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  Editoriale Numero 25, Dicembre 2004   
Invecchiare o Non Invecchiare i Vini?Invecchiare o Non Invecchiare i Vini? La Posta dei LettoriLa Posta dei Lettori  Sommario 
Numero 24, Novembre 2004 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 26, Gennaio 2005

Invecchiare o Non Invecchiare i Vini?


 Fra le tante lettere che riceviamo, sono molti i lettori che ci chiedono consigli e opinioni relativamente alla longevità dei vini in loro possesso. A quanto pare, i nostri lettori, oltre ad essere sinceri appassionati della bevanda di Bacco e sempre attenti al buon bere, conservano in casa diverse bottiglie di vini. Molti di loro hanno acquistato queste bottiglie sia per l'eccezionalità dell'annata sia per la buona occasione offerta dalla circostanza. Altri invece hanno ricevuto in regalo bottiglie preziose e pregiate e non mancano nemmeno i casi in cui si tratti di vini ricevuti in eredità o tramandati da parenti, o semplicemente “patrimoni” familiari. Molti di loro si interrogano sulle condizioni della bottiglia che hanno sempre visto nella mensola della cucina sin da quando erano piccoli e che spesso sono tentati di aprire, attratti dalla curiosità e dalla speranza che il vino sia ancora buono.

 Sembra inoltre che molti di questi vini siano stati acquistati in occasione di eventi speciali, come per esempio la nascita di un figlio o per celebrare un matrimonio, confidando sempre di aprire la bottiglia molti anni più tardi per festeggiare l'anniversario. comunque comprensibile che a quelle bottiglie si riconoscano anche elevati valori affettivi e che ricordano appunto una determinata circostanza, un determinato evento, un momento felice della vita. Per questo motivo spesso si rimanda l'apertura della bottiglia “speciale” proprio per il ricordo che questa rappresenta, tuttavia è anche forte il timore che quel vino, con il passare degli anni, perda le sue migliori qualità e pertanto non sia più bevibile. Il timore che quella bottiglia, dopo anni trascorsi all'interno di una casa, forse conservata in modo non proprio ottimale, fa ritenere che siano oramai passati troppi anni e che probabilmente non vale nemmeno più la pena di aprirla.


 

 Se è vero che non tutti dispongono di locali adatti per la conservazione dei vini, soprattutto coloro che vivono in appartamenti di condomini, è anche vero che spesso si trascurano anche le più elementari precauzioni per una buona conservazione. Spesso dimenticate in qualche mensola, esposte alla luce e ai forti odori della cucina, oppure nascoste in mezzo a tante altre bottiglie in qualche mobile della casa, il più delle volte lasciate in posizione verticale, queste bottiglie non hanno certamente molte possibilità di resistere a lungo. La conservazione di una bottiglia di vino presuppone la disponibilità di condizioni di temperatura, luce e umidità adatte, talvolta nemmeno le migliori condizioni assicurano longevità al vino, almeno non a tutti. Ovviamente la mancanza di questi presupposti non fanno altro che diminuire drasticamente le speranze per un buon affinamento del vino in bottiglia.

 L'affinamento del vino in bottiglia - spesso definito con il termine generico invecchiamento - non è determinato solamente dalle condizioni di conservazione. Incidono fortemente anche l'annata, il tipo di uva, la zona di produzione e, non meno importante, il modo in cui quel vino è stato prodotto. I vini bianchi, a parte qualche rara eccezione, perdono dopo due anni dalla vendemmia le loro migliori qualità e lo stesso vale per i rosati. Anche la conservabilità degli spumanti è piuttosto ridotta: dopo la sboccatura inizia il loro inesorabile declino e dopo due o tre anni le loro qualità di freschezza sono seriamente compromesse in favore di una complessità non sempre apprezzata da tutti. Esiste una generale convinzione che i vini rossi siano comunque e sempre adatti a lunghi tempi di maturazione in bottiglia: in realtà per la maggioranza dei vini in commercio è preferibile il consumo entro due o tre anni dalla vendemmia. Grazie all'alta percentuale di zucchero o di alcol, i vini dolci e fortificati sono quelli che resistono meglio alle insidie della cattiva conservazione, tuttavia in mancanza di buoni presupposti è comunque bene non esagerare.

 In altre parole, il celebre proverbio Italiano che recita “il vino più invecchia e più è buono” non è sempre vero e comunque non è valido per ogni vino. I vini adatti a lunghi tempi di affinamento in bottiglia devono essere prodotti con questo specifico scopo, a patto che siano comunque conservati in luoghi capaci di offrire condizioni ottimali. Quando si decide di conservare una bottiglia in casa, cioè in un luogo che raramente può offrire condizioni ideali, è bene ricordarsi che tempi superiori ai tre anni rappresentano sempre un rischio. Ovviamente non stiamo cercando di scoraggiare i nostri lettori sconsigliandoli alla conservazione casalinga di qualunque vino. In realtà stiamo solamente cercando di ricordare che la conservazione del vino è regolata da condizioni specifiche e che non sempre sono possibili da attuare nelle proprie abitazioni.

 Ad eccezione di comprensibili motivi di natura sentimentale e affettiva per quelle bottiglie che si conservano in casa, spesso si tende a rimandare l'apertura proprio per il timore che non sia ancora arrivata un'occasione sufficientemente importante. Si continuerà quindi a rimandare l'apertura di quella bottiglia convinti che il tempo renderà comunque il vino migliore. Il più delle volte, quando finalmente si decide di aprire quella bottiglia, la delusione è il sentimento più frequente. La magia di un momento speciale atteso per anni è spazzato via da un vino che semplicemente non è più in buone condizioni a causa sia di una cattiva conservazione, sia perché non era adatto all'invecchiamento. A meno che non si possiede una cantina adatta all'affinamento dei vini - o al loro invecchiamento, se preferite chiamarlo così - il consiglio che vi diamo è quello di riflettere prima di decidere di conservare un vino. Se non si possiede una cantina, il migliore consiglio che possiamo darvi è quello di aprire la bottiglia quando è nella sua migliore condizione di apprezzabilità e prima che si trasformi in una delusione. Insomma, come insegnavano i Latini, “carpe diem”!

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione oppure utilizzare l'apposito modulo disponibile nel nostro sito.

 

Mi piacciono i vini bianchi e spesso invito i miei amici per un barbecue. Ogni volta che offro dei vini bianchi tutti mi dicono che con il barbecue sarebbero più adatti i vini rossi. un errore offrire vini bianchi in queste occasioni?
Keith Carey -- Mendocino, California (USA)
Nonostante esistano diverse teorie sull'abbinamento del cibo con il vino, spesso basate su principi di natura chimica e sensoriale, è bene ricordare che queste teorie non possono essere sostituite in nessun caso al gusto personale. L'abbinamento enogastronomico - il cui scopo è quello di confrontarsi con i sensi delle persone e di gratificarli - non deve comunque essere visto come una regola indiscutibile. Si deve inoltre ricordare che spesso l'abbinamento è determinato da principi tradizionali e culturali che, all'apparenza, non hanno nulla di scientifico. Basti pensare al celebre motto “il pesce va con il vino bianco” per comprendere che alla fine i luoghi comuni, anche dettati dalle tradizioni, siano considerati alla stregua di indiscutibili regole. Allo stesso modo, si ritiene che la carne debba essere obbligatoriamente abbinata al vino rosso. In realtà nessuna di queste due regole è assoluta, poiché è palese che il pesce può essere abbinato ottimamente con i vini rossi, così come la carne può essere abbinata al vino bianco. Anche in questo caso il problema riguarda i luoghi comuni: i vini rossi sono sempre e comunque considerati robusti - quindi adatti ad un cibo robusto come la carne - e i vini bianchi delicati. Questo può essere vero solo in termini generali poiché esistono vini rossi molto delicati e vini bianchi piuttosto robusti. Non riteniamo quindi che sia un errore offrire vini bianchi con il barbecue: se il vino è ben scelto in funzione del modo in cui viene preparata la carne, anche i vini bianchi rappresentano una buona scelta. Allo stesso modo non tutti i vini rossi sono adatti al barbecue, poiché, nel caso in cui siano troppo robusti, potrebbero coprire le qualità organolettiche del cibo, oppure risultare inefficaci nel caso in cui non siano sufficientemente corposi. Lo stesso si può dire per qualunque tipo di vino e per qualunque altro cibo.



Spesso nella vostra rivista parlate delle differenze fra gli spumanti metodo classico e Charmat, e da quello che leggo, mi sembra che secondo la vostra opinione gli spumanti metodo classico siano migliori. Ho bevuto alcuni spumanti Charmat e li ho trovati ottimi, talvolta anche migliori di tanti spumanti metodo classico. Come lo spiegate?
Delaney Figgins -- New York (USA)
La qualità di un vino è determinata da una serie di fattori e la tecnica di produzione è uno di questi. Lo stesso è vero anche per gli spumanti. L'adozione di una tecnica specifica - metodo classico o metodo Charmat - non garantisce da sola un risultato di alta qualità nel caso in cui altri fattori siano stati trascurati. La zona, l'uva, il clima, l'andamento meteorologico dell'annata, l'intervento dell'uomo e la tecnica di produzione, sono tutti elementi che contribuiscono alla qualità di un vino. Non tutte le uve sono adatte per la produzione di spumante e, in modo particolare, non tutte le uve sono adatte alla tecnica del metodo classico. Ci sono uve che riescono a produrre ottimi spumanti metodo Charmat e mediocri spumanti metodo classico e viceversa, pertanto l'adozione del metodo classico non significa necessariamente produrre uno spumante migliore. comunque innegabile che i risultati ottenuti con il metodo classico siano superiori, per esempio, nella qualità del perlage e nella complessità degli aromi. Per contro, gli spumanti prodotti con il metodo Charmat conservano una freschezza aromatica superiore. L'impiego di determinate tecniche - così come di determinate uve - non garantisce un vino di qualità elevata: contribuisce ad ottenere questo risultato e rappresenta uno dei tanti fattori la cui efficacia è determinata dal suo uso. Ecco perché esistono spumanti metodo classico eccellenti e spumanti metodo classico mediocri. Le stesse considerazioni valgono anche per gli spumanti metodo Charmat e per qualunque altro tipo di vino.



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