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  Eventi Numero 235, Gennaio 2024   
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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Montepulciano-Cordisco: il Sinonimo Potrebbe Ridurre la Confusione


 
Con un DDL del 26 ottobre scorso il Ministero dell'agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste ha introdotto il sinonimo Cordisco per la varietà Montepulciano. Questa misura renderebbe esclusivo ai soli produttori abruzzesi l'utilizzo di “Montepulciano” nell'etichetta, indicando a tutte le altre regioni che utilizzano il vitigno Montepulciano il sinonimo “Cordisco”. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano interviene ancora sulla questione puntualizzando che da decenni, in Europa, ma soprattutto in Italia, il sistema DOP IGP ha investito sulla territorialità dei prodotti. La stessa sigla “Denominazione di Origine Protetta” fa chiaramente riferimento alla zona di produzione, in questo caso il vino.
Alla luce di questo, sostiene ancora il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, più che un sinonimo la strada più legittima potrebbe essere una denominazione che, come avviene per la quasi totalità delle denominazioni italiane e non solo, leghi i vini a base di uve Montepulciano al territorio di produzione e non al vitigno. «Ancora una volta si rischia di creare confusione nel consumatore, soprattutto nei mercati esteri, dove già è complicato indicare la provenienza delle tante denominazioni italiani e internazionali, l'omonimia del termine è sicuramente un elemento che non può essere non considerato dagli uffici di competenza del Masaf», chiarisce il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.
In sede europea già a fine anni Novanta il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano era intervenuto contro la possibilità di indicare il vitigno in etichetta con un ricorso che fu poi ritirato dallo stesso consorzio toscano a fronte dell'apertura di un dialogo confluito nel 2012 in un accordo sottoscritto dal Ministero delle Politiche Agricole allora guidato dal Ministro Mario Catania, e le Regioni di riferimento. Documento di “collaborazione” che purtroppo, soprattutto sul fronte abruzzese, non trovò molta responsività nella pratica dei fatti.
Il Consorzio del Vino Nobile Di Montepulciano anche per questo, oltre che per la pluricentenaria storia che lega il vino toscano alla sua città, Montepulciano, ha portato avanti un percorso con la Regione Toscana fino alla modifica del Disciplinare di produzione nel 2021 con l'obbligatorietà di inserire in etichetta “Toscana”, proprio per venire meno alla confusione di mercato che si crea tra le nomenclature.
Come detto, a Montepulciano (Siena) rappresenta una condizione storica quella della tutela della produzione vinicola che già è scritta e ben evidenziata nelle norme sancite da uno Statuto Comunale del 1337 (ancora oggi disponibile alla consultazione nella Biblioteca Comunale di Montepulciano) che regolavano la produzione e tutelavano i produttori di Montepulciano con appropriate discipline sulla fase commerciale, oltre che per i prodotti di concorrenza che entravano nel territorio già a quell'epoca, e del vino commercializzato oltre i confini territoriali, che doveva rispondere a precise norme produttive e di qualità. Una storia produttiva quindi che ha già, da quasi 700 anni, la volontà di tutelare questo prodotto sia alla produzione che nella sua fase commerciale, elemento oggi più che mai fondamentale per la denominazione del vino prodotto in Toscana. Non è un caso che una delle campagne di promozione del Vino Nobile di Montepulciano abbia come slogan “ la storia che fa la differenza”.

“Tornata sul Lambrusco”: la Viticoltura Emiliana al Centro

Un incontro che ha visto la partecipazione di accademici, istituzioni e associazioni vitivinicole per fare il punto sul Lambrusco, sui temi più attuali per la gestione del vigneto e della cantina, e su possibili scenari futuri delle bollicine rosse emiliane. Questi i temi al centro della “Tornata sul Lambrusco”, l'appuntamento che si è svolto lo scorso 15 dicembre a Modena, organizzato da Accademia Italiana della Vite e del vino con il supporto del Consorzio Tutela Lambrusco. A introdurre gli interventi della giornata è stato l'Assessore all'agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della regione Emilia-Romagna Alessio Mammi che ha sottolineato l'importanza della ricerca vitivinicola per il territorio emiliano.
«Ringrazio l'Accademia Italiana della Vite e del Vino e il Consorzio Tutela Lambrusco per questa giornata dedicata alla memoria del professore Cesare Intrieri» spiega l'Assessore Alessio Mammi. «Occasioni come queste sono importanti per discutere del futuro del nostro patrimonio vinicolo nazionale. importante ricordare le grandi opportunità offerte dal comparto vino al nostro territorio, con una doverosa attenzione anche alle sfide che i produttori stanno affrontando oggi sia in vigna che in cantina. L'Emilia-Romagna ha oggi la grande responsabilità di salvaguardare un patrimonio di 52.000 ettari complessivi di vigneti, tutelando le produzioni che sempre di più devono essere valorizzate» conclude.
Al centro dell'evento le diverse denominazioni del Lambrusco, una famiglia che comprende ben 12 tipologie varietalicoltivate nelle province di Modena e Reggio Emilia su una superficie totale di 10.000 ettari. Si tratta di vini dagli stili diversi che nel corso del tempo hanno visto un'enologia in continua evoluzione, al passo con le ultime tecniche introdotte. Grazie agli interventi presentati nel corso della giornata, si è potuto approfondire la situazione fitosanitaria nelle terre del Lambrusco e le possibili soluzioni per contrastare fenomeni avversi in questo ambito. Situazioni che richiedono una gestione coordinata di accorgimenti agronomici, fitoiatria e sistemi di riduzione dell'impatto ambientale, oltre a nuove strategie biotecnologiche necessarie per ridurre l'uso di fitofarmaci nelle coltivazioni del Lambrusco.
La riduzione dell'impatto ambientale è un fattore fondamentale da analizzare per comprendere i possibili sviluppi della viticoltura attuale e nel corso della “Tornata sul Lambrusco” è stato dedicato un focus al programma di miglioramento genetico per incrocio volto alla costituzione di varietà resistenti ai patogeni. Questo tema è stato poi affrontato anche per approfondire le strategie innovative messe in campo per favorire la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici che hanno causato eventi metereologici estremi e le conseguenti problematiche al comparto viticolo dell'Emilia-Romagna. Un approfondimento è stato poi dedicato anche al ruolo primario delle antocianine nel determinare l'intensità, la tinta, la stabilità del colore e le proprietà sensoriali del vino Lambrusco. Inoltre, sono stati illustrati i risultati delle ricerche condotte sulle potenzialità antiossidanti del chitosano volte alla riduzione dell'anidride solforosa, con l'obiettivo di definire protocolli consolidati per la produzione di vini senza solfiti.
«Una giornata importante, fortemente voluta dall'Accademia che grazie al supporto fondamentale del Consorzio Tutela Lambrusco abbiamo potuto organizzare in memoria di una figura emblematica delle scienze viticole nazionali e internazionali, il professore Cesare Intrieri, e con un focus su una delle denominazioni più importanti per storia e numeri, quella del Lambrusco appunto – ha ricordato nel suo intervento il presidente dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – eventi come questo e la partecipazione territoriale con le visite alle due aziende Cavicchioli e Paltrinieri, permettono a tutti i protagonisti della filiera un continuo confronto, che equivale a sviluppo per tutto il settore vitivinicolo italianao, obiettivo del nostro impegno accademico».
«Siamo molto soddisfatti della partecipazione alla “Tornata sul Lambrusco” – spiega Claudio Biondi, Presidente del Consorzio Tutela Lambrusco – Il nostro ringraziamento va all'Accademia Italiana Vite e Vino che ha organizzato questo incontro e ai relatori che hanno partecipato all'evento. Questo dialogo tra ricercatori, accademici e istituzioni è nato con l'obiettivo di discutere i possibili scenari futuri e le soluzioni derivanti da studi e ricerche che possono essere messe in campo per fronteggiare le diverse sfide nella produzione vinicola. Sono tutti temi molto sentiti dai viticoltori del territorio: dalla necessità di applicare moderne biotecnologie in vigna, all'adozione di un miglioramento genetico per una maggiore sostenibilità così come lo sviluppo di nuove strategie per favorire l'adattamento ai cambiamenti climatici. Per questo motivo risulta necessario un confronto e un dialogo vivo e costante con la ricerca e la sperimentazione, affinché si possano adottare quanto prima soluzioni all'avanguardia» conclude.

All'Università di Verona Due Progetti Chiave per il Comparto Vitivincolo

Sono ben due i progetti dell'Università di Verona selezionati tra i cinque finanziati dal ministero dell'Agricoltura, a livello nazionale, per la realizzazione di attività di ricerca nell'ambito del settore vitivinicolo.
I progetti “Winered – Approcci innovativi interdisciplinari per la riduzione dell'impatto ambientale della vinificazione”, coordinato da Maurizio Ugliano, docente di Scienze e tecnologie alimentare, e “Sustain – sequestro del carbonio in vigneto: utilizzo di biomasse in uno scenario di cambiamento climatico”, coordinato da Claudio Zaccone, docente di Chimica agraria, hanno ricevuto un totale di 400mila euro dal Masaf, il ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Il finanziamento era rivolto a progetti in grado di portare significativi avanzamenti delle conoscenze e delle tecnologie per la riduzione dell'impatto ambientale della produzione vitivinicola, il miglioramento della qualità delle produzioni, l'introduzione di nuovi metodi di lotta ai patogeni della vite, la tutela della salute e dell'ambiente e l'introduzione di innovativi processi produttivi in risposta alle nuove richieste di mercato. Entrambi i progetti saranno in capo al dipartimento di Biotecnologie dell'ateneo scaligero.
«Il fatto che, dei 5 progetti finanziati, due vedano come soggetto proponente l'Università di Verona – afferma Claudio Zaccone – testimonia la capacità del nostro ateneo di sviluppare una ricerca innovativa e di rilievo per il comparto vitivinicolo, e al tempo stesso sempre più rispettosa dell'ambiente».
«La diversità di tematiche affrontate nei due progetti – aggiunge Maurizio Ugliano – denota anche una significativa capacità di output scientifico sull'intera filiera, dal campo alla cantina, con ricadute importanti per tutti gli operatori coinvolti».

 


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