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Toscana

Chianti, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano: tre grandi vini rossi che hanno reso celebre la Toscana in tutto il mondo, una delle regioni simbolo dell'enologia italiana

 Fra le prime regioni alle quali si pensa quando si parla del vino italiano, la Toscana è certamente una delle prime. Famosa principalmente per i vini rossi prodotti con uve Sangiovese - fra questi Chianti, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano - la Toscana si fa ben apprezzare anche per i vini rossi prodotti con le principali uve “internazionali”, come Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero. Nonostante siano meno celebri, in Toscana si producono anche alcuni interessanti vini bianchi, ed esattamente come per i vini rossi, la produzione riguarda sia uve autoctone - come nel caso della Vernaccia di San Gimignano - sia uve internazionali, in particolare Chardonnay. La Toscana è inoltre conosciuta per la produzione del Vin Santo, certamente non l'unica regione d'Italia dove si produce questo particolare vino dolce con uve passite, ma certamente fra le regioni più rappresentative.

 Le origini dell'enologia in Toscana risalgono ai tempi degli etruschi, l'antico e affascinante popolo che si stabilì in Italia centrale, le cui origini sono ancora oggi per molti aspetti poco chiare. Nonostante alcuni antichi autori abbiano citato i vini prodotti dagli etruschi, nessuno di questi era considerato di elevata qualità al pari di altri celebri vini di quei tempi, come per esempio il Falerno. Questo conferma il ruolo marginale del vino nella cultura degli etruschi, un ruolo che diveniva tuttavia importante negli aspetti commerciali. Il ritrovamento di anfore etrusche risalenti al VII secolo avanti Cristo, addirittura in territori molto distanti dall'antica Etruria, come il sud della Francia, dimostrano che gli etruschi si occupavano del vino come merce di scambio per i loro commerci con altri popoli, pur non essendo né grandi consumatori né eccellenti produttori di vino. Forse è anche per la poca importanza che gli etruschi davano al vino nella loro cultura - e quindi al modo di produrlo - se non si troveranno citazioni sul vino toscano di qualità per molti secoli a venire.


Le aree vinicole principali della Toscana
Le aree vinicole principali della Toscana

 Dei vini della Toscana si inizia a scrivere diffusamente solo in epoca medioevale, non per motivi legati alla qualità, ma piuttosto per il prestigio che la regione - in particolare le città di Firenze e Siena - avevano acquisito sul piano politico e commerciale. Il vino era diventato quindi un elemento strategico per il commercio, ed è grazie a questo se oggi esistono ancora citazioni sul vino Toscano per opera di mercanti. Si hanno notizie certe sul commercio del vino in Toscana a partire dal 1079, quando il vino della regione era principalmente venduto e commercializzato al Mercato Vecchio di Firenze. Il commercio del vino assunse presto un'importanza strategica, tanto da arrivare, nel 1282, alla fondazione della corporazione dell'Arte dei Vinattieri. Fu un periodo durante il quale la viticoltura e la produzione di vino conobbero un fiorente sviluppo, pur non registrando particolari sviluppi nella qualità. Nel 1385 Giovanni di Piero Antinori entra a fare parte della corporazione dell'Arte dei Vinattieri, dando inizio a una delle più antiche dinastie ancora in attività e dedita alla produzione del vino, una continua e importante storia lunga 26 generazioni che ancora oggi svolge un ruolo primario nell'enologia della Toscana e d'Italia.

 Nel 1398 che si parlerà per la prima volta del vino Chianti, tuttavia è curioso notare che la citazione era riferita al vino bianco e non a quello rosso, cioè al tipo di vino che oggi contraddistingue la celebre e storica zona della Toscana. La zona del Chianti è definita per la prima volta in un documento della seconda metà del XII secolo, dove si identificano le colline fra Baliaccia e Monte Luco come Monti del Chianti. Il termine Chianti - probabilmente dal nome etrusco Clante - fu successivamente aggiunto ai nomi delle località Castellina, Radda e Gaiole, le quali formarono la “Lega del Chianti”, sotto la giurisdizione di Firenze. In occasione della definizione del suo statuto, la Lega del Chianti scelse come proprio emblema il celebre “gallo nero su sfondo oro”, ancora oggi utilizzato per contraddistinguere i vini del Chianti Classico. Nell'area del Chianti il vino ha avuto sempre un ruolo di primaria e strategica importanza commerciale. Molti sono infatti gli editti e le leggi appositamente emanate per la tutela dei vigneti, le tecniche di coltivazione della vite e di produzione dei vini proprio con lo scopo di garantire la qualità e quindi la commerciabilità.


 

 Il Chianti vanta inoltre un importante primato storico mondiale, quello di essere stata la prima zona vinicola delimitata e definita per legge. Nel 1716 il Granduca Cosimo III, con un apposito bando, delimita infatti i confini della zona di produzione vinicola del vino Chianti «Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre Terzi, cioè Radda, Gaiole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena». A quei tempi il colore del vino nel Chianti era cambiato già da molto tempo, e l'antica testimonianza dei vini bianchi riportata nel documento del 1398 è oramai sostituita dal vino rosso detto “Vermihlio” (Vermiglio). A parlare delle uve utilizzate a quei tempi per la produzione del Chianti è Cosimo Villifranchi, il quale nel 1773 scrive che questo vino era prevalentemente prodotto con Canaiolo Nero al quale si aggiungeva una piccola quantità di Sangiovese, Mammolo e Marzemino. curioso notare che Cosimo Villifranchi citò anche l'uso delle uve bianche Trebbiano e San Colombano. Nel 1872 il celebre Barone Bettino Ricasoli, dopo decenni trascorsi a sperimentare la produzione del Chianti, formulò la sua celebre ricetta ancora oggi utilizzata da molti produttori.

 Il Barone Bettino Ricasoli suggerì di usare prevalentemente l'uva Sangiovese, in modo da conferire al Chianti vigore e aromi, con l'aggiunta di Canaiolo Nero, così da ammorbidire l'acidità e l'astringenza del Sangiovese. Suggerì inoltre l'utilizzo della Malvasia Bianca solamente nei vini da consumare giovani e ne scoraggiava invece l'uso per i vini da invecchiamento. Il Barone Bettino Ricasoli non parlò quindi del Trebbiano Toscano, erroneamente considerato parte della sua “ricetta”. L'introduzione del Trebbiano - che insieme alla Malvasia Bianca arriva anche al 30% - è probabilmente dettata dall'abitudine dei produttori di quei tempi che avevano come scopo la produzione di ingenti quantità di vino e che poteva maturare in fretta e quindi venduto prima. Verso gli anni 1960, per contrastare la decadente immagine dei vini del Chianti, alcuni produttori - primo fra tutti il Marchese Mario Incisa della Rocchetta - decisero di dare un nuovo slancio all'enologia toscana creando vini di corpo basati sul modello “internazionale”, prodotti con uve di origine francese e maturazione in barrique. Questi vini, che inizialmente vennero classificati come vini da tavola, presero presto il nome di Supertuscans e anche altri produttori iniziarono a produrli, affiancando ai celebri Cabernet Sauvignon e Merlot, il locale Sangiovese: una combinazione oggi frequente in numerosi vini della Toscana.

 

Classificazione della Toscana

 Esattamente come tutte le altre regioni d'Italia, la Toscana è classificata in accordo al sistema di qualità in vigore nel paese e che prevede, dal livello più basso a quello più alto, Vini da Tavola, Indicazione Geografica Tipica (IGT), Denominazione d'Origine Controllata (DOC) e Denominazione d'Origine Controllata e Garantita (DOCG). Nonostante in Toscana siano definite molte aree DOC e DOCG, di particolare interesse sono i vini classificati come IGT, categoria alla quale appartengono la maggioranza dei cosiddetti Supertuscans, vini di particolare corpo e prodotti secondo il modello “internazionale”. In Toscana sono definite 6 aree DOCG e precisamente: Brunello di Montalcino, Carmignano, Chianti, Chianti Classico, Vernaccia di San Gimignano e Vino Nobile di Montepulciano. Le DOC definite in Toscana sono 35: Ansonica Costa dell'Argentario, Barco Reale di Carmignano, Bianco della Valdinievole, Bianco dell'Empolese, Bianco di Pitigliano, Bianco Pisano di San Torpé, Bolgheri, Candia dei Colli Apuani, Capalbio, Colli dell'Etruria Centrale, Colli di Luni, Colline Lucchesi, Cortona, Elba, Montecarlo, Montecucco, Monteregio di Massa Marittima, Montescudaio, Morellino di Scansano, Moscadello di Montalcino, Orcia, Parrina, Pietraviva, Pomino, Rosso di Montalcino, Rosso di Montepulciano, San Gimignano, Sant'Antimo, Sovana, Val d'Arbia, Valdichiana, Val di Cornia, Vin Santo del Chianti, Vin Santo del Chianti Classico e Vin Santo di Montepulciano.

 

Aree di Produzione

 La produzione di vino in Toscana riguarda l'intero territorio, da nord fino a sud, il susseguirsi di colline ha come fattore comune il vigneto. In questa regione si producono prevalentemente vini rossi con uva Sangiovese, presente ovunque in Toscana e utilizzata da sola oppure insieme ad altre uve, anche internazionali. L'uva bianca più diffusa in Toscana è il Trebbiano Toscano seguito dalla Malvasia Bianca, presenti in molti vini bianchi della regione e, come detta la tradizione, in molti Chianti. Altra uva bianca molto diffusa in Toscana è lo Chardonnay, con la quale si producono vini bianchi secondo il modello internazionale al quale si aggiunge sovente la barrique. La diffusione e la notorietà dei cosiddetti Supertuscans ha introdotto in Toscana molte uve rosse “internazionali” - di cui le principali sono il Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero e Syrah - alle quali si aggiunge il Sangiovese, tanto per conservare un “tocco” di tradizione toscana. La diffusione di queste uve in Toscana è stata tale che oggi molte di queste sono previste nei disciplinari di produzione di molti vini DOC, compreso il tradizionale Chianti, nel quale si usano sempre più spesso, oltre al Sangiovese, anche il Cabernet Sauvignon e il Merlot.

 

Brunello di Montalcino

 Uno dei vini più celebri della Toscana, praticamente conosciuto da ogni appassionato e che anche chi non si interessa di vino ne ha sentito parlare almeno una volta, è certamente il Brunello di Montalcino. Il vino prende il nome dall'uva con la quale è prodotto - il Brunello - nome con il quale si chiama a Montalcino l'uva Sangiovese Grosso. I vini di Montalcino - che si trova a sud di Siena - devono la loro notorietà a un personaggio oramai entrato nella storia dell'enologia toscana e italiana: Ferruccio Biondi Santi. L'uva Brunello, tradizionalmente presente in Montalcino, grazie alle intuizioni di Ferruccio Biondi Santi, unitamente all'esperienza di suo nonno Clemente Santi, si trasformò in un vino che presto fece parlare di sé ovunque nel mondo. Era il 1888: la storia del Brunello di Montalcino era appena iniziata. Questo celebre vino, riconosciuto dal sistema di qualità italiano come DOCG, è prodotto unicamente con Sangiovese Grosso - localmente detto Brunello - e può essere immesso al consumo solo dopo 5 anni dalla vendemmia (6 per la riserva), con un periodo minimo di maturazione in botte di due anni.

 

Chianti Classico e Chianti

 Il Chianti è un altro di quei nomi - e di quei vini - che hanno reso celebre la Toscana nel mondo. In accordo al sistema di qualità in vigore in Italia - che riconosce a tutte le denominazioni Chianti la classe DOCG - i celebri vini di queste aree si suddividono in diverse denominazioni, tutte diverse fra loro sotto ogni aspetto. Il Chianti Classico - cioè la zona di produzione più antica e tradizionale - si produce nel territorio classico che va da sud di Firenze fino a nord di Siena, ed è da questa area che provengono i Chianti più celebri. L'area di produzione Chianti - che prevede anche la generica denominazione “Chianti” - comprende sette zone e precisamente: Colli Aretini, Colli Senesi, Colli Fiorentini, Colline Pisane, Rufina, Montalbano e Montespertoli. In accordo al disciplinare, i Chianti sono prodotti prevalentemente con Sangiovese e Canaiolo Nero, una piccola parte di Malvasia Bianca e Trebbiano Toscano, oltre ad altre uve previste dal disciplinare, solitamente Cabernet Sauvignon e Merlot. Nonostante l'invasione delle uve “internazionali” nel Chianti assuma progressivamente un ruolo determinante, va tuttavia osservato che sono ancora molti i produttori che preferiscono usare esclusivamente le uve tradizionali del Chianti.

 

Vino Nobile di Montepulciano

 Delle sei aree DOCG della Toscana in provincia di Siena, quella del Vino Nobile di Montepulciano è certamente fra le più conosciute. Questo vino è prodotto prevalentemente con l'uva Prugnolo Gentile - nome con il quale a Montepulciano si chiama il Sangiovese Grosso - al quale si aggiunge il Canaiolo Nero e, in minore percentuale, il Mammolo e il Colorino, oltre alle altre uve permesse dal disciplinare di produzione. Il Vino Nobile di Montepulciano può essere immesso al commercio dopo almeno due anni di maturazione in cantina. Vino robusto e complesso, il Nobile di Montepulciano può essere affinato per molti anni, sviluppando con il tempo qualità molto complesse e piacevoli. Vino dalle lunghe tradizioni, il Nobile di Montepulciano era noto già nel 1500 per la sua qualità, vino apprezzato e celebrato dalla nobiltà dell'epoca, fu anche ampiamente decantato da Sante Lancerio. Dopo un lungo periodo di decadenza, i primi tentativi di ripresa si registrarono dopo il 1900 e in particolare negli anni 1960, quando i produttori cominciarono a interessarsi nuovamente al Nobile piuttosto che al Chianti, un processo che porterà al completo risveglio nel 1980, quando il Vino Nobile di Montepulciano fu riconosciuto come DOCG.

 

Altri Vini della Toscana

 Parlare di tutte le aree vinicole della Toscana riconosciute dal sistema di qualità italiano, richiederebbe certamente un'esposizione più approfondita. Tuttavia è opportuno citare quelle aree e quei vini che in tempi recenti si stanno facendo notare al pubblico degli enoappassionati. In questo senso, di sicuro interesse sono le altre due DOCG della Toscana: Carmignano e la Vernaccia di San Gimignano. Carmignano, altra celebre zona vinicola che può vantare storia e tradizione e che si trova in provincia di Prato, produce esclusivamente vini rossi da uve Sangiovese, Canaiolo Nero, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La Vernaccia di San Gimignano - che si produce nel territorio della celebre città delle torri in provincia di Siena - è un pregevole vino bianco prodotto con l'omonima uva. Fra le aree DOC più interessanti, si ricorda il Morellino di Scansano, prodotto prevalentemente con uva Sangiovese, localmente detto Morellino. Il Morellino di Scansano è un vino rosso che da tempo è entrato a fare parte dei grandi di Toscana, grazie anche all'impegno dei produttori che hanno saputo dimostrare le enormi potenzialità del loro territorio e del loro vino.

 Fra i tanti vini, una menzione spetta certamente al Vin Santo che, nonostante sia un vino la cui tradizione è condivisa anche con altre regioni d'Italia, in Toscana è riconosciuto in alcune zone come DOC, come nel caso del Vin Santo del Chianti, Vin Santo del Chianti Classico e Vin Santo di Montepulciano. Il Vin Santo in Toscana è generalmente prodotto con le uve Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca, tuttavia esiste anche una versione prodotto con uva Sangiovese e che prende il nome di Occhio di Pernice. Fra le altre zone DOC della Toscana di sicuro interesse si ricordano: Bolgheri, Cortona, Orcia, Parrina, Pomino, Rosso di Montalcino, Rosso di Montepulciano, San Gimignano e Sant'Antimo. Una menzione speciale spetta infine alla grande famiglia dei cosiddetti Supertuscans, vini robusti e complessi prodotti in prevalenza con uve “internazionali” - in particolare Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero - alle quali si unisce spesso la locale uva Sangiovese. I vini Supertuscans appartengono generalmente alla categoria IGT (Indicazione Geografica Tipica), una classificazione nella quale è possibile trovare vini di grande interesse, non solo in Toscana.

 




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