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  Editoriale Numero 80, Dicembre 2009   
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In Ricordo di Luigi Veronelli


 Il 29 novembre 2009 rappresenta una data significativa per tutti gli appassionati del mondo del vino e per chi, senza la pretesa di eguagliarne la grandezza, desidera ricordare il più importante degli esponenti del mestiere di “scrivere di vino”: Luigi Veronelli. Questa data segna infatti il quinto anniversario della scomparsa del grande Luigi “Gino” Veronelli, un maestro e un riferimento per tutti coloro i quali - oggi - raccontano il vino, cercando di diffondere la cultura del buon bere e dell'enogastronomia. Considerato come il pioniere del giornalismo enologico, Luigi Veronelli è stato - senza ombra di dubbio - l'indiscusso maestro e riferimento per la quasi totalità delle persone che oggi scrivono di vino. Maestro di tanti, certamente, e ancora oggi ineguagliato - e francamente, pare impossibile da superare - vista la qualità e lo stile della quasi totalità degli articoli, libri e commenti che si leggono sul vino.


 

 Luigi Veronelli aveva il suo stile, inconfondibile e schietto, qualcosa di assolutamente personale, qualcosa che aveva certamente contribuito a costruire la sua grandezza di giornalista e di raccontatore di vino e di gastronomia. Lo stile di Luigi Veronelli era suo e basta. Fa sorridere, per non dire peggio, chi oggi cerca di “emulare” quello stile - ma si farebbe meglio a dire, a copiare - che nella penna di altri risulta semplicemente ridicolo e fuori luogo, come un vestito grande e smisurato indossato da chi è chiaramente esile e magro, magrissimo. Perché dietro quello stile, così personale, c'era anche altro, c'era il coraggio di dire le cose per quello che erano, c'era il coraggio di dire anche quello che molti, tanti, non volevano ascoltare. E c'era, inoltre, il coraggio e la schiettezza di fare, di fare davvero, non solo con le parole, ma anche con i fatti. E guardando oggi, chi ha saputo dimostrare quel coraggio e quella schiettezza, quell'onestà di dire le cose, in assoluta libertà, anche a costo della propria libertà? Nessuno.

 Perché va ricordato che Luigi Veronelli ha avuto sempre questo coraggio, un coraggio che ha pagato anche con il carcere e con l'esclusione dalle scene della televisione italiana. Nel 1957, per avere tradotto e pubblicato “Historiettes, Contes et Fabliaux” del Marchese De Sade, sarà condannato a tre mesi di carcere per pubblicazione di materiale osceno. Tutte le copie di quel libro finiranno poi al rogo, nel cortile della questura di Varese, l'ultimo rogo eseguito dalla censura in Italia. Una decisione che oggi farebbe ridere chiunque, considerata la dubbia moralità e le oscenità che quotidianamente violentano la nostra società. E fu anche condannato a sei mesi di carcere con l'accusa di avere istigato i contadini piemontesi - che occuparono la stazione ferroviaria di Santo Stefano Belbo a Cuneo - solo per avere detto loro che i disciplinari di produzione dei vini favorivano principalmente gli interessi dei monopoli e delle industrie anziché quelli dei contadini. E Veronelli non aveva un buon rapporto con i prodotti delle industrie. Celebre la sua frase «il peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale». Una provocazione, un chiaro sostegno alla genuinità.

 Luigi Veronelli ha sempre espresso le sue idee per il sostegno - sincero e passionale - per il mondo del vino e della gastronomia. In particolare per tutti coloro i quali erano effettivamente e praticamente impegnati nella sopravvivenza della terra, del mondo contadino e del sostegno dei loro prodotti. Fra le sue ultime battaglie, il sostegno per le Denominazioni Comunali dei giacimenti gastronomici, l'autocertificazione, il prezzo sorgente e l'olio d'oliva, condotte insieme e diversi centri sociali autogestiti, oltre ad avere contribuito al progetto “Terra e Libertà/Critical Wine”. In particolare, interessante la proposta del “prezzo sorgente”, per la quale sono certamente poco favorevoli la maggioranza degli operatori commerciali che si occupano di vino. L'idea del “prezzo sorgente” invita i produttori a indicare in etichetta il prezzo al quale vendono i propri vini agli operatori della distribuzione, costringendo - di fatto - una politica di ricarichi etica e onesta, sempre riconoscendo il profitto di chi offre il servizio della distribuzione del vino, fino al ristorante o all'enoteca.

 Luigi Veronelli nasce a Milano, nel quartiere Isola, il 2 febbraio 1926. Si laurea in filosofia e diviene assistente di Emanuele Bariè e collaboratore di Lelio Basso. Si dedica anche all'attività politica, professando per tutta la vita la sua fede anarchica. Caratterizzato da uno stile giornalistico personale e innovativo, ha ideato - per il mondo del vino - neologismi oggi ampiamente usati, come “vino da meditazione”. Luigi Veronelli ha regalato all'Italia - per primo - la coscienza della grandezza dei propri prodotti della terra, fra questi, ovviamente, il vino. E per primo ha aperto la strada al “mestiere di scrivere il vino”, un contributo essenziale che ha consentito a tutti di costruire un settore oggi di moda e attuale, come quello dell'enogastronomia e del vino. Considerato “Maestro” da molti, Luigi Veronelli ha avuto diversi allievi, alcuni di loro continuano a elogiare la sua opera e i suoi “insegnamenti”, altri lo hanno completamente rinnegato, in ogni caso, nessuno è stato grande come lui.

 Primo ad avere intrapreso un cammino di informazione, facendo conoscere e scoprire agli italiani le ricchezze del nostro territorio, Luigi Veronelli è stato anche attivo nel mondo televisivo. Fra le più note trasmissioni, ricordo di coloro i quali oggi hanno un'età, per così dire, matura, “A tavola alle sette” a fianco di Ave Ninchi, la grande attrice italiana che aveva, fra l'altro, un'accesa passione per la cucina. Luigi Veronelli - “Gino”, per gli amici - era capace di accendere appassionate discussioni anche attraverso l'uso di un'intelligente polemica e provocazione, qualità che gli sono valse diverse “opposizioni” e “inimicizie”. Sono passati cinque anni da quando Luigi Veronelli ci ha lasciato, ma grande è la sua eredità, il suo insegnamento e la sua onesta schiettezza nel dire sempre quello che pensava. Da uomo libero, perché libero si professava. E oggi, di uomini come questi, se ne sente davvero la mancanza, e non solo nel mondo del vino e della gastronomia. Sono passati cinque anni da quando Luigi Veronelli ci ha lasciato, e noi - con questo modesto e piccolo contributo - desideriamo ricordarlo e ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per il giornalismo enogastronomico e per il vino italiano. Grazie ancora, Gino.

 




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