contrapposta a giusta astringenza, classe – tanta – un'esplosione di freschezza, di aromi e sapori, difficile trovare un'uva capace di magie simili. Grande uva, il Pinot Nero. Così esigente dalla vigna alla cantina, da dare tutto il meglio di sé solo a un grande interprete capace di capirlo e farlo esprimere per quello che realmente è, senza plagiarlo o sovraccaricarlo con inutili artifici enologici. Grande uva e grande vino, il Pinot Nero, nonostante sia difficile trovare bottiglie degne della sua magnificenza. Ma quando la trovi – signore e signori – godetevi lo spettacolo dei sensi, unico e irripetibile. Pinot Nero: sì, grazie! Spesso e volentieri.

Antonello Biancalana



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