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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Barolo Boys: Storia di una Rivoluzione


 
Se n'è parlato molto in Italia e all'estero. Se n'è discusso su riviste specializzate e non. Si può dire che sia anche merito loro se la nascente galassia dei blog di settore ha avuto e continua ad avere materiale e argomenti di dibattito pressoché infinito. Sono i “Barolo Boys”, la generazione di contadini di Langa che, praticamente sconosciuta fino alla fine degli anni Ottanta, ha cambiato modo di interpretare e comunicare il più famoso vino rosso piemontese, diventando star incontrastata per tutti gli anni Novanta e consolidando il successo barolista sui mercati di tutto il mondo fino ai giorni nostri. Tu chiamali, se vuoi, “modernisti”: nella lunghissima e, a tratti, estenuante contrapposizione con il Barolo della tradizione, i Barolo Boys hanno incarnato il cambiamento, la volontà di rottura col passato, il nuovo corso agronomico e tecnico della vitivinicoltura. Un po' rivoluzionari, un po' rottamatori. Qualche nome? Elio Altare, Giorgio Rivetti, Roberto Voerzio, Chiara Boschis, Elio Grasso. E tanti altri. Ma andiamo con ordine.
Langhe, Piemonte meridionale, estate 1986. A due mesi dallo scandalo del metanolo che ha sconvolto il mondo del vino, il 5 giugno una devastante grandinata spazza via i migliori vigneti della zona del Barolo, mettendo in ginocchio un settore già provato. Per un manipolo di giovani e visionari produttori è giunto il momento di reagire: bisogna rompere con l'immobilismo dei padri, aprirsi al confronto esterno e stabilire un nuovo patto con la terra. Due i gesti simbolici ed eclatanti che segnano uno spartiacque nel piccolo mondo langarolo: i primi diradamenti in vigna (il taglio estivo dei grappoli per consentire una migliore maturazione dei frutti rimasti sulla pianta) e l'introduzione in cantina della piccole botti di rovere francese - le barrique - al posto delle esauste, grandi vasche di legno. Nel 1990 il New York Times userà l'espressione “Barolo Boys” per descrivere questi piccoli vignaioli ambiziosi e ribelli.
il segno inequivocabile della scommessa vinta, ma è soprattutto la fine di un'epoca, ed è tutt'altro che indolore: alcuni dei protagonisti di questa rivoluzione pagano con la scomunica da parte dei patriarchi, mentre il fronte dei produttori tradizionalisti si pone come alternativa ideologica e stilistica, mettendo al centro della contesa la questione della vera identità del Barolo. Quelli che seguono sono, in ogni caso, anni di escalation inarrestabile: successo, fama e ricchezza arrivano sulle colline che furono della malora e dell'abbandono; poi, negli anni Duemila, questioni ambientali, tecniche ed etiche irrompono ancora una volta nel dibattito e mettono a dura prova lo spirito di squadra e l'entusiasmo travolgente dei primi tempi.
Che cosa resta di quell'esperienza? Chi sono e che cosa fanno, oggi, i Barolo Boys? Come escono dai lunghi anni di sfide e visioni contrapposte che hanno profondamente segnato le Langhe del vino? Ha senso parlare di vincitori e sconfitti?
Questi e altri interrogativi sono al centro del film Barolo Boys. Storia di una rivoluzione, in uscita nella primavera del 2014, che racconterà per la prima volta in forma cinematografica genesi e sviluppo della più importante trasformazione economica, culturale e sociale avvenuta in Piemonte nello scorcio finale del secolo scorso.
Dando la parola ai protagonisti, il film narrerà la nascita del Barolo come fenomeno enologico planetario e l'affermazione delle Langhe come territorio di eccellenza. Ci saranno i vignaioli (i modernisti, ma non solo) e ci saranno i soggetti che a vario titolo hanno inciso nella vicenda: critici e opinion leader come Carlin Petrini, importatori (uno su tutti: il celebre italo-americano Marc de Grazia), ristoratori, enologi, bottai.
La pellicola mostrerà i personaggi in azione tra vigneti curati come giardini e cantine in alcuni casi avveniristiche, raccogliendo dalla loro viva voce attese, sogni e difficoltà di un'impresa che, a leggerla in filigrana, può diventare metafora di un territorio, un'epoca o un intero Paese.
Nato da un'idea dello scrittore Tiziano Gaia e del regista Paolo Casalis (entrambi originari dell'Albese) e prodotto dalla Stuffilm Creativeye di Bra, “Barolo Boys: storia di una rivoluzione” ha già incassato importanti appoggi in sede di pre-produzione, primo tra tutti il supporto della Film Commission Torino Piemonte.
A Cheese il progetto sarà presentato nel salotto letterario di Slow Food Editore e nell'occasione saranno mostrati in esclusiva alcuni estratti delle riprese, che si concluderanno a novembre 2013. Insieme agli autori, ne parleranno alcuni dei protagonisti, critici e giornalisti, tra cui Giancarlo Gariglio, curatore di Slow Wine, e Gigi Garanzini. Al termine si brinderà con Barolo 2009 offerto dall'A.S.D. Barolo Boys di Monforte d'Alba, squadra di calcio dilettantistica che da anni abbina sport, cultura e promozione del territorio.

Montalcino un Premio per le Donne e il Territorio

Dal Premio Casato Prime Donne arriva una richiesta di azioni concrete in favore delle donne ferite fisicamente e psicologicamente. Questo il senso della scelta di Linda Laura Sabbadini come Prima Donna 2013, Direttore del dipartimento di statistiche sociali e ambientali dell'Istat, diresse l'indagine che, nel 2006, rivelò le dimensioni enormi del fenomeno fino a quel momento molto sottostimate: 6.700.000 donne oggetto di violenza fisica o sessuale, 10 milioni se si considerano anche le violenze psicologiche, un milione di donne con un passato di stupri o tentati stupri.
A fianco di Linda Laura Sabbadini, vengono premiati i contributi più significativi nella divulgazione del territorio di Montalcino, la mitica terra del Brunello, dove ha sede la cantina Casato Prime Donne che promuove il Premio e, caso unico in Italia, ha un organico interamente femminile, quasi un gineceo in un mondo del vino dominato dagli uomini.
Vince il Premio Casato Prime Donne per il giornalismo a firma femminile Fiammetta Fadda con l'articolo intitolato “L'italiana che scala l'hit parade della vigna”, pubblicato su “Panorama” e dedicato alla sfida italiana alle vette dell'enologia mondiale.
Il premio del Consorzio del Brunello è andato a Emanuele Scarci per un articolo di taglio economico “L'export spinge il vino italiano”, de “Il Sole 24 ore” nel quale si evidenzia come il vino italiano abbia retto alla crisi grazie ai mercati esteri e il Brunello abbia raddoppiato in soli 5 anni il suo export verso gli Stati Uniti.
Ernesto Gentili e Enzo Vizzari, con l'articolo “Settebello” pubblicato nel settimanale “L'Espresso”, hanno vinto nella sezione “Io e Montalcino” con un pezzo che tratteggia sette guru della tavola fra cui Franco Biondi Santi, il grande produttore di Brunello recentemente scomparso.
La miglior fotografia dei territori dei vini Brunello e Orcia è stata scelta via web con votanti di tutto il mondo. Ha vinto quella di Andrea Rabissi, www.montalcinonet.com del 15.06.2013.
L'immagine sarà esposta in modo permanente nella sala “Ilda Bartoloni” del Casato Prime Donne a Montalcino, insieme alle foto dei vincitori delle precedenti edizioni.
Una targa è stata consegnata a MontalcinoNews per l'opera giornaliera di comunicazione del territorio a un anno di distanza dal premio `Casato Prime Donne” ricevuto lo scorso anno. Durante la cerimonia di premiazione, il 14 settembre al teatro di Montalcino e alla successiva cena in onore dei vincitori alla Fattoria del Colle di Trequanda, “laLut” collettivo di produzione e ricerca teatrale, ha messo in scena tre novelle di Giovanni Boccaccio. Con la straordinaria ironia del grande scrittore, del quale ricorre il settecentesimo anno dalla nascita, i racconti mostrano come la violenza sulle donne abbia da sempre gli stessi caratteri.






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