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  Eventi Numero 203, Febbraio 2021   
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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Pinot Grigio Delle Venezie Chiude il 2020 in Positivo


 
In un contesto di generale difficoltà, la DOC delle Venezie non arresta la sua crescita e chiude il 2020 con +4,7% di imbottigliamenti (1.715.372 hl per un totale di quasi 214 milioni di contrassegni distribuiti da Triveneta) pari a 10,5 milioni di bottiglie in più sull'anno precedente. Dati fortemente attesi che confermano una continua ascesa per il Pinot grigio triveneto – trend più che positivo confermato anche dalle cugine Denominazioni del territorio – se considerato, soprattutto, che la stagione produttiva del Pinot grigio delle Venezie appena chiusa (la quarta per la DOC) arrivava già da un 2019 “da record”, che chiudeva il bilancio con un entusiasmante + 34% sul 2018.
Benché il trend nell'anno solare abbia mostrato un profilo altalenante, in particolare nel primo semestre – complice l'incertezza generale, stato d'animo che ancora aleggia nel comparto – «la nostra DOC, come altre del territorio, non ha mai ceduto a pessimismi e, anzi, ha tenuto duro e continua a farlo dimostrando che il Triveneto è la casa del Pinot grigio» dice il Presidente del Consorzio di Tutela Albino Armani e continua «In un momento congiunturale difficilissimo, soprattutto durante il primo lockdown, abbiamo sempre osservato nel corso dei mesi un andamento in linea o in lieve crescita con le medie stagionali degli ultimi due anni, con un picco massimo nel mese di luglio, il più alto di sempre, con quasi 163.000 hl imbottigliati. Un grande merito va anche al dinamismo dei nostri imbottigliatori, nazionali ed esteri, per aver creduto nella nostra DOC e aver contribuito in modo significativo alla sua crescita in termini sia di imbottigliato sia di valore. Infine, grazie alle sue caratteristiche di versatilità e semplicità di beva, ma anche grazie a un consumatore globale in grado di apprezzarlo e alla distribuzione nel canale della GDO internazionale, il Pinot grigio delle Venezie è riuscito a chiudere positivamente anche questo anno a dir poco particolare».
Un grande contributo arriva anche dai partner esteri: assai soddisfacenti le performance dello sfuso destinato a DOC delle Venezie che oltrepassa il confine nazionale, con 192.793 hl – di cui il 12% già dell'annata 2020 – imbottigliati tra Germania (47%), UK (21%), USA (12%), Canada (6%) e Austria (5,19%), dato significativo specie osservando la media mensile di imbottigliamenti totali di 145.948 hl/mese (+4,7%). «Ricordiamo che gli imbottigliatori esteri che scelgono la Denominazione delle Venezie sono assoggettati al piano delle verifiche e dei controlli specifici per la DO e si impegnano a operare conformemente alle disposizioni previste dal suo disciplinare di produzione, sempre sotto la supervisione dell'organismo di controllo Triveneta Certificazioni» dichiara Francesco Liantonio, Presidente di Triveneta.
La DOC ha inoltre osservato un buon trend di partenza per quanto riguarda i nuovi imbottigliamenti della vendemmia 2020 iniziati già ad ottobre (in anticipo di un mese rispetto ai due anni precedenti) con un +67% rispetto all'utilizzo della nuova annata nello stesso periodo del 2019. Ottime notizie anche sul fronte delle giacenze che registrano un notevole calo sul 2019, precisamente una riduzione del 42%, che si traduce in quasi -121.000 hl nei serbatoi delle aziende.
Infine, il Consorzio di Tutela è pronto ad aprire nuovi importanti capitoli a partire dall'attesa presentazione della modifica del Disciplinare di Produzione, possibile solo a seguito del riconoscimento Ministeriale ricevuto nel 2020. Anche in assenza delle principali manifestazioni di settore internazionale come Prowein e Vinitaly, oggi il Consorzio non si arresta e guarda avanti, verso progetti di comunicazione, promozione e informazioni internazionali. I riflettori resteranno certamente puntati sulle piazze già consolidate e trainanti per la DOC come USA e UK, ma la denominazione si prepara a conquistare anche terre vergini per il Pinot grigio Delle Venezie – come Giappone, Russia e Svizzera – e a fare nuovi network con il pubblico specializzato di buyer, stampa e professionisti del settore.

Crescono i Vini Abruzzesi in Italia, Reggono le Vendite in Germania

Il Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo inaugura il 2021 con un segnale positivo. Dall'Osservatorio Permanente a cura di Wine Monitor Nomisma, voluto dal Consorzio nel 2019 per adeguare al meglio le strategie d'azione sui vari mercati, emerge che i vini abruzzesi sono stati protagonisti assoluti nella grande distribuzione in questo particolare 2020. Il Montepulciano d'Abruzzo, in questa analisi delle vendite (valori e volumi nel canale GDO) e dei prezzi rispetto ai principali competitor, in Italia ne esce bene con un +8% delle vendite a valore rispetto al 2019, una crescita del prezzo medio superiore al 4% e un +3,8% nelle vendite a volumi. «La crescita in termini di volumi e quella rispetto ai valori, che è addirittura maggiore delle altre principali Denominazioni nostre competitor, sono un riscontro più che positivo in un'annata tutta in salita. Grazie alla penetrazione e all'appeal del Montepulciano d'Abruzzo nella grande distribuzione si è in parte compensato alla grave perdita provocata dalla chiusura per troppi mesi del canale Horeca», spiega Valentino Di Campli, presidente del Consorzio. In Germania, principale mercato di esportazione dei vini abruzzesi, nonostante la diminuzione del consumo del vino italiano, la ricerca mette in luce per il Montepulciano d'Abruzzo una stabilità nella quota di mercato in termini di volumi e la crescita (+4%) del prezzo medio, anche su questo mercato, ribadendone le grandi potenzialità.
Dall'analisi dei dati del contrassegno di stato, introdotto a dicembre 2018 quale importante simbolo di garanzia per produttore e consumatore che accresce la credibilità dei prodotti oltre all'affidabilità di tutta la filiera, e messi in luce dallo stesso Osservatorio si evince che nel 2020 il Montepulciano d'Abruzzo chiude con un +1%, con circa 804.000 hl imbottigliati e si conferma Denominazione strategica. Nel primo trimestre di quest'anno i vini abruzzesi avevano registrato un +10% e, nonostante l'emergenza sanitaria e le ricadute economiche disastrose, grazie alla forza del Montepulciano d'Abruzzo si è arrivati a fine anno addirittura con un segno positivo.
«Questi dati ci confermano che il Consorzio deve proseguire nella direzione intrapresa, continuando ad investire sulle attività di comunicazione, da una parte, e mettendo in campo iniziative volte alla gestione delle produzioni, dall'altra», spiega Di Campli analizzando anche il discorso prezzi, «se il prezzo medio a scaffale è cresciuto, non è aumentata la redditività dei nostri agricoltori, occorre dunque intervenire per fare in modo che i viticoltori abruzzesi possano ottenere un maggiore ritorno dal proprio lavoro. stato un anno da dimenticare, sotto tanti punti di vista, e molte aziende di dimensioni medio piccole che lavorano solo con il canale Horeca stanno tutt'ora pagando un caro prezzo, per questo stiamo cercando di supportarle con iniziative che spingano anche su canali alternativi come l'e-commerce e stiamo lavorando per mantenere alta l'attenzione degli stakeholder nazionali e internazionali sui vini d'Abruzzo d'altro canto stiamo insistendo sul dialogo anche con le istituzioni a fronte di misure che sappiano davvero tutelare tutte le realtà che compongono il settore vitivinicolo regionale, essenziale per l'intero comparto economico», sottolinea inevitabilmente il protrarsi della criticità, Di Campli, oltre a raccontare le evidenti buone performance dei vini abruzzesi nella GDO.
«Abbiamo attivato quest'Osservatorio per analizzare al meglio i risultati raggiunti dai nostri vini sui mercati più strategici – in questo caso si parla di Italia e Germania – andando a mettere in luce le leve su cui insistere per migliorare il posizionamento degli stessi vini e, nel contempo, per accrescere la notorietà di tutto il territorio da cui derivano e di cui si possono fare portavoce in tutto il mondo», spiega il presidente enfatizzando il grande potenziale di crescita dell'Abruzzo come regione estremamente vocata alla viticoltura e focalizzando l'attenzione sull'ottimo rendimento della Denominazione per eccellenza di questo territorio in un canale come la GDO dove la competizione è molto alta.
Il Consorzio di Tutela Vini d'Abruzzo è un ente privato istituito con legge dello Stato nel 2003 con all'attivo attualmente oltre 200 Aziende e circa 6000 produttori di uve a Denominazione di origine. Grazie a tale rappresentatività, il Mipaaf ha delegato al Consorzio funzioni pubbliche di tutela e controllo delle principali denominazioni di origine controllata del territorio regionale. Trattandosi di un Consorzio regionale riesce a “comunicare” tutto l'Abruzzo, con un grande lavoro di squadra ha reso possibile il raggiungimento di tanti risultati dal punto di vista promozionale su tutti i mercati globali – attingendo per esempio a fondi comunitari –, e dal punto di vista strategico/istituzionale, rappresentando l'interlocutore “corale” per le istituzioni locali e non.
Da anni vi è una crescita continua registrata in particolare dalla Denominazione principale della regione: il Montepulciano d'Abruzzo, che riscuote sempre più successo da parte della critica e dei mercati, nazionali e internazionali. Anche in questo difficile 2020 si è continuato a investire nella comunicazione e nella promozione – seppur a distanza – dell'enologia regionale; tante le attività promosse dal Consorzio, durante i difficili mesi di lockdown, a supporto per esempio del canale e-commerce in Italia oppure, su mercati esteri strategici come Nord Europa, USA e Cina ci si è attivati con degustazioni guidate, corsi di approfondimento e di formazione, partecipazione a quei pochi eventi andati in scena e dedicati al meglio del vino italiano. L'obiettivo dell'organo consortile è sempre più quello di puntare sull'unicità del territorio, esaltandola e promuovendola su più fronti, per accrescere il valore percepito del vino che in Abruzzo si produce.

Roero Online Senza Confini

Fare conoscere le Menzioni Geografiche Aggiuntive, l'origine geologica del territorio e l'identità di uno dei pochi territori italiani a poter vantare la peculiarità di offrire due grandi DOCG, il Roero Bianco e il Roero Rosso. Con questi obiettivi, il Consorzio di Tutela Roero, che riunisce oltre 230 realtà tra produttori e viticoltori, coglie le opportunità offerte dalle nuove modalità di comunicazione del mondo del vino con un calendario di appuntamenti virtuali, rivolti alla stampa specializzata non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Norvegia e nel Regno Unito. Con presentazioni e degustazioni guidate dal presidente Francesco Monchiero e dai diversi produttori, il Consorzio si prepara così a riaccogliere giornalisti e visitatori sul territorio, non appena la situazione lo permetterà.
«Abbiamo dovuto sospendere gli eventi in presenza come Roero Days e Roero Wine Week ma non ci siamo fermati e abbiamo raccolto la sfida» afferma il presidente Francesco Monchiero. «Dobbiamo cercare di vedere questo stop non come un ostacolo, ma come un'opportunità per esplorare nuovi canali di comunicazione per raggiungere tutti i mercati. Le presentazioni virtuali hanno il grande vantaggio di aiutarci a raggiungere un pubblico sempre più ampio, oltre a rappresentare un prezioso mezzo di sensibilizzazione delle eccellenze del nostro territorio». I webinar organizzati dal Consorzio sono veri e propri seminari online, un'occasione per produttori e stampa di interagire in diretta; a essere coinvolti nel corso del ciclo di appuntamenti saranno complessivamente 70 giornalisti e oltre 50 aziende. Al presidente spetterà la parte istituzionale, con un'introduzione della denominazione, del territorio e delle sue MGA; la parola passerà poi a piccoli gruppi selezionati di produttori, che presenteranno le loro aziende e i vini ricevuti dai giornalisti in previsione dell'evento. Al termine dell'incontro, presidente e aziende saranno a disposizione della stampa per eventuali domande.

Asti Spumante e Moscato d'Asti DOCG: Prodotte Oltre 91 Milioni di Bottiglie

Nonostante l'anno difficile appena trascorso, le bollicine aromatiche piemontesi chiudono il 2020 con numeri importanti a livello mondiale, registrando una crescita dell'8,4% rispetto al 2019, per un totale di 91.590.374 di bottiglie prodotte, rispetto alle 84.490.188 dell'anno precedente. In particolare, sono state prodotte 53.420.736 bottiglie di Asti DOCG (nel 2019 erano 51.210.932) e 38.169.638 bottiglie di Moscato d'Asti DOCG (nel 2019 erano 33.169.638).
A livello globale, si segnala la grande performance degli Stati Uniti, dove sono stati esportati oltre 28 milioni di bottiglie contro i 20 del 2019, e dove a fare da padrone è stato il Moscato d'Asti DOCG, che è passato dai 15 milioni di bottiglie agli oltre 22 milioni, a testimonianza del crescente apprezzamento dei consumatori d'oltreoceano nei confronti di un prodotto storico della tradizione vitivinicola piemontese.
L'Asti DOCG, invece, è riuscito a conquistare un'importante fetta di mercato in UK, con un incremento di quasi 2 milioni di bottiglie, mentre la Russia si conferma primo mercato estero con quasi 11 milioni di bottiglie.
Nel mondo, l'Asti Spumante DOCG segna un 55,3% di esportazioni in Europa, cui seguono Russia (21,9%), Nord e Sud America (16,5%) ed Asia (8,8%), mentre il Moscato d'Asti DOCG conta su un 72,4% di esportazioni in Nord e Sud America, mentre i valori di Europa e Asia sono rispettivamente 18,3% e 8,6%.
Lorenzo Barbero è appena stato nominato nuovo Presidente del Consorzio per la tutela dell'Asti Spumante e del Moscato d'Asti DOCG. Classe 1961, enologo, grande appassionato di vini spumanti e Vermouth e direttore dello stabilimento Campari di Canale d'Alba, Barbero succede a Romano Dogliotti, storico e rinomato produttore del territorio, in carica dal 2017.
Dopo un ingresso in Campari come responsabile delle attività enologiche della Cinzano, Barbero ha partecipato, tra le altre cose, alla realizzazione dello stabilimento di Novi Ligure, incrementando ancora di più il proprio know-how sulla produzione di spumanti e Vermouth. Tra le numerose cariche ricoperte vi sono quella di Consigliere Nazionale di Assoenologi, del Consorzio dell'Asti, del Brachetto e dell'Alta Langa.
Vicepresidenti del neo-eletto Comitato di Presidenza sono: Stefano Ricagno in qualità di Vicepresidente Senior, Piergiorgio Castagnotti, Flavio Giacomo Scagliola, Massimo Marasso e Bruno Fortunato.
Il presidente eletto Lorenzo Barbero commenta così il suo nuovo incarico «Mi accingo ad assumere il ruolo di Presidente del Consorzio dell'Asti Spumante e del Moscato d'Asti DOCG con l'entusiasmo e la passione che devo a una grande denominazione e a un comparto che ha saputo affrontare al meglio la difficile prova dell'anno passato». In merito alla strategia di promozione e comunicazione per i prossimi anni, si concentra sugli obiettivi del futuro «Penso al rapporto strategico con il territorio, al progetto “rotonde stradali”, alle installazioni “firma” della denominazione e al benvenuto di un'area che, per prima in Italia tra quelle vitivinicole d'eccellenza, è stata dichiarata Patrimonio dell'Unesco. Penso alle tante sfide che ancora ci attendono e che devono trovarci uniti e coesi con l'unico obiettivo di far crescere la denominazione in termini di volumi e di valore, ma anche di percezione di quello che realmente sono l'Asti Spumante e il Moscato d'Asti, prodotti da un territorio unico al mondo. Io farò del mio meglio e sono certo che faranno altrettanto tutti coloro che hanno a cuore il futuro della denominazione».
Gli fa eco Romano Dogliotti, Presidente uscente «Lascio l'incarico di Presidente di un Consorzio dell'Asti Spumante e del Moscato d'Asti DOCG che è tornato a fare comunicazione e marketing, a interessarsi al territorio Patrimonio Unesco e ai mercati italiani ed esteri, dando voce alle diverse anime di una filiera che ha saputo operare a favore del mondo dell'Asti Spumante e del Moscato d'Asti DOCG. I dati del 2020 ci consegnano l'immagine concreta di un comparto in salute che, proprio nell'anno terribile della pandemia, è riuscito a resistere con strategie diversificate. Per il futuro mi auguro che il Consorzio, d'intesa con tutti gli attori della filiera produttiva, dai vignaioli alle Case spumantiere, dalle cooperative ai vinificatori, sappia trovare ancora di più quell'unità e quell'intesa che merita una denominazione così importante non solo per il Piemonte, ma per l'Italia e il Made in Italy».

Consorzio Tutela Lambrusco: Nominato il Presidente

Il 2021 è iniziato con più di una novità per il Consorzio Tutela Lambrusco, la nuova realtà che, a partire dal 1° gennaio – grazie all'operazione di fusione per incorporazione votata all'unanimità lo scorso 28 settembre – ha preso il posto dei tre precedenti enti di tutela del famoso vino emiliano.
Tra le decisioni del consiglio di amministrazione la nomina del presidente del Consorzio Tutela Lambrusco, Claudio Biondi – già presidente del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena – unitamente a quella del vicepredisente Davide Frascari, già a capo del Consorzio per la Tutela dei Vini DOC Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa.
« un giorno importante per il nostro Consorzio, che inizia ufficialmente la sua attività attraverso la prima seduta del suo consiglio di amministrazione – commenta Biondi – quello che ha portato all'unificazione del variegato mondo del Lambrusco è stato un percorso lungo: ora la sfida sarà definire le strategie di comunicazione e i progetti di promozione più efficaci, sia a livello nazionale che internazionale, continuando ad apportare un contributo in un settore che, come tutti, ha subito i contraccolpi della recente pandemia».
Nell'ambito del CdA è stata presentata anche la nuova identità visiva del Consorzio, che darà volto all'ente in tutti i contesti nei quali sarà chiamato ad agire. «Volevamo che la brand identity riuscisse a fondere insieme alcuni elementi essenziali dei nostri territori e dei nostri vini – spiega Claudio Biondi – dalle tonalità di colore che il Lambrusco assume a seconda delle tante anime di quest'uva, che virano dal rosa chiaro, al rubino fino al porpora – a quelle che richiamano i caratteristici piccoli frutti rossi, il cui aroma è uno dei fattori più identificativi delle nostre bolle».
Il capolettera “L”, l'iniziale di Lambrusco, è poi posizionato all'interno del nuovo brand dalla forma sinusoidale. «Una forma che vuole richiamare il movimento brioso delle bollicine presenti in tutte le versioni di Lambrusco e, allo stesso tempo, ricorda quasi un sigillo, come quelli in ceralacca che chiudono le lettere e i regali più intimi e preziosi».
«Negli ultimi anni la comunicazione si è trasformata e, in questo scenario, anche il Consorzio Tutela Lambrusco vuole stare al passo con i tempi. A causa dell'emergenza pandemica tuttora in corso, il 2021 si è aperto nello stesso clima d'incertezza che ha caratterizzato lo scorso anno – conclude Biondi – la nostra base produttiva sta reagendo con forza alla difficile congiuntura economica e ora la nascita di questo Consorzio è un'arma in più per pianificare strategie che siano di aiuto a tutta la filiera con un imprescindibile spirito di coesione. Impegno prioritario del Consorzio andrà verso le aziende più penalizzate in questo momento storico, ovvero quelle che hanno come principale sbocco il canale HoReCa. In questo senso ci siamo già attivati con la richiesta formale – da parte di tutta la filiera vitivinicola alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – di rivedere l'impossibilità di vendita di vini e bevande alcoliche per asporto nei bar e nelle enoteche dopo le ore 18. Il provvedimento, entrato in vigore lo scorso 16 gennaio a seguito dell'ultimo DPCM, sta infatti andando ad aggravare immotivatamente una frangia di produttori già messi a dura prova».

Il Lugana DOC Brilla a Tokyo

Il Consorzio di tutela del Lugana ha scelto la firma dello chef stellato Luca Fantin per il suo ritorno in grande stile sulle scene internazionali. Il primo evento in presenza del 2021 si è da poco concluso al prestigioso “Il Ristorante - Luca Fantin” presso il Bulgari Ginza Tower di Tokyo, riservato a una selezionata platea di giornalisti, con la regia di Isao Miyajima, il più grande esperto di vini italiani del Giappone. Luca Fantin, miglior chef italiano nel mondo nel 2014, ha appositamente studiato delle proposte capaci di esaltare le caratteristiche di questo vino «Il Lugana è un vino facile da abbinare ai miei piatti – ha dichiarato lo chef – ho creato ad hoc il menù basato sui pesci. Per la tipologia Superiore e Riserva ho creato dei piatti più consistenti a base di tonno e granchio. Ho apprezzato molto la freschezza e la bevibilità del Lugana». «Il Lugana con la sua energica freschezza e la sua delicata mineralità è ideale per l'elegante cucina contemporanea di Luca Fantin – aggiunge Isao Miyajima – il Lugana non è mai invadente ma esalta sempre i cibi con cui si abbina. Questo carattere “discreto” è molto apprezzato dai giapponesi. Se faccio assaggiare un Lugana, i giapponesi sono entusiasti. Purtroppo non ci sono ancora tante occasioni come vorrei di assaggiare Lugana perché il numero dei produttori presenti è ancora limitato. Ma questo vuol dire c'è grande margine di crescita per la DOC. Poi bisogna anche comunicare la grande potenzialità dell'invecchiamento. Un Lugana Riserva maturato per 10 anni è un grande vino, complesso, profondo e avvolgente. Il mercato giapponese è sempre aperto per la qualità eccellente. Sono convinto che verrà presto il giorno in cui potremo godere quotidianamente del Lugana con Sushi, Tempura e Kaiseki».
Il Direttore del Consorzio, Andrea Bottarel, conferma il crescente interesse per il Giappone, testimoniato anche dai dati dell'export. « un mercato molto maturo, che non si fa trascinare dalle mode, ma apprezza il prodotto imparando a conoscerlo, con discrezione, dedizione e grande fedeltà. Negli ultimi anni gli incrementi sono stati discreti ma costanti, tra il 5% e il 10% di anno in anno, mantenendo il Giappone saldamente al quinto posto tra i mercati dell'export. Per il futuro ci attendiamo grandi potenzialità di crescita, soprattutto al termine dell'emergenza COVID-19, quando si sentiranno maggiormente gli effetti dell'accordo di libero scambio UE-Giappone in effetto da inizio 2019, che nel 2020 per cause di forza maggiore non sono riusciti a ingranare».
Sulla scelta del Consorzio di privilegiare nella comunicazione al consumatore giapponese la grande versatilità di abbinamento del Lugana, il Direttore conclude «Italia e Giappone, distanti sotto molti aspetti, sono accomunati dal fatto che in entrambi i paesi cibo e cultura sono legati in modo indissolubile, tanto da essere i nostri migliori ambasciatori all'estero e come tutti i diplomatici, è doveroso che ogni tanto si incontrino».



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