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Piantagrero di Tabarrini: l'Altra Faccia del VinoPiantagrero di Tabarrini: l'Altra Faccia del Vino  Sommario 
Numero 53, Giugno 2007 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

Piantagrero di Tabarrini: l'Altra Faccia del Vino


 Pensate a un vino rosso. Uno qualunque. Pensate al vostro vino rosso preferito o all'ultimo che avete assaggiato. Adesso dimenticatelo completamente. Il vino e l'uva che sto per raccontarvi, infatti, ha caratteristiche così uniche e particolari, tanto da non potere essere associato a nessun altro. Si tratta, iniziando dall'uva con la quale si produce, di una varietà dimenticata per quasi un secolo, riscoperta e rivalutata grazie alle nuove e moderne pratiche viticolturali ed enologiche così da farne un vino di assoluta personalità. Siamo in Umbria, l'uva è il Grero, la cantina è Tabarrini, il vino è il Piantagrero. Il nome del vino e le originali etichette scelte per le diverse annate, non tradiscono l'indole e la personalità del suo produttore: anticonformista, poliedrico, vulcanico e fuori dal coro, insomma, Giampaolo Tabarrini. Chi ha il piacere e il privilegio di conoscerlo, e io sono fra questi, sarà certamente d'accordo con me, consapevole dell'esuberanza e dell'intraprendenza – cocciuta e testarda in perfetto stile umbro–montefalchese – che è propria di Giampaolo Tabarrini.


 

 Ex enfant prodige del panorama enologico umbro, Giampaolo Tabarrini è oggi un produttore affermato, uno di quelli che è stato capace di portare nel mondo il Sagrantino, Montefalco, l'Umbria e il vino italiano. La cantina Tabarrini non si dedica solamente al Sagrantino, di cui produce quattro etichette, ma anche al Trebbiano Spoletino – Adarmando, dedicato al nonno materno – e, da pochi anni, si è unito anche il Grero. Uva autoctona umbra pressoché dimenticata per circa un secolo, il Grero – che deve il suo nome dall'unione di Greco e Nero – è certamente una varietà di cui sentiremo parlare in futuro. Recenti studi e ricerche, condotte dall'Università degli Studi di Perugia e dall'Istituto Agrario Ciuffelli di Todi, hanno permesso di riscoprire questa varietà, della quale esistono pochissime notizie, rivalutandola anche attraverso la moderna viticoltura ed enologia. Si ritiene che il Grero sia originario del territorio di Todi – alcuni, per questo motivo, lo chiamano Grero di Todi – e in passato era piuttosto presente nel territorio dell'Umbria.

 L'incontro di Giampaolo Tabarrini con il Grero è avvenuto – per così dire – per puro caso. lo stesso Giampaolo Tabarrini a raccontarcelo: «La storia del nostro Grero inizia nel 2007 quando, senza sapere cosa fosse, troviamo una pianta nel giardino della casa-vacanze di una signora di Roma, non molto distante dalla cantina. Visto che erano tre anni che non veniva potata, ci siamo offerti per farlo. Una piccola parte delle potature fu inviata in laboratorio per identificare le caratteristiche genetiche, così da comprendere di cosa si trattasse, un'altra parte è stata inviata a un vivaio per fare la propagazione. Dai risultati del laboratorio abbiamo scoperto che si trattava di Grero, varietà autoctona della nostra area, già nota nelle ampelografie storiche del territorio.» Dopo avere “scoperto” il Grero, resta da decidere cosa farne. Prosegue Giampaolo Tabarrini: «Si decide quanto piantarne e, soprattutto, ipotizzare che tipo di vino si potesse ottenere con il Grero, visto che la documentazione esistente faceva unicamente riferimento alle caratteristiche della vite, ma nessuna informazione sui suoi vini. Sapevamo quindi che si trattava di una varietà tardiva, dal grappolo e l'acino piccolo. Decidiamo quindi di rischiare e nel 2007 piantiamo mezzo ettaro di Grero, per poi arrivare, nel tempo, a un ettaro. La prima vendemmia è stata eseguita nel 2013».

 La sperimentazione e la prima vendemmia consentono di conoscere finalmente le qualità organolettiche e sensoriali del vino Grero. Questo è il commento di Giampaolo Tabarrini: «dal punto di vista organolettico è un vino che non assomiglia a nessun altro. Non esiste un'uva di riferimento che possa ricondurre al Grero. una varietà che, pur essendo tardiva, produce vino con un volume alcolico modesto. Perfino nelle annate calde non abbiamo registrato più del 13,2% di alcol. Ha un'acidità molto elevata – molto distante dai riferimenti regionali – e un PH bassissimo, valori che in Umbria non si rilevano nei vini rossi. Ha colore scuro, impenetrabile e profondo, molto più del Sagrantino o Colorino. Ha assenza completa di tannini, pertanto si ottengono vini nei quali si apprezza maggiormente il frutto e la freschezza». Le sorprendenti qualità del Grero, non finiscono qui, poiché, anche in termini di longevità, sembra essere diverso dalle altre uve umbre. Giampaolo Tabarrini, a questo proposito, commenta «Quello che è ulteriormente impressionante è la longevità: a causa della piccola quantità di vino prodotto, abbiamo dovuto invecchiare le prime 2 annate (2013 e 2014) in barrique e che di solito accelerano i processi di invecchiamento del vino. Il 2013, dopo tre anni e mezzo in barrique, sembra non avere subito un'evoluzione significativa: praticamente è rimasto lo stesso di quando lo abbiamo messo in barrique. Questo fa pensare a un vino non soggetto a ossidazione e stanchezza precoce. Il tempo ci consentirà di comprendere meglio le potenzialità del Grero, ma siamo fiduciosi che sia capace di produrre vini di grande longevità».

 All'assaggio, il Grero dimostra infatti la sua notevole personalità e carattere, diverso da qualunque altro vino, con caratteristiche sensoriali insolite rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un vino rosso, soprattutto umbro. Abbiamo avuto la possibilità di degustare, con il metodo “alla cieca”, come da nostra irrinunciabile consuetudine, le tre annate disponibili del Piantagrero di Tabarrini – 2013, 2014 e 2015 – e il risultato, oltre che promettente, è stato decisamente entusiasmante. Innanzitutto, l'acidità: sferzante, vibrante e vivissima, chiaramente una qualità dominante e piacevole del Grero. Non si pensi comunque a un vino solamente acido, poiché il Piantagrero è decisamente equilibrato, sia le annate 2013 e 2014 – maturate in barrique – sia la 2015, maturata esclusivamente in vasche d'acciaio. Poi l'astringenza: modesta e quasi impercettibile, tuttavia una buona quantità di alcol – 13% di media – consentono di equilibrare la spiccata acidità. Quindi l'aspetto: un colore rosso, rossissimo che più rosso non si può, con una trasparenza praticamente inesistente, qui la luce difficilmente riesce ad attraversare il calice. Inoltre, la sfumatura: rosso porpora – le note blu e violacee si rilevano nettamente – anche nell'annata 2013, maturata per due anni in barrique.

 Le meraviglie del Grero si esprimono anche al naso, regalando un profilo olfattivo particolare e unico. A tale proposito, è opportuno notare che l'annata 2015 – maturata in vasca d'acciaio – restituisce ovviamente un vino ben diverso dalle annate 2013 e 2014, maturate in barrique, esprimendo comunque qualità che risultano tipiche e ricorrenti nel Grero. Il profilo olfattivo risulta fortemente fruttato e floreale, oltre a esprimere erbe aromatiche, caratteristiche minerali, piacevolmente erbacee e speziate, queste ultime rilevabili soprattutto nell'annata maturata in vasca d'acciaio. Un riconoscimento olfattivo che non ci si aspetterebbe in un vino rosso è l'arancia che nel Grero risulta dominante e identificativo, tale da renderlo unico. Infine la struttura: il Grero produce vini dal corpo piuttosto modesto, nonostante la maturazione in barrique contribuisca ad aumentarlo sensibilmente.

 Difficile, in ogni caso, stabilire se il Piantagrero maturato in barrique sia migliore di quello maturato in vasca d'acciaio. Si tratta infatti di due vini che propongono due interpretazioni distinte tuttavia entrambe interessanti, nonostante sia evidente – e prevedibile – che la maturazione in acciaio restituisca un vino con un'acidità più vibrante e una freschezza olfattiva più viva. Per contro, la maturazione in barrique contribuisce all'equilibrio della tipica acidità del Grero con una maggiore morbidezza, rendendo i profumi più “caldi” e complessi a scapito delle sensazioni di frutti e fiori, comunque ben percettibili. Una questione di gusti, si potrebbe dire, considerando inoltre che il Piantagrero è un vino in evidente fase sperimentale e che necessita ancora di studio e verifiche per poterlo meglio comprendere. Le premesse, tuttavia, sono molto promettenti e di notevole interesse.

 Il mio auspicio è che il Grero possa divenire maggiormente una delle varietà di riferimento sulla quale investire per il futuro dell'enologia umbra, poiché possiede tutte le caratteristiche per farne un vino unico e identificativo di un territorio. Ultima nota spetta alle etichette, rappresentate da simpatiche vignette e nelle quali è protagonista l'amico Giampaolo Tabarrini. Ogni annata ha un etichetta diversa: nella 2014 troviamo Federica, la moglie di Giampaolo, nel 2013 e nel 2016 è in compagnia dell'enologo Emiliano Falsini, in quella del 2015 Giampaolo Tabarrini si da alla fuga con una bottiglia di Piantagrero. Va detto che l'annata 2016 non esiste – per meglio dire, non è stata prodotta – a causa delle rigidissime condizioni meterologiche e che non hanno consentito alla vite di produrre grappoli. Per questo motivo, infatti, nell'etichetta dell'annata 2016 vediamo Giampaolo Tabarrini e l'enologo Emiliano Falsini che si rammaricano per non avere potuto produrre il loro vino Grero. La bottiglia di Piantagrero 2016, con tanto di etichetta, esiste ma è tristemente vuota, nel perfetto stile provocatorio e sorprendente che contraddistingue l'amico Giampaolo Tabarrini.

Antonello Biancalana
61
Piantagrero 2015
Tabarrini (Umbria, Italia)
Grero
Prezzo: € 24,00 Punteggio:

Rosso rubino cupo e sfumature rosso porpora, poco trasparente.
Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di mirtillo, prugna e amarena seguite da aromi di arancia, pietra focaia, lampone, mora, violetta, carruba, tabacco e pepe rosa.
Attacco poco tannico e con apprezzabile freschezza, comunque equilibrato, corpo leggero, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di mirtillo, prugna e lampone.
18 mesi in vasche d'acciaio.
Pasta con carne e funghi, Stufati di carne, Carne bianca arrosto, Zuppe di legumi e funghi



Piantagrero 2014, Tabarrini (Umbria, Italia)
Piantagrero 2014
Tabarrini (Umbria, Italia)
Grero
Prezzo: € 24,00 Punteggio:

Rosso rubino cupo e sfumature rosso porpora, impenetrabile alla luce.
Intenso, pulito, gradevole e raffinato, apre con note di mirtillo, prugna e lampone seguite da aromi di violetta, arancia, amarena, mora, vaniglia, cioccolato e rosmarino.
Attacco giustamente tannico e di apprezzabile freschezza, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di mirtillo, amarena e lampone.
2 anni di barrique.
Paste ripiene con funghi, Stufati di carne con funghi, Carne alla griglia



Piantagrero 2013, Tabarrini (Umbria, Italia)
Piantagrero 2013
Tabarrini (Umbria, Italia)
Grero
Prezzo: € 24,00 Punteggio: Vino eccellente nella sua categoria

Rosso rubino intenso e sfumature rosso porpora, poco trasparente.
Intenso, pulito, gradevole, raffinato ed elegante, apre con note di amarena, prugna e melagrana seguite da aromi di lampone, mirtillo, arancia, mora, violetta, tabacco, cioccolato, vaniglia, cumino, pepe rosa, cuoio e mentolo.
Attacco fresco e poco tannico, comunque equilibrato dall'alcol, buon corpo, sapori intensi, piacevole.
Finale persistente con ricordi di amarena, prugna e mirtillo.
24 mesi in barrique.
Paste ripiene con funghi, Carne arrosto, Stufati di carne, Zuppe di funghi




L'Etichetta del
Piantagrero 2016: il vino che non c'
L'Etichetta del Piantagrero 2016: il vino che non c'è

 




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