Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Valle dell'Acate: 7 Terre per 7 Vini


 
Amare il vino, prendendosi cura della terra da cui nasce. Valle dell'Acate, cantina da cento ettari nella Sicilia sud orientale, tra le aziende più intraprendenti e di successo nell'enologia italiana e internazionale, dedica alla sua regione, il progetto «7 terre per 7 vini». Un percorso pensato per valorizzare le tipicità del territorio, associando a ogni vino l'area più rappresentativa, donando così al prodotto finale un'espressione caratterizzata e altamente qualitativa.
Dopotutto, i vini della linea più prestigiosa della cantina Valle dell'Acate sono sette, proprio come le terre dalle quali nascono. Terra gialla: per vigneti affacciati sulla costa, dal suolo sabbioso-argilloso e con il caratteristico colore giallo, per vini freschi e profumati, come il grillo dell'etichetta Zagra; Terra bianca: un altipiano a 250 metri slm, con terreni calcarei molto poveri ma di buona profondità, per il bianco potente, intenso ma delicato, Bidis; Terra neracon ciottoli di colore bianco: per vigneti dalla buona ossigenazione, da cui nasce il rosso Frappato, complesso nei profumi e con una buona acidità. E ancora: Terra rossa, con vigneti che si trovano sull'altopiano chiamato “Bidini Soprano”, composti da sabbie rosse chiaro o scuro di medio impasto con una buona profondità. Vigneti dai quali si ottiene il famoso Cerasuolo di Vittoria, rosso di punta di Valle dell'Acate, che ha ottenuto la denominazione di origine controllata e garantita (DOCG). Dalla Terra nera, a circa 120 metri slm con terreno molto scuro nasce, invece, il Moro, di buona struttura con profumi spiccati di frutti rossi e cioccolato fondente; dalla Terra rosso arancio, a circa 200 metri slm, arriva il Rusciano, vino di grande struttura e complessità, mentre sulla Terra ocra e cretosa, respira un piccolo vigneto che produce non più di 800 grammi di uva per pianta e da cui si origina il Tané.
«Ho sempre avuto un grande sogno: creare un'azienda agricola contemporanea e sostenibile e il punto di partenza non poteva che essere la terra. Da qui il progetto “7 terre per 7 vini” frutto di 50 anni di sperimentazioni sul campo, prima empiriche poi analitiche, che hanno indicato il terreno giusto, il più caratterizzante di ogni vigna, donando al vino un'espressione unica, in grado di esaltarne la cifra peculiare» - ha spiegato Gaetana Jacono, responsabile dell'azienda, aggiungendo: «La parola chiave è innovare. Non c'è impresa senza innovazione, innovazione sostenibile. In Sicilia siamo particolarmente avvantaggiati da condizioni climatiche favorevoli e una coltivazione sostenibile. Per questo, la filosofia che applico a ogni attività di Valle dell'Acate è “piccole cose fanno le grandi cose”, per lavorare con un forte senso di responsabilità pensando sempre alle generazioni future».
Valle dell'Acate, infatti, guidata da Gaetana, artefice di una vera e propria rivoluzione, è figlia di sei generazioni di imprenditori enoici ed è oggi simbolo di impegno nella salvaguardia dell'ambiente attraverso percorsi produttivi basati sui principi della sostenibilità: dall'utilizzo di sistemi di irrigazione che massimizzano l'efficienza dell'acqua evitandone lo spreco, alle azioni svolte per riqualificare il territorio circostante attraverso opere di ristrutturazione della cantina. Una scelta responsabile che ha consentito a Valle dell'Acate di distinguersi con una produzione di 400.000 bottiglie, esportate in Europa, Stati Uniti, Cina, Giappone, Russia e India.

Nuove Regole per l'Imbottigliamento e Invecchiamento della Grappa

Con un decreto del Ministero delle Politiche Agricole introdotte norme più rigide sull'invecchiamento e sull'imbottigliamento fuori dalla zona di produzione per contrastare le contraffazioni. Soddisfatti i distillatori: «Un percorso complesso, andato a buon fine grazie al Mipaaf e all'impegno di tutti gli operatori».
Norme più severe a tutela dell'IG Grappa riservata esclusivamente all'Italia, con indicazioni precise sulle modalità di imbottigliamento e sulle denominazioni legate all'invecchiamento, come ad esempio la barrique. questo il contenuto del decreto 747 del 28 gennaio 2016, varato dal Ministero delle Politiche Agricole e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.31 dell'8 febbraio 2016, salutato con soddisfazione da AssoDistil, l'associazione degli imprenditori di categoria.
«Per noi produttori, è una grande vittoria - afferma Cesare Mazzetti, Presidente del Comitato Nazionale Acquaviti dell'associazione - Si è trattato di un percorso molto lungo e complesso, che ha visto impegnata l'Associazione in una battaglia difficile. Ora, finalmente, possiamo contare su uno strumento normativo che tutela l'autenticità della Grappa. Alle resistenze di Bruxelles all'obbligo di imbottigliamento nella zona d'origine abbiamo risposto con una soluzione condivisa con il Mipaaf, che finalmente garantisce l'Indicazione Geografica e tutela l'autenticità del prodotto contro possibili fenomeni fraudolenti».
Finora, operatori di altri Paesi potevano acquistare grandi quantitativi di Grappa allo stato sfuso, ad alta gradazione alcolica, che poi di fatto venivano nuovamente rielaborati nei loro stabilimenti con aggiunte di zucchero, diluizioni con acqua, separazione degli oli aromatici e altre operazioni. Il consumatore di questi prodotti pensava di acquistare Grappa di produzione italiana, quando invece il carattere del prodotto derivava da operazioni produttive effettuate a migliaia di chilometri di distanza dalla zona d'origine.
Dal 1° agosto 2016, invece, la Grappa potrà essere imbottigliata fuori dalla zona di produzione, vale a dire l'Italia, esclusivamente se spedita all'estero come prodotto finito. Non saranno quindi più consentite operazioni quali il taglio tra diverse partite, edulcorazione, diluzione, refrigerazione. Al consumatore sarà quindi garantito che la Grappa che consuma è quella originale del produttore, e non ha subito alcuna trasformazione, nemmeno se imbottigliata fuori dalla zona di origine.
«In questo modo - osserva Mazzetti - abbiamo posto un forte freno a eventuali contraffazioni e garantito l'autenticità del distillato italiano. una questione di salvaguardia dell'Indicazione Geografica, di tutela del distillato nazionale, oltre che una battaglia di principio perché un prodotto a IG è tale solo se assume le caratteristiche finali nella zona di produzione. Per i distillatori, sarà più facile valorizzare questo distillato, che rappresenta un pezzo importante dell'agroalimentare italiano».
Il decreto del Mipaaf stabilisce altre fondamentali novità per l'acquavite “Made in Italy” per eccellenza. I distillatori potranno utilizzare la denominazione “Grappa barrique o barricata”, a condizione che la Grappa sia invecchiata in botti o tini di legno per un minimo di 12 mesi, almeno metà dei quali trascorsi nelle piccole botti tradizionalmente chiamate “barriques”. Inoltre, il provvedimento stabilisce che il periodo di invecchiamento debba essere effettuato esclusivamente nei magazzini di invecchiamento sotto controllo doganale, per una maggiore garanzia ai consumatori. Permane infine la possibilità di designare come “riserva” la Grappa che è invecchiata in legno per almeno 18 mesi.
«Era nostro dovere fare chiarezza e colmare alcuni vuoti normativi. Ora i produttori potranno contare su norme chiare e precise - è il commento di Daniele Nicolini, direttore di AssoDistil - Un risultato fondamentale per l'intero comparto, di cui ringraziamo il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che ha saputo ascoltare le nostre ragioni. il frutto di una collaborazione proficua con gli uffici del Ministero che sono sicuro porterà altre soddisfazioni al mondo della distillazione».

Toscano l'Ambasciatore del Sangiovese 2016 Eletto a Faenza

Il 15° Trofeo Consorzio Vini di Romagna - Master del Sangiovese 2016, andato in scena il 21 febbraio nella prestigiosa sede del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza nell'ambito della due giorni di “Vini ad Arte”, ha visto trionfare il lucchese Simone Vergamini. Il sommelier toscano si è imposto nel corso di un'esuberante prova finale precedendo la parmense Maura Gigatti e il livornese Massimo Tortora.
I tre Sommelier finalisti di questo 2016 erano emersi - tra una dozzina di partecipanti provenienti da Lombardia, Veneto, Umbria, Alto Adige, otre che da Emilia Romagna e Toscana - dalle prove scritte svolte nel primo pomeriggio. Poi nel corso della serata è andata in scena la prova finale, che ha visto come di consueto la presenza di un folto pubblico rimasto favorevolmente impressionato e affascinato dalla bravura e dalla maestria dei tre finalisti.
Dalla prova finale è dunque emersa tutta la bravura e la professionalità di Simone Vergamini, classe 1980, residente a Castelnuovo di Garfagnana (provincia di Lucca).
«Il mio sogno sarebbe quello di lavorare nel mondo del vino - sottolinea Simone - stata la mia prima partecipazione al Master del Sangiovese e riuscire ad aggiudicarmi questo prestigioso riconoscimento è per me una grande emozione. Nei concorsi enologici metto tutto il mio entusiasmo e la mia passione per il vino». Vergamini è arrivato all'appuntamento di Faenza forte della partecipazione nel 2015 di una serie di concorsi nazionali, come il Gran Premio del Sagrantino che lo ha visto vincitore assoluto, il Miglior Sommelier del Vermentino (4° classificato), il Miglior Sommelier del Lambrusco (5° classificato), il Miglior Sommelier del Soave (3° classificato).
Oltre al titolo di “Master 2016 - Ambasciatore del Sangiovese”, Simone Vergamini si è anche aggiudicato la somma di 2.500 euro o, a scelta, avrà la possibilità d'intraprendere un'interessante esperienza professionale, volando a Los Angeles per partecipare, tra l'altro, al corso Master of Sangiovese tenuto dalla North American Sommelier Association (N.A.S.A) nella città degli angeli.
Ad avvalorare l'alto profilo del Master del Sangiovese è la qualificata giuria formata, tra gli altri, da: Giordano Zinzani, Presidente Consorzio Vini di Romagna, Roberto Giorgini, Presidente A.I.S. Romagna, Maurizio Ortali, Vice Presidente Assoenologi Romagna, Andrea Galanti, vincitore dell'ultima edizione del Master nonché Miglior Sommelier d'Italia in carica, Ivano Antonini, vincitore del Master nel 2007 e Miglio Sommelier d'Italia nel 2008.
Le prove finali del Master del Sangiovese hanno visto i tre Sommelier finalisti cimentarsi in una serie di impegnative prove: degustazione di tre vini Sangiovese con riconoscimento; abbinamento di vini Sangiovese a un menù; correzione di una carta di vini Sangiovese; accoglienza e presa della comanda; comunicazione di una sottozona del Romagna Sangiovese a scelta; servizio e decantazione di un vino.






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