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  Eventi Numero 232, Ottobre 2023   
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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Al Via la Vendemmia in Maremma Toscana


 
In Maremma Toscana la vendemmia sta iniziando in questi giorni con la raccolta delle uve destinate alle basi spumante e con le varietà precoci bianche – in alcune zone queste uve sono ormai completamente raccolte – con un ritardo di circa dieci giorni rispetto alla media. Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana ha fatto una prima indagine tra i soci: ottimismo sulla qualità anche se vi sarà sicuramente un calo nelle quantità.
«Non è semplice, ed è sicuramente prematuro, fare una stima della produzione – spiega Francesco Mazzei alla guida del Consorzio – mai come in questa vendemmia la cautela è d'obbligo considerata la difformità di situazioni esistenti in un territorio vasto come la Maremma dove l'incidenza delle precipitazioni primaverili e delle fitopatie non ha avuto ovunque gli stessi effetti. Nella generalità dei casi posso confermare che i viticoltori sono riusciti a gestire con accortezza lo stato fitosanitario del vigneto intervenendo al momento opportuno, si può ipotizzare un calo attorno al 10-15% ma la qualità delle uve sembra molto buona».
Dal punto di vista qualitativo, infatti, considerato lo scarto termico verificatosi tra fine luglio e i primi giorni di agosto e il quadro termico sostanzialmente mutato in questi giorni – con un forte abbassamento delle temperature (anche delle minime) che si prevede si protrarrà fino alla prima decade di settembre – non si può che essere ottimisti. Lo scarto termico e le buone condizioni meteo dei prossimi giorni favoriranno un grado ottimale di maturazione delle uve, di cui ne beneficeranno, le bianche, in particolare Vermentino e Ansonica e le uve rosse per le quali i tempi di raccolta, in questa vendemmia, si protrarranno fino a tutto il mese settembre e in alcune zone si arriverà senz'altro anche ad ottobre.
Il Consorzio ha anche rilevato che c'è un aumento delle giacenze di circa il 15% rispetto allo scorso anno sicuramente in buona parte riconducibile all'aumento della produzione rivendicata DOC Maremma Toscana 2022 (massimo storico) rispetto alla 2021 e a tutte quelle precedenti.

Vendemmia in Abruzzo: Previsto un Calo del 50% della Produzione

Una stagione vendemmiale di luci e ombre quella per il Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo, che sta affrontando le conseguenze degli sbalzi del clima di quest'anno. Nella regione è iniziata da pochi giorni la raccolta delle prime varietà d'uva, raccolta che sarà ricordata per la pesante incidenza della peronospora, che ha colpito principalmente l'infiorescenza, e della siccità, con una perdita media stimata intorno al 45-50%.
La zona più colpita è stata quella del teatino, che presenta la maggior densità vitata, dove le intense piogge dei mesi di maggio e giugno hanno messo a dura prova i viticoltori nella lotta fitosanitaria. Durante l'allegagione si è assistito poi a un deciso cambio di rotta dal punto di vista climatico, con temperature sopra le medie stagionali, che hanno rallentato le maturazioni creando i presupposti per una vendemmia lunga e complessa.
La varietà bianca che si sta difendendo meglio è il pecorino, la cui vendemmia è iniziata solo da pochi giorni, mentre passerina, trebbiano e Montepulciano affrontano un calo più significativo.
«Sebbene le Aziende hanno lavorato per tutta la stagione con costanza e precisione nella prevenzione della peronospora, da una prima stima sulle uve precoci che si stanno raccogliendo in queste settimane stiamo osservando un danno superiore al 45% della produzione – spiega il Presidente del Comitato Tecnico del Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo Nicola Dragani, che però rassicura sul livello qualitativo del raccolto. «In alcune aree le condizioni pedoclimatiche e le altitudini hanno portato a una minore incidenza del patogeno e, combinate con un lavoro efficace in vigneto, hanno permesso di contenere le perdite in pianta».
Le zone più colpite risultano essere la Provincia di Chieti, con perdite che arrivano fino al 60%. Meglio nella zona di Pescara e delle Colline Teramane, dove comunque la perdita della produzione si attesta su una media del 30-40%, e nei vigneti in quota, dove la peronospora ha fatto sicuramente meno danni.

Iniziata la Vendemmia per la DOC e DOCG Montecucco

La stagione produttiva 2023 è stata caratterizzata da un andamento meteorologico particolarmente atipico per l'areale del Montecucco DOC e DOCG: piogge abbondanti fino a fine giungo e diverse ondate di forte caldo, soprattutto a metà agosto. «Una stagione variabile e sicuramente fuori dal comune che ha interessato a macchia di leopardo tutto il nostro territorio. Un grande merito va ai nostri produttori che, in un'annata di non facile gestione, porteranno comunque in cantina uva di ottima qualità. Soprattutto ora, in fase di vendemmia, sono impegnati a dividere i momenti di raccolta in più fasi, in base alle particolari esigenze dei vigneti o di singole parcelle», commenta Giovan Battista Basile, Presidente del Consorzio di Tutela. Rispetto alle quantità, a seconda della zona di produzione della DO amiatina – Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano – dell'esposizione e della maggiore o minore altitudine, le criticità e i cali di produzione sono stati più o meno contenuti. Settembre, infine, è iniziato molto bene con previsioni rassicuranti che riporteranno le temperature nella media stagionale garantendo buone escursioni termiche giorno/notte a favorire una perfetta maturazione fenolica e lo sviluppo del tipico spettro aromatico dei vini Montecucco.
«Purtroppo nelle ultime tre annate abbiamo osservato una generale contrazione di volumi di circa il 25% rispetto ad un'annata “regolare”» – chiude Giovan Battista – «gli effetti negativi del cambiamento climatico ed eventi atmosferici sempre più gravi ed estremi sono ormai all'ordine del giorno, ma siamo ancora in tempo a cambiare la rotta. Come associazioni di viticoltori dobbiamo far sentire la nostra voce e mantenere posizioni decise. La comunità internazionale deve ascoltarci e intervenire concretamente e con urgenza».
«Tra maggio e giugno è caduta moltissima acqua» racconta Giuliano Guerrini, storico agronomo dell'azienda ColleMassari, Poggi del Sasso (Cinigiano), e continua «abbiamo comunque fronteggiato bene un attacco anomalo di peronospora, un patogeno non comune nelle nostre zone e che abbiamo fatto fatica a contenere proprio perché le piogge continue in primavera impedivano gli interventi in vigna. A oggi prevediamo una flessione del 20%, ma sulla qualità delle uve, del Sangiovese in primis, nulla da dire, anche quest'anno è molto alta, coadiuvata da un meteo regolare iniziato dagli ultimi giorni di agosto, con precipitazioni e temperature nella norma e ottime escursioni termiche notturne».
Conferma questo trend stagionale anche Marco Innocenti di Peteglia, azienda di Montenero d'Orcia (Castel del Piano). «Nella nostra zona ha piovuto un po' di meno che a Poggi del Sasso, ad ogni modo da fine aprile a fine giugno abbiamo dovuto lavorare in una condizione di costante umidità. Il Vermentino ha sofferto di più rispetto al Sangiovese, che invece ha risposto molto meglio alla peronospora, assente dal 2014. I parametri di maturità dell'uva a oggi sono comunque eccezionali, se il mese di settembre continua così prevediamo di iniziare la raccolta in tempistiche “normali”, verso metà mese con il Vermentino e inizio ottobre per il Sangiovese – a ricordare le vendemmie degli anni '90 – con perdite, però, che arrivano fino al 30% per il vermentino coltivato in fondovalle».
Giacomo Tonini, responsabile tecnico di Tenuta L'Impostino a Civitella Paganico, ci parla di «una vendemmia di qualità molto buona. Bisognerà parcellizzare quanto più possibile la raccolta, facendo in diversi casi un doppio passaggio per alleggerire le piante dalle uve non perfettamente equilibrate e assicurare quindi una maturazione ottimale di quelle più promettenti. Oltre alle abbondanti piogge di inizio stagione – con singoli eventi molto intensi che fortunatamente non hanno rappresentato un danno oggettivo per la produzione e la fisiologia delle piante – e la peronospora che siamo riusciti contenere con grande sensibilità operativa, la problematica maggiore è stata l'ondata di calore di metà agosto, soprattutto nei vigneti posti su colline dominanti ed esposte. Questo andamento ci porta ad iniziare la vendemmia delle varietà più precoci come il Merlot già nei prossimi giorni. Rispetto alla vendemmia 2022 si prevede comunque un aumento produttivo compreso tra il 20% e il 30% e un eccellente profilo qualitativo».
Nella zona di Seggiano si è assistito ad un generale calo di produzione che, in alcuni casi estremi, arriva purtroppo fino al 50%, soprattutto per quanto concerne i vitigni internazionali; «nonostante le problematiche legate alla stagione, ci aspettiamo performance qualitative molto alte, soprattutto per il Sangiovese. Inizieremo la vendemmia intorno alla metà di settembre» chiude Silvio Mendini di Podere Montale.

Pinot Grigio delle Venezie: Giacenze in Calo e Imbottigliamenti al +10%

Continua il trend positivo per il Pinot grigio delle Venezie, che inizia il mese settembre con un +10% di prodotto messo in bottiglia, pari a +106.268 hl, per un totale di 1.174.900 hl da inizio anno. Seppur gli attuali volumi di imbottigliato siano in linea con la media degli ultimi cinque anni – ovvero dalla prima vendemmia della DOC andata in archivio nel 2018 – nel 2023 si osserva un trend costantemente positivo rispetto al periodo gennaio-agosto dello scorso anno, con un giugno super performante che ha toccato il +38%. Bene anche le certificazioni di agosto, con un +14% sullo stesso mese del 2022 a presagire continuità degli imbottigliamenti.
Lo stato di salute della DOC è ottimo, nessun record di stock in cantina per la denominazione interregionale che riunisce gli operatori della Filiera produttiva del Pinot grigio delle Venezie di Friuli-Venezia Giulia, Trentino e Veneto. A confermarlo i dati delle disponibilità della DOC, che a fine stagione produttiva registrano nelle cantine circa 80 mila hl in meno di giacenze rispetto a dodici mesi fa, utili a mettere Pinot grigio delle Venezie in bottiglia fino all'autunno. Interessante notare come dalla nascita della Denominazione d'Origine delle Venezie l'inizio dell'imbottigliamento della nuova stagione produttiva sia stato progressivamente anticipato: a novembre nel 2018 e 2019, a ottobre nel 2020 e 2022 e addirittura in settembre nel 2021, a conferma, peraltro, di una richiesta sempre maggiore di prodotto fresco da parte del mercato. Con giacenze inferiori del 15% su quanto disponibile in cantina al 1° settembre 2022, si prevedono quindi – salvo imprevisti o riclassificazioni inattese – tempistiche molto simili anche per la stagione 2023. I dati sulle disponibilità non sono solo confutati dal trend positivo di imbottigliamenti, ma anche dalla maggior rivendica a DO delle Venezie in vendemmia e dunque minori riclassificazioni in fase successiva, a dimostrare l'ottimo lavoro svolto dal Cda del Consorzio di tutela nelle scelte di gestione.
In un momento difficile per il comparto italiano (ma non solo) – che secondo i dati elaborati da Cantina Italia non ha mai visto negli ultimi anni tanto vino in giacenza – la Denominazione d'Origine delle Venezie viaggia quindi in controtendenza.
«In momenti congiunturali difficili è fondamentale non cedere a pessimismi generalizzati e affidarsi invece ai dati di imbottigliamento e disponibilità di ogni singola denominazione, nel nostro caso certificati e garantiti dall'organismo di controllo Triveneta e dalla fascetta di stato. Il nostro Consorzio di Tutela infatti riceve e fornisce ogni mese dati aggiornati, precisi e reali che possono dimostrare come la situazione delle nostre cantine non si rispecchi in quella diffusa dall'Osservatorio italiano. Siamo testimoni di un equilibrio che non interessa solo il Pinot grigio delle Venezie, ma tutto il Sistema Pinot Grigio del Nordest di cui la nostra DOC rappresenta oggi una garanzia di stabilità, essendo chiamata a gestire oltre al proprio potenziale anche i quantitativi riclassificati da parte delle altre DO territoriali. Rappresentiamo una “Denominazione cappello” della filiera produttiva di Pinot grigio del Triveneto e ci impegniamo da sempre a lavorare congiuntamente con le altre Do territoriali per una politica ampia di programmazione della produzione e governo dell'offerta da immettere sul mercato, quali blocco degli impianti in primis, mitigazione delle rese, e stoccaggio amministrativo, che ci hanno permesso di raggiungere oggi importanti risultati» dice Albino Armani alla Presidenza del Consorzio di Tutela.

Denominazioni d'Origine o Marchi Collettivi: le Sfide del Vino in Attesa della Riforma

Se le denominazioni abbiano ancora senso e se creino un vero valore aggiunto al vino è stato il tema attorno al quale si è dibattuto in occasione della tornata La riforma delle denominazioni d'origine: opportunità e criticità organizzata ad Asti dall'Accademia Italiana della Vite e del Vino, in collaborazione con Piemonte Land, presso la sede dell'Uni Astiss.
Ad accendere il dibattito anche in chiave della riforma in corso di approvazione a Bruxelles e per la quale sono attesi i triloghi, sono stati gli interventi di Julian Alston, Università della California, Davis e Davide Gaeta, Università di Verona. Per Alston. «Il concetto delle Dop andava bene 100 anni fa. Adesso creano quello che è un concetto di economia asimmetrica». Per il professore statunitense, «le DOP pongono restrizioni (vitigni, resa, tecnologia) che impattano con il mercato. Negli Usa si sono sviluppati i marchi collettivi che rappresentano la reputazione privata dei produttori». Alston quindi propone di «avere maggior qualità e maggior rendimento senza porre vincoli che incidono sui costi: se per fare un vino ho 100 euro di costi e abbasso la resa da 100 a 80, i costi salgono a 150». Quindi suggerisce il modello statunitense «senza restrizioni ma dove sono i produttori a dialogare per trovare la soluzione migliore per stare sul mercato».
Davide Gaeta ha evidenziato che se «le restrizioni aumentano i costi, dobbiamo vedere se gli effetti di questo aumento sono compensati dalla domanda». Gaeta si è anche domandato se «le restrizioni funzionino tutte» e se non «siano troppe». Ma in particolare si è chiesto se «i Consorzi funzionano». Domande alle quali rischia di non dare una risposta la riforma delle denominazioni d'origine in quanto «è stata veloce e la Ue ha fatto, come sempre lo slalom tra i problemi per appella alla sussidiarietà e lasciare i singoli Stati a risolversi i problemi. Anche stavolta dovremmo vedercela da noi». Gaeta ha posto l'accento anche sul fatto che «le denominazioni sono troppe» e che la riforma non deve essere un pacchetto unico dove c'è dentro «prosciutto e vino».
A parlare della riforma è stato Oreste Gerini, della direzione generale qualità agroalimentare del ministero dell'Agricoltura. «L'Italia deve difendere le proprie denominazioni contro le usurpazioni, non sono trasportabili altrove», ha detto. Quello che occorre «è aumentare la tutela con la conoscenza da parte del consumatore che deve essere consapevole di quanto compra. All'estero ho visto vendere parmigiano reggiano e dentro c'era un formaggio qualsiasi perché tanto non le conoscono, non sanno distinguere». Gerini ha evidenziato che «il nuovo schema vuole garantire le indicazioni geografiche attraverso procedure semplificate e aumentare la loro presenza sul territorio. Aumentare il patrimonio delle Ig per aumentare la certezza di chi acquista». Inoltre vuole anche «preservare i metodi di produzione naturale per non far essere quel prodotto replicabile». La riforma prevede anche «sia estesa ai nomi di dominio il nome della doc» e che ci siano maggiori «controlli sulle vendite online». Da trovare una soluzione invece, «sulla protezione delle Ig quando usate come ingredienti in quanto non c'è unità», come non c'è «unità di vedute tra ministero e produtto0ri sul lasciare il vino nel pacchetto globale della riforma». Nella tavola rotonda guidata da Giusi Mainardi, consigliere dell'Accademia, che ha fatto seguito al dibattito, Antonio Rallo, presidente Consorzio Sicilia Doc «la riforma delle Ig deve essere vista come una grandi opportunità per il sistema vino a denominazione», mentre Marco Alessandro Bani, direttore Consorzio Chianti Docg, ha posto l'accento sul fatto che «il disciplinare di una doc deve essere al passo con in tempi, ma il vino deve saper rispondere al mercato in tempi rapidi. Deve essere tagliato per il gusto di chi lo acquista. Occorrono disciplinari elastici per essere tempestivi». Claudio Biondi, presidente Consorzio Lambruschi, ha parlato del valore «della riforma che però deve ancora essere approvata e nella quale è presente la protezione online, un tema decisamente importante». Come «importante è il legame con turismo e agriturismo, una scommessa con cui confrontarsi». La proposta di riforma tiene conto adesso, ha detto Stefano Zanette, presidente Consorzio Prosecco Doc, «delle menzioni della tradizione che avrebbero potuto incrinare la tutela delle indicazioni geografiche come dimostra il caso eclatante del Prozek». Nella parte dedicata al focus Piemonte, moderata da Vincenzo Gerbi, vicepresidente dell'Accademia, Matteo Ascheri, presidente Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, ha voluto evidenziare come «il vero problema siano la burocrazia e tutte le sovrastrutture e non tanto le denominazioni d'origine e le loro restrizioni». Aspetto questo ripreso anche da Lorenzo Barbero, presidente Consorzio Asti Docg, che ha parlato di «tempi biblici per modificare un disciplinare che non consentono di stare al passo con il mercato». A chiudere la giornata le conclusioni dell'Assessore all'agricoltura della Regione Piemonte, Marco Protopapa.

 


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