Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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  Editoriale Numero 32, Estate 2005   
Vino Rosso: Solo Cabernet Sauvignon e Merlot?Vino Rosso: Solo Cabernet Sauvignon e Merlot? La Posta dei LettoriLa Posta dei Lettori  Sommario 
Numero 31, Giugno 2005 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 33, Settembre 2005

Vino Rosso: Solo Cabernet Sauvignon e Merlot?


 Nelle tante lettere che riceviamo in redazione dai nostri lettori, spesso ci chiedono pareri e opinioni relativamente agli stessi argomenti e, nonostante siamo nell'impossibilità di rispondere a tutti singolarmente, quando un argomento diventa ricorrente, il modo migliore per rispondere a tutti è attraverso le nostre pagine. Ed è proprio l'argomento ricorrente in molte lettere ricevute che ci ha suggerito di trattarlo nell'editoriale di questo numero. L'argomento è - nella sua sostanza - piuttosto semplice, tuttavia le risposte che si possono dare sono molteplici e certamente ogni singolo caso va considerato opportunamente. Molti dei nostri lettori continuano a chiedere da qualche mese la nostra opinione sulla notevole presenza di certe uve nella maggioranza dei vini rossi. In modo particolare Cabernet Sauvignon e Merlot, anche nei casi in cui queste non hanno niente a che fare con la storia enologica di certi luoghi, spesso stravolgendo la natura e la tradizione secolare di molti vini.

 In effetti, a guardare le uve utilizzate nella produzione di molti vini rossi, la presenza ricorrente e insistente di Merlot e Cabernet Sauvignon è piuttosto elevata. L'introduzione di queste due uve è stata fatta anche in quelle zone in cui tradizionalmente il vino si produceva da sempre con altre uve. Inoltre, si sono create zone a denominazione in cui queste uve sono addirittura impiegate in purezza nella produzione dei vini. Quest'ultimo caso - innegabilmente - non ha nulla a che vedere con la tradizione dei luoghi, eccezione fatta - chiaramente - nelle zone della Francia da cui queste uve provengono. Se si prende ad esempio l'Italia - il paese per il quale i nostri lettori sollevano principalmente le loro critiche - Merlot e Cabernet Sauvignon sono frequentemente aggiunti in percentuali variabili alle classiche - e certamente eccellenti - uve rosse tipiche delle varie regioni, come Sangiovese, Nebbiolo, Nero d'Avola e Montepulciano, tanto per citare qualche esempio.


 

 Perché queste uve sono così ampiamente utilizzate nei vini rossi tanto da alterare le tradizioni secolari di tanti luoghi e - in molti casi - sostituendosi completamente a queste? Se non si considerano i motivi tradizionali - palesemente esclusi in questo caso - e visto che il fine di chi produce vino è anche quello della vendita, si potrebbero prendere in esame i motivi commerciali. Tuttavia, se si considera attentamente il problema, si capisce che la soluzione non si trova esclusivamente nei fattori di natura commerciale, ma anche culturali, di moda e di interesse. Procediamo con ordine e con una doverosa premessa. innegabile che Merlot e Cabernet Sauvignon hanno dato prova in numerose occasioni del loro valore enologico e della qualità dei loro vini. Pertanto questa non è - e non può essere - una guerra contro queste due uve di cui ogni buon intenditore sa riconoscere i loro innegabili meriti. Ma non sarà per questi innegabili meriti che si riconoscono loro doti miracolose nella produzione dei vini, trasformando ogni vino mediocre in un nettare divino?

 A vedere la frequenza con cui si usano queste uve in molti vini, il motivo potrebbe essere anche questo. Consideriamo invece la questione da un altro punto di vista. Le qualità organolettiche del Merlot e del Cabernet Sauvignon sono così facilmente riconoscibili che è piuttosto difficile non notarle in un vino. Non solo, ma hanno innegabilmente qualità organolettiche piacevoli, facili e immediate da comprendere. Il Merlot, con la sua morbidezza e i suoi piacevoli aromi, è innegabilmente capace di arrotondare e rendere più piacevole un vino ruvido, così come il Cabernet Sauvignon che può conferire una certa importanza organolettica a molti vini. Qualità che non richiedono molta attenzione o competenza per essere apprezzate, e pertanto i vini prodotti con queste uve sono capaci di farsi piacere da un vasto numero di consumatori. Evidentemente stiamo generalizzando. Siamo ben consapevoli che ci sono tantissimi vini da Merlot e Cabernet Sauvignon con complessità organolettiche notevoli che richiedono tutta l'attenzione - e il piacere - di un degustatore.

 Se è vero che i vini con uve Merlot e Cabernet Sauvignon risultato più accettabili e gradevoli ai consumatori, questo spiega anche l'eventuale ragione commerciale: questi vini si vendono più facilmente. Una regola di mercato semplice e pratica ma che assicura facilmente profitti: si produce ciò che si vende. Una logica che - dal punto di vista di un produttore, che innegabilmente produce vino anche per passione - è ineccepibile. Quanti esempi si potrebbero fare di vini che, prima di provvidenziali aggiunte di Merlot o Cabernet Sauvignon, erano pressoché ignoti e poco considerati dai consumatori e che poi hanno goduto di improvvisa notorietà e apprezzamento? Siamo certi che ognuno dei lettori che ci ha inviato lettere su questo tema conoscono almeno un nome di un vino simile. L'argomento fa comunque emergere anche altre osservazioni, più preoccupanti e di cui non si può essere proprio contenti. Se è vero che le qualità organolettiche di Merlot e Cabernet Sauvignon - piuttosto tipiche ed evidenti - si ritrovano in molti vini, quanto è forte il pericolo di produrre vini che si somigliano l'uno con l'altro? A nostro avviso - e forse anche quello dei nostri lettori - questo “pericolo” è piuttosto elevato.

 Però è anche vero che non ci si può lamentare più di tanto, poiché se questi vini incontrano il consenso dei consumatori, significa che la maggioranza degli appassionati chiede e cerca questo tipo di vini. Un vino che non si vende non sarebbe più prodotto, com'è già accaduto a molti vini - anche gloriosi - che hanno visto mettere la parole “fine” nella loro storia o hanno subito opportune correzioni. Se i consumatori chiedono vini facili e immediati, allora il problema è anche culturale, di pigrizia e di poco interesse a esplorare vini meno scontati e con qualità organolettiche che richiedono maggiore attenzione. Ma è anche opportuno sottolineare che quando un vino è buono e fatto bene - indipendentemente dalle uve con cui è fatto - si dovrebbe considerare per quello che realmente esprime. Tuttavia è innegabile che questa tendenza porterà inevitabilmente a una certa omologazione dei vini - tutti simili, tutti uguali - una prospettiva di cui non si può essere contenti, o almeno non ci rende contenti. Ecco perché crediamo che la soluzione debba arrivare prevalentemente dagli appassionati e dai consumatori. Senza nulla togliere al Merlot e al Cabernet Sauvignon - ai quali riconosciamo ancora una volta il loro elevato e innegabile valore - si dovrebbe essere più attenti e aperti a qualunque vino, ponendosi di fronte al calice con la completa e umile intenzione di ascoltare la sua storia, il suo carattere e la sua personalità.

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione oppure utilizzare l'apposito modulo disponibile nel nostro sito.

 

Qual'è la differenza fra il Vino Nobile di Montepulciano e il Montepulciano d'Abruzzo?
Clare Price -- Londra (Inghilterra)
Nonostante il Vino Nobile di Montepulciano e il Montepulciano d'Abruzzo siano entrambi rossi, questi due vini non hanno nessuna caratteristica in comune. Il Vino Nobile di Montepulciano si produce a Montepulciano - una località Toscana in provincia di Siena - da uve Prugnolo Gentile (una varietà di Sangiovese Grosso), Canaiolo Nero, Colorino e Mammolo. Il Montepulciano d'Abruzzo prende invece il nome dall'omonima uva - Montepulciano, appunto - e che non ha nessun legame né storico né genetico con le uve utilizzate per la produzione del Nobile. I due vini sono inoltre diversi dal punto di vista organolettico ed enologico, tuttavia in entrambi i casi si trovano vini di notevole pregio e qualità. Il Montepulciano d'Abruzzo - grazie alla sua moderata acidità - è generalmente morbido e spesso piuttosto tannico, molto intenso nel colore e con aromi che ricordano i frutti di bosco. Il Vino Nobile di Montepulciano - che si produce anche in versione riserva - possiede generalmente un corpo robusto e aromi che richiamano la violetta e i frutti di bosco.



Con l'arrivo dell'estate, generalmente preferisco bere vini frizzanti serviti molto freschi. Sapreste consigliarmi dei buoni abbinamenti per questi vini?
Jean-Claude Delpeuch -- Parigi (Francia)
Durante la stagione estiva la preferenza dei consumatori è principalmente rivolta ai vini bianchi, frizzanti e spumanti, anche per la possibilità di essere serviti a una temperatura bassa e quindi più gradevole. I vini frizzanti - oltre a essere consumati come aperitivi - trovano un largo impiego nell'uso enogastronomico e nell'abbinamento con il cibo. Le qualità principali di questi vini, ovviamente, sono l'effervescenza - causata dalla presenza di anidride carbonica - e l'acidità, due qualità che si abbinano molto bene con i cibi grassi e tendenzialmente dolci, come per esempio le paste alimentari, il riso e i cereali oltre a pesce e crostacei. Per questo motivo i vini frizzanti - così come gli spumanti - sono benvenuti nei pasti estivi poiché proprio in questa stagione le pietanze sono generalmente più leggere e fresche. Un buon abbinamento estivo può essere realizzato servendo un vino frizzante con un'insalata di riso o un'insalata di pasta, ma anche con il pesce e i crostacei bolliti oppure cucinati con salse leggere.



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