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  Editoriale Numero 239, Maggio 2024   
Contrordine: i Giovani Adorano il Vino. E anche la Vigna.Contrordine: i Giovani Adorano il Vino. E anche la Vigna.  Sommario 
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Contrordine: i Giovani Adorano il Vino. E anche la Vigna.


 Era notizia di qualche mese fa, nella quale si rendeva noto il disinteresse delle nuove generazioni al consumo di vino, prevedendo inoltre un progressivo calo dei consumi per i prossimi 15 anni. Che il consumo del vino non stia attraversando – per così dire – un periodo entusiasmante, non è più una novità, soprattutto quello dei vini rossi, spodestati dal loro trono dai bianchi, rosati e spumanti. In questo senso, hanno svolto un ruolo sicuramente decisivo le campagne di informazione e l'abbassamento dei limiti legali del tasso alcolemico consentito per la guida di veicoli. Non è infatti un mistero che i vini a bassa gradazione alcolica, così come quelli senza alcol o dealcolati – meglio definiti dealcolizzati – stiano vivendo un momento decisamente positivo per quanto riguarda i consumi. Va anche detto che, negli ultimi anni, si stanno affermando nuove bevande con supposti – spesso esagerati – benefici per la salute e con pochissimo alcol, nonostante nel loro processo di produzione sia prevista anche la fermentazione di zuccheri per mezzo di lieviti.


 

 Il recente studio condotto dall'Osservatorio Enpaia-Censis, in realtà, restituisce un quadro decisamente diverso e – a quanto pare – i giovani sono piuttosto interessati al vino. Inoltre, secondo quanto emerge da un'indagine svolta dalla Coldiretti, i giovani con un'età inferiore ai 35 anni sono particolarmente attive nella gestione di aziende agricole e che si occupano della produzione di vino. Insomma, secondo questi due studi, non solo ai giovani interessa il consumo di vino, ma sono anche interessati alla sua produzione. Resta comunque un dato di fatto che, in ogni caso, il consumo del vino è cambiato, sia nelle preferenze, sia nelle modalità. Per completezza, i giovani mostrano inoltre interesse anche al consumo delle “nuove” bevande che si stanno imponendo sul mercato e che erano praticamente sconosciute fino a qualche anno fa. Il vino – inevitabilmente – è chiamato al confronto diretto, per meglio dire, alla concorrenza, con queste nuove bevande che promettono meraviglie in termini di benefici per la salute. Nemmeno a dirlo, un successo conseguito anche per ragioni legate alla moda del momento.

 A tale proposito, è tendenza oramai consolidata quella del crescente successo di bevande analcoliche così come di vino dealcolizzato – in parte o del tutto – nella fascia dei consumatori cosiddetti giovani. Bevande come kombucha e proxies si stanno facendo largo nelle preferenze dei giovani consumatori, certamente anche per ragioni legate alla moda e alle tendenze del momento. Si stanno inoltre affermando bevande caratterizzate da un'acidità più o meno spiccata, spesso conferita dall'acido acetico – il kombucha è, di fatto, una di queste – probabilmente sostenute anche da supposte, spesso esagerate, qualità in termini salutistici. Non ho alcuna intenzione, ovviamente, di osteggiare o sminuire queste bevande visto che, per quanto riguarda il kombucha – che io continuo a chiamare con il nome cinese Chá Jūn e con il quale l'ho conosciuto più di trenta di anni fa – visto che lo produco e lo consumo da decenni. Esattamente come vino, birra e cibi fermentati in genere.

 ╚ comunque evidente che ogni moda, tendenza, cambiamento di preferenze nei consumi, hanno una conseguenza diretta nel mercato al quale fanno riferimento e non solo in termini di concorrenza. Lo scorrere delle generazioni, inevitabilmente, introducono cambiamenti nelle abitudini, oltre che culturali. Secondo quanto emerge dal rapporto Enpaia-Censis, il 67,7% dei giovani – nella fascia di età compresa fra 18 e 34 anni – associa il consumo del vino in occasioni legate alla socialità, mentre il 79,1% delle persone oltre i 65 anni lo associano in occasione dei pasti. Nello specifico, come già detto, il 67,7% dei giovani preferisce consumare il vino in compagnia, il 45,3% in contesti fuori casa e il 34,4% durante i pasti. Nella fascia dei consumatori oltre 65 anni, il 36% associa il consumo a contesti di socialità – quindi in compagnia di altri – il 14,2% fuori casa e, come già detto, il 79,1% è solito consumare vino in occasione dei pasti.

 Il 55,3% della fascia di consumatori intermedia associa il consumo del vino in contesti di socialità, quindi in compagnia di altri, il 55% in occasione dei pasti mentre il 34,5% è solito consumarlo fuori casa. Per quanto riguarda l'origine dei vini, il 96,5% preferisce consumare quelli di produzione nazionale e l'83,1% dei consumatori si orienta sui vini DOP e IGP. Da questo rapporto, inoltre, emerge il forte legame degli italiani con il vino di produzione nazionale. Il 96,2%, infatti, considera il vino italiano un prodotto di qualità, il 96,1% lo preferisce per il suo gusto, il 93,8% per motivi tradizionali, il 92% per ragioni identitarie e l'84,4% per la sostenibilità. Sempre secondo questo studio, per il 54,8% degli italiani la scelta di un buon vino è motivo di emozione, nello specifico, lo è per il 53,7% dei giovani, il 64,8% degli adulti e il 37,8% della fascia oltre i 65 anni. Interessante, non da meno, la cultura del consumo: il 93,8% ritiene importante la consapevolezza del consumo moderato e responsabile.

 Lo pensa, nello specifico, l'88,4% dei giovani, il 94,3% degli adulti e il 96,9% della popolazione oltre 65 anni. Per quanto riguarda le campagne informative con l'obiettivo di scoraggiare il consumo del vino, associandolo agli eventuali effetti negativi sulla salute – comprese le relative indicazioni di avvertimento nelle etichette – il 75,3% dei consumatori si dichiara contrario. Nello specifico, è sfavorevole a questo genere di informazione il 66,5% dei giovani, il 79,4% degli adulti e il 73,8% dei consumatori oltre i 65 anni. Il rapporto ha inoltre raccolto l'opinione dei consumatori italiani sull'effetto dei cambiamenti climatici in relazione al vino. L'82,6% ritiene che il cambiamento influirà la disponibilità e la produzione del vino, pur essendo fiducioso sulla capacità dei produttori nell'affrontare la futura condizione climatica, anche in termini di sostenibilità. L'84,4% dei consumatori italiani, infatti, ritiene che il vino nazionale è associato alla sostenibilità. Lo sostiene l'79,4% dei giovani, l'85,3% degli adulti e l'86,5% dei consumatori oltre i 65 anni.

 A quanto pare, l'interesse dei giovani per il vino non si limita esclusivamente al calice. Secondo un'indagine svolta da Coldiretti, la conduzione di un vigneto, quindi la produzione di vino, è fra le attività maggiormente ambite dai giovani imprenditori con età inferiore ai 35 anni. Secondo lo studio di Coldiretti – infatti – in Italia si contano oltre 5500 imprese vinicole gestite da giovani con meno di 35 anni. La nuova generazione di vitivinicoltori, inoltre, sembra essere particolarmente attenta e interessata alla sostenibilità ambientale, veicolando e promuovendo il loro lavoro soprattutto attraverso i cosiddetti canali delle reti sociali. Secondo l'indagine, i giovani produttori di vino sono particolarmente attenti all'innovazione e oltre il 70% di questi associa attività multifunzionali alla produzione di vino come enoturismo e vinoterapia. Il fenomeno interessa maggiormente la Puglia, regione nella quale si registrano oltre un sesto del totale di aziende condotte da giovani, seguita da Veneto e Sicilia. Infine, secondo l'indagine di Coldiretti, la superficie dei vigneti delle aziende condotte da giovani è superiore del 54% della media, oltre a produrre un fatturato maggiore rispetto al 75% delle aziende vinicole, impiegando il 50% in più di personale rispetto alla media. Questi dati dipingono un futuro del vino più florido di quanto non fosse qualche tempo fa, con nuove generazioni che mostrano ancora interesse per questo settore oltre alla consapevolezza di consumi moderati e pratiche sostenibili per il clima.

Antonello Biancalana



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