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  Editoriale Numero 213, Gennaio 2022   
Il Vino fra Inflazione e Mancanza di Materie PrimeIl Vino fra Inflazione e Mancanza di Materie Prime  Sommario 
Numero 212, Dicembre 2021 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 214, Febbraio 2022

Il Vino fra Inflazione e Mancanza di Materie Prime


 Il duemilaventidue, l'anno che è appena iniziato, potrebbe essere un anno difficile per il vino. Non sarà – almeno per il momento – a causa di quello che potrebbe accadere in vigna come conseguenza ed effetto dell'andamento del tempo, soprattutto per il fatto che nessuno conosce o può prevedere le condizioni meteorologiche del 2022. Si tratta, piuttosto, di quello che si potrebbe verificare all'interno della cantina, quando il vino è pronto per essere consegnato ai calici degli appassionati. L'eventuale causa di difficoltà per il 2022 – a quanto pare – potrebbe essere determinata dalla condizione economica mondiale e, non da meno, dal livello di inflazione e dalla difficoltà dei produttori a reperire, quindi acquistare, le materie prime e strumenti che consentono di realizzare la fase finale della vinificazione, cioè l'imbottigliamento. A questo si aggiungerebbe anche la minore capacità di spesa delle persone e che, inevitabilmente, sarà costretta a fare delle scelte e rinunciare ad alcuni beni “non essenziali”.


 

 La situazione si complica ulteriormente poiché, oltre alle materie prime, è necessario includere l'impatto e il costo dell'energia necessaria sia per la produzione sia per la distribuzione delle bottiglie. Il fattore energetico, infatti, non è per nulla marginale, poiché qualunque operazione produttiva o conseguente alla produzione, richiede l'impiego di energia, sia elettrica sia generata dall'uso di idrocarburi o gas. Acqua compresa, ovviamente. La conseguenza più ovvia e banale è che tutti questi fattori incideranno inevitabilmente sul prezzo finale di qualsiasi prodotto, vino compreso. Non si tratta, almeno con queste premesse, di una misura speculativa, piuttosto di tipo gestionale e amministrativo poiché l'aumento dei costi di produzione porta, in modo più o meno significativo, a un conseguente aumento del prezzo finale. A meno che il produttore non decida di rinunciare a una parte del proprio margine di profitto – lecito, legittimo e comprensibile – sarà inevitabilmente costretto ad aumentare il prezzo di vendita così da evitare o limitare la perdita economica.

 Secondo le opinioni che ho potuto raccogliere personalmente parlando con diversi produttori di vino, il timore principale per il 2022 è per tutti quello legato all'aumento dei costi e la difficoltà di reperire le materie prime necessarie per la produzione. A onore del vero, la maggioranza di quelli con i quali ho parlato recentemente, sono soddisfatti del risultato di mercato del 2021, decisamente in aumento rispetto agli anni passati, 2019 compreso – quindi prima del periodo della pandemia – in modo particolare l'esportazione. Un buon segno, chiaramente, ampiamente confermato dai dati di settore che sono stati diffusi nei mesi scorsi. Il timore dei produttori – a quanto pare, oramai concreto – è che nel 2022 non sarà possibile ripetere lo stesso risultato e la sensazione prevalente è dominata dall'incertezza. I produttori di vino, infatti, ritengono di aumentare i prezzi di vendita dei loro vini a causa, appunto, del forte incremento dei costi di produzione, in modo particolare, quelli dei materiali indispensabili per la distribuzione e l'identificazione dei loro vini, nello specifico bottiglie ed etichette.

 I produttori hanno evidenziato che già nel corso del 2021 si sono verificati importanti aumenti dei prezzi pagati, nello specifico, per l'acquisto di bottiglie, legno, etichette e servizi di distribuzione. Questa tendenza sarà probabilmente confermata anche nel corso del 2022, complice, in particolare l'aumento dell'inflazione, del costo dell'energia e la conseguente carenza delle materie prime. Si deve infatti osservare che, a causa della condizione generale determinata dalla pandemia, la produzione di certe materie prime ha subito un calo sostanziale. Con la riapertura dei mercati e la ripresa progressiva della attività commerciali e produttive, si è verificato quindi un notevole aumento delle richieste di materie prime e che, in questo momento, non è possibile soddisfare. Questa condizione ha pertanto determinato, oltre alla difficoltà di reperire questi materiali, un aumento dei prezzi a causa dell'incremento dei costi di produzione alla base. Le conseguenze, fin troppo facile da immaginare, coinvolgono tutti i settori produttivi, compresa la fornitura di servizi.

 Questa situazione – generata da una serie di eventi che inevitabilmente coinvolgono tutta la filiera produttiva – si traduce in un aumento dei prezzi di vendita, con un impatto importante per i consumatori. I produttori prevedono che a partire da questo mese – gennaio 2022 – si registrerà un aumento medio del prezzo di vendita di circa il 40%. Un aumento non proprio trascurabile, considerando inoltre che questo incremento si verificherà di nuovo nel corso del 2022. La situazione è, per così dire, paradossale. I produttori, infatti, dispongono di quantità importanti di vino pronto per l'imbottigliamento, ma saranno impossibilitati a compiere questa operazione a causa della mancanza del relativo materiale indispensabile. Se all'inizio del 2020 è stata la pandemia a trattenere il vino nelle botti, nel 2022 sarà la mancanza di bottiglie, etichette, legno, carta e cartone. Senza bottiglia, senza etichetta, in mancanza di “scatole”, capsule e “pallet”, non è ovviamente possibile provvedere alla distribuzione e quindi alla commercializzazione del vino.

 La carenza di questi materiali segnala anche una forte domanda del prodotto vino – che non manca – e che ha portato i produttori a un maggiore e cospicuo “consumo” di bottiglie e quant'altro necessario per la vendita, così da portare il loro prodotto nel mercato. Questa improvvisa e importante domanda di materiali, ha provocato la loro carenza, quindi la difficoltà del reperimento e il conseguente aumento dei prezzi. Si tratta – in fin dei conti – di una banale legge di mercato, di domanda e offerta. Sicuramente, con il tempo si tornerà a una certa “normalità”, sia nel reperimento delle materie e materiali, sia nella loro produzione. Per il momento, tuttavia, le previsioni dei produttori non sono così ottimistiche e tutti ritengono che i prezzi finali del vino subiranno un aumento di circa il 40%, alcuni prevedono perfino aumenti più consistenti. I produttori di materie prime e materiali necessari alle cantine per l'imbottigliamento e la distribuzione, non da meno, lamentano la medesima condizione. Anche per loro, infatti, si è verificato l'aumento dei costi delle materie prime, dell'energia necessaria per la produzione e dei servizi necessari per la distribuzione.

 Innegabile, in ogni caso, che tutto questo è riconducibile alle conseguenze determinate dalla pandemia e dai relativi e continui effetti che questa ha prodotto – e continua a produrre – in ambito sociosanitario ed economico. Si tratta, inoltre, della dimostrazione di come tutte le attività economiche e produttive, pertanto anche sociali, siano così strettamente collegate e interdipendenti. La criticità di uno qualunque degli elementi che costituiscono questo sistema produce inevitabilmente un effetto che, a catena, influisce sull'efficienza e il funzionamento di tutti gli altri. Il vino, che per essere prodotto necessita inevitabilmente di servizi, materie prime e materiali prodotti e forniti da altre attività, non è certamente esente da questo principio. A titolo di esempio, per distribuire il vino è necessario consegnarlo a un corriere che, a sua volta, ha bisogno – quanto meno – di autisti, mezzi e carburante per potere compiere il proprio lavoro. Senza questo indispensabile servizio, sarebbe impossibile per chiunque versare il vino nei propri calici. Se il costo della distribuzione aumenta, a causa, per esempio, dell'aumento dei prezzi dei carburanti, inevitabilmente aumentano anche i costi della distribuzione. Per questo, ma non solo per questo, il prezzo del vino aumenta.

Antonello Biancalana



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