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La Rivincita dei Bianchi e dei Rosati


 Ci risiamo. Da quando ho iniziato a occuparmi di vino – all'inizio degli anni 1990 – ciclicamente il mercato “premia” uno stile di vino rispetto agli altri, conquistando i favori dei consumatori. Quando accade, le cantine sono costrette a modificare e adattare la produzione così da soddisfare la moda del momento, cercando quindi di rimanere nel mercato. Quando ho iniziato a occuparmi di vino, lo stile che godeva il massimo favore dei consumatori era il bianco e, in modo particolare, quelli prodotti con il Pinot Grigio, soprattutto dei territori nord-orientali italiani. A contendere il mercato di questi Pinot Grigio, c'era un vino bianco della Toscana, in particolare della zona del Chianti Classico, creato appositamente per le esigenze di mercato di quegli anni e recuperando le eccedenze delle uve bianche. Questo vino si guadagnò gli onori delle tavole degli anni 1980 e gran parte del decennio successivo, affermandosi con un nome che certamente molti ricordano ancora: Galestro.


 

 A quei tempi i vini bianchi erano fedeli e coerenti a questo aggettivo cromatico: a guardarli nel calice risultavano molto più pallidi del giallo verdolino, in genere considerato la tonalità più chiara per i questi vini. Si arrivò addirittura a introdurre il descrittore “bianco carta”, tanto erano “bianchi”, con lo specifico scopo di descrivere questi vini così tanto di moda. Inoltre, nelle carte dei ristoranti e delle pizzerie, oltre a questi vini, si trovavano immancabilmente anche certe bottiglie accattivanti di bianchi e rosati provenienti dal Portogallo, oltre a una discreta scelta di vini frizzanti, che si distinguevano per le loro slanciate bottiglie renane. Quando si andava in pizzeria con gli amici, se si decideva di accompagnare la pizza con il vino, nella maggioranza dei casi, a essere versate nei bicchieri era una di queste bottiglie. Lo stesso accadeva, non di rado, anche al ristorante. I vini bianchi erano decisamente sulla cresta dell'onda – anzi, per la precisione, quei vini bianchi – e rappresentavano l'inequivocabile segno degli “intenditori alla moda”.

 La moda, appunto. Il vino, come qualunque altro “prodotto” – in senso ampio e generale – non si sottrae evidentemente a questo genere di fenomeni. Le mode vanno e vengono, comprese quelle che riguardano i vini. Quella consuetudine nel consumo di vino bianco, che sembrava inarrestabile, giunse inevitabilmente alla fine e fu sostituita dall'interesse per i vini rossi, soprattutto, quelli “barriccati”. Era arrivata la nuova moda e il consumo dei vini bianchi registrò un notevole calo: ovunque i calici erano colorati di rosso e il profumo dominante dei vini importanti era “la barrique”. Poi tornarono di nuovo i bianchi. Quindi arrivò il turno dei rossi robusti tanto da potere essere quasi masticati. Poi le bollicine, di nuovo i bianchi passati in legno, poi i rossi leggeri e immediati, quindi i rosati, poi tutto si ripete e si ripeterà. Oggi, a quanto pare, il favore dei consumatori è di nuovo verso i vini bianchi ai quali si affiancano i rosati. I rossi scendono dal podio e arretrano, registrando un netto calo nelle vendite.

 Questa volta, però, l'arretramento dei vini rossi nelle preferenze dei consumatori sembra essere significativo oltre che clamoroso. In accordo ai dati diffusi dall'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), i vini bianchi e rosati costituiscono attualmente più della metà dei consumi a livello mondiale. Un cambiamento e una progressione che registra, addirittura, un aumento negli Stati Uniti d'America pari al 65% nel periodo dal 2000 al 2021 e relativamente ai soli vini bianchi. Questa tendenza – in accordo a quanto diffuso dall'OIV – si registra, in termini generali, in ogni paese del mondo, soprattutto negli ultimi anni. Il prestigio dei vini rossi cosiddetti importanti – vale a dire, quelli robusti e particolarmente maturati in botte – sembra calare un po' ovunque e le richieste di mercato, compresa la preferenza di consumo, è in costante diminuzione. Le previsioni, inoltre, sembrerebbero suggerire che questo calo potrebbe addirittura aumentare nei prossimi anni.

 Tutti pazzi per i bianchi, rosati e le bollicine, a quanto pare. Forse – così si pensa – l'attuale preferenza dei consumatori verso i vini bianchi e gli spumanti, compresi i rosati, sia prevalentemente dovuta al loro volume alcolico, generalmente inferiore ai rossi. Oltre a questo, personalmente aggiungerei anche il fattore “moda”, come tante altre volte è accaduto, probabilmente favorito dal generale orientamento dei consumatori nel preferire vini più immediati e diretti, semplici e profumati, da bere in modo spensierato. In questo senso, i cosiddetti vini da “pronta beva”, bianchi, rosati e spumanti Charmat in particolare, sono capaci di soddisfare questa richiesta molto più facilmente di qualunque vino rosso. I dati, evidentemente, parlano chiaro: nel 2021 il 43% dei vini consumati in tutto il mondo erano bianchi, mentre i rossi sono scesi al 47%. In questo senso, è significativo il dato della Francia, dove il consumo dei vini rossi è addirittura diminuito del 15%, mentre i bianchi sono cresciuti del 10% e i rosati del 17%. A tale proposito, si ricorda certamente quanto è accaduto di recente in Francia, in particolare a Bordeaux, con l'autorizzazione all'espianto di vigneti di uve a bacca rossa proprio a causa della minore richiesta di questo stile di vino.

 Significativa, inoltre, la progressione dei vini spumanti in Germania, Regno Unito e Stati Uniti d'America, dove stanno conquistando quote di mercato sempre più importanti e – per certi aspetti – compensano la generale diminuzione dei consumi nei principali paesi vitivinicoli europei. Gli unici paesi nei quali i vini rossi registrano un interesse crescente sono Cina, Germania e Stati Uniti d'America, nonostante in quest'ultimo paese si registri il più alto consumo di vino bianco nel mondo, con un aumento del 65% negli ultimi venti anni. Il consumo dei vini bianchi, inoltre, sta registrando significativi aumenti anche in Australia e Russia, oltre che nel Regno Unito, nel quale si registra anche un netto aumento dei consumi dei rosati. Per quanto riguarda l'Italia, negli ultimi venti anni il consumo dei vini bianchi è aumentato del 10%, i rosati del 15,4%, mentre i vini rossi scendono del 30,6%. La conseguenza più diretta è, per forza di cose, l'adattamento della produzione, adesso a favore dei bianchi, rosati e spumanti, sacrificando i vini rossi.

 Le statistiche relative al consumo di vino rosso nel 2021, pongono al primo posto gli Stati Uniti d'America. Per quanto riguarda i vini rossi, infatti, il consumo in questo paese ha registrato ben 11,5 milioni di ettolitri, seguito da Cina (9,8), Germania (9,6) quindi Francia (9,1), Italia (9) a seguire Russia (5,9), Argentina (5,8), Spagna (5,6), Regno Unito (5,4), Brasile (2,9) e Portogallo (2,7). Gli Stati Uniti d'America sono risultati primi nel 2021 anche nel consumo dei vini bianchi, con 18,3 milioni di ettolitri, seguito da Italia (14,2), Germania (8,4), Francia (6,6), Regno Unito (4,2), Spagna (4,2), Australia (3), Romania (2,4) e Argentina (2,2). Questi dati fanno certamente riflettere: non solo il maggiore consumo di vino si verifica in un paese non europeo, ma soprattutto che negli storici paesi del vecchio continente sta diminuendo sia il consumo sia la produzione. Molti attribuiscono questo cambiamento alle recenti campagne dell'Unione Europea in favore della diminuzione dei consumi di alcol, altri alle sanzioni e restrizioni in merito al tasso alcolemico massimo ammesso per la guida di veicoli. Forse, più semplicemente, si tratta dell'ennesima moda sul consumo dei vini che, praticamente da sempre, vede uno stile prevalere sugli altri?

Antonello Biancalana



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