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  Eventi Numero 175, Estate 2018   
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Numero 174, Giugno 2018 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Nel Primo Trimestre 2018 Cresce l'Export del Vino


 
«Grazie alla tenacia e al coraggio dei nostri imprenditori chiudiamo il primo trimeste 2018 con un valore dell'export che segna ancora un rialzo del +4,5%. Una crescita, però, in calo sul 2017 perchè frenata dai forti rialzi dei prezzi legati alla scarsa vendemmia e dal ritardo accumulato dal Ministero nell'erogazione dei fondi OCM promozione. Registriamo, infatti, un crollo nei volumi che “indebolisce” in maniera preoccupante il nostro posizionamento sui mercati internazionali, rallentando anche il traino delle bollicine che segnano una crescita modesta rispetto alle performance degli anni scorsi e non riescono più a sostenere la prolungata stasi dei vini fermi. Un quadro complessivo molto difficile che si trova a dover affrontare una instabilità costante legata ai riflessi di dinamiche geopolitiche, che non aiutano la crescita del commercio. » urgente che il neoministro Centinaio acceleri sul bando Ocm per sbloccare quei fondi, indispensabili per supportare i finanziamenti degli imprenditori italiani sul mercato internazionale e faccia pressione su Bruxelles per imprimere nuovo sprint ai negoziati di libero scambio non ancora conclusi».
Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini, commenta così i dati Istat elaborati da Ismea, partner dell'Osservatorio, relativamente all'export del vino italiano nel periodo gennaio-marzo 2018 che riporta una crescita del +4,5% in valore (superando gli 1,38 miliardi di euro) e una flessione pari al -9% in volume, passando dai circa 4,9 milioni di ettolitri di vini e mosti esportati nel primo trimestre del 2017 ai 4,5 circa milioni di ettolitri nello stesso intervallo di tempo di quest'anno. In particolare, a soffrire e a causare il crollo dei volumi esportati è quel -32,6% evidenziato nelle vendite dei vini comuni, i quali nel corso del 2017 sono stati soggetti ad un calo della produzione e a un conseguente aumento dei prezzi. Risultati preoccupanti, moderati però dai numeri degli spumanti, vero traino del settore, che nel complesso salgono del +2,8% a volume e del +14,6% in valore. In particolare, questo segmento si conferma particolarmente apprezzato negli Stati Uniti (+14,3% e +18,6%) e registra un netto aumento tanto in Belgio (64,4% e 69,9%) quanto in Germania (+34,3% e +10,8%). Si fa sentire invece l'effetto Brexit, con una diminuzione del -6,1% in volume e un +2% in valore nel Regno Unito.
«L'impennata dei prezzi, legata alle dinamiche dell'ultima vendemmia, ha reso più fragile la capacità del nostro sistema produttivo di gestire le incertezze dovute alla situazione geopolitica pesantemente influenzata dalla Brexit e dal rischio di escalation protezionistica da parte degli Stati Uniti, rendendo ancor più preoccupanti gli effetti della disastrosa gestione dei fondi OCM promozione da parte del Ministero. Una situazione congiunturale – continua Ernesto Abbona – che pone, però, anche la necessità di una riflessione seria all'interno della filiera sulla gestione dei prezzi e del valore. I nostri imprenditori continuano a fare miracoli riuscendo a macinare nuovi record commerciali, costretti a gestire rialzi di prezzi all'origine che stanno mettendo in difficoltà il vino italiano, perché erodono le marginalità delle imprese che sono sul mercato e costringono ad aumenti dei listini che rischiano di comprometterne le posizioni conquistate. Dobbiamo lavorare a un diverso e più moderno spirito di filiera: la catena del valore va redistribuita equamente tra i diversi anelli produttivi. Ma deve essere altrettanto chiaro che chi va sul mercato si carica dell'onere di remunerare l'intera filiera e in questo sforzo non va lasciato da solo».
Sul tema della instabilità internazionale, conclude il presidente di Unione Italiana Vini «diventa ancora più urgente procedere con gli accordi di libero scambio, che puntino all'abbattimento dei dazi, all'eliminazione delle barriere non tariffarie e al riconoscimento delle indicazioni geografiche. Non solo l'Italia ha patito gli effetti negativi di questo quadro, ma se n'è accorta anche una Francia che ha registrato un incremento del 3% in valore e nessuna crescita in termini di volume. Preso atto di questi risultati poco incoraggianti, dovremmo replicare quanto fatto con gli accordi Ue-Mercosur, esempio virtuoso di ciò che i negoziati in materia di eliminazione di dazi e protezione delle indicazioni geografiche italiane possono fare per rilanciare il settore».
Inverse le dinamiche dei vini DOP e IGP: i primi segnano una crescita del +12,2% in volume e del +10,4% in valore, mentre i secondi fanno registrare un calo del -12,8% in volume e del -6,5% in valore.
Questo fenomeno è frutto di due dinamiche congiunturali che si sono andate a sovrapporre: da una parte il passaggio del Pinot Grigio delle Venezie da IGP a DOP, dall'altra le scelte vendemmiali degli operatori che, causa scarsità di prodotto, hanno sfruttato al massimo il potenziale dei vigneti consentito dai disciplinari per ottenere vini DOP, rinunciando in molti casi alle IGP di ricaduta.
I vini sfusi, infine, hanno subito un crollo del -30,6% in volume e un lieve aumento del 1,4% in valore, dovuto proprio a quell'aumento dei prezzi che sta caratterizzando l'annata 2017/2018: in media stiamo parlando del +47%, con punte del 70% per i vini comuni rossi, balzati sopra quota 80 centesimi al litro.
Guardando ai singoli paesi d'esportazione, i volumi venduti negli Stati Uniti sono in crescita del 5,9% e del 4,1% in valore, mentre in Germania e in Inghilterra i mercati perdono rispettivamente -15,3% e -11,7% in volume. Più moderato il calo in Canada, con una decrescita del -4,2% in volume e un trascurabile aumento in valore dello 0,4%. In Francia, invece, pur con un calo di volume pari al -28,9%, cresce del 19,1% il valore dell'export.

Tedeschi all'Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli

Le storie della famiglia Tedeschi e del Seminario Permanente Luigi Veronelli, nato per onorare il ricordo dell'amico di lunga data, si intrecciano ancora una volta.
L'occasione è quella dell'inaugurazione ufficiale sull'Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, uno dei luoghi simbolo dell'arte e della cultura del Belpaese, dell'Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli, le cui attività saranno presentate dal 4 al 7 luglio all'interno di NutriMenti – Settimana della Cultura Gastronomica.
Tra i 30 vini selezionati per raccontare il meglio della produzione vinicola italiana, e in rappresentanza del territorio della Valpolicella, sarà presente l'annata 2011 del grande cru storico di casa Tedeschi, l'Amarone della Valpolicella Classico Riserva Capitel Monte Olmi, già premiato con le Super Tre Stelle nell'edizione 2018 della Guida Oro I Vini di Veronelli.
Sabrina Tedeschi dichiara: «Il vino è emozione, passione e ricordi. Essere presenti a un evento così importante è sicuramente per noi fonte di orgoglio ed è una bella occasione per ricordare l'amicizia che fin dagli anni 70 ha legato nostro padre Renzo e il grande Luigi Veronelli che, con il suo lavoro, ha fatto tanto per la vitivinicoltura italiana e veronese in particolare. A unirli è sempre stata la medesima passione, la voglia di fare ancor di più e ancor meglio per migliorare il territorio e attribuirgli l'identità di qualità che meritava.
Il fatto che il Seminario abbia scelto il nostro Monte Olmi, uno dei primi cru della Valpolicella nato da un'intuizione avuta da mio padre nel 1964, per rappresentare l'alta espressione di territori vitivinicoli italiani è sicuramente per noi una grande soddisfazione. Questo vino ha segnato lo stile di famiglia, rispecchia il nostro voler valorizzare una produzione collinare e racchiude in sé la nostra filosofia aziendale e il nostro amore per il territorio della Valpolicella».
Gli incontri, i seminari e le degustazioni che si susseguiranno per quattro giorni, saranno momenti di confronto per riflettere sullo “stato dell'arte” della cultura gastronomica italiana. L'Alta Scuola Italiana di Gastronomia si configura così come luogo di studio, pensiero e formazione dedicato alla cultura degli atti alimentari, al sapere della terra e della tavola e porta avanti il pensiero di Luigi Veronelli, la sua idea di comunicare cibo e vino in quanto “opere di cultura” e il suo voler trasmettere il valore delle eccellenze italiane.



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