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  Editoriale Numero 70, Gennaio 2009   
Anche per il Vino è Tempo di Crisi?Anche per il Vino è Tempo di Crisi?  Sommario 
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Anche per il Vino è Tempo di Crisi?


 Tempi duri, questi. Le economie di tutto il mondo stanno attraversando un momento di crisi - e c'è chi dice che il peggio deve ancora arrivare - con conseguenze piuttosto serie anche nella vita e nel benessere della gente. Una condizione che impone certamente delle scelte e delle priorità, pertanto la gente elimina il superfluo, destinando le proprie disponibilità economiche ai beni di prima necessità, rinunciando ai momenti di svago, ai beni elitari e voluttuari. A quanto sembra, anche la vendita di vino sta risentendo di questa crisi e di questo periodo economico non certamente brillante. Il vino, com'è noto, è parte integrante della cultura e della tradizione italiana. Con l'eccezione degli astemi, nelle tavole di tutta Italia insieme al cibo è sempre presente una bottiglia di vino. Vino possibilmente buono, sempre che uno se lo può permettere, e forse in questi tempi, questo è qualcosa che sempre meno si verifica nei consumi degli italiani.


 

 Secondo un'indagine svolta dall'ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), le vendite di vino in Italia sono in continuo calo da diversi mesi, una tendenza che si conferma per il terzo trimestre consecutivo. Le cose non vanno certamente meglio per quanto riguarda l'esportazione dei vini, che, anche in questo caso, registra da diversi mesi sostanziali diminuzioni nelle vendite. La causa della minore vendita di vini in Italia è da ricondursi alla minore disponibilità di spesa e alla perdita di potere d'acquisto da parte delle famiglie italiane che - in questi tempi - rinuncia anche a consumare pasti al ristorante. Anche i ristoratori infatti lamentano, non solo un calo di presenze nei loro locali, ma anche una minore vendita di vino, forse anche a causa delle recenti norme introdotte in Italia relativamente alla riduzione del valore massimo legale del tasso alcolemico. Uno sguardo agli scaffali dei negozi dove si vende vino, evidenzia inoltre una cospicua presenza di vino in bottiglia con un prezzo inferiore ai € 5,00. Segno dei tempi dove la gente non compera se non l'indispensabile, e se deve acquistare beni voluttuari, lo fa considerando attentamente il prezzo.

 Secondo questa statistica, nell'ultimo trimestre le vendite del comparto vino da tavola sono ulteriormente diminuite del 2%, peggio ancora le vendite degli spumanti che hanno addirittura registrato un calo del 13%. Viste le festività di questo periodo, tradizionalmente caratterizzato da un maggiore consumo di bollicine, la battuta d'arresto per gli spumanti potrebbe essere invertita, come puntualmente accade ogni anno in questo periodo. Una previsione che sembra comunque smentita secondo i dati diffusi dall'ISMEA, secondo i quali si prevede un ulteriore calo nei consumi domestici dell'1,6% per i vini da tavola e dell'9,8% per gli spumanti. La situazione non è certo delle migliori, tanto che sono in molti a ritenere che sarà necessario almeno un anno - secondo alcuni almeno due - prima di ritornare a un punto di equilibrio nelle vendite e nei consumi. Sempre secondo questi dati, gli unici vini a registrare un modesto aumento sarebbero quelli classificabili come VQPRD (Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate), vale a dire i vini DOC e DOCG, che hanno registrato un aumento del 3,2%.

 Sempre secondo l'ISMEA, questi dati sono determinati anche da altri fattori. Per quanto concerne i vini DOC (Denominazione d'Origine Controllata) e DOCG (Denominazione d'Origine Controllata e Garantita), l'aumento delle vendite è dovuto al sostanziale incremento del numero di famiglie acquirenti. Questo risultato è probabilmente determinato anche dall'innegabile aumento di cultura da parte dei consumatori verso il vino di qualità, da consumatori più attenti a quello che versano nei propri calici all'insegna del poco ma buono. Per quanto riguarda i vini da tavola e gli spumanti - sempre secondo l'ISMEA - il numero degli acquirenti è sostanzialmente invariato, tuttavia si registra una notevole riduzione, negli ultimi nove mesi, nella media degli acquisti e nella frequenza. In questo caso la riduzione è evidentemente determinata dalle minori disponibilità economiche degli acquirenti che, in questi periodi, rinunciano ai cosiddetti beni voluttuari, privilegiando - com'è comprensibile - l'acquisto dei beni di prima necessità.

 Probabilmente il consumo di vino - e delle bevande alcoliche in genere - sarà ulteriormente diminuito nei prossimi mesi, questa volta non per motivi di tipo economico, ma per provvedimenti di tipo legale. Secondo notizie recenti, in Italia sarà probabilmente introdotto un nuovo limite sul tasso alcolemico legale consentito per la guida di veicoli, abbassandolo addirittura allo 0,2%, cioè a 0,2 grammi di alcol per litro di sangue. Il provvedimento, che - a quanto pare - sarà approvato entro gennaio 2009, dovrebbe avere come scopo quello di prevenire (ma sembra più corretto dire “proibire”) l'assunzione di alcol da parte di soggetti che devono poi mettersi alla guida di un veicolo. Per l'ennesima volta - anche per non essere fraintesi su questo argomento - riteniamo utile e condivisibile attuare forme di prevenzione contro gli incidenti d'auto provocati da soggetti in stato di ebbrezza. Ma fra la prevenzione e la proibizione, ci sembra che la differenza sia notevole.

 A nostro avviso, si tratta del consueto modo di risolvere i problemi tipico delle persone incapaci di risolvere concretamente un problema. Se non si è capaci di risolvere un problema, allora il provvedimento più semplice è sempre rappresentato dalla proibizione. La storia insegna che il proibizionismo porta sempre come risultato l'effetto opposto alle intenzioni del provvedimento stesso. In Italia si è deciso di abbassare il livello legale del tasso alcolemico a 0,5%, anche per adeguarsi alle direttive stabilite dall'Unione Europea. Qual è stato il risultato? Una diminuzione degli incidenti provocati da soggetti in stato di ebbrezza? Se si guardano le cronache di questo paese, i fatti dimostrano che il problema non è stato risolto in questo modo e che le cause sono anche altrove, come nell'alta velocità e l'uso di sostanze stupefacenti, per esempio. Abbassare ulteriormente questo valore con la speranza di creare un popolo di guidatori sobri è pura illusione. sempre triste vedere che le soluzioni ai problemi proposte da chi ha il compito di governare siano da sempre “proibizione e repressione”, come se i cittadini fossero bambini stupidi e cattivi che vanno sempre puniti: così non impareranno mai nulla. Forse perché la parola cultura e la sua concreta promozione non fanno parte della “cultura” dei politici?

 




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