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  Editoriale Numero 161, Aprile 2017   
San Leonardo: l'Eleganza di un Grande Mito ItalianoSan Leonardo: l'Eleganza di un Grande Mito Italiano  Sommario 
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San Leonardo: l'Eleganza di un Grande Mito Italiano


 Da quando ho iniziato a occuparmi di vino - poco più di venticinque anni fa - ce n'è sempre stato uno che ha avuto, e continua ad avere, un posto speciale e d'onore nelle mie preferenze. Si tratta di un grande vino che nel corso della sua storia, puntualmente, stupisce sempre per la sua classe ed eleganza, una meraviglia assoluta, uno dei grandi orgogli dell'enologia italiana: il San Leonardo. Un capolavoro che nasce dall'omonima Tenuta in Trentino - per l'esattezza, a Borghetto all'Adige di Avio - un vino di enorme prestigio, riconosciuto non solo in Italia ma anche all'estero. Uno dei pochi capace di competere - e vincere - il confronto con i più grandi vini del mondo. Il San Leonardo è indubbiamente uno straordinario successo enologico che porta la firma del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, della sua lungimiranza e della volontà di creare un capolavoro di ineccepibile qualità. Un grandissimo vino di comprovata costanza all'insegna dell'eccellenza senza compromessi.


 

 La prima volta che ho sentito parlare della Tenuta San Leonardo è stato attraverso una lettura a me cara - Vino al Vino - nel quale l'autore, il poliedrico Mario Soldati, racconta la sua sosta alla cantina di Borghetto all'Adige. Il racconto della conversazione con il Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga - padre del Marchese Carlo - è così evocativo che è impossibile non restarne affascinati. In quelle righe si coglie pienamente la nobiltà di quei luoghi e delle persone che ne perpetuano la storia: dal 1724 i Guerrieri Gonzaga producono qui i loro vini e sin da allora si riconosceva loro eccellenza. A questo si aggiungono le varie testimonianze che Luigi Veronelli ha scritto sia del vino San Leonardo - compreso quello che, ai quei tempi, si chiamava Cabernet Trentino San Leonardo - sia della tenuta dei Marchesi Guerrieri Gonzaga. Dei vini della Tenuta di Avio, insomma, avevo sentito parlare sempre in modo lodevole, raccontati come esempi di vini di prestigio, classe ed eleganza.



 Passeranno comunque molti anni prima di riuscire, finalmente, a mettere nel mio calice l'elegantissima classe del San Leonardo, annata 1996, creato dal grande Giacomo Tachis. Quel momento - avvenuto in un ristorante verso la fine degli anni 1990 - è chiaramente indelebile nella mia mente. Un'eleganza e raffinatezza che sembrava magia, una pulizia perfetta nei profumi e con un equilibrio impeccabile, una persistenza infinita capace di lasciare in bocca - viva e indelebile - l'eccellenza di un nettare divino. Quel San Leonardo, quell'annata 1996, confermava completamente le meraviglie delle quali avevo letto o sentito raccontare dai privilegiati che avevano avuto occasione di assaggiarlo. A quei tempi, in termini di degustazione sensoriale, avevo un'esperienza decisamente modesta e limitata - in verità, penso la stessa cosa anche dell'esperienza che ho oggi - e quel San Leonardo segnò chiaramente il mio futuro di degustatore di vini, diventando un solidissimo riferimento. In tutti questi anni, il San Leonardo è sempre stato all'altezza della sua indiscutibile fama: annata dopo annata, il suo fascino e la sua classe sono una garanzia di costante eccellenza.

 La storia del San Leonardo è affascinante quanto la sua nobile ricchezza sensoriale. Questo grandissimo vino nasce dal talento, intuito e passione del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, convinto che la sua terra fosse capace di dare vita a vini di alta qualità. Il San Leonardo è inoltre il risultato delle sinergie di più persone, delle loro visioni e capacità, oltre a un grande territorio, ovviamente. A partire dal grande enologo Giacomo Tachis e, non meno importanti, l'enologo Carlo Ferrini - ancora al timone della produzione della Tenuta San Leonardo - e il direttore della cantina Luigino Tinelli. Il giovane Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, dopo avere concluso gli studi in enologia a Losanna, viaggia e arriva alla Tenuta San Guido dove, insieme al Marchese Mario Incisa della Rocchetta, si appassiona ai vini bordolesi. Si convince che la Tenuta di famiglia - San Leonardo - fosse terra capace di esprimere la più alta eccellenza, proprio come a Bordeaux, a quei tempi il principale riferimento della qualità enologica mondiale.

 Il 1982 è l'anno ufficiale della nascita del San Leonardo così come lo conosciamo oggi: una raffinata interpretazione di taglio bordolese frutto del magico connubio di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc - che più tardi si scoprirà essere Carménère - e Merlot. La magia di questo vino si avvale inoltre del talento e sapere di Giacomo Tachis - il più grande degli enologi italiani - che ne segue la creazione fino al 1999. L'anno seguente passa il testimone a un altro bravissimo enologo - Carlo Ferrini - che ancora oggi è l'artefice di questa eccellenza italiana. Il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga - vero gentiluomo dai modi autenticamente signorili e nobili che ho l'onore e privilegio di conoscere - ha sempre seguito le vicende agronomiche ed enologiche della tenuta, coadiuvato da Luigino Tinelli, anima insostituibile della Tenuta San Leonardo. Oggi la tradizione dell'azienda di famiglia è passata al figlio Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga che dal padre - oltre alla passione per il vino e alla tenuta di famiglia - ha ereditato i medesimi e autentici modi signorili e garbati. Non da meno, il destino di perpetuare la grandezza di un vino di assoluta eccellenza come il San Leonardo.

 L'occasione mi è cara per parlare del San Leonardo - l'avrete capito, vino per il quale nutro ammirazione e dedizione - grazie al Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga. Tempo fa ho infatti ricevuto un suo gradito messaggio di posta elettronica nel quale mi proponeva di sottoporre al nostro comitato di degustazione il San Leonardo 2000, mancante nella nostra Guida. A un invito di questo tipo, evidentemente, segue il mio assoluto interesse e poco dopo in redazione arriva il San Leonardo 2000, il primo prodotto dalla conduzione enologica di Carlo Ferrini. Per quanto riguarda il risultato della degustazione, rimando i lettori alla consultazione della nostra Guida: il San Leonardo 2000 ha conquistato senza alcuna esitazione i nostri cinque diamanti e il titolo di migliore vino di marzo 2017. Un vino che stupisce per la sua consueta eleganza e raffinatezza, impeccabilmente sontuoso, in un equilibrio perfetto fra il carattere dei tannini e la garbata morbidezza, ben sostenuto da una piacevole e sferzante freschezza. Non possiede la potenza di annate più robuste - come la 2001 - ma è vino che sorprende per la sua veste di complessa ricchezza olfattiva e di eleganza sensoriale. Un grande vino che non pare nemmeno avere diciassette anni. In fin dei conti - signore e signori - è semplicemente il San Leonardo, un vino del cuore che emoziona e stupisce sempre per l'eleganza e la perfezione della sua impeccabile classe fatta di raffinato e inimitabile equilibrio.

Antonello Biancalana






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