Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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La Guerra delle Bollicine


 La vastità dei prodotti disponibili nel mercato del vino è spesso oggetto di discussioni e, come in tutte le cose in cui prende parte la soggettività degli esseri umani, si arriva alla costituzione di veri e propri schieramenti con lo scopo di sostenere le proprie opinioni rispetto a quelle di chi la pensa in modo diverso. Uno dei vini che ha praticamente da sempre diviso i suoi consumatori è certamente il vino spumante, non solo fra coloro che lo definiscono semplicemente “dolce” o “secco”, ma anche fra quelli che prediligono la tipologia più comune, cioè gli spumanti secchi, spostando la contesa sulle zone e le metodologie di produzione.

 Il re incontrastato, spesso vincitore di qualunque “guerra” che riguarda i vini spumanti, è certamente lo Champagne, grande, anzi grandissimo vino spumante, simbolo dell'eccellenza del mondo delle bollicine. Eppure in questo vasto mondo non esiste solamente lo Champagne. Ciò che rende “speciale” lo Champagne, e di certo questo vino è speciale nel suo genere, è tutta quella serie di luoghi comuni e di tradizioni che fanno pensare, ogni volta che si apre una bottiglia di Champagne, indipendentemente dalla marca o dalla sua reale qualità, ci si trovi difronte ad un momento speciale, di gran classe, uno di quei momenti da ricordare.


 

 Vogliamo premettere subito che la nostra non è una guerra contro lo Champagne, lo ripetiamo, lo Champagne è un vino spumante grandioso e di grande classe, quando è fatto bene, e di certo non tutto lo Champagne si può definire in questo modo. Esistono anche altri vini spumanti e praticamente ogni paese che produce vino offre anche vini spumanti. Italia, Spagna, Stati Uniti d'America, Germania, Australia e Sud Africa sono solamente alcuni degli esempi di paesi che si possono citare e di certo non sono gli unici. Lo spumante Italiano, tanto per fare un esempio, offre una vasta scelta di vini e di zone, certamente non tutti possono essere definiti straordinari, anzi, molti sono semplicemente ordinari, eppure ci sono delle zone in Italia capaci di offrire degli spumanti di grande classe. Lo stesso si può dire anche per gli altri paesi produttori di vini spumanti.

 Certo, ogni volta che si assaggia un vino spumante, indipendentemente dalla sua zona di origine o dalla sua tipologia, il confronto con lo Champagne pare quasi sempre inevitabile. La zona della Champagne ha caratteristiche uniche e straordinarie, dal terreno alle uve, dal clima alla serietà di certi produttori, e ciò che si trova nei grandi Champagne è, e sempre sarà, impossibile da trovare in altri spumanti prodotti in altre zone, ed è allo stesso modo impossibile trovare nello Champagne ciò che si trova in altri spumanti, nel bene e nel male, prodotti in altre zone. Per fare un ulteriore esempio, nei Franciacorta Italiani, da considerarsi certamente come prodotti eccellenti e non tutti i Franciacorta sono eccellenti, e come nello Champagne, troviamo caratteristiche che sono assenti negli Champagne e vice versa, nonostante siano prodotti seguendo le stesse metodologie di spumantizzazione.

 Crediamo che alla fine questa guerra produca tante vittime, tanti sconfitti e nessun vincitore. Se si aggiunge poi anche il fatto che gli spumanti, fra tutti i vini prodotti nel mondo, soffrono anche di una “stagionalità” di consumo, in certi paesi lo spumante è tradizionalmente consumato in occasione di specifiche festività, in particolare il Natale, Capodanno e Pasqua, oltre ad essere stappato in rare occasioni e nei momenti di festa o di celebrazione, questo rappresenta un ulteriore ostacolo che riguarda ogni produttore di vino spumante. Crediamo che la vera guerra delle bollicine non debba essere la concorrenza fra i vari spumanti, la vera sfida è quella di migliorare la cultura del consumo di questi vini e di farli uscire da quel ruolo che si è loro imposto a causa di tradizioni, pregiudizi e opportunità commerciali. Crediamo che questa, più che essere una guerra, debba essere una sfida che coinvolga principalmente i produttori, gli enogastronomi e, non da ultimo, i consumatori.

 Perché, allora, non pensare a stappare una buona bottiglia di spumante e di abbinarla ad un buon pasto? È un'idea che sembra bizzarra? Eppure lo spumante offre nuove ed eccellenti possibilità enogastronomiche. Del resto esistono così tanti spumanti disponibili sul mercato, prodotti con uve diverse, in zone diverse e con metodologie diverse, da quelli più leggeri e delicati fino a quelli più robusti e complessi, come nel caso di spumanti millesimati prodotti con metodo classico, da quelli secchi a quelli dolci, capaci pertanto di soddisfare un'ampia possibilità d'uso nell'abbinamento con il cibo. Dall'aperitivo al dolce, si possono trovare eccellenti risposte negli spumanti prodotti nei vari paesi del mondo.

 Crediamo che questa sia la vera sfida alla quale ci si dovrebbe dedicare in modo serio e concreto: i produttori, che dovrebbero iniziare ad investire di più nella promozione e nella cultura dei loro spumanti anche in periodi e in occasioni diverse dell'anno e non solamente per sfruttare le opportunità commerciali di certi periodi, gli enogastronomi che dovrebbero imparare ad “osare” di più e, infine, gli stessi consumatori che dovrebbero essere più curiosi e intraprendenti e provare qualcosa di nuovo e, ne siamo certi, l'esperienza non li deluderà. La prossima volta che si pensa a celebrare o a festeggiare qualcosa di importante, apriamo certamente una buona bottiglia di spumante, ma ricordiamoci anche di rendere questi vini più presenti nelle nostre tavole, insieme a tutti gli altri, perché in fondo, sempre di vino si tratta, anzi, di buon vino con le bollicine.

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione.

 

Sono un appassionato di vino Chianti e ho notato che in alcune etichette si legge “Chianti Classico” e in altre semplicemente “Chianti”. Qual'è la differenza? Esistono due metodi di produzione distinti?
Seymour Cutler -- Tacoma, Washington (USA)
Le denominazione “Chianti” e “Chianti Classico” sono utilizzate per identificare la zone di provenienza di questo famoso vino della Toscana. Il “Chianti Classico” proviene dalla zona storicamente tradizionale e si estende da nord di Siena fino a sud di Firenze. Le bottiglie di “Chianti Classico” sono solitamente riconoscibili grazie all'etichetta “Gallo Nero”, solitamente applicata sul collo della bottiglia. Il “Chianti” è invece prodotto in una zona molto più estesa e prevede attualmente sette zone di produzione: Colli Fiorentini, Rufina, Montalbano, Montespertoli, Colli Senesi, Colli Aretini e Colline Pisane. Le uve con cui si producono questi vini sono in genere le stesse, tradizionalmente Sangiovese, Canaiolo Nero, Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca, tuttavia la maggioranza della produzione è basata in prevalenza sull'uva Sangiovese, spesso in purezza, oppure con l'aggiunta di altre uve, non tradizionali per la zona del Chianti, come il Cabernet Sauvignon o il Merlot.



Ho letto che con le uve rosse è possibile fare vino bianco. Com'è possibile visto che il vino prodotto con queste uve è generalmente rosso e spesso piuttosto scuro?
Sylvie Feuillerat -- Saint-Jean de Duras (Francia)
Produrre vini bianchi con uve rosse è perfettamente possibile. Questa tecnica, applicabile a qualunque tipologia di vino, è principalmente utilizzata per la produzione di vini spumanti, come per esempio lo Champagne. Il colore dei vini rossi è principalmente determinato dalle sostanze coloranti presenti nelle bucce dell'uva e che vengono cedute al mosto durante la macerazione o la fermentazione. Nel caso in cui il mosto delle uve rosse viene immediatamente separato dalle bucce dopo la pigiatura, il vino risultante sarà bianco, proprio come se fosse stato prodotto da uve bianche. In genere i vini prodotti in questo modo prendono il nome di “blanc de noirs”.



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