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  Editoriale Numero 187, Settembre 2019   
2019: Vendemmia in Calo ma di Qualità2019: Vendemmia in Calo ma di Qualità  Sommario 
Numero 186, Estate 2019 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

2019: Vendemmia in Calo ma di Qualità


 In questo periodo dell'anno le cantine si preparano scrupolosamente a uno degli eventi fondamentali dell'intera stagione: la vendemmia. A dire il vero, sono già molte le cantine che hanno iniziato l'importante lavoro della raccolta delle uve, non solo quelle che si occupano prevalentemente della produzione di spumanti ma anche, e soprattutto, quelle del meridione d'Italia. L'estate, che sta oramai volgendo alla conclusione, è stato decisamente il fattore che più di ogni altro ha determinato le sorti delle vigne, una stagione fra le più calde degli ultimi decenni. L'andamento di questa estate 2019, in effetti, è stato piuttosto bizzarro poiché, oltre al caldo afoso e torrido, si sono registrate anche copiose piogge torrenziali e grandine, con preoccupanti danni alle colture nelle zone colpite. Il bollettino meteorologico di settembre, inoltre, prevede nuovamente rovesci e piogge copiose: non è esattamente una buona notizia per chi è impegnato con la vendemmia in questo mese.


 

 Uno scenario meteorologico che ricorda più le aree tropicali del mondo anziché quelle del bacino Mediterraneo. La severità del caldo estivo ha comunque provocato non poche difficoltà per i produttori, in particolare per le vigne che, dovendo affrontare lunghi periodi di siccità, le povere viti hanno dovuto sostenere importanti condizioni di sofferenza idrica. Tutto questo, inevitabilmente, ha determinato una minore produzione di uva a causa delle difficoltà sostenute dalle viti nel loro ciclo biologico. Le prime stime, infatti, segnalano una produzione di minore quantità rispetto al 2018, tuttavia sono stati in molti a sottolineare che, in termini qualitativi, le uve risultano sane e fanno ben sperare per il vino dell'annata 2019. Si tratta, evidentemente, di stime e previsioni – come puntualmente accade ogni anno – le quali tendono a fare sensazione sulla qualità di un prodotto che non è ancora esistente. La conferma o la smentita, inevitabilmente e come sempre, sarà inequivocabilmente decretata dai calici quando si apriranno, nel 2020, le bottiglie di quest'annata.

 Anche quest'anno, puntuale come sempre, non poteva mancare l'eterna sfida “Italia contro tutti” – e, in particolare, la Francia – per l'ambito trofeo messo in palio per il paese capace di produrre più vino di chiunque altro. Buone notizie, per quelli che hanno a cuore le sorti di questa competizione: l'Italia sarà nuovamente nel gradino più alto del podio con una produzione stimata fra i 47 e i 49 milioni di ettolitri di vino. I nostri cugini francesi, sempre secondo le stime, produrranno solamente una quantità di vino compresa fra i 43 e 46 milioni di ettolitri, mentre per gli altri cugini di Spagna la stima si attesta fra i 40 e 44 milioni di ettolitri. In tutti i casi – va detto – le stime sono in ribasso rispetto all'annata 2018, ma si deve notare, a tale proposito, che lo scorso anno è risultato essere particolarmente abbondante. Quindi, anche per il 2019, l'Italia conserva il primato sulla quantità di vino prodotta o presunta tale.

 Le previsioni per la vendemmia 2019, secondo Coldiretti e Confagricoltura, confermano il Veneto come il principale produttore d'Italia – con il 25% del totale nazionale – seguito dalla Puglia con il 18%, l'Emilia Romagna con il 17% e la Sicilia con l'8%. Per quanto concerne la destinazione delle uve che si stanno raccogliendo in questi giorni nel nostro Paese, circa il 70% è destinata alla produzione di vini DOCG, DOC e IGT. La restante quota del 30% è invece destinata alla produzione di Vini da Tavola, cioè quelli appartenenti al livello più basso previsto dal sistema di qualità italiano. Sempre in tema di statistiche, nel 2019 risultano iscritte 567 varietà di uve al “Registro Nazionale della Varietà di Vite” presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, numero che non include, ovviamente, i cloni delle singole varietà. Un numero decisamente considerevole – che non ha eguali in tutto il mondo – e che sottolinea l'enorme patrimonio e la biodiversità vitivinicola d'Italia. A titolo di confronto, la Francia conta nel suo territorio solamente 278 varietà distinte.

 Sempre restando nel contesto dei numeri che descrivono la realtà vitivinicola ed enologica italiana, in accordo ai dati divulgati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, in Italia sono attualmente riconosciute 74 DOCG, 334 DOC e 118 IGT. Per quanto riguarda la produzione del vigneto Italia, si stima una diminuzione media del 6% rispetto al 2018. I cali di produzione, dovute all'andamento meteorologico e climatico del 2019, si sono registrati in quasi tutte le regioni d'Italia. In particolare, il Friuli Venezia Giulia registra un calo del 20%, Umbria -13%, Veneto e Campania -12%, Trentino Alto Adige -11%, Marche -10%, Abruzzo, Liguria e Valle d'Aosta -8%, Piemonte -7,7%, Emilia Romagna e Sardegna -5,5%, Sicilia -5%, Lombardia -3,5%. Va detto che alcune regioni fanno invece registrare un aumento della produzione, in particolare il Lazio con +16%, Molise +10%, Calabria +9%, Puglia +2,9%. La viticoltura e l'enologia restano, in ogni caso, un capitolo estremamente importante per il comparto alimentare in Italia. Nel 2019, infatti, si registrano 300.000 aziende con vigneti pari a una superficie vitata di 652.000 ettari, delle quali 50.000 possiedono cantine di vinificazione, producendo un fatturato di circa 10 miliardi di euro e un valore dell'export pari a 6,2 miliardi.

 Questi dati, in ogni caso, potrebbero cambiare a causa dell'andamento meteorologico e climatico che caratterizzerà il periodo della vendemmia – attualmente in corso in diverse regioni e per diversi stili di vini – e che si protrarrà certamente fino a ottobre per le varietà più tardive. Le previsioni meteorologiche prevedono, infatti, cambiamenti di tempo con piogge importanti nel corso del mese di settembre, auspicando non si tratti di eventi dannosi come la grandine. Salvo infausti episodi, la qualità delle uve che si porteranno in cantina pare essere molto buona, condizione che lascia immaginare la produzione di vini di ottima qualità, una notizia che – evidentemente – rende tutti felici e contenti. Il risultato del lavoro dei vignaioli e degli enologi sarà effettivamente tangibile verso la primavera 2020, quando si stapperanno le prime bottiglie dell'annata 2019. Ci saranno delle eccezioni, come ogni anno, per quanto riguarda certi vini che, in verità, sono pronti prima della fine dell'anno e che comunque offriranno indicazioni sulla qualità. Da parte nostra, per quel possiamo, auguriamo buon lavoro a tutti i vignaioli e a tutti quelli che sono impegnati nella raccolta delle uve e nella produzione di vino. Di certo, non vediamo l'ora di brindare con i vostri vini 2019 al vostro lavoro che è nobile e prezioso. Comunque vada, comunque sia, sarà certamente un successo.

Antonello Biancalana



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