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Il Vino dei Soliti Furbi


 Che bel paese l'Italia! Arte, storia, monumenti, cultura, da sempre terra di santi ed eroi. Un luogo così bello tanto da essere considerato incantato, favorito dalla buona sorte e da Madre Natura, con paesaggi e luoghi che a guardarli manca quasi il respiro, tanto si resta sorpresi. E poi la cucina: le prelibatezze d'Italia che colorano la tavola sono famose ovunque nel mondo, ovunque sinonimi di buon mangiare, raffinato, gustoso e sano. Ci si può, infine, dimenticare del vino italiano? Certamente no. Alta qualità, un patrimonio di centinaia di uve che regalano vini unici, con una varietà che non si trova in nessun altro paese del mondo. Il vino italiano, un fatto assolutamente innegabile, è oggi fra i migliori del mondo, l'encomiabile lavoro svolto da molti produttori ha consentito di raggiungere risultati notevoli. Un successo davvero encomiabile, ottenuto con dedizione, serietà e impegno, qualcosa che sarebbe un peccato dovere perdere per colpa di qualche sciagurato individuo che, credendosi più furbo degli altri, senza tanti scrupoli pensa solamente a imbrogliare il prossimo, anche a costo di mettere in pericolo la salute altrui.


 

 Sono proprio questi furbi - ma sarebbe meglio definirli idioti - che spesso distruggono la buona immagine dell'Italia e dei suoi prodotti. Gente sconsiderata che si crede superiore e più intelligente di altri - dimostrando in questo modo la propria meschinità e pochezza - ma consapevole della propria incapacità, crede sia normale, anzi furbo, truffare il prossimo, spesso in maniera sconsiderata e deplorevole. Si dice che gli uomini non imparino mai nulla dalla storia: una triste verità della quale noi tutti siamo testimoni, visti i continui e ripetuti errori che l'umanità commette e che potrebbero essere evitati semplicemente ricordando i risultati tragici e fallimentari di fatti passati. Se si fosse imparato qualcosa, per esempio, l'uomo avrebbe compreso da tempo la stupidità e l'inutilità della guerra e dei conflitti, ma pur conoscendo gli spaventosi esiti che questi inevitabilmente producono, continua imperterrito e ciclicamente a ricorrere a questi metodi, commettendo gli stessi errori e dimostrando puntualmente la sua poca intelligenza.

 Per fortuna non tutti gli uomini sono così. Molti sono animati da sincero rispetto per gli altri, molti credono nella correttezza e nell'onestà. Molti sono consapevoli della notevole fatica necessaria per raggiungere un risultato, altrettanto consapevoli che basta veramente poco per distruggere tanto lavoro e tanto impegno. Raggiungere la vetta è sempre faticoso: si deve essere continuamente attenti a non commettere errori che spesso potrebbero essere fatali e basta veramente poco, una leggerezza o una disattenzione, per cadere rovinosamente a terra, peggio ancora, per sprofondare. I furbi, nella loro assoluta incapacità, sfruttano i meriti e il lavoro altrui - insinuandosi nella scia del successo di chi ha lavorato in modo serio e meritevole per raggiungere un risultato - e in modo sconsiderato finiscono sempre per danneggiare la credibilità e la serietà di tutti. L'uomo non impara mai nulla dalla storia: a questo non fanno certamente eccezione gli italiani. Non sono stati sufficienti i danni provocati verso la metà degli anni 1980 dal cosiddetto scandalo del vino al metanolo e quanto duro lavoro è stato fatto per ricostruire la credibilità del vino italiano: qualche idiota crede sia furbo non imparare nulla da quella lezione.

 Un'inchiesta condotta da L'Espresso, uno dei più diffusi settimanali italiani, riporta che la Magistratura italiana e le autorità inquirenti stanno indagando su quella che è stata definita come la più grossa frode e sofisticazione alimentare mai scoperta in Italia. Secondo l'articolo pubblicato da L'Espresso, la sofisticazione riguarderebbe settanta milioni di litri di vino destinato ai canali della larga distribuzione e venduto a basso costo. Nel vino sequestrato sono state individuate tracce di concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero, acido cloridrico e solamente un quinto di mosto d'uva. Una notizia che lascia certamente sgomenti e senza parole. Com'è possibile che ci siano persone così ciniche e che senza scrupoli possono attentare alla salute della gente? E com'è possibile che nessuno abbia mai pensato di controllare la qualità e la sanità di una produzione così ragguardevole di vino, vista la larga diffusione che questo aveva tale da raggiungere un numero elevato di consumatori? Le indagini sono attualmente in corso e fino a quando non si è fatta chiarezza, qualunque accusa o supposizione potrebbe essere infondata. E vogliamo sinceramente sperare che i fatti possano essere smentiti in fretta.

 Non è bastata la durissima lezione dello scandalo del vino al metanolo, una triste vicenda che è costata la vita di ben 19 persone mentre altre 15 hanno perso la vista, oltre al danno provocato all'intero comparto vinicolo italiano e alla sua credibilità nel mondo? Non migliora certamente la situazione sapere che il vino incriminato sarebbe destinato a un mercato di basso costo - generalmente venduto fra i 70 centesimi e i 2 euro al litro - venduto nei canali della larga distribuzione e che quindi dovrebbe, almeno in teoria, escludere il cosiddetto vino di qualità. Certamente questo non salva nessuno: noi tutti siamo consumatori, noi tutti possiamo essere vittime di questi spregevoli fatti. sconcertante sapere che ci sono individui furbi che per il proprio bieco interesse mettono a rischio la salute e la vita altrui, individui che devono certamente pagare un prezzo elevatissimo in termini di giustizia. Non è ammissibile l'esistenza di una cultura così abietta, così sprezzante del prossimo, solo per assicurare il profitto e il vantaggio economico di pochi.

 Sempre dalle pagine del settimanale L'Espresso si trova notizia di altre frodi che, almeno in questo caso, non risulterebbero nocive per la salute. Si legge che alcuni produttori di Brunello di Montalcino avrebbero aggiunto al Sangiovese Grosso - l'unica uva ammessa dal disciplinare di produzione - altre varietà con lo scopo di conferire al vino determinate qualità organolettiche. Anche in questo caso, il danno d'immagine è certamente considerevole e si spera - sempre che i fatti siano dimostrati e confermati - che si prendano opportuni provvedimenti nei confronti di questi furbi. Ancora una volta è opportuno chiedersi in che modo sono effettuati i controlli che per legge dovrebbero essere svolti, ricordando inoltre che il disciplinare che regola la produzione di un vino è a tutti gli effetti una legge e che quindi dovrebbe essere rispettata e fatta rispettare. In questo senso, i consorzi di tutela dovrebbero essere più rigidi e severi nei confronti dei propri associati, soprattutto per tutelare il lavoro e la serietà dei produttori onesti oltre che l'immagine dei propri vini. Lo stesso faccia la legge: la dignità e la salute della gente viene prima di ogni altra cosa; certamente molto prima degli interessi economici e personali dei “soliti furbi”. Speriamo vivamente le vicende siano smentite, per il bene di tutti, del vino italiano, della salute e la dignità delle persone.

 




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