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  Eventi Numero 265, Ottobre 2026   
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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque fosse interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Conclusa la Prima Vendemmia Piwi d'Abruzzo


 
Dalla vigna al vino per capire se i vitigni resistenti possono rappresentare una risorsa per la viticoltura abruzzese. È terminata, a Scerni, la prima vendemmia sperimentale di vitigni Piwi, coltivati presso l'azienda agraria dell'Istituto Tecnico Agrario “Cosimo Ridolfi”. Si tratta del primo raccolto di un progetto che studia il comportamento di varietà resistenti alle principali malattie fungine della vite e verificarne, nel tempo, l'adattamento al territorio, le caratteristiche produttive e il potenziale enologico e che il Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo promuove e finanzia dal 2024.
La vendemmia, iniziata lo scorso 29 luglio, arriva al terzo anno dall'impianto del vigneto e apre una fase importante della sperimentazione: le uve raccolte a Scerni sono state sottoposte a microvinificazione. I vini ottenuti, insieme ai dati agronomici raccolti in campo, forniranno ulteriori elementi per valutare il potenziale delle singole varietà.
Nel vigneto sono presenti 18 varietà: Bronner, Charvir, Fleurtai, Johanniter, Kersus, Palma, Pinot Iskra, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Solaris, Sauvignier Gris, Cabernet Eidos, Nermantis, Pinot Kors, Pinot Regina, Sevar, Termantis e Volturnis.
Il lavoro di monitoraggio è stato guidato dall'agronomo Fausto Cimini, che ha seguito la crescita di dieci piante per ciascuna cultivar, contrassegnate individualmente, effettuando rilievi tecnici settimanali dalla fase di gemma cotonosa fino alla maturazione. Sono stati registrati i principali parametri fenologici e produttivi: germogliamento, fioritura, allegagione, invaiatura, numero di germogli e grappoli, fertilità delle gemme, posizione del primo grappolo sul tralcio, peso dell'uva, numero e peso dei grappoli e peso medio degli acini. Un monitoraggio che non si è limitato alla produttività. L'intero vigneto è stato infatti osservato anche dal punto di vista fitosanitario per verificare la risposta delle varietà a peronospora e oidio, le due principali patologie fungine per le quali i Piwi sono stati selezionati. Secondo la relazione tecnica, tutte le piante osservate hanno mostrato completa resistenza alle due patologie.
«Quella dei vitigni resistenti è una sfida enologica, ma anche una sfida di sostenibilità, che abbiamo scelto di affrontare mettendo insieme partner importanti e competenze diverse – sottolinea Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo – La prima vendemmia è un passaggio fondamentale perché ci permette di cominciare a confrontarci concretamente con il prodotto della vigna. Da ora saranno le uve e le microvinificazioni a dirci qualcosa in più sul potenziale enologico di queste varietà. Ma il progetto non si esaurisce con una vendemmia: servono anni di osservazione, dati e confronti per capire quali genotipi possano essere realmente adatti al nostro territorio. Come Consorzio, crediamo che la ricerca sui vitigni resistenti sia un investimento strategico poiché la sostenibilità non può essere soltanto una dichiarazione di principio ma deve tradursi in capacità di innovare senza perdere il legame con il territorio. Per questo – aggiunge Nicodemi – abbiamo costruito una squadra con partner importanti, ciascuno con una competenza specifica: dalla scuola all'università del sapere tecnico, dal mondo vivaistico agli enologi, dagli agronomi ai periti agrari. È proprio questa integrazione di competenze che può permetterci di affrontare seriamente una sfida che riguarda l'intera filiera».
«L'avvio della vendemmia Piwi in Abruzzo rappresenta un risultato importante di un percorso che mette ricerca, innovazione e sostenibilità al servizio della nostra viticoltura – dichiara Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore all'Agricoltura – La sperimentazione condotta a Scerni ci consente di acquisire dati e conoscenze preziose su varietà che potrebbero contribuire a rendere il sistema vitivinicolo regionale sempre più resiliente e competitivo, riducendo al contempo la pressione delle principali patologie fungine e l'impiego di trattamenti. È un lavoro che richiede tempo, rigore scientifico e capacità di fare sistema, ma che va nella direzione che, come Regione Abruzzo, riteniamo strategica: sostenere l'innovazione in agricoltura senza perdere il legame con le nostre produzioni e con la specificità dei nostri territori. Continueremo a seguire con attenzione questa sperimentazione – conclude l'assessore Imprudente – e tutti i futuri progetti scientifici sul tema, perché i risultati che emergeranno nei prossimi anni potranno offrire nuove opportunità e strumenti alle nostre imprese vitivinicole».
Quella dei Piwi è, infatti, solo una delle iniziative del Consorzio nell'ambito di studi di filiera che, insieme ai vitigni resistenti, vedrà presto l'avvio di altri due filoni di ricerca, uno sulle Tea (Tecnologie di evoluzione assistita) che permettono di generare nuovicloni migliorati di varietà già esistenti, autoctone oltre che internazionali, meno suscettibili alle malattie e agli stress biotici e abiotici e l'altro dedicato ai vini autoctoni regionali, con l'obiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori maggiori conoscenze e, soprattutto, più possibilità di scelta per le future strategie produttive.
Il progetto del Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo coinvolge infatti l'Istituto “Ridolfi-Zimarino” di Scerni, i Vivai Cooperativi Rauscedo, il CIVIT – Consorzio Innovazione Vite, Assoenologi Abruzzo-Molise, la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell'Abruzzo e il Collegio Interprovinciale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Chieti-L'Aquila.
La sperimentazione ha un orizzonte complessivo di almeno 5-6 anni, con almeno tre microvinificazioni e la costruzione, per ciascun genotipo, di un profilo quantitativo e qualitativo completo. L'obiettivo finale è arrivare a disporre di dati sufficienti per valutare le varietà e, per quelle che dimostreranno di possedere caratteristiche adeguate, procedere con l'eventuale richiesta di iscrizione nell'Elenco regionale delle varietà di vite autorizzate in Abruzzo.

Consorzio Montecucco: il Grande Caldo non Frena la Qualità

Nel pieno dell'estate, mentre le ripetute ondate di calore facevano alzare il livello di attenzione nei vigneti di tutta Italia, nel Montecucco si delineava una situazione che non destava particolari preoccupazioni: filari in salute e condizioni vegetative equilibrate, sostenute dalle abbondanti piogge di inverno e primavera che avevano garantito alle piante importanti riserve idriche. A vendemmia ormai prossima alla conclusione, quelle previsioni trovano conferma nei risultati della raccolta.
Volge infatti al termine nell'areale del Montecucco DOC e DOCG la stagione produttiva 2026, che porta in cantina uve sanissime e di qualità eccellente, con una riduzione media dei volumi compresa tra il 10 e il 15% rispetto all'annata precedente e un anticipo di circa 15 giorni su tutto il territorio, a seconda del comune di produzione – Cinigiano, Seggiano, Castel del Piano, Civitella Paganico, Arcidosso, Roccalbegna e Campagnatico – nella provincia di Grosseto che si estende tra le pendici del Monte Amiata e la Maremma Toscana. Già dalla metà di agosto, infatti, sono iniziate le raccolte dei bianchi e dalla fine del mese quelle dei rossi; ad oggi, la stragrande maggioranza delle aziende è oltre la metà delle operazioni e si avvia verso la fine della vendemmia.
L'andamento stagionale ha messo certamente a dura prova i vigneti, senza tuttavia compromettere la qualità dell'uva. Dopo un inverno e una primavera caratterizzati da piogge abbondanti e ben distribuite, l'estate ha infatti segnato un netto cambio di passo: dai primi di giugno fino al 20 agosto sul territorio non si sono registrate precipitazioni, con un deficit stimato di 80-100 millimetri rispetto a quelli che normalmente interessano questo periodo. Alla siccità si sono aggiunte cinque ondate di calore: dal 10 giugno sono stati registrati picchi di 37-38 °C – tra gli 8 e i 10 °C sopra la media – che hanno accelerato il ciclo della vite determinando un anticipo della maturazione. In questo contesto, proprio le riserve idriche accumulate nei mesi precedenti sono state determinanti per consentire alle piante di affrontare il caldo e mantenere un buono stato vegetativo. Le piogge di fine agosto e inizio settembre hanno poi favorito il completamento della maturazione fenolica, che, soprattutto nel Sangiovese, si era fatta un po' attendere. Un trend che ha favorito un eccellente stato fitosanitario dell'uva – equiparabile a quello della scorsa annata – e che, fino alla raccolta, ha permesso di preservare l'integrità dei grappoli e di raggiungere un equilibrio dei parametri molto soddisfacente.
Tra i vitigni che compongono il panorama ampelografico del Montecucco, accanto a un Sangiovese straordinario, eccelle il Vermentino, che sta mostrando un'ottima capacità di risposta alle mutate condizioni climatiche. La fine della vendemmia è prevista indicativamente per il 20 settembre.
Giuliano Guerrini, storico agronomo di ColleMassari a Poggi del Sasso (Cinigiano), commenta: «I vitigni precoci – Vermentino in primis, Syrah e Merlot – hanno registrato una resa leggermente inferiore ma con una qualità molto alta. Per il Sangiovese, più tardivo, abbiamo dovuto aumentare l'irrigazione ai primi di agosto ma anche per il vitigno principe del Montecucco abbiamo ottenuto un livello qualitativo da buono a ottimo a fronte di un'importante diminuzione delle rese». E rivolge un appello alle istituzioni circa l'importanza e l'urgenza di introdurre bacini idrici come laghi collinari e pozzi per affrontare le sfide del cambiamento climatico: «Fondamentale in questo senso deve essere la collaborazione della Provincia e della Regione: confidiamo in un dialogo sempre più stretto con le istituzioni per individuare insieme strumenti e soluzioni concrete che possano aiutare la viticoltura della nostra regione ad adattarsi con maggiore efficacia a scenari in continua evoluzione».
«I risultati di questa vendemmia confermano ancora una volta la capacità del nostro territorio e dei nostri produttori di affrontare stagioni climaticamente complesse preservando qualità e identità delle uve», commenta Giovan Battista Basile, presidente del Consorzio di Tutela. «È un risultato che accompagna un momento positivo per il Montecucco: nell'ultimo anno abbiamo registrato una crescita degli imbottigliamenti dell'11% e continuiamo a lavorare per rafforzare il posizionamento della denominazione. Dopo gli appuntamenti internazionali della prima parte del 2026, in autunno saremo nuovamente protagonisti all'estero insieme ai Consorzi Tutela Vini della Maremma Toscana e Morellino di Scansano, per raccontare in maniera sinergica il valore e l'identità dell'“altra Toscana” del vino sui principali mercati».
Si chiude così una vendemmia impegnativa, capace però di restituire grande qualità, che pone basi molto promettenti per i vini della nuova annata. Un risultato che guarda oltre il 2026 e rafforza le prospettive di una denominazione in crescita, sempre più chiamata a trasformare le peculiarità del proprio territorio – dall'altitudine dei vigneti all'influenza del Monte Amiata e del Mar Tirreno – in elementi distintivi nel confronto con le nuove sfide del clima e sui mercati internazionali.

Grappa del Trentino: “Ora Parliamo al Consumatore, non Solo alla Tradizione”

La Grappa IG non deve cambiare identità per conquistare nuovi consumatori. Deve, piuttosto, imparare a raccontarsi meglio. È il messaggio lanciato dall'Istituto Tutela Grappa del Trentino agli Stati Generali della Grappa, andati in scena a Roma il 15 settembre nell'ambito del Roma Bar Show, dove il comparto si è confrontato sul futuro del distillato italiano per eccellenza. Dal Trentino arriva una linea chiara: spostare il baricentro della comunicazione dalla sola tradizione al valore percepito dal consumatore. Non basta più spiegare che cos'è la Grappa o da dove nasce. Occorre far capire perché può stare, a pieno titolo, accanto ai grandi distillati internazionali: per complessità, autenticità, legame con la materia prima e capacità di raccontare un territorio.
«Per troppo tempo abbiamo comunicato la Grappa partendo dalla Grappa stessa: dalla tradizione, dalla normativa, dalle vinacce, dalle distillerie – afferma Alessandro Marzadro, Presidente dell'Istituto Tutela Grappa del Trentino – sono elementi fondamentali, ma oggi dobbiamo avere il coraggio di partire dal consumatore e dai valori che cerca nei grandi distillati: complessità, autenticità, unicità ed esperienza». Il punto non è parlare soltanto a chi la Grappa la conosce già, ma intercettare una fascia più ampia di appassionati: consumatori curiosi, attenti alla qualità, abituati a scegliere altri distillati per il racconto e l'esperienza che portano con sé. In questo scenario, la Grappa può giocare una partita nuova, a condizione di presentarsi non come ricordo del passato, ma come distillato contemporaneo, riconoscibile e profondamente italiano. «La Grappa non deve diventare altro da sé per essere contemporanea – sottolinea Marzadro – deve raccontare con più forza ciò che è già: un distillato autentico, legato alla materia prima, al territorio e alla cultura produttiva italiana e il nostro compito è renderla più comprensibile e più desiderabile».
Accanto al tema del racconto, c'è quello del prodotto. La direttrice indicata dall'Istituto non è l'omologazione ai gusti internazionali, ma una maggiore piacevolezza di consumo: equilibrio, accessibilità, qualità sensoriale e capacità di accompagnare occasioni diverse, senza cancellare carattere e identità aromatica. Affinamenti, sperimentazioni sui legni, selezione della materia prima, valorizzazione dei vitigni e dei territori diventano così strumenti per aumentare la ricchezza espressiva della Grappa. Innovare, dunque, non significa snaturare il prodotto, ma renderlo più leggibile e più competitivo. «L'innovazione deve essere uno strumento di valorizzazione, non di trasformazione – aggiunge Marzadro – dobbiamo aumentare la piacevolezza senza perdere carattere, guardando anche a ciò che accade nel mondo dei grandi distillati e adattando le migliori esperienze alla nostra identità produttiva».
Il terzo capitolo riguarda gli investimenti. Per l'Istituto Tutela Grappa del Trentino, il rilancio della categoria non può poggiare su iniziative isolate o campagne occasionali. Servono continuità, risorse e una strategia comune, costruita su obiettivi misurabili e sostenibile anche per le imprese più piccole. «Se vogliamo che la Grappa conquisti un ruolo più forte nel mercato di domani, dobbiamo fare sistema – conclude Marzadro – serve un progetto comune, graduale ma ambizioso, la Grappa ha tutte le carte per crescere: dobbiamo investire insieme nel suo racconto, nella sua qualità e nella sua reputazione».

A Montepulciano un Simposio Dedicato a Francesco Redi e il “Bacco in Toscana”

Montepulciano si prepara ad accogliere, il prossimo 9 ottobre, una giornata di studio dedicata a Francesco Redi, in occasione dei 400 anni dalla sua nascita, e in particolare al suo celebre “Bacco in Toscana”, opera cardine della cultura enologica italiana e testimonianza ancora oggi preziosa del rapporto tra vino, territorio, letteratura e ricerca. Il simposio nasce con l'obiettivo di riportare al centro dell'attenzione un capitolo significativo della storia del vino, valorizzando il contributo di Redi nella costruzione di un immaginario culturale che ha attraversato i secoli e continua a parlare al presente.
“Quando Bacco giunse in Toscana. Francesco Redi: poesia, scienza, arte e cultura del vino nel Granducato degli ultimi Medici e nella Montepulciano medicea”. Questo il titolo del convegno, promosso dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e dal Comune di Montepulciano, che rappresenterà un momento di studio e confronto tra competenze diverse, chiamate a rileggere la figura dello scienziato, medico, naturalista e letterato aretino attraverso la lente del “Bacco in Toscana”, componimento che nel Seicento celebrò vini, luoghi e identità della regione, contribuendo a fissare nella memoria europea il prestigio delle sue produzioni. In questo contesto, Montepulciano assume un ruolo centrale: non solo come luogo evocato nell'opera (“Montepulciano d'ogni vino è il re”), ma come comunità che intende custodire e rilanciare una tradizione fondata sulla qualità, sulla conoscenza e sulla consapevolezza delle proprie radici, tanto che le celebrazioni dedicate all'anniversario dalla nascita del celebre studioso, già cominciate lo scorso 19 giugno, confluiranno in una mostra dal 20 marzo al 27 giugno 2027.
L'appuntamento del 9 ottobre offrirà l'occasione per restituire al mondo del vino un tassello importante della sua storia e della ricerca sul passato, mettendo in relazione fonti, saperi e prospettive contemporanee. Il dialogo tra studiosi e rappresentanti del territorio permetterà di evidenziare come la cultura del vino non sia soltanto espressione produttiva, ma anche patrimonio di narrazioni, relazioni, linguaggi e visioni che hanno contribuito a definire l'identità della Toscana e dell'Italia nel mondo.
Nel corso dei lavori i relatori approfondiranno diversi aspetti legati alla figura e all'eredità di Redi: dalla lettura storica e letteraria del “Bacco in Toscana” al ruolo dell'opera nella rappresentazione dei territori del vino; dal rapporto tra scienza, osservazione naturalistica e cultura materiale del Seicento alla fortuna europea del testo; fino al valore simbolico del celebre riferimento a Montepulciano, divenuto nel tempo una delle più autorevoli attestazioni della reputazione del suo vino. Saranno inoltre affrontati i temi della trasmissione delle fonti, della ricerca archivistica e del modo in cui la riscoperta di documenti, studi e interpretazioni possa contribuire oggi a rafforzare il racconto identitario del Vino Nobile e del vino in generale.
L'iniziativa si inserisce nel percorso che accompagnerà il territorio verso le celebrazioni del 2027, culminando nella grande mostra internazionale prevista a partire da marzo, dedicata a Francesco Redi e al suo “Bacco in Toscana”. Un progetto culturale di respiro internazionale che renderà omaggio all'autore che per primo contribuì a consacrare il vino toscano come patrimonio letterario, culturale e identitario, portando il nome di Montepulciano nelle più prestigiose corti europee. Il simposio sarà quindi anche un'anteprima ideale del percorso culturale che condurrà come detto alla mostra del 2027, rafforzando il legame tra ricerca storica, promozione del territorio e valorizzazione del Vino Nobile di Montepulciano. L'evento è in collaborazione con la Fondazione Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano e dalla Società Storica Poliziana e si inserisce nel programma di Valdichiana 2026 Capitale Toscana della Cultura.



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