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  Editoriale Numero 266, Novembre 2026   
Vendemmia 2026: Nuovi BilanciVendemmia 2026: Nuovi Bilanci  Sommario 
Numero 265, Ottobre 2026 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

Vendemmia 2026: Nuovi Bilanci


 Torno a parlare della vendemmia 2026, sia perché, mai come quest'anno, non è stata un'annata semplice in termini agronomici e viticolturali, sia perché – oramai – i bilanci sono chiari e tali da fornire un quadro complessivo e definitivo. Non da meno, fornisce dati interessanti sui quali riflettere, non solo in merito all'annata 2026 ma anche quelle future. La prima considerazione è relativa all'annuale competizione – e di certo sempre meno appassionante, se mai lo fosse stata, di certo non per me – sul primato delle quantità prodotte nei paesi vitivinicoli. Nonostante la difficile annata segnata da condizioni meteorologiche eccezionali, con temperature altissime e disponibilità di acqua nei vigneti piuttosto critica, l'Italia conquista nuovamente il gradino più alto del podio nel 2026. Magari questo risultato può suscitare sentimenti di gioia e giubilante tripudio per alcuni, per altri – forse – potrebbe non essere esattamente una buona notizia, visti i tempi.


 

 Le stime rilasciate in questi giorni, confermano 41,1 milioni di ettolitri di vino prodotti in Italia, sebbene con un calo – ampiamente previsto – del -7,4% rispetto al 2025. Decisamente lontani i tempi nei quali l'Italia produceva quantità di gran lunga superiori a questa, nella rinnovata sfida con Francia e Spagna, i due principali paesi vitivinicoli contendenti il prestigioso titolo. Va detto, a tale proposito, mentre Francia e Spagna, da qualche anno, hanno limitato la propria produzione, anche in maniera significativa, l'Italia continua a surclassare i due cugini enoici con distacchi non indifferenti. A titolo di confronto, le stime della produzione vinicola di Francia e Spagna per il 2026 sono rispettivamente 33,9 - 34,9 e 34 - 37,6 milioni di ettolitri. Evidentemente, anche in questi due paesi l'effetto dell'eccezionale condizione meteorologica ha fortemente influito su questo calo, tuttavia si tratta di una tendenza registrata anche negli ultimi tre anni. Basti pensare, per esempio, che nel 2022 e 2023, la Francia ha fatto registrare produzioni rispettivamente di 46 e 48 milioni di ettolitri, mentre nel 2024 appena 36,1.

 Si ricorderà, infatti, che proprio in Francia negli ultimi anni si è assistito a un susseguirsi di episodi e misure proprio tesi alla diminuzione della produzione annuale di vino. Provvedimenti dolorosi – aggiungerei, dolorosissimi – che hanno visto l'espianto di vigneti, anche in maniera drastica. Una strategia, quella francese, che sta cercando di adattare la produzione di vino con le tendenze e, soprattutto, le vendite di questi anni, in particolare dei vini rossi, i quali hanno subito maggiormente la crisi del calo di vendite, anche nel mercato interno. L'intenzione, inoltre, è dichiaratamente dovuta ai cambiamenti climatici e di mercato in corso, per i quali in Francia non prevedono miglioramenti per il futuro prossimo. A fare le spese sono stati principalmente i vigneti destinati alla produzione di vini di largo consumo, una parte comunque importantissima nel bilancio annuale. Tuttavia, si tratta di un sacrificio “calcolato” anche con lo scopo di migliorare la qualità di ciò che resta, favorendo quindi i mercati di nicchia. Una strategia che ha inoltre determinato, nel 2026, il sorpasso della Spagna nei confronti della Francia, diventando quindi il secondo produttore europeo in termini di quantità.

 E l'Italia? Mentre gli altri paesi vitivinicoli del mondo si confrontano con le nuove sfide climatiche e di mercato globali, riducendo, anche significativamente, la produzione, l'Italia è il paese che, negli ultimi 20 anni, ha dimostrato maggiore resistenza a questo cambiamento. Una condizione decisamente critica, se si considera – non da meno – l'attuale e non trascurabile giacenza di vino nelle cantine italiane, alla quale si aggiunge quella della vendemmia 2026. L'ultimo rapporto “Cantina Italia”, rilasciato lo scorso 30 settembre, segnala un incremento del 14% rispetto all'ultima rilevazione, quota che è prevalentemente rappresentata dai vini DOP. Ovviamente, l'incremento si deve anche alla vendemmia 2026, notoriamente svolta con largo anticipo e che, inevitabilmente, incide in modo significativo su questo dato. Il rapporto segnala, in ogni caso, che nelle cantine italiane – al 30 settembre 2026 – sono giacenti 41,2 milioni di ettolitri di vino, con un incremento del 14,2% rispetto al dato rilevato nel medesimo periodo del 2025.

 Aumentano, comprensibilmente, visto il periodo di vendemmia, le quote relative ai mosti, +50,5% pari a 12,8 milioni di ettolitri, oltre ai vini nuovi ancora in fermentazione, +92,8% pari a 8,8 milioni di ettolitri. Il dato confortante – probabilmente non condiviso da molti – è la diminuzione della quantità di vino prevista per il 2026, la quale, come detto, registra un -7,4% rispetto al 2025. Per quanto concerne le giacenze dei vini, come detto, i vini DOP costituiscono la quota principale, 56,8% pari a 23,3 milioni di ettolitri, segnando, inoltre, un incremento del 12,8% rispetto al 2025. Aumento che equivale a 2,5 milioni di ettolitri, dei quali 10,4 di bianchi (+23,7%), 12,1 di rossi (+5,4%) e 0,7 di rosati (+3%). Più contenuta la quota dei vini IGP, i quali segnano +15,6% pari a 10,3 milioni di ettolitri, dei quali 5,8 di rossi e 4 di bianchi. Altro incremento significativo è registrato dai vini da tavola, segnando un +16,6% pari a 6,6 milioni di ettolitri.

 Se c'è una cosa che sta calando, oltre alla stima per la vendemmia 2026, è il prezzo medio dei vini italiani, anche per effetto dell'inflazione. Non è una buona notizia, soprattutto per i produttori, i quali aggiungono questa condizione alla difficoltà legata all'esportazione. A comunicarlo è l'Unione Italiana Vini – UIV – la quale rileva un diffuso calo del valore del vino allo scaffale, quindi nella vendita al dettaglio, prevedendo, non da meno, il verificarsi di una crisi sistemica. Le stime provvisorie relative all'inflazione e diffuse dall'ISTAT – Istituto Nazionale di Statistica – sottolinea un aumento dei prezzi al consumo dello 0,7% rispetto al mese precedente e +4,2% se confrontato con settembre 2025. L'incidenza maggiore è dovuta all'aumento dei costi relativi all'energia e delle materie prime nel settore alimentare. Aumenti che, però, non si registrano per il vino, categoria che da mesi soffre una progressiva perdita in termini di valore. Le stime preliminari evidenziano, infatti, un calo del -0,3% rispetto ad agosto 2026 e -2,3% in confronto con settembre 2025.

 A incidere in modo significativo, evidentemente, anche il diffuso calo dei consumi, una tendenza che, da qualche anno, continua a segnare valori negativi e non solo per ragioni strettamente legate al mercato. Anche il prezzo delle uve sembra essere in calo e, secondo le prime stime, sarebbe ancora diminuito rispetto alla media del 2025. In attesa della conferma, questo significa comunque un ulteriore elemento critico per la filiera produttiva del vino, in particolare per i viticoltori che decidono di vendere le uve dei propri vigneti. Diminuzione quindi dei ricavi, con i costi di coltivazione che incidono pesantemente sul margine, quindi, un minore profitto. In altre parole, la viticoltura sta diventano sempre meno redditizia per i viticoltori. Difficile, veramente, fare previsioni sul futuro del vino. Con il calo diffuso dei consumi, un mercato che non sembra mostrare ancora segni veramente incoraggianti e giacenze in cantina che certamente non semplificano le cose, tutto fa pensare a un 2027 non molto diverso dal 2026. Poi è vero che, a volte, basta poco per cambiare in meglio una situazione complicata: mai dire mai. Tuttavia, in questo momento l'orizzonte pare ancora fosco e, in attesa che si schiarisca, attendiamo con fiducia le emozioni che ci regalerà la vendemmia 2026. Con buona pace dei tanti detrattori del vino che, in questi tempi, non sembrano mancare. In alto i calici!

Antonello Biancalana



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