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  Editoriale Numero 196, Giugno 2020   
Quale Futuro per il Vino?Quale Futuro per il Vino?  Sommario 
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Quale Futuro per il Vino?


 Proviamo a ripartire, a riconquistare un minimo di normalità, a riprendere le nostre abitudini, le nostre vite. Non accadrà, ovviamente, in un attimo o in pochi giorni. La ripresa della normalità – qualunque cosa significhi per ognuno di noi – sarà un processo graduale e dipendente da fattori che, in questo momento, non è possibile stabilire o prevedere. Un po' per volta riprenderemo a fare quello che abbiamo sempre fatto anche se sono in molti a sostenere che lo faremo in modo totalmente diverso. Forse sarà – o ci sembrerà – diverso all'inizio della ripresa, probabilmente avremo bisogno di un lunghissimo tempo per ristabilire quello che ha caratterizzato le nostre vite fino a qualche mese fa. Del resto, la storia e le vicende umane ci insegnano che al termine di qualunque evento catastrofico è necessario molto tempo per rimediare alle conseguenze, tuttavia – anche questo ci insegna la storia – potrebbe in realtà rappresentare un'opportunità per progredire e migliorare.


 

 In questo momento – mentre sto scrivendo queste parole – in Italia si stanno adottando e definendo le misure che definiscono la cosiddetta “fase 2” e che dovrebbe garantire una progressiva, sebbene cauta, ripresa delle attività produttive e sociali. Anche il mondo del vino tenta di ripartire, guardando al futuro immediato che sta prendendo vita nei vigneti, cercando di capire come dovrà essere la vendemmia 2020. La ripartenza riceverà evidentemente un concreto aiuto dalla concomitante riapertura di bar e ristoranti, sebbene con pesantissime imposizioni sia nel potenziale numero di clienti da accogliere, sia negli ingenti investimenti economici sostenuti per garantire la sicurezza. A tale proposito, si deve infatti osservare che – proprio a causa delle misure di sicurezza che gli esercizi pubblici devono adottare – molti ristoranti e bar hanno deciso di non riaprire poiché i costi necessari per l'adeguamento non giustificano il potenziale profitto.

 La riapertura dei ristoranti, anche se in modo limitato e ridotto, può contribuire in parte alla ripresa del mercato enologico. Fino a poco tempo fa, infatti, ai ristoranti era consentita solamente l'attività di consegna a domicilio e l'asporto. In queste due attività, sebbene garantiscano ai ristoranti un profitto, per così dire, di sofferta sopravvivenza, era piuttosto improbabile che la vendita includesse anche il vino. Con la riapertura dei ristoranti, invece, è molto probabile che nell'ordine del tavolo sia incluso anche il vino. Non sarà certamente questo a ridare il necessario slancio alla ripresa del mercato enologico, ma – non c'è dubbio – è decisamente meglio di niente. Anche se non si verificherà un assalto ai ristoranti, è comunque un buon segnale e, di questi tempi, le buone notizie fanno decisamente piacere. Sì, certo, non sarà come eravamo soliti frequentare i ristoranti qualche mese fa: le misure preventive e di sicurezza imposte al settore della ristorazione non incoraggiano la socialità tipica del convivio, tuttavia, in questo momento, è indispensabile dare la massima priorità alla prevenzione e alla salute delle persone.

 Si tratta, in ogni caso, di una situazione provvisoria e di “transizione”, nella speranza che – presto – le condizioni possano permettere uno stile di vita più “umano”. Comunque sia, è un passo in avanti e che certamente porterà benefici sia al settore della ristorazione sia a quello del vino, nonostante – in questo momento   sia difficile fare qualunque stima o previsione. Come sarà il futuro del mercato del vino? Più precisamente: come sarà il futuro mondo del vino in senso generale? Una domanda alla quale, inevitabilmente, è necessario rispondere in tempi brevi poiché fra pochi mesi si darà inizio alla vendemmia. A tale proposito, possiamo già prevedere l'annata 2020 non sarà abbondante come quelle precedenti. Si presuppone, infatti, che nei vigneti italiani – non da meno, in quelli europei – si farà ampio uso della cosiddetta “vendemmia verde”, con lo scopo di limitare la produzione. Questa pratica, infatti, consiste nell'eliminazione di parte dei grappoli con la conseguente riduzione delle rese del vigneto.

 Si deve considerare, infatti, che tutte le cantine stanno affrontando il non semplice problema dell'invenduto e pensare di produrre nuovo vino senza avere venduto quello dell'annata precedente, complica ulteriormente la situazione. Le misure preventive e il conseguente blocco delle attività produttive si è infatti verificato proprio quando le cantine erano pronte per la commercializzazione dei vini dell'annata 2019. Tutto questo ha innegabilmente posto le cantine in una condizione estremamente critica in termini economici e logistici. La situazione è così complessa e, per certi aspetti, indeterminabile, che sono in molti a sostenere l'idea di un cambiamento radicale delle modalità commerciali e di mercato. Un cambiamento che riguarderà anche molti altri settori produttivi e, fra questi, il vino. Non è semplice, in questo momento, capire esattamente come tutto questo cambierà – ammesso che cambi – poiché l'intera situazione sociosanitaria è ancora piuttosto incerta e fragile.

 Con il cambiamento delle modalità commerciali del vino, cambierà probabilmente anche la sua comunicazione e promozione: forse saremo costretti a un adattamento e a ideare nuove forme comunicative. Si tratta di supposizioni, ovviamente, e – chissà – in un futuro non molto lontano le cose torneranno come prima o forse le nuove misure adottate in questo periodo si uniranno a quelle canoniche. Un segnale evidente di come il commercio del vino sta cambiando lo abbiamo comunque già notato. Non si tratta di una vera e propria novità, piuttosto, di un maggiore uso, imposto dalla condizione attuale, e che per certi aspetti ha garantito una sopravvivenza minimale al vino: il commercio elettronico. Le persone, costrette a restare in casa, per fortuna, non hanno rinunciato a un calice di vino e, a quanto pare, le vendite attraverso internet hanno registrato un incremento importante. Potrebbe diventare il modo principale di acquistare il vino dei prossimi mesi, o forse anni, certamente una possibilità commerciale che si consoliderà ulteriormente tanto da diventare consuetudine e non solo per gli appassionati. Difficile, adesso, fare qualunque previsione poiché anche il presente sembra essere piuttosto incerto. Possiamo comunque fare tutti qualcosa – adesso – per il vino e per quell'importante settore commerciale che da sempre lo vende. Andiamo al ristorante, possibilmente in buona compagnia, e godiamoci – per quanto possibile – quel piacere al quale abbiamo rinunciato per troppo tempo. Ordiniamo anche una buona bottiglia di vino e in alto i calici: un brindisi, di buon auspicio, ce lo meritiamo davvero tutti.

Antonello Biancalana



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