Cultura e Informazione Enologica - Anno XVI
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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Un Vino da Riscoprire: la Vernaccia di Oristano


 
Ha avuto luogo a Oristano la prima Tornata 2009 dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino (la più prestigiosa istituzione nazionale in campo vitivinicolo), dedicata a “La Vernaccia di Oristano”. La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con la Camera di Commercio di Oristano, il Consorzio Uno e l'Università di Sassari. Prima DOC della Sardegna (dal 1971), la Vernaccia di Oristano incontra da diversi anni a questa parte crescenti difficoltà nel farsi apprezzare come un tempo, quando era considerata - per la sua unicità - il fiore all'occhiello della vitivinicoltura sarda. La coltivazione del vitigno e la produzione del vino sono quindi drasticamente diminuiti (oltre il 75% in meno, nel giro di trent'anni) e oggi le cantine che si dedicano esclusivamente alla produzione di questo vino non superano la decina.
«I motivi di questo fenomeno, spiega il professore Antonio Farris, dell'Università di Sassari, coordinatore del Convegno, sono da ricercare in fattori di ordine sia viticolo che enologico: le tecniche di allevamento e produzione oggi più diffuse mal si addicono infatti a questo vitigno e a questo vino. Ma il principale elemento sul quale concentrare la nostra attenzione è costituito dalla disaffezione dei giovani, sia dal punto di vista professionale che come consumatori». La giornata di studio e approfondimento che l'Accademia ha dedicato alla Vernaccia di Oristano (alla quale hanno partecipato anche molti studenti) ha visto interventi molto articolati: dalla storia della Vernaccia allo scenario della vitivinicoltura oristanese, dalla coltivazione del vitigno Vernaccia nella zona di Oristano alle sue particolarità sanitarie e ai problemi entomologici relativi, dalle peculiarità dei lieviti del vino alle variazioni compositive nell'affinamento.
Successivamente, ha avuto luogo un dibattito sulla necessità di far conoscere non solo il vino Vernaccia ma anche i modi, vecchi e nuovi di consumarla: si tratta di un problema non solo di comunicazione ma soprattutto di marketing, con l'obiettivo di fare rientrare il prodotto nelle abitudini del consumatore, sia sardo che continentale. La Vernaccia di Oristano presenta realtà produttive di notevole valore, con un ottimo rapporto medio tra qualità e prezzo e alcune bottiglie di pregio assoluto. Una realtà che i partecipanti al Convegno hanno potuto verificare attraverso le visite alle cantine F.lli Serra, Josto Puddu e Còntini, oltre alla Cantina Sociale della Vernaccia.
«Con la Tornata sulla Vernaccia di Oristano, dichiara Antonio Calò, presidente dell'Accademia, l'Accademia è tornata in Sardegna per quinta volta: questa grande e importante isola è considerata dal punto di vista vitivinicolo una delle terre in cui la produzione attuale presenta enormi potenzialità di miglioramento qualitativo. Il caso della Vernaccia di Oristano è inoltre assolutamente particolare perché un vino di questo livello merita senz'altro di tornare a essere apprezzato come merita, in Italia e nel mondo».

Sebastiano Caffo Eletto Consigliere Nazionale di AssoDistil

Sebastiano Caffo, titolare insieme al padre Giuseppe dell'omonima distilleria di Limbadi (Vibo Valentia), è stato nominato consigliere nazionale di Assodistil alle elezioni per il Consiglio Direttivo 2009 - 2012. L'Assemblea annuale di Assodistil, tenutasi a Roma al Centro Convegni Horti Sallustiani, ha visto tra le personalità del mondo politico-istituzionale, anche la presenza dei vertici dell'Agenzia delle Dogane. Alla presidenza nazionale è stato confermato Antonio Emaldi, presidente uscente.
» la prima volta che un calabrese entra a far parte del direttivo nazionale Assodistil, l'associazione di categoria che rappresenta tutte le distillerie italiane. «Questo nuovo incarico - ha commentato Sebastiano Caffo - premia il lavoro fatto in tanti anni per diffondere e valorizzare i nostri distillati prodotti in Calabria. Negli ultimi anni la nostra azienda ha acquisito importanti quote di mercato posizionandosi tra i maggiori players del mercato Italiano grazie alla qualità dei prodotti oggi riconosciuta anche dai colleghi distillatori oltre che dai consumatori»
Oggi la Distilleria F.lli Caffo è fra le più importanti realtà calabresi operanti nel campo delle grappe e dei liquori e viene tutt'ora gestita dalla famiglia Caffo nel rispetto dello storico motto aziendale “Semper Ad Maiora”. I pregiati distillati e le grappe vengono ottenuti con metodo discontinuo in modo da garantirne la massima qualità. Entrando nell'antica Distilleria di Limbadi i sensi rimangono affascinati dai profumi e dalla vista degli antichi alambicchi in rame che un tempo venivano alimentati dalla caldaia “cornovaglia”, ancora presente nella sala centrale che presto sarà aperta ai visitatori dopo lunghi lavori di restauro. Oltre che sui liquori ormai famosi come il Vecchio Amaro del Capo e il Liquorice, la distilleria di Limbadi punta, in collaborazione con le principali cantine operanti sul territorio, a valorizzare le grappe ottenute distillando le vinacce dei vitigni autoctoni Calabresi, in modo da valorizzare il patrimonio enologico della nostra regione. La promozione sui mercati nazionali ed esteri delle Grappe ottenute dalle vinacce dei principali Vini DOC Calabresi, quali il Cirò, il Lamezia o il Donnici, contribuisce direttamente allo sviluppo della filiera vitivinicola Calabrese.

Il Prosecco Diventa DOCG

Ormai è ufficiale: dopo 40 anni di DOC, il Prosecco diventa DOCG e cambia nome. Dalla prossima vendemmia, infatti, la produzione spumantistica storica del Prosecco, quella di Conegliano Valdobbiadene, che rappresenta la migliore espressione qualitativa, indicherà in etichetta “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”. In primo piano, dunque, i produttori hanno voluto il territorio ma, per ora, potrà essere indicata la parola Prosecco con l'aggettivazione Superiore. «Il passaggio al solo nome di territorio, che è il nostro obiettivo finale, deve essere graduale» afferma il presidente del Consorzio di Tutela Franco Adami. «In molti paesi al mondo Prosecco è divenuto un sinonimo di vino italiano di successo e togliere del tutto questa parola sarebbe rischioso. L'aggettivazione Superiore, tuttavia, aiuta il consumatore a capire subito che si tratta del prosecco originale, quello di Conegliano Valdobbiadene».
Per comunicare queste novità, il Consorzio avvierà un importante piano di comunicazione e renderà obbligatorio l'uso del logo sulla fascetta di Stato, che contraddistingue i vini DOCG. Per il 160 spumantisti e gli oltre 3000 viticoltori dell'area, la decisione di richiedere la DOCG è stata unanime. Nell'area di Conegliano Valdobbiadene, infatti, è nato il successo del Prosecco da un connubio fra territorio, vigna e uomo. Si tratta di un'area interamente collinare, con pendenze molto elevate, dove ogni operazione viene fatta a mano e dove si coltiva esclusivamente Prosecco da più di tre secoli.
Proprio questi luoghi “difficili”, che in questi giorni sono candidati a Patrimonio Unesco per il proprio fascino, sono anche quelli che spesso danno la migliore espressione qualitativa. Conegliano Valdobbiadene è formato da 15 comuni con molte sfumature, che con il nuovo Disciplinare saranno indicate con il termine Rive, che nel gergo locale indicano i vigneti più belli e soleggiati.
Con la DOCG l'obiettivo sarà preservare il valore creato da questo territorio in tre secoli di storia. Un patrimonio che ammonta nel 2008 57.434.000 bottiglie e un giro d'affari di 370 milioni di euro. «La riserva del nome Prosecco ai soli vini DOC, e la scelta di passare a DOCG per l'area storica, rappresenta una rivoluzione necessaria» afferma il Presidente del Consorzio di Tutela Franco Adami «Se nel 1969, all'ottenimento della DOC, infatti, il vitigno si coltivava esclusivamente nei quindici comuni situati tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene, negli ultimi decenni, grazie alle caratteristiche intrinseche del prodotto e alle capacità delle aziende, è divenuto un fenomeno di successo e la sua coltivazione si è via via allargata prima alla provincia di Treviso, poi a quelle limitrofe. In questa nuova situazione, il rischio per il Prosecco era l'assenza di regole chiare, in grado di garantire un livello minimo di qualità e il moltiplicarsi dei fenomeni speculativi: bottiglie di strani colori, vini rosé e molto altro. Il caso di una lattina dorata che portava il nome prosecco svilendo il prodotto, ha dimostrato la necessità di mettere fine a questa confusione. Forse proprio quel prodotto ha contribuito a convincere i produttori che dovevano riprendere in mano il proprio destino».
Grazie alla volontà di tutti i produttori delle aree in cui già si produce il prosecco IGT, riuniti dalla Camera di Commercio di Treviso, è stato possibile dare a questo vitigno un'identità territoriale definita nella nuova DOC, che si colloca nel Nord Est d'Italia. Oggi sono 9 le province che, di diritto, faranno parte della DOC e saranno così sottoposte a regole certe per garantire il consumatore. Al di fuori di quest'area, non si potrà più produrre un vino con nome Prosecco. Il vitigno, infatti, si chiamerà Glera. Dalla prossima vendemmia, dunque, ci saranno controllo e qualità controllata per tutto il prosecco ed eccellenza e garanzia assoluta per Conegliano Valdobbiadene.

 


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