Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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La Cultura del Buon Bere


 Il vino sta guadagnando sempre più i favori della gente e, con questa, anche l'attenzione dei mezzi di comunicazione, questo prodotto, che fino a qualche decina di anni fa sembrava essere destinato ad un ruolo marginale sia dell'economia, sia della cultura, sta diventando un vero e proprio fenomeno di massa. Sembra che la diffusione del vino abbia, in un certo senso, seguito quella dei programmi televisivi dedicati alla cucina, così come i crescenti spazi che la stampa dedica a rubriche di cucina e di vino; oggi, praticamente ogni rubrica televisiva o su carta stampata che si occupa di cucina dedica ampi spazi al vino e al suo abbinamento con il cibo. Buon segno, certamente, ma soprattutto, segno che la richiesta di una maggiore conoscenza e cultura sul mondo dell'enogastronomia è un'esigenza di molti.


 

 La stessa sorte è toccata, per così dire, anche ai vari corsi propedeutici e di preparazione alla degustazione organolettica del vino, riscuotono un buon successo, la gente li segue, la gente vuole sapere di più e, se i consumatori diventano più accorti ed esigenti, coloro che lavorano nel settore enogastronomico, come enoteche, ristoranti, wine bar e locali dove si vende in qualche modo vino, sono costretti a migliorare e approfondire le proprie conoscenze se non vogliono correre il rischio di rimanere esclusi dall'opportunità offerta dal momento. La trasformazione ha, per forza di cose, coinvolto anche chi produce vino, coloro che erano prevalentemente orientati sulle alte produzioni, con poca attenzione sulla qualità, hanno dovuto rivedere in gran parte, se non completamente, le loro strategie e metodologie di produzione in modo da non essere esclusi. La quantità nel vino sembra che non paghi più se non in piccoli e oramai rari casi, ciò che i consumatori richiedono maggiormente sono vini di qualità, tanto da fare pensare che, finalmente, il motto “bere poco e bere bene” sia diventato una sorta di “credo” per gli appassionati di vino.

 Entrando in un wine bar o in un ristorante, sovente si vedono gruppi di persone che consumano i loro pasti accompagnandoli con un vino, una bottiglia al centro del tavolo che probabilmente sarà equamente divisa fra i quattro o più commensali, considerando che da una bottiglia da 0,750 litri si servono in media 8-10 bicchieri normali, è verosimile pensare che ognuno berrà meno di 200 ml di vino, una quantità che è ancora considerata tollerabile, soprattutto se consumata durante i pasti, e, in accordo a ricerche mediche e scientifiche, non dannosa o nociva all'organismo. Lo stesso accade se si osservano gruppi di giovani che frequentano wine bar; piuttosto che concedersi ingenti quantità di bevande alcoliche, preferiscono acquistare una bottiglia di vino, di buon vino, dividono la spesa fra tutti i componenti del gruppo, e si limitano a bere uno o due bicchieri, magari accompagnandoli a qualche pietanza, e poi, si spera, si fermano li.

 Sembrerebbe che la tendenza del “bere poco e bere bene” stia diventando sempre più diffusa, eppure, sono noti a tutti i devastanti effetti e le catastrofiche conseguenze dell'alcolismo; il bere senza moderazione vino, o qualunque altra bevanda alcolica, porta dal piacere del buon vivere alle sofferenze di una vita maledetta. Un paradosso che pesa come un macigno sulle spalle di ogni appassionato di vino e, non da ultimo, sulla società. Non va dimenticato nemmeno questo aspetto e, soprattutto, è bene ricordare che l'alcol è una sostanza velenosa e tossica, seppure piacevole in dosi tollerabili, ma comunque pericolosa. Questo, va da se, quando assunto in dosi massicce e senza moderazione. L'alcol, inutile nasconderlo, ha gettato nella disperazione diverse famiglie e ha reso disgraziata la vita di molti individui. Non dimentichiamo nemmeno questo.

 Il piacere di un buon bicchiere di vino, lasciarsi cullare dai suoi affascinanti aromi e appagarsi del suo sapore è un piacere, un vero piacere che certamente conosciamo tutti e al quale probabilmente non sappiamo rinunciare, tuttavia questo piacere rimane tale solo e solo se si ha la giusta cognizione e la giusta lucidità per poterlo apprezzare. Non va dimenticato che bere troppo, per effetto dell'alcol, non solo diminuisce le capacità psicofisiche di un individuo, ma progressivamente abbassa anche la capacità e la sensibilità sensoriale; più si beve vino e meno si sapranno apprezzare e cogliere i suoi profumi e i suoi gusti. Dovrebbe essere, questo, una sorta di avvertimento che il corpo comunica per dire che è giunto il momento di fermarsi. Questo è un rischio che ogni degustatore di vino professionista conosce e cerca di evitare proprio per garantire l'attendibilità e la serietà del suo lavoro.

 La cultura del buon bere passa anche per la consapevolezza di ciò che si fa ogni volta che si decide di bere vino, dei piaceri che questo può regalare e dei rischi che si potrebbero correre nel caso in cui se ne abusi. La medicina ha riconosciuto, e continua a riconoscere, i benefici che questa millenaria bevanda può donare all'organismo, si sa che quando il vino è consumato sempre e comunque con moderazione, è capace di prevenire certi disturbi del cuore, fra questi l'infarto, migliora la circolazione sanguigna e aiuta la prevenzione di alcune forme tumorali. Questo sempre e comunque quando è consumato con moderazione. Se ascoltiamo l'autorevole voce della medicina che ci ricorda dei vantaggi di un consumo intelligente e moderato, è bene ricordare anche l'altrettanto autorevole voce della medicina che ci mette in guardia dai rischi conseguenti dall'abuso. Anche questo è cultura del buon bere. Non è solo cercare, acquistare e conoscere i buoni vini, non è mostrare una cultura e una conoscenza sull'argomento vino, è anche e soprattutto ricordarsi che la moderazione è parte integrante di questo tipo di cultura. Questo è qualcosa che si è sempre saputo, anche in mezzo ai tanti e saggi modi di dire, fra i tanti proverbi delle culture popolari ne troviamo diversi che ci ricordano il buon uso del vino. Fra tutti, il celebre “chi non beve vino è una pecora, chi lo beve in giusta misura è un leone, chi ne beve troppo è un asino”, con tutto il rispetto per gli animali coinvolti in questa “pillola di saggezza” popolare. Se ci sentiamo uomini e donne appartenenti alla cultura del buon bere, se riteniamo di essere degni sostenitori del vino, ricordiamoci anche di essere intelligenti e degni sostenitori della moderazione, un rispetto che dobbiamo principalmente a noi stessi e un rispetto che dobbiamo a chi produce vino di qualità e lo produce anche con l'intento di creare qualcosa di unico e particolare che possa essere apprezzato. La cultura del buon bere è anche questo.

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione.

 

Innanzitutto complimenti per la vostra rivista. Ho scoperto DiWineTaste tre mesi fa grazie alla segnalazione di un amico e da allora vi leggo sempre. Complimenti per il vostro lavoro, senz'altro utile a chi, come me, si sta avvicinando all'affascinante mondo del vino. Poco tempo fa ho partecipato ad un ricevimento dove al termine è stato servito dell'Asti spumante su dei bicchieri di tipo flûte. Nel vostro articolo sui bicchieri da vino pubblicato sul numero 6 (Marzo 2003), dite che gli spumanti aromatici e dolci, come l'Asti, vanno serviti sulla coppa. Ho fatto notare questo particolare al personale di servizio e mi è stato detto che la coppa non si usa più e che tutti gli spumanti vanno serviti sulla flûte. A chi devo dare ascolto?
Giancarlo Maccotta -- Menfi (Agrigento)
Gentile Sig. Maccotta, la ringraziamo per i suoi complimenti su DiWineTaste e ci auguriamo che la nostra pubblicazione sia sempre di suo interesse e che continui a seguirci. La leggenda narra che la coppa sia stata creata per volere di Maria Antonietta, appassionata di Champagne, e pare che sia stata modellata sul suo seno, la leggenda vuole che si sia utilizzato quello sinistro perché più vicino al cuore. La sua diffusione fu immediata e divenne il calice per eccellenza utilizzato per lo Champagne. In realtà la coppa è poco adatta agli spumanti “metodo classico” per via della sua ampia apertura che tende a fare svanire in fretta il perlage e a fare disperdere gli aromi del vino. Questa caratteristica risulta però adeguata per gli spumanti dolci e aromatici, come l'Asti, in quanto aiutano a mitigare notevolmente l'irruenza aromatica del vitigno lasciando spazio anche ad altri aromi di essere percepiti. Inoltre, essendo questo genere di spumanti prodotti con il metodo Charmat, la qualità delle bollicine è decisamente inferiore a quelle prodotte dal metodo classico, pertanto è un fattore che in questi vini può essere trascurato. Servire uno spumante come l'Asti nella flûte, nonostante questa sia una tendenza sempre più frequente, soprattutto nei ristoranti e nei banchetti, significa penalizzare i suoi aromi, soprattutto quelli più delicati e, infine, la forma della flûte dirige il vino sulla parte posteriore della bocca non consentendo di valorizzare propriamente la caratteristica dolcezza di questi vini.



Durante un mio viaggio in Francia ho acquistato un vino che non conoscevo e che ho trovato delizioso. Sull'etichetta c'è scritto “Banyuls Grand Cru”. Di che vino si tratta? Con quali uve è fatto?
Marcelo Balmaceda -- Buenos Aires (Argentina)
Il vino di cui parla è prodotto in una zona di denominazione controllata appartenente alla regione Languedoc-Roussillon, nella zona sud-occidentale della Francia, e che prende il nome di Banyuls AC. Il vino appartiene alla categoria dei Vin doux naturel Francesi e le uve sono generalmente coltivate sulle pendici dei Pirenei, vicino al territorio Spagnolo. Il Banyuls è un vino prodotto in larga parte con uva Grenache Noir ed è inoltre fortificato. Questi vini devono avere un minimo di 15° alcolici e devono essere prodotti con un minimo di 50% di Grenache Noir, mentre i Banyuls Grand Cru devono essere prodotti con un minimo di 75% di Grenache Noir e sono maturati in botte per 30 mesi. I vini vengono prodotti semi-secchi oppure dolci. Esiste inoltre la versione rancio che subisce un'ossidazione ponendo le botti sotto il sole della stagione estiva. Questa tecnica conferisce al Banyuls un colore mogano e aromi ricchi, complessi e intensi. Il Banyuls è in genere servito come aperitivo oppure come accompagnamento ai dessert, tuttavia è molto gradevole anche bevuto da solo.



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