Cultura e Informazione Enologica - Anno XVI
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  Eventi Numero 166, Ottobre 2017   
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Numero 165, Settembre 2017 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

2017: Vendemmia Scarsa ma l'Italia Resta il Leader della Produzione Mondiale


 
«Una vendemmia decisamente complessa, che ha reso difficile la ricognizione in tutte le zone vitate del Paese, caratterizzate da territori e vitigni molti diversi tra loro. Un insieme di realtà che hanno vissuto in modo completamente differente il bizzarro andamento stagionale di quest'annata. I cambiamenti climatici su scala globale stanno incidendo in maniera determinante anche sulle pratiche viticole delle nostre aziende; alcuni parametri climatico-ambientali - e, di riflesso, produttivi - si stanno modificando, mettendo in difficoltà i sistemi consolidati di misurazione previsionale dell'andamento produttivo. I dati rilevati ci parlano di una forte variabilità quali-quantitativa non solo tra zona e zona, ma all'interno dello stesso territorio tra micro aree differenti e, addirittura, tra vigneto e vigneto. La qualità, nella maggior parte delle zone analizzate, si mantiene su standard ottimali, anche se è troppo presto per definire con certezza come evolverà al termine della vendemmia e nei prossimi mesi. Nonostante un calo produttivo stimato del 26%, invece, secondo le previsioni rimaniamo sopra i 40 milioni di ettolitri, confermando il primato produttivo mondiale del nostro Paese davanti a Spagna (38,4 mln) e Francia (37,2 mln)».
Con queste parole Ernesto Abbona, presidente dell'Unione Italiana Vini, commenta i risultati delle previsioni vendemmiali 2017, elaborate da Unione Italiana Vini e Ismea per l'Osservatorio del Vino, presentati oggi in una conferenza stampa organizzata presso il Mipaaf. Dopo i saluti di Ernesto Abbona e Raffaele Borriello, direttore generale ISMEA, sono intervenuti Fabio del Bravo di Ismea e Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins). Il compito di chiudere l'incontro è stato affidato al viceministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Andrea Olivero. Ha moderato l'incontro Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.
«Dalle previsioni vendemmiali di quest'anno, si delinea un quadro complesso ma eccezionale che non consente a oggi un bilancio definitivo e andrà valutato nelle opportune sedi per la sua portata generale, anche con misure straordinarie - commenta il viceministro Andrea Olivero. Il bicchiere è mezzo pieno, nonostante una vendemmia scarsa, l'Italia mantiene il primato della produzione mondiale con 40 milioni di ettolitri. Oggi più che mai siamo consapevoli che i cambiamenti climatici incidono in modo sempre più determinante sul settore agricolo e vitivinicolo in particolare; di conseguenza l'innovazione e la cura professionale dei vigneti consentono una maggiore competitività, assicurando maggiori ricavi a tutti gli attori della filiera ed è in questa direzione che dobbiamo continuare ad operare».
«I dati sulle previsioni di produzione del vino per il 2017 evidenziano un calo a livelli raramente registrati in passato e un impatto sulla qualità del prodotto variabile a seconda delle zone, per effetto delle avversità climatiche che hanno colpito il nostro Paese. I numeri, però, vanno sempre inquadrati in un contesto più generale - afferma Raffaele Borriello, direttore generale ISMEA. Il vino italiano da molti anni registra una performance positiva, soprattutto in termini di riconoscibilità e affermazione sui mercati esteri: l'export italiano ha raggiunto valori storici e anche quest'anno i dati indicano una crescita tendenziale maggiore del 6% in volume e in valore, prefigurando la possibilità di raggiungere la soglia dei sei miliardi di euro entro fine anno. Il rafforzamento del sistema produttivo e imprenditoriale degli ultimi anni consentirà al comparto del vino italiano di reagire a quest'annata meno favorevole. » necessario, tuttavia, non trascurare la portata degli effetti dei cambiamenti climatici sui redditi degli agricoltori, proponendo anche per il settore del vino sperimentazioni e strumenti innovativi per la gestione dei rischi a tutela del ricavo aziendale».
«Anche in queste condizioni che non esito a definire estreme - aggiunge il presidente Abbona - l'Osservatorio del Vino supportato da Unione Italiana Vini e Ismea, attraverso la messa a sistema di una fitta rete territoriale di osservatori privilegiati del settore e la valutazione critica e comparata delle indicazioni da essa proveniente, è riuscito ad elaborare le prime considerazioni numeriche su questa annata utilizzando una metodologia che fino a oggi ha dimostrato affidabilità assoluta. Ancor più degli altri anni, queste stime devono essere considerate come risultati medi di situazioni che hanno evidenziato margini di variabilità molto ampi. La flessione produttiva, comunque, ci sprona a lavorare con maggior decisione per incrementare il valore del prodotto e delle nostre esportazioni. I primi mesi del 2017 - precisa Ernesto Abbona - segnano un recupero del prezzo medio a litro che, però, ancora non basta: dobbiamo cogliere il trend di ripresa di questi mesi per migliorarlo ulteriormente, anche per rispondere in maniera adeguata al generale aumento dei prezzi dei vini all'origine registrato nelle diverse aree del Paese, che aiuta a stabilizzare la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera. » chiaramente presto per fare proclami, ma mantenendo questo ritmo di crescita a fine anno si potrebbe superare la soglia dei 21 milioni di ettolitri».
«A proposito di filiere - conclude Abbona - desidero infine ricordare che questa vendemmia battezza il “sistema Pinot Grigio delle Venezie” nato con la nuova denominazione del triveneto. Un progetto fortemente voluto da UIV che sta superando, bene, la sua prima prova vendemmiale, vedendo crescere il prezzo medio del prodotto con percentuali ben più alte della media nazionale. Conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto sulla necessità di filiere forti per il governo delle denominazioni, e buon esempio (da seguire) di valorizzazione di un vino-territorio. Perché è nella sfida del valore che si gioca il nostro futuro».

Ritorna Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme

Ad un mese esatto dalla kermesse internazionale più importante della bergamasca fervono nella sede di Vignaioli Bergamaschi i preparativi per il 13° Concorso Enologico Internazionale “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme”.
Unico concorso al mondo dedicato ai vini Merlot e Cabernet e ai loro tagli a godere del patrocinio OIV (Organisation International de la Vigne et du Vin), “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” torna in bergamasca i prossimi 19, 20 e 21 ottobre 2017.
Un programma denso di novità ed eventi che sarà reso pubblico nel mese di ottobre ma che si preannuncia, come da tradizione, in grado di coniugare perfettamente i momenti più tecnici di degustazione e assegnazione del premio a quelli più turistici.
«Da sempre “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” rappresenta per noi un'imperdibile occasione per parlare al mondo di Valcalepio ma anche e soprattutto del territorio di Bergamo» dichiara il direttore del Concorso, l'enologo Sergio Cantoni.
Un concorso sempre più proiettato verso l'estero e il mondo che sfrutta quanto più possibile le vetrine offerte dalla rete. Restyling completo per il sito www.emozionidalmondo.it dal quale è possibile scaricare tutto il materiale necessario all'iscrizione dei vini in concorso (iscrizioni ancora aperte fino al 10 ottobre 2017) e nel quale si trova anche un ricco archivio di notizie e foto che racconta perfettamente come sia nato questo momento di confronto tutto bergamasco e come sia cresciuto nel tempo.
“Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” è sempre più social: oltre alla pagina Facebook ora sarà possibile seguire il Concorso anche su Instagram dove Vignaioli Bergamaschi promette aggiornamenti live tramite Ig Stories e la condivisione di quanto avverrà nel corso dell'evento. In programma anche una serie di dirette Facebook. Per essere sempre aggiornati basterà seguire l'hashtag ufficiale della manifestazione #emozionidalmondo.

Casato Prime Donne: un Premio nel Segno della Valdorcia

Il territorio e l'ambiente protagonisti come non mai nel Premio Casato Prime Donne che è stato consegnato a Montalcino, nel Teatro degli Astrusi, domenica 17 settembre. Una bomboniera settecentesca che ha ospitato la premiazione di Federica Bertocchini, scopritrice del bruco-mangia plastica e dei migliori contributi alla valorizzazione di Montalcino e dei suoi vini: Pietro di Lazzaro, Stefano Pancera, Vannina Patanè e Andrea Rontini. La foto di Rontini è stata scelta fra 5 finaliste da una giuria popolare che ha votato on line. La sua immagine della Valdorcia - fra realismo e fantasy - introduce il tema della festa in onore dei vincitori che si è svolta alla Fattoria del Colle di Trequanda e ha celebrato la rinascita di questo territorio dalla miseria del passato al successo enologico e turistico di oggi.
Il Premio Casato Prime Donne ha una crescente notorietà come vetrina dei nuovi modelli femminili e delle azioni più incisive nella divulgazione dei territorio in cui nascono i vini Brunello e Orcia. Deve molta della sua reputazione al rigore della giuria che sceglie i vincitori, essa è presieduta da Donatella Cinelli Colombini e composta da Rosy Bindi, Anselma Dell'Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione.
Quest'anno ha scelto come personaggio emblematico dell'universo femminile: Federica Bertocchini, la microbiologa italiana che ha scoperto un bruco contenente l'agente capace di degradare la plastica dando una soluzione all'enorme inquinamento di questo materiale.
Nelle sezioni giornalistiche del Premio hanno vinto Pietro di Lazzaro per il servizio televisivo dedicato al 50° anniversario del Consorzio del Brunello trasmessi dal TG3 RAI. Stefano Pancera con il servizio televisivo intitolato “Il futuro del vino italiano nelle mani dei giovani” trasmesso da Mattino 5 di Canale 5 che ha avuto il Premio Consorzio del Brunello sul tema “Il Brunello e gli altri vini di Montalcino”. Premio ”Montalcino la sua storia, la sua arte e il suo vino” per opere a firma femminile a Vannina Patanè per l'articolo intitolato “Montalcino acqua e vino” pubblicato in “In Viaggio”. Il vincitore del Premio per fotografie sul tema “Genti e terre dei vini Brunello e Orcia” è Andrea Rontini, con l'immagine Val d'Orcia dicembre 2016.
Inaugurata anche la dedica di Federica Bertoccini che rimarrà in modo permanente al Casato Prime Donne, la cantina che organizza il premio, accanto all'installazione artistica creata appositamente da Alessia Bernardeschi e intitolata “Donna che guarda”. Una cornice da selfie che si compone e si scompone invitando i visitatori a immortalarsi davanti ai vigneti di Brunello nello splendido territorio valdorciano.
I centocinquanta ospiti della premiazione hanno festeggiato i vincitori alla Fattoria del Colle di Trequanda ospiti di Donatella Cinelli Colombini e suo marito Carlo Gardini. Il tema “Cucina povera e cucina ricca della Valdorcia e della Val d'Asso - Storia di un territorio a tavola” è stato sviluppato con l'assaggio di 22 specialità gastronomiche e 4 grandi vini fra cui il Brunello “Prime Donne” 2012. La chef del ristorante della Fattoria del Colle Roberta Archetti è stata affiancata da artigiani del gusto che lavorano sulla cucina povera del passato e quella ricca del presente del meraviglioso territorio Valdorciano: il campione del mondo di pasticceria Rossano Vinciarelli che ha recentemente aperto un punto vendita a Montalcino, il pane e i prodotti salati da forno del Panificio Menchetti ottenuti con gli antichi grani Verna e Senatore Cappelli, la minestra di pane con le erbe spontanee dell'Osteria di Pian delle Mura del Vivo d'Orcia, i salumi e i formaggi al tartufo dell'azienda agricola Mencarelli Edi e l'Azienda agricola Fior di Montalcino della famiglia Chironi - che interpretano la grande vocazione tartufigena di Montalcino in piccole produzioni artigianali.

Gli Autoctoni Reagiscono Meglio ai Cambiamenti Climatici. Parola di Scienza e Lanati

Prima le gelate primaverili, poi il gran caldo e la siccità, intervallata in alcune zone da violente grandinate. Quella che sta per chiudersi è stata un'annata sicuramente molto complicata e difficile in tutta Italia. Una situazione che quest'anno più che mai ha riportato al centro dell'attenzione il tema legato ai cambiamenti climatici, in particolare l'ormai costante innalzamento delle temperature medie e dei picchi.
All'interno di un quadro complessivo deficitario in termini quantitativi, c'è però una costante che questa annata più di altre sta facendo emergere con forza: i vitigni autoctoni sanno adattarsi meglio ai cambiamenti climatici. Ed è anche il fil rouge che lega le testimonianze di importanti studiosi del panorama vitivinicolo italiano, come Attilio Scienza e Donato Lanati.
«I vitigni autoctoni stanno reagendo sicuramente meglio rispetto al resto delle varietà presenti nel nostro Paese» afferma Attilio Scienza, uno dei più importanti studiosi di viticoltura a livello internazionale. Secondo il professore dell'Università Statale di Milano «i vitigni autoctoni sono frutto di un ciclo di selezione di alcune migliaia di anni, attraversano fasi climatiche estreme e per questo hanno accumulato nel loro DNA, per effetto di incroci spontanei e mutazioni, dei tratti genetici che consentono loro di superare condizioni climatiche davvero difficili. Questi geni sono però conservati al loro interno senza aver mai avuto la possibilità di esprimersi, possibilità che è resa fattibile solo dall'incrocio con i processi di ricombinazione e con la successiva selezione. Rappresentano solo una punta dell'iceberg, sotto nascondono un Dna molto più complesso che si adatta ai cambiamenti climatici. Hanno, quindi, ancora molto da dare e da dirci».
Secondo Scienza, anche osservando le prime stime produttive che Assoenolgi ha pubblicato qualche tempo fa, è possibile scorgere sagnali chiari di come i vitigni autoctoni siano riusciti a sopportare meglio le condizioni estreme che si sono verificate quest'anno. «Penso alla Campania, alla Puglia o alla Sardegna, dove la percentuale di vitigni autoctoni è molto importante, se non proprio predominante: qui la situazione è sicuramente meno severa rispetto ad altri areali».
Sulla stessa linea anche il pensiero di un'altra grande personalità dell'enologia italiana e internazionale: Donato Lanati. «Gli autoctoni selezionati, cresciuti in zone vocate, sono quelli che reagiscono meglio alle mutate condizioni climatiche» conferma lo studioso che si è conquistato negli anni la fama di “enologo scienziato” grazie al suo centro di ricerca Enosis Meraviglia in Piemonte. Secondo Lanati, basta osservare anche il comportamento di alcuni vitigni autoctoni proprio quest'anno: «Nel nord-ovest il vitigno che ha sofferto di meno è il Nebbiolo, sia nelle Langhe che nell'Alto Piemonte. Spostandoci in Toscana stessa situazione con il Sangiovese che si sta comportando bene, ancor meglio nelle sue zone di maggiore vocazione come a Montalcino o in Val d'Orcia». Il ricercatore piemontese si aspetta molto anche da una regione del Sud Italia che ama particolarmente e conosce molto bene come la Calabria: «Mi attendo molto quest'anno, chiaramente non in termini quantitativi, ma di qualità: in questa regione, grazie al grande lavoro di recupero dei vitigni più storici, è stata ritrovata un'attenzione e una cura agronomica che li ha restituiti alle loro zone più tradizionali e a più grande vocazione vitivinicola».

 


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