Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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Il Rito del Vino


 Da un punto di vista culturale, il vino è una bevanda carica di elementi rituali, non solo quelli attribuiti da alcune religioni, ma anche quelli di rilevanza sociale e tradizionale. Il vino ha sempre svolto un ruolo importante nelle culture nelle quali è presente: si può dire che la caratteristica rituale del vino sia nata con la sua “scoperta”. Ogni aspetto legato al vino ha avuto - e continua ad avere - i suoi momenti e significati rituali, a partire dalla raccolta dell'uva. Per molti aspetti, la vendemmia assume ancora oggi un momento rituale, ha un significato sociale e di comunione piuttosto forte, nel quale uomini e donne si riuniscono e insieme lavorano per il medesimo obiettivo. Il ruolo rituale e sociale della vendemmia è stato ancor più forte nei decenni scorsi - e lo stesso si può affermare per qualunque altra attività agricola legata ai raccolti - quando nei vigneti si riunivano amici, parenti e vicini di casa, tutti insieme a lavorare per poi festeggiare con un ricco banchetto, fatto di piatti speciali che in genere non venivano consumati durante l'anno. Alla fine della giornata, la stessa comitiva continuava a festeggiare il momento di socialità con danze e musica, nelle quali il vino non mancava mai.

 Oggi, significati religiosi a parte, i momenti rituali legati al vino e praticati da qualunque appassionato, vedono nel momento dell'apertura della bottiglia e del suo servizio la massima espressione. Questo è evidente a partire dal momento nel quale la bottiglia è presentata e tutti si attendono - con una cerimonia più o meno formale - la rimozione del tappo che precede la libagione. proprio l'estrazione del tappo il momento più suggestivo, quello che lascia i presenti quasi con il fiato sospeso nell'attesa di avere la conferma che, per esempio, non sia alterato dal “temibile” odore di tappo, evenienza che lascia tutti delusi e scontenti. Ma quando invece, dopo avere estratto il tappo dalla bottiglia e giudicato in buone condizioni, nei visi dei presenti si nota subito un sorriso di sollievo e tutto è pronto per dare inizio alla cerimonia della libagione, spesso, con tanto di brindisi. Sembra paradossale, eppure l'esito di questo “delicato” rito è legato a un piccolo cilindro di sughero, alla sua estrazione e al modo con il quale si procede alla sua rimozione, compresi gli strumenti e le tecniche utilizzate.


 

 Il rito dell'apertura della bottiglia, così come del suo servizio, sono così importanti nella cultura del vino, che si sono creati per questi due aspetti vaste e ricche produzioni di accessori, dai cavatappi ai calici, dai taglia capsule fino ai dischi da infilare nella bottiglia in modo da evitare inopportune e accidentali “gocce”. Anche i tappi hanno subito dei cambiamenti nel corso degli ultimi dieci anni, infatti il dominio pressoché assoluto del sughero comincia a vacillare. Da anni si vedono nelle bottiglie tappi sintetici di colori e materiali diversi, non sempre accettati di buon grado dai consumatori, anzi, spesso considerati - ingiustamente - come il segnale di vini di qualità discutibile. A questi, in tempi recenti, si sono aggiunti anche i tappi in vetro, che esattamente come quelli sintetici, evitano i rischi del famigerato ”odore di tappo”, motivo di delusione di tante bottiglie aperte. L'introduzione di questi nuovi tappi nel mondo del vino - compresi quelli a vite e a corona - è stato motivo di scetticismo da parte dei consumatori, probabilmente per il fatto che i classici riti legati all'apertura e al servizio del vino abbiano, in un certo senso, perso un po' della loro dignità.

 Se i tappi sintetici consentono ancora la cerimonia rituale dell'apertura della bottiglia, con tanto di cavatappi più o meno tecnologico, per i tappi di vetro, a corona e a vite, questo storico accessorio sembra non avere più spazio: un semplice gesto e la bottiglia è aperta, pronta per essere servita. Con questo genere di tappi, apparentemente, tutto il rito dell'apertura sembra essere un'inutile perdita di tempo, compreso il “rituale” controllo del tappo di sughero dopo la sua estrazione per assicurarsi della sua integrità e dell'assenza della fastidiosa presenza del tricloroanisolo. Con i tappi sintetici, compresi quelli a vite, a corona e di vetro, questo controllo sembra essere inopportuno e inutile, anche se si nota spesso - più per abitudine che per reale necessità - dopo l'apertura di una bottiglia con un tappo sintetico si procede ad annusarlo, proprio come richiede il rituale. Ma è veramente necessario tutto questo rituale per potere apprezzare un buon vino? Probabilmente no, ma vista la naturale predilezione degli esseri umani verso la tradizione, questo aspetto sembra assumere un ruolo di primaria importanza.

 E che dire - infine - di alcuni produttori che hanno deciso di vendere alcuni dei loro vini in lattina, esattamente come si fa per la birra o le bevande gasate? Con le lattine, il rituale e la cerimonia dell'apertura, così come del servizio, sembra essere seriamente compromesso. Se con i tappi sintetici gran parte del rituale dell'apertura sembra essere assicurato - a parte il controllo finale del tappo - con gli altri tipi di tappi, questo suggestivo momento sembra passare in secondo piano. In realtà, non tutto è proprio perso. Anche se con i vini venduti in bottiglie con i tappi a corona o di vetro il rituale sembra essere semplice e immediato, con i tappi a vite si può comunque adottare una cerimonia tale da attirare l'attenzione dei presenti. Esistono infatti diversi metodi rituali per l'apertura di una bottiglia con tappo a vite, ovvio, nessuno di questi prevede l'uso di cavatappi e di lunghe procedure. La più comune, quella che sembra avere guadagnato il maggiore consenso fra gli appassionati di vino, prende in “prestito” parte delle tecnica prevista per l'apertura di uno spumante.

 Si afferra la base della bottiglia con la mano destra, mentre con la mano sinistra si tiene fermo il tappo. A questo punto si ruota la bottiglia con la mano destra - esattamente come per una bottiglia di spumante - in modo da sbloccare il tappo e il suo sigillo, confermato dal tipico rumore di rottura. Mantenendo la bottiglia con la mano destra, si appoggia ora il tappo sull'avambraccio sinistro e lo si fa scorrere fino alla mano, in modo da svitare il tappo che dovrà rimanere libero esattamente nel palmo della mano sinistra lasciando quindi la bottiglia aperta. Ora si può procedere con il servizio, opzionalmente, se proprio non se ne può fare a meno, annusare il tappo e verificare che sia in buone condizioni. Certo, un rituale diverso da quello più lungo e complesso riservato al tappo di sughero, ma pur sempre formale. Riti e tradizioni evolvono, cambiano con i tempi e si adattano alle nuove mode della società, e probabilmente anche il vino dovrà adeguarsi, esattamente come tanti altri aspetti legati alla vita degli esseri umani. In fin dei conti, quante altre tradizioni legate al vino sono oramai tramontate e sostituite da altre forme, probabilmente più adatte ai nostri tempi? E infine, non è forse la qualità e il piacere del vino che si verserà nei calici l'aspetto più importante? A cosa serve un rituale suggestivo e formale senza la qualità del vino contenuto nella bottiglia? Sicuramente si può rinunciare volentieri a questi aspetti, a patto che le nuove soluzioni offerte dalla tecnologia garantiscano sempre e comunque una migliore qualità e integrità del vino. Alla salute!

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione oppure utilizzare l'apposito modulo disponibile nel nostro sito.

 

Leggo spesso che per contrastare gli effetti della fillossera, la vitis vinifera è innestata su radici di specie americane. Di quali varietà si tratta esattamente?
Andrew Lewis -- San Diego, California (USA)
A causa del ridotto spessore della corteccia delle radici della specie vitis vinifera, gli attacchi della fillossera risultano efficaci indebolendo quindi la pianta. Un apparato radicale più forte, in particolare con una corteccia più spessa, rende vani gli attacchi di questo parassita. Le specie che offrono una maggiore resistenza agli attacchi della fillossera risultano essere la vitis riparia, la vitis rupestris e la vitis berlandieri, i quali apparati radicali sono solitamente innestati su piantine di vitis vinifera. Sono inoltre diffusi alcuni ibridi di origine europea, fra questi il celebre AXR 1 - noto anche come Aramon Rupestris - un ibrido prodotto con vitis vinifera e vitis rupestris.



Qual è la differenza fra il Riesling e il Welschriesling (Riesling Italico)?
Annette Klöcker -- Colonia (Germania)
Nonostante il nome, il Riesling Italico (Welschriesling) non ha nessun legame con il Riesling Renano, cioè con l'uva spesso definita semplicemente come Riesling. Le origini del Riesling Italico non sono molto chiare, tuttavia è un'uva che ben si adatta al clima dell'Europa centrale, zona dove è principalmente coltivata. L'uva è conosciuta con i nomi Wälschriesling in Austria, Vlassky Riesling nelle Repubblica Ceca e in Slovacchia, Olaszriesling in Ungheria, Grasevina o Laskriesling nei Balcani e Riesling Italico in Italia. Quest'uva è conosciuta per le sue alte rese nei vigneti e per questo motivo - se non è opportunamente coltivata - tende a produrre vini leggeri. Coltivato e vinificato con criteri di qualità, il Riesling Italico produce vini con pronunciati aromi di fiori, pur tuttavia completamente diversi da quelli prodotti con il Riesling Renano.



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